L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























lunedì 22 luglio 2013

Roma, arrestato giudice del Tar “Così vendeva le sentenze”

CRONACHE
22/07/2013

Roma, arrestato giudice del Tar
“Così vendeva le sentenze”



De Bernardi forniva anche il nome dell’avvocato a cui rivolgersi
per instradare i ricorsi
ROMA
Imprenditori, banchieri, faccendieri e perfino ammiragli della Marina militare. Tutti sapevano a chi rivolgersi al Tar del Lazio per ottenere un aiuto al fine di ottenere «sentenze ad hoc». La stanza a cui bussare era quella del giudice Franco Angelo Maria De Bernardi, presidente della II sezione quater, del Tribunale amministrativo regionale. Dagli uffici di via Flaminia il magistrato aveva messo su un vero e proprio sistema di corruzione «integrale». Ai «clienti» forniva tutto, anche il nome dell’avvocato a cui rivolgersi per instradare i ricorsi. Al resto pensava lui. 
Nella sua attività aveva scelto l’avvocato amministrativista Matilde De Paola, stando a quanto accertato dai pm della Procura di Roma, come partner per mettere in atto «un articolato ed organizzato sistema di corruzione». Oggi i carabinieri del Noe li hanno arrestati, assieme ad altre cinque persone, con l’accusa di corruzione in atti giudiziari. 

De Bernardi era tornato al lavoro da pochi giorni, dopo che erano uscito indenne da un'altra vicenda giudiziaria che lo aveva investito all’inizio di maggio. In quel caso a muoversi era stata la Procura di Palermo che contestava al magistrato, assieme ad altre 34 persone, l’associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e abusiva attività finanziaria. Unaccusa che non ha retto il vaglio del Riesame con un De Bernardi quasi immediatamente scarcerato. 

Nell’inchiesta romana l’accusa è altrettanto pesante al punto che il Gip scrive che «sussistono seri elementi in ordine al fatto che De Bernardi si sia ripetutamente accordato con diversi privati ed in relazione a diversi procedimenti per alterare, dietro la corresponsione di somme di denaro, il corretto e imparziale esercizio dell’attività giurisdizionale». 

Tra chi sceglieva i suoi aiuti figura anche l’ex direttore della Banca Popolare di Spoleto, Giovannino Antonini, dal quale aveva accettato la proposta di cinquantamila euro in cambio di un suo intervento nel ricorso contro la Banca d’Italia con riferimento alla vicenda legata al commissariamento della Spoleto Crediti e Servizi Società Cooperativa, fondazione che controlla l’istituto bancario. A rivolgersi a De Bernardi sono stati anche due ammiragli della Marina per un ricorso e, in base a quanto scrive il gip nell’ordinanza, in cambio l’avvocato De Paola avrebbe garantito al magistrato «un compenso “mascherato” per circa 10 mila euro da una fattura emessa da Mandija Evis (compagna del giudice De Bernardi ndr)». 

Per il gip, quindi, siamo di fronte ad un «vasto sistema corruttivo che si è concretamente esplicato, in un intervallo temporale peraltro modesto». Un’attività illecita per nulla nascosta tanto che in una intercettazione il giudice si spinge a dire di aver emesso «sentenze ad hoc».  

http://www.lastampa.it/2013/07/22/italia/cronache/corruzione-in-atti-giudiziari-a-roma-in-manette-anche-un-giudice-del-tar-UXqOLkKw8ciyyMfciXeOyN/pagina.html

Corruzione, 7 arresti a Roma:
tra loro giudice e avvocato


Sette persone sono state arrestate, a Roma, con l'accusa di corruzione in atti giudiziari. Tra loro anche un giudice del Tar del Lazio, Franco Angelo Maria De Bernardi, oltre all'avvocato amministrativista Matilde De Paola e l'uomo d'affari Giorgio Cerruti, tutti condotti in carcere. Ai domiciliari, invece, sono finiti l'ex presidente della banca Popolare di Spoleto, Giovannino Antonini, Francesco Clemente e Lucio Felice Francesco De Sanctis.

Nell'ordinanza firmata dal gip Maria Paola Tommaselli, a De Bernardi si attribuisce il ruolo di principale esponente «di un articolato ed organizzato sistema di corruzione». Secondo il magistrato gli elementi raccolti dagli investigatori consentono di affermare che «il giudice del Tar si è ripetutamente accordato con diversi privati che avevano pendenze davanti al Tribunale amministrativo alterando, dietro compenso di denaro, il corretto e imparziale esercizio dell'attività giurisdizionale». Nell'ordinanza si ribadisce che nella sua illecita attività De Bernardi si è avvalso della collaborazione dell'avvocato De Paola ricevendo compensi sulla base di un «accordo corruttivo in virtù del quale egli, in cambio di una parte degli onorari non solo avrebbe indirizzato alla medesima persone che lui si rivolgevano per ottenere il suo interessamento, ma avrebbe altresì supportato il ricorrente mediante un'attivita' di collaborazione».

Il giudice De Bernardi nel maggio scorso era stato coinvolto insieme con altre 34 persone in un'inchiesta giudiziaria in corso a Palermo nella quale sono stati ipotizzati i reati di riciclaggio e abusiva attività finanziaria.

Nell'inchiesta, coordinata dal pm Stefano Pesci, sono coinvolti anche due alti ufficiali della Marina Militare, gli ammiragli Marcantonio Trevisani e Luciano Callini. Il giudice del Tar De Bernardi e l'avvocato De Paola secondo gli investigatori si sono occupati di due ricorsi presentati dai due ufficiali al Tar. Al primo sarebbe stata data una somma di denaro tramite la sua compagna Mandija Evis, che aveva rilasciato fattura. Secondo quanto emerso dall'inchiesta «il giudice si è occupato dei ricorsi nella fase di studio e predisposizione del ricorso ma non sarebbe intervenuto nella fase decisionale»

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