L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























mercoledì 25 settembre 2013

Inchiesta tav, l'assessore Bramerini: "Il trasferimento di Zita riferibile a Rossi"


Fabio Zita

Inchiesta tav, l'assessore Bramerini: "Il trasferimento di Zita riferibile a Rossi"

Per la titolare all'Ambiente il Governatore "si lamentava dei tempi, non delle scelte". La Lorenzetti si difende: "La squadra lavorava solo per interesse di Italferr"


L'assessore regionale all'ambiente Anna Rita Bramerini ''ha confermato che la determinazione, che peraltro ha sorpreso anche lei, di rimuovere Zita e di toglierle la delega alla valutazione di impatto ambientale, era direttamente riferibile al presidente della Regione'' Toscana Enrico ''Rossi, motivata in termini generici con la necessità di accelerare le pratiche''. Lo scrivono i pm in un atto dell'indagine sui lavori per la Tav a Firenze. L'architetto Fabio Zita era a capo dell'ufficio Via della Regione.

Secondo i pm il dirigente che prese il suo posto, Paola Garvin, prendeva ''direttive e ordini direttamente dal direttore generale della regione dott. Barretta, che, come si è già ampiamente illustrato nella richiesta di misura cautelare è in stretto contatto con i membri della associazione, Lombardi, Lorenzetti e Casale di cui subisce direttamente le pressioni''. L'assessore Bramerini è stata sentita dai pm il 21 gennaio 2013. ''Io non ho proposto il trasferimento dell'arch. Zita ad altro ufficio - spiega l'assessore - Il suo trasferimento è avvenuto in concomitanza al cambio di deleghe al mio assessorato. Io con Zita non ho mai avuto problemi di natura lavorativa o contrasti di vedute. Mi sorprese sul piano umano il trasferimento di Zita, fu una novità non gradita anche per lui. Non era un trasferimento da lui voluto. La decisione fu del Presidente della Giunta regionale. Gli ho chiesto il motivo della revoca della mia delega, io non la presi bene''.

''Il presidente - aggiunge l'assessore - mi disse che il motivo per cui riteneva opportuno assumere questa decisione era che la delega era molto delicata e che riguardava progetti molto importanti e strategici. Era quindi giusto che il presidente si assumesse la responsabilità politica di ciò, perché era una delega che esponeva molto anche mediaticamente così riteneva che grazie alla sua autorevolezza avrebbe favorito gli uffici della Regione a espletare le procedure tempestivamente''. Il presidente, continua, ''si lamentava essenzialmente della tempistica, ma non di scelte o determinazioni che lui non condivideva anche perché la procedura di valutazione di impatto ambientale si è sempre conclusa con una delibera di giunta e quindi fatta propria politicamente''.

''Quando chiesi del perché di questo cambio di dirigenza e della revoca della mia delega - conclude - mi fu risposto che Zita non era stato in grado di dare una tempistica rigorosa ai procedimenti. Mi fu detto quindi che si erano allungati un po' troppo i tempi per i procedimenti per la centrale geotermica del comune di Santa Fiora o per le valutazioni sul corridoio tirrenico, non si fece cenno alle problematiche Tav del sottoattraversamento di Firenze''.

"Confermo che la decisione di trasferire ad altro incarico l'architetto Fabio Zita è stata presa autonomamente dal direttore generale della Presidenza Antonio Barretta". Così il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi riferendosi a quanto riportato negli atti dell'inchiesta sui lavori Tav a Firenze.

"Inoltre - aggiunge il presidente - sottolineo come nelle mie valutazioni riferite dall'assessore Bramerini non ci sia alcun riferimento ai pareri tecnici espressi sulla Tav dagli organi preposti alla Via. Si trattava solo di valutazioni di carattere generale su ritardi e comportamenti che non avevano niente a che fare con i pareri tecnici, che abbiamo sempre rispettato".

Lorenzetti,squadra lavorava solo per interesse italferr 


Ha contestato "radicalmente e a 360 gradi" tutte le ipotesi accusatorie contestate a suo carico Maria Rita Lorenzetti, la ex presidente di Italferr agli arresti domiciliari nell'ambito di un'indagine della procura di Firenze sui lavori per la Tav. Lo ha fatto nell'interrogatorio di garanzia che si è svolto oggi pomeriggio davanti al gip del capoluogo toscano e durato circa quattro ore e mezzo. Difesa dagli avvocati Luciano Ghirga e Tommaso Ducci, la Lorenzetti ha contestato in particolare l'addebito di essere stata alla testa di una "squadra" impegnata in attività illecite.

"Ha spiegato questo termine - ha detto all'ANSA l'avvocato Ghirga - nel senso di un gruppo che si muoveva in maniera compatta nel solo interesse dell'Italferr. Non certo in senso associativo come ipotizzato dai pm". La ex presidente - secondo quanto si è appreso dal suo legale - ha quindi sottolineato che "i suoi comportamenti sono stati improntati unicamente a tutelare gli interessi dell'Italferr". "In particolare - ha aggiunto il legale - per disincagliare un progetto e trovare una non facile soluzione a problemi di assoluta rilevanza tecnico-scientifica e contrattuale. Come quelli relativi alle terre e rocce da scavo, all'autorizzazione paesaggistica e alle riserve".

Al termine dell'interrogatorio di garanzia, al quale hanno partecipato anche i pubblici ministeri titolari dell'indagine, i difensori della Lorenzetti hanno chiesto la revoca della misura cautelare a carico della loro assistita. In particolare per "il venir meno" del rischio di reiterazione del reato. L'avvocato Ghirga ha spiegato che una decisione sarà presa domani dal gip dopo aver sentito anche gli altri indagati.
Fonte: ANSA


Parla Zita, il nemico della 'squadra': "mi hanno rimosso senza un motivo"




Lo sfogo del dirigente della Regione: "Intralciavano di continuo il mio lavoro"

Melandri, Bindi, Lorenzetti e Finocchiaro
Melandri, Bindi, Lorenzetti e Finocchiaro
Firenze, 18 settembre 2013 - "La sostituzione da responsabile dell’ufficio Via della Regione Toscana fu immotivata e lesiva della mia professionalità; scrissi al mio dirigente che accettavo la decisione dei vertici regionali solo per spirito di servizio": così l’architetto Fabio Zita, lo "stronzo", "bastardo", "terrorista", nemico della squadra capeggiata, secondo le accuse dei pm, da Maria Rita Lorenzetti, ricostruisce all’Ansa la sostituzione subita nel luglio 2012. Quella rimozione dall’ufficio Valutazione impatto ambientale, secondo il gip Angelo Antonio Pezzuti, avvenne proprio per le pressioni della presidente di Italferr sulla Regione Toscana.
Tra i progetti, l’ufficio Via si stava occupando di rilasciare un parere sui lavori per il tunnel Tav di Firenze e l’architetto Zita, forte di pareri tecnici precisi, era contrario al desiderio di Italferr e consorzio Nodavia di far passare le terre di scavo del tunnel come sottoprodotti edili, anziché di considerarli rifiuti essendo una miscela semifluida di terra e additivi chimici come la bentonite.
Nell’estate 2012, racconta Zita, "mi convocò il dirigente Barretta e mi disse che era opportuno che mi dedicassi ad un’altra esperienza lavorativa. Gli dissi che non gradivo questa impostazione e poi scrissi una lettera di due pagine a lui e alla direzione del personale della Regione esprimendo una serie di eccezioni quindi venni trasferito a responsabile del Piano paesaggistico regionale".
Il 3 luglio 2012 Zita era fuori dall’ufficio Via della Toscana "dopo avervi lavorato 18 anni come dirigente avendo vinto un concorso. Ho valutato 950 progetti, solo meno del 10 per cento. Non ho mai perso un contenzioso, mi sono occupato di due leggi regionali".


E le pressioni sul parere per le terre di scavo? "Mi volevano prendere per stanchezza: arrivavano continuamente richieste di relazioni esplicative, di promemoria e altri documenti, che mettevano in difficoltà l’ufficio, tuttavia coi miei collaboratori rispondevamo a tutto". In una riunione a Roma, fu lui stesso a dire di aspettarsi "pressioni". "Il parere sulla Via è frutto del lavoro di tanti soggetti - aggiunge il dirigente -. Inoltre una volta al mese venivano fatti briefing con il dirigente e con gli assessori competenti di volta in volta in cui sintetizzavo le criticità dei singoli progetti".
Zita, che per l’eolico nel pisano ha ricevuto minacce di morte, si dice "amareggiato ma non sorpreso di quanto gli è accaduto". "Da 30 anni a ora la situazione è molto peggiorata. Ora non ho fiducia in questa politica, in questa pubblica amministrazione per come è organizzata e per chi ci sta intorno: ci sono interessi e appetiti troppo grandi, è lo specchio dei tempi".
La ex presidente della Regione Umbria ha sempre sostenuto la correttezza del proprio operato. Viene ipotizzato il rischio di reiterazione del reato

La presidente di Italferr, Maria Rita Lorenzetti, è stata messa agli arresti domiciliari stamani nell'ambito di un'indagine della Procura di Firenze relativa a lavori della Tav in Toscana. A suo carico - secondo le prime informazioni - verrebbero ipotizzati i reati di corruzione e associazione per delinquere. Lorenzetti, ex presidente della Regione Umbria, ha sempre sostenuto la correttezza del proprio operato.

Viene ipotizzato il rischio di reiterazione del reato nell'ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari notificata stamani alla presidente di Italferr Maria Rita Lorenzetti. Un provvedimento particolarmente corposo, di poco meno di 500 pagine. Lorenzetti, Pd, ha guidato la Regione Umbria per due mandati, fino alla scorsa legislatura.
Sono sei le persone finite agli arresti domiciliari nell'ambito dell'indagine della procura di Firenze sugli appalti per la Tav. Tra loro, come detto, la presidente di Italferr Maria Rita Lorenzetti. Notificate inoltre anche cinque misure interdittive.

La Lorenzetti è accusata di essersi adoperata perché venissero pagate due società impegnate nei lavori della Tav a Firenze, per le quali i versamenti erano in ritardo: emerge dall'ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari che le è stata notificata stamani
In cambio la Lorenzetti avrebbe ricevuto presunti favori professionali per il marito. Per questa vicenda la presidente di Italferr aveva ricevuto un avviso di garanzia nel gennaio scorso quando la sua abitazione era stata perquisita.
Parla di "vantaggi per il marito assolutamente inesistenti" l'avvocato Luciano Ghirga, difensore della presidente di Italferr Maria Rita Lorenzetti. Il legale incontrerà nelle prossime ore la sua assistita. "I fatti contestati nell'ordinanza di custodia cautelare - ha detto l'avvocato Ghirga - sembrano essere gli stessi dell'avviso di garanzia del gennaio scorso. La dottoressa Lorenzetti ha sempre sostenuto la sua estraneità a tutti i fatti contestati".

Nell'inchiesta sui lavori Tav a Firenze, il gip Angelo Antonio Pezzuti ha deciso gli arresti domiciliari per Gualtiero (detto Walter) Bellomo, membro della commissione Via del ministero dell'Ambiente; Maria Rita Lorenzetti presidente di Italferr, ex presidente della Regione Umbria (Pd); Furio Saraceno presidente di Nodavia; Valerio Lombardi, tecnico di Italferr; Alessandro Coletta, consulente, ex membro dell'Autorità di vigilanza sugli Appalti pubblici; Aristodemo Busillo, della società Seli di Roma, che gestisce la grande fresa sotterranea ''Monna Lisa'' per realizzare il tunnel alta velocità sotto Firenze. Il gip ha respinto la richiesta del carcere, fatta dai pm, per Bellomo.
Inoltre ha deciso la misura interdittiva di due mesi dallo svolgimento di attività per società ed enti di appartenenza a carico dei dirigenti della CoopSette di Castelnuovo di Sotto (Reggio Emilia) Alfio Lombardi, Maurizio Brioni, Marco Bonistalli, del presidente del cda di Seli Remo Grandori e dell'ad di Italferr Renato Casale. Nessuna misura interdittiva, diversamente da quanto chiesto dal pm, per Piero Calandra, membro dell'Autorità di vigilanza per i Lavori pubblici, che sarà interrogato dal gip il 25 settembre.

Lorenzetti da domani non più presidente Italferr
Maria Rita Lorenzetti da domani non sarà più presidente di Italferr, per la scadenza dell'incarico. A riferirlo è il suo difensore, l'avvocato Luciano Ghirga.
"Domani - ha spiegato il legale - è in programma l'approvazione del bilancio dell'Italferr e quindi Lorenzetti avrebbe naturalmente cessato dal suo incarico. Indipendentemente dall'indagine - ha concluso l'avvocato Ghirga - che l'ha portata agli arresti domiciliari".


Gip, l'ex presidente dell'Umbria perseguiva finalità criminali 
''Grazie al ruolo'' di presidente di Italferr e ''alle entrature politiche'' come ex presidente della Regione Umbria e membro della direzione nazionale del Pd, Maria Rita Lorenzetti ''dovrà perseguire tre obiettivi precisi di comune interesse che diventano per ciò stesso le finalità dell'organizzazione criminale''. Lo scrive il gip di Firenze Angelo Pezzuti nell'ordinanza in cui dispone gli arresti domiciliari per sei dei 31 indagati dell'inchiesta sul tunnel Tav a Firenze.

Maria Rita Lorenzetti, scrive anche il gip, ''con la collaborazione della struttura operativa di Italferr (Lombardi e Casale) e della struttura imprenditoriale di Nodavia (Coopsette, con Saraceno e poi Alfio Lombardi, Brioni, Bonistalli), nell'organizzazione accusata di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione ed abuso d'ufficio nell'esecuzione dell'appalto per l'attraversamento di Firenze, dovrà ''far in modo che grazie a modifiche normative ed accomodanti disposizioni delle pubbliche amministrazioni a copertura del loro operato, la gestione degli scarti della fresa (per scavare il tunnel sotto Firenze, ndr) sia fatta in deroga alla disciplina sui rifiuti''; ''risolvere positivamente le problematiche insorte, anche penali, relative alla scadenza dell'autorizzazione paesaggistica dell'opera''; ''ottenere il massimo riconoscimento possibile delle riserve contrattuali poste dagli appaltatori (Nodavia e le società subappaltatrici, ndr) per una maggiorazione delle spettanze economiche di centinaia di milioni di euro aggiuntivi rispetto al prezzo di aggiudicazione'', ''ottenendo i favori e la disponibilità di pubblici funzionari organicamente coinvolti nell'associazione'' a delinquere.

''L'emanazione del decreto sulle terre'' di scavo dal tunnel della Tav sotto Firenze ''è vista'' dal gruppo dominato da Maria Rita Lorenzetti, ''come snodo fondamentale per incominciare i lavori'' e ''non viene presa in considerazione altra soluzione che possa essere rispettosa dell'attuale disciplina vigente''. Lo scrive il gip di Firenze nell'ordinanza in cui dispone gli arresti ai domiciliari di sei persone fra cui l'ex presidente della Regione Umbria e presidente di Italferr.

''Lorenzetti si è molto impegnata per l'emanazione del decreto sulle terre'' ed ''ha seguito tutte le fasi della sua approvazione influendo in ogni modo per la sua conclusione favorevole''.

Il decreto del ministero modifica lo status delle terre di scavo, considerate rifiuti da smaltire in discarica, in sottoprodotti. Una questione di cui si occupa l'ex presidente delle Regione Umbria attraverso un'attività di persuasione per la quale si avvale di altri co-indagati.
Parlando con Renato Casale di Italferr, Lorenzetti viene intercettata dai carabinieri del Ros di Firenze in cui dice che ''il decreto deve definire le condizioni in base alle quali terre e rocce da scavo si possono considerare sottoprodotti'' e non rifiuti: un vantaggio per lo smaltimento giacché il sito individuato, l'area ex mineraria di Santa Barbara, in Toscana, non è qualificata come discarica e quindi non avrebbe potuto ricevere le terre. Per arrivare al decreto che qualifica le terre di scavo in modo diverso dalla normativa (rifiuti) Lorenzetti si sarebbe attivata presso ministero dell'Ambiente, tramite il geologo, co-indagato, e anche lui ai domiciliari, Gualtiero (Walter) Bellomo, presso il Consiglio di Stato, la Regione Toscana.

''Soprattutto la Lorenzetti, con espressioni esplicite e intenti manifesti, fa chiaramente il gioco del general contractor (Nodavia, ndr) e del socio di maggioranza Coopsette che giuridicamente dovrebbe essere la sua controparte contrattuale a cui deve far arrivare il massimo del profitto possibile con totale pregiudizio del pubblico interesse che dovrebbe sovrintendere la gestione di un appalto tale''. Così il gip sull'arresto di Maria Rita Lorenzetti, presidente di Italferr, nell'inchiesta Tav di Firenze.

''Maria Rita Lorenzetti - prosegue il gip Pezzuti - fa l'interesse di Nodavia e di Coopsette'' anche ''con completo accantonamento della cura degli interessi dell'ente pubblico che stanzia i soldi e dello Stato che si accolla integralmente l'onere finanziario dell'opera''.

Capo di Nodavia, la stazione di Firenze piu' corta di 70 metri?
Parlando con un tecnico, il presidente di Nodavia, Furio Saraceno, arrestato oggi ai domiciliari, nell'inchiesta Tav di Firenze, ''non riesce a credere che possa esser stato operato un accorciamento della stazione (sotterranea, ndr) di 70 metri''. ''Com'e' possibile? - dice intercettato - Non e' possibile arretrare la stazione di 70 metri o l'accorci perche' se l'arretri di 70 metri vai in via Circondaria''. Lo si evince dall'ordinanza del gip che ha disposto misure ai domiciliari per sei indagati. 

Maria Rita Lorenzetti al legale, che ho fatto per accuse così gravi?
E' "molto provata e dispiaciuta per un provvedimento inaspettato" la presidente dell'Italferr Maria Rita Lorenzetti messa oggi agli arresti domiciliari per l'indagine sui lavori della Tav condotta dai pm di Firenze. Lo ha detto al suo difensore, l'avvocato Luciano Ghirga, che l'ha incontrata nella sua abitazione di Foligno. Al legale la Lorenzetti ha detto di "non sapersi immaginare quali suoi comportamenti possano avere portato ad accuse tanto gravi". 

"La mia assistita - ha spiegato l'avvocato Ghirga - non riesce a capire quali suoi comportamenti possano avere portato a un provvedimento del genere. Maria Rita Lorenzetti è stata sempre una persona intransigente nelle sue azioni. Ora è molto dispiaciuta per i suoi familiari e per gli umbri che comunque continuano a dimostrarle affetto". Secondo l'avvocato Ghirga, nell'ordinanza di custodia cautelare "non ci sono fatti nuovi rispetto a quelli già contestati con l'avviso di garanzia di gennaio".

"Agli atti - ha proseguito - non ci sono intercettazioni di telefonate che provino alcuna attività illecita. Solo conversazioni relative ai suoi rapporti politici e istituzionali".

L'avvocato Ghirga è poi tornato a sottolineare che il marito della Lorenzetti, architetto, "non ha mai avuto alcun tornaconto per l'attività della moglie". "Mai alcuna utilità" ha affermato il legale. L'avvocato Ghirga ha quindi annunciato ricorso al tribunale del riesame contro l'ordinanza di custodia cautelare.

Lorenzetti a Finocchiaro, C'è un amico che fa squadra 
Walter Bellomo, membro della commissione Via al ministero dell'Ambiente, arrestato ai domiciliari per i lavori Tav di Firenze fu segnalato da Maria Rita Lorenzetti alla senatrice Anna Finocchiaro per un incarico di prestigio esaltando suoi meriti e capacità ''nel gioco di squadra''.
Lo evidenzia il gip nella sua ordinanza citando una intercettazione in cui Lorenzetti, considerandolo ''veramente un amico'', rassicura Bellomo di aver parlato di lui in termini lusinghieri alla Finocchiaro. 

Bellomo poteva influenzare il rilascio di un parere favorevole sulla Via e il 5 luglio 2012, saputo che il cantiere di Firenze era all'ordine del giorno della commissione plenaria per avere l'autorizzazione paesaggistica, che era scaduta, Maria Rita Lorenzetti gli telefona dicendo: ''Tu sei proprio bravo... L'ho detto ad Anna (Finocchiaro, ndr), l'altra sera siamo stati a cena insieme'', e siccome ''c'è la possibilità che con la spending review cancellino i cda e mettano dirigenti del ministero'' ''allora lei mi ha detto ...se ne fa un altro... vediamo un'altra cosa''. ''Le ho detto - proseguiva la Lorenzetti intercettata dal Ros - 'lui lo merita... è uno bravo... Anna ti devi mettere d'impegno'. Di Bellomo, cui il gip attribuisce capacità di ricatto nell'ambito dell'ordinanza, Maria Rita Lorenzetti dava il giudizio di uno ''competente'' con ''professionalità'' e con ''capacità di relazione: autorevolezza nelle relazioni e fare squadra non è una cosa semplice''.

Dalle indagini è emerso pure che Lorenzetti si adoperò per procurare un posto di lavoro alla Coop Centro Italia, in Umbria, ad una parente di Bellomo, per incentivarlo ad aiutare la ''squadra'' indagata dalla procura di Firenze.


LE INTERCETTAZIONI: Lorenzetti: "Architetto della Regione Toscana str...e terrorista" 

Le intercettazioni del Ros dei carabinieri hanno scoperto che veniva condotta una 'guerra' al dirigente della Regione Toscana, responsabile del procedimento Via (Valutazione di impatto ambientale), architetto Zita, poi destinato ad altro incarico, che riteneva di dover considerare rifiuti le terre di scavo del tunnel Tav di Firenze e non prodotti da poter accumulare fuori da discariche autorizzate. ''Stronzo'', lo definisce l'ex presidente della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti, presidente di Italferr oggi arrestata ai domiciliari su ordine del gip di Firenze. ''Bastardo'' gli fa eco il co-indagato Valerio Lombardi, tecnico di Italferr. I due, indagati per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, sono al telefono e vengono intercettati: Lombardi parla di una ''bozza di delibera'' della Regione Toscana destinata a creare ''qualche problemino: ieri abbiamo avuto una riunione in Regione Toscana nella quale ci hanno detto che... vabbè... il terreno proveniente dalla fresa è un rifiuto... e questo è scontato''.

Parole a cui Lorenzetti reagisce insultando il dirigente regionale, quindi occupandosi di lui: ''Ma questo Zita è presente anche nelle commissioni al ministero dell'Ambiente? Sta nelle commissioni Via?''. Ricevendo risposta affermativa, quindi si informa su chi fosse il referente del funzionario presso il ministero dell'Ambiente. Sempre nella primavera 2012 in un'altra conversazione Lorenzetti dice che l'architetto Zita (sulle terre di scavo) fornisce informazioni diverse perché il suo obiettivo è ''fare il terrorista''. ''Zita è chiaro che fa il mestiere suo... non lo vuole questo decreto''. Anche un altro arrestato, il geologo Bellomo, attacca Zita in una conversazione con Valerio Lombardi: ''Un mascalzone''. Il gruppo guidato dalla Lorenzetti cerca di neutralizzare le sue posizioni finché Lombardi comunica che Zita è stato sostituito alla commissione Via della Regione Toscana.

Gioco di squadra, tra i favori un incarico al marito della Lorenzetti 

L'inserimento del marito, architetto Domenico Pasquale, negli appalti post-terremoto in Emilia Romagna, sarebbe uno dei favori ricevuti dall'ex presidente dell'Umbria, Maria Rita Lorenzetti, nel 'gioco di squadra' contestato a 11 indagati dell'inchiesta Tav di Firenze dal gip Angelo Pezzuti, che ha disposto sei ordinanze agli arresti domiciliari e cinque misure interdittive dai rispettivi uffici per altrettanti indagati.

'Poveraccio, il marito mio, a questo punto mi tocca fargli un monumento... non c'entra un cazzo! Non è vero niente''', diceva Maria Rita Lorenzetti in un'intercettazione telefonica collezionata dal Ros dei carabinieri dopo che erano uscite le prime indiscrezioni su questo scambio di favori oggi chiosato dal gip Pezzuti nell'ordinanza. ''L'unica cosa - proseguiva al telefono con un interlocutore - che lui c'ha è che lui ha vinto una gara della Regione Emilia per una scuola del comune di Novi... che non gli ha portato nessuno... se non il fatto che hanno fatto bene l'offerta''. ''Si dice - continuava Lorenzetti -: 'pretendeva incarichi per il marito'... ma di che cazzo parlano!''.

Invece, secondo il gip Pezzuti, Maria Rita Lorenzetti, da oggi agli arresti domiciliari, avrebbe avuto l'incarico per il marito avendo messo a disposizione dell'associazione a delinquere la propria rete di relazioni personali e politiche ''per consentire, in particolare tramite il membro della commissione Via al ministero dell'Ambiente Walter Bellomo (arrestato anche lui oggi), l'approvazione del piano di utilizzo delle terre di scavo per i lavori Tav di Firenze'' e per avere ''tramite Sandro Coletta e Piero Calandra, l'emissione di un parere interpretativo da parte dell'Autorità di vigilanza per i contratti pubblici che avrebbe consentito l'avvio di un accordo bonario per la valutazione di riserve presentate da Nodavia per i lavori Tav di Firenze per un importo di circa 250 milioni di euro''. 

"Gioco di squadra", favori a membro commissione Via 

Gualtiero detto Walter Bellomo, il geologo siciliano arrestato stamani ai domiciliari nell'ambito dell'inchiesta sul nodo Tav di Firenze, nel 'gioco di squadra' che faceva capo all'ex presidente dell'Umbria, Maria Rita Lorenzetti, avrebbe ricevuto come favori più incarichi per l'esecuzione di lavori ferroviari sulla tratta Cefalù-Castelbuono; un incarico di consulente ambientale da parte di Coopsette per la costruzione della nuova tangenziale esterna est di Milano; la riconferma a membro della commissione Via; l'interessamento per l'assunzione di una parente ad un supermercato della Coop CentroItalia di Perugia. Favori, scrive il gip Angelo Pezzuti, che Bellomo avrebbe ricevuto ''come contropartita per l'apporto fornito per l' approvazione del Put (piano di utilizzo delle terre, ndr) per i lavori Tav a Firenze e delle varianti all'autorizzazione paesaggistica da parte della commissione Via presso il ministero dell'Ambiente, nonché per il rapido e positivo esame da parte del gruppo istruttore Via del progetto per la realizzazione dell'autostrada Cispadana appaltata ad un'Ati partecipata da Coopsette''. 

Lorenzetti, per lei una vita in politica

Ha alle spalle una vita passata in politica, con quello che è l'attuale Pd, la presidente dell'Italferr Maria Rita Lorenzetti, messa oggi agli arresti domiciliari in un'indagine della procura di Firenze. Lorenzetti è nata nel 1953 a Foligno, dove risiede con la famiglia. E' laureata in filosofia e dipendente della Provincia di Perugia. Nel 1984 è stata eletta sindaco di Foligno, diventando una delle prime donne-sindaco d'Italia. E' stata eletta per la prima volta in parlamento nel 1987 ed ha proseguito la sua attività alla Camera dei deputati per quattro legislature, ricoprendo anche l'incarico di presidente della Commissione ambiente e lavori pubblici.
Fra i suoi impegni nell'attività parlamentare, il contributo al varo di leggi quali la normativa sulla Protezione civile, la Merloni ter, il regolamento sulla qualificazione delle imprese, la legge per la prevenzione dei rischi idrogeologici, tutti i provvedimenti relativi alla ricostruzione di Umbria e Marche dopo il terremoto del 1997. E' stata eletta presidente della giunta regionale dell'Umbria nel 2000, con il 56,4 per cento dei consensi. Cinque anni dopo, stavolta con il 63,1% delle preferenze, è stata rieletta per un secondo mandato. Maria Rita Lorenzetti aveva anche ipotizzato di candidarsi per un terzo mandato, dovendo però rinunciare per questioni statutarie del suo partito. Il 5 agosto 2010 è stata nominata presidente di Italferr, società del gruppo Ferrovie dello Stato che opera nel settore dell'ingegneria dei trasporti ferroviari e dell'Alta Velocità.

Arrestato: volevo essere deputato Pd, mi hanno tradito 

''Mi sono rotto i c... di lavorare per una squadra e poi al momento di dover trovare sempre qualcosa o qualcuno che mi deve scavalcare. Dovevo essere candidato qui nella quota Bersani perchè in Sicilia la Finocchiaro aveva un posto. Mi aveva detto che sarei stato io''. Così Gualtiero 'Walter' Bellomo, geologo della commissione Via del ministero dell'ambiente, già dirigente siciliano dei Ds e coordinatore provinciale Pd a Palermo, si sfogava nel gennaio 2013 con un collega venendo intercettato dal Ros dei carabinieri di Firenze impegnato nell'inchiesta sui lavori Tav della procura fiorentina. Bellomo annuncia di volersi dimettere dalla commissione Via lamentandosi, riporta il gip di Firenze, che la senatrice Anna Finocchiaro (Pd) ''gli ha preferito nell'inserimento della lista, in un posto sicuro per l'elezione, un altro'' candidato.

''Devo dirti che ci sono rimasto molto male - continuava al telefono -, tra l'altro mi hanno rotto i c.... ieri era il mio compleanno, mentre ero con mia moglie fuori: 'Anna vuole il curriculum...', ... quando lei aveva in mente di mettere questo ragazzo in una postazione dove è certo che anche se perdiamo le elezioni questo è deputato''. In un'altra conversazione dei giorni seguenti sempre Bellomo torna sull'esclusione dalla lista per le elezioni politiche del 24 e 25 febbraio 2013 da parte della Finocchiaro dicendo al suo interlocutore che ''il tradimento viene proprio dalle persone per cui io mi sono ammazzato la vita'' cioè da quella persona che '' da quattro anni ogni mercoledì mi fa la lista delle cose che ha interesse che io gliele risolva. Proprio da questa persona io devo essere pugnalato alla schiena''.

Walter Bellomo, una vita nel Pci-Pds e ora in Pd 

Camicia bianca e solito look con barba e occhialini da intellettuale, Walter Bellomo, arrestato stamani nell'ambito dell'inchiesta sulla Tav di Firenze per presunti illeciti commessi come membro della commissione Via del ministero per l'Ambiente, solo ieri sedeva tra le prime file di una iniziativa politica a Palermo a sostegno di Gianni Cuperlo, candidato alla segreteria nazionale del Pd, anche se tra i democratici viene collocato in area renziana. Da anni impegnato in politica, Bellomo ha fatto parte del Pci e poi delle sue diramazioni. Il picco della carriera lo raggiunge nel 1996, quando viene eletto segretario cittadino del Pds, a Palermo. Da allora però il suo percorso nel partito è stato difficile: tornò alla ribalta qualche anno dopo, mettendosi a capo dell'area sinistra ecologista del partito, senza troppo successo, e cercando gloria schierandosi a fianco di alcuni big del Pds-Ds. Non è mai riuscito a strappare una candidatura ne' all'Assemblea regionale ne' in Parlamento, per lui solo consulenze, ottenute grazie al partito e alla sua professione di geologo. 

Codacons pronto a costituirsi parte civile

Il Codacons ha annunciato che si costituirà parte civile nella vicenda. "E' nostra intenzione tutelare gli interessi degli utenti del servizio ferroviario, attraverso la costituzione di parte civile" spiega in una nota il presidente Carlo Rienzi.

"Da quanto emerso in queste ore - ha aggiunto -, sembrerebbe infatti che la vicenda riguardi anche il delicato fronte della sicurezza dei trasporti sul tratto toscano della Tav. A quanto si apprende i lavori per l'alta velocità in Toscana sarebbero stati eseguiti senza rispettare le norme di sicurezza e ambientali e utilizzando materiale scadente per le paratie ignifughe delle gallerie, mentre lo smaltimento dei residui di scavo non sarebbe avvenuto in modo corretto. Proprio a garanzia degli utenti chiediamo verifiche urgenti sulla Tav toscana, ad opera di soggetti terzi e imparziali, al fine - conclude Rienzi - di accertare il livello di sicurezza dei lavori realizzati sulla linea e sanare eventuali criticità".

Coopsette, Noi e Nodavia estrani agli illeciti 

Coopsette, una delle aziende i cui dirigenti sono coinvolti nell'inchiesta fiorentina sulla Tav, "prende atto - si legge in una nota del presidente Fabrizio Davoli - dei provvedimenti che la Procura della Repubblica di Firenze, nell'ambito delle indagini in corso sui lavori della Tav nel capoluogo toscano, ha adottato questa mattina, alcuni dei quali riguardano dirigenti della cooperativa".

"Coopsette - prosegue il presidente - ribadisce di avere sempre agito con correttezza e nel pieno rispetto delle normative vigenti. Per questa ragione, nel rispetto del lavoro della magistratura, Coopsette è convinta che il procedimento penale dimostrerà la piena estraneità della società, della controllata Nodavia e dei propri dirigenti rispetto a qualsiasi tipo di illecito". La nota si conclude con l'auspicio "che il procedimento in corso possa svolgersi in tempi rapidi" e assicurando che "Coopsette continuerà a rimanere a piena disposizione degli organi inquirenti". 

Fonte: gonews.it

15 giugno, Regione Toscana: una losca manovra di Rossi


Il Comitato Ariacheta con costernazione apprende della recente manovra del governatore della Regione Toscana (commentata qui sotto dai comunicati che riportiamo).

Si tratta di un atto grave che con un colpo di mano, per altro in nessun modo motivato,  elimina uno dei pochi controlli ancora esistenti sul territorio, lascinado mano libera agli interessi delle grandi cordate che operano nel settore delle opere pubbliche.

Tutta la nostra solidarietà a Fabio Zita, il funzionario dell'Ufficio Via di cui negli anni abbiamo imparato ad apprezzare la trasparente integrità, e all'amica Mariarita Signorini di Italia Nostra, che con incessante energia da anni continua a denunciare le losche manovre dietro cui si celano gli speculatori del territorio.




Con delibera del 15 giugno, il governatore compie il "piccolo golpe" (secondo la definizione di Italia Nostra e ComitatonotunnelTav che denunciano l'accaduto) e avoca a se stesso le deleghe

 Firenze - Cosa succede in Regione Toscana? Qualcosa che Italia Nostra Firenze giudica "un piccolo golpe". E sono Maria Rita Signorini, del direttivo nazionale dell'associazione ambientalista, insieme a Tiziano Cardosi, esponente del ComitatonotunnelTav, a fare emergere la delibera del 15 giugno con cui il presidente Enrico Rossi toglie all'assessorato all'ambiente e riserva a se stesso le competenze su Via (valutazione d'impatto ambientale) e Vas (valutazione ambientale strategica) "peraltro – come aggiungono Signorini e Cardosi – senza alcuna motivazione".

"E' inquietante perché avviene all'indomani delle dichiarazioni dello stesso presidente sull'assoluta necessità di procedere con le "grandi opere" infrastrutturali che interessano massicciamente la Regione, a partire dal nefasto progetto di sottoattraversamento fiorentino di Tav – spiega la nota congiunta - non vorremmo che quella dichiarata necessità comportasse lo svuotamento degli strumenti di controllo e valutazione dei progetti, fra cui appunto la Via e la Vas".

Ma non basta, come spiegano Signorini e Cardosi. "Nello stesso momento voci fondate e sempre più insistenti parlano dell’avvenuta rimozione del Responsabile del Settore regionale competente per la Via, per destinarlo ad altro incarico". Insomma, quello che preoccupa l'associazione ambientalista e il ComitatonotunnelTav, è la "desertificazione" che di fatto "sembra essere praticata in una postazione così importante, che svolge un controllo su permessi fondamentali per assicurare la sostenibilità delle opere sottoposte a giudizio degli esperti". E la polemica è inevitabile: fra le cause della decisione del governatore, i dubbi espressi da Signorini e Cardosi energono chiari. "Forse applicare le leggi e quegli strumenti di controllo e valutazione, costituiva un "ostacolo" agli appetiti cementizi? - attaccano - non sarà perché, ad esempio, con un atto esemplare, basato su pareri tecnici di Arpat e Ministero, il Settore Via ha dato parere negativo all'utilizzo alla miniera di Santa Barbara del materiale scavato dalla talpa (Monnalisa) classificato come rifiuto? Questa classificazione rende impossibile l'inizio dello scavo delle gallerie fiorentine, dimostrando la falsità delle dichiarazioni di tutti quelli che vogliono questo progetto ad ogni costo (dall'AD delle ferrovie Mauro Moretti, all'ex ministro delle infrastrutture Altero Matteoli, all'ex assessore regionale e attuale responsabile del PD per le infrastrutture e consigliere del Fondo F2i Riccardo Conti, fino al presidente regionale). Purtroppo i fatti denunciati, privi di alcuna motivazione, autorizzano domande inquietanti, a cui chiediamo una risposta".

E di fronte al fatto compiuto, Italia Nostra parla di un vero e proprio "piccolo golpe": in realtà, si tratta di una competenza propria del presidente, anche se, vista la delicatezza eell'argomento, forse sarebbe stata auspicabile una decisione più ... "condivisa". 
E dunque? Tutto, per Italia Nostra e per il Comitato NotunnelTav rimane affidato al consiglio regionale, di cui si auspica "un sussulto di orgoglio perché fermi questo vergognoso tentativo di annullare ogni controllo democratico e amministrativo".


© STAMPTOSCANA







Tav, Rossi esautora Bramerini e dirigente Valutazione ambientale. De Zordo: "Tutele troppo invadenti per il presidente ambientalista del fare".


26 Giugno 2012 11:14


Alta velocità Tav, Rossi esautora Bramerini e dirigente Valutazione ambientale.


De Zordo: "Tutele troppo invadenti per il presidente ambientalista del fare".



Il presidente regionale Enrico Rossi sta mostrando un decisionismo muscolare in materia di "grandi opere" che ci suscita più di un allarme. Prima fa le distinzioni fra ambientalisti "buoni" (lui) e "cattivi" (chi si oppone a un inceneritore, una autostrada, un supertunnel), con una logica del "fare" che prescinde dal merito delle opere e delle motivazioni. Poi, individuando nelle "grandi opere" il motore del futuro regionale, si lamenta che queste vadano troppo a rilento, e sprona tutti ad affrettarsi.




Passando dalle parole ai fatti, con un decreto del 14 giugno, che non riporta alcuna motivazione, toglie la competenza in materia di Valutazione di Impatto Ambientale e di Valutazione Ambientale Strategica a chi ne è naturale depositario, l'Assessore all'Ambiente Bramerini, per riservare a se medesimo l'onere e l'onore di occuparsi direttamente della questione.


Infine rimuove, secondo notizie fondate, il dirigente regionale del settore Valutazioni ambientali, per sostituirlo non si sa con chi. 





Non è dato conoscere neanche in questo caso le motivazioni di un avvicendamento improvviso e inspiegabile. Evidentemente qualcosa non andava. Il dubbio che ci coglie, vedendo tutto l'insieme, è che quello che non piaceva al presidente Rossi fosse un sistema di regole, di tutele e di valutazioni evidentemente troppo invadente per il suo ambientalismo, più attento al "fare" che all'ambiente.



Il dubbio è che meno si scava (nei progetti, non nei tunnel) e meglio è, che l'importante è aprire cantieri, senza tanti "lacci e lacciuoli". Hai visto mai che su certi terreni Rossi e Renzi, che sono ormai come cane e gatto, sono in realtà più vicini di quanto non si pensi


Gruppo Misto Regione Toscana

Comunicato del 27/06/2012

http://ariacheta.blogspot.it/2012/06/15-giugno-regione-toscana-una-losca.html



Fabio Zita è un architetto della Regione Toscana rimosso da dirigente dell’ufficio Valutazioni d’impatto ambientale perché, secondo la Procura di Firenze che indaga sul malaffare che ha inquinato l’appalto Tav di Firenze, ha difeso l’applicazione della normativa vigente in materia di rifiuti inquinanti. Ecco la lettera aperta che Italia Nostra e il Comitato NO TUNNEL TAV gli hanno scritto.

tavGentile architetto Fabio Zita,

siamo un gruppo di cittadine/i dell’associazione Italia Nostra e del Comitato NO TUNNEL TAV che a Firenze si oppongono dal 2006 alla realizzazione del Passante TAV che giudichiamo inutile, pericoloso e molto costoso. Dagli sviluppi delle indagini e dalle relative intercettazioni telefoniche che le agenzie di stampa hanno diramato abbiamo visto che, oltre ai 6 arresti eccellenti, esce anche il suo nome.

Parrebbe che Lei sia stato di grande ostacolo al gruppo di potere che stava aggiustando, “con lavoro di squadra”, tutte le gravissime lacune che affliggono questo progetto. In particolare la Sua decisione di considerare le terre di scavo, prodotte dalla fresa durante la realizzazione dei tunnel, come rifiuti speciali da non riutilizzare per risanamento ambientale, ha impedito l’inizio dello scavo.
Dalle intercettazioni stesse risulterebbe che lei è stato considerato come una persona che non sapeva fare il “lavoro di squadra”, cosa in cui invece eccellevano persone come Bellomo o Lorenzetti, capaci di creare una ragnatela di amicizie e di favori e rendere possibile la costruzione del Passante TAV. Risulterebbe anche che lei sia stato considerato uno “stronzo”, un “terrorista”, un “bastardo” per il suo lavoro in cui ha semplicemente fatto il suo dovere, quello cioè di applicare leggi e regolamenti nelle procedure che riguardano il Passante TAV.
In seguito Lei sarebbe anche stato rimosso dal Suo incarico di responsabile delle procedure di VIA nella Regione e le deleghe le avrebbe avocate a sé il Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi. Per questi motivi Le vogliamo esprimere tutta la nostra personale e collettiva solidarietà, La vogliamo ringraziare per il Suo lavoro e l’onestà con cui lo ha fatto. Gli epiteti offensivi che Le sono stati rivolti può considerarli come blasoni da ostentare con orgoglio nella Sua vita come riconoscimento alla sua competenza e soprattutto alla sua onestà intellettuale e professionale.

Abbiamo seguito il suo lavoro, in particolare siamo rimasti scandalizzati dalla Sua rimozione per destinarla ad incarico meno incisivo in un altro assessorato.

Se quello che emerge dalle indagini della Magistratura è la realtà di questo nostro paese non possiamo esimerci da fare alcune considerazioni:
Probabilmente Lei ha fatto semplicemente il Suo lavoro secondo la Sua coscienza e i regolamenti in vigore, ma è sconvolgente vedere la solitudine in cui si è trovato. Mentre politici, dirigenti, imprenditori facevano “lavoro di squadra” per aggiustare le cose peggiori, mentre si scambiavano favori e incarichi ben retribuiti, Lei è rimasto come un eroe solitario, isolato da tutti e probabilmente anche soggetto a mobbing. Nemmeno noi Le abbiamo espresso la nostra solidarietà e vicinanza morale nel timore di poter nuocere a Lei o al Suo lavoro.
La Sua solitudine è un sintomo grave della situazione penosa in cui versano le nostre istituzioni. Questo regime appiccicoso di politici, finti manager, dirigenti sempre inchinati davanti al potente di turno disegnano una Italia in cui la democrazia è solo un involucro vuoto di senso.

Temiamo che figure come la Sua siano ad esaurimento e che i nuovi dirigenti e politici che arriveranno nelle istituzioni saranno selezionati non secondo competenze, ma in base alla fedeltà che sapranno dimostrare al “lavoro di squadra”. Un futuro nerissimo si dipinge per il nostro paese, per la nostra Toscana, per la nostra Firenze.

Speriamo Le possa essere di conforto sapere che noi che scriviamo siamo tanti e che molti di più non Le hanno scritto solo perché non sanno cosa si muove nelle viscere del sistema politico. Sappia di non essere solo: il professor Salvatore Settis ha valutato in circa 30.000 i gruppi di cittadini come il nostro che in Italia si organizzano e si oppongono agli scempi fatti al loro territorio.
Sappia che, anche se non La conosciamo di persona, il Suo lavoro è di conforto anche per noi, una salda speranza per il futuro delle prossime generazioni.

Con stima

Italia Nostra Firenze

Comitato  NO TUNNEL  TAV  FIRENZE 

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GRAMELLINI BUONGIORNO Mal’Italia: i partiti nello Stato

Il Bene Comune in Italia è un male, perché è gestito dai partiti. L’ultimo schizzo di questa triste realtà emerge dalle carte del processo a Maria Rita Lorenzetti, l’ex presidente dell’Umbria arrestata per una storiaccia di appalti che avrebbe ordito come presidente dell’Italferr. Ma vi sembra normale che al timone delle aziende pubbliche finiscano sempre persone «segnalate» dai partiti o dai sindacati?  

Questa Lorenzetti è una dalemiana di ferro e fa parte di un sistema chiuso di potere che in tanti decenni ha prodotto un reticolo di favori, scambi e ricatti, coinvolgendo parenti e compagni in un gigantesco conflitto di interessi. Quando esaurisce i mandati da governatrice regionale, il Pd la sistema in un ente pubblico, finanziato dalle tasse dei cittadini ma i cui vertici vengono decisi dalla politica. Senza alcuna competenza specifica, Lorenzetti si ritrova a capo di Italferr, una società di progettazione del gruppo Ferrovie dello Stato, e da lì continua a fare quello che ha sempre fatto: il funzionario di partito che risponde al partito e alla conventicola d’affari.  

Le intercettazioni telefoniche raccontano con precisione lancinante il sottobosco che soffoca la crescita e il futuro di questo Paese. C’è un geologo, Walter Bellomo, inserito in una commissione tecnica in quota Pd, perché anche nelle commissioni tecniche si entra «in quota» come alla Rai, dove una volta prendevano «un democristiano, un socialista, un comunista e uno bravo», finché per ridurre i costi limitarono le assunzioni ai primi tre. Questo geologo riesce a far passare la soluzione gradita alla presidente Lorenzetti, che subito si prodiga con Anna Finocchiaro per rimediargli un posto in lista alle elezioni. L’operazione non riesce perché evidentemente ci sono altri compagni ancora più zelanti da piazzare, e il geologo ci rimane male. Un altro funzionario, Fabio Zita, ha invece il torto di anteporre gli interessi dello Stato a quelli della Lorenzetti e ostacola l’appalto: viene riempito di insulti da un sodale della presidente e, quel che è peggio, rimosso dall’incarico per ordine del governatore della Toscana, Rossi, anche lui democratico di rito dalemian-bersaniano. 

Questa storia ci ricorda tre banalità abbastanza scomode. La prima: non è vero che la magistratura indaga sempre e soltanto Berlusconi. La seconda: se in questi vent’anni una parte consistente del centro-sinistra non ha davvero combattuto il capo del centrodestra più anomalo del mondo è perché anch’essa aveva l’armadio tintinnante di scheletri. Cane non morde cane, e ogni cuccia ha il suo Dudù. La terza, che poi sarebbe l’oggetto di questo articolo: la sinistra che ancora scalda i cuori stremati dei suoi elettori è quella che parla di Bene Comune e combatte le privatizzazioni feroci. Ma se vuole rendere credibile il proprio progetto, non può continuare a raccontarci la favola che per far funzionare le aziende pubbliche basta sostituire i dirigenti incapaci e corrotti con altri preparati e onesti. Dovrebbe avere il coraggio di andare alle origini della malattia, sottraendo ai partiti la scelta di quei dirigenti, affinché lo Stato smetta di essere una Cosa Loro mantenuta da NOI
 MASSIMO GRAMELLINI


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