L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























giovedì 10 aprile 2014

Una cena riservata a Mondello Crocetta e Faraone battezzano l'alleanza con i nuovi moderati

Una cena riservata a Mondello Crocetta e Faraone battezzano l'alleanza con i nuovi moderati

Ieri sera  il presidente della Regione e il luogotenente di Renzi a tavola con dieci deputati: fra gli altri, i Drs di Cardinale e Cimino, Gianni e Venturino. Il governatore tratta coi partiti ma rafforza il pezzo di coalizione a lui più fedele 





Una cena riservata, alle Antiche mura di Mondello. Al tavolo, con Crocetta, in dodici, quanti erano gli apostoli. Tutti i rappresentanti di quella "federazione del centro autonomista" che il presidente ha ispirato, favorito, coccolato, fino a farne il punto di riferimento più caro (e fedele) della sua maggioranza prossima ventura. C'erano i rappresentanti dei Drs di Salvatore Cardinale e il gruppo per la Siciilia, fra cui Michele Cimino, Pippo Gianni, Antonio Venturino. E altri due mister X, pronti a lasciare l'opposizione per aderire alla nuova formazione.



C'era, poi, Davide Faraone, luogotenente dei renziani che, seppur in minoranza all'Ars, continua a costruire quella stampella moderata cara al premier. Insomma, mentre da un lato Crocetta riapre il dialogo con le segreterie regionali di Pd e Udc, di cui poco in realtà si fida, lavora in modo silenzioso alla realizzazione del suo zoccolo duro

COME CAMBIA L'ARS

Gianni, Cimino, Savona  Tutti pazzi per Saro


Martedì 22 Gennaio 2013 - 07:15 




Sia il deputato che ha rotto col Cantiere popolare, sia l'ex capogruppo di Grande Sud sono stati assessori nel primo governo Lombardo, sorretto dall'intero centrodestra. Oggi sono pronti ad appoggiare la maggioranza di Crocetta, insieme a Savona, Tamajo, Lantieri...

PALERMO - “Grande Sud? Forse basterà cambiare l'etichetta”. Così, qualche giorno fa, Riccardo Savona descriveva i possibili scenari di Sala d'Ercole, dopo la fuoriuscita sua, di Michele Cimino ed Edy Tamajo dal gruppo dei miccicheiani. “L'Mpa nuovamente vicino al centrodestra? Credo che sia uno scenario assolutamente credibile”. Queste, le parole di Raffaele Lombardo, a corollario del suo annuncio di tornare in campo, candidato per il Senato.

Insomma, ancor prima dell'elezione di un nuovo governo nazionale, di un nuovo Parlamento dalle maggioranze “differenziate” a causa di una legge che non piace a nessuno ma che nessuno vuole cambiare, i primi effetti delle elezioni politiche sono rintracciabili già a Palazzo dei Normanni. Dove accadono, in sintesi, due fatti chiari: Rosario Crocetta estende la propria maggioranza. Anzi, sarebbe meglio dire che il suo governo, per la prima volta, potrà contare più o meno ufficialmente su un numero di deputati superiori alla metà del Parlamento: 46, per l'esattezza. Ma l'altro fatto, meno “solido” di quello numerico, è la scomparsa di quella terra di mezzo costituita dai gruppi autonomisti e meridionalisti, che avevano difeso, fino a pochi giorni fa la propria natura da “terzo polo”, e la coagulazione, in realtà, di due poli finalmente contrapposti (escluso il ruolo dei grillini, che guardano con simpatia a Crocetta, ma si guardano bene da palesare questo sostegno).

Insomma, è in corso una danza, all'Ars, scandita dai tempi battuti dalla campagna elettorale per Montecitorio. Un balletto che riavvicina il Partito dei siciliani e Grande Sud, ai più cari “nemici” del Pdl e del Cantiere popolare. E pazienza se qualcuno parlerà di “gattopardismo”: la “nuova minoranza”, almeno in apparenza, ha le forme e i colori (se si esclude l'Udc) di quella coalizione che sostenne, esattamente cinque anni fa, l'elezione a presidente di Raffaele Lombardo. Ed è quasi un finale a sorpresa ampiamente atteso, quello che vede proprio l'ex governatore “chiudere il cerchio”. Comporre la frattura.

Ma quella ricomposizione, come detto, è solo di facciata. Perché al di sotto delle sigle e dei frontman (sempre loro: Lombardo, Romano, Micciché, Alfano-Schifani), cambia tutto. E per rendersi conto del piccolo terremoto, basta ricordare un dato. La prima giunta del governo Lombardo, quella completamente di centrodestra, annoverava, tra gli assessori, Michele Cimino al Bilancio, Pippo Gianni all'Industria e Titti Bufardeci alla Cooperazione. Ecco, i tre in questi giorni, hanno annunciato, di fatto, il proprio passaggio a liste moderate comprese, comunque, nell'orizzonte del centrosinistra. Anzi. Pippo Gianni (che transita nel Centro democratico di Tabacci) e Michele Cimino andranno quasi certamente a rimpolpare la pattuglia di deputati dell'Ars a sostegno di Crocetta. Con loro, come detto, Riccardo Savona, ma anche Edy Tamajo che ha addirittura aderito al Megafono. A questi potrebbe aggiungersi l'altra miccicheiana “scontenta”, Luisa Lantieri.

Così, la maggioranza che, da domani, sosterrà il governo Crocetta, quello della “discontinuità” col passato, finirà per poggiare anche sull'appoggio di esponenti di spicco di quel passato. Il passato che fa capo a Lombardo, certo, ma anche al predecessore Totò Cuffaro, che benedì, per poi “rompere” successivamente, l'investitura del politico di Grammichele e la nascita di quel governo.

E rieccoci quindi alla frase di Savona: “Forse basterà cambiare l'etichetta” diceva qualche giorno fa. Per ribadire oggi a Live Sicilia l'imminente nascita, all'Ars, di un gruppo di moderati a sostegno di Crocetta: “Sarà composto da almeno sei-sette deputati”. Così, oltre a Savona e Gianni, probabile anche l'approdo proprio di Cimino e Lantieri. Un riposizionamento che potrebbe preludere anche a un successivo rimpasto al governo.

Intanto, oltre alle collocazioni tra gli scranni di Sala d'Ercole, le Politiche potrebbero finire per portare anche qualche volto nuovo all'Ars. Tre deputati regionali, infatti, ricoprono posizioni che potrebbero consentire una loro elezione al parlamento nazionale. Si tratta di Toto Cordaro, innanzitutto, capolista al Senato, di Paolo Ruggirello, secondo nella lista del Mir dietro a Giampiero Samorì (e quindi, di fatto, capolista anche lui) alla Camera e Salvino Caputo dietro solo al fondatore del partito Crosetto, nella lista di Fratelli d'Italia per il Senato. Per il Cantiere popolare, “freme” Marianna Caronia. È lei, infatti, la prima dei non eletti a Palermo. E nel caso di elezione di Cordaro, sarebbe lei a tornare all'Ars. E alle spalle di Cordaro, nella lista del Senato, ecco un altro deputato regionale: Roberto Clemente. Anche lui eletto a Palermo. I due, però, potrebbero anche decidere di optare per il parlamento siciliano. In quel caso, ecco pronti Rudy Maira e Innocenzo Leontini. In caso di elezione di Paolo Ruggirello, invece, candidato con la lista “Nello Musumeci Presidente” alla Regionali, approderebbe all'Ars il primo dei non eletti a Trapani: si tratta del trentenne ericino Francesco Salone (2.219 preferenze per lui). Se invece Caputo approdasse al Senato, porte aperte all'Ars per il consigliere comunale Giuseppe Milazzo. Ma questi fatti si realizzeranno, semmai, solo dopo il voto.

Le elezioni politiche, però, hanno già prodotto i primi effetti. Consegnando una maggioranza nuova e più forte al governo Crocetta. Fatta di volti che hanno segnato un passato rispetto al quale il governatore ha sempre preso le distanze. E che potrebbero finire per creare qualche “mal di pancia alla base”. Nonostante il passato, insegnano persino le vecchie canzoni, sia fatto proprio per essere “scordato”



Indagato l'ex assessore Cimino 
manette al sindaco di Castrofilippo 

Il pentito Di Gati: "Mazzette ai politici". Fondi regionali per favorire le aziende dei boss. La difesa: "È falso chiariremo tutto" 

di SALVO PALAZZOLO 
Un tempo, Maurizio Di Gati era il capo della potente provincia agrigentina di Cosa nostra. Oggi, è il pentito che sta alzando il velo sui rapporti fra mafia e politica. Le sue dichiarazioni ai magistrati della Dda di Palermo hanno portato in carcere la notte scorsa il sindaco di Castrofilippo, il ragioniere Salvatore Ippolito, 55 anni, eletto al secondo mandato nelle liste del Pdl. È finito in carcere assieme a quattro mafiosi di rango della sua cittadina, Antonino Bartolotta, i due omonimi Angelo Alaimo (classe '47 e '57) e Giuseppe Arnone. Come loro, il primo cittadino è accusato di associazione mafiosa: il procuratore aggiunto Vittorio Teresi e i sostituti Fernando Asaro, Sara Micucci ed Emanuele Ravaglioli gli contestano di essere stato "a disposizione", soprattutto per aver assegnato lavori e appalti a imprese gestite dai padrini. 


L'ordinanza eseguita ieri dalla squadra mobile di Agrigento sarebbe solo la punta di un iceberg. Le dichiarazioni di Maurizio Di Gati chiamano infatti in causa anche Michele Cimino, il deputato regionale del Pdl che fino a qualche giorno fa era assessore al Bilancio e vice presidente della giunta Lombardo. Cimino è finito nel registro degli indagati della Procura di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa. Di Gati sostiene che il sindaco e il deputato regionale si sarebbero spesi per pilotare alcuni finanziamenti destinati alla costruzione di un centro artigianale nella zona industriale di Castrofilippo. A Ippolito sarebbe arrivata una mazzetta da 80 mila euro, "e in più 


c'era la parcella che toccava all'onorevole", dice Di Gati. 

"Era il 2002, 2003 - spiega l'ex padrino di Cosa nostra - il finanziamento per la zona industriale l'ha fatto arrivare tramite accordi politici l'onorevole Cimino". Nel provvedimento che ha portato in carcere Ippolito i magistrati hanno depositato un lungo verbale del pentito che adesso fa tremare i palazzi della politica, e non solo quelli della provincia di Agrigento. Di Gati parla di un vero e proprio sistema che sarebbe ruotato attorno a Cimino. "Faceva arrivare i finanziamenti - così è messo a verbale - gli si paga una tangente su chi vince il lavoro". Il pentito fa un paragone: "Come faceva Lo Giudice, che pilotava i finanziamenti dove aveva persone vicine a lui. Cimino - è l'accusa di Maurizio Di Gati - faceva arrivare i finanziamenti sapendo che il sindaco poi favorisce le imprese che lui gli dice di far vincere". 

Cimino, che fu assessore alla Cooperazione fra il 2001 e il 2004, replica: "Ho fatto della legalità e della lotta alla mafia il mio modus operandi, sono veramente meravigliato che un sedicente collaboratore di giustizia possa parlare di me". L'ex vice presidente della Regione tiene a ribadire che "i finanziamenti per le opere vengono erogati secondo delle procedure ben precise". Su Ippolito, taglia corto: "Non si riconosce e non si è mai riconosciuto nelle mie posizioni".
(23 settembre 2010)  


Mafia, il gip respinge l'archiviazione
per Michele Cimino, appena rieletto all'Ars

La Procura aveva chiesto l'archiviazione nell'aprile 2011. Insieme al deputato di Grande Sud sono indagati il padre Gianni Cimino e il segretario Giovanni Galizia. La prossima settimana l'udienza con le parti davanti al giudice



Mafia, il gip respinge l'archiviazione per Michele Cimino, appena rieletto all'Ars

E' stato appena rieletto all'Assemblea regionale siciliana e ora ha sulla testa la spada di Damocle di quell'inchiesta per concorso esterno in associazione mafiosa che la Procura di Palermo aveva chiesto di archiviare e per la quale invece il gip Maria Pino ha chiesto nuovi approfondimenti.

Michele Cimino, 44 anni, ex assessore al Bilancio ed ex vicepresidente della Regione Siciliana per il Pdl, appena rieletto all'Ars nelle liste di Grande Sud,dovrà comparire la prossima settimana davanti al gip che ha convocato le parti. Indagati con lui sono il padre Gianni Cimino e il segretario Giovanni Galizia.
La richiesta di archiviazione era stata presentata dal pm Fernando Asaro nell'aprile 2011: ora a sostenere le ragioni della Procura dovrà andare un altro magistrato, perché nel frattempo Asaro è stato trasferito alla Procura generale di Caltanissetta. Secondo i legali degli indagati, gli avvocati Nino Caleca e Grazia Volo, si tratta solo di un "passaggio tecnico", perché il giudice cioè potrebbe avere necessità di un'integrazione del materiale che le è stato messo a disposizione o di ascoltare le ragioni della Dda. Cimino era finito sotto inchiesta nel settembre 2010, qualche giorno dopo essere uscito dal governo Lombardo.
L'indagine era stata denominata "Family" e aveva riguardato l'allora sindaco di un paese dell'Agrigentino, Castrofilippo, Salvatore Ippolito, arrestato per mafia assieme ad altre quattro persone. Cimino era stato indicato come deputato che aveva ottenuto voti in cambio

di soldi dalle cosche, su richiesta del padre Gianni, e "a disposizione" per affari, appalti, finanziamenti. Il pm Asaro aveva concluso però che gli impegni dell'uomo politico in favore della mafia "devono essere caratterizzati da serietà e concretezza e non avere carattere generale": non era certo tra l'altro che Cimino jr fosse consapevole degli impegni assunti dal padre, nè era emersa la prova che i voti fossero stati pagati.

8 NOVEMBRE 2012 

Nessun commento: