L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























venerdì 5 aprile 2013

La realtà schiaffeggia il potere Moglie e marito suicidi per la crisi E il fratello di lei si getta in mare


BUONGIORNO
06/04/2013

La realtà schiaffeggia il potere

MASSIMO GRAMELLINI                           


Che per un attimo cali il silenzio sulle danze consumate intorno alle poltrone del potere. La realtà pulsa altrove e oggi urla. Oggi muore. Anna Maria Sopranzi e Romeo Dionisi erano una coppia intorno alla sessantina che tutti conoscevamo perché tutti ne abbiamo incontrata una al supermercato o in coda alla posta. Abitavano la vita con riservatezza, troppa riservatezza. E con dignità, troppa dignità per un mondo di vittimisti e di pagliacci.  

Il signor Dionisi era un muratore di Civitanova Marche che a sessantatré anni era stato lasciato a casa dalla ditta, ma dopo una vita coi calli alle mani non riusciva ancora ad andare in pensione. Cercava lavoro e ne raccattava soltanto briciole, mezze giornate a spezzarsi la schiena per una manciata di euro in nero. Andava bene tutto, pur di onorare il debito con l’Inps per i contributi obbligatori che avrebbero dovuto consentirgli di traghettare le sue ossa stanche sulla riva della pensione. Nel frattempo lui e la moglie Anna Maria tiravano avanti con quella di lei: meno di 500 euro al mese.  

Ma quel debito era diventato un’ossessione che toglieva il respiro a entrambi. La paura, questo mostro che ti sale dalla pancia e ti conquista i pensieri fino a sottometterli, aveva trasformato la vecchiaia serena di un uomo e di una donna perbene in un inferno zoppicante sull’orlo della depressione. Ancora l’altro giorno il presidente del consiglio comunale di Civitanova, che abita nello stesso condominio, ha consigliato al signor Dionisi di rivolgersi ai servizi sociali, ma l’orgoglio e la dignità di una vita intera hanno impedito a quella coppia in disgrazia di rendere pubblico il proprio disagio. Nella rovina economica c’è sempre una componente di vergogna che si allea con la solitudine nell’annerire scenari già cupi. Così Romeo e Anna Maria hanno preso l’ultima decisione. Riservati e dignitosi fino alla fine, hanno scritto un biglietto di scuse e lo hanno appoggiato sul cruscotto dell’utilitaria di un’amica. «Guarda nello sgabuzzino». E nello sgabuzzino l’amica ha trovato i loro corpi appesi al soffitto. Ah, come vorrei che l’ombra - solo l’ombra - di quell’immagine venisse proiettata nelle stanze del potere, quasi un pendolo che detti il tempo a chi deve cambiare le leggi e non lo fa, a chi deve dare risposte ai deboli e non le dà, a chi deve trovare parole nuove e non ne ha, ma proprio per questo continua a usare solo quelle vecchie, intrise di caos. Come vorrei che quell’immagine diventasse il loro tormento, il loro fantasma di Banquo, mentre si accingono a celebrare i loro incomprensibili riti. Invece purtroppo l’ha vista il fratello di Anna Maria, un altro anziano solo e impaurito, che è scappato dalla scena del suicidio per correre al molo ad affogarsi, completando con un tuffo nel blu questa carneficina familiare e nazionale. 

Non c’è più niente da dire. Niente. Soltanto un avvertimento alla politica, che ha già cominciato ad agitare i morti di Civitanova come miccia della prossima polemica. Che non si azzardi a utilizzarli per i suoi scopi di fazione. Il signor Romeo Dionisi, la signora Anna Maria Sopranzi e il signor Giuseppe Sopranzi non appartengono al mondo dei giocatori del potere, ma all’immensa tribù degli italiani normali che hanno lavorato una vita e che in questo Titanic di popolo hanno maturato una sorta di prelazione, un sacrosanto diritto di essere salvati per primi. In fretta. Prima che arrivino altri biglietti sul cruscotto, altri drammi inaccettabili, altri articoli dolorosamente inutili come questo.






 












Moglie e marito suicidi per la crisi
E il fratello di lei si getta in mare


L’esterno delll’abitazione di via Calatafimi dove si è consumato il duplice suicidio a Civitanova Marche

La tragedia a Civitanova Marche
Lui, 62 anni, era esodato. Lei, 68,
prendeva 400-500 euro di pensione.
“Non avevano più i soldi per l’affitto”
A poche ore dalla morte della coppia
anche il parente si toglie la vita
CIVITANOVA MARCHE
Il timore di vedere intaccata una vita onesta e fatta di sacrifici, il terrore di non farcela più. La crisi, le difficoltà economiche, hanno ucciso a Civitanova Marche due coniugi, Romeo Dionisi, 62 anni, muratore, e Anna Maria Sopranzi, 68 anni, artigiana in pensione, e il fratello di lei, Giuseppe, 72 anni, che non appena ha appreso la notizia non ha retto alla disperazione ed è andato a gettarsi in mare. Stanotte la coppia ha lasciato Giuseppe che dormiva ed è scesa nel garage dell’abitazione dove vivevano tutti e tre. Poi i Dionisi si sono impiccati, uno accanto all’altra. Così li hanno trovati stamattina i carabinieri chiamati dai vicini. 

Prima di morire, hanno lasciato un biglietto, discreti ed educati fino alla fine, in cui chiedono perdono e indicano il posto in cui li avrebbero potuti cercare, «nello stanzino sul retro». Giuseppe, al risveglio, non li ha visti ma non si è preoccupato. È uscito ed è andato a comperare il giornale. Al rientro ha notato la folla davanti casa, e ha saputo. Così si è diretto verso il molo peschereccio e si è gettato in acqua. 

Da un anno e mezzo Romeo e Anna Maria erano stretti in una «tenaglia mortale», racconta un coinquilino, Ivo Costamagna, che è anche il presidente del consiglio comunale, l’ultima e forse unica persona alla quale i Dionisi si erano rivolti per un consiglio. L’uomo, con la crisi dell’edilizia, era rimasto a spasso, ma aveva aperto una partita Iva e versava i contributi all’Inps. Negli ultimi tempi, però, non riusciva a far fronte ai versamenti e si era indebitato con banche o finanziarie: «Una decina di migliaia di euro», secondo Costamagna, tanti quanti Dionisi avrebbe dovuto riscuotere da un’impresa edile per la quale aveva lavorato in nero. «Mi prenderanno l’auto?», si chiedeva angosciata Anna Maria, pensando all’umiliazione dei pignoramenti, forse anche di quella Panda vecchia di 20 anni. Un incubo per persone come loro, vissute sempre modestamente ma con dignità. Tanto che, ricorda Costamagna, non avevano raccolto il suo invito a rivolgersi ai servizi sociali: «si vergognavano a chiedere». «Lei mi è sembrata depressa, mentre lui ancora lottava», l’ultima impressione ricevuta. «Hanno preferito scomparire piuttosto che chiedere aiuto», dice piangendo il sindaco Tommaso Claudio Corvatta, che per domani ha proclamato il lutto cittadino. «Lo Stato non deve abbandonare la gente. Quando nei palazzi del Governo si discutono le strategie economiche, bisogna sempre pensare che in fondo alla catena c’è gente come questa. Nessuna mancata attenzione è perdonabile». 

Una vicenda che provoca un dolore insopportabile e interroga le coscienze sul vero volto della crisi e le responsabilità politiche. Tra le tante voci che si levano quella autorevole di Laura Boldrini, che domani sarà a Civitanova per «esprimere ai familiari e alla comunità cittadina il mio dolore»: «È una notizia sconvolgente, il segno della disperazione e della solitudine in cui la crisi può far sprofondare le persone. È una tragedia che colpisce l’intera comunità nazionale e che mi ferisce ancor più perché è avvenuta nella mia regione, nelle Marche che per lungo tempo sono state modello di sviluppo, quello delle piccole imprese industriali e artigiane, da sempre motore della nostra economia». 

«Questo dramma lascia sgomenti e ammutoliti. Dobbiamo tutti convincerci che, fuori dai riflettori, c’è una vera e drammatica emergenza sociale», dichiara tra gli altri il leader del Pd Pier Luigi Bersani. Nichi Vendola, presidente di Sel, è «sconvolto per l’ennesimo suicidio per la disperazione sociale: c’è un’Italia del disagio e dolore che non aspetta». Per il presidente della Regione Marche Gian Mario Spacca, «una tragedia che sconvolge. Di fronte a vicende simili, che purtroppo si ripetono in tutto il Paese, non possiamo non sentirci tutti chiamati alla responsabilità». E l’arcivescovo di Ancona e vice presidente della Conferenza episcopale delle Marche, mons. Edoardo Menichelli, commenta a Radio Vaticana: «Situazioni di questo tipo impongono delle riflessioni. La prima è quella di rioffrirci percorsi di speranza, che passino attraverso due parole chiave: la sobrietà e la solidarietà». 

Duri i sindacati: «Bisogna trovare subito una soluzione definitiva al problema degli esodati, altrimenti ci saranno tanti altri casi come questo», sottolinea il segretario della Cisl Raffaele Bonanni. Secondo le ultime rilevazioni dell’Eurispes, il 60,6% degli italiani, 3 su 5, è costretto a intaccare i propri risparmi per arrivare alla fine del mese; il 62,8% ha grandi difficoltà ad affrontare la quarta (quando non la terza) settimana. I dati non dicono che Anna Maria, Romeo, Giuseppe sono morti per questo. I funerali domani pomeriggio alle 16:30, nella Chiesa di San Pietro. 

Nessun commento: