L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























giovedì 22 agosto 2013

BRUNO FRANCESCO OMICIDIO GALLINA GIACCONE DALLA CHIESA TRIBUNALE DI PALERMO UFFICIO ISTRUZIONE PROCESSI PENALI N. 2289/82 R.G.U.I. ORDINANZA - SENTENZA

TRIBUNALE DI PALERMO UFFICIO ISTRUZIONE PROCESSI PENALI N. 2289/82 R.G.U.I. ORDINANZA - SENTENZA Mafia a Isola delle Femmine Addio Pizzo 5 Custodia Cautelare
TRIBUNALE DI PALERMO UFFICIO ISTRUZIONE PROCESSI PENALI
N. 2289/82 R.G.U.I. ORDINANZA - SENTENZA


7. Omicidio Gallina Stefano (Vol.1/V) Il 1~ ottobre 1981 - alle ore 13,30 circa - alcune telefonate anonime giunte alla Stazione dei Carabinieri di Carini segnalavano come da poco fosse stato  consumato un omicidio nei pressi del passaggio a livello di detto Centro.  I Carabinieri, giunti sul posto, constatavano che all’altezza del civico 21 della Via Provinciale sostava una BMW targata PA-544227 - posta in mezzo a detta strada con senso di marcia verso la ss.113.  Sul sedile anteriore sinistro giaceva, privo di vita, Gallina Stefano, dagli stessi Carabinieri ben conosciuto perche’ diffidato.  Si apprendeva, altresi’, che la moglie della vittima, Simonetta Maria, è rimasta a sua volta ferita ed era stata accompagnata presso l’Ospedale di Carini.
·        Pag.Z.734 - L’autovettura. come detto, era ferma al centro della strada. con il senso di marcia verso Palermo, e presentava numerosi fori prodotti da colpi di arma da fuoco sul parabrezza e sulla carrozzeria. mentre i vetri degli sportelli anteriori erano frantumati e il pneumatico anteriore sinistro risultava forato.  Il Gallina. in sede autoptica. risultava essere stato attinto in varie parti del corpo da sette proiettili cal.38.

In localita’ “Foresta” di Carini, veniva, inoltre, :rinvenuta una Alfa Romeo Giulietta completamente distrutta dal fuoco ed i VV.FF.  provvedevano a spegnerne le ultime fiamme.  L’auto era di proprieta’ di Mercadanti Natale ed allo stesso era stata sottratta la notte del 18 agosto 1981 in Palermo.  Trattavasi, molto probabilmente. dell’auto usata dai killer per l’agguato al Gallina, stante le modalita’della sua distruzione nello stesso arco di tempo in cui era stato consumato il delitto.
Simonetta Maria riferiva che il giorno dell’omicidio, verso le ore 14 , dopo aver - Pag.2.735 -assistito al matrimonio del nipote Simonetta Domenico presso la chiesa Madre di Carini,con il marito si stava dirigendo in localita’ “Foresta” ove, nel ristorante “La Campagnola”, si sarebbe dovuto tenere il banchetto nuziale.  Lungo la via, la BMW del marito veniva sorpassata da altra autovettura i cui occupanti, dopo avere bloccato il mezzo, esplodevano numerosi colpi di arma da fuoco.  In preda al panico, la donna non sapeva dare nessuna altra utile indicazione sui killer, sulle armi adoperate o sulla dinamica del fatto.  Licastri Emilio riferiva che, precedendo con la sua auto quella di Gallina Stefano, stava recandosi al ristorante “La Campagnola” per partecipare al banchetto nuziale.  A circa 250 metri dal passaggio a livello ferroviario notava una autovettura ferma in senso trasversale rispetto all’asse della strada. Detta auto impegnava il senso di marcia opposto al suo, anche se con la parte anteriore :rivolta verso la SS.113.
Notava, altresi’, quattro uomini fermi sul  margine destro della strada, uno accanto all’altro, intenti a guardare verso il centro della carreggiata, tanto da dargli l’impressione che si fosse verificato un incidente stradale.

Subito dopo aver superato detta auto e, comunque, dopo circa 60/70 metri, udiva dei colpi di arma da fuoco per cui, istintivamente,  bloccava il suo mezzo e si rannicchiava per  proteggersi.

Proprio in quel momento, percepiva il rumore di un’autovettura che proseguiva ad alta velocita’ in direzione della SS.113 e riusciva a legge:e, a distanza di circa 40 metri, le ultime due cifre della targa, indicandole in “38”.

Il mezzo che si allontanava era lo stesso  poco prima avvistato fermo in mezzo alla  carreggiata ed era di colore giallo.

Il Licastri, quindi, riferiva di essere  sceso e di essersi avvicinato alla BMW del  Gallina ed aveva constatato come questi fosse  morto,  mentre la moglie veniva soccorsa da un parente. Sul luogo del delitto. poco dopo  sopraggiungeva il Carabiniere Taormina Angelo originario di Carini ed in servizio presso la  Borgo Nuovo il quale stazione di Palermo riferiva che: 

·        verso le ore 13,30 si trovava a  transitare a bordo della sua auto, proveniente  da Palermo per far ritorno a Carini;  giunto a circa 200 metri dal passaggio a  livello di Carini aveva notato una BMW con a  bordo una donna in preda a forte agitazione;

·        nel frattempo aveva notato a circa 15-20  metri dalla sua auto una Alfa Romeo Giulia di  colore giallo con a bordo un individuo dalla apparente eta’ di 30-35 anni che effettuava una   repentina inversione di marcia per poi dirigersi  velocemente verso Palermo;  aveva intuito che era accaduto qualcosa  effettuata a sua volta di grave e,  l’inversione  quindi,  di marcia, si era posto
all’inseguimento della Giulia, riuscendo a  riprendere contatto con la stessa nei pressi  della zona industriale di Carini;  - aveva constatato che gli sarebbe stato  impossibile raggiungere l’auto che procedeva a  velocita’ sostenuta ed aveva desistito  dall’inseguimento. mentre la predetta auto imboccava lo svincolo autostradale per Palermo  era riuscito. comunque, a rilevare il numero di targa che indicava in PA-453236.  immediate indagini facevano rilevare  come detta targa appartenesse proprio ad una  Alfa Romeo Giulietta di colore giallo intestata  ad Alimena Provvidenza. residente in Isola delle  Femmine, via Volta n.6Bruno Antonino marito della Alimena dichiarava che detta auto era stata prelevata il mattino del ottobre dal figlio Bruno Francesco.

·        Il Bruno non veniva rintracciato, ne’ i di lui genitori erano in grado di fornire utili indicazioni per  localizzarlo  anche se  concordemente, dichiaravano che lo stesso era  uscito di casa quel 1 ottobre verso le ore 7-7,30.

La successiva perquisizione in casa del Bruno dava esito negativo ed, essendo stata effettuata proprio in conseguenza della  individuazione della”Giulietta” gialla,  dovra’ ritenersi come negativa fosse stata anche la  ricerca della suddetta auto.

Si accertava, comunque, che il Bruno era  socio di una impresa di costruzioni edile  denominata “Immobiliare Sicania”, insieme con  Vitale Paolo e Biondo Salvatore.

Venivano sentiti i dipendenti di tale  impresa, Lo Cicero Vincenzo, Tripiciano Edoardo e Puleo Costantino (Vo1.1/V f.138) i quali,  concordemente, affermavano di aver visto il Bruno in cantiere, di mattina,quel 1 ottobre e  di averlo, successivamente, rivisto verso le ore 13/13,30 mentre si trovava, solo, presso la sua  abitazione di via A.Volta, con la sua auto.

Risentiti lo stesso giorno 2 ottobre, il  Lo Cicero, il Tripiciano ed il Puleo,  ammettevano di aver visto il Bruno solo verso le ore 8 del  1 ottobre, mentre escludevano di averlo poi rivisto verso le ore  13-13,30, non sapendo spiegare il perche’ della  precedente, contrastante dichiarazione

Precisava il De Cesare che nel corso della  settimana precedente il Bruno non era stato  visto in cantiere, mentre erano stati presenti  tutti i giorni il Vitale ed il Biondo i quali si allontanavano dal cantiere solo dalle 12 alle 13 per fare colazione.

Esprimeva la certezza che anche il  giovedi’ 1 ottobre il Biondo ed il Vitale erano  stati nel cantiere e, come al solito, si erano  allontanati dalle 12 alle 13.

Questa ultima circostanza la ricordava  bene in relazione al Vitale   (Volo 1/V bene in relazione al  (Vol.1/V ~.147).
Biondo Salvatore (Volo 1/V ~.150) (Vol.1/V %.153) contrariamente a quanto asserito dagli altri dipendenti, riferiva che il Bruno  era giunto in cantiere la mattina del 1   ottobre  verso le ore 9.   

Dopo qualche era, lui, il Bruno  ed il Vitale si erano portati a circa 100 metri di distanza dal cantiere per tracciare la  recinzione di un villino gia’ esistente ed  avevano finito detto lavoro verso le ore 14.
Avevano consumato la colazione sul posto  e, successivamente, erano tornati al cantiere  dove si erano trattenuti sino alle ore 17.

Aggiungeva che il Bruno era tornato in cantiere, seppure per pochi minuti. Vitale Paolo (Vo1.1/V f.154) - (Vo1.1/V  f.157) confermava sostanzialmente le  dichiarazioni rese dal Biondo sui  movimenti del Bruno il giorno 1 ottobre e insisteva nel riferire che loro tre erano stati a tracciare la recinzione   ed avevano passato insieme la   giornata.
I due venivano, ovviamente, tratti in  arresto con la imputazione di favoreggiamento personale, essendo palese il mendacio in relazione ai movimenti del Bruno nella giornata del 1 ottobre.
Si provvedeva, comunque, a rintracciare il  Proprietario del villino della cui recinzione avevano parlato il Vitale ed il Biondo.

Il predetto identificato per Luparello Santo – dichiarava di aver incaricato il Biondo, il Vitale ed  il Bruno dei lavori di recinzione del suo villino in contrada “Inserra” di Palermo,  verso la fine di luglio primi di agosto.

Gli stessi avevano accettato, ma avevano  dichiarato di non potere iniziare subito i  lavori perche’ altrove occupati.

A fine agosto, avendo venduto il suo  appartamento di via Cataldo Parisio, era stato  costretto a trasferirsi nel residence Marbela in attesa che fosse reso abitabile il suo predetto villino e, pertanto, aveva pregato i tre di accellerare i lavori di recinzione agli stessi affidati.

Aveva, quindi, potuto notare che  sicuramente prima della fine di settembre, la recinzione era gia’ stata tracciata con calce e terra e che i lavori erano iniziati.

Dei lavori si occupava quasi esclusivamente il Vitale, con l’assistenza del Biondo, mentre il Bruno era presente solo saltuariamente.

Precisava come fosse da escludere che il 1 ottobre 1981 la recinzione con la linea di calce dovesse ancora essere tracciata (Vol.3/V f.83).

Le indagini istruttorie, dunque, avevano acclarato come il Bruno si fosse presentato in cantiere la mattina del 1 ottobre e, allontanatosi, non era stato piu’ visto, ne’  quel giorno. ne’ nei successivi giorni.

Il tentativo di fornire un alibi al Bruno da parte dei suoi soci Vitale e Biondo era  miseramente naufragato: i due, infatti, erano stati smentiti dai dipendenti della impresa sulla presenza del Bruno in cantiere nel corso della giornata del ottobre. come pure erano  stati smentiti dal Luparello sulla recinzione  del villino per tracciare la quale tutti e tre i soci sarebbero :rimasti a lavorare sino al primo  pomeriggio di quel fatidico 1 ottobre.

Tornando alla scena del delitto e, segnatamente, alla BMW del Gallina, si deve osservare come sulla stessa fossero state rinvenute tracce di una lunga striatura dalla lunghezza di mt.2 sulla fiancata sinistra, dal parafango posteriore allo sportello posteriore, prodotta verosimilmente da collisione con altro autoveicolo (Vol.1/V f.48), nonche’ tracce di vernice, presumibilmente beige.

Veniva disposta perizia tecnica per accertare la natura e le caratteristiche chimico-fisiche e meccaniche di alcune impronte e tracce esistenti sulla carrozzeria della BMW.

Il Perito «Vo1.3/V f.2.42.) e segg.) riferiva come l’esame, effettuato con adeguata attrezzatura, avesse permesso di accertare che l’impronta in argomento consisteva in un “riporto di smalto di finitura di tipo sintetico termoindurente a tono cromatico giallo chiaro e doveva ritenersi l’esito di un urto di tipo superficiale, ad andamento continuo, fra l’unita’ in esame ed altra autovettura, con  carrozzeria definita a mezzo prodotti (smalti) sintetici  a tono cromatico giallo”.

In breve, il Perito rilevava come la striatura fosse stata prodotta dall’urto con altra autovettura di colore giallo.

Depositata la relazione di perizia in cui si e’ detto, perveniva. in data 29.11.82, una istanza dei difensori del Bruno
     verniciatura”.
Veniva fuori. cosi’, la fantomatica “Giulietta” del Bruno che invano cercata nel corso dei numerosissimi controlli e delle accurate perquisizioni. ora risultava essere in possesso dei genitori dello stesso.

Il giorno 11 gennaio 83 venia conferito  allo stesso Perito il nuovo incarico di perizia sulla auto “Alfa Romeo Giulia Nuova Super 1300” targata PA-453236
La relazione «Yo1.3/V f.314) e segg.) permetteva di far naufragare anche questo ulteriore tentativo di maldestra difesa approntato dal Bruno e dai suoi genitori.

Rilevava, infatti, il Perito che: trattavasi di una berlina con carrozzeria in tono cromatico giallo; l’autovettura denunciava, in tutta evidenza, gli esiti di interventi estesi di ripristino della verniciatura e, in particolare, dello smalto di finitura, con impiego di prodotti, mezzi d’opera di tecniche in tutto e per tutto diverse da quelle orginali;
lo smalto era stato dato con mezzi  artigianali, (pistola ad aria compressa), mentre gli spessori del film di vernice denunciavano macroscopiche difformita’ da zona a zona della carrozzeria, con variazioni comprese fra 100 e 220 micron e, comunque, di gran lunga superiori a quelli originali, normalmente contenuti in  misura non superiore a 60 microni  gli spessori maggiori, rilevati in alcune zone circoscritte, quali alloggio fari anteriori e cofano posteriore, documentavano interventi di ripristino della carrozzeria con risagomatura dei lamierati;  

l’autovettura, in atto, non mostrava tracce evidenti di fatti traumatici anche superficiali e di modesta entità le attuali condizioni degli smalti di finitura testimoniavano interventi di ripristino avvenuti in epoca compresa tra i 12 ed i 16 mesi anteriori alla data dell’accertamento i  riporti di smalto a suo tempo rilevati  sull’autovettura BMW 520 (quella del Gallina) non avevano attinenza alcuna con i prodotti impiegati per l’attuale definizione della berlina in esame i questi ultimi, diversi da quelli impiegati dall’Alfa Romeo, potevano appartenere alla gamma di prodotti usati dalla Fiat per alcune sue auto.

Il Bruno, cioe’, 12 o 16 mesi prima dell’accertamento, aveva provveduto a far riparare la carrozzeria e a far  riverniciare di giallo l’auto, con prodotti diversi da quelli impiegati dalla casa costruttrice.

Cosi’ facendo, l’imputato eliminava le tracce di striature riportate a causa dell’impatto con la BMW del Gallina e sostituiva la vernice, sicche’ non vi fosse piu’ corrispondenza alcuna tra le tracce di vernice lasciate sulla BMW e la vernice della sua “Giulia”: tali si rivelavano le conclusioni da trarre e dalla perizia e dai successivi accertamenti richiesti dal P.M. ed effettuati dal .l.«Vol.3/V f.3Z7) e segg.).

Detti accertamenti, infatti venivano effettuati per acclarare se vi erano state accurate ricerche della “Giulia” e per tentare di individuare chi e come avesse effettuato i lavori di “ripristino” sulla stessa.

Veniva sentito, innanzitutto, l’Ing. Ennio Ribaudo (Vo1.3/V f.328) Perito dell’Ufficio nelle due perizie - e questi riferiva che, per eseguire accertamenti sulla “Giulia” del Bruno, era stato rilevato a casa dallo avvocato Ganci (difensore dell’imputato), il quale, con la sua  auto, lo aveva condotto in Isola delle Femmine davanti ad un garage.

Qui gli era stato presentato un uomo che si era qualificato come il padre del Bruno, mentre all’interno del garage stesso gli era stata fatta trovare l’auto.

Lo stesso avv. Ganci gli aveva specificato come il garage si trovasse a circa 200 mt  dalla abitazione del Bruno.

Precisava il Ribaudo di non essere in grado di indicare chi avesse effettuato le riparazioni rilevate sull’autovettura e che, comunque, queste risalivano ad epoche diverse: la brillantezza degli smalti gli faceva dedurre che le riparazioni piu’ recenti erano quelle della parte anteriore dell’autovettura.

Il Comandante della Compagnia Carabinieri di Partinico veniva, quindi, incaricato di svolgere indagini per individuare il citato garage, nonche’ per individuare chi avesse disposto le riparazioni sull’auto. Al predetto veniva chiesto anche di indicare i nomi dei militari dell’Arma incaricati delle ricerche del  Bruno e della sua autovettura.
Con il rapporto del 27  Yol.3/Y f.330) gennaio 1984 e segg.), -la Compagnia cc. di Partitico  indicava i nominativi dei Militari impegnati nelle ricerche di cui sopra.

Con lo stesso rapporto si segnalava l’avvenuto sequestro dell’auto trovata in possesso di Tesauro Girolamo.

che: Quest’ultimo (Vo1.1/V f.345) dichiarava nel 1981 Bruno Antonino (padre dell’imputato) gli aveva offerto in vendita un’auto che deteneva in un garage;
provata l’auto e l’aveva acquistata;

concordato il prezzo, poiche’ l’auto presentava macchie di ruggine, aveva contattato un carrozziere eventuale riverniciatura;
per la a causa dell’alto costo necessario per eseguire detta riverniciatura, vi aveva rinunciato ed aveva solo provveduto, prima dell’estate 83, a far installare sulla stessa l’impianto di alimentazione a gas; nel novembre del 1983 aveva avuto un incidente stradale all’incrocio tra via Leopardi e via Pipitone Federico;

mentre era in possesso di detta autovettura, Bruno Antonino gliela aveva chiesta in prestito per qualche giorno e, cosi’, lui gliela aveva data per un 15 giorni nessun altro tipo di lavoro aveva fatto effettuare sull’auto, tranne il citato impianto a gas e la pulitura dei carburatori.

Bruno Antonino(Vol.1/V f.347) dichiarava di aver venduto l’auto al Tesauro con l’impegno, da parte di costui, di permettere la esecuzione di eventuali perizie sulla stessa. Aveva, infatti, riottenuto la predetta auto quando il difensore (del figlio) gliene aveva fatta richiesta.

Escludeva, comunque, di aver fatto eseguire lavori su detta auto.

Tesauro, successivamente (Vol.1/V f.354) aggiungeva che l’auto gli era stata venduta i primi mesi di quell’anno (1982), in quanto ricordava che “era d’inverno e che nell’estate io avevo gia’ la macchina”. Specificava che l’autovettura era stata da lui ritirata in una autorimessa sita a pochissimi metri dal caseificio del Bruno.

In una ultima occasione precisava (Vol.1/Vff.365) che l’auto gli era stata consegnata dal Bruno il 1 agosto 1982, lo stesso giorno in cui aveva subito una contravvenzione perche’ sorpreso a circolare senza il bollo.
L’autovettura, quindi, l’aveva restituita fin dai  primi dell’ottobre 1982 ed il Bruno non gli  aveva specificato i motivi di questa richiesta.
Era sicuro di non aver effettuato lavori  in detta auto in tutto il periodo in cui ne era  stato in possesso, come pure escludeva che la stessa auto avesse subito riparazioni nel periodo in cui era stata riconsegnata al Bruno.
L’ing. Ribaudo (Vol.1/V f.364) precisava di aver compiuto accertamenti sulla Giulia del Bruno nelle ore antimeridiane del giorno 8 marzo 1983 (Vol.1/V f.367).
I Militari dell’Arma che aveva partecipato alle ricerche e del Bruno e della sua auto, concordemente, dichiaravano di aver effettuato accurate ricerche anche del mezzo, ma infruttuosamente, ((Vol.1/V f.350) e segg.) nel corso delle numerose perquisizioni.
Nessun dubbio, quindi, che l’auto del Bruno venne accuratamente cercata e cio’, prescindendo dalle dichiarazioni dei Carabinieri, e’ del tutto ovvio se solo si pone mente al fatto che il nome dell’imputato era venuto fuori proprio effettuando accertamenti sulla sua auto notata sul luogo dell’omicidio del Gallina.
Gli accertamenti del Ribaudo, effettuati nel marzo del 1983, evidenziavano come i lavori di ripristino della vernice erano stati effettuati 12/16 mesi prima: cio’ porta a ritenere che tali lavori vennero eseguiti proprio in epoca prossima e posteriore a quella dell’omicidio del Gallina.
L’auto, subito dopo l’impatto con la BMW del Gallina,era stata fatta riparare ed era stata nascosta in un garage non di pertinenza del Bruno, si che era stato impossibile rinvenirla.
Se il Bruno, non avesse avuto nulla da temere avrebbe subito messo a disposizione degli inquirenti detta auto.
Aveva, invece, occultato la stessa anche per non farne rilevare lavori di riverniciatura effettuati e, dopo oltre 16 mesi, quando gia’ si conoscevano i risultati degli accertarnenti cromatici effettuati sulla BMW del Gallina, aveva tentato di giocare la carta  dell’esame peritale sulla stessa, sicuro della diversita’ delle vernici e della eliminazione  delle striature.
Che il Bruno sia l’autore materiale dell’omicidio del Gallina, comunque, è evidenziato anche dal falso alibi allo stesso fornito dal Vitale e dal Biondo e di cui si e' ampiamente detto.

Giova ribadire che i dipendenti del Bruno quel giorno lo videro solo nella primissima mattinata, mentre videro allontanarsi dal cantiere gli altri due soci solo per l'ora della colazione: cio' e ' stato ulteriormente confermato dal Luparello che ha decisamente affermato che la recinzione del suo villino era gia' stata effettuata molto tempo prima di quel  1 ottobre 81.

Individuato uno degli autori materiali dell'omicidio sorpreso proprio mentre precipitosamente si allontanava a bordo della "Giulia" con la quale aveva, con altri, atteso il Gallina resta da esaminare il movente dell'omicidio stesso.

Gallina Stefano apparteneva ad una famiglia (i "Malavita") tristemente famosa nella zona di Villagrazia di Carini per vari episodi delittuosi. Gallina Vito suo cugino – era stato ucciso in Fabriano il 4.2.74, mentre un  altro suo cugino – Gallina Giovanni - era stato ucciso a Carini subito dopo, il 26.5.74.

Gallina Salvatore, fratello dei suddetti Vito e Giovanni,era stato tratto in arresto dai cc. di Palermo il 22.10.80 perche' implicato in fatti connessi al traffico di stupefacenti, mentre un altro Gallina Salvatore, pure cugino della vittima, risulta essere latitante perche' colpito da mandato di cattura (n.220/S0) emesso dal G.Io di Palermo per traffico di stupefacenti.

Pipitone Angelo Antonino elemento di spicco della mafia di Carini- e imputato nel presente procedimento penale, e' implicato nel traffico di stupefacenti (m.c. N.240/80 emesso dal G.I.di Palermo): lo stesso e' un altro cugino della vittima.

Nell'agosto del 1980, proprio dietro l'abitazione del predetto Pipitone veniva  scoperta una raffineria eroina (Gerlandi abitazione e della raffineria si trovava la Alberto ed altri), mentre nei pressi di detta villa"bunker" di Badalamenti Antonino (ucciso  il 18 agosto 81), reggente della famiglia mafiosa di Cinisi, succeduto a Gaetano Badalamenti nel controllo di detta famiglia.

L'omicidio del Gallina quindi si  inquadra perfettamente nella strategia di eliminazione Dei  "fedelissimi"   di Gaetano Badalamenti.

Ed, invero, dopo la eliminazione di alcuni dei suoi cugini, dopo l'arresto e la latitanza di altri, Gallina Stefano aveva assunto un ruolo di preminenza all'interno di detta famiglia, venendo, cosi', ad essere  un punto di riferimento e di forza per tutti gli altri amici del Badalamenti.

Non va, infatti, dimenticato come per isolare il potente boss di Cinisi siano stati eliminati Badalamenti Silvio (Marsala 2.6.83), Badalamenti Natale   (Carini, 21. 1 1 . 1983) Badalamenti Agostino (20.2.84 Rep.:Eed Ted.) Badalamenti Salvatore (Cinisi, 19.11.1982) Badalamenti Antonino(Carini, 18.8.1981).

La stessa successione cronologica tra gli omicidi di Badalamenti Antonino e Stefano Gallina e' altamente indicativa se rapportata anche al ruolo assunto dai due all'interno della famiglia di Cinisi.
Secondo quanto riferito dal Buscetta e quanto oggettivamente emerso dalle indagini relative all'omicidio di Badalamenti Nino, come si e ' visto questi aveva sostituito, per decisione della commissione, Gaetano Badalamenti come capo della"famiglia" di Cinisi.

Trattavasi, pero', pur sempre di un Badalamenti , con l'ex capo ancora libero ed attivo, rappresentava una minaccia alle mire egemoniche dei corleonesi.
Badalamenti Nino viene, cosi', ucciso il 18.8. 81 e, dopo due mesi. appena, viene ucciso anche Stefano Gallina mentre Badalamenti Natale altro componente della famiglia, VIENE ucciso nel novembre del 1983.
Il ruolo del Gallina, si ripete, va valutato proprio in relazione alla soppressione di Nino Badalamenti, all'arresto e alla latitanza di alcuni cugini del primo: tutto cio' aveva posto il Gallina stesso in una posizione di preminenza all'interno del clan Badalamenti e, quindi, nella logica dello sterminio degli amici e congiunti del vecchio capo, la sua eliminazione era inevitabile.

Per l'omicidio del Gallina, per il tentato omicidio di Simonetta Maria, nonche' per i connessi delitti di detenzione e porto di armi (Capi 131, 132, 133), vanno rinviati a giudizio Greco Michele, Greco Ferrara Salvatore, Riina Salvatore, Riccobono Rosario, Marchese Filippo, Vernengo Pietro, Greco Giuseppe di Nicolo', Provenzano Bernardo, Brusca Bernardo, Scaglione Salvatore, Calo' Giuseppe, Geraci Antonio "nene''', Scaduto Giovanni, Lo Jacono Pietro, Montalto Salvatore, Bonurn Francesco, Buscami Salvatore, Pullara' Ignazio, Pullara' G.Battista, Savoca Giuseppe, Cucuzza Salvatore, Corallo Giovanni,Bono Giuseppe, Motisi Ignazio.
Greco Leonardo, Bruno Francesco e Prestifilippo  Mario Giovanni.
Vanno rinviati a giudizio per rispondere del delitto di favoreggiamento personale Biondo Salvatore e Vitale Paolo (Capo 134).

 Da pag 103  a pag   131


PROCESSO PER  ASSASSINIO DALLA CHIESA   ERGASTOLO A RIINA  TOTO AI KILLER FRANCESCO BRUNO SPADARO FRANCESCO E SENAPA PIETRO  18 MARZO 1995 

PALERMO. Nove condanne all'ergastolo per Totò Riina e altri esponenti della Cupola: si è concluso così, ieri sera a Palermo, lo stralcio del primo maxiprocesso a Cosa nostra per gli omicidi del generale Dalla Chiesa, di Boris Giuliano e di Paolo Giaccone.

La sentenza è stata emessa dalla terza sezione della corte d'assise d'appello. Per Riina è l'ottavo ergastolo. Le altre condanne a vita sono state inflitte a Bernardo Provenzano, da molti anni latitante; a Michele Greco, ‹Il papa›; a Francesco Madonia; a Pippo Calò, ‹cassiere› della mafia; a Bernardo Brusca, boss di San Giuseppe Jato; ad Antonino Geraci, capo del mandamento di Partinico; e ai killer Francesco Spadaro, Pietro Senapa, Francesco Bruno.

Il boss catanese Nitto Santapaola è stato assolto per il delitto Dalla Chiesa ma nell'ambito dello stesso processo gli era già stato inflitto il decimo ergastolo - ora confermato - per la strage della circonvallazione del 16 giugno '82. Quel giorno col boss Ferlito furono uccisi l'autista e tre carabinieri della scorta. La sentenza riconosce a Riina e alla Cupola la reponsabilità non solo per la strage Dalla Chiesa, ma anche per altri due clamorosi delitti eccellenti, a Palermo: l'uccisione, il 21 luglio '79, del vice questore Boris Giuliano, e l'agguato, l'11 agosto '82, al medico legale Paolo Giaccone, freddato tra i viali del Policlinico per essersi rifiutato di modificare l'esito di una perizia dattiloscopica.

Confermava il coinvolgimento di Antonino Marchese nella strage (5 morti) del Natale '81, a Bagheria. Complessivamente lo stralcio prendeva in esame 25 omicidi collegati alla feroce guerra di mafia scatenatasi negli Anni 80. La sentenza ribalta le conclusioni del verdetto emesso il 10 dicembre '90 da un'altra sezione della corte d'assise d'appello: Riina e gli altri boss erano stati assolti. Ma questa parte della sentenza fu annullata il 30 gennaio '92 dalla prima sezione della Cassazione che in quell'occasione era presieduta da Valente in sostituzione di Carnevale. Era stato il presidente Brancaccio, oggi ministro dell'Interno, a imporre l'avvicendamento per ragioni di opportunità. 

Ieri gli avvocati della parte civile, Galasso e Avellone, hanno sottolineato che la sentenza ‹ha ridato senso a un delitto, quello Dalla Chiesa, che rischiava di restare senza autori›.[a. r.è


La Stampa - Torino

pag. 11

TRIBUNALE DI PALERMO UFFICIO ISTRUZIONE PROCESSI PENALI N. 2289/82 R.G.U.I.
ORDINANZA SENTENZA emessa nel procedimento penale
CONTRO
ABBATE GIOVANNI + 706 VOLUME N. 3

- PAGO 365 -

GRECO MICHELE, GRECO SALVATORE N.7.7.1927, RIINA SALVATORE, RICCOBONO ROSARIO, MARCHESE FILIPPO, VERNENGO PIETRO, GRECO GIUSEPPE DI NICOLO’, PRESTIFILIPPO MARIO GIOVANNI, PROVENZANO BERNARDO, BRUSCA BERNARDO, SCAGLIONE SALVATORE, CALO’ GIUSEPPE, MADONIA FRANCESCO, GERACI ANTONINO N.2.1.1917, SCADUTO GIOVANNI, LO JACONO PIETRO, MONTALTO SALVATORE, BONURA FRANCESCO, BUSCEMI SALVATORE N.28.5.1938, PULLARA’ IGNAZIO, PULLARA’ G. BATTISTA, SAVOCA GIUSEPPE, CUCUZZA SALVATORE, CORALLO GIOVANNI, BONO GIUSEPPE, BRUNO FRANCESCO, MOTISI IGNAZIO, GRECO LEONARDO:

131) DEL REATO P. E P. DAGLI ARTT.110, 112 N.1, 575, 577 N.3 C.P., PER AVERE, AGENDO IN CONCORSO TRA LORO E CON IGNOTI, IN PIU’ DI CINQUE PERSONE RIUNITE, CAGIONATO LA MORTE DI GALLINA STEFANO, CONTRO CUI ESPLODEVANO NUMEROSI COLPI DI ARMA DA FUOCO, COMMETTENDO IL FATTO CON PREMEDITAZIONE.
IN CARINI, 1’1.10.1981.

VEDI ORDINE DI CATTURA 189/81 DEL 15.12.1981.
VEDI MANDATO DI CATTURA 2/82 DEL 2.1.1982.
VEDI MANDATO DI. CATTURA 323/84 DEL 29.9.1984.
VEDI MANDATO   DI CATTURA 418/84 DEL 4.12.1984.

132) DEL REATO P. E P. DAGLI ARTT.110, 112 N.” C.P., 56, 575, 577 N.3 C.P., PER AVERE, AGENDO IN CONCORSO TRA DI LORO, IN PIU’ DI CINQUE PERSONE RIUNITE, COMPIUTO ATTI IDONEI DIRETTI IN MODO NON EQUIVOCO A CAGIONARE LA MORTE DI SIMONETTA MARIA, CONTRO CUI ESPLODEVANO COLPI DI ARMA DA FUOCO, SENZA RIUSCIRE NELL’INTENTO PER CAUSA INDIPENDENTE DALLA LORO VOLONTA’.

•        PAGO 367 -
IN CARINI, 1’1.10.1981.
VEDI ORDINE DI CATTURA 189/81 DE1 15.12.1981.
VEDI MANDATO DI CATTURA 2/82 DE1 2.1.1982.
VEDI MANDATO DI CATTURA 323/84 DE1 29.9.1984.
VEDI MANDATO DI CATTURA 418/84 DE1 4.12.1984 .

133) DE1 REATO P. E P. DAG1I ARTT.61 N.2, 81 L.14.10.1974 AGENDO IN CPV. , 110 , 112 N.L N.497, C. P • , PER 10, AVERE, 12 E 14 CONCORSO TRA 1ORO E CON IGNOTI, IN PIU’ DI CINQUE PERSONE RIUNITE ED IN ESECUZIONE DE1 MEDESIMO DISEGNO CRIMINOSO, DETENUTO E PORTATO I11EGA1MENTE IN 1UOGO PUBB1ICO ARMI COMUNI DA FUOCO A1 FINE DI COMMETTERE I REATI DI CUI AI CAPI 131) E 132) DE11A RUBRICA.
•        PAGO 368-
IN CARINI, 1’1.10.1981.
VEDI ORDINE DI CATTURA 189/81 DEL 15.12.1981.
VEDI MANDATO DI CATTURA 2,/82 DEL 2.1.1982.
VEDI MANDATO DI CATTURA 323/84 DEL 29.9.1984.
VEDI MANDATO DI CATTURA 418/84 DEL 4.12.1984.


TRIBUNALE DI PALERMO UFFICIO ISTRUZIONE PROCESSI PENALI N. 2289/82 R.G.U.I.
ORDINANZA – SENTENZA emessa nel procedimento penale
CONTRO ABBATE GIOVANNI + 706 VOLUME N. 22
BRUNO FRANCESCO E’ STATO RAGGIUNTO DAI SEGUENTI PROVVEDIMENTI RESTRITTIVI DELLA LIBERTA’ PERSONALE:
A) ORDINE DI CATTURA N.189/81 PER L’OMICIDIO DI GALLINA STEFANO E PER IL TENTATO OMICIDIO DI SIMONETTA MARIA - CONNESSI DELITTI DI DETENZIONE E PORTO DI ARMI;
B) MANDATO DI CATTURA N.2/82 PER GLI CHE, PERTANTO, SONO IN STESSI REATI (VOL. L/V).
C) MANDATO DI CATTURA N.323/84 PER I REATI DI CUI AGLI ARTT.416 E 416 BIS C.P., PER I REATI DI CUI AGLI ARTT.71 E 75 LEGGE N.G85/75, NONCHE’ PER I REATI CONTESTATIGLI CON I PROVVEDIMENTI DI CUI ALLE LETT.A) E B)
QUESTO ASSORBITI.

BIONDO SALVATORE E VITALE PAOLO DEBBONO RISPONDERE DEL REATO DI FAVOREGGIAMENTO PERSONALE CONTESTATO LORO CON ORDINE DI CATTURA N.190/81 E MANDATO DI CATTURA N.1/82.

BRUNO FRANCESCO DEVE RISPONDERE DEI REATI ASSOCIATIVI (416, 416 BIS C.P.), DEI REATI DI CUI AGLI ARTT.71 E 75 LEGGE N.685/75, NONCHE’ DELL’OMICIDIO DI GALLINA STEFANO E DEL TENTATO OMICIDIO DI SIMONETTA MARIA, MOGLIE DI QUESTO ULTIMO.
BRUNO FRANCESCO DEVE RISPONDERE DEI REATI ASSOCIATIVI (416, 416 BIS C.P.), DEI REATI DI CUI AGLI ARTT.71 E 75 LEGGE N.685/75, NONCHE’ DELL’OMICIDIO DI GALLINA STEFANO E DEL TENTATO OMICIDIO DI SIMONETTA MARIA, MOGLIE DI QUESTO ULTIMO.

BIONDO SALVATORE E VITALE PAOLO, A LORO VOLTA, DEBBONO RISPONDERE DEL DELITTO DI FAVOREGGIAMENTO PERSONALE AVENDO, CON LE LORO DICHIARAZIONI, CERCATO DI FORNIRE AL BRUNO UN ALIBI, RISULTATO DEL TUTTO INCONSISTENTE, PER IL GIORNO DEL DELITTO (CAPO 134).

NEL TRATTARE DELL’OMICIDIO DI GALLINA STEFANO SI E’ ANALITICAMENTE ESAMINATA LA POSIZIONE DEL BRUNO IN PARTICOLARE, NE’ SI RITIENE IN QUESTA SEDE NECESSARIO RIPERCORRERE TUTTO L’ITER DELLE INDAGINI DI P.G. ED ISTRUTTORIE CHE HANNO PERMESSO DI INDIVIDUARE  NELL’IMPUTATO UNO DEI KILLER DEL GALLINA.  (VOL.1/V) .

In detta sede, inoltre, e' stata esaminata la posizione processuale del Biondo e del Vitale i quali - soci del Bruno in una impresa di costruzioni hanno tentato di fornire a quest'ultimo un alibi, miseramente crollato sotto una schiacciante mole di prove testimoniali.

Vi e' solo da esaminare la posizione del Bruno all'interno della organizzazione e, a tal proposito, vi e' rilevare come lo stesso non possa essere considerato un killer occasionale, ingaggiato per la eliminazione del Gallina, ma un membro stabile della organizzazione mafiosa.

Ed, invero, militano in tal senso due ordini di ragioni, tutti attinenti alle personalita' e della vittima e dell'imputato.

Stefano Gallina non era un personaggio di poco conto all'interno del gruppo di Gaetano Badalamenti ed, anzi, si e' gia' rilevato, parlando del suo omicidio, come, eliminato Nino Badalamenti, Gallina, latitanti o soppressi gli altri rimaneva unico elemento di spicco del gruppo: non n caso, infatti, la sua eliminazione seguiva di poco quella di Mino Badalamenti.

Di contro, il Bruno non poteva considerarsi un "manovale del crimine", stante la sua solida  posizione di costruttore edile: la sua scelta come killer del Gallina era dovuta proprio al suo inserimento nella organizzazione ed alla sua personalita' che l'avrebbe  reso insospettabile se non fosse stato notato da un testimone oculare mentre si allontanava precipitosamente dal luogo del delitto.

Il Bruno deve, quindi, rispondere del reato di cui all'art.416, nonche' del  reato di cui all'art.416 bis C.P .• come pure deve  rispondere dell'omicidio di Gallina Stefano e del tentato omicidio di Simonetta Maria nonche' dei connessi delitti di detenzione e porto d'armi (Capi 1, 10, 131, 132, 133).

Biondo Salvatore e Vitale Paolo vanno rinviati a giudizio per rispondere del reato di favoreggiamento loro ascritto con il mandato di cattura n.1/82. nel quale deve ritenersi assorbito l'ordine di cattura n.190/81.

Il Bruno. di contro, deve essere prosciolto con formula dubitativa dai reati di cui agli artt.71 e 75 legge n.685/75, non essendo emersi sufficienti elementi di responsabilita' a suo carico in ordine a tali reati (Capi 13, 22)

Da pag 165 a pag 169




BRUNO FRANCESCO ARCHIVIO STORICO DEL GIORNALE L’ORA DI PALERMO

giovedì 21 febbraio 2013

inventario 625667/118 data in 1983 data ul. 1983  
soggetto 1. Bruno, Francesco - Arresto - 1983. note 1 fotografia.
intestazione BRUNO FRANCESCO. Arrestato per spaccio di stupefacenti. PA 19/4/83.
cassetto 168 busta 118 doc 1

Pagina 191 di 1496

inventario 625667/119 data in 1990 data ul. 1990
soggetto 1. Bruno, Francesco -Arresto - 1990. note 10 fotografie: 3 dell'arresto di Francesco Bruno, 1 segnaletica, 1 dietro le sbarre del maxiprocesso, 1 foto ANSA; 1 foto dell'arresto dell'uomo che ospitava il Bruno durante la latitanza, 1 foto segnaletica, 2 dei contanti rinvenuti nell'abitazione, 1 dell'abitazione. 6 ritagli di giornale (Giornale di Sicilia, L'Ora).
intestazione BRUNO FRANCESCO. Imputato al maxiprocesso catturato dopo nove anni di latitanza. 22/10/1990.
cassetto 168 busta 119 doc 17

Pagina 191 di 1496

inventario 625673/404 data in 1982  data ul. 1982
soggetto 1. Enea, Vincenzo - Uccisione - 1982.
note 7 fotografie riguardanti l'uccisione di Enea, il corpo esanime di Enea, la folla di curiosi che stanzia intorno al corpo esanime di Enea.
intestazione ENEA VINCENZO. Costruttore fallito ucciso ad Isola delle Femmine. 8/6/82.
cassetto 174 busta 404 doc 7

Pagina 648  di 1496

inventario 625672/9 data in 1982 data ul. 1982
soggetto 1. D'Agostino, Benedetto - Uccisione - 1982.
note 3 fotografie del luogo del delitto, del  cadavere di D'Agostino e della Fiat 500  carbonizzata utilizzata dai killer per  uccidere l'uomo.
intestazione D'AGOSTINO BENEDETTO. Partanna Mondello, ucciso da killer nel suo  residence. 13/5/82.
cassetto 173 busta 9 doc 3

Pagina 567 di 1496

inventario 625677/163 data in 1982 data ul. 1982
soggetto 1. Impastato, Giacomo - Uccisione - 1982.
note 1 fotografia formato tessera  dell'Impastato, 2 fotografie riguardanti il  corpo esanime dell'ucciso
intestazione IMPASTATO GIACOMO. Ucciso a  Isola delle Femmine. 16/1/82
cassetto 178  busta 163 doc 3

Pagina 960 di 1496

inventario 625666/22 data in 1985 data ul. 1985
soggetto 1. Badalamenti, Vito -  Arresto - 1983.
note 2 fotografie, 3 ritagli di giornale sulla  concessione da parte della Spagna  dell'estradizione negli Stati Uniti del  boss Vito Badalamenti
intestazione BADALAMENTI VITO. Commerciante,  figlio di Tano Badalamenti. Novembre
'83 Cinisi.
cassetto 167  busta 22 doc 5

Pagina 136 di 1496


inventario 625666/21 data in 1983 data ul. 1983
soggetto 1. Badalamenti, Silvio - Uccisione - 1983.
note 6 ritagli di giornale sull'omicidio  Badalamenti, proclamatosi sempre  estraneo ad ogni coinvolgimento  mafioso
intestazione BADALAMENTI SILVIO. Nipote di don Tano. Ucciso a Marsala. 2/6/83
cassetto 167 busta 21 doc 6

Pagina 135 di 1496


inventario 625677/91 data in 1984 data ul. 1984
soggetto 1. Lo Bianco, Antonino Arresto - 1984 2. Di Maggio, Vincenzo - Arresto - 1984 3. Bruno, Giovanni - Arresto - 1984.
note 4 ritagli di giornale (L'Ora, Repubblica, Giornale di Sicilia, Corriere della Sera) riguardanti l'arresto dell'ex sindaco e del sindaco e assessori di Isola delle femmine. L'accusa: speculazione edilizia e assunzioni di favore. In manette anche un costruttore. Una delle due giunte arrestate dopo una settimana in cui i suoi componenti sono rimasti all'Ucciardone, è stata scarcerata, metre l'altra resta all'Ucciardone.
intestazione ISOLA DELLE FEMMINE. Arrestati: il sindaco e la sua giunta il costruttore Giovanni Bruno e l'ex sindaco 11/10/1984.
cassetto 178 busta 91 doc 4

Pagina 989  di 1496

inventario 625679/131 data in 1978 data ul. 1978
soggetto 1. Longo, Gaetano - Uccisione - 1978.
note 24 fotografie: del funerale (foto di Franco Zecchin), del figlio che ha assistito all'omicidio, dell'abitazione davanti alla quale è avvenuto l'agguato, della vettura in cui si trovava il Longo,
della moglie che si reca in ospedale, dell'ingresso della banca presso cui era direttore, dell'identikit dell'assassino.
intestazione LONGO GAETANO. Ex sindaco di  Capaci e direttore della Banca del popolo PA ucciso in un agguato sotto gli occhi del figlio. 17/1/1978.
cassetto 180 busta 131 doc 24

Pagina 1073   di 1496

inventario 625675/54 data in 1981 data ul. 1981
soggetto 1. Gallina, Stefano -  Uccisione - 1981 2.  Criminalità organizzata -  Carini - 1981.
note 1 fotografia di ritratto di Gallina ed 1  fotografia del cadavere. Sul retro nota  manoscritta: "Stefano Gallina, 59 anni,  allevatore di bestiame ucciso a Carini".
intestazione GALLINA STEFANO. Crivellato di  colpi, allevatore di bestiame. 2/10/'81.
cassetto 176 busta 54 doc 2

Pagina 834  di 1496

inventario 625676/352 data in 1976 data ul. 1976
soggetto  Guglielmo, Felice -  uccisione - 1976 2.  Criminalità organizzata -  Partanna Mondello - 1976.
note 2 fotografie di diverso formato del  Guglielmo, 5 fotografie riguardanti il  corpo esanime del Guglielmo, il luogo  dove è avvenuta l'uccisione, i funerali  dello stesso
intestazione GUGLIELMO FELICE. Mafioso  assassinato. (Palermo) Partanna  Mondello. 9/1/76
cassetto 177  busta 352 doc 7

Pagina 915  di 1496

inventario 625679/20 data in 0 data ul. 0
soggetto 1. Lo Cicero.
note 2 fotografie di grande formato con in primo piano, nell'una un giovane uomo, nell'altra un uomo più maturo, probabilmente si tratta della stessa persona
intestazione LO CICERO. Tommaso Natale.
cassetto180 busta 20  doc 2

Pagina 1086   di 1496


QUELLO 'SBIRRO' URLATO A RIINA JR  LA VITA "SPERICOLATA" DI DI GIACOMO

Venerdì 02 Maggio 2014 - 06:24 di Riccardo Lo Verso

Le confidenze di Giovanni Di Giacomo, captate in carcere, svelano retroscena inediti sul killer ergastolano del mandamento palermitano di Porta Nuova. E aprono delle piste investigative sull'omicidio del fratello Giuseppe, freddato alla Zisa.

PALERMO - Glaciale e spietato. Sia fuori che dentro il carcere. Pronto a massacrare di botte un altro detenuto e a dare dello “sbirro” al figlio di Totò Riina.
Sono le sue stesse parole, le parole di Giovanni Di Giacomo, killer ergastolano, ad aprire alcune piste investigative sull'omicidio del fratello Giuseppe, freddato alla Zisa. Parlando con un nipote e con l'altro fratello, Marcello, Giovanni non escludeva che il delitto fosse una vendetta nei suoi confronti. I colloqui sono stati registrati fra marzo e aprile scorsi, prima che Giovanni Di Giacomo individuasse in Onofrio ed Emanuele Lipari i presunti mandanti dell'omicidio e, così sostiene l'accusa, ne ordinasse l'eliminazione, “costringendo” i carabinieri ad accelerare il blitz a Porta Nuova.

Il nipote piangeva durante il colloqui. Si commuoveva pensando a Giuseppe che “... era tutto sparato... la costola... forse non ce l'ha fatta più ed è caduto e l'ultimo gli hanno sparato in testa...”. “... una volta che avevano questa intenzione c'è poco da fare”, spiegava Giovanni Di Giacomo con apparente freddezza. Poi, aggiungeva: “... può essere pure che è stato fatto per me”. “... sto pensando ora il fatto di Padova magari c'entra niente?”, gli chiedeva il nipote. Risposta: “... bravo... bravo... mettilo al dieci per cento però mettilo al dieci per cento... sei intelligente, ma lo hai pensato tu lo hai pensato?... il dieci per cento perché questo che dici tu non ha tutta questa capacità di potere... hai capito?”.
Il “fatto di Padova” è un episodio di inaudita violenza carceraria. L'11 luglio 2011, all'interno del penitenziario Due Torri della città veneta Di Giacomo massacrò a colpi di fornellino da campo un altro detenuto, Francesco Bruno. Che non è l'ultimo arrivato. Sta scontando pure lui un ergastolo per l'omicidio di Stefano Gallina, capomafia di Cinisi freddato negli anni Ottanta. Bruno, nato ad Isola delle Femmine, era uomo di fiducia di Saro Riccobono, storico boss di Partanna Mondello. Ha condiviso il ruolo di imputato in un processo con Salvatore Lo Piccolo colui che, vent'anni dopo, avrebbe preso il potere fra Resuttana e San Lorenzo.

Una mattina afosa del luglio 2011, le celle del carcere di Padova sono aperte per fare “respirare” i detenuti. Bruno si trova nel reparto Eiv (elevato indice di vigilanza). Un attimo di distrazione delle guardie carcerarie e nella sua cella piomba Di Giacomo. Al termine del pestaggio, Bruno riporta diverse fratture alle gambe e alle braccia. Il suo volto è tumefatto. La testa fracassata. Ci vorranno diversi interventi chirurgici e 500 punti di sutura per strapparlo alla morte e cucire le ferite. Oggi si trova nel carcere di Milano-Opera, dove ha assistito al processo nel corso del quale, nel 2013, è stato condannato a 30 anni per l'omicidio di Vincenzo Enea, un imprenditore edile di Isola delle Femmine assassinato, secondo l'accusa, per essersi rifiutato di entrare in società con alcuni mafiosi, tra cui Bruno.

Giovanni Di Giacomo stava per commettere, dunque, il terzo omicidio della sua vita dopo quelli di Natale Tagliavia, trovato incaprettato il 18 settembre '81 e di Filippo Ficarra, vittima della lupara bianca nel 1982. Sempre in carcere, su ordine di Totò Riina, Pippo Calò e Michele Greco, aveva cercato di di avvelenare Gerlando Alberti "u paccarè", lo storico capo della famiglia di Porta Nuova. Di Giacomo eseguiva ordini e non guardava in faccia nessuno. È uno che non le manda a dire. Non si è fermato neppure di fronte al figlio del capo dei capi. È accaduto anche questo.

Ancora una volta è lo stesso Giovanni Di Giacomo a raccontarlo. Al fratello Marcello, che l'11 aprile scorso era andato a trovarlo in carcere, ammetteva di avere avuto tanti, troppi “discorsi in galera … discorsi che ho avuto in galera… discorsi… hai capito?... per esempio… ho avuto discorsi pure con il figlio di Totò Riina… gli ho detto… 'sei sbirro'… 'sei cane'”. Giuseppe Riina è stato rinchiuso a Padova nello stesso carcere di Giovanni Di Giacomo.


A CURA DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA DI ISOLA DELLE FEMMINE

A cura del  Comitato Cittadino Isola Pulita di Isola delle Femmine 




BRUNO FRANCESCO,DALLA CHIESA,BORIS GIULIANO,PAOLO GIACCONE,SPADARO FRANCESCO,PIETRO SENEPA,RIINA TOTTO,PROVENZANO,FRANCESCO MADONIA,PIPPO CALO',MICHELE GRECO,BRUSCA BERNARDO,ENEA VINCENZO,


BILLECI SALVATORE (29.05.1937 via Gaetano Longo 10 CAPACI) PADRE DI VINCENZO E LEONARDA MARITO DI VASSALLO ANTONIETTA. AMMINSTRATORE UNICO SALICETO S.r.l. cessa dalla carica 30 marzo 2012 (REA PA-94262 C.F. 02524750821 PEC saliceto@arubapec.it costituita 27.02.1981 rappresentante impresa BILLECI VINCENZO  QUOTA 33,33% AMMINSISTRATORE UNICO BILLECI VINCENZO (18.09.69 Via Gaetano Longo 10 Isola delle Femmine in carica dal 30 marzo 2012) SOCIO PIETRO BRUNO (1946 via Roma 110 Isola delle Femmine) QUOTA 33,33% SOCIO VASSALLO GIUSEPPE 1959 (Via Vittorio Emanuele 157 CAPACI) QUOTA 33,33% FIGLIO DI VINCENZO

Il Sindaco, Gaspare prof. Portobello sottopone all’approvazione della Giunta Comunale la seguente proposta di deliberazione:

Nomina al Responsabile del III Settore, arch. Sandro D’Arpa, a rappresentare il Comune di Isola delle Femmine per la stipula dell’atto relativo alla cessione a titolo gratuito delle aree, censite al catasto terreni al fg. n. 3, p.lla n. 1790, per la realizzazione delle quali è stato ottenuto lo scorporo degli oneri di urbanizzazione primaria relativi agli immobili realizzati con C.E. n. 09/02, prospicienti su detta strada;

LA GIUNTA COMUNALE

Premesso che:
·         Che in data 14/05/2002 veniva rilasciata dal Comune di Isola delle Femmine la Concessione Edilizia n. 09/02, al Sig. Arena Giovanni, nato a Palermo il 15.06.1931, per la realizzazione di un insediamento residenziale su un’area sita in località “Quattro Vanelle” Via Passaggio della Tortora, identificata al N.C.T. al foglio di mappa 3 particella 1791 (ex 248/249 e 256), successivamente volturata al nuovo proprietario in data 01/09/2003 sig. Billeci Salvatore,nato a Capaci il 29/05/1937 e residente in Isola delle Femmine, Passaggio del Cedro n. 6, codice fiscale  BLL SVT 37E29 B645L, in forza dell’Atto di Permuta stipulato il 16/07/2003 presso il Notaio Francesco Rizzuto, Rep. n. 64703, registrato in Palermo il 29/07/2003 al n. 75925;
·         Che ai fini edificatori del lotto identificato al catasto - foglio n. 3 particella n. 1791, l’Ufficio Tecnico Comunale con nota p.llo n. 14137 del 12.11.2001 esprimeva la necessità della realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria, relative alla viabilità previste nel Piano Particolareggiato
·         Che in data 16.02.2007- veniva rilasciata dall’U.T.C., la concessione edilizia n. 3, ai sensi della L.N. 10/1977 art. 9 lettera “f”, per l’esecuzione di opere di urbanizzazione primaria consistenti nella “realizzazione della rete di distribuzione idrica, della rete fognante, della rete di distribuzione dell’energia elettrica, dell’impianto di illuminazione della rete stradale nonché della realizzazione della rete stradale nel lotto di terreno sito in Isola delle Femmine, Passaggio delle Tortore censito al N.C.T. al foglio 3 particella n. 1790;

Considerato che :
·         che il sig. Billeci Salvatore, nuovo proprietario intende ottemperare a quanto disposto dall’Ufficio Tecnico comunale, con nota p.llo n. 14137 del 12.11.2001, e procedere alla cessione a titolo gratuito delle aree, censite al catasto terreni al fg. n. 3, p.lla n. 1790, per la realizzazione delle quali è stato ottenuto lo scorporo degli oneri di urbanizzazione primaria relativi agli immobili realizzati con C.E. n. 09/02, prospicienti su detta strada;
·         che tale cessione deve avvenire in presenza di un Notaio;

DELIBERA

Autorizzare il responsabile del III Settore, arch. Sandro D’Arpa, a rappresentare il Comune di Isola delle Femmine per la stipula dell’atto relativo alla cessione a titolo gratuito delle aree, censite al catasto terreni al fg. n. 3, p.lla n. 1790, per la realizzazione delle quali è stato ottenuto lo scorporo degli oneri di urbanizzazione primaria relativi agli immobili realizzati con C.E. n. 09/02, prospicienti su detta strada;
Pareri ed attestazioni resi ai sensi e per gli effetti dell’art. 49 del t.u. sull’ordinamento degli enti locali, approvato con D.lgs. 18/08/2000, n° 267, relativi alla proposta indicata in oggetto:

Si esprime parere favorevole sulla regolarità tecnica della superiore deliberazione

           Il Direttore Generale
F.to      Dr. Manlio Scafidi


LA GIUNTA COMUNALE

Vista la superiore deliberazione, corredata dal parere prescritto;
Ritenuta meritevole di approvazione;
Con voti unanimi, espressi per alzata di mano, accertati e proclamati dal Sindaco

DELIBERA

Di approvare la superiore proposta di deliberazione, corredata dal prescritto parere, rendendola immediatamente esecutiva.









IL COSTRUTTORE FRANCESCO VASSALLO: MODELLO DI MAFIOSO-IMPRENDITORE DEGLI ANNI '50 E '60

Il primo caso è quello dell'imprenditore Francesco Vassallo ed è stato studiato da chi scrive all'interno della ricerca pubblicata nel volume L'impresa mafiosa. Vassallo non fu mai condannato e non gli furono applicate misure di prevenzione ma era un indiziato mafioso ed era legato da vincoli di parentela con mafiosi notori: aveva sposato Rosalia Messina, figlia del capomafia Giuseppe Messina e sorella di Salvatore e Pietro Messina, uccisi nel 1961 e nel 1962 all'interno del conflitto tra le famiglie mafiose della borgata palermitana di Tommaso Natale.

Figlio di un carrettiere e inizialmente carrettiere anche lui, il matrimonio con una ragazza appartenente a una famiglia mafiosa gli permette di avviare un'attività imprenditoriale all'inizio limitata all'area della borgata. Nel 1947 fu costituita la cooperativa Co.pro.la (Cooperativa produzione latticini), di cui era presidente, i soci erano il padre e sei fratelli e i cognati Salvatore, Pietro e Antonino Messina. I Messina erano ufficialmente dei pastori che durante la guerra e nell'immediato dopoguerra avevano saputo cogliere le occasioni offerte dal mercato nero dei prodotti alimentari e avevano in tal modo rafforzato ed esteso il dominio territoriale del loro gruppo mafioso. Questa composizione sociale, cementata dal vincolo parentale, assicura alla cooperativa un ruolo monopolistico nella vendita delle carni macellate e dei prodotto agricoli. Su questa base inizia la scalata che porterà Vassallo ai vertici dell'imprenditoria palermitana. Si comincia con un piccolo appalto per la costruzione della rete fognaria in due borgate, ottenuto con trattativa privata grazie alla consociazione con l'imprenditore Giulio Schiera, al rapporto di amicizia e d'affari instaurato con un imprenditore molto noto a Palermo, Enrico Ferruzza, e ai rapporti che Vassallo comincia ad avviare all'interno di ambienti politici e amministrativi. Si pongono così le basi per la costruzione di un sistema relazionale e di un sistema economico. Il sistema relazionale poggia su tre pilastri: parentela, amicizie, consociazioni e cointeressenze; anche il sistema economico ha un'articolazione trinitaria: imprese, finanziamenti, appalti di opere pubbliche e contratti con la pubblica amministrazione.

L'intreccio tra i due sistemi porta Vassallo alla conquista della città negli anni '50 e '60. Le nuove imprese (la Edil Palermo, la Leonardo da Vinci, la San Francesco residenziale Piraineto) partecipano alla speculazione edilizia che è passata alla storia come "sacco di Palermo" e molti degli immobili che vengono costruiti saranno affittati alle pubbliche amministrazioni per installarvi delle scuole, mentre non vengono utilizzati i fondi per la costruzione di edifici scolatici. Nel 1969 risultava che ben 15 istituti scolastici erano ubicati in immobili di proprietà di Vassallo, affittati al comune e alla provincia di Palermo, mentre in quegli anni la Sicilia risultava ultima nella graduatoria per regioni delle opere ultimate, appaltate e in corso di appalto. C'è una vera e propria "industria dell'affitto" che comporta vantaggi notevoli per imprenditori come Vassallo e oneri altrettanto consistenti per le casse pubbliche. Alla fine degli anni '60 il comune di Palermo spendeva in canoni d'affitto per le scuole lire 606.154.000 all'anno, e la provincia 308.514.000 lire. Ancora agli inizi degli anni '90 la provincia di Palermo risultava affittuaria di immobili degli eredi di Vassallo per uso scolastico (Santino-La Fiura, 1990, p. 142). A dire della Commissione parlamentare antimafia, "il Vassallo ha potuto attuare un vero e proprio piano regolatore di edilizia scolastica, valendosi di un potere extralegale, esercitato addirittura tramite la provincia e il comune di Palermo" (ivi, p.140)

Il costruttore Vassallo per anni è stato l'interlocutore privilegiato del nuovo gruppo dirigente del partito di maggioranza relativa (tra cui figuravano nomi che diventeranno notissimi, come Giovanni Gioia, Salvo Lima, Vito Ciancimino), che esercitava un potere decisionale quasi assoluto; aveva ottimi rapporti con le banche che gli concederanno prestiti consistenti, indispensabili per la sua attività imprenditoriale; in compenso praticava prezzi scontati per l'acquisto di appartamenti da parte dei suoi protettori. Il suo patrimonio veniva valutato in 17 milioni nel 1947, passa a più di tre miliardi nel 1960.
Nella ricerca già citata ho registrato le linee di credito di cui ha goduto Vassallo, a cominciare dal 1947, e osservato un andamento che procede in parallelo con le carriere di uomini politici. Nel 1958 egli ottiene vari mutui dal Banco di Sicilia per circa 400 milioni, nel 1959 per circa 500 milioni e nel 1960 per 250 milioni. Il 1959 è l'anno in cui Salvo Lima viene eletto sindaco di Palermo. Anche alla Cassa di risparmio, presieduta da Gaspare Cusenza, suocero di Giovanni Gioia,Vassallo godeva di notevole "credito": ottiene 117 milioni nel 1960, 137 milioni nel 1961 e 676 milioni nel 1962. Gli anni 1964-66 sarebbero stati anni di stasi economica per il costruttore, che però sarebbe riuscito a superare la crisi grazie a un mutuo di 560 milioni ottenuto dal Banco di Sicilia. "Anche per tale crisi passeggera s'è visto un legame con la carriera politica di Lima, non più sindaco, e con l'inchiesta sul comune di Palermo condotta dal prefetto Bevivino" (ivi, pp. 139 sg.). L'inchiesta del prefetto, avviata nel novembre del 1963, partiva da una situazione di fatto emblematica: l'80 per cento delle licenze edilizie veniva rilasciato a cinque "costruttori per conto terzi", cioè a dei prestanomi, uno dei quali era un muri-fabbro, un altro un venditore di carbone, e riscontrerà varie violazioni alle disposizioni del Piano regolatore compiute da Vassallo. Per anni il mercato edilizio era stato contrassegnato da una vera e propria anomalia e il Piano regolatore, adottato dal consiglio comunale nel dicembre del 1959, era venuto a legittimare una speculazione che aveva distrutto buona parte del patrimonio monumentale della città e cementificato la "conca d'oro", cioè la piana di Palermo una volta coltivata ad agrumi.

In questo periodo il mafioso-imprenditore conduce gran parte della sua attività grazie al denaro pubblico e ai rapporti che instaura con la pubblica amministrazione e con il ceto politico e si impone come la figura più dinamica di una borghesia di Stato, in gran parte parassitaria, dato che lo strato più consistente è formato dalla burocrazia degli Enti pubblici, in particolare della Regione siciliana a statuto speciale.
Nella geografia politica di Cosa Nostra, Isola delle Femmine ricade – stando alle ultime indicazioni del Ministero dell’Interno – nel Mandamento di San Lorenzo/Resuttana ed in particolare il suo territorio rientra nella sfera d’influenza di quella che viene comunemente denominata “famiglia di Capaci”.

Dai registri della GdF risulta che tra i componenti della Copacabana spa – la società immobiliare che, stando agli inquirenti, avrebbe dovuto reinvestire i proventi del traffico di eroina gestito dal clan Badalamenti, facendo fare “un salto di qualità all’organizzazione” – erano tali Billeci Salvatore e Rocco di Capaci, Bruno Pietro, Giuseppe e Giovanni di Isola delle Femmine, Badalamenti Vito e Leonardo di Cinisi (i figli di Tano) e Pomiero Giuseppe anche lui di Isola delle Femmine.

La  società B.B.P. snc richiamata da Russo Spena, risultava costituita dai Bruno e da Pomiero che, pertanto, il senatore nel 2000 indicava come verosimili prestanome di Gaetano Badalamenti

Il 6.05.05 il Giornale di Sicilia ha pubblicato la notizia del sequestro per mafia di beni per 4 milioni di euro a due imprenditori edili di Isola delle Femmine, Bruno Pietro e Vassallo Giuseppe: del primo si ricordava il collegamento alla cosca mafiosa del boss Badalamenti ed il fatto che aveva partecipato “con altri personaggi della mafia di Capaci e Isola delle Femmine” – cito testualmente – alla società Copacabana spa realizzata per la lottizzazione di un vasto appezzamento di terreno; Vassallo Giuseppe, figlio di Vincenzo, veniva addirittura indicato come “il capo della famiglia mafiosa di Capaci”, inserito “pienamente nel mandamento mafioso di San Lorenzo”.
Entrambi sono stati condannati con sentenza passata in giudicato per associazione a delinquere di stampo mafioso ex art. 416 bis c.p.
14.05.2009 l’Ufficio Tecnico Comunale del Comune  ha rilasciato una concessione edilizia in favore della famiglia Pomiero ed un’altra – in sanatoria – in favore della famiglia Vassallo/Billeci.
 A distanza di 25 anni dalla confisca delle quote della Copacabana spa il nostro UTC ha riunito i nomi di Pomiero e Billeci, quasi a conferma del noto brocardo vichiano circa i corsi e ricorsi della storia.
Licenza Edilizia ASSENTITA  in Sanatoria n 12 14 maggio 2009.  richiesta da Vassallo Antonietta (CAPACI 30.08.46)  eredi i figli Billeci Leonarda e Vincenzo  al Comune di Isola delle Femmine  per 20 appartamenti acquistati da VASSALLO Vincenzo (padre di Giuseppe)  e Siino Sebastiano immobili costruiti prima del 1977

2005 SEQUESTRO BENI PER 800 MILA EURO A CARICO DI BRUNO PIETRO IMPRENDITORE EDILE 1946, CONIGLIARO MARCELLO 1946 OPERAIO CARINI BENI PER 600 MILA EURO GIUSEPPE VASSALLO FIGLIO DI VINCENZO CAPACI 1959 SALICEO S.R.L. BENI SEQUESTRATI PER 2 MILIONI E 600MILA EURO

SALICETO S.r.l. BILLECI SALVATORE (29.05.1937 via Gaetano Longo 10 CAPACI) PADRE DI VINCENZO E LEONARDA MARITO DI VASSALLO ANTONIETTA. AMMINSTRATORE UNICO SALICETO S.r.l. cessa dalla carica 30 marzo 2012 (REA PA-94262 C.F. 02524750821 PEC saliceto@arubapec.it costituita 27.02.1981 rappresentante impresa BILLECI VINCENZO  QUOTA 33,33% AMMINSISTRATORE UNICO BILLECI VINCENZO (18.09.69 Via Gaetano Longo 10 Isola delle Femmine in carica dal 30 marzo 2012) SOCIO PIETRO BRUNO (1946 via Roma 110 Isola delle Femmine) QUOTA 33,33% SOCIO VASSALLO GIUSEPPE  81959 (Via Vittorio Emanuele 157 CAPACI) QUOTA 33,33% FIGLIO DI VINCENZO
In data 10.11.09 i ROS nel quadro dell’operazione Rebus hanno disposto il sequestro di beni siti nel territorio di Isola delle Femmine perché riconducibili al clan mafioso Madonia-Di Trapani.
In particolare pare si tratti – a detta degli organi di stampa – di immobili siti in via Passaggio del Coniglio n. 4 le cui risultanze catastali potrebbero condurre a terreni, opifici e appartamenti intestati a tali D’Arpa Vincenzo, Massimiliano, Pietro e Collura Vincenza: prescindendo dai motivi di rilevanza penale dei fatti, che sarà la Magistratura a valutare, i legami di parentela che stringono possibili prestanome di potenti boss mafiosi al capo dell’UTC isolano, aggiungono dolore e sgomento ad un clima già di considerevole tensione e sospetto. 

  


Nella geografia politica di Cosa Nostra, Isola delle Femmine ricade – stando alle ultime indicazioni del Ministero dell’Interno – nel Mandamento di San Lorenzo/Resuttana ed in particolare il suo territorio rientra nella sfera d’influenza di quella che viene comunemente denominata “famiglia di Capaci”.

Dai registri della GdF risulta che tra i componenti della Copacabana spa – la società immobiliare che, stando agli inquirenti, avrebbe dovuto reinvestire i proventi del traffico di eroina gestito dal clan Badalamenti, facendo fare “un salto di qualità all’organizzazione” – erano tali Billeci Salvatore e Rocco di Capaci, Bruno Pietro, Giuseppe e Giovanni di Isola delle Femmine, Badalamenti Vito e Leonardo di Cinisi (i figli di Tano) e Pomiero Giuseppe anche lui di Isola delle Femmine.
La  società B.B.P. snc richiamata da Russo Spena, risultava costituita dai Bruno e da Pomiero che, pertanto, il senatore nel 2000 indicava come verosimili prestanome di Gaetano Badalamenti

Il 6.05.05 il Giornale di Sicilia ha pubblicato la notizia del sequestro per mafia di beni per 4 milioni di euro a due imprenditori edili di Isola delle Femmine, Bruno Pietro e Vassallo Giuseppe: del primo si ricordava il collegamento alla cosca mafiosa del boss Badalamenti ed il fatto che aveva partecipato “con altri personaggi della mafia di Capaci e Isola delle Femmine” – cito testualmente – alla società Copacabana spa realizzata per la lottizzazione di un vasto appezzamento di terreno; Vassallo Giuseppe, figlio di Vincenzo, veniva addirittura indicato come “il capo della famiglia mafiosa di Capaci”, inserito “pienamente nel mandamento mafioso di San Lorenzo”.

Entrambi sono stati condannati con sentenza passata in giudicato per associazione a delinquere di stampo mafioso ex art. 416 bis c.p.

14.05.2009 l’Ufficio Tecnico Comunale del Comune  ha rilasciato una concessione edilizia in favore della famiglia Pomiero ed un’altra – in sanatoria – in favore della famiglia Vassallo/Billeci.

 A distanza di 25 anni dalla confisca delle quote della Copacabana spa il nostro UTC ha riunito i nomi di Pomiero e Billeci, quasi a conferma del noto brocardo vichiano circa i corsi e ricorsi della storia.

In data 10.11.09 i ROS nel quadro dell’operazione Rebus hanno disposto il sequestro di beni siti nel territorio di Isola delle Femmine perché riconducibili al clan mafioso Madonia-Di Trapani.

In particolare pare si tratti – a detta degli organi di stampa – di immobili siti in via Passaggio del Coniglio n. 4 le cui risultanze catastali potrebbero condurre a terreni, opifici e appartamenti intestati a tali D’Arpa Vincenzo, Massimiliano, Pietro e Collura Vincenza: prescindendo dai motivi di rilevanza penale dei fatti, che sarà la Magistratura a valutare, i legami di parentela che stringono possibili prestanome di potenti boss mafiosi al capo dell’UTC isolano, aggiungono dolore e sgomento ad un clima già di considerevole tensione e sospetto. 

Vassallo Salvatore – sindaco di Capaci  dal 1988 al maggio 1991 e gia' presente nel consiglio eletto nel 1983 - risulta essere allegato da vincoli di parentela nonche' di affinita' con Billeci Salvatore, imprenditore edile indiziato di appartenere ad organizzazione mafiosa, gia' sorvegliato speciale di P.S. ai sensi della legge n. 575/65. Insieme i predetti sono statiazionisti della "Copacabana S.p.a." facente capo al noto mafioso Gaetano Badalamenti destinata al riciclaggio dei proventi del traffico internazionale della droga;

Riccobono Giovanni - sindaco di Capaci dal 24 maggio 1991 al febbraio 1992   assessore e gia' presente nel consiglio eletto nel 1983, risulta essere legato da affinita' a Bruno Francesco, detenuto, ritenuto appartenente al clan dei Corleonesi. Nei confronti del Riccobono in data 4 aprile 1992 e' stato richiesto il rinvio a giudizio per accertare se, nella decisione adottata in qualita' di sindaco, di sciogliere la seduta consiliare del 28 settembre 1991, nel corso della quale erano stati presentati per l'approvazione alcuni piani di lottizzazione edilizia non approvati dai consiglieri presenti, ricorra l'ipotesi di reato di abuso di atti d'ufficio ex art. 323, comma secondo, del codice penale.


Nella geografia politica di Cosa Nostra, Isola delle Femmine ricade – stando alle ultime indicazioni del Ministero dell’Interno – nel Mandamento di San Lorenzo/Resuttana ed in particolare il suo territorio rientra nella sfera d’influenza di quella che viene comunemente denominata “famiglia di Capaci”.

Dai REGISTRI della GdF risulta che tra i componenti della Copacabana spa – la società immobiliare che, stando agli inquirenti, avrebbe dovuto reinvestire i proventi del traffico di eroina gestito dal clan Badalamenti, facendo fare “un salto di qualità all’organizzazione” – erano tali Billeci Salvatore e Rocco di Capaci, Bruno Pietro, Giuseppe e Giovanni di Isola delle Femmine, Badalamenti Vito e Leonardo di Cinisi (i figli di Tano) e Pomiero Giuseppe anche lui di Isola delle Femmine.
La  società B.B.P. snc richiamata da Russo Spena, risultava costituita dai Bruno e da Pomiero che, pertanto, il senatore nel 2000 indicava come verosimili prestanome di Gaetano Badalamenti

Il 6.05.05 il Giornale di Sicilia ha pubblicato la notizia del sequestro per mafia di beni per 4 milioni di EURO a due imprenditori edili di Isola delle Femmine, Bruno Pietro e Vassallo Giuseppe: del primo si ricordava il collegamento alla cosca mafiosa del boss Badalamenti ed il fatto che aveva partecipato “con altri personaggi della mafia di Capaci e Isola delle Femmine” – cito testualmente – alla società Copacabana spa realizzata per la lottizzazione di un vasto appezzamento di terreno; Vassallo Giuseppe, figlio di Vincenzo, veniva addirittura indicato come “il capo della famiglia mafiosa di Capaci”, inserito “pienamente nel mandamento mafioso di San Lorenzo”.
Entrambi sono stati condannati con sentenza passata in giudicato per associazione a delinquere di stampo mafioso ex art. 416 bis c.p.
14.05.2009 l’Ufficio Tecnico Comunale del Comune  ha rilasciato una concessione edilizia in favore della famiglia Pomiero ed un’altra – in sanatoria – in favore della famiglia Vassallo/Billeci.
 A distanza di 25 anni dalla confisca delle quote della Copacabana spa il nostro UTC ha riunito i nomi di Pomiero e Billeci, quasi a conferma del noto brocardo vichiano circa i corsi e ricorsi della storia.

Nel gennaio 2005, sono stati sequestrati i beni di proprietà di Giuseppe Vassallo, imprenditore di Capaci, appartenente alla locale famiglia mafiosa. Lo stesso, figlio del defunto Vincenzo Vassallo, 90 anni, già capo della famiglia mafiosa di Capaci, risulta “pienamente inserito nel mandamento mafioso di Palermo San Lorenzo”, cui fa capo il noto latitante Salvatore Lo Piccolo, di Tommaso Natale.
A carico di Vassallo, i militari dell’Arma hanno sequestrato 330.000 EURO in contanti, nove appezzamenti terreno, due appartamenti e cinque fabbricati, siti in Capaci, Isola e Palermo, nonché il capitale sociale, il complesso aziendale ed i beni immobili dell’impresa edile Saliceto Srl. Il valore complessivo dei beni sequestrati al Vassallo ammonta a circa 2.600.000 EURO


Bruno, dunque, secondo gli investigatori, sarebbe tornato in gioco dopo che in passato era stato legato al vecchio padrino Gaetano Badalamenti. Riavvolgendo il nastro del tempo fino agli anni Ottanta si scopre che sulle ceneri di un'impresa dei Badalamenti era nata la Copacabana spa. Una società, poi confiscata, di cui faceva parte lo stesso Bruno, e creata ad hoc per lottizzare un grosso terreno a Capaci. Tra i soci c'era pure Giuseppe Pomiero, un cognome da tenere bene in mente. In paese c'è chi è convinto, infatti, che la famiglia Pomiero abbia sostenuto, nel giugno 2009, la campagna elettorale di Portobello e del nipote di Pomiero, Salvatore Palazzotto, poi nominato vice sindaco. Lo stesso giorno del sequestro della Copacabana i sigilli furono apposti anche ad alcuni beni di proprietà di Giuseppe Vassallo, figlio di Vincenzo, indicato come il capomafia di Capaci. Altro cognome da sottolineare.

Le famiglie Vassallo e Pomiero sono le beneficiarie di due concessioni edilizie rilasciate dal Comune il 14 maggio 2009. L'opposizione tuona: “Legalità e trasparenza avrebbero dovuto consigliare di rinviare l'atto amministrativo caduto sotto elezioni”. Non casualmente, sostengono quelli di Rinascita Isolana. La concessione edilizia rilasciata in favore della “Sorelle Pomiero snc di Pomiero Maria Grazia” dà il via libera alla costruzione di tre ville su un terreno di 2.000 metri quadrati. Il progettista dei lavori è Giovanni Impastato, ex assessore e nominato nel luglio 2009 consulente del sindaco Portobello in materia di “Vivibilità urbana e piani strategici territoriali”. Nel febbraio 2011 il dipartimento regionale dell'Urbanistica stabilisce che  “la concessione edilizia risulta essere stata rilasciata illegittimamente”. (Riccardo Lo Verso Isola delle Femmine Comune sciolto per mafia 9 Novembre 2012)

In data 10.11.09 i ROS nel quadro dell’operazione Rebus hanno disposto il sequestro di beni siti nel territorio di Isola delle Femmine perché riconducibili al clan mafioso Madonia-Di Trapani.
In particolare pare si tratti – a detta degli organi di stampa – di immobili siti in via Passaggio del Coniglio n. 4 le cui risultanze catastali potrebbero condurre a terreni, opifici e appartamenti intestati a tali D’Arpa Vincenzo, Massimiliano, Pietro e Collura Vincenza: prescindendo dai motivi di rilevanza penale dei fatti, che sarà la Magistratura a valutare, i legami di parentela che stringono possibili prestanome di potenti boss mafiosi al capo dell’UTC isolano, aggiungono dolore e sgomento ad un clima già di considerevole tensione e sospetto. 


CAPACI, DIETROFRONT SUL PATRIMONIO DEL PADRINO

Era il rappresentante del boss Salvatore Lo Piccolo a Capaci, ma una condanna per associazione mafiosa non è bastata per confiscargli i beni. La sezione misure di prevenzione del Tribunale ha restituito un patrimonio da cinque milioni di EURO all' imprenditore Giuseppe Vassallo, condannato, ormai in via definitiva, a quattro anni di carcere. Era finito in manette nel 1999, nell' ambito dell' operazione della polizia "San Lorenzo 2": ha ormai scontato il suo debito con la giustizia. E si è difeso con una montagna di documenti davanti ai giudici che dovevano decidere sul suo patrimonio, una settantina di beni, fra terreni, società e conti correnti sequestrati nel 2005. Obiettivo, dimostrare che era un patrimonio acquisito legittimamente. La ricostruzione proposta dal legale di Vassallo, l' avvocato Giuseppe Scozzola, ha convinto il collegio presieduto da Cesare Vincenti. Ed è arrivato il provvedimento di restituzione. Che è ormai diventato definitivo. Solo un libretto di deposito, con 100 mila EURO, è rimasto sequestrato. Adesso, la difesa di Vassallo chiede alla corte d' appello di acquisire tutta la documentazione in banca. E punta alla restituzione anche di quest' ultima fetta di patrimonio. Diceva di Vassallo il pentito Giovanbattista Ferrante rispondendo alle domande dei pm Vittorio Teresi, Domenico Gozzo e Gaetano Paci: «è uomo d' onore di Capaci. Diverse volte, sono stato io stesso a consegnargli dei SOLDI che dovevano andare direttamente alla famiglia. Vassallo mi diceva che stava cominciando a muoversi. Voglio dire, muoversi per il solito problema dei SOLDI. Stava cominciando a muoversi per fare dei danneggiamenti, per le estorsioni chiaramente». Nella sentenza che ha portato alla condanna dell' imprenditore di Capaci hanno pesato anche le dichiarazioni di altri collaboratori di giustizia. Isidoro Cracolici, ad esempio, raccontò che era stato lui a portare a Vassallo l' ambasciata di Salvatore Lo Piccolo: «Gli facevo sapere dell' investitura al vertice della famiglia di Capaci». Così, il padrino di Tommaso Natale si assicurava un altro uomo fidato nello scacchiare della provincia: a metà degli anni Novanta, Lo Piccolo costruiva con pazienza la base del suo potere. Il caso Vassallo riapre il dibattito sulle misure di prevenzione per i boss. Seguono un percorso diverso (a volte parallelo, a volte no) rispetto a quello del processo penale. Le cronache dei mesi scorsi hanno registrato anche assoluzioni dal reato di associazione mafiosa e, al contempo, corposi sequestri o confische. I magistrati chiedono da tempo una riforma del sistema, soprattutto per assicurare strumenti d' indagine più incisivi per i pm che si trovano a sostenere in tribunale una richiesta di sequestro di beni. Le dichiarazioni dei pentiti possono essere sufficienti per una condanna, ma non per un sequestro. Perché, generalmente, poco o nulla sanno sui patrimoni di mafia. Così è accaduto per Giuseppe Vassallo: troppo generiche le indicazioni di Ferrante sui soldi che l' imprenditore avrebbe «fatto» con il sistema delle estorsioni mafiose imposte ai commercianti e agli imprenditori di Capaci. Alla difesa è bastata una memoria ben fatta, con tutti gli allegati necessari, per dimostrare che redditi e proprietà erano frutto del sudato lavoro di un imprenditore edile. Che poi era il boss del paese. Ma alle attuali norme sulle misure di prevenzione non importa: anche i boss possono lavorare e guadagnare onestamente. Chissà che presto Giuseppe Vassallo possa pure chiedere la riabilitazione al tribunale di sorveglianza, per la buona condotta dimostrata in carcere e nella società, dopo i quattro anni in carcere. L' avvocato Scozzola assicura che Vassallo fa vita ritirata, in famiglia.
SALVO PALAZZOLO




2. Gaetano Badalamenti e Rosario Spatola: impresa mafiosa e accumulazione illegale negli anni '70-'80

Il secondo caso riguarda le imprese che, stando a rapporti della Guardia di FINANZA e a misure di prevenzione adottate dal Tribunale di Palermo, fanno capo al capomafia Gaetano Badalamenti. Si tratta di una decina di imprese, in parte cogestite con la famiglia dei D'Anna, imparentati con Badalamenti, il cui interesse ai fini di un'analisi del ruolo dell'impresa mafiosa negli anni '70 e '80 è dato dagli incrementi del capitale sociale registrati alla fine degli anni '70. La SIFAC spa (Siciliana Industria Frantumazione Asfalti Conglomerati), costituita nel 1972, assieme ad affiliati del clan Badalamenti, aveva un capitale sociale iniziale di 35 milioni, ma nel 1978 esso viene elevato a 200 milioni. Stesso discorso si può fare per la Sicula calcestruzzi, costituita nel 1974, con un capitale iniziale di 15 milioni, elevato nel 1978 a 200 milioni, per laSAZOI (Società agricola Zootecnica Industriale), costituita anch'essa nel 1974, con un capitale di 20 milioni, che nel 1978 si trasforma in Copacabana spa, con un oggetto sociale molto ambizioso (acquisto terreni edificabili, costruzioni, assunzione di appalti pubblici, commercializzazione di prodotti per l'edilizia ecc.) e ha un capitale sociale di 200 milioni. Si tratta di imprese che hanno svolto attività molto limitate, mentre la Copacabana, che sulla carta voleva rappresentare un salto di qualità nell'attività imprenditoriale del gruppoBadalamenti, non ha svolto nessuna attività. 

Come si spiega il lievitare del capitale sociale negli ultimi anni '70? Nel giugno del 1979 all'aeroporto di Palermo, collocato a Punta Raisi, nel territorio di Cinisi, madrepatria della famiglia Badalamenti, vengono scoperte due valigie con 498 mila dollari. In quegli anni nelle vicinanze dell'aeroporto operavano delle raffinerie di eroina e all'aeroporto di Punta Raisi venivano imbarcati carichi di eroina con destinazione Stati Uniti. Buona parte dei proventi di tale traffico sono stati impiegati in imprese che non hanno avuto altra funzione che quella del riciclaggio del denaro sporco.

Da notare che tra i soci della SIFAC figura il ragioniere commercialista Giuseppe Mandalari, che svolgeva attività di consulenza per vari capimafia, tra cui Badalamenti e Riina, a cui nel 1976 è stata applicata la misura di prevenzione della sorveglianza speciale con divieto di soggiorno quale appartenente all'organizzazione mafiosa. Mandalari ha una carriera giudiziaria alquanto movimentata e da intercettazioni telefoniche risulta che alle elezioni del 1994 si è prodigato nella campagna elettorale per Forza Italia (Santino, 1997, pp. 167, 227 sgg.)

4. Il costruttore Giovanni Ienna
Il caso più recente riguarda il costruttore Giovanni Ienna ed è stato possibile ricostruire attività e legami attraverso le dichiarazioni di collaboratori di giustizia (Gaspare Mutolo, Giuseppe MARCHESE, Salvatore Cancemi e altri). 
Ienna negli anni '60 svolgeva l'attività di carpentiere presso un'impresa edile, la GIVA costruzioni, e percepiva uno stipendio mensile di lire settantamila. Nel 1966 ha iniziato, assieme ad altri, un'autonoma attività di costruttore edile:

"Nell'ambito di tale attività i soggetti in questione hanno costruito, come si deduce dalle trascrizioni effettuate presso la conservatoria dei REGISTRI immobiliari, numerosi edifici la cui realizzazione ha ragionevolmente richiesto l'impiego di ingenti somme di denaro; il tutto partendo da posizioni finanziarie estremamente modeste e non facendo ricorso al sistema bancario, non essendo i predetti soggetti in grado di offrire garanzie sufficienti ad ottenere credito" (Tribunale Palermo, 1995, p. 37).

Successivamente Ienna ha continuato la sua attività diventando titolare di un gruppo di cinque società, con un cospicuo patrimonio immobiliare, e divenendo così un o degli imprenditori più in vista di Palermo. Il salto di qualità avviene tra la fine degli anni '70 e gli inizi degli anni '80: in quel periodo avviene il passaggio dall'impresa individuale e dalla società di fatto a un soggetto imprenditoriale complesso cui fanno capo diverse società di capitale. Si pone il problema della provenienza dei capitali impiegati e le dichiarazioni dei mafiosi collaboratori di giustizia chiariscono che l'imprenditore, pur non essendo formalmente affiliato a Cosa nostra, di fatto "appartiene" all'organizzazione criminale, avendo un rapporto continuativo con capimafia notori, come i Savoca e i Graviano, incontrastati domini territoriali; reimpiega nell'attività imprenditoriale capitali accumulati dalle famiglie mafiose ma, in osservanza delle regole di Cosa nostra, deve pagare il pizzo ai suddetti capimafia. La circostanza è stata richiamata dalla difesa per sostenere che il costruttore sarebbe stato non socio d'affari ma vittima dei mafiosi, ma la tesi difensiva non ha convinto i magistrati di Palermo, che invece hanno ritenuto l'imprenditore appartenente a Cosa nostra. A loro giudizio, se un soggetto utilizza dei proventi di attività illecita in maniera sistematica e continuativa "può senz'altro considerarsi affiliato all'organizzazione in quanto la sua condotta si inserisce nella struttura del sodalizio ed interagisce con le condotte di altra natura al fine di perseguire i tipici fini illeciti dell'associazione mafiosa " (ivi, p. 18). Che gran parte del capitale impiegato derivi da fonti illecite si evince dal fatto che Ienna nel periodo 1962-1968 non ha fatto ricorso al credito bancario e nel periodo 1968-1972 ha ottenuto mutui per poco più di un miliardo di lire, mentre ha svolto attività per importi superiori, dell'ordine di svariati miliardi.
Anche successivamente, i crediti ottenuti da varie banche (Sicilcassa, Banco di Sicilia, Banca del Sud) sono inferiori ai capitali impiegati. La sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo nel 1995 ha ordinato la confisca dei beni, tra cui un grande albergo. Si pongono ora i soliti problemi dell'uso dei beni confiscati, per di più complicati dalla richiesta degli istituti di credito di ottenere la tutela giuridica dei loro diritti.

Imprese Ienna
Moderna edilizia ditta individuale
Moderna edilizia srl
San Paolo immobiliare srl
Gianni Ienna srl
Sea beach immobiliare srl
Società turistica anglo-sicula srl

B.B.P., BILLECI VINCENZO, BIONDO, BRUNO FRANCESCO, CONSIGLIO MARIA CONCETTA, GALLINA STEFANO,IMPASTATO,  SALICETO, VASSALLO GIUSEPPE, VITALE,D’AGOSTINO,ENEA,BADALAMENTI,MUTOLO,NAIMO,MICALIZZI,RICCOBONO,GUGLIELMO FELICE,LUCIDO,CATALDO,CARDINALE,LO CICERO,IMMOBILIARE SICANIA,LO CICERO VINCENZO,TRIPICIANO EDOARDO,PULEO COSTANTINO, LUPARELLO SANTO,TESAURO GIROLAMO,



“… Illegittimita' hanno caratterizzato anche la complessa procedura, protrattasi per anni,concernente il rilascio di una concessione  per l'ampliamento di un esercizio commerciale  il  cui  titolare  e'  uno stretto congiunto del locale capo mafia….”

“….La relazione prefettizia ha messo in rilievo che  il  complessivo quadro delle evidenziate anomalie e irregolarita' poste in essere nel corso delle due ultime  consiliature  guidate,  sempre  dallo  stesso primo  cittadino,  e'  la  dimostrazione  di   come   l'infiltrazione criminale abbia condizionato l'azione dell'amministrazione comunale….”

“Le ingerenze della criminalita' nelle funzioni e nelle  attivita' svolte dal comune si  sono  tradotte  in  molteplici  illegittimita', abusi, anomalie e sviamenti  dell'attivita'  amministrativa  volti  a favorire economicamente o sotto forma di  altre  utilita'  persone  o societa' direttamente o indirettamente collegati ad  esponenti  della locale consorteria mafiosa.”

“……… tre degli attuali componenti della giunta ed il presidente del  consiglio comunale  hanno  rivestito   cariche   politiche   nella   precedente consiliatura….”

Le ingerenze della criminalita' nelle funzioni e nelle  attivita' svolte dal comune si  sono  tradotte  in  molteplici  illegittimita', abusi, anomalie e sviamenti  dell'attivita'  amministrativa  volti  a favorire economicamente o sotto forma di  altre  utilita'  persone  o societa' direttamente o indirettamente collegati ad  esponenti  della locale consorteria mafiosa.

“…..i lavori  di  collegamento del  sistema  fognario  comunale  ad  un  depuratore  consortile.  In particolare e' stato verificato che sulle buste pervenute al comune e contenenti le  offerte  delle  ditte  interessate  non  veniva  posto l'orario di arrivo, non consentendo  in  tal  modo  di'  adottare  il criterio secondo  cui  le  varie  offerte  dovevano  essere  ordinate progressivamente.  La  societa'  vincitrice  doveva  inoltre   essere esclusa atteso che  la  documentazione  dalla  stessa  depositata  e' risultata insufficiente rispetto a quanto previsto  dal  disciplinare di gara, non avendo prodotto  la  stessa  societa'  ne'  la  cauzione provvisoria  ne'  idonea  documentazione  comprovante  il  prescritto versamento all'autorita' per la vigilanza sui lavori pubblici.

    Le  diverse  irregolarita'  riscontrate,  sia  sotto  il  profilo sostanziale  sia  sotto  il  profilo  formale,  attestano  l'avvenuta penetrazione della criminalita' nell'ente per il fatto che la gara in esame si e' conclusa proprio con l'aggiudicazione dei lavori  ad  una societa'   che   presenta   forti   elementi   di   controindicazione

L'amministratore unico della stessa e' uno stretto  congiunto  di  un soggetto tratto in arresto per il reato di associazione mafiosa e  la medesima societa', nell'ambito delle relative  indagini  giudiziarie, e' stata sottoposta a perquisizione.

    Ulteriori anomalie hanno contraddistinto la  fase  di  esecuzione dei lavori ed in particolare l'affidamento  in  subappalto  di  parte degli stessi ad una ditta riconducibile alla locale famiglia mafiosa.

La commissione d'indagine  ha  posto  in  rilievo  che  in  occasione dell'autorizzazione del sub appalto in  questione  la  prefettura  di Palermo aveva rappresentato al comune  di  Isola  delle  Femmine  gli aspetti di controindicazione del subappalto in argomento, atteso  che in occasione dell'istruttoria svolta per un'altra procedura  di  gara nei confronti  della  stessa  ditta  era  stata  emessa  interdittiva antimafia.

    Inoltre, da parte della  prefettura,  era  stato  fatto  presente all'ente locale che se avesse aderito al protocollo di legalita',  la procedura di subappalto in esame sarebbe rientrata in quelle per  cui sarebbe stato obbligatorio effettuare la verifica antimafia,  con  il conseguente effetto che la societa' in questione non  avrebbe  potuto essere affidataria del sub appalto.

    La mancanza  di  controlli  da  parte  dell'ente  nella  fase  di esecuzione delle  opere  ha  tra  l'altro  favorito  un  ripetuto  ed illegittimo ricorso alla stipula di subappalti,  affidati  a  diverse societa', per un importo complessivamente superiore al limite del 30% del valore dell'appalto,  in  contrasto  con  quanto  previsto  dalla normativa di settore….”

“…. Piu' in particolare, la commissione d'indagine ha constatato come l'amministrazione   comunale,   nel   tempo,   abbia    costantemente disapplicato i rigorosi dettami stabiliti  per  l'espletamento  delle gare pubbliche, facendo ricorso a procedure ristrette per  la  scelta del contraente, procedure negoziate o a  trattativa  privata  di  cui all'art. 57 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 o mediante cottimo fiduciario ai sensi dell'art.  125  del  citato  decreto.  Il ricorso a tali procedure non era giustificato dai necessari caratteri di urgenza ed indifferibilita' per gli specifici casi  e  tanto  piu' conciliabile  con  le  dovute  precauzioni   che   devono   connotare l'attivita' di un comune che si trova ad  operare  in  un  territorio notoriamente contraddistinto da interferenze illecite….”   

Gravi e persistenti anomalie hanno interessato  le  procedure  di affidamento di lavori mediante appalto pubblico. E' risultato infatti che in alcuni casi l'amministrazione ha frazionato  gli  importi  dei lavori; con tali modalita' operative e' stato  possibile  eludere  le puntuali disposizioni in materia.

    In  altre  procedure  e'  stata  applicata  la  normativa   sulla fornitura  di  beni,  mentre  si  sarebbe  dovuto  applicare   quella concernente la prestazione di opere.”

http://cupoladellapolitikaaisoladellefemmine.blogspot.it/2012/11/relazione-prefettizia-dellacommissione.html

 

http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2012/11/relazione-prefettizia-dellacommissione.html




1 commento:

Anonimo ha detto...

….La relazione prefettizia ha messo in rilievo che il complessivo quadro delle evidenziate anomalie e irregolarita' poste in essere nel corso delle due ultime consiliature guidate, sempre dallo stesso primo cittadino, e' la dimostrazione di come l'infiltrazione criminale abbia condizionato l'azione dell'amministrazione comunale….”
PER CORRETTEZZA E DOVERE DI CRONACA PER CHI LEGGE... DICIAMO PER LE ULTIME 4 CONSILIATURE... LA CRIMINALITA' HA CONDIZIONATO L'AZIONE DELL'A.C. DI ISOLA !!!!!
SE NON RISPONDE AL VERO SCENTITECI