L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























martedì 2 luglio 2013

PRIOLO – COSA SI DEVE SAPERE SULL’INQUINAMENTO CHE UCCIDE. PIANO QUALITA' ARIA REGIONE SICILIA INTERPELLANZA ASSESSORE INTERLANDI INTERROMPE LA CONFERENZA FARSA

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PRIOLO – COSA SI DEVE SAPERE SULL’INQUINAMENTO CHE UCCIDE.


(*Mara Nicotra) Melilli, 23 maggio 2013 – La qualità dell’aria nella provincia di Siracusa non è per niente rassicurante. Oggi c’è pure scappato il morto all’Isab impianti Nord, la stessa azienda da cui sabato scorso proveniva quell’odore molesto di aglio tipico dei mercaptani, che ha messo in allarme la popolazione di Melilli. Domani potrebbero avanzare che possa essersi trattato di morte per infarto fulmineo o qualche aneurisma congenita. Potrebbero anche smentire le notizie riportate anche dal telegiornale della Rai: “incidente al petrolchimico di Priolo, muore giovane di 38 anni per inalazione di gas tossico”. Ma la verità è ormai quella che la popolazione sa.  Ieri sera c’erano in atto 2 sfiaccolamenti e a Melilli si respirava, anche se lievemente, la classica puzza di uova marce tipica dell’acido solfidrico. Salvatore Gangi, sposato con 2 figli, lavorava all’Isab impianti Nord da 10 anni,  tutto lascia supporre che è deceduto  perché l’impianto non funzionava bene, perché molto probabilmente si è esposto all’acido solfidrico o meglio ancora è stato lasciato  esporre senza dovute precauzioni a questo gas (H2S). Ma si può morire inalando l’acido solfidrico? O mercaptani? Certo che sì. L’H2S, gas estremamente tossico poiché irritante e asfissiante, a concentrazioni di 715.000 µg/Nm3, per inalazione, può causare la morte anche in 5 minuti (WHO 1981, Canadian Centre for Occupational Health and Safety 2001). Concentrazioni di oltre 1000 ppm (parti per milione) possono causare l’arresto cardiaco immediato. Nel polo petrolchimico siracusano dal mese di dicembre 2011 al mese di luglio 2012 è stato dimostrato dagli organi di controllo preposti, a seguito di diversi eventi e/o incidenti rilevanti, che l’H2S fuoriesce dalle raffinerie, in particolare: sistema torce, impianti di trattamento acque di scarico, linee e impianti che processano detto inquinante. Inoltre è stato rilevato che tutte le aziende del petrolchimico (Esso, Isab impianti sud, Isab impianti nord, Isab Energy) non sono dotate di analizzatori che h/24 svolgono funzione di sorveglianza dei livelli di questo gas negli ambienti di lavoro. In pratica sono carenti di sistemi di videosorveglianza in tutte le torce presenti di ciascun impianto. E ciò non consente di verificare costantemente la combustione dei gas di torcia. Manca anche un installatore di sistemi di termografia per il rilevamento del corretto funzionamento della fiamma pilota e sensori con attivazione di allarme acustico in sala controllo in caso di spegnimento della stessa; idonee coperture, sistemi di captazione e successivo convogliamento ad impianto di abbattimento dei vapori liberati dalle vasche degli impianti di trattamento degli effluenti liquidi. L’acido solfidrico in data 19/08/2011 con un picco 73.2 µg/Nm3 e in data 1/06/2012 con concentrazione 65.3 µg/Nm3 è stato riscontrato a Melilli (SR), un paesino arroccato sui M.ti Climiti, ma in linea d’aria distante dal petrochimico circa 2 Km. Il vento lo ha portato in maggior misura li. Ma è stato rilevato anche a Priolo e a Belvedere. Quantità che hanno destato allarme tra la popolazione considerato che l’inquinante fa puzza di uova marce e come da letteratura presenta una soglia olfattiva di circa 7 µg/Nm3 e un limite di esposizione consigliato dall’OMS (Organizzazione Mondiale Sanità) di 150 µg/Nm3 come media nelle 24 ore. I mercaptani invece appartengono ai solfuri. Sono composti incolori, con odore agliaceo sgradevole, derivati dall’acido solfidrico per sostituzione di un atomo di idrogeno con un gruppo metilico o etilico; sono poco solubili in acqua, ma miscibili con i principali solventi organici. Sono composti infiammabili e formano miscele esplosive, innescabili per scintilla; il gas è più pesante dell’aria e tende a diffondersi verso il basso a livello del pavimento o del terreno e può causare incendio in presenza di innesco, anche in punti lontani da quello di emissione. Per combustione il metilmercaptano svolge vapori tossici di anidride solforosa, mentre a contatto con acidi forma fumi di acido solfidrico, esplosivo e tossico. Viene anche impiegato come odorizzante per gas inodori, quali ad esempio metano e Gpl. Il forte e sgradevole odore dei mercaptani può provocare mal di testa, nausea, vomito. Tutti sintomi avvertiti sabato scorso dai melillesi. L’inalazione di vapori altamente concentrati può provocare raffreddamento delle estremità, tachicardia e perdita di coscienza con cianosi; il metile e l’etilmercaptano causano convulsioni e svolgono intensa azione irritante sulle vie respiratorie, fino a causare edema polmonare. E se Gangi fosse morto così? Non ci resta che aspettare l’esame autoptico. In Italia, a livello nazionale mancano completamente riferimenti normativi cogenti sui livelli accettabili di emissione di odore o di disagio olfattivo (salvo DM sulle BAT dei TMB in AIA). Secondo il T.U.LL.SS. 1934 n. n° 1265Capo III “Delle lavorazioni insalubri” art. 216-217: Quando vapori, gas o altre esalazioni, scoli di acque, rifiuti solidi o liquidi provenienti da manifatture o fabbriche, possano riuscire di pericolo o danno per la salute pubblica, il Sindaco prescrive le norme da applicare per prevenire o impedire il danno e il pericolo e si assicura della loro esecuzione ed efficienza. Nel caso di inadempimento, il Sindaco può provvedere d’ufficio nei modi e termini stabiliti. Il Sindaco può ordinare la chiusura di un impianto. Può anche intervenire la magistratura su richiesta del cittadino molestato dall’odore attraverso l’applicazione del codice penale … o del codice civile. Ma quando un sindaco del quadrilatero industriale Melilli, Priolo, Augusta, al verificarsi dell’evento, gli viene risposto dalle industrie che tutto va bene e che i parametri misurati sono a norma, cosa deve fare? Chiudere tutte le industrie lo stesso e in blocco? Oppure chiedersi come e perché si è arrivati a questo punto? Io dico solo una cosa. Che paghino con l’ergastolo gli assassini del popolo inquinato, a partire dalle forze politiche che financo hanno dormito tanto da non consentire  l’attivazione un Piano di Risanamento Ambientale sulla qualità dell’aria fermo al palo dal 1985, nonostante 100 miliardi delle vecchie lire stanziate con soldi pubblici.

Piu’ di 5 anni fa, il 21 novembre 2007, Legambiente Sicilia denunciava in una conferenza stampa, che il Piano Regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente, approvato e adottato con il D.A. n. 176/Gab del 9 agosto 2007 dall’assessore al Territorio e Ambiente Rossana Interlandi, era un copiato dall’omologo Piano della Regione Veneto di alcuni anni addietro, nonché un collage di capitoli, paragrafi, ecc. integralmente trascritti da pubblicazioni già edite da altri Enti ed Amministrazioni. Gli autori coordinati dal dirigente responsabile del Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” del Dipartimento Ambiente, Salvatore Anzà, non si erano neppure accorti che quel Piano del Veneto, cui avevano attinto, era già stato bocciato dalla Comunità Europea parecchi anni prima, né che nel copia e incolla si erano generate inedite “comunanze” e “similitudini” tra le caratteristiche ambientali del Veneto e della Sicilia, tipo il “sistema aerologico padano” della Regione Siciliana, la limitazione delle ore di utilizzo del riscaldamento domestico a causa della rigidità del clima, l’incremento delle piste ciclabili lungo gli argini dei fiumi e dei canali presenti nei centri storici dei Comuni siciliani al fine del miglioramento del traffico urbano, la persistenza delle Comunità montane, ecc. La vicenda suscitava, a causa dei suoi risvolti paradossali, notevole clamore e turbamento a livello mediatico e nell’opinione pubblica regionale e nazionale, attirando persino l’attenzione della trasmissione satirica Striscia la notizia che vi dedicava un esilarante servizio, nel corso del quale il dirigente generale del Dipartimento Ambiente, Pietro Tolomeo, per giustificare l’abnormità dei fatti, arrivava a definirli frutto di “pochi refusi”, tuttavia lasciandosi scappare che “nel copiare può succedere”. L’assessore Interlandi nominava una commissione d’inchiesta per gli accertamenti del caso e delle responsabilità, ma la commissione, di fronte all’imbarazzante situazione, si trincerava dietro un’enigmatica astensione dal rilasciare una qualsiasi relazione. A distanza di circa 4 mesi l’Assessore Interlandi, con il decreto n. 43/Gab del 12 marzo 2008, riteneva di sanare le abnormità con la semplice eliminazione dal testo del Piano dei riferimenti più spiccatamente “padani”, ma lasciando inalterate le altre parti interamente copiate.Il c.d., Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente della Regione Siciliana, vale a dire un documento frutto di un mero assemblaggio, operato con il metodo del copia ed incolla, di porzioni di documenti di varia estrazione e provenienza, alcuni dei quali persino di scarsa attinenza e molti altri anche temporalmente superati (basti considerare che il Piano della Regione Veneto risaliva all’anno 2000 ed era stato bocciato dalla Comunità Europea), tutto può definirsi fuorché un documento di programmazione e pianificazione in materia di tutela e risanamento della qualità dell’aria. Nessun provvedimento risulta essere stato intrapreso nei confronti dei responsabili della redazione del Piano copiato. Detto Piano continua inspiegabilmente e poco decorosamente a risultare un documento ufficiale della Regione Siciliana e ad essere inserito nel sito istituzionale dell’Assessorato al Territorio e Ambiente, senza che i vertici politici dell’Assessorato, quelli burocratici del Dipartimento Ambiente ed i responsabili dell’ufficio competente che si sono succeduti abbiano ritenuto di intervenire al fine della sua revoca. A fine gennaio di quest’anno il Tribunale di Palermo ha depositato le motivazioni della sentenza n. 5455/2012, con la quale si sancisce che il c.d. Piano regionale per la tutela della qualità dell’aria contiene “vistose copiature di un piano di un’altra regione” e si condanna ad 1 anno e 8 mesi di reclusione l’allora responsabile del Servizio 3 del Dipartimento Ambiente e coordinatore del Piano copiato dott. Salvatore Anzà, poichè nell’esercizio delle sue funzioni aveva redatto e inviato a diversi Enti pubblici, regionali e ministeriali, una serie di note su carta intestata dell’Assessorato al Territorio e Ambiente dai contenuti opinabili in danno di Legambiente e del suo Presidente Regionale arch. Domenico Fontana per aver essi smascherato la copiatura del Piano. C’è chi ha chiesto (lo hanno fatto i deputati all’ARS del M5S) alla Regione di conoscere quali iniziative ritenga  la Regione Siciliana di voler adottare, ed in che tempi (dopo quasi 6 anni) per la revoca immediata del Piano copiato; come intende procedere per fare emergere le responsabilità degli autori e le coperture di cui gli stessi hanno potuto godere nel corso di questi anni, anche come segnale forte di abbandono di un deleterio modus operandi; per quali motivi il Piano copiato ha continuato fino ad ora a fare bella mostra sul sito istituzionale dell’Assessorato al Territorio e Ambiente senza che nessuno sia intervenuto al riguardo nonostante a conoscenza della copiatura e quindi della non conformità, il tutto ancor più aggravato dall’intervenuta condanna penale a carico del responsabile della redazione della copiatura del Piano; per quali motivi sono rimaste senza risposta, a distanza di oltre 4 mesi, le richieste di ritiro del Piano inoltrate all’attuale assessore al territorio da parte di Legambiente e della CGIL, ulteriormente sollecitate, anche con formale diffida, dalle associazioni Comitato Cittadino Isola Pulita, AugustAmbiente, Italia Nostra, WWF Palermo, disattendendo le norme sui procedimenti e sulla trasparenza amministrativa di cui alla L.R. 5/2011; se sono stati intrapresi provvedimenti nei confronti del dott. Salvatore Anzà a seguito della sua condanna e se il Governo intenda costituirsi parte civile nel processo contro gli ex Presidenti della Regione, Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo, e gli ex assessori al territorio e ambiente, Francesco Cascio, Rossana Interlandi, Giuseppe Sorbello e Roberto Di Mauro, che si aprirà il 3 giugno prossimo presso il Tribunale di Palermo; quando intende adottare un vero Piano regionale di risanamento della qualità dell’aria.
* Esperta problematiche ambientali
http://www.lanota7.it/priolo-cosa-si-deve-sapere-sullinquinamento-che-uccide/


Anza, Arnone, CAVALLARO, Ciampolillo, Cirincione, Fontana, genchi, interlandi, Legambiente, Messina, Pellerito, PIANO AEROLOGICO PADANO, PRIOLO, Sansone, Sentenza 5455/2012, SMOG MAZZARA, TOLOMEO, TRIZZINO, Zuccarello,

PRIOLO – COSA SI DEVE SAPERE SULL’INQUINAMENTO CHE UCCIDE. PIANO QUALITA' ARIA REGIONE SICILIA INTERPELLANZA


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