L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























martedì 22 ottobre 2013

LA CORTE DEI CONTI DELIBERAZIONE ISOLA DELLE FEMMINE 298 2013 RENDICONTO 2011 E PREVISIONE 2012


                                                                             Deliberazione n. 298/2013/PRSP

 

REPUBBLICA ITALIANA

Corte dei conti
Sezione di controllo per la Regione siciliana
nell’adunanza del 16 ottobre 2013, composta dai seguenti magistrati:

Maurizio Graffeo
Corrado Borruso
Francesco Albo

- Presidente
- Consigliere - relatore
- Primo Referendario


******
visto il R.D. 12 luglio 1934, n. 1214 e successive modificazioni;
vista la legge 14 gennaio 1994, n. 20 e successive modificazioni;
visto l'art. 2 del decreto legislativo 6 maggio 1948, n. 655, nel testo sostituito dal decreto legislativo 18 giugno 1999, n. 200;
visto il decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 e successive modificazioni (T.U.E.L.);
visto, in particolare, l’art. 148 bis del T.U.E.L., introdotto dal decreto legge n. 174 del 10 ottobre 2012, convertito dalla legge n. 213 del 7 dicembre 2012;
visto l’art. 1, commi 166 e 167, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006);
visto, in particolare, l’art. 1, comma 610, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006), il quale espressamente prevede che le disposizioni della predetta legge “sono applicabili nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con le norme dei rispettivi statuti”;
vista la deliberazione di questa Sezione n. 204/2012/INPR del 30 luglio 2012 avente ad oggetto “Linee guida cui devono attenersi, ai sensi dell’art. 1, commi 166 e 167, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006), gli organi di revisione economico-finanziaria degli enti locali aventi sede in Sicilia nella predisposizione della relazione sul rendiconto dell’esercizio 2011 e/o sul bilancio di previsione 2012”;
vista la nota della Sezione di controllo per la Regione siciliana del 21 agosto 2012, con la quale è stata inoltrata al Sindaco e all’Organo di revisione economico-finanziaria del Comune di Isola delle Femmine la precitata delibera n. 204/2012/INPR, nonché i relativi questionari ai fini della loro ritrasmissione, da parte del Collegio dei revisori, entro trenta giorni dall’approvazione del consuntivo e/o del bilancio di previsione;
      vista l'ordinanza del Presidente della Sezione di controllo n. 428/2013/CONTR. del 3 ottobre 2013, con la quale la Sezione del controllo è stata convocata il giorno 16 ottobre 2013 per gli adempimenti di cui al menzionato art. 148 bis del T.U.E.L.;
udito il relatore Consigliere dott. Corrado Borruso;
******
L’art. 1, commi 166 e 167, della legge n. 266 del 2005 (legge finanziaria per l’anno 2006) ha previsto, ai fini della tutela dell’unità economica della Repubblica e del coordinamento della finanza pubblica, l’obbligo, a carico degli organi di revisione degli enti locali, di trasmettere alla Corte dei conti una relazione sul bilancio di previsione dell’esercizio di competenza e sul rendiconto dell’esercizio medesimo, formulato sulla base dei criteri e delle linee guida definite dalla Corte.
Al riguardo, occorre evidenziare la peculiare natura di tale forma di controllo, ascrivibile alla categoria del riesame di legalità e regolarità, in grado di finalizzare il confronto tra fattispecie e parametro normativo all’adozione di effettive misure correttive funzionali a garantire il rispetto complessivo degli equilibri di bilancio.
Questo nuovo modello di controllo, come ricordato dalla Corte costituzionale nella recente sentenza n. 60/2013, configura, su tutto il territorio nazionale, un sindacato generale ed obbligatorio sui bilanci preventivi e rendiconti di gestione di ciascun ente locale, finalizzato a tutelare, nell’ambito del coordinamento di finanza pubblica, la sana gestione finanziaria del complesso degli enti territoriali, nonché il rispetto del patto di stabilità interno degli obiettivi di governo dei conti pubblici concordati in sede europea.
Esso si colloca nell’ambito materiale del coordinamento della finanza pubblica, in riferimento agli articoli 97, primo comma, 28, 81 e 119 della Costituzione, che la Corte dei conti contribuisce ad assicurare, quale organo terzo ed imparziale di garanzia dell’equilibrio economico finanziario del settore pubblico e della corretta gestione delle risorse collettiva, in quanto al servizio dello Stato - ordinamento.
Da ultimo, l’art. 148 bis del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, introdotto dall’art. 3, comma 1, lettera e), del decreto legge 10 ottobre 2012, n. 174, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 213 del 7 dicembre 2012, ha inteso rafforzare il quadro dei controlli e dei presidi della gestione delle risorse finanziarie pubbliche, nell’ambito di inderogabili istanze unitarie nell’assetto policentrico della Repubblica.
Nel caso di accertamento, da parte della Sezione, di squilibri economico finanziari, della mancata copertura di spese, della violazione di norme finalizzate a garantire la regolarità  della gestione finanziaria, o del mancato rispetto degli obiettivi posti con il patto di stabilità interno, è previsto, infatti, l’obbligo per gli enti interessati di adottare, entro sessanta giorni dalla comunicazione del deposito della pronuncia di accertamento, i provvedimenti idonei a rimuovere le irregolarità e a ripristinare gli equilibri di bilancio, da trasmettere alla Sezione per le verifiche di propria competenza.
Ulteriori forme di tutela degli equilibri di bilancio sono state previste nel caso do operazioni contabili prive di copertura o di cui sia accertata l’insostenibilità finanziaria.
Qualora le irregolarità esaminate dalla Sezione regionale non siano così gravi da rendere necessaria l’adozione della delibera prevista dall’art. 148 bis, comma 3, del T.U.E.L., la natura collaborativi del controllo, anche in relazione alla previsione contenuta nell’art. 7, comma 7, della legge 5 giugno 2003, n. 131, suggerisce di segnalare agli Enti anche irregolarità contabili non gravi o meri sintomi di precarietà, soprattutto se accompagnate e potenziate da sintomi di criticità o da difficoltà gestionali, anche al fine di prevenire l’insorgenza di situazioni di deficitarietà o di squilibrio, idonee a pregiudicare la sana gestione finanziaria che deve caratterizzare l’amministrazione di ciascun Ente.
In ogni caso, l’Ente interessato è tenuto a valutare le segnalazioni che ha ricevuto ed a porre in essere interventi idonei per addivenire al loro superamento.

******
L’organo di revisione del Comune di Isola delle Femmine ha trasmesso  la relazione sul rendiconto 2011  e quella sul bilancio di previsione 2012, di cui all’art. 1, commi 166 e 167, della legge n. 266/2005 (legge finanziaria per l’anno 2006).
         Dall’esame delle predette relazioni e dalla successiva istruttoria sono emerse le seguenti criticità:
Rendiconto 2011:
1.      notevole ritardo nell’approvazione del rendiconto 2011 rispetto ai termini di legge (1 ottobre 2012);
2.      volume dei residui attivi di nuova formazione provenienti dalla gestione di competenza e relative ai titoli I e III (con l'esclusione dell'addizionale Irpef) pari a 52,09%  dei valori di accertamento delle entrate dei medesimi titoli I e III (esclusi i valori dell'addizionale Irpef);
3.      ammontare dei residui attivi di cui al titolo I e al titolo III superiore al 65 per cento (pari al 120,28%) (provenienti dalla gestione dei residui attivi) rapportata agli accertamenti della gestione di competenza delle entrate dei medesimi titoli I e III;
4.      volume dei residui passivi complessivi provenienti dal titolo I superiore al 40 per cento (pari a 88,32%) degli impegni della medesima spesa corrente;
5.      anticipazioni di tesoreria non rimborsate al 31 dicembre 2011, superiori al 5% della spesa corrente;
6.      presenza di debiti fuori bilancio non segnalati dai Responsabili dei servizi,  emersi  in fase di approvazione del Rendiconto di gestione 2012, per €629.000 ai quali si aggiungono passività potenziali per €2.300.000 e spese per incarichi legali per €392.000 solo in minima parte impegnati. I debiti riconosciuti nell’esercizio 2012 ammontano a €3.300;
7.      necessità di verificare il rispetto del parametro di deficitarietà n. 6, relativo al rapporto della spesa per il personale sulle entrate correnti,  la percentuale indicata del 36,69% è impropriamente determinato rapportando la spesa per il personale depurata delle componenti da escludere sulle entrate correnti;
8.      irregolare utilizzo dei capitoli afferenti ai servizi conto terzi e mancato rispetto del principio di tassatività di cui al principio contabile 2.25 delle “altre spese per servizi conto terzi” in particolare:
-          liquidazione borsa di studio,
-          liquidazione fatture relative al servizio di pulizia dei locali;
-          spese per pagamento manifestazioni santo patrono;
9.      bassa capacità di riscossione dei proventi derivanti da proventi da recupero evasione tributaria,

Residui al 1 gennaio 2012
Riscossioni al 31/12/2012
% riscossione
ICI
142.253,00
13.188,86
9,27%
TARSU
131.822,79
6.221,88
4,72%
Proventi CdS
2.092.325,52
33.109,18
1,58%
10.  mancato aggiornamento del conto del patrimonio come previsto dall’art. 230 TUEL;
11.  debiti nei confronti della Società ATO 1 PA per €4.986.963,28, per i quali non si riscontra in bilancio un corrispondente importo di residui passivi che ammontano a € 3.094.130,15;
Le criticità di cui ai punti 2, 3, 5, 6, 8, 9 sono stati oggetto di specifica pronuncia in sede di esame sul rendiconto 2010 (delibera n. 139/2012/PRSP).
Bilancio di Previsione 2012:
1.      mancata approvazione del programma degli incarichi di collaborazione previsto dall’art. 42 comma 2 lettera b) del TUEL ;
2.      equilibri di bilancio garantito dal ricorso a entrate correnti aventi carattere non ripetitivo e forte squilibrio tra entrate e spese correnti aventi carattere non ripetitivo;
3.      bassa capacità di riscossione dei proventi da sanzioni amministrative pecuniarie per violazione del codice della strada e da recupero evasione tributaria;
4.      reiterato ricorso ad anticipazioni di tesoreria; al 31/12/2012 le anticipazioni inestinte ammontano a €1.068.861,88;
5.      mancato rispetto del limite di spesa per il personale di cui all’art. 1 comma 557 della legge 296/2006;
Le criticità di cui ai punti 3, 4 e 5 sono stati oggetto di specifica pronuncia in sede di esame sul rendiconto 2010 (delibera n. 139/2012/PRSP).

   *******

All’ adunanza pubblica del 16 ottobre 2013, per l’Amministrazione, che non ha depositato memorie, sono presenti  il Segretario generale, D.ssa Sonia Acquado, ed il Responsabile dei Servizi finanziari, Dr. Ignazio Tabone,  i quali hanno inteso solo riferire che  il rapporto tra le spese per il personale e quelle correnti è stato determinato dal pagamento di una notevole somma arretrata corrisposta ad un dipendente, consegnando, nella circostanza, uno specchio riepilogativo.

******
Alla luce di quanto sopra, il Collegio ritiene che permangano  tutte le criticità evidenziate nei punti sopra indicati.

                                                      P. Q. M.
All’esito della verifica sul rendiconto 2011 e sul bilancio di previsione 2012 accerta, per quel che riguarda:
- il rendiconto 2011, il permanere delle criticità 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 8, 10 e 11;
- il bilancio di previsione 2012, il permanere delle criticità  1, 2, 3, 4 e 5.

O R D I N A

che, a cura del Servizio di supporto della Sezione di controllo, copia della presente pronuncia sia comunicata alla Commissione straordinaria ed all’organo di revisione del Comune di Isola delle Femmine (PA) per le necessarie misure correttive


D I S P O N E
che l’Ente trasmetta a questa Sezione di controllo le misure correttive adottate dalla Commissione straordinaria entro i termini  di cui all’art. 148 bis, comma 3, del T.U.E.L., ai fini della relativa verifica.


                     L'ESTENSORE
IL PRESIDENTE
                 (Corrado Borruso)
(Maurizio Graffeo)

Depositato in Segreteria il 22 ottobre 2013
                       Per IL DIRIGENTE
                      (Gabriella Vincenti)









L’organo di revisione del Comune di Isola delle Femmine ha trasmesso  la relazione sul rendiconto 2011  e quella sul bilancio di previsione 2012, di cui all’art. 1, commi 166 e 167, della legge n. 266/2005 (legge finanziaria per l’anno 2006).
         Dall’esame delle predette relazioni e dalla successiva istruttoria sono emerse le seguenti criticità:

Rendiconto 2011:
1.      notevole ritardo nell’approvazione del rendiconto 2011 rispetto ai termini di legge (1 ottobre 2012);
2.      volume dei residui attivi di nuova formazione provenienti dalla gestione di competenza e relative ai titoli I e III (con l'esclusione dell'addizionale Irpef) pari a 52,09%  dei valori di accertamento delle entrate dei medesimi titoli I e III (esclusi i valori dell'addizionale Irpef);
3.      ammontare dei residui attivi di cui al titolo I e al titolo III superiore al 65 per cento (pari al 120,28%) (provenienti dalla gestione dei residui attivi) rapportata agli accertamenti della gestione di competenza delle entrate dei medesimi titoli I e III;
4.      volume dei residui passivi complessivi provenienti dal titolo I superiore al 40 per cento (pari a 88,32%) degli impegni della medesima spesa corrente;
5.      anticipazioni di tesoreria non rimborsate al 31 dicembre 2011, superiori al 5% della spesa corrente;
6.      presenza di debiti fuori bilancio non segnalati dai Responsabili dei servizi,  emersi  in fase di approvazione del Rendiconto di gestione 2012, per €629.000 ai quali si aggiungono passività potenziali per €2.300.000 e spese per incarichi legali per €392.000 solo in minima parte impegnati. I debiti riconosciuti nell’esercizio 2012 ammontano a €3.300;
7.      necessità di verificare il rispetto del parametro di deficitarietà n. 6, relativo al rapporto della spesa per il personale sulle entrate correnti,  la percentuale indicata del 36,69% è impropriamente determinato rapportando la spesa per il personale depurata delle componenti da escludere sulle entrate correnti;
8.      irregolare utilizzo dei capitoli afferenti ai servizi conto terzi e mancato rispetto del principio di tassatività di cui al principio contabile 2.25 delle “altre spese per servizi conto terzi” in particolare:
-          liquidazione borsa di studio,
-          liquidazione fatture relative al servizio di pulizia dei locali;
-          spese per pagamento manifestazioni santo patrono;
9.      bassa capacità di riscossione dei proventi derivanti da proventi da recupero evasione tributaria,

Residui al 1 gennaio 2012
Riscossioni al 31/12/2012
% riscossione
ICI
142.253,00
13.188,86
9,27%
TARSU
131.822,79
6.221,88
4,72%
Proventi CdS
2.092.325,52
33.109,18
1,58%
10.  mancato aggiornamento del conto del patrimonio come previsto dall’art. 230 TUEL;
11.  debiti nei confronti della Società ATO 1 PA per €4.986.963,28, per i quali non si riscontra in bilancio un corrispondente importo di residui passivi che ammontano a € 3.094.130,15;
Le criticità di cui ai punti 2, 3, 5, 6, 8, 9 sono stati oggetto di specifica pronuncia in sede di esame sul rendiconto 2010 (delibera n. 139/2012/PRSP).
Bilancio di Previsione 2012:
1.      mancata approvazione del programma degli incarichi di collaborazione previsto dall’art. 42 comma 2 lettera b) del TUEL ;
2.      equilibri di bilancio garantito dal ricorso a entrate correnti aventi carattere non ripetitivo e forte squilibrio tra entrate e spese correnti aventi carattere non ripetitivo;
3.    bassa capacità di riscossione dei proventi da sanzioni amministrative pecuniarie per violazione del codice della strada e da recupero evasione tributaria;
4.      reiterato ricorso ad anticipazioni di tesoreria; al 31/12/2012 le anticipazioni inestinte ammontano a €1.068.861,88;
5.      mancato rispetto del limite di spesa per il personale di cui all’art. 1 comma 557 della legge 296/2006;
Le criticità di cui ai punti 3, 4 e 5 sono stati oggetto di specifica pronuncia in sede di esame sul rendiconto 2010 (delibera n. 139/2012/PRSP). 
All’ adunanza pubblica del 16 ottobre 2013, per l’Amministrazione, che non ha depositato memorie, sono presenti  il Segretario generale, D.ssa Sonia Acquado, ed il Responsabile dei Servizi finanziari, Dr. Ignazio Tabone,  i quali hanno inteso solo riferire che  il rapporto tra le spese per il personale e quelle correnti è stato determinato dal pagamento di una notevole somma arretrata corrisposta ad un dipendente, consegnando, nella circostanza, uno specchio riepilogativo.

******
Alla luce di quanto sopra, il Collegio ritiene che permangano  tutte le criticità evidenziate nei punti sopra indicati.

                                                      P. Q. M.
All’esito della verifica sul rendiconto 2011 e sul bilancio di previsione 2012 accerta, per quel che riguarda:
- il rendiconto 2011, il permanere delle criticità 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 8, 10 e 11;
- il bilancio di previsione 2012, il permanere delle criticità  1, 2, 3, 4 e 5.
https://servizi.corteconti.it/bdcaccessibile/ricercaInternet/doDettaglio.do?id=4494-25/10/2013-SRCSIC

SRCSIC/298/2013/PRSP
4494-25/10/2013-SRCSIC
Sezione Controllo Regione Sicilia
 : Pronuncia specifica ex art. 1, co. 168, l. 266/2005 (enti locali); art. 148 TUEL - art. 148 bis TUEL; art. 243 quater TUEL; art. 6, co. 2, d.lgs. 149/2011.
 :
 : 16/10/2013
 : 22/10/2013
 : GRAFFEO MAURIZIO
 : Isola delle Femmine - rendiconto 2011 e bilancio di previsione 2012





Debiti fuori bilancio per oltre 600 mila euro e passività potenziali per 2,3 milioni, anticipazione di cassa per oltre un milione di euro, riscossione dei proventi da recupero dell’evasione quasi nulla, residui attivi e passivi fuori controllo, debiti nei confronti dell’Ato Palermo 1 per 4,9 milioni “per i quali non si riscontra in bilancio una cifra corrispondente di residui passivi”. Sono le cifre, pubblicate dal Giornale di Sicilia, che emergono dalla relazione della Sezione di controllo della Corte dei conti sul bilancio consuntivo 2011 e quello di previsione 2012 del comune di Isola delle Femmine, sciolto per infiltrazioni mafiose nel novembre 2012. La deliberazione, già notificata ai commissari che reggono l’amministrazione ed ai revisori dei conti, individua 16 criticità su 16 capitoli analizzati, un vero e proprio record negativo. E dispone che entro 60 giorni vengano comunicate le misure correttive adottate. A nulla è servita l’audizione nel corso dell’adunanza pubblica del 16 ottobre, del segretario generale Sonia Acquado e del responsabile del Servizi finanziari,Ignazio Tabone: i due dirigenti comunali si sono limitati a riferire che il “rapporto tra le spese per il personale e quelle correnti è stato determinato dal pagamento di una notevole somma arretrata corrisposta ad un dipendente”. Tra i capitoli più spinosi c’è quello dei debiti fuori bilancio “non segnalati dai responsabili dei servizi, emersi in fase di approvazione del rendiconto di gestione 2012, per 629,000 euro, ai quali si aggiungono passivi potenziali per 2,300,000 euro e spese per incarichi legali per 392.000 solo in minima parte impegnati. Di contro, i debiti riconosciuti nell’esercizio 2012 ammontano a soli 3,300 euro. Non meno critica la riscossione delle entrate derivanti dal recupero dell’evasione tributaria. Su poco più di 2 milioni di euro di proventi dalle contravvenzioni per violazione del codice della strada in bilancio al 31 dicembre 2011, l’anno successivo ne erano stati riscossi solo 33,000 euro (pari al 1.5 %). Un po di meglio, si fa per dire, Ici e Tarsu, il cui tasso di riscossione non supera il 5%. Per finire la relazione della Corte dei Conti stigmatizza il mancato rispetto del limite di spesa per il personale e il reiterato ricorso ad anticipazione di tesoreria che al 31 dicembre 2012 ammontavano ad oltre un milione di euro. 

- See more at: http://www.teleoccidente.it/wp/?p=40065#sthash.nMOVtecx.dpuf 










- che il Comandante con note n.61/05/int. del 24/11/2005 e 63/05/int. del 28/11/2005 ha relazionato sugli argomenti richiesti e che dalle risposte fornite si evince in estrema sintesi:

a) - che il servizio di parcheggio a pagamento nella stagione estiva non ha determinato alcun introito per il Comune se non quello scaturente dalle violazioni accertate;
b) - che per il recupero delle somme conseguenti all’irrogazioni di sanzioni amministrative si è proceduto all’esternalizzazione del servizio di postalizzazione che non comporta alcun onere per il Comune essendo l’intero costo posto a carico dei contravventori;


http://nuovaisoladellefemmin.blogspot.it/2011/04/portobello-consiglia-ai-vigili-la-non.html


  • Conto Consuntivo 2009 Nebuloso ed Onirico. Comunicato Rinascita Isolana

http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2010/07/conto-consuntivo-2009-nebuloso-ed.html

  • NEI CASSETTI sotto chiave le fatture ATO PA1 2009






CONDIZIONI ECONOMICHE DEL COMUNE E GESTIONE DEL PATRIMONIO


Dagli elementi raccolti nel  corso  dell’accesso  si  ricava  che  il Comune   di   Isola   delle   Femmine   versa   in   una   situazione economico-finanziaria  piuttosto  difficile,  in  parte  dovuta  alla progressiva riduzione dei trasferimenti  provenienti  dallo  Stato  e dalla  Regione  Siciliana,  che  ha   determinato   il   ricorso   ad anticipazioni di cassa  dalla  banca  che  gestisce  il  servizio  di tesoreria comunale, ed  in  parte  dalla  inefficienza  di  tutto  il sistema di riscossione dei tributi che ha determinato,  tra  l’altro, anche il consolidarsi di un  crescente  indebitamento  nei  confronti della societa’ che gestisce il servizio di raccolta  e  trasferimento in discarica dei rifiuti solidi urbani  per  conto  dell’ATO  PA1  al quale il Comune appartiene.
Le criticita’ del  funzionamento  del  servizio  di  riscossione  dei tributi, inoltre, sono state ascritte - secondo ripetute  e  convinte dichiarazioni dei funzionari  responsabili  del  Comune  -  all’esito negativo del rapporto gia’ instaurato con la societa’ TRIBUTI  ITALIA s.p.a. - la cui condotta criminale ha  avuto  peraltro  notazioni  di rilievo  nazionale  -  che  era  stata  incaricata  del  servizio  di riscossione dei ruoli di competenza comunale.  A  tale  riguardo,  e’ stato piu’ volte evidenziato nei corso  dell’accesso  ispettivo,  che detta societa’ non solo non avrebbe riversato  nelle  casse  comunali quanto in  precedenza  aveva  riscosso,  ma  nonostante  la  avvenuta rescissione del contratto, si  sarebbe  rifiutata  di  restituire  Ia documentazione, con cio’ impedendo  al  Comune  di  proseguire  nella gestione  del  servizio,  procedendo  al  recupero  delle   posizioni debitorie da parte dei soggetti inadempienti.
Gli accertamenti hanno messo in  luce,  tuttavia,  che  le  difficili condizioni finanziarie dell’ente si riconnettono a svariate  anomalie riscontrate in materia di imposizione  tributaria,  segno  rivelatore dell’incapacita’, o della non volonta’, di procedere, con  competenza e tempestivita’ ed avvalendosi  del  coinvolgimento  responsabile  di tutte le sue componenti politiche e burocratiche, nella direzione  di una difficile e tuttavia irrinunciabile opera  di  risanamento  delle sue disastrate finanze.
Solo  nel  mese  di   maggio   scorso,   attraverso   l’adozione   di “Provvedimenti  d’urgenza  necessari  ad   assicurare   gli   assetti finanziari”, di cui alla delibera di  Giunta  Comunale  n.40  del  14 maggio  2012,  dichiarata  immediatamente  eseguibile,  l’organo   di governo locale ha mostrato di assumere  una  presa  di  posizione  al riguardo, analizzando le possibili cause della situazione e  cercando di individuare possibili correttivi.

Nell’occasione, la Giunta ha preso atto della  assoluta  mancanza  di liquidita’  di  cassa  e  dell’impossibilita’  di’   procedere   alla predisposizione di un bilancio di previsione in grado di fronteggiare le minori entrate di provenienza statale  e  regionale,  in  presenza della necessita’ di garantire il rispetto  del  patto  di  stabilita’ interno ed il  mantenimento  dei  livelli  di  spesa  del  personale.  Pertanto, con l’intento di ‘correre ai ripari, sono  stati  esaminati ed individuati i possibili rimedi, a partire dall’adozione di  misure in grado di incentivare le entrate proprie del Comune.

Ma  e’  proprio  sotto  quest’ultimo  profilo  che  l’Amministrazione comunale di Isola delle  Femmine  si  e’  dimostrata  particolarmente inefficiente: al riguardo, e’ stata rilevata, la  persist…………………………………….nza  di  un atteggiamento omissivo, se non addirittura compiacente, non  solo  in capo alle componenti amministrative ma anche  nei  comportamenti  dei soggetti che dovrebbero vigilare sul buon andamento e la  correttezza dell’attivita’ impositiva nell’interesse della collettivita’, a tutto vantaggio di interessi opposti e riconducibili al noto  atteggiamento predatori() delle realta’ legate all’organizzazione cosa nostra.

I Servizi di Riscossione: TARSU, ICI e TOSAP


La Commissione d’indagine ha svolto un’opera di  analisi  degli  atti posti in essere dall’Ente  in  relazione  ai  tributi  di  competenza comunale ed ha chiesto ed ottenuto, altresi’, una relazione  a  firma del responsabile dell’ 8° Settore  Tributi,  Acquedotto  e  Attivita’ Produttive, Sig. “Omissis”, sullo stato di  quel  ramo  di  attivita’ dalla quale si evince, tra l’altro, che con delibera n. 61 del  2010, la Giunta comunale approvava un progetto  per  l’accertamento  ed  il recupero  dei  tributi  locali  evasi  negli  ultimi  cinque  anni  e l’aggiornamento delle banche dati COSAP, ICP e ICI. Nello  specifico, il progetto consisteva  nell’effettuare  il  censimento  degli  spazi occupati (in  particolare  i  passi  carrai),  nel  censimento  delle insegne pubblicitarie, nella verifica  della  situazione  urbanistica delle aree edificabili, nell’esame di tutte le  concessioni  edilizie rilasciate negli ultimi cinque anni,  nella  verifica  delle  singole posizioni contributive comunali, al  fine  di  accertare  l’effettivopagamento e l’esatto ammontare dei versamenti effettuati negli ultimi cinque anni, di  procedere  nella  predisposizione  degli  avvisi  di accertamento a carico dei contribuenti che non avevano  provveduto  a regolarizzare la propria posizione e,  infine,  di  dare  avvio  alle procedure esecutive per il recupero delle somme evase.

L’esito  degli   accertamenti   compiuti   direttamente   sui   ruoli dell’Ufficio tributi, che sono stati  sottoposti  ad  approfondite  e mirate analisi, ha tuttavia evidenziato che il progetto rimane ancora tale, che la tanto preannunciata azione  di  recupero  non  e’  stata intrapresa e che da  tale  inefficienza  e  voluta  incapacita’,  che contribuiscono pesantemente a determinare  condizioni  di  squilibrio alle finanze comunali, continuano a trarre  vantaggio  in  particolar modo i  soliti  soggetti,  come  si  dimostra  agevolmente  dai  dati riassunti nelle tabelle seguenti.

Negli anni tra il 2008 ed il 2010, il Comune di Isola delle  Femmine, nella  finalita’  di  ricostruire  ed  aggiornare   il   sistema   di accertamento  e  riscossione  dei  tributi  di  propria   competenza, adottava una  serie  di  delibere  attraverso  le  quali  sono  stati rideterminati  i  ruoli  ICI  e  TARSU,  il  cui  importo   ammontava complessivamente ad € 4.711.089,02.
Dall’esame condotto all’interno delle voci del bilancio per esercizio finanziario 2010, con riferimento ai sotto riportati tributi, e’ dato leggere  il  totale  residui  da  riportare,  ovvero  il  credito  da riportare nell’esercizio finanziario successivo, quale differenza tra accertato e riscosso:

·        ICI, ammontante ad euro 406.254,38;
·        ICP, ammontante ad euro 15.260,99;
·        TOSAP, ammontante ad euro 26.177,03;
·        TARSU, ammontante ad euro 2.692.595,48;
da cui si evince che il Comune, nel 2010,  doveva  ancora  riscuotere tributi per un ammontare pari ad € 3.140.287,88.
Ulteriori specifici accertamenti, effettuati allo scopo  di  appurare l’effettivo assolvimento dell’obbligazione tributaria dei’  cittadini nei confronti del Comune con riferimento  ad  ICI,  TARSU  e  TOSAP, hanno avuto ad oggetto due campioni di contribuenti: nuclei familiari di soggetti legati o riconducibili alla  criminalita’  organizzata  e soggetti riconducibili alla compagine amministrativa  del  Comune  di Isola delle Femmine (dipendenti, consiglio e giunta comunale).  In particolare, l’analisi dei prospetti formati  con  riferimento  ai soggetti menzionati, membri di famiglie legate o  riconducibili  alla criminalita’ organizzata ha permesso di constatare che il  Comune  di Isola delle Femmine risulta avere iscritto a ruolo la somma  di  euro 221.481,97, come si evince dal seguente prospetto: 

| TRIBUTI DA RISCUOTERE |
|================================================================
|tributo| 2008 | 2009 | 2010 | 2011 | 2012 | TOTALE |
|=======|=========|=========|=========|=========|=========|=========
| ICI |44.509,00|38.890,00|37.697,00|41.677,00| 0,00|162.773,00|
|-------|---------|---------|---------|---------|---------|----------|
| TARSU | 692,31| 7.186,30| 1.884,70| 4.531,66| 0,00| 14.294,97|
|-------|---------|---------|---------|---------|---------|----------|
| TOSAP | 0,00| 9.506,00|12.468,00|11.302,00|11.138,00| 44.414,00|
|-------|---------|---------|---------|---------|---------|----------|
| TOTALE|45.201,31|55.582,30|52.049,70|57.510,66|11.138,00|221.481,97|
|=======|=========|=========|=========|=========|=========|=========


A fronte di detto accertamento, sulla scorta dei dati forniti dallo  stesso responsabile dell'ufficio tributi, in riferimento ai soggetti  attenzionati nel campione risulta che il Comune vanta un credito,  ancora da riscuotere, di euro 198.299,06, come meglio indicato nel  prospetto che segue:

| TRIBUTI NON RISCOSSI |
|
|tributo| 2008 | 2009 | 2010 | 2011 | 2012 | TOTALE |
|=======|=========|=========|=========|===|
| ICI |42.293,00|37.296,00|35.684,00|40.847,00| 0,00|156.120,00|
|-------|---------|---------|---------|---------|---------|----------|
| TARSU | 692,31| 7.186,30| 1.884,70| 4.531,66| 0,00| 14.294,97|
|-------|---------|---------|---------|---------|---------|----------|
| TOSAP | 0,00| 994,09|11.915,00| 3.198,00|11.057,00| 27.884,09|
|-------|---------|---------|---------|---------|---------|----------|
| TOTALE|42.985,31|45.476,39|49.483,70|49.296,66|11.057,00|198.299,06|
|=======|=========|=========|=========|=========|=========

In sostanza, la percentuale del tributo non versato, per i soggetti  presi in considerazione, si attesta sulla soglia dell' 89,53%,  considerato che il Comune ha riscosso solamente la somma di euro  23.182,92, data dalla differenza tra euro 221.481,97 e 198.299,06.

| % DEL NON RISCOSSO SU TRIBUTO DA RISCUOTERE  

|=======|===========|===========
|tributo| 2008 | 2009 | 2010 | 2011 | 2012 |
|=======|===========|===========|
| ICI | 95,02 | 95,90 | 94,66 | 98,01 | 0,00 |
|-------|-----------|-----------|-----------|-----------|-----------|
| TARSU | 100,00 | 100,00 | 100,00 | 100,00 | 0,00 |
|-------|-----------|-----------|-----------|-----------|-----------|
| TOSAP | 0,00 | 10,46 | 95,56 | 34,67 | 0,00 |
|=======|===========|===========|=========
 TOTALE| 89,53 |

Parimenti, l'analisi dei prospetti analitici formati con riferimento  ai soggetti riconducibili alla compagine amministrativa (dipendenti,  consiglio e giunta comunale), ha permesso di evidenziare che il  Comune di Isola delle Femmine ha iscritto a ruolo la somma di euro  56.022,20, come si evince dal seguente prospetto:

Il dato si commenta da se’ e questo pone ancor piu’  in  evidenza  il comportamento omissivo dell’Amministrazione che non ponendo  in  atto le opportune verifiche, di fatto, tollera una situazione nella  quale il tasso di  evasione  fiscale  risulta  cosi’  elevato  proprio  con riferimento ad una certa fascia di contribuenti, i piu’  vicini  alla famiglia mafiosa, i quali possono continuare a trarre profitto  anche dall’inerzia del Comune.
Al riguardo, ci si potrebbe chiedere se  la  stessa  Amministrazione,
facendosi  scudo  delle  ‘disavventure’  patite  dalle  societa’   diriscossione e decidendo di gestire il servizio in proprio, con  tutte le lentezze e le lacune sopra tratteggiate,  non  abbia  offerto  una ulteriore sponda alla possibilita’ di celare favoritismi e malaffare.

Tratto da Relazione allegata al decreto di Scioglimento del Consiglio Comunale di Isola delle Femmine Gazzetta Ufficiale  279 29 novembre 2012  da pag 55  a pagina 60

A CURA DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA DI ISOLA DELLE FEMMINE

AIELLO, TABONE, ATO, AVVOCATI, BILANCI 2009 2010 2011 2012, COMANDANTE CROCE, ACQUADIO, CUTINO, DEBITI FUORI BILANCIO.CONSULENZE, Elusione, Evasori, ICI, Multe, PALazzotto, PORTOBELLO, RISO, TARSU, TRIBUTI, TRICOLI,

LA CORTE DEI CONTI LA RELAZIONE DI SCIOGLIMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE DI ISOLA DELLE FEMMINE BILANCI FASULLI TRIBUTI EVASI 

Litorale romano, la mafia c’è. Prime condanne ai clan

leggi:
di Clemente Pistilli
Sul litorale romano c’è la mafia. In tanti, magistrati, politici ed esponenti della società civile, lo hanno detto negli ultimi tempi, ma a sancirlo è stato ieri il Tribunale di Velletri, che ha emesso una sentenza con cui per la prima volta in provincia di Roma viene riconosciuta la costituzione di un’associazione per delinquere di stampo mafioso e non una semplice infiltrazione da parte delle cosche. Su 20 condanne richieste nel gennaio scorso dal pm della Dda di Roma, Francesco Polino, sono state 17 quelle inflitte dai giudici, per un totale di 190 anni di reclusione. Si è concluso così, dopo un tormentato iter giudiziario, il processo denominato “Appia”, scaturito dalle indagini che nel 2005 portarono allo scioglimento per infiltrazioni mafiose del consiglio comunale di Nettuno, primo e al momento unico caso nel Lazio. Sinora le uniche condanne per mafia nel Lazio erano state quelle emesse dal Tribunale di Latina al termine dei processi “Anni ‘90”, sul gruppo Mendico del sud pontino, “Damasco”, sul controllo del Comune e del Mof di Fondi da parte dei Tripodo, e “Sfinge”, sul business del gruppo di Maria Rosaria Schiavone, figlia dell’ex cassiere dei Casalesi, il pentito Carmine.
Affari sporchi

Nell’inchiesta “Appia” gli inquirenti si concentrarono sul business portato avanti, tra il 1998 e il 2004, dalle famiglie Gallace e Novella tra Anzio e Nettuno, due famiglie originarie di Guardavalle, in Calabria, ma da tempo stabilitesi in provincia di Roma. La Dda raccolse prove su un vasto traffico di droga, chili e chili di cocaina gestiti dagli allora indagati. Un’indagine che, nel 2005, portò il prefetto di Roma a inviare a Nettuno una commissione d’accesso, ottenendo lo scioglimento del consiglio comunale per mafia. li, alle ultime elezioni è riuscito a tornare a Palazzo, altre indagini sono seguite e hanno delineato i conI Novella hanno rotto con i Gallace, che si sono avvicinati alla mala romana e agli Andreacchio di Nettuno e proprio per quanto emerso nell’inchiesta “Appia”, ovvero per offese che Carmelo Novella avrebbe rivolto alla mamma del boss Vincenzo Gallace, quest’ultimo, come confermato in aula dal pentito Antonino Belnome, ordinò l’uccisione dell’ex alleato, freddato dallo stesso Belnome il 14 luglio 2008 in Lombardia.

Il caso

A Nettuno, come specificato sempre dal collaboratore di giustizia Belnome, che insieme ad altri pentiti ha dato riscontro alle ipotesi formulate dal pm Polino, sarebbe stata costituita una locale di ‘ndrangheta, un livello importante dell’organizzazione, che conta non meno di 49 ‘ndranghetisti. La gestione del narcotraffico e non solo sarebbero andati avanti a gonfie vele.

Le condanne

Il processo “Appia”, dopo un altissimo numero di udienze, si è concluso ieri. Il pm Polino, a fine gennaio, aveva chiesto venti condanne, per un totale di 328 anni di reclusione. I giudici, dopo oltre ventiquattro ore di camera di consiglio,hanno letto il dispositivo, con cui hanno emesso 17 condanne, disposto tre assoluzioni e quattro proscioglimenti per intervenuta prescrizione. Le condanne più pesanti sono state quelle per Antonio Gallace, condannato a 17 anni di reclusione, e Vincenzo Gallace, a sedici anni. Ma la difesa è già pronta a dare battaglia.



DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 28 novembre 2005

Scioglimento del consiglio comunale di Nettuno e nomina della commissione straordinaria (GU n. 289 del 13-12-2005)

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Considerato che nel comune di Nettuno (Roma), i cui organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del 25 maggio 2003, sussistono forme di ingerenza della criminalità organizzata, rilevate dai competenti organi investigativi;
Constatato che tali ingerenze espongono l’amministrazione stessa a pressanti condizionamenti, compromettendo la libera determinazione degli organi ed il buon andamento della gestione comunale di Nettuno;
Rilevato, altresì che la permeabilità dell’ente ai condizionamenti esterni della criminalità organizzata arreca grave pregiudizio allo stato della sicurezza pubblica e determina lo svilimento delle istituzioni e la perdita di prestigio e di credibilità degli organi istituzionali;
Ritenuto che, al fine di rimuovere la causa del grave inquinamento e deterioramento dell’amministrazione comunale, si rende necessario far luogo allo scioglimento degli organi ordinari del comune di Nettuno, per il ripristino dei principi democratici e di libertà collettiva;
Visto l’art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267;
Vista la proposta del Ministro dell’interno, la cui relazione è allegata al presente decreto e ne costituisce parte integrante;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 24 novembre 2005;
Decreta:
Art. 1.
Il consiglio comunale di Nettuno (Roma) e’ sciolto per la durata di diciotto mesi.
Art. 2.
La gestione del comune di Nettuno (Roma) e’ affidata alla commissione straordinaria composta da: dott. Mario Licciardello - prefetto a riposo; dott.ssa Renata Castrucci - viceprefetto aggiunto; dott. Maurizio Alicandro - dirigente area I.
Art. 3.
La commissione straordinaria per la gestione dell’ente esercita, fino all’insediamento degli organi ordinari a norma di legge, le attribuzioni spettanti al consiglio comunale, alla giunta ed al sindaco nonché ogni altro potere ed incarico connesso alle medesime cariche.Dato a Roma, addì 28 novembre 2005

CIAMPI

Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri
Pisanu, Ministro dell’interno
Registrato alla Corte dei conti il 1° dicembre 2005
Ministeri istituzionali - Interno, registro n. 13, foglio n. 213

Allegato

Al Presidente della Repubblica

Il comune di Nettuno (Roma), i cui organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del 25 maggio 2003, presenta forme di ingerenze da parte della criminalità organizzata che compromettono l’imparzialità della gestione e pregiudicano il buon andamento dell’amministrazione ed il regolare funzionamento dei servizi.

Sulla base di elementi informativi acquisiti dalle forze dell’ordine a seguito di una complessa operazione di polizia in esito alla quale si accertava la presenza nel territorio di una organizzazione criminale in collegamento con una potente cosca della ‘ndrangheta calabrese, il prefetto di Roma ha disposto, con provvedimento in data 24 maggio 2005, l’accesso presso il comune di Nettuno, ai sensi dell’art. 1, quarto comma, del decreto-legge 6 settembre 1982, n. 629, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 ottobre 1982, n. 726, e successive modificazioni ed integrazioni, al fine di verificare la sussistenza di condizionamenti all’interno dell’amministrazione comunale.

Gli accertamenti svolti dalla commissione d’accesso, confluiti nella relazione commissariale conclusiva della procedura, cui si rinvia integralmente, analizzano e documentano la situazione del territorio di quel comune caratterizzato dalla presenza di organizzazioni criminose, alcune delle quali collegate alle consorterie criminali di tipo mafioso che, seppur storicamente tipiche di altre realtà territoriali, risultano insediate nell’area nettunense. La capacità e la potenzialità criminale di tali organizzazioni e’ confermata da numerose operazioni di polizia dalle quali sono scaturite anche ordinanze di custodia cautelare in carcere per ipotesi di reato, quali associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti.
Il contesto investigativo avvalora l’ipotesi della sussistenza di fattori di inquinamento dell’azione amministrativa dell’ente locale a causa dell’influenza della criminalità organizzata fortemente radicata sul territorio e pone in risalto come, nel tempo, l’uso distorto della cosa pubblica si sia concretizzato nel favorire soggetti collegati direttamente od indirettamente con gli ambienti malavitosi.

L’ingerenza negli affari dell’ente e la strumentalizzazione delle scelte amministrative risulta favorita da rapporti di contiguità, parentele, frequentazioni e cointeressenze di natura economica di taluni pubblici amministratori e dipendenti del comune con soggetti gravitanti nell’ambito della criminalità organizzata. Particolari cointeressenze risultano, peraltro, tra un esponente della malavita, beneficiario di diversi provvedimenti amministrativi, ed un assessore che si e’ dimesso nell’ottobre 2004.

La commissione evidenzia che la frammentazione, nell’apparato burocratico, delle funzioni dirigenziali, nonché l’anomala attribuzione e distribuzione degli incarichi dirigenziali, hanno contribuito a determinare il contesto ideale per pressioni e condizionamenti esterni.

Importanti, strategici settori amministrativi risultano concentrati nelle mani di un singolo dirigente cui il sindaco ha gradualmente affidato crescenti responsabilità, sebbene risulti coinvolto in procedimenti penali per reati contro la pubblica amministrazione. Circostanza indiziante è la ricostruzione di passaggi finanziari attraverso i quali è possibile risalire ad un collegamento del sopraccitato dirigente con un noto esponente di una consorteria criminale.
Per alcuni dipendenti con incarichi dirigenziali sono stati aperti procedimenti penali per gravi reati contro la pubblica amministrazione.

Vengono riscontrate, altresì, violazioni delle limitazioni sulle facoltà assunzionali degli enti locali previste dalla legge finanziaria 2003, relativamente all’assunzione di personale mediante scorrimento della graduatoria degli idonei. Viene segnalata l’anomalia che questo concorso così come quello per la copertura del posto dirigenziale poi attribuito alla moglie del già menzionato dirigente del settore economico-finanziario, sono stati banditi con determina dirigenziale mentre la commissione e’ stata nominata dalla giunta.

Dagli accertamenti ispettivi analiticamente svolti e’ emerso che la situazione finanziaria dell’ente, come ricostruita dalle risultanze contabili e dagli atti deliberativi e gestionali, e’ particolarmente grave in quanto l’ente accumula sistematicamente debiti fuori bilancio e non paga i creditori ne’ si adopera per incrementare le entrate. Viene ipotizzato che le spese vengano sottostimate in fase di bilancio di previsione allo scopo di non dover adeguare il livello delle entrate. La scelta di non incrementare le entrate, come pure le vicende che hanno interessato la società al tempo costituita per la gestione dei servizi tributari, considerata la insussistenza di miglioramenti alle finanze del comune, anzi l’aggravio degli oneri, non possono che essere valutate come strumentali ad assecondare forme di interferenza.

In particolare, e’ stato riscontrato che e’ bassissima la percentuale di tributi riscossi e non se ne esige con fermezza il pagamento. Di talché si e’ determinato un considerevole pregiudizio per le casse comunali.

E’ stato, altresì, appurato che la citata società di servizi, lungi dal garantire un risparmio e la corretta gestione del settore tributario, ha costituito e continua a costituire un aggravio di spese essendo detta società, in realtà, «una scatola vuota».

L’organismo societario, infatti, cui il comune partecipa con il 51% del capitale sociale, e’ costituito da altri due soci privati, ad uno dei quali e’ stato delegato l’espletamento di tutti i servizi attribuiti dal comune; ne e’ plateale riprova il fatto che la società di servizi non ha dipendenti a busta paga.

L’organo ispettivo ha evidenziato che questo passaggio di funzioni ha comportato in concreto per il comune un aggravio dei costi di gestione in quanto vengono trasferiti alla società delegata circa i due terzi dell’aggio corrisposto dal comune e si finisce, nel contempo, per sottrarre al controllo di gestione e di spesa i servizi affidati, anche in elusione delle norme che impongono di appaltare i servizi pubblici con procedure di evidenza pubblica.
Profilo inquietante consegue al riscontro che il dirigente dell’area economico-finanziaria, del quale sono stati evidenziati i collegamenti con un noto esponente della criminalità organizzata, omette la contabilizzazione degli oneri di gestione e di riscossione effettuati dalla società, in violazione della vigente normativa che impone di rappresentare la reale entità delle spese di funzionamento dell’ente.

Nel dicembre 2004, inoltre, e’ stata attribuita alla società di servizi, tramite apposita modifica della convenzione, anche l’attività tecnico-giuridica propedeutica alla cessione di immobili del patrimonio immobiliare comunale, senza che venisse in alcun modo motivata la scelta di demandare la valutazione dei beni alla predetta società in luogo degli uffici tecnici comunali. La commissione reputa che la volontà di vendere il patrimonio, essendosi concretizzata in fatti concludenti, sia stata unicamente preordinata all’attivazione di forme alternative e surrettizie di acquisizione di liquidità.

Emblematica di cointeressenze e’ la circostanza che in seno al consiglio di amministrazione della predetta società sono presenti persone legate a vario titolo ai rappresentanti del comune, circostanza che può essere agevolmente interpretata come preordinata ad affievolire i controlli nei confronti dell’operato della società.Inoltre, su sei rappresentanti del comune, tre sono gravati da precedenti penali, mentre nella società delegata risultano tra i dipendenti soggetti legati da rapporti di parentela o affinità con amministratori dell’ente.

La commissione ha riscontrato una generalizzata e diffusa situazione di disfunzione, inerzia ed illegittimità dell’azione amministrativa che determina l’impossibilita’ di risolvere questioni fondamentali per la vita dell’ente e si e’ tradotta sovente in determinazioni finali a vantaggio della rete di interessi espressi dal mondo affaristico locale, nel quale si muove la criminalità organizzata. Singolare viene ritenuta in alcuni casi la tempistica del rilascio di provvedimenti autorizzativi o concessori, avvenuto in tempi brevissimi dalla richiesta, se non addirittura lo stesso giorno proprio in favore di personaggi con gravi precedenti penali e di polizia.

In particolare nel settore dell’urbanistica e dell’edilizia, l’organo ispettivo, dopo aver rilevato che il controllo sul territorio per l’attività di contrasto all’abusivismo edilizio si svolge quasi esclusivamente sulla base degli esposti, ha evidenziato che l’amministrazione, fin dalla passata consiliatura pure capeggiata dall’attuale sindaco, ha rilasciato titoli concessori prevalentemente in variante al piano regolatore, e che in alcuni casi la concessione appare strumentale a favorire operazioni di lievitazione del prezzo dell’immobile o ad incrementare l’attività di società di costruzione vicine ad esponenti della criminalità organizzata locale.

In altri casi e’ stato osservato che i passaggi di proprietà dei terreni oggetto di concessioni edilizie e le conseguenti volture del titolo concessorio appaiono unicamente finalizzati ad evitare il decorso del termine di scadenza della concessione o ad aspettare l’approvazione delle varianti al piano regolatore generale per sanare eventuali abusi edilizi. Anche in tali casi, beneficiari delle procedure dilatorie figurano soggetti contigui ad ambienti criminali.

Parimenti significativo di anomale interferenze e’ il riscontro effettuato sui titoli concessori rilasciati a seguito di lottizzazioni di aree site in diverse località del territorio comunale, in quanto sono presenti quali diretti intestatari, quali amministratori, rappresentanti o soci delle imprese titolari, esponenti della malavita locale, alcuni dei quali gravati da diversi precedenti e di recente indagati anche per il reato di associazione illecita per traffico di sostanze stupefacenti.

Rilevano nel delineato contesto, che il citato soggetto deferito alle competenti autorità giudiziarie per gravi ipotesi di reato tra cui emerge il fenomeno associativo, abbia beneficiato di una concessione demaniale indebitamente rilasciata in quanto l’area demaniale era già stata data in concessione ad altra società, e che risulta essere stato presente nel consiglio di amministrazione, di diretta nomina sindacale, di una casa di riposo di proprietà del comune.

Sintomatici di cointeressenze risulta l’autorizzazione concessa dal comune, per l’apertura di una casa famiglia destinata a soggetti con gravi handicap psichici, in quanto il centro e’ stato ospitato in un immobile di proprietà di un noto pregiudicato, del quale e’ stata accertata la frequentazione con un amministratore.

I riscontri effettuati nel settore degli appalti palesano emblematici episodi di possibili interferenze, in quanto alcune società correlate all’attività istituzionale del comune, presentano, nei rispettivi assetti, soggetti legati alla criminalità locale.

Invero la ristrutturazione della predetta casa di riposo e’ stata commissionata ad una società il cui titolare ha precedenti per rapina e detenzione abusiva di armi ed e’ stato interdetto dai pubblici uffici per 5 anni. Alla stessa ditta, nel 2004, risultano appaltati altri tre lavori.
Relativamente ai lavori di completamento di un insediamento produttivo, finanziato in gran parte con fondi della regione, è stato accertato l’affidamento da parte del comune ad una associazione di imprese, di cui fa parte una società cooperativa, nella quale il responsabile tecnico ed il legale rappresentante sono strettamente imparentati con un fiancheggiatore e con un affiliato ad un pericoloso clan camorristico.

La commissione ha appurato che alcuni servizi sono svolti da anni in condizione di quasi monopolio dalla stessa ditta o perchè, come nel caso del servizio di abbattimento e potatura di alberature comunali, la ditta ha beneficiato di affidamenti diretti, o in quanto e’ risultata aggiudicataria in gare nelle quali ha presentato ribassi molto consistenti rispetto al prezzo indicato come base d’asta, ovvero ha beneficiato di proroghe del servizio di anno in anno senza lo svolgimento di selezioni ad evidenza pubblica.

Il quadro di asservimento della pubblica amministrazione locale ad interessi personalistici emerge, dalla relazione di accesso, in ogni settore in forma diffusa. Vengono indicati in proposito i servizi cimiteriali, svolti da molti anni da una cooperativa il cui rappresentante legale e’ un consigliere comunale in carica ed il rappresentante di una delle società che ne fanno parte e’ congiunto di un amministratore; i lavori di adeguamento della sala consiliare, affidati a seguito di una gara informale ad una impresa il cui titolare e’ parente di un amministratore.

Nel vasto materiale acquisito in sede di accesso assumono significanza, inoltre, la circostanza che la stazione di stoccaggio di rifiuti e’ gestita da una ditta il cui rappresentante e’ in stretti rapporti con l’organo di vertice del comune, stazione presso la quale il sindaco ha disposto con apposita ordinanza il deposito dei rifiuti, vista l’impossibilita’ di utilizzare la discarica autorizzata dalla regione, a causa del mancato pagamento dei servizi di smaltimento dei rifiuti da parte dell’ente.

Rilevano in questa vicenda sia il notevole esborso di denaro pubblico che ne e’ conseguito, sia l’uso improprio del potere di ordinanza per fare fronte ad un evento che non ha il carattere dell’imprevedibilità, essendo stato determinato solamente dal comportamento moroso del comune.

L’assoluta elusione dei criteri di imparzialità viene riscontrata relativamente alla erogazione di ingenti somme a titolo di contributo disposto dal comune ad una associazione il cui presidente rivestiva la carica di assessore con delega alle politiche sociali turismo e spettacolo; inoltre lo stesso ha preso parte alle delibere che ne disponevano l’erogazione, incorrendo in evidente conflitto di interessi.

Le gravi irregolarità ed anomalie che hanno caratterizzato le procedure amministrative concernenti l’ampliamento del porto turistico di Nettuno, inducono infine a ritenere che il comune abbia agito per favorire alcuni personaggi vicini ad ambienti malavitosi, considerata altresì l’assoluta incapacità del personale dirigente dell’ente di contrastare richieste manifestamente illegittime.

Il complesso degli elementi emersi dall’accesso manifesta che la capacità di penetrazione dell’attività criminosa ha favorito il consolidarsi di un sistema di connivenze e di interferenze di fattori esterni al quadro degli interessi locali, riconducibili alla criminalità organizzata, che, di fatto, priva la comunità delle fondamentali garanzie democratiche e crea precarie condizioni di funzionalità dell’ente.

Il delineato clima di grave condizionamento e degrado in cui versa il comune di Nettuno la cui capacità volitiva risulta compromessa dalla interferenza di personaggi legati a sodalizi criminali, l’inosservanza del principio di legalità nella gestione dell’ente e l’uso distorto delle pubbliche funzioni hanno pregiudicato le legittime aspettative della popolazione ad essere garantita nella fruizione dei diritti fondamentali, minando la fiducia dei cittadini nella legge e nelle istituzioni; ne sono riprova i numerosi esposti attraverso i quali vengono auspicati interventi incisivi a tutela del principio di legalità.
Pertanto, il prefetto di Roma, con relazioni del 22 luglio 2005 e del 14 ottobre 2005, che si intendono integralmente richiamate, ha proposto l’applicazione della misura di rigore prevista dall’art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.

La descritta condizione esige un intervento risolutore da parte dello Stato, mirato a rimuovere i legami tra l’ente locale e la criminalità organizzata che arrecano grave e perdurante pregiudizio per lo stato generale dell’ordine e della sicurezza pubblica.

Intervento che si rende ancor più necessario a seguito dei recenti sviluppi delle attività investigative che hanno portato all’applicazione da parte della magistratura penale della misura degli arresti domiciliari per il reato di associazione a delinquere nei confronti di soggetti, per alcuni dei quali e’ stato accertato in sede di accesso il legame con l’apparato gestionale dell’ente. Dal provvedimento che dispone l’applicazione della predetta misura di rigore si evince altresì l’incidenza del fenomeno criminoso nel tessuto economico e sociale di quell’ente.

Altrettanti elementi sintomatici della interferenza malavitosa si rinvengono nel provvedimento di custodia cautelare in carcere da ultimo emesso nei confronti di alcuni dirigenti ed ex amministratori del comune di Nettuno, indagati per reati di particolare gravità, unitamente ad un noto esponente della criminalità organizzata; evento che ha destato viva apprensione nella opinione pubblica.

Per le suesposte considerazioni si ritiene necessario provvedere, con urgenza, ad eliminare ogni ulteriore motivo di deterioramento e di inquinamento della vita amministrativa e democratica dell’ente, mediante provvedimenti incisivi a salvaguardia degli interessi della comunità locale.La valutazione della situazione in concreto riscontrata, in relazione alla presenza ed all’estensione dell’influenza criminale, rende necessario che la durata della gestione commissariale sia determinata in diciotto mesi.

Ritenuto, per quanto esposto, che ricorrano le condizioni indicate nel citato art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, che legittimano lo scioglimento del consiglio comunale di Nettuno (Roma), si formula rituale proposta per l’adozione della misura di rigore.

Roma, 23 novembre 2005

Il Ministro degli Interni Pisanu




ASSOCIAZIONI DI TIPO MAFIOSO 
COMUNE E PROVINCIA 
Consiglio comunale e provinciale 
Cons. Stato Sez. VI,2007, n. 6040

ASSOCIAZIONI DI TIPO MAFIOSO 
COMUNE E PROVINCIA 
Consiglio comunale e provinciale 
Cons. Stato Sez. VI,2007, n. 6040


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) ha pronunciato la
seguente
DECISIONE

sul ricorso in appello n. 10344/2006, proposto da MARZOLI VITTORIO, GIGLI
ROBERTO, ROGNONI MASSIMILIANO, DANTI ROMUALDO, MASSIMI GIUSEPPE,
BORRELLI GIUSEPPE, OTTOLINI PAOLA, LELI MARIANO, rappresentati e difesi
dall’Avv. Lucio Anelli, con domicilio eletto in Roma via della Scrofa n. 47;
contro

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, in persona del presidente pro tempore,  rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato con domicilio in Roma via  dei Portoghesi n. 12;

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e  difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato con domicilio in Roma via dei Portoghesi n.  12;

PREFETTO DELLA PROVINCIA DI ROMA, non costituitosi;
e nei confronti di

COMMISSIONE STRAORDINARIA PROVVISORIA GESTIONE COMUNE DI NETTUNO,

COMUNE DI NETTUNO, non costituitisi;

CIANFRIGLIA DOMENICO, BURRINI NICOLA, CONTE CARLO, rappresentati e difesi  dall’Avv. Giuseppe Fornaro con domicilio eletto in Roma via Condotti n. 61/A;

per l’annullamento
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, Sezione I, n.
10754/2006;

Visto il ricorso con i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio delle parti intimate;

Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese;

Visti gli atti tutti della causa;

Alla pubblica udienza del 16-10-2007 relatore il Consigliere Roberto Chieppa.
Uditi l’avv. Ancora per delega dell’avv. Anelli, l’avv. dello Stato Bruni e l’avv. Fornaro;


Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue:

1. Con d.P.R. 28.11.2005 è stato disposto lo scioglimento del Consiglio comunale di  Nettuno ai sensi dell’art. 143 del D. Lgs. n. 267/2000 (Tuel).
ASSOCIAZIONI DI TIPO MAFIOSO

COMUNE E PROVINCIA
Consiglio comunale e provinciale

Cons. Stato Sez. VI,2007, n. 6040 Vittorio Marzoli, Roberto Gigli, Massimiliano Rognoni, Romualdo Danti, Giuseppe
Massimi, Giuseppe Borrelli, Paola Ottolini, Mariano Leli e Antonio Procopio (il primo ex  sindaco e gli altri già consiglieri comunali del Comune di Nettuno) hanno impugnato  tale d.P.R., contestando sotto vari profili lo scioglimento del Consiglio comunale e il  contestuale affidamento della gestione dell’ente locale a una Commissione  straordinaria.

Con sentenza n. 10754/2006 il Tar del Lazio ha respinto il ricorso, compensando le  spese del giudizio.

Roberto Gigli, Massimiliano Rognoni, Romualdo Danti, Giuseppe Massimi, Vittorio  Marzoli, Giuseppe Borrelli, Paola Ottolini e Mariano Leli hanno impugnato tale  decisione.

La Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero dell’interno si sono costituiti in  giudizio, chiedendo la reiezione del ricorso.

Cianfriglia Domenico, Burrini Nicola e Conte Carlo, ex consiglieri comunali, si sono  costituiti in giudizio, chiedendo anche la reiezione del ricorso.

Con ordinanza n. 3093/2007 questa Sezione ha rilevato che nel fascicolo di primo  grado, pervenuto dal TAR, non risultano presenti parte degli atti trasmessi  dall’amministrazione in adempimento alla ordinanza istruttoria del 13.3.2006 (in  particolare, mancavano gli atti classificati come riservati e tra questi la relazione della  Commissione ex art. 1, comma 4, d.l. n. 692/82); è stata conseguentemente disposta  l’acquisizione di tali atti.

Espletata l’istruttoria, all’odierna udienza la causa è stata trattenuta in decisione.
2. Con il primo motivo gli appellanti contestano lo scioglimento del consiglio comunale  di Nettuno per profili di carattere generale, attinenti al carattere straordinario del  potere di scioglimento, come delineato dalla Corte Costituzionale nella sentenza n.  103 del 1993 e all’inidoneità a costituire presupposto per lo scioglimento le indagini  penali, durate le quali sono state applicate misure cautelari nei confronti di alcuni  dirigenti ed ex amministratori del comune di Nettuno, peraltro riformate dal tribunale  del riesame.

L’infondatezza della censura emerge dalle seguenti considerazioni, che costituiscono  valida base per l’esame dei successivi motivi di ricorso.

Con la richiamata sentenza n. 103 del 1993 la Corte Costituzionale, nel dichiarare  infondate le questioni di costituzionalità sollevate con riferimento al previgente art. 15  bis della legge n. 55 del 1990, ha affermato che lo scioglimento dei consigli comunali  e provinciali per i quali siano emersi collegamenti con i fenomeni mafiosi è volto ad  evitare che il permanere di quegli organi alla guida degli enti esponenziali delle  comunità locali sia di pregiudizio per i legittimi interessi di queste; lo scioglimento è  perciò misura di carattere sanzionatorio, che ha come diretti destinatari gli organi  elettivi, anche se caratterizzata da rilevanti aspetti di prevenzione sociale.

Ha anche precisato che il potere di scioglimento in questione deve essere esercitato in  presenza di situazioni di fatto evidenti, che compromettono la libera determinazione degli organi elettivi, suffragate da risultanze obiettive e con il supporto di adeguata  motivazione.

Tuttavia, la presenza di risultanze obiettive esplicitate nella motivazione, anche ob  relationem, del provvedimento di scioglimento, non deve coincidere con la rilevanza  penale dei fatti, né deve essere influenzata dall’esito degli eventuali procedimenti  penali.

L’art. 143 del D. Lgs. n. 267/2000 indica come presupposto dello scioglimento la  sussistenza di “elementi su collegamenti diretti o indiretti degli amministratori con la  criminalità organizzata o su forme di condizionamento degli amministratori stessi, che  compromettono la libera determinazione degli organi elettivi e il buon andamento  delle amministrazioni comunali e provinciali, nonché il regolare funzionamento dei  servizi alle stesse affidati ovvero che risultano tali da arrecare grave e perdurante  pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica”.

Come già evidenziato dalla giurisprudenza, tale ampia e generica dizione adoperata  dal legislatore per disciplinare tale potere di scioglimento va riferita anche a situazioni  estranee all’area propria dell’intervento penalistico o preventivo - allo scopo d’evitare  sul nascere ogni permeabilità dell’ente locale all’influenza della criminalità mafiosa -  per cui detto scioglimento non è che una misura di carattere straordinario per  fronteggiare emergenze straordinarie, la quale è assunta sulla base di una valutazione  latamente discrezionale in ordine, per un verso, all’accertata o notoria diffusione della  criminalità organizzata nel territorio e, per l’altro, alle precarie condizioni di  funzionalità dell’ente locale (Cons. Stato, IV, n. 1004/2007).

Pertanto, ai fini della legittimità del provvedimento di scioglimento di un Consiglio  comunale, non è necessario né che i fatti accertati a carico degli amministratori  costituiscano necessariamente reati; né che di essi vi sia prova certa, essendo  sufficiente che gli elementi raccolti siano, da un lato, significativi di un  condizionamento dell’attività degli organi di amministrazione; dall’altro, che tale  condizionamento si ricolleghi all’influenza di gruppi di criminalità organizzata (Cons.  Stato, VI, n. 5948/2006).

Venendo al caso di specie, risulta, quindi, del tutto ininfluente la valenza penale dei  fatti, che hanno costituito il presupposto del provvedimento di scioglimento ed  altrettanto irrilevante è l’esito dei procedimenti penali e soprattutto delle misure  cautelari disposte nell’ambito di tali procedimenti (nel senso che potrebbe assumere  rilievo solo l’accertamento in sede penale dell’inesistenza di determinati fatti, ma non  la non configurabilità di reati o l’insussistenza dei presupposti per l’applicazione delle  misure cautelari).

3. Risulta del tutto irrilevante anche il fatto che il Ministro dell’interno nel 2003 e nel  2004 abbia escluso, in sede di risposta ad interrogazioni parlamentari, la sussistenza  dei presupposti per la nomina dell’apposita Commissione di accesso al fine del poi  disposto scioglimento del consiglio comunale, in quanto una diversa valutazione dei  fatti non esclude che successivamente si possa rivalutare la situazione, anche con  riferimento ad una più ampia cognizione della vicenda. Come verrà illustrato in seguito, gli esiti degli accertamenti disposti dalla Commissione  hanno pienamente dimostrato la sussistenza dei presupposti per procedere allo  scioglimento del consiglio comunale e questo è quello che assume rilievo.

4. Con le successive censure gli appellanti passano a contestare gli specifici elementi,  che hanno costituito il presupposto dell’impugnato provvedimento.

Prima di esaminare tali singoli aspetti, è opportuno precisare che la valutazione delle  acquisizioni probatorie in ordine a collusione e condizionamenti di stampo mafioso o  delinquenziale sugli organi politici ed amministrativi non può essere effettuata  estrapolando dal vasto materiale acquisito singoli fatti o episodi, al fine di contestare  l’esistenza di taluni di essi ovvero di sminuire il rilievo di altri in sede di verifica del  giudizio conclusivo reso sull’operato del Consiglio comunale, dovendo gli elementi  adotti a riprova di collusioni, collegamenti e condizionamenti essere considerati nel  loro insieme, giacché solo dal loro esame complessivo può ricavarsi la ragionevolezza  dell’addebito mosso all’ente collegiale (Cons. Stato, IV, n. 1004/2007).

Come emerge dalle numerose risultanze della relazione della Commissione di accesso,  acquisita in seguito all’istruttoria disposta dalla Sezione, gli elementi sul  condizionamento del consiglio comunale di Nettuno risultano essere talmente  numerosi da escludere che la confutazione di un singolo aspetto possa travolgere  l’impugnato provvedimento.

Ciò premesso, si procede all’esame delle censure proposte con riferimento a tali  singoli aspetti, la cui eventuale fondatezza finirebbe per travolgere il decreto di  scioglimento del consiglio comunale.

Le considerazioni precedenti escludono che possa assumere decisiva rilevanza  l’annullamento dell’ordinanza cautelare e il successivo provvedimento di archiviazione  emesso in relazione alla posizione del dirigente comunale Boni.

Ciò non esclude la rilevanza di altri elementi, quali il rinvenimento nel suo ufficio di un  libro giornale di una società , le cui assemblee venivano tenute presso lo studio del  Boni, collegata con un soggetto ritenuto il cassiere della banda della Magliana e  riciclatore di denaro “sporco” (pag. 37 della relazione di accesso).

Al di là degli accertamenti penali, la posizione del Boni, assunto con delibera di Giunta  e con retribuzione doppia a quella percepita dagli altri dirigenti (pag. 36 della citata  relazione), risulta confermare il condizionamento della criminalità organizzata sul  comune di Nettuno, tenuto conto dei rapporti del dirigente con esponenti della  criminalità (altro episodio è il rilascio da parte del dott. Boni di una concessione  demaniale ad un soggetto indagato per gravi reati e collegato alla criminalità  organizzata; pag. 157 cit. relaz.).

5. Le contestazioni degli appellanti con riguardo alle anomalie nelle procedure di  assunzione ed all’assunzione come dirigente di quella che sarebbe poi diventata la  moglie dei dirigente Boni, vanno esaminate congiuntamente a quelle inerenti la  situazione finanziaria dell’ente ed al ruolo svolto dalla Nettuno Servizi s.r.l..

Innanzitutto, gli appellanti sembrano contestare non la gravità della situazione  finanziaria, ma la rilevanza di tale elemento al fine dello scioglimento del consiglio  comunale, L’entità dei debiti fuori bilancio e la sottostima delle spese accompagnata dalla  mancata riscossione di alcuni tributi sono elementi che dimostrano un distorto utilizzo  della cosa pubblica, idoneo a creare consenso (mancate riscossioni) e a utilizzare le  risorse in modo non responsabile e in contrasto con l’interesse pubblico.

Tali sviamenti sono resi evidenti dalla vicenda della Nettuno Servizi s.r.l.: la società,  costituita e partecipata dal comune, costituisce una “scatola vuota”, che si interpone  tra il comune e il soggetto che svolge i servizi.

A prescindere dalle anomalie della procedura di individuazione del socio privato della  s.r.l. (pag. 61 cit. relaz.), è emerso che le attività affidate alla società sono state  sostanzialmente pagate due volte dal Comune e in molti casi l’amministrazione  comunale ha operato scelte ispirate all’interesse della società stessa e non del  comune.

Nella sostanza la Nettuno Servizi, pur non prestando alcun servizio al comune, ha  trattenuto per sé somme considerevoli (29 % dell’aggio), con il vantaggio di poterle  spenderle senza ì più stringenti controlli ed obblighi che gravano sull’amministrazione  comunale (sulla Nettuno Servizi v. pag. 61 e ss. e 153 cit. relaz.).

L’attribuzione di rilevanti risorse economiche alla Nettuno Servizi con sottrazione delle  stesse somme al Comune è tanto più grave in una situazione finanziaria dell’ente  particolarmente critica.

In presenza di una “gestione finanziaria senza prospettive di recupero” e di assenza  della “volontà di ribaltare la situazione perché il fine ultimo è esclusivamente tenere la  cittadinanza tranquilla, per poter usare il Comune per i propri fini” (pag. 69 cit. relaz.)  è irrilevante accertare se le assunzioni dei dipendenti e del dirigente siano legittime o  se avessero la copertura finanziaria, essendo comunque disastrosa la situazione  finanziaria dell’ente.

Altrettanto irrilevante è la circostanza della non irrogazione della sanzione ex art. 30,  comma 15, della legge n. 289/2002, che riguarda una peculiare fattispecie (ricorso  all’indebitamento per finanziare spese diverse da quelle di investimento), ma non  esclude altri tipi di gravi inosservanze di carattere finanziario.

Parimenti irrilevanti sono i dati forniti dagli appellanti, che non si ritiene di dover  verificare in questa sede, circa un parziale aumento dei tributi riscossi e degli avvisi di  accertamento emessi (dati che non potrebbero porre in discussione le inerzie e le  lentezze nelle riscossioni, riscontrate dalla Commissione di accesso).

Peraltro, punto fondamentale delle contestazioni mosse dalla Commissione di accesso  è il fatto che il denaro pubblico sia stato spesso destinato, attraverso artefizi vari, a  iniziative e a soggetti collegati con la criminalità; la gravità della situazione finanziaria  dell’ente rileva, ai fini dello scioglimento, sia di per sé, sia per le finalità ultime che  hanno determinato tale situazione, favorendo realtà vicine alla criminalità

6. Con riferimento alla tempistica del rilascio di provvedimenti autorizzativi e  concessori avvenuto in tempi brevi in favore di personaggi con gravi precedenti penali  e di polizia, gli appellanti si limitano a meravigliarsi come il rispetto dei termini dei  procedimenti sia giudicato negativamente dal Ministero; ma il punto non era questo:
era il rilascio sempre tempestivo, a fronte di lentezze dell’apparato amministrativo, quando i beneficiari dei provvedimenti erano soggetti collegati direttamente o  indirettamente con la criminalità.

Tale elemento non è stato smentito e gli appellanti si sono limitati ad affermare che il  comune non è tenuto a verificare i precedenti penali dei soggetti con cui entra in  rapporto.

7. Sono infondate anche le censure, relative alle questioni urbanistico – edilizie, che  possono essere trattate congiuntamente.

Anche in questo caso erano state contestate operazioni immobiliari effettuate da  soggetti vicini alla criminalità ed agevolate da provvedimenti dell’amministrazione ed  anche qui la tesi degli appellanti è quella della non doverosità dell’accertamento da  parte del Comune dei precedenti penali degli imprenditori che operano nel suo  territorio.

Tale rilievo non è idoneo a spiegare il motivo del legame tra determinati  provvedimenti concessori e l’attesa delle varianti al P.R.G. con lievitazioni dei prezzi  degli immobili, di cui hanno beneficiato determinati soggetti (v. pagg. 71 e ss. cit.  relaz.).

I casi esaminati a campione dalla commissione di accesso hanno evidenziato tutti una  commistione tra una rete di interessi finanziari presente sul territorio e gli interessi di  esponenti politici e di personaggi legati alla criminalità organizzata (v. pagg. 75 e ss.  cit. relaz., compresi i grafici dei collegamenti relativi alle singole operazioni).

Peraltro, gli appellanti richiamano proprio una concessione rilasciata Ludovisi Aldo,  cioè ad uno dei soggetti maggiormente collegati alla criminalità organizzata.

Anche la vicenda dell’apertura della casa famiglia Oikos dimostra come tale evento  abbia contribuito ad incrementare la circolazione di denaro pubblico tra soggetti  coinvolti in attività illecite e, al riguardo, non assume rilievo il fatto che si tratti di  finanziamenti regionali, considerato che sono certamente stati adottati dal comune gli  atti citati dalla commissione di accesso (pag. 131 cit. relaz.).

8. Considerazioni analoghe a quelle appena svolte servono per confutare le censure  del ricorso in appello attinenti al settore degli appalti.

Anche in questo settore la anomala presenza di soggetti legati alla criminalità  organizzata nelle società che operano con il comune con diretto coinvolgimento (ed  interesse personale) di alcuni consiglieri comunali esonera questo Collegio dall’esame  delle singole situazioni approfondite dalla Commissione di accesso.

Non deve in questa sede essere verificata la legittimità di alcune procedure di      affidamento, ma assume rilievo il fatto che molte attività siano nella sostanza  monopolizzate con società legate alle organizzazioni criminali con        preoccupanti intrecci  anche con soggetti che fanno parte dell’amministrazione comunale (v. pagg. 105 e ss  cit. relaz.).

Non è, quindi, necessario esaminare nel dettaglio le vicende relative al servizio di  abbattimento e potatura degli alberi, ai servizi cimiteriali, al servizio stoccaggio rifiuti,  al caso Pro Loco, all’ampliamento del porto turistico. 9. Con l’ultima censura gli appellanti lamentano un complessivo difetto di istruttoria  dell’impugnato provvedimento e l’assenza di prove certe del legame tra gli organi del  Comune e la malavita organizzata.

Si osserva che lo scioglimento del consiglio comunale risulta essere stato  adeguatamente motivato nello stesso decreto impugnato e nella proposta del Ministro  dell’interno.

La decisione di sciogliere il consiglio comunale è stata assunta all’esito di una  istruttoria molto approfondita, in cui non sembra essere stato trascurato alcun  aspetto.

Da tale istruttoria è emersa una gestione della cosa pubblica non solo che spesso ha  travalicato il limite della legittimità, ma che è stata sempre orientata a favorire  determinati gruppi e soggetti tutti legati alla criminalità organizzata.

Tale attività ha determinato una situazione finanziaria particolarmente grave, in cui le  risorse pubbliche sono state “drenate” attraverso strumenti finalizzati all’esclusivo  scopo di eludere i controlli sulle spese (emblematica è la costituzione di una società a  partecipazione comunale non totalitaria, utilizzata poi solo per far uscire denaro dalle  casse comunali senza effettivi ritorni in termini di servizi offerti).

Tali elementi sono più che sufficienti per confermare la legittimità dell’impugnato  provvedimento di scioglimento del consiglio comunale.

Appare quasi superfluo richiamare la giurisprudenza, secondo cui una volta individuato  un condizionamento di stampo mafioso o delinquenziale sugli organi politici ed  amministrativi, lo scioglimento dell’organo elettivo prescinde anche dalla volontarietà  della collusione, tendendo, in via principale, a consentire il ripristino di una attività  amministrativa volta al perseguimento dell’interesse collettivo e non di quello di  soggetti appartenenti alla criminalità organizzata. (Cons. Stato, IV, n. 1004/2007).

Il condizionamento è in questo caso evidente e quindi idoneo a sostenere lo  scioglimento; per di più, gli elementi istruttori dimostrano che in molti caso la  collusione è stata volontaria.

10. In conclusione, l’appello deve essere respinto.

Alla soccombenza degli appellanti seguono le spese del presente giudizio

P. Q. M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Sesta, respinge il ricorso in
appello indicato in epigrafe.

Condanna gli appellanti alla rifusione delle spese di giudizio in favore delle  amministrazioni appellate, liquidate nella complessiva somma di Euro 10.000, oltre  IVA e CP, compensando le spese con i controinteressati.

Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’Autorità amministrativa.





  • Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE





    Atto a cui si riferisce: 
    C.5/07351 [Infiltrazioni criminali nel comune di Anzio]
    Interrogazione a risposta in Commissione 5-07351 presentata da JEAN LEONARD TOUADI  

     lunedì 16 luglio 2012, seduta n.666  

     TOUADI e VELTRONI. - Al Ministro dell'interno. - per sapere - premesso che:  

     il territorio di Anzio risulta fortemente infiltrato da organizzazioni criminali: in tale territorio da anni opera il clan Gallace, come testimoniato dai processi APPIA e MITHOS pendenti innanzi al tribunale di Velletri per il delitto di cui all'articolo 416-bis del codice penale;  

     l'indagine della Direzione distrettuale antimafia di Roma PAREDRA e le indagini della Direzione distrettuale antimafia di Milano INFINITO e BAGLIORI hanno confermato l'operatività della cosca e le sue proiezioni anche in Lombardia;  

     nel territorio in questione risulta operativo, altresì, il clan dei casalesi come attestano le indagini della Direzione distrettuale antimafia di Roma nonché la sentenza emessa dal tribunale di Latina a carico di Pasquale Noviello ed altri per gravi reati aggravati dalle modalità mafiose;  

     il tribunale di Latina ha condannato già in primo grado numerosi appartenenti a tale sodalizio per reati gravi come il tentato omicidio, la detenzione di armi da guerra aggravati dalle modalità mafiose;  
       
     l'indagine ARCOBALENO coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli portava ad individuare consistenti investimenti immobiliari del clan camorrista dei Mallardo nel territorio di Nettuno ed Anzio;  
       
     nell'ambito dell'operazione veniva tratto in arresto per il delitto di cui all'articolo 416-bis del codice penale Pietro Dell'Aquila in un cantiere per la realizzazione di immobili;  

     nel dicembre del 2005 il consiglio comunale di Nettuno (a pochi chilometri da Anzio) è stato sciolto per gravi condizionamenti da parte della criminalità organizzata, decisione confermata in tutti i gradi di giudizio dalla giustizia amministrativa;  



     la sentenza del TAR di Roma del 7 giugno del 2006, che conferma lo scioglimento del consiglio comunale affermava tra l'altro in relazione al settore dell'urbanistica e dell'edilizia, precisato che «il controllo sul territorio per l'attività di contrasto all'abusivismo edilizio si svolge quasi esclusivamente sulla base degli esposti», evidenzia: a) che l'amministrazione aveva «rilasciato titoli concessori prevalentemente in variante al piano regolatore», apparendo la concessione «in alcuni casi [...] strumentale a favorire operazioni di lievitazione del prezzo dell'immobile o ad incrementare l'attività di società di costruzione vicine ad esponenti della criminalità organizzata locale»; b) in altri casi, che «i passaggi di proprietà dei terreni oggetto di concessioni edilizie e le conseguenti volture del titolo concessorio [apparivano] unicamente finalizzati ad evitare il decorso del termine di scadenza della concessione o ad aspettare l'approvazione delle varianti al piano regolatore generale per sanare eventuali abusi edilizi. Anche in tali casi, beneficiari delle procedure dilatorie figurano soggetti contigui ad ambienti criminali»; c) che in relazione a «titoli concessori rilasciati a seguito di lottizzazioni di aree site in diverse località del territorio comunale, [erano] presenti quali diretti intestatari, quali amministratori, rappresentanti o soci delle imprese titolari, esponenti della malavita locale, alcuni dei quali gravati da diversi precedenti e di recente indagati anche per il reato di associazione illecita per traffico di sostanze stupefacenti»;  


     l'indagine ZETA, del 12 novembre del 2007, della procura di Velletri che portava all'individuazione di una pericolosa associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, composta da funzionari apicali della polizia locale di Anzio e da funzionari dell'ufficio tecnico partiva in seguito ai lavori della commissione d'accesso insediata ad Ardea per verificare infiltrazioni mafiose nell'ente comunale della città; la commissione attenzionava l'attività imprenditoriale di due soggetti di origine campana attivi nel settore immobiliare tra Ardea ed Anzio;  

     risultano pendenti presso la procura di Velletri diverse indagini che riguardano la concessione di permessi ad edificare; in particolare la procura ha più volte perquisito ed acquisito documentazione presso l'ufficio tecnico;  

       

     risultano essere stati raggiunti da informazione di garanzia emessa dalla procura di Velletri i consiglieri comunali Giulio Godente, Nello Monti e il dirigente dell'ufficio tecnico Marco Pistelli;  


     nella giunta di Anzio siede l'assessore Pasquale Perronace fratello del defunto Nicola Perronace già tratto in arresto su richiesta delle Direzioni distrettuali antimafia di Roma e Catanzaro per il delitto di cui all'articolo 416-bis del codice penale, nonché rinviato a giudizio per tale delitto;  

     Nicola Perronace già nel 1983 era stato attinto da mandato di cattura emesso dal giudice istruttore di Locri per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso e sequestro di persona a scopo di estorsione;  
       
     le attività di indagine dei carabinieri portavano a sostenere che Nicola Perronace sosteneva la latitanza di importanti boss della 'ndrangheta già negli anni Ottanta come Cosimo Ruga;  

     il collaboratore di giustizia Giacomo Lauro riferiva: «io passai il Natale e il Capodanno del 1978 a Roma, in località Falasche di Nettuno, assieme ad altri latitanti facenti parte del crimine organizzato della provincia ionica di Reggio Calabria, mi riferisco a Cosimo Ruga (tuttora vivente), Andrea Gallella (deceduto per cause di omicidio), Francesco Musitano di Platì. Facevamo la latitanza, perché durante l'inverno nelle nostre montagne fa freddo e allora il latitante va e cerca un riparo. Quindi loro a novembre e i primi di dicembre erano saliti dalla Calabria, dalla zona di Guardavalle, Gioiosa, Platì e si erano trasferiti presso Nicola Perronace di Guardavalle che aveva casa e abitazione a Falasche» (dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gaetano Lauro, rilasciate durante l'udienza del 1° dicembre 1998 del processo per l'omicidio Pecorelli in www.radioradicale.it);  
       
     Pasquale Perronace, inoltre, risulta essere cugino di primo grado di Agazio e Vincenzo Gallace esponenti apicali del clan Gallace;  

    nell'ambito dell'inchiesta a carico del pregiudicato narcotrafficante Franco D'Agapiti ed altri coordinata dalla procura di Velletri nel 2005 risultarono contatti tra lo stesso D'Agapiti e l'allora direttore del comune di Anzio Giorgio Zucchini e attuale consigliere del PdL di Anzio;  



     il 29 marzo 2008 veniva distrutta da un incendio doloso l'autovettura del candidato Bruno Mugnai per la lista Uniti per Anzio che sosteneva l'attuale sindaco Luciano Bruschini;  

       
     le numerose indagini della procura di Velletri sull'ufficio tecnico ed i pesanti provvedimenti emessi in capo a responsabili apicali della polizia locale testimoniano la permeabilità degli uffici comunali alle illegalità;  

     tale permeabilità potrebbe essersi realizzata anche nei confronti di soggetti ascrivibili alle organizzazioni criminali di diversa matrice attive nel territorio; l'indagine della Direzione distrettuale antimafia di Napoli Arcobaleno e i lavori della commissione d'accesso di Nettuno hanno dimostrato i forti interessi delle consorterie criminali per il settore dell'urbanistica;  
       
     risultano pendenti innanzi alla procura di Velletri anche indagini relative ai precedenti appalti per la raccolta dei rifiuti nel comune -:  

     se il Ministro sia al corrente di tali gravi fatti e se si intenda insediare una commissione d'accesso in seno al comune di Anzio per verificare, ai sensi della normativa vigente, la presenza di condizionamenti da parte della criminalità organizzata. (5-07351) 


    TOUADI e VELTRONI. - Al Ministro dell'interno. - per sapere - premesso che:  

     il territorio di Anzio risulta fortemente infiltrato da organizzazioni criminali: in tale territorio da anni opera il clan Gallace, come testimoniato dai processi APPIA e MITHOS pendenti innanzi al tribunale di Velletri per il delitto di cui all'articolo 416-bis del codice penale;  

     l'indagine della Direzione distrettuale antimafia di Roma PAREDRA e le indagini della Direzione distrettuale antimafia di Milano INFINITO e BAGLIORI hanno confermato l'operatività della cosca e le sue proiezioni anche in Lombardia;  

     nel territorio in questione risulta operativo, altresì, il clan dei casalesi come attestano le indagini della Direzione distrettuale antimafia di Roma nonché la sentenza emessa dal tribunale di Latina a carico di Pasquale Noviello ed altri per gravi reati aggravati dalle modalità mafiose;  
     il tribunale di Latina ha condannato già in primo grado numerosi appartenenti a tale sodalizio per reati gravi come il tentato omicidio, la detenzione di armi da guerra aggravati dalle modalità mafiose;  
     l'indagine ARCOBALENO coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli portava ad individuare consistenti investimenti immobiliari del clan camorrista dei Mallardo nel territorio di Nettuno ed Anzio;  
     nell'ambito dell'operazione veniva tratto in arresto per il delitto di cui all'articolo 416-bis del codice penale Pietro Dell'Aquila in un cantiere per la realizzazione di immobili;  
     nel dicembre del 2005 il consiglio comunale di Nettuno (a pochi chilometri da Anzio) è stato sciolto per gravi condizionamenti da parte della criminalità organizzata, decisione confermata in tutti i gradi di giudizio dalla giustizia amministrativa;  
     la sentenza del TAR di Roma del 7 giugno del 2006, che conferma lo scioglimento del consiglio comunale affermava tra l'altro in relazione al settore dell'urbanistica e dell'edilizia, precisato che «il controllo sul territorio per l'attività di contrasto all'abusivismo edilizio si svolge quasi esclusivamente sulla base degli esposti», evidenzia: a) che l'amministrazione aveva «rilasciato titoli concessori prevalentemente in variante al piano regolatore», apparendo la concessione «in alcuni casi [...] strumentale a favorire operazioni di lievitazione del prezzo dell'immobile o ad incrementare l'attività di società di costruzione vicine ad esponenti della criminalità organizzata locale»; b) in altri casi, che «i passaggi di proprietà dei terreni oggetto di concessioni edilizie e le conseguenti volture del titolo concessorio [apparivano] unicamente finalizzati ad evitare il decorso del termine di scadenza della concessione o ad aspettare l'approvazione delle varianti al piano regolatore 

     generale per sanare eventuali abusi edilizi. Anche in tali casi, beneficiari delle procedure dilatorie figurano soggetti contigui ad ambienti criminali»; c) che in relazione a «titoli concessori rilasciati a seguito di lottizzazioni di aree site in diverse località del territorio comunale, [erano] presenti quali diretti intestatari, quali amministratori, rappresentanti o soci delle imprese titolari, esponenti della malavita locale, alcuni dei quali gravati da diversi precedenti e di recente indagati anche per il reato di associazione illecita per traffico di sostanze stupefacenti»;  

     l'indagine ZETA, del 12 novembre del 2007, della procura di Velletri che portava all'individuazione di una pericolosa associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, composta da funzionari apicali della polizia locale di Anzio e da funzionari dell'ufficio tecnico partiva in seguito ai lavori della commissione d'accesso insediata ad Ardea per verificare infiltrazioni mafiose nell'ente comunale della città; la commissione attenzionava l'attività imprenditoriale di due soggetti di origine campana attivi nel settore immobiliare tra Ardea ed Anzio;  

     risultano pendenti presso la procura di Velletri diverse indagini che riguardano la concessione di permessi ad edificare; in particolare la procura ha più volte perquisito ed acquisito documentazione presso l'ufficio tecnico;  

     risultano essere stati raggiunti da informazione di garanzia emessa dalla procura di Velletri i consiglieri comunali Giulio Godente, Nello Monti e il dirigente dell'ufficio tecnico Marco Pistelli;  

     nella giunta di Anzio siede l'assessore Pasquale Perronace fratello del defunto Nicola Perronace già tratto in arresto su richiesta delle Direzioni distrettuali antimafia di Roma e Catanzaro per il delitto di cui all'articolo 416-bis del codice penale, nonché rinviato a giudizio per tale delitto;  

     Nicola Perronace già nel 1983 era stato attinto da mandato di cattura emesso dal giudice istruttore di Locri per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso e sequestro di persona a scopo di estorsione;  
     le attività di indagine dei carabinieri portavano a sostenere che Nicola Perronace sosteneva la latitanza di importanti boss della 'ndrangheta già negli anni Ottanta come Cosimo Ruga;  
     il collaboratore di giustizia Giacomo Lauro riferiva: «io passai il Natale e il Capodanno del 1978 a Roma, in località Falasche di Nettuno, assieme ad altri latitanti facenti parte del crimine organizzato della provincia ionica di Reggio Calabria, mi riferisco a Cosimo Ruga (tuttora vivente), Andrea Gallella (deceduto per cause di omicidio), Francesco Musitano di Platì. Facevamo la latitanza, perché durante l'inverno nelle nostre montagne fa freddo e allora il latitante va e cerca un riparo. Quindi loro a novembre e i primi di dicembre erano saliti dalla Calabria, dalla zona di Guardavalle, Gioiosa, Platì e si erano trasferiti presso Nicola Perronace di Guardavalle che aveva casa e abitazione a Falasche» (dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gaetano Lauro, rilasciate durante l'udienza del 1o dicembre 1998 del processo per l'omicidio Pecorelli in www.radioradicale.it);  
     Pasquale Perronace, inoltre, risulta essere cugino di primo grado di Agazio e Vincenzo Gallace esponenti apicali del clan Gallace;  
     nell'ambito dell'inchiesta a carico del pregiudicato narcotrafficante Franco D'Agapiti ed altri coordinata dalla procura di Velletri nel 2005 risultarono contatti tra lo stesso D'Agapiti e l'allora direttore del comune di Anzio Giorgio Zucchini e attuale consigliere del PdL di Anzio;  
     il 29 marzo 2008 veniva distrutta da un incendio doloso l'autovettura del candidato Bruno Mugnai per la lista Uniti per Anzio che sosteneva l'attuale sindaco Luciano Bruschini;  
     le numerose indagini della procura di Velletri sull'ufficio tecnico ed i pesanti provvedimenti emessi in capo a responsabili  apicali della polizia locale testimoniano la permeabilità degli uffici comunali alle illegalità;  

     tale permeabilità potrebbe essersi realizzata anche nei confronti di soggetti ascrivibili alle organizzazioni criminali di diversa matrice attive nel territorio; l'indagine della Direzione distrettuale antimafia di Napoli Arcobaleno e i lavori della commissione d'accesso di Nettuno hanno dimostrato i forti interessi delle consorterie criminali per il settore dell'urbanistica;  
    risultano pendenti innanzi alla procura di Velletri anche indagini relative ai precedenti appalti per la raccolta dei rifiuti nel comune -:  

     se il Ministro sia al corrente di tali gravi fatti e se si intenda insediare una commissione d'accesso in seno al comune di Anzio per verificare, ai sensi della normativa vigente, la presenza di condizionamenti da parte della criminalità organizzata.  

     (4-14480) 

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