L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























sabato 12 ottobre 2013

Perquisita la casa dei cronisti dopo lo scoop su Riina

Perquisita la casa dei cronisti dopo lo scoop su Riina

Sabato 12 Ottobre 2013 - 11:52

La perquisizione nasce dall'articolo pubblicato il 9 ottobre scorso su Livesicilia.
Solidarietà di ordine e sindacato.


PALERMO- Una perquisizione a casa di tre giornalisti palermitani è stata eseguita da carabinieri del Nucleo investigativo di Catania, su ordine del procuratore aggiunto del capoluogo etneo, Carmelo Zuccaro. Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza del Fatto Quotidiano e Riccardo Lo Verso di Livesicilia.it nei giorni scorsi hanno pubblicato notizie su un'indagine condotta dalla Procura di Caltanissetta sulle nuove attività di Totò Riina, che in alcuni colloqui in carcere con i familiari avrebbe fatto riferimenti ed allusioni a nuovi possibili attentati contro magistrati palermitani e di Caltanissetta, anche in collegamento con le cosche pugliesi. Da qui il possibile interesse della Procura di Catania, che indaga sulle vicende penali che vedono come vittime o come protagonisti i magistrati nisseni. Lo Verso nei giorni scorsi era stato anche il primo a pubblicare la notizia dell'indagine aperta dall'ufficio diretto da Sergio Lari nei confronti dell'ex procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, accusato di una fuga di notizie per un articolo del Fatto, che, dopo pochi giorni da quando era avvenuto, aveva riportato il contenuto di un verbale di interrogatorio del maggio 2012 del boss Bernardo Provenzano. Le perquisizioni sono state effettuate nelle abitazioni, nelle auto e negli altri locali "di pertinenza" dei tre giornalisti, alla ricerca di carte, documenti, memoria dei computer personali.

La solidarietà dell'Unci
L'Unione nazionale cronisti italiani e il Gruppo siciliano dell’UNCI, esprimono solidarietà ai tre cronisti sottoposti a perquisizione e sottolineano che appena ieri il commissario per i diritti umani della EU, Nils Muiznieks, ha direttamente criticato l’Italia per l’arretratezza delle sue norme sul diritto all’informazione e per non essersi ancora uniformata alla giurisprudenza che promana dalla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. Il Governo italiano se vuole cancellare questo primato negativo deve allineare subito la legislazione alle più civili e liberali norme europee.

Comunicao di Ordine e Assostampa
"Tre giornalisti perquisiti, due minacciati, uno condannato a un risarcimento molto pesante. Sembra un bollettino di guerra, invece è cronaca degli ultimi giorni per i cronisti impegnati nel loro lavoro. Stamattina Riccardo Lo Verso, di livesicilia, Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, del Fatto Quotidiano, sono stati sottoposti a perquisizioni per avere dato notizie su un'inchiesta della Procura di Caltanissetta riguardante le attività criminali che ancora oggi svolge il capomafia Totò Riina. Ancora una volta i giornalisti pagano per aver pubblicato notizie di rilievo e probabilmente sono anche vittime di contrasti e contrapposizioni tra diversi uffici giudiziari. I due cronisti minacciati sono Paolo Borrometi, corrispondente da Modica dell'Agi e della Sicilia, e Massimo Di Martino, che è anche sceneggiatore di opere cinematografiche nel campo dell'antimafia. Il collega condannato è Rino Giacalone, che dovrà pagare 25 mila euro all'ex sindaco di Trapani, Girolamo Fazio. Fatti che testimoniano la difficoltà di continuare a svolgere il nostro lavoro e sui quali sentiamo il bisogno di chiedere da una parte alle forze dell'ordine più attenzione per la sicurezza dei colleghi e dall'altra alla magistratura di applicare coerentemente le sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo, che tendono ad escludere che la portata dei risarcimenti sia tale da indurre i giornalisti a non fare più il loro lavoro".

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di Redazione Giornale di Sicilia - 12 ottobre 2013
PALERMO. 
Le abitazioni di tre giornalisti palermitani, Giuseppe Lo Bianco, Sandra Rizza e Riccardo Lo Verso sono state perquisite stamattina alle 7.30 dai carabinieri del nucleo investigativo di Catania su ordine del pm etneo Carmelo Zuccaro.

L'indagine riguarda una presunta fuga di notizie sul boss mafioso Totò Riina che continuerebbe a comandare dal carcere secondo quanto riportato alcuni giorni fa dal Fatto quotidiano e dal sito d'informazione Live Sicilia. I carabinieri hanno perquisito tutte le abitazioni, leggendo le agende dei giornalisti e analizzando i pc, gli smartphone, le memorie digitali e i tablet dei cronisti.

Giornalisti del Fatto perquisiti per scoop su Riina, protesta sindacato cronisti


Sono arrivati alle prime ore del mattino e per quattro ore hanno passato al setaccio gli appunti, i personal computer, i telefoni cellulari e le agende. È scattata di prima mattina la perquisizione a tappeto nella abitazioni di tre giornalisti palermitani: Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza del Fatto Quotidiano e Riccardo Lo Verso di livesicilia.it.

A suonare il campanello dei tre cronisti sono arrivati intorno alle sette e trenta del mattino i carabinieri del nucleo investigativo di Catania, su ordine di Carmelo Zuccaro, procuratore aggiunto della città etnea. La perquisizione nelle abitazioni dei giornalisti è scaturita da un’inchiesta aperta nei giorni scorsi dalla procura di Catania su una presunta fuga di notizie. Perno centrale dell’indagine è la notizia esclusiva, pubblicata dal Fatto Quotidiano il 9 ottobre scorso, di un possibile nuovo attentato progettato dal superboss di Cosa Nostra Salvatore Riina. “La Juve è una bomba” avrebbe detto il padrino corleonese durante un colloquio in carcere con i figli.

Parole che potrebbero contenere un ordine di morte per il pm palermitano Antonino Di Matteo, destinatario nel marzo scorso di una lettera anonima in cui si delineava il progetto stragista di Riina. La notizia era comparsa sulla prima pagina del Fatto Quotidiano di mercoledì scorso a firma di Lo Bianco e Rizza, nella stessa giornata in cui Lo Verso aveva riportato la medesima cronaca sul quotidiano on line livesicilia.it. Secondo la procura di Catania, che indaga sui reati commessi e subiti da magistrati della procura di Caltanissetta, la fonte che avrebbe fornito la notizia ai cronisti si sarebbe macchiato diviolazione di segreto d’ufficio, con l’aggravante di aver favorito la mafia.

I giornalisti non sono indagati dato che l’inchiesta è a carico di ignoti, ma gli inquirenti hanno provveduto a far scattare la perquisizione a sorpresa per cercare di rintracciare indizi che potessero condurre alla fonte. È per questo che hanno passato ai raggi X ogni angolo delle abitazioni dei cronisti: dai supporti elettronici, agli appunti, fino alle automobili e qualsiasi altro luogo di pertinenza dei tre giornalisti.

Pronta è arrivata la nota di solidarietà dell’Unci, l’unione nazionale dei cronisti italiani, che ricorda come “appena ieri il commissario per i diritti umani della Unione Europea, Nils Muiznieks, ha direttamente criticato l’Italia per l’arretratezza delle sue norme sul diritto all’informazione e per non essersi ancora uniformata alla giurisprudenza che promana dalla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. Il Governo italiano se vuole cancellare questo primato negativo deve allineare subito la legislazione alle più civili e liberali norme europee”. L’Ordine dei giornalisti pone invece l’accento sulle uniche colpe di cui si sarebbero macchiati i cronisti, ovvero “aver pubblicato notizie di rilievo, ma probabilmente sono anche vittime di contrasti e contrapposizioni tra diversi uffici giudiziari”. Tanto basta però per subire una minuziosa perquisizione di prima mattina.


di Giuseppe Pipitone (ilfattoquotidiano.it)
  

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