di Giulio Giallombardo -
Torna l’incubo degli scarichi nel mare di Sferracavallo. Una nuova minaccia ecologica sembra incombere tra le acque cristalline dell’Area Marina Protetta di Capo Gallo – Isola delle Femmine. La giunta comunale di Palermo ha approvato lo scorso 2 dicembre una delibera con la quale predispone preliminarmente un progetto per lo smaltimento delle acque piovane nei pressi di punta Matese, a Sferracavallo, in zona C della riserva marina, ma a ridosso della zona B. Per l’incarico di progettazione, fino alla fase preliminare, comprese le indagini, il Comune ha stanziato quasi un milione di euro (per l’esattezza 988 mila). L’opera, indicata nella delibera tra quelle “funzionali alla Citta di Palermo”, rientra nel progetto del Sistema Nord-Occidentale per lo smaltimento delle acque meteoriche.
La delibera ha fatto arrabbiare non poco i cittadini del comitato “Il mare di Sferracavallo” che, quasi un anno fa, avevano fatto muro, insieme ad ambientalisti e associazioni, contro il progetto di adeguamento dell’impianto di depurazione dei reflui di Fondo Verde. Anche in quel caso l’allarme era per lo scarico, nella stessa area marina protetta, delle acque fognarie di Zen, Sferracavallo e Tommaso Natale. Adesso, alla luce di questo nuovo progetto, il comitato ha scritto al sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, chiedendo chiarimenti sui contenuti della nuova delibera.
Secondo il comitato cittadino, lo scarico delle acque meteoriche (seppur depurate) di buona parte della città, creerebbe danni irreparabili all’ecosistema dell’area marina di Capo Gallo, l’unico tratto di mare veramente pulito della costa palermitana. La produzione eccessiva di Co2, conseguente all’immissione in mare di acqua pompata, – temono gli ambientalisti – danneggerebbe irrimediabilmente la prateria di Posidonia al largo di punta Matese e i caratteristici trattoir a vermeti, tra i più importanti del Mediterraneo.
“Per raggiungere Sferracavallo, è stato previsto un sistema per cui si deve pompare l’acqua in più vasche di raccolta, – spiega Simone Aiello, del comitato ‘Il mare di Sferracavallo’ – perché non si prevede, invece, un sistema che segua le strade naturali, in modo da distribuire le acque piovane nelle proprie zone d’appartenenza? Nel quartiere di San Lorenzo – prosegue – ci sono cavità sotterranee prosciugate, si potrebbero utilizzare per canalizzare l’acqua piovana, evitando così il rischio idrogeologico”. Inoltre, il comitato teme che nelle vasche di raccolta delle acque meteoriche possano confluire anche quelle reflue di Fondo Verde, aggravando così l’eventuale danno ambientale in quel tratto di mare.
Ma la delibera approvata dalla giunta comunale fa riferimento ad una convenzione stipulata con l’Università di Palermo per verificare gli effetti derivanti dallo scarico di acque meteoriche nell’area marina protetta. “Lo studio nel suo insieme – si legge nella delibera – ha verificato la compatibilità del suddetto scarico, individuando in prossimità di punta Matese il punto ottimale per ridurre l’impatto e suggerendo altresì delle opere di mitigazione prima dell’immissione nel corpo ricettore (vasca di prima pioggia)”.
Nonostante tutto, il comitato – nella lettera aperta scritta al sindaco Orlando – chiede chiarezza, anche alla luce della posizione espressa lo scorso 8 marzo dalla giunta comunale, che aveva assicurato di esaminare ogni possibile alternativa tecnica, economicamente sostenibile, allo scarico delle acque depurate all’interno dell’Area Marina Protetta di Capo Gallo – Isola delle Femmine. Inoltre, fanno sapere dal comitato, lo stesso sindaco di Palermo, nel corso di un incontro svolto a luglio scorso a Villa Niscemi, “aveva escluso qualunque ipotesi di scarico nell’area marina protetta”. Per capire qualcosa di più abbiamo provato a contattare l’assessore al Territorio del Comune di Palermo, Agata Bazzi, ma finora non è arrivata alcuna risposta.
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