L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























giovedì 31 ottobre 2013

Tratta di minori contesi fra Africa e Europa la base operativa era a Palermo, sette arresti

Tratta di minori contesi fra Africa e Europa
la base operativa era a Palermo, sette arresti

La mente del gruppo era un norvegese, il regista dei traffici era uno svedese, ma la base operativa veniva curata da un'insospettabile olimpionica di vela, Larissa Moskalenko che da anni viveva in Sicilia: metteva a disposizione barche e anche un albergo
Tratta di minori contesi fra Africa e Europa la base operativa era a Palermo, sette arresti
Larissa Moskalenko 



Personaggio di spicco della banda era la Moskalenko, velista vincitrice del bronzo a Seul nel 1988. Da anni è imprenditrice nel settore dei charter nautici. Tra le barche che noleggiava c'era pure la Molla2, la barca dei figli dell'ex sindaco di Palermo Diego Cammarata e costata la condanna a tre anni dell'ex primo cittadino per aver fatto lavorare come skipper sull'imbarcazione un operaio della Gesip.  

Sarebbero quattro i sequestri accertati, di cui uno solo tentato. Le indagini sono partite  dall'incendio di un albergo, l'hotel Portorais di Villagrazia di Carini,


 appiccato nella notte tra il 28 e il 29 maggio del 2012, di proprietà del compagno della Moskalenko. Dalle conversazioni intercettate, i carabinieri hanno scoperto che la donna, secondo l'accusa, avrebbe fornito "un contributo concreto - mettendo a disposizione le proprie imbarcazioni, gli skipper di fiducia ed altri strumenti logistici - per l'organizzazione e la concreta esecuzione del rapimento e del trasporto clandestino di minori dal Nord Africa verso Paesi europei".

ENEA VINCENZO LE MOTIVAZIONI NELLA SENTENZA DI CONDANNA A 30 ANNI DEL BOSS MAFIOSO FRANCESCO BRUNO



SCARICA LA SENTENZA PDF 




ISOLA DELLE FEMMINE. Omicidio Enea, condanna a 30 anni per Francesco Bruno

Il Gup Piergiorgio Morosini ha accolto la richiesta del pm Del Bene


Per l’omicidio del costruttore di Isola delle Femmine, Vincenzo Enea, avvenuto nel giugno del 1982 c’è un colpevole. Il gup Piergiorgio Morosini, accogliendo la richiesta del pm, Francesco Del Bene, ha condannato a trent’anni il boss ergastolano Francesco Bruno. La sentenza è stata pronunciata oggi pomeriggio, a conclusione del rito abbreviato che si è celebrato in corte d’Assise. Nella vicenda Enea, riaperta grazie alle testimonianze dei figli della vittima e alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, i familiari del costruttore ucciso sono parte civile, con l’assistenza dell’avvocato Giuseppe Marchì. Nel corso della requisitoria Del Bene ha collegato l’omicidio Enea con un altro fatto di sangue, l’omicidio di Benedetto D’Agostino, caduto sotto i colpi dei killer pochi giorni prima di Enea. Diversamente da quel che accadde per D’Agostino, in cui non ci sono testimoni che possano confermare le accuse dei pentiti, per il secondo delitto c’è la testimonianza del figlio, Pietro Enea, oggi residente negli Stati Uniti, rimasto per anni in silenzio per paura, e che ha deposto un paio di anni fa. Lui ha fornito però elementi soltanto contro Bruno, la cui auto, più o meno all’ora del delitto, era posteggiata nei pressi del cantiere in cui stava lavorando Vincenzo Enea, in via Palermo, a Isola. I familiari di Enea non hanno mai smesso di cercare giustizia. Per questo, quando hanno parlato i pentiti, hanno aggiunto il loro contributo alle attività dei carabinieri, coordinati dal pm Del Bene. Pagando però un prezzo: «Da quando è cominciata questa storia molte persone, qui a Isola, non mi salutano più. È una cosa che proprio non mi va giù, ma io vado avanti, assieme ai miei fratelli», aveva detto uno dei figli della vittima, Riccardo Enea, il mese scorso. Il giudice ha concesso anche una provvisionale di 100 mila euro, ma i familiari in sede civile hanno chiesto 6 milioni di euro e il riconoscimento del padre quale vittima di mafia.







Isola delle Femmine, omicidio Enea. Il Pm chiede 30 anni per Francesco Bruno

I familiari chiedono per il padre il riconoscimento di vittima della mafia

Il pubblico ministero ha chiesto la condanna a 30 anni di reclusione per Francesco Bruno, ritenuto uno degli esecutori materiali dell'omicidio dell'imprenditore di Isola delle Femmine, Francesco Enea, avvenuto l'8 giugno del 1982. Nella requisitoria di oggi, davanti al giudice della corte d'Assise di Palermo, Piergiorgio Morosini, la pubblica accusa ha ricostruito il contesto storico in cui è avvenuto l'agguato, preceduto dall'assassinio di Emanuele D'Agostino, della famiglia di Cinisi. I legali dell'imputato nella precedente udienza avevano chiesto il rito abbreviato per Bruno, che sta scontando un ergastolo. I fatti risalgono a più di 30 anni fa, Enea venne freddato davanti all’ingresso del Village Bungalow di Via Palermo a Isola delle Femmine. Trenta anni dopo la Procura di Palermo ha incrociato le dichiarazioni dei figli con i verbali di alcuni collaboratori di giustizia, individuando uno dei possibili esecutore del delitto. E’ emerso che Vincenzo Enea sarebbe stato ucciso per la sua opposizione ai progetti di espansione di Francesco Bruno che voleva imporgli di stare insieme in una società di fatto o comunque acquisire al suo cantiere confinante le villette che stava costruendo in Corso Italia, ai confini della Costa Corsara di Isola delle Femmine. Un delitto rimasto avvolto nel mistero fino a quando alcuni mesi fa l’ex procuratore aggiunto Antonino Ingoia e il sostituto Francesco Del Bene sono andati negli Stati Uniti dove vivono due dei figli Pietro e Maria Teresa Enea si sono stabiliti dopo la morte del padre per paura di essere eliminati. Francesco Bruno è da tempo all’ergastolo nel carcere di massima sicurezza di Padova, per l’omicidio di Stefano Gallina boss di Carini ucciso il 1 ottobre 1981. I legali di parte civile della famiglia Enea hanno chiesto il risarcimento di un milione di euro a testa mentre per Pietro Enea è stato chiesto un risarcimento di 5 milioni di euro oltre al riconoscimento per il padre di vittima della mafia.


L'OMICIDIO A ISOLA DELLE FEMMINE DI VINCENZO... di isolapulita

Palermo 23 Aprile 2013 Corte d’Assise. Hanno chiesto il rito abbreviato i difensori del boss Francesco Bruno   nel processo dell’omicidio dell’imprenditore edile di Isola delle Femmine Vincenzo Enea  nel processo che si sta svolgendo in Corte d’Assise di Palermo.
Il Giudice Pier Giorgio Morosini ha fissato la prossima udienza al 21 maggio.
I fatti risalgono all’8 giugno del 1982 , Enea venne freddato davanti all’ingresso del Village Bungalow di Via Palermo a Isola.
Trenta anni dopo la Procura di Palermo ha incrociato le dichiarazioni dei figli con i verbali di alcuni collaboratori di giustizia, individuando  uno dei possibili esecutore del delitto.
E’ emerso che Vincenzo Enea sarebbe stato ucciso per la sua opposizione ai progetti di espansione di Francesco Bruno che voleva imporgli di stare insieme in una società di fatto o comunque acquisire al suo cantiere confinante   le villette che stava costruendo in Corso Italia, ai confini della Costa Corsara di Isola delle Femmine.
Un delitto rimasto avvolto nel mistero fino a quando alcuni mesi fa l’ex procuratore aggiunto Antonino Ingroia e il sostituto Francesco Del bene sono andati negli Stati Uniti dove vivono due dei figli Pietro e Maria Teresa Enea si sono stabiliti dopo la morte del padre per paura di essere eliminati.
Bruno Francesco già all’ergastolo, nel carcere di massima sicurezza di Padova,  da tempo per l’omicidio di Stefano Gallina boss di Carini ucciso il 1 ottobre 1981. Bruno per uccidere Vincenzo Enea non avrebbe agito da solo ma finora non erano stati individuati né i killer né i mandanti   








Ergastolano siciliano francesco bruno massacrato in carcere da un ergastolano rivale from Pino Ciampolillo

Il CANTIERE DELLA “DISCORDIA” A RIDOSSO DELLA COSTA CORSARA COMPRESO NEL QUADRILATERO DI CORSO ITALIA VIA DELLE PALME CON LA via DEI PINI 
CORSO ITALIA   COSTA CORSARA COSTRUITA DALLA B.B.P. s.n.c. CHE "PRESUMIBILMENTE" INVADE L'AREA DEI CARDINALE EREDI  INSERITA NEL PROGETTO DI ENEA VINCENZO 

ENEA VINCENZO  IMPRENDITORE EDILE CHE ACQUISTA TERRENI IN PERMUTA E COSTRUISCE 

A ISOLA DELLE FEMMINE OPERANO I PIÙ  IMPORTANTI IMPRENDITORI MAFIOSI 

DOPO L'OMICIDIO DI ENEA CESSA OGNI TIPO DI "PRESSIONE E/O VESSAZIONE" NEI CONFRONTI DEGLI EREDI CARDINALE

20.05.2011 UN TESTE SENTITO IN PROCURA:  "non sono a conoscenza che la B.B.P. abbia invaso l'area degli EREDI CARDINALE"






Enea Vincenzo si rompe il muro del silenzio sull'omicidio




Ergastolano Siciliano l'ergastolano Bruno Francesco






Finalmente, dopo circa trenta anni e  grazie al coraggio dei propri figli si rompe il silenzio sull'omicidio di Vincenzo Enea avvenuto nell'anno 1982. Si riaprono le indagini su un omicidio che ha visto coinvolti gli stessi personaggi protagonisti del  processo "tempesta".
La speranza da parte dei figli che l'apertura delle indagini possa portare all'individuazione degli esecutori e dei mandanti del delito di chiara matrice mafiosa.











CAPACI ISOLA BRUNO FRANCESCO VASSALLO SALVATORE
BILLECI SALVATORE BADALAMENTI COPACABANA RICCOBONO
GIOVANNI…….

OPERAZI0NE SAN LORENZO

IL PASSAGGIO DEL TESTIMONE


La strage degli innocenti



LEGGIO SPACCO' IN DUE COSA NOSTRA IL PENTITO NAIMO AL PROCESSO





26 Gennaio 1982 Isola delle Femmine (PA), ucciso Nicolò Piombino

L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA UN INTERVENTO SULLA BRUTALE AGGRESSIONE AL PROFESSORE




Intercettato al telefono con l ’ing. Galluzzo della S.I.S.  il Sindaco di Isola delle Femmine Professore Gaspare Portobello chiedeva posti di lavoro per i suoi concittadini di Isola delle Femmine
http://pinociampolillo.wordpress.com/2012/04/22/intercettato-al-telefono-con-ling-galluzzo-della-s-i-s-il-sindaco-di-isola-delle-femmine-professore-gaspare-portobello-chiedeva-posti-di-lavoro-per-i-suoi-concittadini-di-isola-delle-femmine/



MICALIZZI MICHELE: genero di Riccobono.
MUTOLO GASPARE: elemento di spicco della famiglia di Rosario Riccobono.
RICCOBONO ROSARIO: rappresentante di Partanna Mondello nel 1975 e dal 1978. Suo fratello Giuseppe, a sua volta rappresentante di Partanna-Mondello, venne ucciso il 27.7.1961. Condannato all'ergastolo. Scomparso, forse vittima di lupara bianca nel 1982. era socio della cooperativa edilizia Liberta'. Reggeva i contatti con alcuni membri della famiglia Santapaola a Catania.
BADALAMENTI GAETANO (zu' Tanu)(**): capo famiglia di Cinisi dal 1962 quando succede, pacificamente, a Cesare Manzella rappresentante in seno alla commissione. Rappresentante della famiglia di Cinisi nel 1975, viene espulso da Cosa Nostra nel 1978 per motivi oscuri. E' attivo nel traffico degli stupefacenti anche dopo questa data, il 22.5.84, infatti, viene colpito da mandato di cattura. Viene arrestato a Madrid l'8.4.1984.
BADALAMENTI SILVIO: nipote di Gaetano, assassinato il 2.6.1983.
BADALAMENTI VITO(**): di Gaetano. Arrestato con il padre a Madrid l'8.4.84. Imputato per traffico di stupefacenti, mandato di cattura 22.5.84.
ALFANO PIETRO(**): Cugino di Gaetano Badalamenti. Arrestato con Gaetano Badalamenti a Madrid l'8.4.84. Imputato per traffico di stupefacenti, mandato di cattura 22.5.84.
D'AGOSTINO EMANUELE: elemento di spicco della famiglia di S.Maria del Gesu'. Fedelissimo di Bontate, scompare dopo la morte di quest'ultimo. Coinvolto nel traffico di stupefacenti.
D'AGOSTINO ROSARIO: catturato mentre si nascondeva con Giuseppe Grado nella villa di questi a Besano. Era il guardaspalle di quest'ultimo. Traffico di stupefacenti.
D'AGOSTINO ROSARIO: di Ignazio e di Bonanno Caterina, Palermo ?/6/1946. Detenuto (~).
GALLINA STEFANO: membro della famiglia di Cinisi, ucciso il 1.10.1981.



Il Giudizio abbreviato. La disciplina ed i vantaggi.

Il Giudizio abbreviato

E’ un rito alternativo di celebrazione del processo rispetto al rito ordinario (ovvero al dibattimento ove la prova è assunta avanti al Giudice in contraddittorio tra le parti ed il Giudice nulla – o quasi nulla – conosce degli atti di indagine contenuti nel fascicolo del Pubblico Ministero).
E’ un giudizio che si celebra allo stato degli atti ovvero sulla base di quelli che sono i risultati delle indagini preliminari della polizia e che sono confluiti nel fascicolo del Pubblico Ministero.
Non verranno – di norma – sentiti testimoni né dell’accusa né della difesa.
Se la difesa intende argomentare con documenti o per iscritto dovrà farlo con un apposito deposito nel fascicolo del PM PRIMA della richiesta di abbreviato.
Il Giudizio abbreviato si celebra avanti al GIP (ovvero un giudice unico qualunque sia il reato per il quale si procede) in camera di consiglio ovvero senza la presenza del pubblico (PM, difesa e Giudice non indossano la toga; solitamente si celebra nella stanza del Giudice).
La richiesta di Giudizio abbreviato è un diritto dell’imputato ed è prevista per qualsiasi tipo di reato.
Il processo in abbreviato si celebra in Camera di Consiglio avanti al GIP una volta che l’imputato ne ha fatto richiesta o l’ha avanzata il difensore munito di procura speciale.
L’abbreviato – dopo il controllo delle formalità relative alla citazione dell’imputato e del suo difensore – si apre con la requisitoria del PM alla quale segue l’arringa del difensore.
Può partecipare anche la persona offesa che può costituirsi parte civile con il suo avvocato (V. per la costituzione di parte civile in questa stessa categoria del sito).
Il Giudice – letti i documenti del fascicolo del PM ed eventualmente quelli depositati dalla difesa PRIMA della richiesta di abbreviato nonché ascoltati sia il PM che la difesa – deciderà se condannare o assolvere l’imputato.
L’assoluzione è sempre ovviamente astrattamente possibile.
In caso di condanna il rito prevede una premialità per l’imputato: ovvero la riduzione di un terzo della pena eventualmente inflitta.
La riduzione è “secca” ovvero non può essere né maggiore né minore di un terzo della pena che irrogherebbe il giudice senza riduzione ed è stata pensata dal Legislatore per indurre gli imputati ad evitare processi lunghi e costosi.
Il Giudizio abbreviato deve essere richiesto o durante l’Udienza preliminare, oppure – se questa manca data la natura del reato – nella fase preliminare della prima udienza dibattimentale e, comunque, in sostanza, prima che inizi la celebrazione del processo con il rito ordinario.
****
Il Giudizio abbreviato condizionato.
Come detto, il Giudizio abbreviato si svolge allo stato degli atti ovvero tutti quegli atti e documenti contenuti nel fascicolo del PM al momento della richiesta di abbreviato (che, lo ricordiamo, può essere chiesto solo e solamente dall’imputato ed il PM non vi si può in alcun modo opporre ed il Giudice per accogliere la richiesta deve solo considerare la correttezza formale della domanda).
Ma non è sempre così.
La procedura penale prevede il Giudizio abbreviato condizionato ovvero un giudizio allo stato degli atti ma con la possibilità di assumere ex novo la prova (o le prove) indicate dall’imputato che, difatti, “condiziona” la sua richiesta di abbreviato all’acquisizione delle prove che lui stesso indicherà.
Il PM come non può chiedere che si proceda con il  Giudizio abbreviato, così non può avanzare nessuna richiesta di condizione (semmai si può opporre a quelle richieste dalla difesa).
La richiesta delle nuove assunzioni probatorie avanzata dalla difesa deve necessariamente essere compatibile con la natura del Giudizio abbreviato: si dovrà trattare di prove necessarie e che non stravolgano quella celerità e speditezza e quello “stato degli atti” tipici del Giudizio abbreviato.
Il PM potrà addurre prove contrarie.
In ogni caso, qualora il compendio accusatorio (ovvero, in generale, tutti gli contenuti nel fascicolo del PM) non sia sufficiente per il GIP per addivenire ad una decisone (sia di condanna che di colpevolezza), il Giudice – di ufficio – potrà provvedere ad assumere nuove prove (sia in caso di Giudizio abbreviato “normale” che condizionato).
La Sentenza del Giudizio abbreviato può essere impugnata in Appello come una Sentenza emessa a seguito di celebrazione con il rito ordinario.
****
Il Giudizio abbreviato può essere opportuno in diverse occasioni:
§                         Nel caso di colpevolezza certa e provata già nella fase delle indagini preliminari. Lo sconto di un terzo è sicuramente il migliore risultato che si può ottenere in una sempre auspicabile e pragmatica ottica difensiva;
§                         Nel caso in cui gli indizi raccolti durante le fase delle indagini non siano tali da potersi dire superato il ragionevole dubbio circa la colpevolezza dell’incolpato (un approfondimento dibattimentale in contraddittorio tra le parti potrebbe colmare le lacune cristallizzate nelle indagini);
§                         Il coacervo accusatorio – che l’imputato conoscerà fin dal  momento dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari ex art. 415 bis c.p.p. (V. nella categoria “cose da sapere” del sito) ovvero ben prima del momento per la richiesta di Giudizio abbreviato – cristallizzato negli atti delle indagini preliminari potrebbe indicare all’imputato ed al suo difensore importati temi di prova da indagare in sede di indagini investigative difensive (testimoni, documenti ed ogni altra circostanza di fatto e di diritto di segno opposto rispetto a quella posta dagli investigatori alla base della pretesa punitiva). Il quadro probatorio del PM, dunque, a seguito delle indagini o dalle considerazioni svolte dalla difesa, potrà essere completato (e, direi, contraddetto e minato) con tutti gli elementi raccolti dalla difesa e depositati nel fascicolo del PM cosicché (al momento della celebrazione dell’abbreviato) il Giudice troverà già nel fascicolo che studierà per la decisione tutti i “buchi” della tesi accusatoria e l’illustrazione delle piste e deduzioni alternative a sostegno dell’innocenza dell’imputato.

Pagine correlate:

§                         Il Giudizio abbreviato. I vantaggi.
§                         L’udienza preliminare. Gli scopi e la disciplina.
§                         Il Giudizio Immediato. Peculiarit , particolarit e…
§                         Il giudizio “per direttissima”
§                         Il C.d. “patteggiamento”.
http://www.studiolegaledelalla.it/cose_da_sapere/il-giudizio-abbreviato-la-disciplina-ed-i-vantaggi/


B.B.P.,BADALAMENTI,BRUNO FRANCESCO,CATALDO, COPACABANA,D' AGOSTINO,ENEA VINCENZO,IMPASTATO,EREDI CARDINALE,LO PICCOLO,LUCIDO, MICALIZZI;MUTOLO, ONORATO FRANCESCO,ROSARIO NAIMO,ROSARIO RICCOBONO,GALLINA


B.B.P., BADALAMENTI, Bruno Francesco, CATALDO, COPACABANA, D' Agostino, Enea Vincenzo, EREDI CARDINALE, Gallina, IMPASTATO, LO PICCOLO, LUCIDO, Micalizzi;Mutolo, ONORATO FRANCESCO, ROSARIO NAIMO, Rosario Riccobono,

mercoledì 30 ottobre 2013

ILVA: la legalità prima del profitto. Vengano processati i politici che non hanno difeso la salute

ILVA: la legalità prima del profitto. Vengano processati i politici che non hanno difeso la salute

Notificato l'avviso di chiusura delle indagini preliminari, 53 indagati dell'ichiesta "Ambiente Svenduto"
30 ottobre 2013 - Associazione Peacelink
ilva di taranto

Il Tribunale di Taranto ha notificato l’avviso di chiusura delle indagini preliminari e E STAMANI HA RESO NOTI I NOMI DEI 53 indagati nell’ambito dell’inchiesta “Ambiente Svenduto”. TRA QUESTI FIGURANO PERSONAGGI ECCELLENTI, COME IL GOVERNATORE DELLA REGIONE PUGLIA NICHI VENDOLA, IL SINDACO DI TARANTO IPPAZIO STEFANO E L'EX PRESIDENTE DELLA PROVINCIA GIANNI FLORIDO,


PeaceLink e Fondo Antidiossina esprimono la propria soddisfazione per l’eccellente lavoro svolto dal GIP Patrizia Todisco che con coraggio e professionalità ha garantito lo svolgimento delle indagini, le quali dovrebbero confluire nel processo a carico di coloro che, secondo il GIP, avrebbero messo in atto un "disegno criminoso" per inquinare l'ambiente, causando danni alla salute. Tutto ciò al fine di perseguire la logica del profitto.


Il lavoro del Giudice Todisco e della Procura di Taranto rappresentano il baluardo in difesa dei diritti primari dei cittadini, diritti che non dovrebbero mai essere negoziabili.

La difesa strenua e coraggiosa dell'ambiente e della salute dei tarantini, in contrasto con le logiche di profitto, è stata il caposaldo del lavoro dei magistrati tarantini e del Capo Procuratore Franco Sebastio, ai quali va il nostro più profondo ringraziamento e plauso, affinché si perseveri nella ricerca della verità, durante tutte le fasi del preannunciato processo.
peppino corisi incontra in casa nichi vendola, gianni florido e ezio stefàno (fotografia ritratta da un ritaglio di giornale, non si detiene nè si rivendica la paternità dello scatto originale)


PeaceLink e Fondo Antidiossina, in costante collegamento con le istituzioni europee ed in particolare con la Commissione, nel solco dell’attività svolta dai magistrati a Taranto, continuano a portare avanti il lavoro di denuncia e di informazione presso gli organi europei, affinché la parallela procedura di infrazione europea continui ad andare di pari passo con l' iter giudiziario a Taranto.


Vengano processati i politici che non hanno difeso la salute.

Taranto, 30 ottobre 2013
Fabio Matacchiera
Fondo Antidiossina
Alessandro Marescotti
PeaceLink
Antonia Battaglia
Fondo Antidiossina e PeaceLink

I destinatari degli avvisi di conclusione delle indagini preliminari dell'inchiesta Ambiente svenduto

30 ottobre 2013 alle ore 14.22
SOCIETA’:
ILVA SPA (in persona del commissario straordinario Enrico Bondi)                                     

RIVE FIRE SPA (in persona del consigliere delegato e legale rappresentante Angelo Massimo Riva)                
RIVA FORNI ELETTRICI SPA (in persona del presidente legale e rappresentante Cesare Federico Riva)  

ILVA:
Emilio Riva
Nicola Riva
Fabio Arturo Riva
Girolamo Archinà
Luigi Capogrosso – ex direttore stabilimento
Marco Adelmi – capo reparto
Angelo Cavallo – capo reparto
Ivan Di Maggio – capo reparto
Salvatore De Felice – capo reparto
Salvatore D’Alò – capo reparto
Bruno Ferrante – pres. cda ILVA SPA
Adolfo Buffo – Ex dir. Stabilimento
Francesco Perli – legale ILVA
Sergio Palmisano – capo reparto
Vincenzo Dimastromatteo – capo reparto
Caterina Vittorio Romeo – dipendente Ilva
Antonio Colucci – dipendente ilva
Cosimo Giovinazzi – dipendente Ilva
Giuseppe Dinoi – dipendente ilva
Donato Perrini – dipendente ilva 

FIDUCIARI
Lanfranco Legnani
Alfredo Ceriani
Giovanni Rebaioli
Agostino Pastorino
Enrico Bessone
Giuseppe Casartelli
Cesare Corti
Giovanni Raffaelli 

COMUNE E PROVINCIA DI TARANTO
Ippazio Stefàno - Sindaco di Taranto
Giovanni Florido - già pres. prov. di Taranto
Michele Conserva - già ass prov Ambiente Provincia di Taranto
Vincenzo Specchia - già segr. Gen. Provincia di Taranto – attuale segretario generale
Angelo Veste - già capo di Gabinetto Pres Prov di taranto 

REGIONE PUGLIA
Nicola Vendola - Pres Regione Puglia
Nicola Fratoianni - già cons. regionale – Deputato della repubblica
Lorenzo Nicastro - Ass reg Ecologia ed Ambiente
Donato Pentassuglia - Cons regionale – Pres Comm Ambiente ed assetto del territorio
Antonello Antonicelli - Dirigente settore Ecologia ed Ambiente
Davide Filippo Pellegrino - Capo di Gabinetto pres Regione Puglia
Francesco Manna - già capo di Gabinetto Pres Regione Puglia
Pierfrancesco Palmisano - Funzionario assessorato qualità Ambiente Regione Puglia – già rappr c/o Comm Aia 

ARPA PUGLIA
Giorgio Assennato - Direttore Generale Arpa Puglia
Massimo Blonda - Dir scientifico Arpa Puglia
Roberto Primerano - Funzionario Arpa Puglia – già consulente Procura 

COMMISSIONE AIA
Dario Ticali - Presidente
Luigi Pelaggi - Segretario Commissione 

ALTRI
Lorenzo Liberti - ex Preside Politecnico di Taranto – già cons Procura
Aldo De Michele - ispettore della Digos
Giovanni Bardari - ex consulente della Procura
don Marco Gerardo - già segretario Vescovo Taranto 


GLI ALTRI NOMI DELL'INCHIESTA - Nell'inchiesta risultano coinvolti anche il sindaco Ippazio Stefàno, il parlamentare di Sel, Nicola Fratoianni (all'epoca assessore regionale), l'attuale assessore regionale all'Ambiente Lorenzo Nicastro, il consigliere regionale del Pd Donato Pontassuglia. 

Gli altri avvisi di garanzia sono in corso di notifica al patron Emilio Riva e ai suoi figli Nicola e Fabio. Sono ancora coinvolti il consigliere regionale Donato Pentassuglia i dirigenti della Regione Antonicelli, Manna, Pellegrino ed anche il direttore dell'Arpa Giorgio Assennato, il direttore scientifico dell'Arpa Massimo Blonda. 

Ecco la lista di tutti gli indagati: Emilio Riva (1926), Nicola Riva (1958), Fabio Arturo Riva (1954); Luigi Capogrosso (1955), Marco Andelmi (1971), Angelo Cavallo (1968), Ivan Dimaggio (1969), Salvatore De Felice (1964), Salvatore D'Alò (1959), Girolamo Archinà (1946), Francesco Pervi (1954), Bruno Ferrante (1947), Adolfo Buffo (1956), Antonio Colucci (1959), Cosimo Giovinazzi (1974), Giuseppe Dinoi (1984), Giovanni Raffaelli (1963), Sergio Palmisano (1973), Vincenzo Dimastromatteo (1970), Lanfranco Legnani (1939), Alfredo Cerinani (1944), Giovanni Rebaioli (1948), Agostino Pastorino (1953), Enrico Bessone (1968), Giuseppe Casartelli (1943), Cesare Cotti (1953), Giovanni Florido (1952), Michele Conserva (1960), Vincenzo Specchia (1953), Lorenzo Liberti (1942), Roberto Primerano (1974), Marco Gerardo (1975), Angelo Veste (1938), Giovanni Bardaro (1962), Donato Perrini (1958), Cataldo De Michele (1959), Nicola Vendola (1958), Ippazio Stefàno (1945), Donato Pentassuglia (1967), Antonello Antonicelli (1974), Francesco Manna (1974), Nicola Fratoianni (1972), davide filippo Pellegrino (1961), Massimo Blonda (1957), Giorgio Assennato (1948), Lorenzo Nicastro (1955), Luigi Pelaggi (1954), Dario Ticali (1975), caterina Vittoria Romeo (1951), Pierfrancesco Palmisano (1953), Ilva spa (in persona del commissario straordinario Enrico Bondi), Riva Fire spa (in persona del consigliere delegato e legale rappresentante Angelo Massimo Riva ), Riva Forni Elettrici spa (in persona del presidente legale e rappresentante Cesare Federico Riva).



GIUSTIZIA

Ilva, indagato anche Vendola


Tra le 50 persone sotto indagine, il governatore e il sindaco di 

Taranto.


Il 30 ottobre i militari della guardia di finanza di Taranto hanno iniziato a notificare, in Puglia e in altre zone d'Italia, l'avviso di chiusura delle indagini preliminari a oltre 50 indagati dell'inchiesta per disastro ambientale a carico dell'Ilva. Il provvedimento riguarda dirigenti, funzionari e politici.


VENDOLA: «PRESTO DAI PM». Tra gli indagati c'è anche il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, che avrebbe tentato di 'far fuori' il direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, figura 'sgradita' all'azienda.


In questo, che è «il momento di più grande turbamento, continuo a dare una straordinaria importanza all'inchiesta sull'Ilva», ha dettoVendola. «La mia amministrazione ha provato a scoperchiare le pentole e a vedere dove nessuno aveva visto prima». Vendola ha assicurato che ha intenzione di «andare il prima possibile a rispondere alle domande del pm».


INDAGATO ANCHE STEFANO. L'avviso di chiusura delle indagini sull'Ilva è stato ricevuto anche dal sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, formalmente indagato dall'aprile 2013, quando fu firmata la proroga di sei mesi dell'inchiesta 'Ambiente svenduto'. Stefano è stato rieletto nel 2012 a capo di una coalizione di centrosinistra: i magistrati ipotizzano nei suoi confronti il reato di abuso e omissioni in atti d'ufficio.


Per l'accusa, non si sarebbe adoperato con le necessarie misure per tutelare la salute dei cittadini.
Tra i 53 indagati, comprese tre società, che hanno ricevuto l'avviso di chiusura delle indagini preliminari, ci sono anche l'ex assessore regionale alle Politiche giovanili e attuale deputato di Sel Nicola Fratoianni, l'attuale assessore regionale all'Ambiente ed ex magistrato Lorenzo Nicastro (Idv), il consigliere regionale del Pd Donato Pentassuglia e il dg dell'Arpa Giorgio Assennato.


NUMEROSI I REATI CONTESTATI. Il provvedimento è stato firmato dal procuratore della Repubblica di Taranto, Franco Sebastio, dal procuratore aggiunto Pietro Argentino, e dai sostituti procuratori Mariano Buccoliero, Giovanna Cannarile, Remo Epifani e Raffaele Graziano.


Quest'ultimo è titolare di due fascicoli d'inchiesta relativi a incidenti mortali verificatisi all'Ilva di Taranto, che sono stati inglobati nell'inchiesta-madre chiusa il 30 ottobre.
I reati contestati agli indagati vanno dall'associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale all'avvelenamento di sostanze alimentari, passando per l'emissione di sostanze inquinanti con violazione delle normative a tutela dell'ambiente.

Presunte minacce per garantire la produzione

Vendola è finito nel mirino della procura per frasi come la seguente: «Così com'è Arpa Puglia può andare a casa, perché hanno rotto». Parole che sarebbero state condite da presunte minacce implicite per garantire all'Ilva una produzione «ai massimi livelli».


INDAGATI UOMINI ILVA. I coindagati di Vendola sono tutti uomini Ilva: gli ex manager Girolamo Archinà e Luigi Capogrosso, il vicepresidente di Riva fire Fabio Arturo Riva e l'avvocato del siderurgico Francesco Perli. Il governatore è accusato di aver costretto il direttore dell'Arpa Puglia, Giorgio Assennato, «mediante minaccia implicita della mancata riconferma dell'incarico», ad «ammorbidire» la posizione dell'Agenzia regionale di protezione dell'ambiente nei confronti delle emissioni nocive prodotte dall'Ilva e a dare quindi al siderurgico la «possibilità - è scritto nel capo di imputazione - di proseguire l'attività produttiva ai massimi livelli, come sino ad allora avvenuto, senza perciò dover subire le auspicate riduzioni o rimodulazioni».

MINACCE SEMPRE NEGATE. Ma Assennato ha sempre negato di aver ricevuto minacce o pressioni da Vendola. La stessa cosa ha fatto il governatore, che ha ricordato ancora una volta di essere stato lui ad aver scelto Assennato alla guida dell'Arpa Puglia

Mercoledì, 30 Ottobre 2013

L'Ilva e la pentola scoperchiata dalla Procura di Taranto

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Come un vaso di pandora, il sistema Ilva che ha interessato le indagini della Procura di Taranto è stato scoperchiato: contiene in sè tutti i mali, i mali di un'intera classe politica e dirigenziale. Oggi quel contenitore è stato totalmente scoperchiato e sono da esso fuoriusciti 53 nomi e cognomi. Tra questi anche quelli del Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola e del Sindaco di Taranto Ippazio Stefàno, che per la verità non erano inattesi. Nichi Vendola è indagato per concussione ai danni del direttore generale dell’Agenzia regionale per l'ambiente, Giorgio Assennato. Vendola - è scritto nell'atto della magistratura - avrebbe abusato della sua qualità di Presidente della Regione Puglia mediante minaccia implicita della mancata riconferma nell'incarico ricoperto". Vendola, Archinà, Fabio Riva, Luigi Capogrosso e Francesco Perli avrebbero costretto Asennato con incarico in scadenza nel febbraio 2011 e in attesa di riconferma, ad "ammorbidire" la posizione di Arpa Puglia nei confronti delle emissioni nocive prodotte dall'impianto siderurgico e dare la pobbisilità all'impianto industriale di produrre ai massimi livelli senza perciò dover subire le auspicate riduzioni o rimodulazioni. In un incontro Vendola avrebbe detto riferendosi all'operato dell'agenzia per l'ambiente " così com'è Arpa Puglia può andare a casa perchè hanno rotto" ribadendo che in nessun caso l'attività produttiva dell'Ilva avrebbe dovuto subire ripercussioni. 


Assennato, inoltre, convocato in una riunione  informale indetta nel luglio 2010 alla quale presenziavano  Emilio Riva , Fabio Riva, Luigi Capogrosso, Girolamo Archinà,  invece di essere ricevuto è stato costretto a restare fuori dalla stanza, dove è stato ammonito dal dirigente Antonello Antonicelli, su incarico di Vendola a non utilizzare i dati tecnici come "bombe carta che poi si trasformano in bombe a mano"

Ma anche lo stesso Giorgio Assennato compare tra i nomi degli indagati, perchèeludendo le indagini, in particolare sentito dall'Autorità giudiziaria quale persona informata dei fatti avrebbe reso dichiarazioni mendaci e reticenti in merito alle indebite pressioni subite dal Presidente della Regione Puglia. 

 Al sindaco di Taranto invece è contestata l'omissione di atti d'ufficio, procurando in questo modo "intenzionalmente"  alla famiglia Riva e alla società Ilva spa un ingiusto vantaggio patrimoniale di rilevante gravità consistito nel consentire il mantenimento dei livelli produttivi in atto presso lo stabilimento.

Un avviso è stato notificato anche all'ex presidente IPPC che si doveva occupare di rilasciare l'Aia all'Ilva di Taranto.Ricordate il nome di Dario Ticali, l'enfant prodige della Prestigiacomo?
Avrebbe tenuto contatti diretti non istituzionali con Ilva spa anche per il tramite della Romeo (Caterina Vittoria- addetta ufficio relazioni istituzionali dell'Ilva), ed in particolare tenendo costantemente aggiornato l'avvocato Perli (Ilva) e gli esponenti del Gruppo Riva sull'avanzare dei lavori in Commissione IPPC sebbene come riportato su tutti i verbali del gruppo istruttore della predetta Commissione i commissari fossero tenuti ad osservare il segreto d'ufficio sulle attività oggetto dell'incarico, avrebbe in questo modo procurato "intenzionalmente"  alla famiglia Riva e alla società Ilva spa un ingiusto vantaggio patrimoniale di rilevante gravità consistito nel consentire il mantenimento dei livelli produttivi in atto presso lo stabilimento.

Il Presidente Vendola si dice oggi molto turbato: "soprattutto per una ragione: io ho l’orgoglio di aver guidato un’Amministrazione regionale che ha provato a scoperchiare la pentola, che è andata a mettere il naso laddove nessuno mai aveva messo il naso".

La pentola in effetti è stata scoperchiata, ma non da Vendola, ma da quell'ordinanza di 56 pagine emessa dalla procura di Taranto.  

 










Droga, mazzette, pure il doppio lavoro: alla Regione SICILIA 300 i dipendenti indagati GIORNALE DI SICILIA NEI CASI PIU' GRAVI DI VIOLAZIONE PROCESSO DA FARE IN 120 GIORNI

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