L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























lunedì 21 ottobre 2013

Antonio e Stefano Maiorana: doppia scomparsa a Palermo. Chi li voleva morti?

Antonio e Stefano Maiorana: doppia scomparsa a Palermo. Chi li voleva morti?



maioranadi Fabio Sanvitale direzione@calasandra.it
21 ottobre 2013
Padre e figlio, Antonio e Stefano Maiorana, spariscono insieme la mattina del 3 agosto 2007, vicino Palermo (leggi QUI la ricostruzione della scomparsa). Le indagini portano al cantiere edile – delle società “Calliope” ed “Edilia” -  di cui Antonio era consulente. Risaliamo ad una ventina di giorni prima, quando Maiorana si avvia verso la sua fine. Da tempo, infatti, l’uomo si dichiara insoddisfatto del suo compenso: 50.000 euro non bastano.  D’altronde, ha il coltello dalla parte del manico: i rapporti con le banche, per i mutui, li gestisce lui. Gliene danno altri 25.000. Non basta. Vuole altri soldi, oppure la cessione alla sua convivente, Gabriela Andrè, del 50% della “Calliope”. E’ una richiesta assurda, eppure va in porto. Com’è possibile che Paolo Alamia, uno dei due soci della “Calliope”, ceda così facilmente a Maiorana? Perché non ne sa nulla. Maiorana fa il furbo. Con l’aiuto di un notaio amico fa l’atto di trasferimento quote senza Alamia. Sa talmente tanto di stare giocando sporco che, quel giorno, dice alla Andrè di prendere i suoi figli – Stefano e Marco, nati dal matrimonio con Rossella Accardo - e nascondersi in un posto che neppure lui vuole sapere dov’è…
Ma per quello che ha fatto, non lo ammazzano. E se non lo ammazzano, deve aver avuto in mano qualche asso, no? Ma quale? E perché ci interessa?
Ora siamo al 1 agosto 2007. Mancano 48 ore alla tragedia. Dallo stesso notaio ci sono Maiorana e Dario Lopez, detentore dell’altro 50% della “Calliope”: c’è una rissa tra loro. Perché? Lo chiediamo a Rossella Accardo, mamma di Stefano ed ex moglie di Antonio, che da 6 anni cerca la verità su questa vicenda: “gli acquirenti di quei residence stipulavano due atti, uno per comprare l’immobile ed uno per personalizzarne le finiture interne. Quindi pagavano due somme diverse. Lopez chiedeva che le finiture non fossero liquidate contestualmente all’acquisto. E qui sono venuti alle mani, ci fu una camicia strappata. Maiorana, infatti, temeva che Lopez volesse gestire in proprio i pagamenti delle finiture, sottraendoglieli”. Il clima si fa pesante, molto pesante.
Ma che carattere aveva Antonio? “Era stato curato per una distimia bipolare” risponde Accardo  “alternava un umore tranquillo a improvvise crisi di rabbia. Non aveva un carattere facile, insomma. Nei giorni precedenti la scomparsa, poi, sembrava davvero esasperato dal rapporto coi soci. E ultimamente, ho scoperto poi in cantiere, aveva licenziato Pietro Cinà, prestanome dei Lo Piccolo, i boss mafiosi della zona”.
Ora siamo al 3 Agosto 2007: Lopez e Stefano Maiorana prendono un caffè insieme. Manca pochissimo alla tragedia. I due tornano al cantiere. Trovano Antonio. Padre e figlio si allontanano, dicendo che torneranno tra dieci minuti: e spariscono nel nulla. Strano: Antonio lascia in ufficio il borsello, da cui non si separa mai. Come se lo spiega? “Questa è una cosa troppo anomala: dentro c’erano le chiavi di casa, i documenti. Forse non ebbe il tempo di prenderlo? A me fa pensare che siano stati costretti ad allontanarsi. E se è vero, qualcuno in cantiere ha visto?”.
C’è una terza vittima, in questa storia: è Marco, il fratello di Stefano, suicidatosi il 6 gennaio 2009. Rileggendo tutto alla luce della “pista del cantiere”, anche la sua morte si rivela molto di più del drammatico risultato di una depressione. Seguiteci.
maioranaMarco Maiorana, la mattina della scomparsa, infatti, è particolarmente preoccupato: prova a chiamare il fratello, il padre, quindi corre al cantiere e poi chiama la Andrè. Ha capito qualcosa? “Marco mi disse che il padre aveva fatto una furbata in barba a tutti” dice Accardo. Ma, se sapeva qualcosa, perché non ne ha mai parlato con nessuno? “Lo dicono i giudici: perché era plagiato dalla Andrè, fu lei a dirgli che i carabinieri avevano rubato gli orologi di suo padre nelle perquisizioni, quando invece li aveva presi lei per rivenderli, come fu poi accertato. In questo modo Marco non poteva certo fidarsi dei carabinieri». Così come Marco era presente quando la donna, pochi giorni dopo la scomparsa, fece smontare la memoria del portatile del padre. Prima di uccidersi, Marco s’era convinto di essere stato responsabile della morte del fratello: per non averlo fermato quella mattina, quando aveva capito che stava andando ad un appuntamento pericoloso.
E qui siamo tornati al punto. Pericoloso perché? Chi ha fatto sparire i Maiorana? “Antonio voleva consegnare gli appartamenti il prima possibile, fare liquidità e reinvestire. Così, ha cercato di fare il furbo, di alzare il costo della sua consulenza ed ha costretto i suoi soci a far entrare la Andrè nella “Calliope”. E s’è guadagnato molti nemici. Era nemico Francesco Paolo Alamia (oggi 78enne, per una vita in affari col sindaco mafioso Ciancimino), che dovette cedere la sua quota alla Andrè. Era nemico Lopez, che, dopo la lite dal notaio, vedeva in Maiorana un ostacolo. Erano nemici i Lo Piccolo, dopo lo sgarbo fatto con Cinà. 

Questa concentrazione di astio verso Antonio Maiorana è stata fatale?
Rossella Accardo ha un’idea su come il suo ex marito possa aver evitato l’ira di Alamia. “Forse Antonio lo ricattava. La Andrè ha confermato di aver partecipato, bendata e portata da Maiorana, a delle gang bang. Non sappiamo chi potesse esserci, ma sospetto che Antonio possa aver usato quelle situazioni per acquisire foto compromettenti (la Andrè ha confermato ai carabinieri l’esistenza delle foto, Nda). Purtroppo, per molte cose le indagini sono state fatte in modo blando. Nell’immediato mi hanno negato le unità cinofile e nessuno ha sequestrato il portatile di Antonio” dice Accardo.
E conclude: “la logica del non vedo, non sento, non parlo ha portato la Sicilia dove siamo,  ma sugli scomparsi si deve fare prevenzione… ecco perché sto lavorando perché la Regione Sicilia faccia la sua parte, in questa direzione. Io, su questa storia, sono pronta a metterci la vita”.
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Leggi anche:

Antonio e Stefano Maiorana: doppia scomparsa a Palermo. Quelle indagini devono continuare


maioranadi Fabio Sanvitale direzione@calasandra.it
3 agosto 2013
Padre e figlio sono in cantiere, vicino Palermo. Dicono che si assenteranno per dieci minuti. Dopo 6 anni non sono ancora tornati. E’ la storia di Antonio e Stefano Maiorana, che vi raccontiamo oggi.
Quello che sappiamo di loro è che la Smart bianca, su cui si muovevano il 3 agosto 2007, viene ritrovata a Punta Raisi, nel parcheggio dell’aeroporto, con nessuna traccia utile, quasi a suggerire un allontanamento volontario. Ma c’è un fatto strano: Antonio ha lasciato in cantiere il borsello con i documenti, da cui non si separava mai. Perché?
Antonio Maiorana, 48 anni, è nell’edilizia da sempre. Stefano, 23 anni, è studente universitario sulle orme del padre.
Fuga volontaria? Ma da chi? Da cosa? E’ un’ipotesi che salta sempre fuori, in questi casi: se ne sono andati a fare la bella vita. Ma gli avvistamenti – che pure ci sono stati: Barcellona e Colombia – si rivelano falsi. E poi, c’è un’altra pista, che porta dritta al cantiere di Isola delle Femmine: 50 appartamenti su 13.000 mq, per un affare da 7 milioni di euro.  Qui, Maiorana faceva da consulente per le società che stavano costruendo: la “Calliope” e la “Edilia”. Vediamole da vicino. Ruolo delicatissimo e centrale, il suo: trattava con le banche per i mutui.
Della “Calliope” sono soci al 50% la compagna di Maiorana e Dario Lopez, genero del proprietario del terreno.
Della “Edilia”, invece, sono soci i figli del proprietario del terreno e l'imprenditore palermitano Francesco Paolo Alamia. Zoomiamo ancora su Lopez e Alamia. Dario Lopez è uomo di mediazione, ha accertato l’inchiesta, è quello che garantisce la tranquillità del cantiere.
Alamia, invece, già socio in affari di Maiorana dagli anni Ottanta, e' stato anche assessore comunale a Palermo e avrebbe avuto rapporti d'affari con l'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, condannato per mafia. Indagato per concorso in associazione mafiosa insieme a Dell'Utri e Berlusconi, la sua posizione viene archiviata nel 1997.
pulizziDella “pista del cantiere” parla nel 2008 il pentito Gaspare Pulizzi (nella foto qui accanto), ex braccio destro del boss Salvatore Lo Piccolo, che comandava (ora sta dentro) a Isola:''Lo Piccolo mi aveva detto che la scomparsa dei Maiorana e' stata determinata da contrasti interni al cantiere''. Affermazione interessante da un lato, sconcertante dall’altro: possibile che Lo Piccolo, padrone della zona, abbia lasciato commettere un omicidio nel suo territorio senza dare il benestare?
Mentre i carabinieri indagano in questa direzione, però, il 6 gennaio 2009 si suicida il fratello di Stefano, Marco, di 22 anni. Sulle prime, le solite frasi: Marco non ha retto, Marco “ha deciso di farla finita con un dolore opprimente che lo aveva indotto a una depressione”, scrissero le agenzie di stampa.
Ma la morte di Marco, in realtà, parla. Quando sembra che tutto si fermi nel nulla, un anno dopo, Rossella Accardo - l’ex moglie di Maiorana, mamma dei due fratelli – trova tra le cose del figlio un numero di “Topolino” in cui lui ha scritto:''mio padre diceva che se vuoi sconfiggere il tuo nemico devi fartelo amico, con Karina abbiamo distrutto la memoria del pc dove si conserva il materiale con cui si teneva... sapevo che quella mattina mio fratello andava a discutere qualcosa di grave e non sono riuscito a trattenerlo''.Un momento: chi è Karina? A cosa si riferisce Marco? Gabriela Karina Andrè, argentina, era la convivente di Maiorana. Dunque il pc del padre è stato distrutto da lei e da Marco? Perché? Cosa sapeva Marco della loro scomparsa? E perché si è ucciso, piuttosto che dirlo?
Nel frattempo siamo nel 2011: la Procura di Palermo decide di archiviare il caso. La Accardo si oppone: ci sono troppi elementi interessanti per lasciare che la storia si chiuda lì. Ad esempio, ci sono sms spediti da Maiorana ad Alamia fra le 5.21 e le 5.51 di quella mattina, dalla zona di Capaci. Niente di strano, se la Andrè non avesse dichiarato ai carabinieri, invece, che Maiorana era uscito di casa, a Palermo, alle 6.30. C’è il cellulare dell’uomo, che risulta spento solo dalle 10 di mattina.
Scattano nuove indagini. Ma anche questa seconda tranche porta, quest’anno, a una nuova archiviazione, alla quale ora la Accardo dovrà rispondere.
E allora, per capirci qualcosa, rimettiamo insieme i fatti successi negli ultimi giorni di Antonio Maiorana. Anche loro parlano. E’ da qui che ripartiremo nella prossima puntata, per spiegare come probabilmente andarono le cose, la mattina del 3 agosto 2007, quando tutto accadde. CONTINUA...
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