L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























martedì 7 gennaio 2014

Pippo Fava e i comuni sciolti per Mafia

fava-giuseppe-web6di Nicola Tranfaglia - 6 gennaio 2014
Vedendo ieri sera su Rai Tre il documentario su Giuseppe Fava, mi è venuta in me la straordinaria intervista che Enzo Biagi fece al giornalista catanese Pippo Fava, il padre di Claudio Fava che venne ucciso esattamente trent'anni fa dalla mafia, dopo che aveva detto al grande giornalista emiliano che i mafiosi sono ministri e banchieri e maneggiano migliaia di voti necessari per andare in parlamento e formare i governi. 
Sono passati molti anni da quelle interviste che il mio amico
Enzo faceva in televisione e che spiegavano, con grande chiarezza e neppure un grammo di ideologia superflua (quella di cui oggi si fa un grande uso su gran parte dei mezzi di comunicazione di massa), come stavano le cose sulla scena visibile - ma anche su quella invisibile - della politica italiana. 
C'è stato solo un libro negli ultimi tempi che ha parlato di queste cose ed è Il grande gioco del potere di Sandra Bonsanti (Chiare Lettere editore) ma al silenzio dei media occorre far ormai l'abitudine nel nostro sciagurato paese. Chi scrive ha pubblicato un saggio su La mafia come metodo ed ha avuto un doppio privilegio, quello di esser recensito soltanto dal settimanaleInternazionale ma anche di esser invitato in Rai a parlarne: peccato che hanno trasmesso l'intervista alle sei e trenta di mattina!

Ma, ai tempi delle interviste di Enzo Biagi in televisione, ed era ancora  la cosiddetta prima repubblica, si parlava molto più spesso di mafia e dei poteri legati alle nostre associazioni criminali. E l'intervista di Fava era stata discussa a lungo anche da alcuni politici sui giornali e nelle aule parlamentari. 
Peccato che neppure allora si faceva nulla di davvero efficace nella lotta contro le mafie italiane e straniere che infestano il nostro paese. Se ne ha oggi un'ennesima riprova di fronte al succedersi di comuni sciolti per le infiltrazioni mafiose nelle regioni individuate come in  quelle delle grandi regioni del Nord Italia diventate negli ultimi decenni le sedi privilegiate del riciclaggio del denaro mafioso e dei grandi investimenti immobiliari e di altro genere che fanno le multinazionali del crimine nella parte più ricca della penisola. 
L'anno in cui i governi della repubblica hanno sciolto il numero maggiore di comuni (dopo il culmine, raggiunto nel '93 in seguito alle grandi stragi di Capaci e di via d'Amelio) è stato l'anno scorso durante il governo Monti: si è arrivati allora a 25 comuni: sei in Campania (tra i quali Casal di Principe ma anche Gragnano, Pagani e Castel Volturno), undici in Calabria (tra i quali la capitale Reggio Calabria), cinque in Sicilia (tra i quali Salemi, Racalmuto e Isola delle Femmine) e a questi si sono aggiunti tre comuni, Ventimiglia in Liguria e due comuni in Piemonte in mano all'ndrangheta come Leinì e Rivarolo Cavanese.
Ma quel che preoccupa è che oggi sono sotto la lente di ingrandimento delle commissioni nazionali formate da prefetti tre comuni in Campania (Giugliano, Quarto e Torre del Greco), uno in Puglia (Manduria), dieci in Calabria (tra i quali Cardeto, Montebello Jonico, Siderno, Taurianova e Rende che è sede dell'Università della Calabria). E nel rapporto 2013 di Avviso Pubblico, l'associazione dei comuni (rete di enti locali contro le mafie) impegnata contro il fenomeno mafioso ritiene che il commissariamento sia più che probabile in quelli già sciolti in un passato recente. 
Sapremo nei prossimi giorni che cosa succederà ma se l'esecutivo non attuerà presto le misure già in parte annunciate contro le mafie non c'è da farsi illusioni nè si può sperare che l'attacco delle mafie si fermi qualora la situazione economica dovesse improvvisamente miglioare.
Al contrario se le misure avranno successo, è probabile che l'assalto diventi più forte e determinato.

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