L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























sabato 30 marzo 2013

Nominati i dieci saggi, martedì prima riunione di lavoro con i presidenti dei gruppi parlamentari


Presidente, adesso nomini un Consiglio di dieci sagge

di  |  
Al Presidente 
apprendiamo con sconcerto e sdegno della nomina di un consiglio di dieci saggi, che dovrebbero supportare il Paese in questo gravissimo momento, e che non prevede alcuna donna.
Riteniamo che il 54% della popolazione debba essere rappresentato tanto più oggi quando le donne stanno svolgendo un ruolo decisivo e irrinunciabile in sostituzione di un welfare spesso inesistente.
Gli ultimi 4 anni ci hanno viste protagoniste di lotte degnissime con l’obbiettivo di chiedere il rispetto del terzo articolo della Costituzione: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica sociale del Paese”.
Le bambine e le ragazze ci osservano e chiedono di crescere potendo esprimere appieno il loro potenziale. Vorremmo Presidente che le Istituzioni tornassero a essere esempio e ispirazione delle loro e delle nostre vite.
Le chiediamo che venga al più presto nominato un Consiglio di 10 sagge che operi insieme al Consiglio già nominato, e con eguali poteri e dignità.
Distinti saluti
Chi lo ritiene opportuno può scrivere qui: 

Autoscacco a 5 Stelle


Fino a ieri mattina, checché se ne dicesse, il movimento 5 Stelle non aveva sbagliato una mossa. A parte le trascurabili defezioni sulla presidenza del Senato, aveva mantenuto compatti i suoi variopinti ed eterogenei gruppi parlamentari, sfuggendo a tutte le trappole che i partiti e i giornalisti al seguito avevano seminato sul suo cammino. Aveva messo all’angolo il Pdl con l’annuncio del sì all’ineleggibilità e a un’eventuale richiesta d’arresto di B. (spingendo il Pd ad allinearsi). Aveva costretto il Pd a rottamare i candidati di partito per le due Camere e a inventarsi in fretta e furia i nuovi arrivati Boldrini e Grasso, a loro volta obbligati a esordire col taglio degli emolumenti che, per quanto modesto, avrebbe innescato l’effetto valanga. Infine aveva cucinato a fuoco lento Bersani, fino alla figuraccia in diretta streaming e alla resa sul Colle camuffata da congelamento.
Intanto i dogmi pidini dei rimborsi elettorali e del Tav Torino-Lione venivano rimessi in discussione. Insomma, pur avendo vinto solo moralmente le elezioni, 5Stelle era diventato in pochi giorni il dominus della politica italiana. Se Grillo avesse chiesto a Bersani le chiavi di casa e della macchina, quello gliele avrebbe consegnate senza fiatare e con tante scuse per il ritardo. Insomma, da oggi un movimento nato appena tre anni fa avrebbe avuto l’ultima parola sul nuovo governo e sul nuovo presidente della Repubblica. Con notevoli benefici per gli italiani, visto che alcuni punti del programma pentastelluto, al netto delle follie e delle utopie, sono buoni e giusti e realizzabili in poco tempo. E visto che B. sarebbe rimasto irrimediabilmente all’angolo.
Sarebbe bastato che ieri i capigruppo fossero saliti al Quirinale con una proposta chiara e netta: un paio di nomi autorevoli per un governo politico guidato e composto da personalità estranee ai partiti (parrà strano, ma ne esistono parecchie, anche fuori dalla Bocconi, dalle gran logge, dai caveau delle banche e dalle sagrestie vaticane). Siccome Bersani, anche in versione findus, era rimasto fermo all’asse con M5S, secondo la volontà dei due terzi degli elettori, i grilli avrebbero dovuto sfidarlo ad appoggiare quel tipo governo. Che naturalmente non può essere né a guida Bersani, né tantomeno a guida M5S. Di qui la necessità di una rosa di personalità che potessero incarnare, per la loro storia e le loro idee, alcuni dei punti chiave del movimento. Sarebbe stato lo scacco matto al re. Invece lo scacco i grilli se lo son dato da soli. Col rischio di perdere un treno che potrebbe non ripassare più; di accreditare le peggiori leggende nere sul loro conto; e di gettare le basi per drammatiche spaccature.
Ieri infatti al Colle non hanno fatto nomi, ma solo allusioni, anche perché Napolitano non vuole sentir parlare di nomi extra-partiti. Poi hanno chiesto ciò che non potevano avere: l’incarico. Ha prevalso l’inesperienza, o la supponenza, o la paura di essere incastrati in giochi più grandi e inafferrabili. Paura infondata, visto che i partiti sono alla canna del gas e non sono più in grado di incastrare nessuno, se non se stessi. E in ogni caso la mossa era a rischio zero e a vantaggio mille (per loro e per il Paese). É vero, come sospettavano i complottisti (che spesso ci azzeccano) che Napolitano e parte del Pd sono già d’accordo col Pdl per l’inciucio: ma, a maggior ragione, la proposta di un governo Settis Zagrebelsky li avrebbe messi tutti con le spalle al muro. E li avrebbe costretti alla ritirata, non foss’altro che per non assumersi la responsabilità di aver bocciato il miglior governo degli ultimi 15 anni (almeno sulla carta). Ora invece l’unica alternativa alle urne, che tutti invocano ma tutti temono, sarà un inciucissimo con B., più o meno mascherato. Che magari era nella testa di Napolitano e dei partiti fin dal primo giorno. Ma che ora ricadrà sulla testa dei 5 Stelle. E naturalmente degli italiani. Bel risultato, complimenti a tutti.
il Fatto Quotidiano, 30 Marzo 2013

Nominati i dieci saggi, martedì prima riunione di lavoro con i presidenti dei gruppi parlamentari



I dieci saggi







ROMA - Sono stati definiti i due gruppi di lavoro che, su invito del Presidente della Repubblica, si riuniranno nel corso della prossima settimana - stabilendo contatti con i presidenti di tutti i gruppi parlamentari - su proposte programmatiche in materia istituzionale e in materia economico-sociale ed europea. 


Hanno accettato di farne parte: per il primo, il prof. Valerio Onida, il sen. Mario Mauro, il sen. Gaetano Quagliariello e il prof. Luciano Violante; per il secondo, il prof. Enrico Giovannini, presidente dell'Istat, il prof. Giovanni Pitruzzella, presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato; il dottor Salvatore Rossi, membro del Direttorio della Banca d'Italia, l'on. Giancarlo Giorgietti e il sen. Filippo Bubbico, presidenti delle Commissioni speciali operanti alla Camera e al Senato, e il ministro Enzo Moavero Milanesi.



Mario Mauro. «I "saggì di Napolitano". Capisco la semplificazione giornalistica ma, da qui a definirmi saggio, sarei prudente». Queste le parole di Mario Mauro (Scelta Civica) ospite della rubrica di Tgcom24 "Il Sabato di Checkpoint". «Siamo stati contatti dall'Ufficio di Presidenza del Presidente della Repubblica e lo scopo è aiutare le forze politiche a superare steccati e barriere ideologiche, individuando elementi su cui si può convergere. Sono grato a Napolitano per la scelta in sè - continua - non solo per la scelta dei nomi, che se non è una vera e propria innovazione istituzionale, ci va molto vicino. Ora servono comprensione, buona volontà e pragmatismo, che non vuol dire mancanza di ideali. Martedì dovremmo iniziare i nostri lavori, poi il senso di questa iniziativa sarà lavorare a oltranza per proporre elementi utili a chi deve valutare di far nascere un governo».



Enrico Giovannini. «È una nomina di cui mi sento molto onorato. È anche la testimonianza del ruolo che ha assunto l'istituto che ho l'onore di presiedere e del valore delle molte analisi che in questi anni abbiamo messo a disposizione del Paese». Sono le parole, all'Adnkronos, con cui il presidente dell'Istat, Enrico Giovannini, accoglie la sua nomina tra i saggi. «Martedì avremo la prima riunione di insediamento e capiremo i tempi e le modalità del lavoro che ci proporrà il Capo dello Stato», aggiunge. 



Valerio Onida. «Sentiremo dal Presidente della Repubbica cosa esattamente ci chiede di fare. Se questo strumento del gruppo di lavoro potrà avere una utilità per lo scioglimento dei nodi politici che ci sono, e che tutti conoscono, questo lavoro dovrà svolgersi con riservatezza. Non sono ottimista, ma faremo il nostro dovere». Lo dice all'Adnkronos il presidente emerito della Corte Costituzionale, Valerio Onida.



Giancarlo Giorgetti. «Certo è una grossa responsabilità quella che ci ha affidato il presidente Napolitano, io mi metto a disposizione, con il mio stile sotto le righe, nella mia veste di presidente di commissione, per vedere come essere utile»: lo ha detto all'Ansa il leghista Giancarlo Giorgetti. La sua nomina ha un significato politico? «Vediamo - è la risposta - martedì quale sarà il mandato che ci darà il presidente».


La polemica. «Ho molto apprezzato l'impegno del Presidente Napolitano per salvare la legislatura e ricondurre le principali forze politiche alle loro responsabilità verso il Paese, per il ruolo istituzionale che svolgo non posso non far notare come benevole suggerimento che nella compagine dei saggi manca clamorosamente la presenza femminile benchè tante donne abbiano merito e capacità di farne parte. Lo sottolinea in una nota la consigliera nazionale di pari opportunità Alessandra Servidori.

«Sarà... Ho pensato viva le donne!!». È il commento caustico, invece, che il leader della Cgil Susassa Camusso affida a Twitter per descrivere la scelta dei dieci saggi operata dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano.

«Quindi, in Italia non esistono donne sagge». Così, in una nota,Alessandra Mussolini del Pdl, commenta, sinteticamente, la formazione tutta al maschile dei gruppi di saggi.

«Ho accolto con la solita profonda fiducia e grande stima le decisioni del Presidente della Repubblica in un momento tanto difficile per il nostro Paese che continua a trovare in lui una guida sicura. Ma mi sono fortemente stupito di non aver riscontrato, tra i nomi dei dieci saggi, nemmeno il nome di una donna. L'equilibrio politico e tecnico avrebbe dovuto tenere conto anche di un equilibrio di genere che sicuramente avrebbe dato un contributo importante per raggiungere l'obiettivo perseguito e auspicato dal Capo dello Stato». Lo ha detto il sindaco di Milano Giuliano Pisapia a margine di un incontro al quale ha partecipato nel pomeriggio.



Nuovo governo, ecco le schede dei dieci saggi nominati da Napolitano

Il presidente della Repubblica sceglie dieci personalità per mettere a punto le riforme istituzionali. Tutti uomini nessuna donna. E tutti legati alla vecchia nomenkaltura del potere che ha portato il nostro Paese sull'orlo del baratro

Nessuna donna e alcuni over 70 tra i saggi scelti da Giorgio Napolitano. Nominando le dieci personalità anche da BankitaliaIstat e Antitrust, il presidente della Repubblica mostra di affidarsi alle istituzioni. Ma la mancanza di una figura femminile ha suscitato molte polemiche
LE SCHEDE DEI DIECI SAGGI
Luciano Violante

Nato a Dire Daua (Etiopia), 71 anni; nell’ambito della trattativa Stato-mafia è stato interrogato dalla Procura di Palermo riguardo a quando nel 1993, in veste di presidente della commissione antimafia aveva richiesto all’allora ministro dell’Interno Nicola Mancino (oggi indagato per falsa testimonianza nell’ambito dell’indagine sulla trattativa) la trasmissione della relazione elaborata dagli analisti della Dia il 10 agosto del 1993 sulle stragi di via Palestro a Milano e di San Giovanni a Velabro a Roma. Relazione che Mancino gli trasmise prontamente il 14 settembre, accompagnandola con una nota in cui specificava come si trattasse di materiale “riservato” su cui vigeva il regime della “vietata divulgazione”. Nel 2003, da capogruppo Ds alla Camera, parlando di Salvatore Cuffaro, allora presidente della Regione Sicilia, ha detto: “Noi lo contestiamo perché governa male, il problema delle incriminazioni riguarda lui, i suoi avvocati e i giudici”. Diventato celebre il suo discorso alla Camera nel 2003 in cui ricordò che la sinistra non fece la legge sui conflitti d’interesse e non dichiarò ineleggibile Berlusconi. 

Valerio Onida

Nato a Milano, 77 anni; giudice costituzionale dal 1996 al 2005, attualmente è professore di Diritto Costituzionale presso l’Università degli Studi di Milano. Dal 22 settembre 2004 al 30 gennaio 2005 è stato presidente della Corte Costituzionale. Nel 2010 si è candidato alle primarie del centrosinistra per le elezioni a sindaco di Milano, arrivando terzo con il 13,41% dei voti, dietro a Giuliano Pisapia e Stefano Boeri. È stato presidente dell’Associazione Italiana dei Costituzionalisti ed è presidente del comitato direttivo della Scuola Superiore della Magistratura.

Mario Mauro
Nato a San Giovanni Rotondo (Foggia), 51 anni; prima Forza Italia, poi Pdl e attualmente capogruppo al Senato di Scelta Civica, è uno dei nomi di punta di Comunione e liberazione, vicinissimo a Roberto Formigoni. Laureato in filosofia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, è stato vicepresidente del Parlamento europeo e presidente dei deputati del Pdl a Bruxelles.
Gaetano Quagliariello

Nato a Napoli, 52 anni; senatore Pdl, è stato il secondo firmatario del disegno di legge sul processo breve. Nel gennaio 2011 ha firmato, insieme a Roberto Formigoni, una lettera aperta per chiedere ai cattolici italiani di astenersi da qualsiasi giudizio morale nei confronti di Silvio Berlusconi, imputato (all’epoca indagato) per concussione e prostituzione minorile nel processo Ruby. Ha recentemente accusato i magistrati del processo contro Nicola Cosentino: “Nei confronti di Nicola Cosentino la magistratura ha dato prova di una notevole capacità di contorsionismo: prima Cosentino doveva andare in carcere in quanto parlamentare e/o candidato, ora pur non essendo parlamentare deve andare in carcere lo stesso”.

Enrico Giovannini

Nato a Roma, 55 anni; dal 2009 è presidente dell’Istat, dal gennaio 1997 al dicembre 2000 ha assunto la direzione del Dipartimento delle Statistiche economiche. Nel 2001 aè stato nominato Chief Statistician e Direttore della Direzione statistica dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE).

Giovanni Pitruzzella

Nato a Palermo, 53 anni; dal 29 novembre 2011 è presidente dell’Antitrust, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato. La sua nomina ha suscitato le polemiche visto che colui che dovrebbe, tra le altre cose, vigilare sul conflitto d’interessi di Silvio Berlusconi, è un amico di Schifani: consigliere, avvocato, socio di famiglia. Dal 1998 è professore ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Palermo dove è anche docente nella Scuola di specializzazione in Diritto europeo. Esperto nel diritto dei pubblici appalti, in giustizia costituzionale, nel diritto pubblico regionale e nel diritto pubblico dell’economia, ha ricoperto numerosi incarichi fra cui quello di consulente giuridico presso la presidenza del Consiglio dei ministri durante i governi Ciampi e Dini e presso la presidenza della Regione siciliana per le giunte Capodicasa, Cuffaro e Lombardo.

Salvatore Rossi

Nato a Bari, 64 anni; è vice direttore generale del direttorio della Banca d’Italia e membro del direttorio integrato dell’Ivass, l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni. Dal 2011 fa parte del Consiglio di presidenza della Società italiana degli economisti. Dal maggio 2012 è membro del Consiglio di amministrazione della fondazione del Centro internazionale di studi monetari e bancari (ICMB) di Ginevra. Dal gennaio 2013 è membro del Comitato strategico del Fondo strategico italiano.

Giancarlo Giorgetti

Nato a Cazzago Brabbia (Varese), 46 anni; parlamentare alla Camera dei deputati dal 1996 con la Lega. Sino al 2004 ha ricoperto la carica di sindaco di Cazzago Brabbia. Nel 2001 è il principale promotore della Legge 40 sulla procreazione assisistita. Capogruppo per la Lega Nord alla Camera dei Deputati per la XVII legislatura e segretario nazionale della Lega Lombarda dal 2002 al 2012. Dal 2001 al 2006 ha ricoperto il ruolo di presidente della Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione. Durante il secondo governo Berlusconi è stato, dal 12 giugno al 21 giugno 2001, Sottosegretario alle infrastrutture e ai trasporti. Il suo nome era comparso nelle carte dell’indagine Antonveneta, dove, però, non risultò tra gli indagati. Mette a verbale Gianpiero Fiorani: sulla scrivania di Giorgetti alla Camera, erano arrivate alcune mazzette da parte dell’ex patron della Banca Popolare di Lodi che, però, sarebbero state restituite al mittente. Giorgetti, secondo la versione di Fiorani, ci aveva quindi ripensato, ma aveva invitato il banchiere a finanziare il Varese calcio.

Filippo Bubbico

Nato a Montescaglioso (Matera), 59 anni; senatore Pd ed ex sottosegretario del governo Prodi, indagato per abuso d’ufficio perché nel 2005, quando faceva parte dell’ufficio di presidenza del Consiglio regionale della Basilicata, ha affidato all’’esterno, per 23.869 euro, una consulenza sulla riorganizzazione del Consiglio che, secondo la procura, le risorse interne avrebbero potuto portare a termine senza alcun problema «in considerazione –del titolo di studio posseduto e della figura professionale rivestita». Ora dovrà risponderne davanti ai giudici della Corte dei Conti della Basilicata e anche davanti al Tribunale ordinario dove rispondono di abuso d’ufficio.

Enzo Moavero Milanesi

Nato a Roma, 58 anni; è il ministro per gli Affari Europei del governo Monti. E’ stato giudice di primo grado presso la Corte di giustizia dell’Unione europea in Lussemburgo e ha collaborato con la Commissione europea in qualità di direttore generale del Bureau of european policy advisors. Durante il primo governo Amato si è occupato di risanamento degli enti pubblici. Nel 1994 Ciampi lo ha nominato sottosegretario agli Affari europei. Dal 1995 al 2000 è stato scelto da Mario Monti, al tempo commissario europeo, come capo gabinetto, prima alla concorrenza e poi al mercato interno. Dal 2002 al 2005 è stato vice segretario generale della Commissione europea.





Colui che è senza peccato  scagli la prima Pitruzzella...


Chi si rivede. Nominato al vertice dell'antitrust l'amico di Cuffaro

Grillo: "Saggi, badanti della democrazia" Freddezza anche da Pd e Pdl: "Non risolutivi" 


Grillo: "Saggi, badanti della democrazia"
Freddezza anche da Pd e Pdl: "Non risolutivi"

Il leader del M5S sul suo sito: "Napolitano ha confermato le nostre posizioni. Ma per ridare centralità a un Parlamento funzionante è urgente istituire le commissioni". Franceschini: "Soluzione che non può essere sostitutiva del Parlamento". Dal Pdl, la bocciatura da parte di Brunetta e Cicchitto: "Non cambierà il problema". Matteo Renzi: "L'Italia recuperi fiducia, ognuno faccia il suo dovere"


ROMA - "Il presidente Napolitano ha confermato ieri le nostre posizioni su Parlamento e Governo. In sostanza ha affermato che un governo (mai sfiduciato...) è in carica, sebbene limitato agli affari correnti, e sta operando in collaborazione con il Parlamento, anzi solo previo consenso del Parlamento (...). Al momento è la miglior soluzione possibile in un Paese che ha visto Parlamenti svuotati di ogni autorità e significato". Così, sul suo sito, Beppe Grillo commenta la soluzione individuata ieri da Napolitano. Il leader del M5S accoglie positivamente la permanenza del governo Monti ma boccia i due gruppi di "saggi" chiamati da Napolitano a formulare proposte programmatiche in materia istituzionale e in materia economico-sociale ed europea. Scelta che, per Grillo, può in qualche modo rispondere alla necessità di "ridare al Parlamento la sua centralità". Per farlo, incalza, "è urgente istituire le Commissioni" perché "il Paese ha bisogno di un parlamento funzionante" e non di "fantomatici negoziatori" o di "badanti della democrazia". 


Toni evidentemente diversi, ma perplessità sulla soluzione impostata da Napolitano anche dal Pd. Il partito "non era stato informato", premette Dario Franceschini a In mezz'ora su Raitre, "la decisione e la scelta dei saggi è stata del presidente della Repubblica". I due gruppi ristretti indicati ieri da Napolitano,  "sono una soluzione utile, che può aiutare, ma che non può essere sostitutiva del luogo in cui certe decisioni si devono prendere, ovvero il Parlamento, nè mi pare una soluzione risolutiva - spiega quindi l'esponente del Pd -. Napolitano è stato un punto fermo in questi anni di bufera ora siamo in un momento che non ha precedenti nella storia del Paese e la scelta di Napolitano è stata fatta per tranquillizzare il Paese. Il lavoro dei saggi servirà per vedere se ci sono dei punti su cui le forze politiche si possono avvicinare, ma non è che da questa formula nasca un governo".
Per Matteo Renzi, "la cosa importante è che l'Italia recuperi fiducia, entusiasmo e orgoglio di essere quello che l'Italia è, cioè una grande nazione. Sono momenti difficili, talmente delicati; credo che se ciascuno di noi farà il proprio mestiere per bene con grande impegno e grinta, allora anche questa fase difficile si chiuderà". "E' questo l'augurio che faccio da Firenze agli italiani, ma soprattutto ai fiorentini. Noi abbiamo bisogno di fare bene il nostro dovere".

Dal Pdl, sonora bocciatura alla permanenza dell'esecutivo Monti e dei "saggi" da parte di Renato Brunetta e Fabrizio Cicchitto. "Il presidente della Repubblica - afferma il presidente dei deputati Pdl - prova a prendere altro tempo, chiedendo a dieci soggetti di indicare un programma e un percorso. Tale iniziativa, credo non cambierà i dati del problema. E, del resto, occorre rimediare a un grave guasto costituzionale: il governo in carica per il disbrigo degli affari correnti non ha mai ricevuto la fiducia, in questa legislatura. E', a tutti gli effetti, un non governo. Era ragionevole che tale condizione durasse il tempo necessario per superare la crisi. Non lo è che si protragga oltre".

Per Cicchitto "L'operazione dei saggi ieri adottata dal Presidente Napolitano ha un senso di coerenza con il nostro ordinamento generale, se nello spazio di sette-dieci giorni massimo gli esperti ci danno la traccia di un programma condivisibile dalle forze politiche impegnate nella governabilità, che danno sbocco ad essa impegnandosi a dar vita ad un nuovo governo che in tempi ragionevoli ma rapidi deve avere la fiducia del Parlamento". "Noi - aggiunge - non riteniamo che il modello olandese possa essere da noi imitato in tutta la sua dinamica e la sua lunghezza anche perché il governo Monti non ha più la nostra fiducia" dallo scorso dicembre.

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