L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























mercoledì 15 maggio 2013

Mafia/Palermo, sequestrata catena negozi di lusso "Bagagli" Taranto, arrestato presidente Provincia: “Minacce a chi non favoriva Ilva”


Mafia/Palermo, sequestrata catena negozi di lusso "Bagagli"

Sigilli a beni per un valore che ammonta ad oltre 16 milioni


      INFOPHOTO
Palermo, 15 mag. (TMNews) - La Direzione Investigativa Antimafia di Palermo ha sequestrato beni per un valore che ammonta ad oltre 16 milioni di euro. Il provvedimento, disposto dal Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo, ha riguardato la totalità delle quote sociali e dei beni aziendali della società Bagagli srl, leader nel settore vendita di articoli "griffati" di pelle, scarpe, abbigliamento, accessori di abbigliamento, valigeria ed altro, con lussuosi punti vendita nel capoluogo siciliano, in provincia ed a Catania. Le indagini della Procura, in completa sinergia con la DIA, hanno messo in risalto le figure del Salvatore Milano e Filippo Giardina e l'aspetto patrimoniale dell'attività commerciale.

Il primo è uno storico "uomo d'onore" della famiglia di Palermo Centro, già destinatario di condanne definitive per associazione mafiosa e di misure di prevenzione personali, in atto detenuto, agli arresti domiciliari, presso la propria abitazione. Il secondo è da considerarsi soggetto socialmente pericoloso, perché vicino ad alcuni affiliati a Cosa nostra, nonché prestanome di Salvatore Milano.

Sulla responsabilità e sulla pericolosità sociale di Giardina, la Procura ha tenuto conto anche delle dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia, che hanno delineato la sua figura ed il suo ruolo di prestanome.

Questo, tra l'altro, è stato confermato dall'analisi dei pizzini sequestrati al momento dell'arresto di Salvatore e Sandro Lo Piccolo. La Direzione Investigativa Antimafia è riuscita ad evidenziare la sperequazione tra il valore dei redditi dichiarati, e dai suoi familiari, ed il patrimonio acquisito.

La DIA ha dimostrato l'esistenza di accordi, intrapresi dai formali intestatari dell'attività commerciale, con alcuni soggetti in grado di subentrare, formalmente, nell'amministrazione nonché nella compagine societaria della citata attività commerciale e di eventuali altre società alla stessa riconducibili, al fine di eludere eventuali sequestri.

I sigilli sono scattati dunque per le quote e il complesso dei beni aziendali della società Bagagli ed hanno interessato lussuosi locali del centro di Palermo, Catania e Bagheria, oltre a 44 tra appartamenti, magazzini e terreni; una rivendita di tabacchi, due autoveicoli, una moto di grossa cilindrata, 26 rapporti bancari e di una imbarcazione di circa 20 metri di lunghezza.

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Mafia, sequestrata la catena di negozi Bagagli
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Il tribunale Misure di prevenzione di Palermo ha sequestrato otto negozi e altri beni che hanno un valore complessivo di 16 milioni di euro. Indagato l'imprenditore Filippo Giardina, accusato dai pentiti di essere stato in affari con il boss Salvatore Milano. Indagine sulla sponsorizzazione del Palermo



Giardina e Milano sono cugini acquisiti, ma fra di loro ci sarebbe stato un vincolo ancora più stretto. Questa è la tesi della Direzione investigativa antimafia, diretta da Arturo De Felice. Racconta il pentito Andrea Bonaccorso: "Sapevo che Milano detto Tatieddo aveva interessi nei negozi Bagagli. Un giorno, dopo avere utilizzato una carta di credito clonata in un negozio della catena, per effettuare degli acquisti, fui chiamato da Salvatore Milano. Mi chiese espressamente di rimborsare Giardina per la truffa che avevo fatto".

Il nome "Bagagli" era stato trovato anche in un pizzino di Salvatore Lo Piccolo: "Totucc Milano Bagagli". Da questa frase è iniziata l'indagine della Dia. 

Nell'ambito di un'altra indagine è emersa anche un'intercettazione che dice chiaramente degli interessi del boss Milano nella catena Bagagli. Il dirigente del Palermo Antonio Schio diceva a Milano: "Mi ha chiamato Filippo perché insomma ha fatto, ha fatto la pubblicità con Cavani". E il boss diceva soddisfatto: Eh, senza spese, senza usare soldi, risparmiare sempre". In un'altra conversazione, Schio rappresentava a Milano l'esigenza dell'allora allenatore del Palermo Stefano Colantuomo di acquistare un paio di scarpe. Il boss non ebbe dubbi e invitò subito Schio ad accompagnare Colantuomo in uno dei negozi Bagagli, per prendere "gratuitamente" un bel paio di scarpe. Quel giorno, nelle intercettazioni, finì pure l'ex direttore sportivo del Palermo, Rino Foschi, che ringraziò addirittura il capomafia: "Tu, tu c'hai lo zampino a tutte le parti, sei lo zampino... Grazie di tutto".

La Procura indaga anche sul contratto di sponsorizzazione fra la catena di negozi "Bagagli" e la società Palermo calcio, stipulato negli anni scorsi. I pm ipotizzano che l'accordo sia stato mediato, o forse addirittura imposto, da alcuni esponenti mafiosi, da Salvatore Milano in particolare. Al palazzo di giustizia sono stati già ascoltati alcuni dirigenti rosanero e anche gli ex giocatori del Palermo che fecero da testimonial a "Bagagli", da Andrea Barzagli a Cristian Zaccardo.


Taranto, arrestato presidente Provincia: “Minacce a chi non favoriva Ilva”

Le accuse nell'inchiesta "Ambiente svenduto" vanno dalla concussione per induzione a quella per costrizione. Oltre a Gianni Florido, in manette anche l'assessore provinciale all’ambiente Michele Conserva. I due avrebbero favorito l’uso della discarica pubblica per i rifiuti speciali dell'azienda. Domiciliari per l’ex direttore generale della provincia di Taranto, Vincenzo Specchia

Taranto, arrestato presidente Provincia: “Minacce a chi non favoriva Ilva”


Pressioni e minacce di licenziamento ai dirigenti che non si dimostravano propensi a favorire l’Ilva. È il nuovo terremoto giudiziario che questa mattina si è abbattuto su Taranto e ha travolto la politica locale. All’alba di oggi, infatti, la Guardia di finanza ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del presidente della provincia Gianni Florido, dell’ex assessore provinciale all’ambiente Michele Conserva e dell’ex responsabile delle relazioni istituzionali dell’Ilva Girolamo Archinà, già detenuto dal 26 novembre scorso. Arresti domiciliari invece per l’ex direttore generale della provincia di Taranto e attualmente in servizio nella provincia di Lecce, Vincenzo Specchia. Le ipotesi di reato contestate dalla procura ionica nell’ambito dell’inchiesta “Ambiente svenduto” vanno dalla concussione per induzione alla tentata concussione per costrinzione.
I quattro, secondo le accuse, avrebbero esercitato direttamente o indirettamente, pressioni sui dirigenti dell’amministrazione provinciale perché si adeguassero ad “assumere un atteggiamento di generale favore nei confronti dell’Ilva”. Nell’ordinanza firmata dal gip Patrizia Todisco, gli investigatori documentano le pressioni nei confronti dell’ex dirigente del settore ecologia Luigi Romandini “colpevole” di aver negato le autorizzazioni in materia ambientale allo stabilmento e finito così al centro di “pressioni reiterate nel tempo accompagnate da minacce di licenziamento, dall’invito a presentare le dimissioni, da minacce di trasferimento ad altro incarico” e infine anche di “pretestuose riorganizzazioni dell’ufficio” che in realtà avevano come unico scopo quello di “influire sui poteri del dirigente”. L’obiettivo era di costringere Romandini a firmare “a vista” tutte le richieste formulate dall’azienda anche facendo a meno di “un esame approfondito delle pratiche”. In particolare il presidente Florido e l’ex assessore Conserva avrebbero caldeggiato la concessione dell’autorizzazione richiesta dall’Ilva per l’uso della discarica di rifiuti speciali nella “Cava Mater Gratiae”. Un via libera che avrebbe permesso all’azienda di smaltire i rifuti prodotti nel ciclo di lavorazione ottenendo così un significativo vantaggio economico.
Una discarica nella quale, come già mostrato da ilfattoquotidiano.it, l’azienda stoccava anche sacche contenenti amianto accanto a scorie di lavorazione ancora fumanti. Pressioni vane, però, perché Romandini non solo decise di non firmare quelle autorizzazioni, ma dopo il suo trasferimento in un altro ufficio dell’amministrazione denunciò tutto alle fiamme gialle guidate dal maggiore Giuseppe Dinoi. Una rimozione che Girolamo Archinà commentò pochi giorni dopo dicendo “abbiamo tolto una peste… e ne abbiamo tre di pesti” perché anche il successore di Romandini, il dirigente Ignazio Morrone, si mostrò altrettanto riottoso nei confronti della grande industria. Secondo quanto emerso dalle indagini, Gianni Florido (presidente della provincia al suo secondo mandato e presidente del Partito democratico di Taranto) si interessa personalmente alle vicende che riguardano l’Ilva. Parla al telefono direttamente anche con Fabio Riva, interviene su assessori e sull’operato dei dirigenti. “Circostanze – scrive il gip Todisco – che confermano il sollecito, premuroso, fattivo e perdurante interessamento del Florido in soccorso delle esigenze di natura economica della proprietà dell’Ilva”.



In edicola sul Fatto del 16 maggio: “A Taranto il Pd finisce nei veleni dell’Ilva”


L’annus horribilis del Pd, affossato alle elezioni Politiche di febbraio e umiliato durante l’elezione del Presidente della Repubblica di aprile, non sembra finire mai. C’è un nuovo terremoto giudiziario che si è abbattuto su Taranto e ha travolto il Pd locale con un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del presidente della Provincia Gianni Florido, dell’ex assessore provinciale all’ambiente Michele Conserva e dell’ex responsabile delle relazioni istituzionali dell’Ilva Girolamo Archinà, già detenuto dal 26 novembre scorso. Arresti domiciliari invece per l’ex direttore generale della provincia di Taranto e attualmente in servizio nella provincia di Lecce, Vincenzo Specchia. Le ipotesi di reato contestate dalla procura ionica nell’ambito dell’inchiesta “Ambiente svenduto” vanno dalla concussione per induzione alla tentata concussione per costrizione. E poi c’è anche la questione morale da non sottovalutare. Vi raccontiamo chi sono gli impresentabili del Pd: si tratta di una ventina di esponenti tra consiglieri regionali, sindaci, capogruppo ed ex parlamentari che risultano indagati e arrestati in tutta Italia. Poi la controffensiva del Pdl sul fronte giudiziario con i progetti di legge sulle intercettazioni che il partito di Silvio Berlusconi ha depositato sia alla Camera che al Senato, in parte rispolverando anche il ddl dell’ex guardasigilli e attuale ministro degli interni Angelino Alfano. Per l’economia vi raccontiamo il rebus del governo per trovare i soldi per Imu e Cig. Per la Cassa integrazione in deroga sarebbero stati trovati i primi 800 milioni di euro, dell’1,5 miliardi di euro necessari. Allo studio dell’esecutivo anche possibili interventi sulla legge Fornero per favorire l’occupazione giovanile. Ci vediamo ‘In edicola’: ogni sera le anticipazioni su ilfattoquotidiano.it (riprese e montaggio Paolo Dimalio).



"Ilva, autorizzazioni illecite per ottenere l'Aia"
4 arresti, in manette presidente della Provincia

Le ordinanze di custodia cautelare del gip Patrizia Todisco: in manette oltre a Florido (Pd) anche l'ex assessore all'Ambiente, Conserva. Al centro del nuovo terremoto giudiziario le manovre per ottenere l'autorizzazione della discarica all’interno dello stabilimento, funzionale all'ottenimento dei permessi ministeriali

Permessi illeciti per ottenere l'Aia, l'autorizzazione ambientale con la quale la grande fabbrica di acciaio ha potuto continuare a produrre e inquinare. Queste le accuse che hanno portato a una nuova pioggia di manette a Taranto nell'ambito dell'inchiesta "ambiente svenduto", che seguono di poco l'ok al dissequestro delle tonnellate di prodotti finiti e semilavorati dell'Ilva. Tra gli arrestati anche il presidente della Provincia Gianni Florido, 61 anni, alla guida dell'amministrazione dal 2004 (eletto per il secondo mandato nel 2009 col Pd) e in passato segretario generale della Cisl ionica. 



L'operazione è scattata alle prime luci del mattino. I militari della Guardia di Finanza hanno eseguito quattro ordinanze di custodia cautelare spiccate dal gip Patrizia Todisco. Gli arrestati sono, oltre a Florido per il quale l'accusa sarebbe di concussione; l'ex assessore all'Ambiente Michele Conserva (Pd) e l'ex segretario della Provincia di Taranto, Vincenzo Specchia, per il quale sono stati disposti i domiciliari. Specchia, originario di Galatina (Le), oggi è segretario generale del Comune di Lecce: appresa la notizia, l'amministrazione guidata da Paolo Perrone (Pdl) ha provveduto alla sospensione. 


Tra i destinatari dei provvedimenti di custodia cautelare anche Girolamo Archinà, ex responsabile delle relazioni istituzionali del colosso siderurgico che avrebbe lavorato per agevolare l'attività della grande fabbrica accusata di disastro ambientale. Ad Archinà l'ordinanza è stata notificata in carcere, l'ex dirigente Ilva è detenuto dal 26 novembre.

Al centro del nuovo terremoto giudiziario le manovre attivate per ottenere l'autorizzazione della discarica "Mater Gratiae", realizzata in una cava all’interno dello stabilimento Ilva. Documenti necessari all'ottenimento dell'Aia: l'autorizzazione ambientale per l'acciaieria è stato rilasciato una prima volta dal governo Berlusconi, dall'allora ministro Stefania Prestigiacomo, e recentemente da Corrado Clini, dell'esecutivo Monti. Nel sito vengono smaltiti i rifiuti industriali e le polveri prodotte dagli impianti ritenuti la fonte dell'inquinamento killer inquadrato con l’indagine per disastro ambientale. 

Florido e Conserva sono accusati di aver indotto, dal 2006 al 2011, dirigenti del settore ecologia e ambiente della Provincia di Taranto a rilasciare i permessi per la discarica gestita dall'Ilva "in carenza dei requisiti tecnico-giuridici". Quella procedura autorizzativa sarebbe stata viziata da una serie di passaggi sospetti e di pressioni indebite tutte fotografate dall'attività condotte dalle Fiamme Gialle del comando provinciale. In quegli uffici la pratica relativa alla discarica sarebbe stata accompagnata da pressioni illecite che hanno portato alla emissione dei provvedimenti restrittivi. Anche in questo caso regista delle operazioni condotte sottotraccia dall'Ilva sarebbe stato Girolamo Archinà, l'ex potentissimo responsabile dei rapporti istituzionali dell'azienda, in carcere dallo scorso 26 novembre. Per questo all'ex dirigente è stato notificato in cella un nuovo provvedimento restrittivo. In questo capitolo dell'inchiesta condotta dal pool della Procura della Repubblica di Taranto, guidata da Franco Sebastio, non ci sarebbero altri indagati. 


Per il gip "l'eventuale delibera all'autorizzazione all'esercizio della discarica  avrebbe consentito alla società richiedente Ilva di ottenere consistenti vantaggi patrimoniali atteso che avrebbe  permesso lo smaltimento di rifiuti speciali prodotti dallo stabilimento a costi inferiori a quelli che l'azienda avrebbe  dovuto sopportare per smaltire all'esterno  detti rifiuti". Ai quattro arrestati viene contestato un tentativo di concussione per costrizione nei confronti di un ex dirigente del settore Ecologia della Provincia, Luigi Romandini, per indurlo a firmare (cosa che non fece, nonostante la minaccia di licenziamento) autorizzazioni in favore dell'Ilva. A Florido, Conserva e Archinà è contestata anche la concussione per induzione per aver costretto il successore di Romandini nello stesso ufficio, Ignazio Morrone, a sottoscrivere l'autorizzazione all'esercizio di discarica per rifiuti speciali nell'area 'Cava Mater Gratiae', precedentemente richiesta dall'Ilva.


Ma a far rumore è soprattutto il coinvolgimento di Florido. Tarantino, sposato e con due figlie, con alle spalle una lunga militanza nella Cisl, di cui è stato anche segretario provinciale, è stato eletto per la prima volta nel 2004 e nel 2009 è stato confermato con oltre centomila preferenze. Nel 2007, all'indomani del dissesto finanziario del Comune di Taranto, si era anche candidato sindaco di Taranto con una coalizione di centrosinistra ma al ballottaggio era stato sconfitto dall'attuale sindaco Ezio Stefano, anche lui ingato nella stessa inchiesta per abuso e omissione di atti d'ufficio. 

Negli ultimi mesi si era anche parlato di una possibile candidatura di Florido al Parlamento, tant'è che si ipotizzavano sue dimissioni anticipate dalla carica di presidente della Provincia anche in relazione al ventilato scioglimento delle stesse Province, cosa che poi non si è più verificata. E comunque la maggioranza di centrosinistra votò in aula, in Consiglio,un documento chiedendogli di restare alla guida dell'ente. Da vedere adesso che accade in Provincia perché all'indomani delle dimissioni del vice presidente Costanzo Carrieri, del Pd, eletto presidente del consorzio Asi, non sarebbe stata formalizzata la nomina di un nuovo vice presidente, mentre la delega all'Ambiente lasciata da Conserva è stata subito trasferita a Giampiero Mancarelli, del Pd, che è anche titolare del Bilancio.

"Non ho idea di quali siano gli elementi di prova che riguardano Florido - ha commentato Michele Emiliano, sindaco di Bari e presidente regionale del Pd - ma è una cosa che mi addolora perché è un presidente di Provincia del mio partito che conosco bene". "Per mancanza di indirizzo politico - ha detto anche Emiliano sulla vicenda Ilva - non si capisce se dobbiamo andare fino in fondo senza guardare in faccia a nessuno o se bisogna trovare un punto di equilibrio sulla ragione di stato, cioè sul fatto che non ci possiamo permettere di chiudere l'Ilva senza trovare un'alternativa occupazionale". "In questa vicenda - ha aggiunto - è chiaro che è possibile che qualche soggetto politico che aveva il controllo dei controlli sia rimasto impigliato perché non è facile il ruolo del sindaco di Taranto, così come quello del presidente della Provincia di Taranto e del presidente della Regione". 

"L'arresto del presidente della Provincia - è l'opinione del leader dei Verdi Angelo Bonelli, consigliere comunale a Taranto - dimostra drammaticamente per i tarantini che un sistema politico ha lavorato per anni per nascondere la verità ai cittadini perché era colluso con chi inquinava e come dice la procura di Taranto con chi ha provocato inquinamento, malattie e morte".


  • APPROFONDIMENTI
 http://bari.repubblica.it/cronaca/2013/05/15/news/ilva_arresti-58817036/
  • Foto

    La discarica interna all'Ilva
    da tempo incubo degli ambientalisti

  • Articolo

    Ilva, via i sigilli della magistratura
    il gip firma il dissequestro dell'acciaio

  • Topic

    Processo all'Ilva

  • video

    Ilva, protesta a Montecitorio: ''Chiudete la fabbrica che uccide''

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    Taranto, Foschini: ''Florido, il simbolo della politica sindacale''

  • video

    Ilva: arrestato Presidente Provincia di Taranto


    i servi di RIVA - IL GIP: INQUIETANTE ASSERVIMENTO -

    IL GIP: INQUIETANTE ASSERVIMENTO - «Florido, Conserva e Specchia, operando in piena unità di intenti, hanno rivelato una inquietante, forte inclinazione comportamentale ad asservire il pubblico ufficio, i pubblici poteri rispettivamente esercitati, al conseguimento di obiettivi di favore economico a beneficio di determinati soggetti (ovviamente, non di soggetti qualunque...), in spregio dei principi di buon andamento ed imparzialità della pubblica amministrazione». Il gip Todisco lo scrive nell’ordinanza di custodia cautelare eseguita stamani nei confronti del presidente della Provincia di Taranto, Giovanni Florido, dell’ex assessore provinciale all’Ambiente Michele Conserva (entrambi finiti in carcere), dell’ex direttore generale della Provincia Vincenzo Specchia (ai domiciliari) e dell’ex dirigente dell’Ilva Girolamo Archinà (già in carcere dal 26 novembre 2012) nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Taranto su presunti favori all’Ilva in materia di autorizzazioni per le discariche di rifiuti.


    LA MINACCIA DI LICENZIAMENTO A DIPENDENTE - Ai quattro arrestati viene contestato un tentativo di concussione per costrizione nei confronti di un ex dirigente del settore Ecologia della Provincia, Luigi Romandini, per indurlo a firmare (cosa che non fece, nonostante la minaccia di licenziamento) autorizzazioni in favore dell’Ilva. A Florido, Conserva e Archinà è contestata anche la concussione per induzione per aver costretto il successore di Romandini nello stesso ufficio, Ignazio Morrone, a sottoscrivere l'autorizzazione all’esercizio di discarica per rifiuti speciali nell’area 'Cava Mater Gratiaè, precedentemente richiesta dall’Ilva.

    ARCHINA' ORIENTAVA CONDOTTE POLITICI PROVINCIA - Dall’inchiesta Ambiente svenduto su presunti favori all’Ilva, sarebbe emerso anche che le condotte di Florido, Conserva e Specchia (presidente della Provincia, ex assessore all’Ambiente ed ex dg dell’ente) erano «ispirate e pilotate da Archinà (ex dirigente Ilva, ndr) il quale era talmente introdotto nei meccanismi di nomina dell’ente da essere al corrente anche delle nomine in cantiere e delle quali solo pochi giorni prima Conserva aveva parlato con un suo collaboratore». Lo scrive il gip di Taranto nell’ordinanza di arresto di Florido, Conserva, Specchia e Archinà. Riferendosi alla figura e al ruolo di Archinà, il gip scrive che l’ex dirigente Ilva «è informato di tutto, caldeggia nomine e spostamenti dei dirigenti, ispira ed orienta le condotte di Florido e Conserva e, senza la sua invasiva presenza, non si spiegano le ragioni per le quali negli uffici dell’amministrazione provinciale si insistesse tanto per una solerte e positiva risposta alle istanze dell’Ilva spa».

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