L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























domenica 28 aprile 2013

Zio e nipote, gli amici americani


Zio e nipote, gli amici americani

di Stefania Maurizi
Dai cablo di WikiLeaks emerge tutto il "sistema Letta", un'istantanea su come il potere e i contatti con la diplomazia Usa si travasino da Gianni a Enrico. Entrambi fidatissimi di Washington











«Fortemente pro-americano». E' questo il ritratto di Enrico Letta che esce dai cablo di WikiLeaks, pubblicati in esclusiva per l'Italia da "l'Espresso". Un leader politico che l'ambasciatore americano a Roma può avvicinare anche per discutere questioni delicatissime, come l'esigenza degli Stati Uniti di fermare Armando Spataro e i magistrati di Milano, determinati ad arrestare gli agenti della Cia responsabili dell'extraordinary rendition di Abu Omar.

Due cablo di WikiLeaks fotografano il "sistema Letta", restituendo un'istantanea di come il potere e i contatti con la diplomazia americana si travasino dallo zio Gianni al nipote Enrico. 

Come in un sistema di vasi comunicanti, dove il liquido raggiunge lo stesso livello indipendentemente dalla forma del recipiente, così i Letta sembrano fornire agli americani lo stesso livello di accesso alla politica italiana, indipendentemente da chi governa. 

Risultato? Che sia Gianni, «un individuo estremamente potente che gestisce gli affari più delicati di Berlusconi», o Enrico, «il sottosegretario del primo ministro (Prodi), nipote del sottosegretario (dell'ex primo ministro) Berlusconi», gli americani hanno comunque un contatto apicale nel governo italiano con cui discutere delle faccende che più stanno a cuore agli Usa: dalla finta "commissione congiunta" per indagare sull'uccisione in Iraq del funzionario del Sismi, Nicola Calipari, accettata di buon grado da Gianni Letta durante il governo Berlusconi, nonostante la diplomazia americana abbia detto in faccia a Letta che la "commissione congiunta" non sarà affatto "congiunta", fino all'esigenza di stoppare la procura di Milano nel caso Abu Omar, un problema che Enrico Letta consiglia di discutere personalmente con il ministro della Giustizia del governo Prodi, Clemente Mastella. 


Certo, i cablo diffusi da WikiLeaks raccontano la versione dei fatti vista da via Veneto, e dunque offrono una visione di Gianni ed Enrico Letta filtrata dalla percezione che ne ha l'ambasciata Usa a Roma, ma si tratta pur sempre di documenti ufficiali di Washington, scritti con la franchezza di chi è convinto che rimarranno segreti per decenni o, in alcuni casi, per sempre.

I due cablo, che permettono di 'assistere' al passaggio di consegne dallo zio al nipote, sono del 2006. L'ambasciata di via Veneto racconta a Washington l'incontro tra Gianni Letta e la delegazione Usa per gli affari internazionali della House of Representatives (una delle due camere del Congresso degli Stati Uniti). Le elezioni di aprile si sono appena tenute, ma il risultato della consultazione elettorale è in bilico per le incertezze nella conta dei voti. La sconfitta di Berlusconi, però, sembra certa e al governo si preannuncia una coalizione di centrosinistra.

«Letta (senior) era insolitamente espansivo e di umore nostalgico», scrivono gli americani, che sono interessati a capire cosa succederà ora che la coalizione di centrodestra sembra battuta. Fin dal 2001 Berlusconi e il suo governo sono stati a fianco dell'America di George W. Bush come nessun'altra nazione in Europa, lo hanno appoggiato nelle decisioni più controverse, quelle che gli altri paesi europei hanno rigettato e criticato: dalla guerra in Iraq alle questioni sul clima. Ora, però, l'esecutivo Berlusconi è tramontato, come si metteranno le cose per gli americani? 

rassicurarli è proprio Gianni Letta: «Indipendentemente dalla vittoria del centrosinistra», spiega, «le relazioni Italia-Usa continueranno a essere forti, perché sono basate sulla storia e sulle relazioni personali». Letta senior non entra nel merito di quest'ultime, ma racconta «con nostalgia e orgoglio i suoi personali rapporti con gli ambasciatori americani fin dall'era di Carter». Poi parla dei suoi piani futuri: rimarrà al fianco di Berlusconi e l'opposizione del centrodestra al governo Prodi sarà particolarmente forte. Poi butta là una frase: «forse la nostra cooperazione ora potrebbe essere ancora più forte». Non aggiunge altro, lascia solo intendere che Stati Uniti e centrodestra potrebbero lavorare in stretta collaborazione contro il governo di centrosinistra.

E' una frase che colpisce soprattutto se riletta alla luce dell'inchiesta della procura di Napoli, sulle manovre americane del 2007 per far cadere il governo Prodi, cercando di usare Sergio De Gregorio e di avvicinare Clemente Mastella .

Nel colloquio con Gianni Letta, gli americani notano un particolare: «La cosa interessante», scrivono, «è che Letta aveva l'esatto conteggio dei voti prima ancora che la Corte di Cassazione lo annunciasse: il risultato è stato annunciato poco dopo la fine dell'incontro con la delegazione». Un dettaglio interessante, viste le polemiche sulle elezioni politiche dell'aprile 2006, in cui il giornalista Enrico Deaglio parlò di brogli.

Il 24 maggio 2006, esattamente un mese dopo il colloquio di Gianni Letta con la delegazione americana, il governo Prodi è in sella e l'ambasciatore Usa a Roma, Ronald Spogli, incontra un nuovo Letta: Enrico, «sottosegretario del primo ministro (nipote del sottosegretario di Berlusconi, Gianni Letta)», scrive Spogli (il cablo è disponibile qui: 

https://www.wikileaks.org/plusd/cables/06ROME1590_a.html ) .

Anche in questo caso, gli Usa vogliono capire cosa li aspetta, come si muoverà l'Italia di Prodi. Enrico Letta spiega di ritenere che l'Italia supporterà le posizioni degli Stati Uniti su Israele e i palestinesi, che lui personalmente vede le basi Usa in Italia come un fattore positivo. Il giovane Letta si descrive come «fortemente pro-americano», spiegando di considerare le relazioni Italia-Usa essenziali. 

A quel punto l'ambasciatore fa presente che «nel contesto di mantenere le nostre eccellenti relazioni bilaterali, nulla danneggerebbe quelle relazioni in modo più rapido o grave della decisione del governo italiano di inviare negli Usa i mandati di arresto dei presunti agenti Cia nominati nel caso Abu Omar. Questo è assolutamente essenziale», fa presente Spogli. 

Stando a quanto racconta il cablo, Enrico Letta non si mostra minimamente turbato da quell'ingerenza: prende nota della richiesta e «suggerisce all'ambasciatore di discutere personalmente la questione con il ministro della Giustizia Mastella, che - consiglia Letta - dovrebbe essere invitato a Washington quanto prima per un incontro con l'Attorney General». 

Il file racconta che Letta junior e Spogli concordano di rimanere in contatto. Due anni dopo questo cablo, il governo Prodi è out, Berlusconi è di nuovo al potere. Dal database dei file di WikiLeaks sparisce Enrico e torna Gianni. Ma il risultato non cambia.

fonte dell'articolo:

Governo Letta, i dissenti Pd: “Voteremo la fiducia”, ma Civati smentisce

Un documento "aperto", così lo definiscono i firmatari veri o presunti, Sandra Zampa, Sandro Gozi, Pippo Civati (che ha appunto smentito) e Laura Puppato, per spiegare l'intenzione come "atto di responsabilità individuale e collettiva che ci assumiamo nei confronti di tutti gli italiani e di coloro che ci hanno dato la fiducia con il loro voto"

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“Circola da qualche minuto un documento che include anche la mia firma e in cui annuncio il mio voto di fuducia al Governo. Non so come sia uscito, ma non ho firmato alcuna dichiarazione di fiducia e quindi smentisco. Come ho detto più volte in questi giorni, e ancora poche ore fa in diretta su Rai 3, le mie perplessità sul Governo Letta rimangono, e prenderò una decisione in merito alla fiducia solo dopo averne discusso, come ho ripetutamente richiesto, domattina con il resto dei colleghi del Pd. Non prima”. Arriva dal blog ciwati la smentita dello stesso deputato Pd Pippo Civati la cui firma compare in un documento pubblicato dall’Huffintgton.
Un documento “aperto”, così lo definiscono i firmatari veri o presunti, Sandra Zampa, Sandro Gozi, Pippo Civati (che ha appunto smentito) e Laura Puppato, per spiegare che verrà votata la fiducia al governo Letta come “atto di responsabilità individuale e collettiva che ci assumiamo nei confronti di tutti gli italiani e di coloro che ci hanno dato la fiducia con il loro voto”. I quattro parlamentari del Pd – i cosiddetti dissidenti – nei giorni scorsi avevano manifestato dubbi nei confronti della nascita del governo guidato da Enrico Letta insieme al Pdl e Scelta civica.
“In questo momento drammatico per il nostro Paese e per la democrazia sentiamo l’obbligo di rappresentare, più di quanto non sia avvenuto nel recente passato, un popolo che soffre e che teme per il proprio futuro -si legge-. Abbiamo richiamato la necessità che il governo presieduto da Enrico Letta, pur nelle grandissime difficoltà di fare sintesi di linee politiche fortemente diverse, nascesse nuovo, anche nelle figure e garante dell’unica necessità di individuare soluzioni ai problemi urgenti dell’Italia. E’ con questo spirito che accordiamo la fiducia a questo governo assumendoci le nostre responsabilità di eletti”. Il documento indica una serie di interventi ritenuti necessari da anni, dalle riforme istituzionali alle politiche di sviluppo passando per la risposta al dramma esodati e alla dispoccupazione, e chiarisce che i firmatari non hanno l’intenzione di creare “l’ennesima area organizzata all’interno del Partito democratico” ma che lavoreranno “affinchè il Partito democratico diventi quello che avevamo promesso e che aveva ridato speranza ed entusiasmo a milioni di italiani”.


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