L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























giovedì 30 maggio 2013

IN RICORDO DI FRANCA RAME

IN RICORDO DI FRANCA RAME

di Aldo Giannuli - 30 maggio 2013

Di Franca impressionava la sua presenza di scena: avrebbe potuto recitare in chiave drammatica o comica e l'avresti applaudita comunque. Non mi ha mai negato la sua solidarietà militante: la notizia della sua morte mi è giunta inattesa e dolorosa





Avrei voluto scrivere del risultato delle amministrative e delle dinamiche che esso apre, ma lo farò in seguito. Oggi non posso parlare che di Franca Rame. La prima volta che la vidi in teatro fu a Bari, per uno spettacolo organizzato dalla "Comune" (l'associazione di cultura dell'estrema sinistra che, nella mia regione, era gestita dal Circolo Lenin di Puglia), si intitolava "Tutti uniti, tutti insieme, scusi ma quello non è il padrone?" ed era dedicato all'occupazione delle fabbriche del 1920. Si trattava di una trasparente analogia con i primi anni settanta: dietro le spoglie del Psi e di Turati non era difficile intravedere il Pci e Berlinguer, accusati di moderatismo ai limiti del tradimento, mentre la minoranza comunista era chiaramente riferita ai gruppi maoisti del tempo, che avrebbero evitato l'esito catastrofico del 1922 e portato il popolo italiano alla rivoluzione. 

Il testo non era affatto un granché, aveva un tono comiziale ed apparteneva al periodo meno felice della produzione di Dario Fo, ma gli interpreti riuscirono lo stesso a farne uno spettacolo di notevole qualità. Se la memoria non mi inganna, c'era anche uno scatenato Paolo Ciarchi, ma la colonna dello spettacolo fu lei, Franca Rame, nella parte di Antonia, la protagonista femminile. All'epoca lei aveva 40 anni ed era al massimo del suo fascino, ma quello che impressionava era la sua presenza di scena: avrebbe potuto recitare in chiave drammatica o comica qualsiasi cosa, anche il menù del ristorante, e l'avresti applaudita comunque.

Qualche anno dopo la rividi in televisione con Dario Fo in "Mistero Buffo". Poi seguii le varie iniziative politiche (oltre che teatrali) della coppia, ma, dal punto di vista strettamente politico era più lei ad esporsi che il marito, così come accadde per il "Soccorso Rosso" che attirò su di loro l'attenzione dei servizi di sicurezza che giunsero a prendere sul serio una "soffiata" che indicava Dario nientemeno che come il vero capo delle Br.

Nei primi anni ottanta tentai di organizzare nella mia facoltà un convegno sulla repressione e la contattai telefonicamente. Lei fu disponibilissima come sempre, ma non se ne fece nulla perché il Preside, prof Dell'Andro (parlamentare Dc, già sottosegretario alla Giustizia per parecchi anni) non ne volle sapere.Dell'Andro era un persona molto aperta e disponibile e lo ricordo con molta simpatia, ma quella volta era semplicemente terrorizzato dall'idea di trovarsi nell'occhio del ciclone, con un personaggio come Franca Rame nella sua facoltà. Avremmo potuto fare la cosa da un'altra parte, ma non avrebbe avuto lo stesso valore politico che farla nella facoltà di Giurisprudenza, con l'adesione della Camera Penale ecc. per cui non se ne fece nulla.

Parecchi anni più tardi, lavorando nell'archivio della Polizia di Prevenzione trovammo il fascicolo relativo al suo rapimento ed alla violenza subita dai fascisti nel 1973; dentro c'erano anche le sue lenti -di cui ricordo la montatura bianca- che erano state ritrovate per strada. Gianmaria Bellu, di Repubblica, chiese allora (ed ottenne) una chiacchierata a casa Fo con i due coniugi, me presente (c'era anche Jacopo) di cui poi uscì un'intera paginata sul giornale. Fu in quella occasione che conobbi i due per così dire "da vicino" e da allora restò un rapporto molto cordiale soprattutto con Lei, che era il mio tramite per arrivare a Dario; come nel giugno 2004 quando lanciammo un appello contro una delle uscite più squalificanti di Berlusconi che dette del "kapò nazista" al capogruppo della Spd al Parlamento europeo. E mi aiutò anche quando cercammo di fare una campagna in difesa dei 40 giovani dei centri sociali milanesi, arrestati per i fatti dell'11 marzo 2006.

Una delle volte che mi capitò di andare a casa Fo, ricordo che ero in compagnia di uno dei ragazzi che lavoravano con me in quel periodo, una persona decisamente timida, che restò muto ed impietrito in presenza del "premio Nobel" che dovette sembrargli un mostro sacro. Franca se ne accorse e con un tatto straordinario gli rivolse la parola e riuscì a metterlo a suo agio, coinvolgendolo nella conversazione. Ammirai una volta di più la sua sensibilità femminile.

Poi ricordo un 25 aprile in cui la incontrai in piazza alla manifestazione, insieme a Dario: era stata colpita dal primo ictus qualche mese prima e mi accorsi che fece fatica a riconoscermi. Mi si strinse il cuore perché capii che avevamo iniziato a perderla. Ebbe una ripresa e partecipò ancora ad iniziative pubbliche, come un 12 dicembre al teatro dal Verme dove la sua comparsa venne salutata da un applauso fortissimo. Ancora tornai a sentirla ed ancora non mi negò la sua solidarietà militante per altre occasioni. Nel 2009 collaborai con la Guanda nel mettere a posto le memorie di Dario (che per certe cose è davvero un po' smemorato e fa pasticci con date e nomi). Dopo, man mano non ebbi più occasione di sentirla. Ieri la notizia che, nonostante tutto, mi è riuscita inattesa e dolorosa: una persona come Franca Rame non si riesce a pensarla che viva.

Ciao Franca.

Dal blog di Aldo Giannuli 

Franca Rame, ultimo saluto al Piccolo.
I milanesi in coda per l'abbraccio a Fo

Il Nobel accoglie i tanti cittadini che si sono messi in coda nella storica sede del Piccolo per salutare l'attrice. "Quante donne - dice - Franca sarebbe felicissima. Tra un mese il suo testamento civile"

.
Seduto su una sedia, vicino alla bara coperta da una sciarpa rossa, Dario Fo accoglie i cittadini in visita alla camera ardente al Piccolo Teatro Grassi, in via Rovello a Milano, per porgere l'ultimo saluto a Franca Rame, morta nella sua casa di corso di Porta Romana all'età di 84 anni. Il premio Nobel sorride, si intrattiene con tutti ed è accompagnato dal figlio Jacopo. E' colpito dall'affluenza, in particolare da quella femminile: "Non ho mai visto tante donne tutte insieme, Franca ne sarebbe felicissima, ha detto più volte che al suo funerale ne avrebbe volute tante, vestite di rosso". E, rivolgendosi a chi gli fa notare che ci vorrebbero tante donne come lei, ha aggiunto: "Me ne basterebbe un'altra".  "Tra un mese circa - ha detto anche - sarà pubblicato il testamento civile che stava scrivendo Franca".
La coda per rendere omaggio all'attrice va via via allungandosi. Tra loro ci sono Antonio Di Pietro, fondatore dell'Italia dei Valori, partito nel quale Rame fu eletta senatrice ("è una delle poche cose buone che ho fatto"), l'attore Cochi Ponzoni ("un altro pezzo di Milano che se ne va. Un grande dolore per una donna insostituibile") e l'ex ballerina Carla Fracci ("ha rappresentato una forza straordinaria per la difesa di questo paese"). Milly Moratti, uscendo dalla camera ardente, ha dichiarato: "Dobbiamo trovare casa all'archivio di Franca e farne un vera fabbrica del teatro per le generazioni che verranno. Sono tante le cose che stava ancora facendo".
L'attore Moni Ovadia ha ricordato la passione civile: "E' stata una delle più grandi donne della storia repubblicana, un paradigma di passioni civili, perchè la passione che aveva per il teatro era la stessa che aveva per la politica, e Franca l'ha pagata di persona. Il nostro è un paese che starnazza di moderazione, ma pratica la ferocia".
Quando la camera ardente è stata aperta, alle 9 del mattino, c'erano già 200 persone in coda. Le porte rimarranno aperte per 22 ore, anche durante la notte, in modo da lasciare a tutti la possibilità di portare il proprio saluto a una donna che è stata il simbolo di tante battaglie civili, in teatro e in città. Ancora Fo: "Abbiamo anche ricevuto una corona grandissima da parte del Presidente della Repubblica Napolitano". Dopo la sosta in via Rovello, il feretro verrà portato allo Strehler, in largo Greppi, per la cerimonia laica: "La mia non sarà una commemorazione funebre, ma un commiato" ha spiegato Fo che riesce anche a concedersi una battuta scherzosa: "Restiamo ancora mezz'ora", perchè se continua così "finisco all'obitorio. Non riesco più a stringere mani".
Il luogo scelto per la camera ardente non è casuale: è qui che la coppia si è conosciuta e si è innamorata. Prima dell'ingresso, il teatro espone le locandine di alcuni spettacoli che l'attrice ha rappresentato su quel palcoscenico nel corso della su lunga carriera: Sesso? Grazie, tanto per gradireGrasso è bello e Mistero Buffo, insieme a Fo. (30 maggio 2013)
.
APPROFONDIMENTI
.

Nessun commento: