L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























mercoledì 3 luglio 2013

"Ti butto sugli scogli con i tuoi figli" Il vero volto della mafia Mafia, l'operazione "Alexander": le intercettazioni D'Ambrogio, nuovo capo dei capi: ecco il boss che voleva prendersi Palermo

GLI ARRESTI DI PORTA NUOVA

"Ti butto sugli scogli con i tuoi figli"
Il vero volto della mafia


Giovedì 04 Luglio 2013 - 19:43 



Un disco pub a Isola delle Femmine. Qualcuno che chiede protezione. Un imprenditore esasperato che decide di denunciare. E racconta quella volta in cui...

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Il Mambo Beach, in copertina D'Ambrogio

PALERMO - L'appuntamento in un magazzino. L'invito a staccare la batteria del telefonino. La saracinesca abbassata. Una mano stretta attorno al collo. E quella frase: “... stai attento a come ti muovi altrimenti ti butto sugli scogli a te e ai tuoi figli”. Ed è allora che l'imprenditore ha capito di non avere altra scelta all'infuori della denuncia.

Pietro Maimone era titolare di un disco pub, il Mambo Beach, sul lungomare di Isola delle Femmine. Aveva scelto di entrare in affari con Ignazio Li Vigni, uno degli arrestati del blitz di Porta Nuova. Solo che il suo socio aveva chiesto e ottenuto la protezione di Alessandro D'Ambrogio per fare la voce grossa con Maimone, finendo, però, egli stesso stritolato dal capomafia di Porta Nuova. Tutto inizia nel luglio 2009 quando, racconta Maimone, “dovendo finire i lavori di ristrutturazione del locale, dopo aver ricevuto diversi dinieghi di prestiti da vari istituti di credito con l'aiuto di un amico venivo messo in contatto con una persona che si proponeva di acquistarne il 50% tramite il pagamento di 100.000 euro. Dopo il versamento di una quota iniziale di 20.000 euro, nel gennaio del 2010, veniva pertanto costituita una nuova società”.

Una società che presto svela sgradite sorprese. Il locale è frequentato da persone poco raccomandabili. Che con arroganza consumano parecchio e non pagano il conto. Poi, iniziano a sparire soldi dalla cassa. Maimone, esasperato, dice a Li Vigni che non ha più intenzione di fare affari con lui. Risposta: “Poi vediamo chi deve uscire dalla società”. Dalle parole si passa presto ai fatti. Maimone cerca di capire in quale guaio si sia cacciato. Si affida ad alcuni parenti. Ed un giorno gli fanno sapere che lo stanno cercando. La convocazione è in un magazzino di via Polara, nella zona di corso Finocchiaro Aprile.

Così Maimone ricostruisce il drammatico pomeriggio: “Entrato nel locale, che mi è sembrato un deposito di frutta e verdura, ho trovato ad attendermi sette o otto persone disposte a semicerchio rispetto all'ingresso e che mi hanno letteralmente accerchiato”. Al centro c'è D'Ambrogio che lo prende per la gola: 'Tu mi conosci a me?... Li vedi? noi siamo i cani, basta un mio cenno per farti attaccare... domani portagli le chiavi entro mezzogiorno e stai attento a come ti muovi altrimenti ti butto sugli scogli a te e ai tuoi figli'”. Per evitare il peggio nei giorni successivi fanno sapere a Maimone che la si può sistema con 150 mila euro. Una cifra impossibile da pagare e addio locale. A quel punto Maimone si ribella e denuncia.

Non è andata meglio a Li Vigni. I suoi amici sono diventati carnefici. Prima gli hanno fatto pagare 70 mila euro di pizzo. Poi, una nuova richiesta di denaro. Li Vigni ha cercato di convincere invano una donna ad entrare in società per soddisfare la richiesta di D'Ambrogio. Fallito il tentativo si è rassegnato come è emerso dalle sue stesse parole intercettate: “... oggi sono andato all'appuntamento... e gli ho dovuto dare le chiavi, sono chiuso”.

La vicenda non finisce qua, perché un anno dopo, siamo nel marzo scorso, Maimone ha cercato di ricominciare da capo. Ha preso in affitto per la seconda volta gli stessi locali di Isola delle Femmine. Mentre si trovava al centro commerciale Conca d'oro è stato avvicinato da un addetto alla sicurezza non ancora identificato che gli ha detto di essere amico di D'Ambrogio. “...Vedi di sistemarti la cosa con D'Ambrogio perché non ce l'hai messa bene questa situazione con lui”. La notte fra il 7 e l'8 giugno scorsi, qualcuno ha appiccato le fiamme al Mambo Beach.

http://livesicilia.it/2013/07/04/ti-butto-sugli-scogli-con-i-tuoi-figli-il-vero-volto-della-mafia_344329/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=%22TI+BUTTO+SUGLI+SCOGLI%22.+I+fatti+del+giorno%3A+5+luglio

Mafia, operazione Alexander: il profilo di Alessandro D'Ambrogio
 

Mafia, operazione "Alexander": il video 

Mafia, l'operazione "Alexander": le intercettazioni

Individuati i nuovi capi e gregari del mandamento di Porta Nuova. Trenta le persone fermate dai carabinieri. Tra questi Alessandro D'Ambrogio 

http://www.palermotoday.it/cronaca/mafia/operazione-alexander-video.html


D'Ambrogio, nuovo capo dei capi: ecco il boss che voleva prendersi Palermo

A Ballarò e dintorni lui era il dominus. Tutti nel "suo" quartiere si rivolgono a lui per ottenere le autorizzazioni e ritrovare lo scooter rubato. Una soffocante attività estorsiva: a 39 anni era l'uomo emergente dal futuro segnato

 Mafia, operazione Alexander: il profilo di Alessandro D'Ambrogio
Alessandro Bisconti 3 luglio 2013

Quasi quarant’anni, spregiudicato, temuto, rispettato anche dai mafiosi di spicco. Tutti si rivolgono a lui, per qualsiasi cosa. Dallo sfincione, alle sigarette di contrabbando. Dai motori rubati ai dissidi familiari. Guerra e pace, seta e piombo. Titolare di un'agenzia di pompe funebri a Ballarò, Alessandro D’Ambrogio era il “capo dei capi” del centro storico di Palermo. Una soffocante attività estorsiva. Mille minacce, una sola denuncia: quella del titolare del Mambo Beach di Isola delle Femmine. (LE INTERCETTAZIONI: VIDEO)

Tutti devono sottostare alle regole. Un esempio vale più di altri cento: alcuni suoi affiliati sono invitati a un matrimonio. Nozze tra la nipote di un mafioso e un uomo imparentato con un poliziotto.“Voi non andate da nessuna parte” sentenziò D’Ambrogio. Il matrominio in questione è quello della nipote del boss Antonino Ciresi. Gli affiliati di Ballarò mugugnano. Poi arriva lo stop alla partecipazione dal capo dei capi. Deciso, determinato, sfrontato: D’Ambrogio esce dal carcere nel dicembre 2011.

Quando Milano finisce in manette, lui ha già il futuro segnato. E' l’uomo nuovo, l’emergente. A prelevarlo dal carcere c’è Antonino Seranella (arrestato oggi). A 37 anni diventa il capofamiglia di Palermo centro. Tesse importanti rapporti di estrema collaborazione con le famiglie delle altre zona della città per il traffico di stupefacenti, che presto assume mire internazionali. La Spagna è il trampolino per il Sud America. In mezzo alcune trattative “africane”, condotte a Tunisi (l’affare fallisce per il costo eccessivo). E le riunioni a Villa Pensabene, con tutti gli altri capi. Chiovaro, Caporrimo, Castello.

Mafia, operazione Alexander: il profilo di Alessandro D'Ambrogio

I contatti si allargano nelle province. Nell’Agrigentino (Sambuca, Sutera), nel Trapanese e nel Nisseno. Il regista è Alessandro D’Ambrogio, boss in ascesa. Stringe mani, saluta: nelle feste popolari di Palermo aveva sempre un posto riservato in prima fila. Un mondo, Ballarò e dintorni, e le sue regole. Tutto passava dalle sue autorizzazioni. Anche per le “stigghiole”.
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Mafia, D'Ambrogio il boss emergente
e le minacce viaggiavano su Facebook

I carabinieri hanno scoperto i traffici della potentissima cosca del mandamento di Porta Nuova. Dalle estorsioni, considerate ormai poco remunerative, la mafia è tornata a investire sulla droga

Il nuovo boss quarantenne emergente si preoccupava innanzitutto di far rispettare le regole di Cosa nostra. E allora: vietato partecipare al matrimonio di una nipote di un uomo d'onore con un ragazzo che aveva parenti tra le forze dell'ordine. Nonostante invitati, nessuno dei mafiosi e dei loro familiari partecipò a quel matrimonio.


Alessandro D'Ambrogio, il nuovo capo del potentissimo mandamento di Porta Nuova, è l'elemento di maggiore spicco dei 24 arrestati dell'operazione Alexander condotta la notte scorsa dai carabinieri del comando provinciale di Palermo che hanno eseguito i fermi disposti dai procuratori aggiunti Teresa Principato e Leonardo Agueci. Fermi d'urgenza anche perché i mafiosi avevano notizie quasi in diretta del procedere dell'inchiesta. "Mi stanno arrestando", dice a un certo punto D'Ambrogio ascoltato da una cimice.

E così gli inquirenti decidono di tirare le fila di un'indagine che ha messo in rilievo come il mercato del pizzo si stia facendo sempre più asfittico per le ripetute denunce delle vittime e quindi stia diventando meno conveniente dal punto di vista costi-benefici. Da qui il gran ritorno del traffico di stupefacenti, direttamente con il Sudamerica, con guadagni  notevolissimi che rimpinguano le casse dell'organizzazione ma consentono anche di far lavorare tanti galoppini di Cosa nostra.


Nell'indagine, tuttavia, uno solo dei commercianti vessati ha collaborato con gli inquirenti, ed è uno dei due titolari del lounge bar Mambo beach di Isola delle Femmine, Pietro Maione, chiuso in magazzino e aggredito dagli uomini di Cosa nostra ai quali si era rivolto il suo socio, Ignazio Li Vigni, che aveva pensato di risolvere così i dissidi insorti con il suo socio. Costretto a cedere le chiavi del locale, Maione è andato a denunciare ma Li Vigni, poi finito anche lui nella lista degli arrestati, si è visto arrivare una richiesta di pizzo di 50.000 euro dagli uomini di D'Ambrogio per poter aprire il locale.



Per inviare i loro messaggi intimidatori, i nuovi mafiosi hanno cominciato ad usare anche i social network. Uno degli arrestati Giacomo Pampillonia utilizzava il suo profilo Fb per postare minacce e messaggi ai destinatari. Gli inquirenti li hanno intercettati e inseriti tra le prove a suo carico.



Nelle intercettazioni che hanno consentito l'emissione dei 24 provvedimenti di fermo anche alcuni dialoghi che confermano il ruolo centrale del boss agrigentino Leo Sutera e i suoi contatti con i boss emergenti del palermitano e del trapanese, contatti poi drasticamente interrotti alcuni mesi fa dall'operazione sulla mafia agrigentina che avrebbe bruciato la pedina che  -  secondo il procuratore aggiunto Teresa Principato e i carabinieri  -  avrebbe potuto portare fino alla cattura del boss latitante Matteo Messina Denaro.

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