L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























giovedì 17 aprile 2014

Inceneritori, discariche, Eolico Crocetta attacca, Marino dai pm

Inceneritori, discariche, Eolico  Crocetta attacca, Marino dai pm

Giovedì 17 Aprile 2014 - 17:53 




L'ex assessore oggi è stato sentito dai magistrati Di Matteo e Demontis. L'inchiesta riguarda il mega-appalto per  i termovalorizzatori. Due giorni fa il governatore era stato durissimo: "Il mio assessore era a favore dell'Eolico e non si è accorto delle infiltrazioni mafiose in alcune discariche". La replica: "Raccontate tante falsità".

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PALERMO - Il presidente antimafia attacca il pm antimafia. E anche per questo, verrà ascoltato dal presidente della Commissione antimafia. Intanto, però, l'ex assessore è stato sentito in Procura dai suoi “colleghi”. La vicenda è quella caldissima del mega-appalto sui termovalorizzatori in Sicilia. “Spero che questa storia di Marino si possa chiudere qui”, ha detto ieri in Aula Rosario Crocetta. Ma la storia, forse, è apena iniziata.

Il governatore aveva appena chiuso, con quelle parole, nel suo lungo intervento di ieri a Sala d'Ercole, il capitolo dedicato all'ex assessore all'Energia. Un capitolo, però, denso di accuse e sospetti. Tali da spingere anche Nello Musumeci a convocare una seduta della commissione da lui presieduta. “Il governatore dovrà spiegarci un po' di cose”.

Intanto, come detto, oggi Marino è stato sentito dai pm Nino Di Matteo e Sergio Demontis.L'inchiesta riguarda proprio le infiltrazioni mafiose nel sistema dei rifiuti. In particolare a una serie di vicende connesse alla pubblicazione nel 2002 di un bando per la costruzione di quattro impianti a Palermo (Bellolampo), Augusta, Casteltermini e Paternò. Dopo una sentenza dalla Corte di giustizia europea, che riscontrò varie irregolarità, la Regione aveva annullato l'assegnazione delle opere a quattro raggruppamenti di imprese risultati vincitori della gara. Ne è scaturito un contenzioso sul quale, nei giorni scorsi, è intervenuto Marino con una richiesta di risarcimento danni di 500 milioni alle associazioni temporanee di imprese. A suo giudizio, la procedura di affidamento sarebbe stata "viziata in radice". L'inchiesta sui termovalorizzatori era cominciata nel 2010 quando in Procura era stato sentito l'ex presidente della Regione, Raffaele Lombardo, dal quale erano venute denunce su presunte infiltrazioni nel sistema dei rifiuti in Sicilia.

Una vicenda sollevata, come detto, anche ieri a Sala d'Ercole da Crocetta. Un intervento lungo e durissimo. Al quale Marino ha replicato dapprima con un breve comunicato. Poi, raggiunto da Livesicilia ha provato a “dribblare” la questione: “Non sono più un assessore, ma sto per tornare a fare il pm. Una cosa è certa: Crocetta ieri ha detto un mucchio di siocchezza, di falsità”.

Quali sarebbero queste “presunte falsità” del governatore? Ieri Crocetta ha reagito all'invito del capogruppo della Lista Musumeci Santi Formica: “Cosa c'è dietro la cacciata di Marino?” ha chiesto il deputato dell'opposizione. E il governatore non se l'è fatto ripetere due volte: “Circa i termovalorizzatori, - ha detto in Aula - ho avuto un solo dissenso con l'assessore Marino quando l'avvocato nostro ha proposto una transazione per la Falck ed il sottoscritto è saltato dalla sedia dicendo che noi transazioni sui termovalorizzatori non ne facciamo”. Una ricostruzione del tutto opposta da quella proposta dall'ex assessore, che in effetti si dice “sorpreso da alcune dichiarazioni attribuite al Presidente della Regione Siciliana, con specifico riferimento alla vicenda dei termovalorizzatori, mi corre obbligo precisare di non avere mai proposto transazione alcuna, opponendomi al rinvio di ogni udienza avanti il Tribunale di Milano ed adottando per iscritto atti di segno opposto”. Non solo, Marino afferma di avere “contestato ai quattro raggruppamenti di impresa (con note scritte del 3 aprile riscontrabili al protocollo) una specifica ipotesi di danno da illecito extracontrattuale, interrompendo i termini di prescrizione; ho chiesto – prosegue l'ex assessore - all'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Palermo di valutare la possibilità di avvio dell’azione di risarcimento del danno, con l’assistenza dello stesso organo (nota del 4 aprile); ho inoltrato, in data 4 aprile, alla Presidenza della Regione e alla Segreteria di giunta atto motivato per sottoporre alla Giunta regionale ogni valutazione in merito all'avvio dell'azione 'per la tutela delle pretese di questa regione e il risarcimento del danno'”.

Ma Crocetta non si è fermato alla spinosa vicenda dei termovalorizzatori: “Per quanto riguarda il patto dei sindaci, per me già dovrebbero essere iniziati gli impianti dei comuni, ma un solo impianto non è partito, perché il direttore generale scelto dall'assessore Marino ha deciso tutte le burocrazie: io gli avevo detto di fargli un prestito ed invece lui ha voluto dare i contributi europei, con il bando pubblicato in agosto, si è perso un anno di tempo". Il direttore in questione è Maurizio Pirillo, sempre difeso dall'assessore.

Altro fronte, ovviamente, quello caldissimo dei rifiuti, che nei mesi scorsi è stato anche il teatro dello scontro tra Marino e il numero due della Confindustria siciliana, Giuseppe Catanzaro: "Per le discariche, - ha detto Crocetta - io sostengo la tesi che il piccolo comune potrebbe avere anche un proprio ciclo autonomo dei rifiuti, con un piano preciso che venga approvato dall'assessorato. Ma si dice no. Non possiamo assistere alla moltiplicazione delle discariche, e che mettiamo discariche in tutto il territorio? Solo che questa cosa non è solo ambientalista, è il modello campano dei rifiuti, quello che vieta le discariche pubbliche, la gestione dei comuni e favorisce i rifiuti della camorra. Mi rifiuto di pensare che l'assessore Marino avesse avuto in testa questo". Il governatore ha poi aggiunto: "Per esempio è irregolare la discarica di Catanzaro. La Regione sta facendo quello che deve fare, ma su Mazzarà Sant'Andrea qualcuno ha sentito mai parlare di mafia sulla discarica di Mazzarà di Sant'Andrea? E sull'Oikos, qualcuno ha sentito mai parlare di possibili infiltrazioni mafiose? E perché favorire la discarica di Lentini rispetto ad altre? Perché forse lì c'è un sindaco amico? Questioni riconducibili ad un fatto che io faccio la battaglia per i rifiuti zero, per la differenziata e che voglio almeno una discarica pubblica per ogni provincia”.

Frasi, quest'ultime, che hanno fatto saltare sulla sedia il presidente della Commissione antimafia all'Ars, Nello Musumeci: “Il presidente Crocetta – ha detto - sarà invitato a riferire alla Commissione Antimafia sulle presunte infiltrazioni mafiose nella gestione delle discariche private dell'Oikos di Motta Sant'Anastasia e di Mazzarà Sant'Andrea, nel Messinese. Le sue dichiarazioni rese in aula stasera sono gravi e meritano di essere approfondite. Altrettanto gravi mi sono apparse le considerazioni fatte sull'operato dell'ex assessore all'Energia, il magistrato Nicolò Marino. Sono convinto che dall'audizione del governatore ricaveremo utili elementi ai fini della nostra istruttoria sulla gestione delle discariche pubbliche e private in Sicilia”.

“Io mi limito a dire – precisa Marino – che attorno a quelle vicende ci sono già degli atti depositati di revoca nei confronti di Oikos, e anche un 'no' all'abbancamento. Su Mazzarà, invece, vorrei ricordare che la commissione che sta verificando tutto l'iter era presieduta dal mio vice capo di gabinetto. Mi fermo qui. Per tutto il resto, se serve, parlerò nelle sedi istituzionali”.

Ma l'affondo del governatore non si è fermato lì. Ecco anche la vicenda dell'Eolico, che qualche mese fa innescò una furiosa polemica anche tra l'assessore e deputati del Pd, come Antonello Cracolici: “Era da un anno e quattro mesi – racconta Crocetta - che dicevo: 'L'eolico si risolve in una settimana'. Basta fare la mappatura attuale, dove sono le zone dell'eolico, siccome noi abbiamo superato i limiti - perché è così, siccome è un affare di Matteo Messina Denaro che non è secondario - che facciamo? Facciamo la mappatura di tutte le cose e diciamo che l'eolico si è esaurito nelle zone dove ci sono gli impianti, il resto è destinato ad altre energie alternative. Allora sono stati autorizzati venti impianti eolici durante la gestione dell'assessore Marino. Atti dovuti, atti dovuti che non si sarebbero fatti se si fosse fatto il piano che non è stato presentato, atti dovuti che non si sarebbero fatti”.

Anche in questo caso, Marino la pensa diversamente: “L'ho spiegato mille volte, anche in Assemblea: sulle conferenze di servizio criticate oggi da Crocetta, c'era un giudizio di ottemperanza e persino il parere favorevole sulla Via, concesso dall'assessorato al Territorio. Non potevamo fare altro. Semmai, vorrei precisare che per stilare il Piano di zona serviva il parere favorevole anche degli assessorati Territorio e ambiente e Beni culturali. Che non è mai arrivato”. Ultimo motivo di scontro, l'acqua pubblica: “Io voglio l'acqua pubblica. Il Parlamento – ha detto Crocetta - potrebbe votare anche contro, ma il mio assessore deve portare questa proposta. Quindi, l'assessore che dice: 'Fino a quando ci sono io qua decido io!'; mi dispiace decide all'interno del governo, se no si presenta alle elezioni come presidente e formula un programma”. Peccato che Marino confermi di “essere sempre stato a favore dell'acqua pubblica. Mi chiedo, semmai, - aggiunge – come il presidente possa dire una falistà simile, visto che abbiamo pure preparato insieme, anche col Pd, il ddl per la pubblicizzazione dell'acqua”. La “guerra antimafia” tra il presidente e il pm sembra appena iniziata.



Inceneritori, Marino: 
"Mai proposte transazioni"

Giovedì 17 Aprile 2014 - 13:06 
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L’ex assessore interviene in merito a quanto dichiarato ieri in Aula dal governatore
PALERMO - Nicolò Marino risponde a Rosario Crocetta, replicando a quanto detto ieri in Aula dal governatore:  “Nel rimanere sorpreso da alcune dichiarazioni attribuite al presidente della Regione Siciliana, con specifico riferimento alla vicenda dei termovalorizzatori, mi corre obbligo precisare di non avere mai proposto transazione alcuna, opponendomi al rinvio di ogni udienza avanti il Tribunale di Milano ed adottando per iscritto atti di segno opposto: 1) ho contestato ai quattro raggruppamenti di impresa (con note scritte del 3 aprile u.s. riscontrabili al protocollo) una specifica ipotesi di danno da illecito extracontrattuale, interrompendo i termini di prescrizione; 2) ho chiesto all’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Palermo di valutare la possibilità di avvio dell’azione di risarcimento del danno, con l’assistenza dello stesso organo (nota del 4 aprile u.s.); 3) ho inoltrato, in data 4 aprile, alla Presidenza della Regione e alla Segreteria di giunta atto motivato per sottoporre alla Giunta regionale ogni valutazione in merito all’avvio dell’azione ‘per la tutela delle pretese di questa regione e il risarcimento del danno’”.


L’ex assessore all’Energia aggiunge: “Quanto ad ogni altra affermazione attribuita al suddetto Presidente della Regione, mi astengo, da uomo delle istituzioni, dallo svolgere ogni ulteriore considerazione, fermo restando di essere pronto, nelle competenti sedi istituzionali - come peraltro già fatto - a fornire, ove necessario, ulteriori opportune precisazioni”. 



"L'antimafia di Crocetta 
è ormai una finzione"

Venerdì 11 Aprile 2014 - 06:00 
Articolo letto 24.066 volte

Intervista a Nicolò Marino: "Non riconosco più il presidente. Monterosso e Cicero inadeguati". Il magistrato-assessore critica "le ingerenze di Confindustria" e al governatore rimprovera le parole sulla Chinnici: "Dovrebbe vergognarsi".

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PALERMO - “Crocetta decida: o sta con la gente o sta con i poteri forti. E se davvero vuole fare la rivoluzione in questo modo, forse è meglio che qualcuno stacchi la spina al governo”. Del governo, intanto, da qualche ora lui non fa più parte. Ma l'ormai ex assessore Nicolò Marino non ha ancora lasciato gli uffici di via Campania. La smobilitazione è evidente anche tra gli scaffali, lungo i corridoi. Intanto, si attende la revoca ufficiale dell'incarico. E l'effettiva nomina dei nuovi assessori. L'esperienza nell'esecutivo dell'ex pm antimafia è comunque terminata.

Che esperienza è stata quella in giunta, dottor Marino?“Sono sincero. Le giunte di governo erano un vero caos. Un colabrodo. Guardi qua (Marino mostra una lettera inviata al presidente Crocetta e agli assessori, ndr)”.

Che lettera è questa?
“Come vede già alcuni mesi fa (la nota è del 6 novembre 2013) chiedevo che le riunioni di governo rispettassero delle regole basilari. Le convocazioni avvenivano da un momento all'altro, senza alcun ordine del giorno, non sapevamo quindi né quali documenti presentare, né avevamo la possibilità di preparare l'argomento in questione. Così, dopo la vergognosa vicenda Humanitas ho dovuto formalizzare la richiesta di rispetto delle regole. Quelle giunte erano un colabrodo. Entrava chiunque. E credo anche che la struttura a supporto del presidente della Regione sia inadeguata sia dal punto di vista giuridico che amministrativo”.

A chi si riferisce?
“In questi mesi, ad esempio, ho più volte detto a Crocetta che il segretario generale è inadeguato a ricoprire quel ruolo. Non è solo una questione di titoli, ma di sostanza. E Patrizia Monterosso è anche costantemente presa dall'ansia di controllare ogni atto che riguarda il governo. Senza contare che la sua presenza in giunta non è prevista dalle norme. Ma c'è di più. Ritengo inaccettabile la scelta di Crocetta di tenerla al suo posto dopo la recente condanna della Corte dei Conti, considerata anche la necessità per un rappresentante delle istituzioni non solo di essere “terzo”, ma anche di apparirlo. Nessuna logica, nessun accordo politico potrebbe mai giustificare il mantenimento in quel ruolo del segretario generale. Mi auguro quindi che alla base non ci sia nessun'altra forma di condizionamento”.

Non mi dirà che i rapporti col presidente si sono incrinati per questo motivo...
“No, affatto. Credo che a creare un solco sia stata la vicenda dei termovalorizzatori. E soprattutto sulla difesa della Regione per la revoca dei mega-appalti sugli inceneritori. Ho deciso, considerando anche il fatto che per legge non potevo rivolgermi all'Avvocatura dello Stato e il fatto che l'Ufficio legislativo e legale si è dichiarato non in grado di sobbarcarsi quel carico di lavoro, di rinnovare l'incarico a Pier Carmelo Russo, che aveva ottenuto una splendida revoca e vittorie di fronte al Tar. Crocetta dapprima non si costituisce nemmeno di fronte al Tar, poi mi chiede di non rinnovare quell'incarico perché avrei dato 'continuità al lavoro di Lombardo'. E addirittura, per convincermi, provò a passarmi al telefono la Monterosso. Gli risposi che non doveva permettere a una laureata in Filosofia di illustrare a me, che sono un magistrato, questioni di natura giuridica”.

Lei dice queste cose adesso, le posso chiedere allora come mai ha accettato l'invito di Crocetta a entrare in giunta?“Ho accettato perché dopo tanti anni in trincea, a Caltanissetta, finalmente pensavo di poter anche costruire qualcosa per la Sicilia. E forse ha influito anche il fatto che qualcuno, nella magistratura nissena, non ha fatto molto per tenermi al mio posto. Io credevo di poter mettere ordine in un settore delicatissimo come quello dei rifiuti e dei termovalorizzatori. Ma sono persino stato ostacolato da altri pezzi della pubblica amministrazione. E quello dei termovalorizzatori è un tema delicatissimo. Da magistrato, infatti, ritengo che alla base del primo e del secondo tavolo che portò all'assegnazione di quegli appalti ci fossero delle mega-tangenti pagate dalle Ati inizialmente vincitrici. Alle quali, come “compensazione” per la perdita di quel, diciamo, investimento, fu offerta un ampliamento incomprensibile di alcune discariche”.

Lei ormai da mesi polemizza col vicepresidente della Confindustria siciliana Giuseppe Catanzaro. Perché questo scontro continuo?
“A dire il vero, lui è giunto a chiedermi, personalmente, un risarcimento da 1,6 milioni di euro. Una richiesta che ho interpretato come una minaccia. Ma della quale, ovviamente, non sono affatto preoccupato. Semmai, mi preoccupa l'idea che, una volta andato via, si possano bloccare una serie di istruttorie avviate proprio sulle discariche. Da Oikos a quella, appunto, di Siculiana”.

È questo scontro col numero due della Confindustria siciliana, allora, ad aver provocato lo strappo decisivo col presidente Crocetta?
“Il discorso è più generale. Non ho mai condiviso, né a Caltanissetta da magistrato, né qui da assessore l'ingerenza di Montante e Lo Bello sul governo regionale. Un esempio lampante è il caso di Alfonso Cicero. In quel caso Crocetta non può liquidare la questione sulla richiesta di risarcimento chiesta dalle ex Asi alla Regione dicendo: 'la risolvo io in 48 ore'. Innanzitutto perché Cicero non dovrebbe nemmeno stare lì:le sue qualità professionali non sono rilevanti. Ma c'è di più”.

Cioè?
“Cicero fa parte di Confindustria. E l'organismo che doveva verificare la legittimità della costituzione in giudizio delle Asi contro la Regione è quello delle Attività produttive. Che guarda caso è guidato da Linda Vancheri, anche lei espressione di Confindustria. E, per ultimo, chi è l'avvocato che chiede i danni alla Regione? Antonio Fiumefreddo, che oggi, guarda caso, è assessore. Nonostante Crocetta l'avesse più volte criticato. E nonostante lo stesso governatore avesse subito, dal nuovo assessore, repliche pesantissime. Sulla scelta di nominare Fiumefreddo in giunta non riconosco più Rosario Crocetta. E poi, anche questo ovviamente sarà un caso, Fiumefreddo che, anche attraverso i giornali da lui controllati, attaccava pesantemente Confindustria, adesso ha smesso, ha cambiato atteggiamento”.

E intanto, però, si sfilacciava il rapporto col governatore...“Quando ho accettato l'incarico stimavo Crocetta. E ho sempre provato a tutelarlo. Ma oggi non lo riconosco più. Anzi, sono costretto a stigmatizzare fortemente alcune sue azioni”.

A cosa si riferisce?
“Penso ad esempio alle sue parole su Caterina Chinnici. Una persona che ho conosciuto sia nelle vesti di magistrato che di amministratore. Crocetta dovrebbe vergognarsi di quello che ha detto. E, anzi, dovrebbe chiedere pubblicamente scusa”.

Quanto sono lontani i tempi in cui il governatore la considerava quasi un 'fiore all'occhiello' della sua giunta...
“Le ripeto, da un po' di tempo non riconosco più quel Rosario Crocetta. Le racconto un aneddoto. Dopo la vicenda che mi vide votare contro, in giunta, alla conferma di Romeo Palma al vertice dell'Ufficio legislativo e legale, io incontrai Crocetta a Palazzo d'Orleans. E lì gli proposi le mie dimissioni, per toglierlo da ogni imbarazzo. Lui rispose: 'non se ne parla proprio, tu non ti muovi'. E iniziò a parlarmi semmai di altri assessori in bilico. Poco dopo, ho letto che non rientravo più negli accordi politici alla base della formazione della nuova giunta”.

A dire il vero, il presidente ha detto che lei non era in linea col programma del governatore. Ad esempio sull'Eolico...
“In quel caso è stata detta un'enorme bugia. Io ho già presentato in giunta i provvedimenti che potrebbero, nel rispetto della legge, bloccare o notevolmente ridimensionare il fenomeno dell'Eolico, nei confronti del quale anche io sono contrario. Ma, non so come mai, Crocetta non ha ancora messo le mani su quei documenti. Lo stesso vale per l'acqua pubblica. Quando il presidente dice che il sottoscritto è a favore dell'Eolico o contrario alla pubblicizzazione dell'acqua dice una leggerezza o è in malafede”.

Sembra che il governatore invece sia stato anche infastidito dalle voci che parlano di un suo avvicinamento a forze politiche di centrodestra, Forza Italia su tutte. Quanto c'è di vero?
“Nulla. Non c'è nulla di vero. È stato solo strumentalizzato un rapporto di natura puramente istituzionale col presidente della Commissione antimafia Nello Musumeci. Quella è la sede nella quale ho ritenuto fosse giusto depositare alcuni atti. Tutto qua. Non c'è altro. E invece, a qualcuno è tornato utile mettere in giro questa voce. Non a caso, quando, durante la Finanziaria, mi impuntai per fare approvare degli emendamenti sul prezzario per le depurazioni, Crocetta mi contestò che mi ero messo d'accordo col centrodestra. E invece, ebbi l'appoggio di quasi tutta Sala d'Ercole. Soprattutto del Movimento cinque stelle”.

Come mai, alla luce di tutto quello che ci ha detto, non si è dimesso?
“Non volevo fare un piacere a un po' di persone. E volevo tutelare il mio staff. Ma purtroppo ho continuato a vedere scelte assai discutibili. Penso ad esempio a quella di scegliere, come commissario della Provincia di Palermo, il prefetto Tucci, con gravi problemi di salute”.

Le polemiche di questi giorni stanno creando molta confusione. Queste querelle tra esponenti di quella che viene considerata l'antimafia crea sconcerto: un cittadino a chi dovrebbe credere? Dove sta la vera antimafia?“Certamente non tra gli industriali siciliani. Lì la lotta per la legalità è solo una millanteria. E purtroppo, ormai, è una finzione anche nell'operato di Crocetta”.

Che vuole dire?
“Da magistrato ritengo che Crocetta abbia rischiato la vita solo in una occasione. Quando le minacce giunsero dal boss Emmanuello. In quel caso siamo intervenuti duramente (il boss fu ucciso nel conflitto a fuoco che scaturì dall'operazione, ndr). Il resto sono solo chiacchiere. E negli ultimi tempi vedo un proliferare di pallottole e teste di agnello. Che casualmente saltano fuori in momenti di difficoltà. Ma se ho capito qualcosa di Cosa Nostra, di fronte a questi fatti possiamo anche dormire tranquilli”.

Adesso che farà?“Vedremo. Intanto aspetto che mi venga ufficializzata la revoca del mio incarico. Poi non potrò che prendere atto del fatto che Crocetta ha ceduto ad alcune lobby, anche all'interno del Pd. Io invece ho trovato un'interlocuzione assai utile e interessante col nuovo segretario regionale Fausto Raciti, che mi ha fatto un'ottima impressione. Spero che Rosario, che io ho stimato, difeso e tutelato, e nel quale riconosco una sincera volontà di 'fare lo cose', decida: se stare con la gente o dire di sì unicamente ai poteri forti”.

Lei cosa pensa che farà il presidente?
“Le posso dire solo quello che vedo: se si pensa di fare la rivoluzione con Cardinale, Forzese e Fiumefreddo, forse è meglio staccare la spina a questo governo. Nell'interesse dei siciliani”.


Rifiuti, la guerra continua
Marino contro Catanzaro

Lunedì 02 Dicembre 2013 - 20:15 
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L'assessore all'Energia torna all'attacco del numero due di Confindustria, che lo ha querelato sentendosi diffamato dalle sue dichiarazioni. Il magistrato tira fuori episodi risalenti al 1995, quando l'azienda di Catanzaro si aggiudicò il servizio per la gestione della discarica di Siculiana
PALERMO - Lo scontro adesso è frontale. Durissimo. Dopo la querela preannunciata da Giuseppe Catanzaro nei confronti dell'assessore Marino, “reo” di aver espresso dichiarazioni “calunniose” nei confronti del numero due di Confindustria Sicilia, non s'è fatta attendere la nuova risposta dell'assessore all'Energia. E i contenuti della replica sono pesantissimi.

“Ritengo che la tracotanza assunta da gestori privati di discariche, - dice Marino - non esercenti una mera attività di impresa, ma concessionari di un servizio pubblico, spesso in regime di monopolio nei territori di pertinenza, abbia superato ogni limite, che questa Amministrazione, a differenza del passato, non è disponibile ad accettare”.

Lo strappo insomma è di quelli seri. Anche perché Marino sposta la querelle da un piano puramente personale a quello di uno scontro tra amministrazione e “concessionari di servizio pubblico”. Già pochi giorni fa, Marino, durante un incontro ad Agrigento, riferendosi alla discarica di Siculiana, gestita anche dalla società di Catanzaro, definì poco chiare "le origini della disponibilità dei terreni con la conseguente gestione privata". Sollevando dubbi anche sull'aggiudicazione della gara.

Frasi che avevano spinto Catanzaro ad accantonare per un attimo il “rispetto verso le Istituzioni che oggi rappresenta e verso il suo passato di magistrato”, motivazioni che l'avevano spinto a non replicare “alle gravi e ripetute affermazioni dell'Assessore Marino” e ad annunciare una querela all'ex pm.

Ma Marino non si è scomposto più di tanto. E oggi ha rilanciato. Con toni davvero duri. “Certamente ogni cittadino della Repubblica che si dolga della lesione di suoi diritti, e quindi anche il signor Catanzaro, può ben adire le vie giudiziarie – concede il magistrato scelto da Crocetta come assessore all'Energia -. Tutto questo non mi preoccupa, né mi turba. Certamente non posso accettare lezioni di legalità o altro – secondo quello che riportano organi di informazione - da parte del signor Catanzaro”.

A questo punto, Marino comincia a scartabellare un mini-dossier su Catanzaro: “Questa Amministrazione è ben a conoscenza che nel lontano 1995 la Catanzaro Costruzioni s.r.l. ebbe ad aggiudicarsi il servizio per la gestione della discarica di Siculiana in associazione temporamea di imprese con la Forni ed Impianti industriali Ing. De Bartolomeis S.p.a. di Milano (l'unica in possesso dei requisiti per la partecipazione alla gara), questa ultima coinvolta successivamente (in grassetto e sottolineato nel testo di Marino, ndr) nell'inchiesta “Trash” della DDA di Palermo, per vicende connesse alla turbativa d'asta in gare per discariche, depuratori ed altri impianti di smaltimento, inchiesta culminata finanche nell'arresto del suo direttore generale, Massimo Tronci, per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso, risultato in rapporti di affari con Riina Salvatore, Buscemi Antonio, Lipari Giuseppe, Virga Vincenzo, Nania Filippo, Brusca Giovanni e Siino Angelo”.

Ma non solo. Oltre a Cosa Nostra ecco affacciarsi, nella nota di Marino, persino un riferimento alla controversa questione dei termovalorizzatori in Sicilia. “Questa Amministrazione – prosegue infatti Marino - è ben a conoscenza della partecipazione della Catanzaro Costruzioni S.r.l. alla gara dei Termovalorizzatori nella quale, come sottolinea il T.A.R. Palermo nelle sentenze del 7/30 maggio 2013 nn. 1197/2013, 1199/2013, 1193/2013: “... nel caso concreto, (che) l'intera procedura è stata condizionata ab origine, da un illegittimo accordo tra le imprese partecipanti per la spartizione territoriale del servizio e per la formulazione di offerte dai contenuti certamente pilotati e non frutto di libere valutazioni di carattere imprenditoriale. In un contesto del genere, qualsiasi prospettiva di libera concorrenza è, di per sé inesistente o fortemente vanificata, con il risultato che l'amministrazione pubblica non può accollare sulle sue spalle, e, giocoforza, su quelle dei contribuenti, la spesa necessaria per lo svolgimento di un servizio di fondamentale importanza per la collettività.....” - “... è, con tutta evidenza, il frutto non solo di un sicuro scambio di informazioni, ma addirittura di una preparazione a tavolino del concreto contenuto delle singole offerte, limato al punto tale da non lasciare scoperto neanche uno dei 25 ATO presente sul territorio, evitando, al contempo, l'intersezione delle offerte medesime....”.

Il fuoco alle polveri delle polemiche tra Marino e Catanzaro fu acceso nel luglio scorso. In quell'occasione, lo scontro era sorto sulla richiesta da parte del governo di commissariamento per l'impiantistica dei rifiuti. Una richiesta contro la quale si era pronunciata non solo Confindustria, ma anche Legambiente. Le due organizzazioni avevano fatto notare che proprio con le gestioni commissariali, il sistema rifiuti in Sicilia aveva collezionato disastri.

Marino allora non gradì, accusando i confindustriali di preferire le vecchie discariche e tirando in ballo gli interessi economici nel settore del numero due dell'associazione degli industriali, Catanzaro appunto.

Una polemica che viene ricordata anche oggi, nella dura nota dell'assessore: 
“Questa Amministrazione – ricorda infatti Marino - è ben a conoscenza che grazie allo stato di 'emergenza', tanto criticato dal signor Catanzaro nella missiva inviata lo scorso mese di maggio al Senato della Repubblica in occasione della conversione in legge del decreto Monti (che sanciva l'Emergenza nella città di Palermo sull'intero ciclo dei rifiuti e limitatamente all'impiantistica per il resto del territorio siciliano), lo stesso Gruppo Catanzaro ebbe affidato nel 2002, con Ordinanza Prefettizia, quindi in regime di emergenza, la realizzazione dell'ampliamento e la gestione della discarica di Siculiana, “senza sottostare per l'assegnazione dei lavori ad alcuna procedura di pubblica evidenza”, come sottolineato dal Giudice per le indagini preliminari di Agrigento”.

E dopo aver “avvertito” i privati gestori degli impianti di discarico, spesso protagonisti di condizioni “di oligopolio se non di monopolio nel settore”, del fatto che verrà considerata come “interruzione di pubblico servizio” la chiusura delle discariche ai Comuni inadempienti, Marino lancia l'ultima stoccata: “Chiuderemo presto con il passato e  non accadrà più che l'amministrazione della cosa pubblica in Sicilia determini condizioni di oligopolio o monopolio privato nel “pubblico servizio” della gestione delle discariche (anzi, si stanno valutando gli atti amministrativi che hanno scelleratamente consentito questa anomalia del sistema). Per il presente - conclude Marino - non potranno più essere mantenute in Sicilia discariche non dotate di impiantistica secondo quanto previsto dalle direttive comunitarie esistenti, pena la revoca delle autorizzazioni rilasciate”.



IL GOVERNATORE SENTITO IN PROCURA A PALERMO

Termovalorizzatori, Lombardo: Politica e mafia alleati nell'affare

Mercoledì 12 Maggio 2010 - 12:18 
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21.50. Lombardo:"Siamo entrati in un gioco più grande di noi".  E' durato un paio d'ore l'incontro tra il governatore Raffaele Lombardo e i pn che indagano su presunte infiltrazioni mafiose nella realizzazione dei termovalorizzatori. Poco prima della riunione il presidente della Regione ha affidato al suo blog una riflessione sulla vicenda. La pubblichiamo integralmente.

"Le azioni del Governo che presiedo e dell’Assemblea Legislativa Regionale, seguite alla Sentenza della Corte di Giustizia Europea del 18 luglio 2007, che bocciava la gara dei termovalorizzatori, meritano di essere riconsiderate.

Così l’abolizione dell’Agenzia dei Rifiuti votata a scrutinio segreto dall’A.R.S. a fine 2008. E la delibera di Giunta dell’aprile 2009 in cui si disponeva che “il possibile subentro dell’Amministrazione regionale ai raggruppamenti affidatari non comportasse l’automatico riconoscimento dei danni per oltre 300 milioni da loro pretesi”.

La nuova Legge e il nuovo Piano Rifiuti e forse ancor più la delibera che dispone il riesame della procedura di affidamento adottata il 18 marzo scorso e trasmessa alla Procura della Repubblica di Palermo il 22 marzo.

Se è vero che si trattava del più grosso “affare” del secolo, le cui dimensioni superano i 5 miliardi di euro; se è vero che certa “politica” e la mafia vi si sono incontrati e alleati.

Se è vero che il Governo che presiedo e la politica che lo sostiene lo hanno di fatto smantellato affidando le competenti valutazioni alla Magistratura; c’era e c’è da aspettarsi ogni tipo di reazione anche tra quelle che possono apparire inimmaginabili.

Se fosse vero, com’è vero, quanto precede, sarebbe quanto meno plausibile rileggere i fatti di questi ultimi mesi: composizione dei Governi, ridefinizione delle maggioranze, divaricazioni nei Partiti, prese di posizione, minacce ed aggressioni mediatiche e non solo.

Ne ero consapevole quando nel dicembre scorso previdi e lo dichiarai in Aula, che contro di me sarebbe stato scatenato un attacco politico, quindi un attacco mediatico giudiziario, senza nulla, infine, escludere.

Ecco perché ho chiesto di anticipare a stasera la comparizione dinanzi alla Procura di Palermoin qualità di persona informata dei fatti. Per assicurare pieno e incondizionato, il doveroso contributo all’accertamento della verità.

Forse, senza neppure accorgecene, siamo entrati in un gioco più grande di noi.

Quel che conta è che i siciliani possano vivere, costi quel che costi, la stagione dell’affrancamento dai mille sfruttamenti e imboccare la via dello sviluppo".

19.32. Lombardo in Procura. Il governatore siciliano Raffaele Lombardo si trova in questo momento negli uffici della Procura di Palermo per essere ascoltato dai Pm che indagano su presunte infiltrazioni mafiose e irregolarità nella realizzazione dei termovalorizzatori in Sicilia. Sarebbe stato lo stesso Governatore, che è stato visto entrare al Palazzo di Giustizia, a chiedere di anticipare l'audizione prevista per domani. Lombardo viene sentito come persona informata sui fatti, dopo le sue denunce pubbliche sul business dei termovalorizzatori, dai sostituti Nino Di Matteo e Sergio De Montis e dell'aggiunto Leonardo Agueci che conducono l'inchiesta. Un'indagine che ha portato oggi a una serie di perquisizioni nelle sedi di decine di imprese di tutta Italia e alla Agenzia regionale per i rifiuti, ente appaltante delle gare.

La guardia di finanza, coordinata dalla Procura di Palermo che ha aperto un'inchiesta su presunte infiltrazioni mafiose nell'affare dei termovalorizzatori in Sicilia, sta eseguendo perquisizioni nelle sedi di tutte le associazioni temporanee di impresa, delle società consortili e delle agenzie pubbliche interessate alla costruzione degli inceneritori. Le perquisizioni sono in corso a Milano, Roma, Palermo, Cagliari, Caltanissetta, Enna e Agrigento.

Gli inquirenti avrebbero già riscontrato alcune anomalie nell'ambito degli ingenti flussi finanziari attorno all' operazione dei termovalorizzatori e adesso stanno indagando per verificare non solo l'esistenza di infiltrazioni della mafia ma anche di eventuali episodi di corruzione e altre irregolarità.

Sono stati sequestrati una serie di documenti relativi alla gara bandita per la realizzazione dei termovalorizzatori in Sicilia. Sotto la lente di ingrandimento delle fiamme gialle sono passate tutte le società che facevano parte delle quattro Ati aggiudicatarie della gara, nel 2007 annullata dalla Corte di Giustizia Europea per difetto di pubblicizzazione. Perquisite, tra le altre, la Altacoen, ditta ennese, ammessa alla gara anche se priva di certificato antimafia, la Falck, che capeggiava tre dei quattro raggruppamenti di impresa assegnatari dell'appalto, la Daneco Gestione Impianti e l'ente appaltante: l'Arra, l'Agenzia Regionale Rifiuti ed Acque.

L'indagine, oltre che su presunte infiltrazioni mafiose nell'affare, cerca di far chiarezza sulla regolarità della gara e sull'eventuale esistenza di accordi di cartello tra le Ati aggiudicatarie che, con la compiacenza di funzionari pubblici a cui sarebbero andate tangenti, si sarebbero spartite a tavolino i lavori e poi, dopo la bocciatura europea, avrebbero fatto andare deserte le gare successive per indurre la Regione ad abbandonare la strada del bando pubblico.

L'avviso di gara per la realizzazione dei termovalorizzatori venne pubblicato nel 2002 dall'allora commissario straordinario per l'emergenza rifiuti della Regione siciliana. Le gare furono aggiudicate a quattro associazioni temporanee di impresa, costituite da varie società di tutta Italia interessate alla costruzione dei termovalorizzatori a Bellolampo a Palermo, a Casteltermini (Agrigento), a Paternò (Catania) e a Augusta (Siracusa).

Dopo le dimissioni dell'ex governatore Totò Cuffaro, il nuovo governo di Raffaele Lombardo ha deciso di sospendere il piano dei rifiuti e di annullare le gare per i termovalorizzatori alla luce anche di un pronunciamento dell'Alta Corte europea che ha rilevato anomalie nei bandi di gara. Nei giorni scorsi Lombardo ha presentato in Procura un dossier sul business dei termovalorizzatori.





VIDEO PIANO ARIA REGIONE SICILIA COPIATO DAL VENETO


 CONDANNATO 

PER DIFFAMAZIONE IL DIRIGENTE REGIONE SICILIA DOTTOR SALVATORE ANZA’

ANZA’ SALVATORE DIRIGENTE ASSESSORATO TERRITORIO AMBIENTE CONDANNATO PER DIFFAMAZIONE NEI CONFRONTI DI GIUSEPPE MESSINA DI LEGAMBIENTE SEZIONE PRIMA CIVILE SENTENZA 2708 2010 RG 3986 2008


 ANZA' SALVATORE DIRIGENTE ARTA SICILIA CONDANNATO A 1 ANNO E 8 MESI 23 FEBB 2013 1

ANZA’ SALVATORE DIRIGENTE ASSESSORATO AMBIENTE REGIONE SICILIA CONDANNATO A UNO ANNO 8 MESI 5455 2012 PROC 4863 RGNR 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012 SENTENZA


TRASFERITO ANZA SALVATORE DIRIGENTE ASSESSORATO AMBIENTE ROTAZIONE PER TUTTI GLI ASSESORATI APPALTI LIMPIDI AMBIENTE 3000 AUTORIZZAZIONI VIA VAS INEVASE DELIBERA DI GIUNTA 487 18 12 2012


SENTENZA DI RIGETTO RICORSO CONTRO LA ROTAZIONE DIRIGENTI REGIONE SICILIA 11 MARZO 2013 ANZA' SALVATORE DOTTSA MARINO


Rivoluzione Crocetta, trasferiti altri 90 regionali: ecco i primi nomi Al centro di un’informativa interdittiva della Prefettura di Milano, è finita l’impresa di Furnari Ventura Spa, a cui il Cas di Messina ha dato appalti fino a tre milioni di euro. Sulla vicenda Crocetta ha annunciato che farà chiarezza. Vengono rimossi sette dirigenti su undici dall’assessorato all’Ambiente e Territorio, in tutto si tratta di una novantina di dipendenti. Ecco i primi nomi: gli ingegneri Lucia, Zuccarello, Pennino, Escalia, e ancora Maniscalco, Di Lorenzo e Anzà. Rimangono al loro posto Colajanni, Sansone, Di Martino, Chinnici. Il governo revocherà, inoltre, al dipartimento Energia tre appalti. 


  http://www.siciliainformazioni.com/74273/crocetta-blocca-le-nomine-degli-assessori-regionali

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