L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























domenica 13 aprile 2014

Il fantasma di Lombardo - Live Sicilia

Il fantasma di Lombardo

Domenica 13 Aprile 2014 - 06:00 





Il presidente Crocetta ha contestato la candidatura alle Europee di Caterina Chinnici a causa della sua esperienza nel passato governo. Eppure, dalle ultime nomine in giunta ai più stretti collaboratori, in tanti sono stati legati in qualche modo al governatore di Grammichele. Ecco chi sono.


PALERMO - A Caterina Chinnici, il governatore ha appioppato il marchio dell'infamia. Lo ha fatto in diretta, lo ha fatto davanti ai dirigenti nazionali del suo partito. Lo ha fatto, apparentemente, per motivi politici: "Ognuno paga le proprie scelte. La Chinnici è stata assessore di un presidente condannato per mafia".

Quanto basta per chiedere di stoppare la candidatura alle Europee del magistrato, figlia di Rocco Chinnici. 


Del resto Rosario Crocetta, fin dal primo giorno, afferma di avvertire, molto forte, il peso di quella necessità: bisogna segnare un solco col passato. Col passato del governatore di Grammichele, condannato per mafia, dopo che quello di Raffadali ha anche conosciuto il carcere. Un fossato che, però, sembra colmato, a volte, dal ponte levatoio della dimenticanza. Della convenienza. Caterina Chinnici no. Lei ha condiviso l'esperienza di Lombardo. No, Caterina Chinnici no. Per lei, il ponte levatoio non può essere calato. Meglio mantenere le distanze, con l'ex assessore largamente considerato un esempio di limpidezza.

Succede però, che qualche volta quel ponte si abbassi. 


E che l'era di Lombardo finisca così al margine dei pensieri del governatore, da far dimenticare, ad esempio, di avere appena nominato in giunta un assessore, Antonio Fiumefreddo, che pochi anni fa, quando era freschissima l'elezione di Lombardo, fu persino ospite di una trasmissione di La7 "in rappresentanza del governatore". Che non volle partecipare a quella puntata durante la quale si sarebbe sollevato il dubbio del voto di scambio alla base dell'elezione del 2008. Fiumefreddo era lì in veste di avvocato di Lombardo. E in effetti la difesa fu accorata e grintosa. Giunta persino a sollevare il dubbio della diffamazione, che sarebbe stata compiuta da quei giornalisti che avevano osato mettere in discussione l'onestà del presidente. Lo stesso presidente che poi nominò Fiumefreddo commissario del Teatro Bellini di Catania.

La memoria, insomma, è un po' corta, ma sono cose che succedono. Come è successo che, nei mesi in cui Caterina Chinnici, marchiata a vita per quell'esperienza, faceva parte della giunta, Rosario Crocetta viveva in affitto, a Bruxelles, proprio a casa di Raffaele Lombardo. Della moglie, per la precisazione. Poco cambia. Allora, insomma, era un "peccato" sedersi in giunta con Lombardo, ma non pagargli l'affitto.

E in effetti, a pensarci bene, oggi due dei più stretti collaboratori di Crocetta 


sono stati anche gli ultimi due capi del gabinetto del leader dell'Mpa. Cioè il braccio destro del governatore “condannato per mafia”, come ha ripetuto Crocetta durante la direzione nazionale. Anzi, c'è un dato, una fotografia che sposta la frase di Crocetta sulla Chinnici al confine del surreale. A metà del 2012 Gianni Silvia era il capo di gabinetto di Lombardo, Patrizia Monterosso era il segretario generale – esterno – della Regione. Oggi Silvia è il capo di gabinetto di Crocetta, Monterosso è il segretario generale – sempre esterno – della Regione. I due, tra l'altro, nel corso di questa legislatura hanno assunto anche ulteriori cariche, dalla Foss alle società partecipate. Cosa è cambiato, allora?

Poco, a guardar bene. 



Perché ad esempio sono ancora al proprio posto due dei dirigenti generali esterni voluti da Lombardo. Romeo Palma guida tutt'ora il delicatissimo Ufficio legislativo e legale. Una carica confermata recentemente, nonostante i tanti dubbi e il voto contrario in giunta, ad esempio, dell'assessore-defenestrato Nicolò Marino. E a proposito di Marino, ancora al suo posto è Marco Lupo, già direttore – anche lui esterno, quindi non di ruolo – con Lombardo e notoriamente vicino all'ex ministro del Pdl Stefania Prestigiacomo. Per loro il ponte si è abbassato. Sono stati accolti, così, nella cittadella della “rivoluzione anti-lombardiana” dove nel frattempo avevano già trovato posto una sfilza di dirigenti generali graditissimi a Lombardo, da Anna Rosa Corsello a Sergio Gelardi, da Vincenzo Falgares a Luciana Giammanco. Quest'ultima, negli ultimi mesi della scorsa legislatura, fu una delle “preferite” dell'ex governatore, che l'ha scelta per fare il commissario un po' di tutto: dalla Provincia di Trapani all'Irsap, andando, nell'ultimo caso, allo scontro frontale con l'ex assessore Venturi. Al suo posto è anche Rosaria Barresi: la figlia si candidò addirittura con l'Mpa alle ultime elezioni amministrative a Palermo.

Ma ad aver tentato addirittura la corsa verso il ruolo di sindaco col partito del governatore,


negli anni d'oro dell'Mpa, è Alfonso Cicero. Ci provò nella sua città, quella Caltanissetta protagonista della svolta legalitaria della Confindustia siciliana. In quegli anni, Cicero era il candidato a sindaco di Lombardo. Oggi è, agli occhi del governatore, addirittura il simbolo della discontinuità con quel passato. Magie di Sicilia. Dove in fondo, basta un po' di memoria corta. E dimenticare, magari, anche che Cicero fu commissario di più Asi durante la gestione Lombardo, quando rivestiva anche il ruolo di segretario particolare dell'ex assessore Marco Venturi. Per lui, nessun marchio di infamia. Per Caterina Chinnici sì.

Del resto, bisogna cancellare, allontanare quel passato. 


Un'esigenza avvertita fortemente anche per il delicatissimo settore della Sanità. Dove Crocetta aveva giurato: “No ai commissari di Lombardo”. Anche in questo caso, è stato un attimo. Uno slogan. Forse persino una battuta. Gaetano Sirna, Mario Zappia – che fu anche dirigente generale con Lombardo – e Paolo Cantaro erano commissari fedelissimi al governatore di Grammichele. Certo, bisogna cancellare quel passato. Ma con calma.

Anzi, se è il caso, il presidente Crocetta va anche a cena con Michele Cimino e Pippo Gianni


Il nuovo fronte della maggioranza di Crocetta. Strano. Perché proprio Cimino e Gianni furono assessori di Lombardo. Come la Chinnici. Anzi. Dall'ottica del governatore rivoluzionario, probabilmente “peggio” della Chinnici. Visto che Gianni e Cimino erano assessori del governo di centrodestra. Quello che metteva insieme, oltre agli autonomisti, anche i cuffariani e i berlusconiani. Il passato da dimenticare, insomma. Ma non a cena. Alla maggioranza della rivoluzione quel passato torna buono. Un passato “diverso” da quello della Chinnici, che era pur sempre un assessore di un governo sostenuto dal Pd.

Un governo, del resto, difeso e ispirato da Beppe Lumia. 


Sempre al fianco del governatore di Grammichele. Vero difensore di quel presidente allora già indagato per mafia, durante le infuocate direzioni di un Pd dove in tanti chiedevano la separazione dei destini da quelli del presidente autonomista. Macché. Pochi minuti dopo la “sparata” sulla Chinnici, Crocetta ha ricacciato nel dimenticatoio quell'esperienza. Per pochi minuti. Il tempo di riprendere la parola e dire: “Voglio Lumia in lista”. La Chinnici no. Lumia sì. E del resto, attorno a quel tavolo dove sedevano Cimino e Gianni, c'era Totò Cardinale, altro “big sponsor” del presidente Lombardo. Mentre nella maggioranza a sostegno di Crocetta, ecco, giusto per fare una breve carrellata, Lino Leanza (ex braccio destro di Lombardo), Giovanni Pistorio (l'altro... braccio destro del leader Mpa), Beppe Picciolo (eletto tra le fila dell'Mpa), Totò Lentini (ex Mpa), Paolo Ruggirello (ex Mpa). In quel caso, il passato non conta. Conta solo per Caterina Chinnici. Secondo Crocetta. Che nel frattempo fa finta di non accorgersi che rispetto a quell'epoca, oltre a lui, non è cambiato nulla.



Il fantasma di Lombardo - Live Sicilia

Ecco il nuovo capo di gabinetto
Crocetta sceglie Gianni Silvia

Martedì 23 Luglio 2013 - 11:49 



Il dirigente dovrebbe essere nominato in giornata. Si tratterà del quarto capo dell'ufficio di staff del governatore in appena nove mesi. In passato ha ricoperto lo stesso ruolo con il presidente Lombardo ed è stato tra i più stretti collaboratori di Lino Leanza.

PALERMO - In principio fu Enza Cilia. E il “principio” non è così lontano nel tempo. Meno di nove mesi fa, infatti, il presidente della Regione Rosario Crocetta sceglieva il suo capo di gabinetto. Il primo. Oggi, quasi certamente, arriverà il quarto.

Manca infatti solo l'ufficialità, che potrebbe giungere in giornata, dopo un incontro tra il governatore e Gianni Silvia. È lui il nuovo capo dell'ufficio di staff di Crocetta. Prende il posto di Maria Mezzapelle. Che aveva sostituito (un valzer compiuto nel breve arco di cinque mesi), Antonella Bullara.

Insomma, le sliding doors di quell'ufficio stanno accogliendo l'esperto dirigente regionale.Che pochi giorni fa era stato scelto per il ruolo di commissario della Fondazione orchestra sinfonica siciliana. Silvia, dall'agosto dello scorso anno, fa anche parte del consiglio di amministrazione della società partecipata Sas. Accanto a lui, fino a pochi giorni fa, nel cda sedeva Stefano Polizzotto, che ha guidato un altro degli uffici di diretta collaborazione del presidente, la Segreteria tecnica.

Gianni Silvia, come detto, è un dirigente di lunga esperienza. E in passato ha ricoperto ruoli di prestigio. È stato, ad esempio, capo di gabinetto dell'ex presidente Raffaele Lombardo. Oltre che dell'allora assessore Lino Leanza.Silvia ha svolto anche il ruolo di presidente dell'Ersu di Catania.

Come detto, Silvia prende il posto di Maria Mezzapelle, che era stata nominata nel marzo scorso. Quest'ultima è stata una delle più strette collaboratrici del Segretario generale Patrizia Monterosso. Aveva preso il posto di Antonella Bullara. Anche per lei, l'esperienza durò una manciata di mesi: dal natale del 2012 a marzo, appunto. La Bullara, oggi, ricopre il ruolo di dirigente generale del dipartimento Famiglia. In principio però fu Enza Cilia, poi capo di gabinetto dell'assessore ai Beni culturali Maria Rita Sgarlata. Fu lei a dare il via al valzer dei capi di gabinetto del governatore.

http://livesicilia.it/2013/07/23/nuovo-capo-di-gabinetto-crocetta-sceglie-gianni-silvia_352671/

Gianni Silvia commissario dell’Orchestra sinfonica siciliana? Impossibile! Sarà un omonimo…


Su un giornale, per caso, abbiamo letto che Gianni Silvia, da qualche giorno nuovo capo di gabinetto del presidente della Regione, sarebbe stato nominato commissario della Fondazione orchestra sinfonica siciliana.
gianni silvia
Si deve trattare di un’omonimia. Perché Gianni Silvia, il nuovo capo di gabinetto di Palazzo d’Orleans, sede del Governo della Regione, di professione dirigente regionale, non avrebbe accettato mai la nomina di commissario della Fondazione orchestra sinfonica siciliana. Per un motivo semplice: perché la legge vieta al Governo della Regione di nominarlo.

Quando parliamo di legge, ci riferiamo al decreto legislativo numero 39 di quest’anno. Che è entrato in vigore il 4 maggio scorso. Questo decreto vieta al Governo della Regione di conferire incarichi di commissario presso enti regionali ai dirigenti dell’amministrazione regionale.
Ora il presidente Rosario Crocetta, in quanto Professionista dell’Antimafia, può ignorare questo decreto legislativo (e anche altro). L’azione oltre la legge del Governo regionale ha un solo limite: la serietà del dirigente regionale che potrebbe rifiutarsi di accettare un incarico contro legge.


Non si tratta di un fatto giuridico ma, lo ribadiamo, di serietà. Perché un Professionista dell’Antimafia come il presidente Crocetta potrebbe farsi un baffo del decreto legislativo 39 e nominare chi gli pare. Il nominato, con una forzatura un po’ gesuitica, potrebbe addirittura non avere responsabilità e, anche se dirigente regionale, incamerare l’incarico.incarico contro legge.

Ma la serietà del nominato potrebbe bloccare anche la volontà dei Professionisti dell’Antimafia. A noi risulta che il dottore Silvia sia una persona seria. Che, in quanto tale, non accetterebbe mai una nomina generata da una violazione di legge. E’ per questo che siamo sicuri che il Gianni Silvia commissario della Fondazione orchestra sinfonica siciliana non può essere lo stesso Gianni Silvia dirigente regionale e attuale capo di gabinetto della presidenza della Regione.

REGIONE – Presidenza, Gianni Silvia capo di gabinetto

REGIONE – Presidenza, Gianni Silvia capo di gabinetto

E’ Gianni Silvia il nuovo capo di gabinetto del Presidente della Regione, Rosario Crocetta. E’ quarto burocrate a occupare questo posto. Silvia è vicino al deputato del movimento Articolo 4, Lino Leanza, ed è stato capo di gabinetto sia dall’ex presidente della Regione, Raffaele Lombardo sia dello stesso  Leanza quando era assessore ai Beni Culturali. Nei giorni scorsi Silvia è stato nominato commissario della Fondazione orchestra sinfonica siciliana, mentre dovrebbe restare saldo il posto da lui occupato nel consiglio di amministrazione della Sias, società partecipata della Regione.



Regione, arrivano altri tre fedelissimi di Lombardo






Gianni Silvia

Nominati i nuovi vertici della Beni culturali spa. Gianni Silvia, vice capo di gabinetto a Palazzo d’Orleans, è il nuovo presidente per 40 mila euro lordi l’anno. Vicepresidenza per Salvatore Sammartano e Mariano Pisciotta, per entrambi un compenso da 30 mila euro


di GIACINTO PIPITONE
PALERMO. Nel pieno della fusione con Multiservizi e Biosphera, sono stati nominati i nuovi vertici della Beni culturali spa. Lombardo ha piazzato altri tre fedelissimi al vertice di quella che sarà la capofila della nuova super azienda pubblica, che conterà alla fine del processo di fusione circa 2.300 dipendenti: GIANNI SILVIA, già vice capo di gabinetto a Palazzo d’Orleans, è il nuovo presidente e avrà un compenso da 40 mila euro lordi all’anno. 

SALVATORE SAMMARTANO, da due giorni nominato dirigente generale alla Salute, è il vice presidente. Stesso incarico per MARIANO PISCIOTTA. A entrambi i vice un compenso da 30 mila euro. Al termine del processo di fusione da Biosphera, Multiservizi e Beni culturali spa nascerà la Servizi ausiliari Sicilia. Resta da verificare se i tre nuovi dirigenti verranno confermati dopo il 15 luglio, data in cui la Sas dovrebbe prendere forma. 

Nello scacchiere delle nomine di Lombardo si è liberata la casella più prestigiosa. Lascia l’amministrazione il segretario generale di Palazzo d’Orleans: da oggi è pensione GIOVANNI CARAPEZZA. Avvocato cassazionista, Carapezza lascia la Regione dopo oltre 40 anni di servizio: è rimasto al vertice della burocrazia - tale è considerata la poltrona di segretario generale - per un anno e 4 mesi. In precedenza è stato capo di gabinetto dell’assessore alla Salute Massimo Russo. Carapezza è stato l’anima amministrativa della stagione che ha contraddistinto la riforma della sanità, l’uomo a cui Russo ha delegato le trattative più importanti e il pontiere capace di smussare gli angoli fra l’assessore e tutte le principali categorie coinvolte nella legge varata nel 2010. E per questo Russo avrebbe anche provato a recuperarlo nei suoi uffici. 

Lo stesso Massimo Russo ha confermato fino al 30 settembre l’incarico di consulente a FRANCESCA DI GAUDIO, l’esperta che da oltre un anno cura il piano di riordino dei laboratori di analisi. Il nuovo contratto varrà alla Di Gaudio 6.197 euro lorde.



http://www.gds.it/gds/sezioni/politica/dettaglio/articolo/gdsid/203859/

Monterosso segretario generale Russo vicepresidente

Venerdì 13 Luglio 2012 - 15:57 



L'ex dirigente della Formazione è il nuovo capo della burocrazia regionale. Lupo nuovo dirigente generale del dipartimento Acqua e rifiuti. Nominati tre manager nelle Asp. Il deputato di Fli Lo Presti al Cga.

monterosso, segretario generale
Patrizia Monterosso è il nuovo segetario generale della Regione siciliana. 

Lo ha deciso la giunta di governo riunita oggi a Palazzo d'Orleans. La Monterosso, fino a oggi ha ricoperto l'incarico di capo di gabinetto del presidente Raffaele Lombardo. In passato è stata anche dirigente generale del dopartimento Istruzione e Formazione. La giunta ha anche nominato il nuovo dirigente generale del dipartimento Acqua e rifiuti. Si tratta di Marco Lupo, siracusano, già dirigente al ministero dell'Ambiente con Stefania Prestigiacomo. Succede a Enzo Emanuele.

Nomine anche nella Sanità. 


La giunta ha nominato dirigenti generali delle Asp di Catania e Agrigento gli attuali commissari straordinari, rispettivamente, Gaetano Sirna e Salvatore Messina; Manlio Magistri, direttore sanitario del Policlinico G. Martino di Messina è stato invece nominato dirigente generale dell'Asp messinese, mentre Carmelo Pullara, diventa dirigente generale dell'Arnas Civico di Palermo di cui era commissario straordinario. I manager resteranno in carica per i prossimi tre anni.

All'Irsap, l'istituto regionale per lo sviluppo delle attività produttive, Salvatore Pirrone è stato nominato direttore generale


Sono state effettuate anche  le designazioni dei membri del Cga di pertinenza del presidente della Regione siciliana: sono il docente universitario di Catania Giuseppe Barone, per la sezione giurisdizionale, e l'avvocato e parlamentare Antonino Lo Presti, per la sezione consultiva. Le nomine andranno all'Ars per l'assenso definitivo.

Il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo


poi, sempre in giunta di governo, ha nominato Massimo Russo vicepresidente della Regione e ha firmato il decreto di nomina del nuovo assessore per i Beni culturali e l'Identita' siciliana. E' il siracusano Amleto Trigilio, cinquantadue anni, di Siracusa, imprenditore , titolare di una societa' di consulenza nel settore della gestione delle risorse umane e presidente del settore Terziario innovativo di Confindustria di Siracusa; e' stato anche consigliere alla Provincia regionale aretusea.

http://livesicilia.it/2012/07/13/patrizia-monterosso-nominata-segretario-generale-della-regione_166062/



Patrizia Monterosso nuovo capo 
di gabinetto di Raffaele Lombardo

monterosso
Patrizia Monterosso è il nuovo capo di gabinetto del presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo.
La Monterosso succede a Gianluca Galati, che stamattina si è insediato all’assessorato regionale all’Energia e ai Servizi di pubblica utilità come nuovo dirigente generale.
Patrizia Monterosso proviene dalla dirigenza generale dell’Assessorato alla Pubblica Istruzione.
Nel 2008 è stata Commissario alla Provincia Regionale di Palermo, assumendo le funzioni della Giunta, dopo le dimissioni del presidenteFrancesco Musotto.
È stata anche al centro di alcune polemiche per i suoi incarichi dirigenziali, risalenti al 2005, quando la sua nomina era stata ‘viziata’ dalla mancanza dei cinque anni minimi di esperienza dirigenziale.
Intanto, secondo indiscrezioni, il presidente starebbe per completare il nuovo staff tecnico: Cleo Li Calzi andrebbe a capo della segreteria tecnica, mentre la ‘recuperata’ Rossana Interlandi si assesterebbe alla guida del Sepicos, il servizio di pianificazione e controllo strategico della Regione.
In precedenza Li Calzi, che vanta una lunga esperienza professionale, aveva collaborato con il Comune di Palermo. Interlandi, ex assessore regionale all’Ambiente, ha recentemente ricoperto di ruolo di dirigente generale dell’assessorato all’Energia. Oggi si e’ insediata anche Lucia
Borsellino, figlia del giudice Paolo ucciso nella strage di via D’Amelio, nominata dirigente generale del dipartimento regionale delle Attivita’ sanitarie e dell’Osservatorio Epidemiologico.

http://palermo.blogsicilia.it/patrizia-monterosso-nuovo-capo-di-gabinetto-di-lombardo/25205/

Lombardo cambia idea  sui termovalorizzatori

Venerdì 10 Agosto 2012 - 08:26 



Per anni ha dichiarato guerra ai termovalorizzatori. Adesso, nel silenzio generale, ha riaperto la partita. Che cosa avrà fatto cambiare idea al presidente dimissionario?

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“Il    ministro Stefania Prestigiacomo è troppo affezionata ai termovalorizzatori 

e non ci vuole proprio rinunciare. O termovalorizzatori o morte. Deve rassegnarsi. La grande schifezza dei quattro termovalorizzatori l'abbiamo archiviata irreversibilmente”. 

Era il 12 maggio dello scorso anno. E a dichiarare guerra aperta ai termovalorizzatori era il presidente della Regione siciliana (dimessosi lo scorso 31 luglio, ma ancora in carica fino al voto di ottobre), Raffaele Lombardo che, nel suo blog scriveva: “È una storia che dobbiamo lasciarci alle spalle. Il sistema era partito, ci sono tanti retroscena che non sta a me svelare, ma io credo che sia il caso di archiviare completamente la parentesi vergognosa dei termovalorizzatori”. Quindi, per quelli un po' duri d'orecchi, aggiungeva: “Abbiamo un piano completo e non ci si dica che perdiamo tempo perché la commissione si è riunita e, da mesi, sta dialogando insieme all'assessore Marino con la Protezione civile nazionale per arrivare ad una soluzione concordata. Adesso si consenta ai siciliani e a questo governo di avere determinato una svolta e nessuno pensi di imporci di tornare indietro. Fin quando sarò commissario per l'emergenza rifiuti, oltre che presidente della Regione, non mi si parli assolutamente di termovalorizzatori. Magari si organizza di tutto per mandarmi a casa in maniera tale che un minuto dopo vedremo costruire questi schifosissimi mostri. Ma fin quando sono qui, di termovalorizzatori non ne voglio sentire più parlare”.

Chissà cosa è cambiato da allora


Sì, perché qualcosa deve essere cambiata di certo visto che nella “disposizione commissariale” del 7 giugno 2012 n. 65 per la nomina del soggetto attuatore (l'architetto Giuseppe Pirrone), pubblicata nella Gazzetta ufficiale della Regione siciliana dello scorso 3 agosto, Lombardo al terzo comma dell'articolo 1 scrive di provvedere “a disporre la progettazione, la realizzazione e la gestione degli impianti di termovalorizzazione individuati nel piano regionale di gestione dei rifiuti come adeguato ai sensi dell'art. 2 favorendo l'applicazione delle migliori tecnologie disponibili a salvaguardia della salute della popolazione e dell'ambiente”.

Nel comma precedente


invece, si parla dell'immediato avvio delle procedure per la realizzazione degli impianti funzionali alla gestione integrata dei rifiuti. Per queste e per altre attività, il soggetto attuatore, alias Giuseppe Pirrone, ha a disposizione 200 milioni di euro provenienti dai fondi Fas 2007-2013. Fondi che, sussurrano i maligni, possono far comodo se spesi in periodo pre elettorale.

Intanto, una cosa è certa: Lombardo sui termovalorizzatori ha cambiato idea. 


Cosa che potrebbe anche aver dato la spinta finale all'approvazione del Piano regionale dei rifiuti da parte del ministero. Dopo una lunga attesa, infatti, è arrivato il disco verde. Un via libera inseguito per anni dall'ex assessore regionale dell'Energia, il prefetto Giosuè Marino, che non ha però potuto gioirne direttamente, visto che è arrivato un mese dopo le sue dimissioni e durante l'interim assunto dallo stesso Lombardo. Che, il giorno dopo aver portato a casa il risultato, ha aggiunto un ulteriore tassello al mosaico, nominando dirigente generale del dipartimento Acque e rifiuti il siracusano Marco Lupo, già dirigente del ministero all'Ambiente con Stefania Prestigiacomo. Un segno di pace (forse?) con l'ex ministro che Lombardo spronava alla “rassegnazione” sui termovalorizzatori?

Un'ultima cosa. Qualcuno trovi le parole per dirlo a Cracolici. 


Che il 12 luglio scriveva sul suo blog: “Qualcuno ancora si chiede perché il PD ha sostenuto il governo tecnico in Sicilia? L’approvazione del Piano regionale dei rifiuti è un passaggio che, da solo, giustifica questa esperienza: abbiamo messo fine al più grande affare del secolo, quello dei termovalorizzatori, e da oggi nessuno potrà più pensare di trasformare i rifiuti in un business”. Quasi nessuno.

http://livesicilia.it/2012/08/10/lombardo-cambia-idea-sui-termovalorizzatori_175584/

Lo staff del Presidente

Ufficio di Gabinetto
NomeTelefonoFaxE-mailCV
Capo di GabinettoDott. Gianni Silvia09170752810917075199segreteriagabinetto@regione.sicilia.it
ComponenteArch.Rosario Cultrone0917075224r.cultrone@protezionecivilesicilia.it
ComponenteDott.ssa Loredana Lauretta0917075179loredana.lauretta@regione.sicilia.itAdobe Portable Document Format (PDF) Curriculum_Vitae(Dimensione documento: 2449408 bytes)
ComponenteSig.ra Cecilia Lombardo0917075281cecilia.lombardo@regione.sicilia.it
ComponenteDott. Gaetano Montalbano0907075008gaetano.montalbano@regione.sicilia.itAdobe Portable Document Format (PDF) Curriculum_Vitae(Dimensione documento: (3514368 bytes)
ComponenteDott.ssa Maria Pizzo0917075124ma.pizzo@regione.sicilia.it
ComponenteSig.ra Francesca Scaglione0917075051Adobe Portable Document Format (PDF) Curriculum_Vitae(Dimensione documento: (60584 bytes)
ComponenteDott.ssa Grazia Terranova0917075393grazia.terranova@regione.sicilia.it

Segreteria Tecnica
NomeTelefonoFaxE-mailCV
ComponenteSig. Mario Cusimano0917075037ma.cusimano@regione.sicilia.it
ComponenteDott. Giancarlo Maria Costa0917075178giancarlomaria.costa@regione.sicilia.itAdobe Portable Document Format (PDF) Curriculum_Vitae(Dimensione documento: 1507328 bytes)
ComponenteDott.ssa Doriana Fascella0917075350dfascella@regione.sicilia.it
ComponenteAvv. Mario Puglisi0917075269mpuglisi@regione.sicilia.it
ComponenteSig. Salvatore Ragonese0917075268

Segreteria Particolare
NomeTelefonoFaxE-mailCV
ComponenteDott. Ndoye Moussa Djibril09170753110917075111segreteria.presidente@regione.sicilia.it
moussa.ndoye@regione.sicilia.it
Adobe Portable Document Format (PDF)Curriculum_Vitae(Dimensione documento: (20226 bytes)
ComponenteDott.ssa. Alessandra Scimeca0917075310a.scimeca@regione.sicilia.it 
ComponenteSig.a Francesca Chiaramonte0917075310fchiaramonte@regione.sicilia.it








M5s: "Gestione rifiuti, dirigente sostituisce se stesso"


PALERMO - I Deputati del M5s alla Camera Hanno sollevato ONU Nuovo Strano Caso in Sicilia. "Sulla Gestione dei Rifiuti nell'Isola - DICONO in UNA Interrogazione al Presidente del Consiglio -. Marco Lupo succede a se Stesso 'romana' L'Ordinanza emanata Dal Dipartimento della Protezione Civile nia Giorni scorsi per disciplinare la multa della Gestione commissariale dei Rifiuti nell 'Isola, stabilisce il Che Sarà, Il Direttore del Dipartimento Acque e Rifiuti della Regione, Marco Lupo, a sostituire il commissario per l'Emergenza Rifiuti, Marco Lupo. SARA, quindi, Ancora a la stessa Persona a gestire operativamente a la contabilita Speciale per ALTRI 12 Mesi , salvo ulteriori proroghe possibi ea provvedere all'ultimazione degli Interventi in corso, avvalendosi Ancora della possibilita di operare in deroga a numerosi Articoli del Codice dei Contratti ". Claudia Mannino, prima firmataria dell'interrogazione, interviene also Silla Gestione delle bonifiche Ambientali: " Notizie di stampa - afferma - riportano di progetti di Costituzione Di Una 'commissione di Indagine Parlamentare per i Fondi erogati alla Sicilia per le bonifiche. Prima, però, sarebbe bene Che il Governo, e in Particolare la Presidenza del Consiglio, desse Una risposta alle Nostre Interrogazioni parlamentari sul Sin di Gela e riflettesse bene sul Modo in cui i Governi Precedenti Hanno provveduto a CHIUDERE Gli staticamente di Emergenza e le diverse gestioni commissariali, SIA relativa alla bonifiche Che allo smaltimento rifiuti "


http://www.lasiciliaweb.it/articolo/114946/politica/m5s-gestione-rifiuti-dirigente-sostituisce-se-stesso







INTERROGAZIONE ALLA CAMERA: NEGATA LA TRASPARENZA"Gestione emergenza 


rifiuti in Sicilia 


M5S: “Lupo succede a se stesso”



Marco Lupo dirigente regione dipartimento rifiuti
Marco Lupo, succede a se stesso. L’ordinanza “romana” emanata dal Dipartimento della Protezione civile per disciplinare la fine della gestione commissariale dei rifiuti in Sicilia, stabilisce che sarà il direttore del dipartimento Acque e Rifiuti della Regione Siciliana,Marco Lupo, a sostituire il commissario per l’emergenza rifiuti, lo stesso Lupo. Una decisione che che fa insorgere il Movimento 5 Stelle che presenta sull’argomento un’interrogazione alla Camera, la prima firmataria è la deputata siciliana Claudia Mannino.
Sarà, quindi, ancora la stessa persona a gestire operativamente la contabilità speciale per altri 12 mesi, salvo ulteriori possibili proroghe e a provvedere all’ultimazione degli interventi in corso, avvalendosi ancora della possibilità di operare in deroga a numerosi articoli del codice dei contratti.
Una decisione che appare inaccettabile ai deputati del Movimento 5 Stelle alla Camera che con l’interrogazione al presidente del Consiglio intendono sapere “se ritenga davvero che sia questo il modo di ‘cambiare direzione’ e di assicurare una ordinata e trasparente chiusura della gestione commissariale dei rifiuti per la quale, così come per quella relativa all’emergenza in materia di bonifica e risanamento ambientale,  non è stato ancora pubblicato il rendiconto relativo con l’indicazione di tutte le entrate e tutte le spese riguardanti la dichiarazione dello stato di emergenza”.
“Non solo – afferma la deputata Mannino – la stessa ordinanza solleva il direttore Marco Lupo dall’obbligo di trasmettere, ogni 6 mesi, una relazione sulle proprie attività, e non prevede alcun meccanismo per accertare e verificare la regolarità, l’efficacia e l’efficienza dell’azione che verrà portata avanti dalla Regione sotto il coordinamento dello stesso Lupo per fronteggiare e, auspicabilmente, risolvere l’emergenza rifiuti in Sicilia”.
La deputata interviene anche sulla gestione delle bonifiche ambientali. “Notizie di stampa – afferma Claudia Mannino – riportano di progetti di costituzione di una “commissione di indagine parlamentare” per i fondi erogati alla Sicilia per le bonifiche ambientali. Prima, però, sarebbe bene che il governo, e in particolare la presidenza del Consiglio, desse una risposta alle nostre interrogazioni parlamentari sul Sin di Gela e riflettesse bene sul modo in cui i governi precedenti hanno provveduto a chiudere gli stati di emergenza e le diverse gestioni commissariali, sia relative alla bonifiche che allo smaltimento rifiuti”.
“Va ricordato – conclude la Mannino – che rispetto agli obblighi, in materia di trasparenza e di corretta rendicontazione delle attività svolte e dei fondi utilizzati dalle strutture commissariali, è stata depositata in commissione Ambiente alla Camera, una risoluzione con la quale chiediamo al Governo di vigilare molto attentamente e di dare conto ai cittadini delle attività che le strutture commissariali e quelle regionali, che sono subentrate dal gennaio 2013, devono condurre”.

http://palermo.blogsicilia.it/gestione-emergenza-rifiuti-in-sicilia-m5s-lupo-succede-a-se-stesso/245539/


Rifiuti & appalti: Marco Lupo sostituisce Marco Lupo…




ABBIAMO TORTO A SCRIVERE DA MESI CHE QUESTO SIGNORE, CHE NON SI CAPISCE A CHI RISPONDA, E’ UNO DEGLI UOMINI PIU’ POTENTI DELLA SICILIA? SU DI LUI E SULLE CENTINAIA DI MILIONI DI EURO CHE HA GESTITO E GESTISCE PUNTANO IL DITO I PARLAMENTARI NAZIONALI DEL MOVIMENTO 5 STELLE. CHE CHIEDONO ‘LUMI’ ANCHE SULLE BONIFICHE DEI SITI INQUINATI DELL’ISOLA



In Sicilia sugli appalti per centinaia di milioni di euro non si babbia. Al massimo, se bisogna sostituire qualcuno si fa ricorso a un sosia. Quello che sta succedendo con con l’Appaltolandia sui rifiuti. Dove, il Governo nazionale, per sostituire chi ha gestito fino ad ora tutto, avrebbe trovato il suo sosia.
sosia
Ma è un sosia o la stessa persona? Leggendo l’interrogazione presentata dai parlamentari nazionali del Movimento 5 Stelle sembrerebbe di un personaggio potrebbe essere stato chiamato a sostituire stesso.

“Gestione rifiuti in Sicilia, punto a capo – scrivono i parlamentari nazionali grillni -: Marco Lupo, succede a se stesso. L’ordinanza ‘romana’ emanata dal Dipartimento della Protezione Civile nei giorni scorsi per disciplinare la fine della gestione commissariale dei rifiuti in Sicilia stabilisce che sarà il direttore del dipartimento Acque e Rifiuti della Regione,Marco Lupo, a sostituire il commissario per l’emergenza rifiuti, Marco Lupo. Sarà, quindi, ancora la stessa persona a gestire operativamente la contabilità speciale per altri 12 mesi, salvo ulteriori possibili proroghe e a provvedere all’ultimazione degli interventi in corso, avvalendosi ancora della possibilità di operare in deroga a numerosi articoli del codice dei contratti”.
Una decisione che appare inaccettabile ai deputati del Movimento 5 Stelle 
claudia mannino
alla Camera, che hanno sollevato il problema con un’interrogazione al presidente del Consiglio per sapere se ritenga davvero che sia questo il modo di “cambiare direzione” e di assicurare una’ordinata e trasparente chiusura della gestione commissariale dei rifiuti per la quale – così come per quella relativa all’emergenza in materia di bonifica e risanamento ambientale – non è stato ancora pubblicato il rendiconto relativo con l’indicazione di tutte le entrate e tutte le spese riguardanti la dichiarazione dello stato di emergenza.

Ma c’è di più. Spiega la deputata nazionale Claudia Mannino (foto sopra, a destra), prima firmataria dell’interrogazione: “La stessa ordinanza solleva il direttore Marco Lupo dall’obbligo di trasmettere, ogni 6 mesi, una relazione sulle proprie attività, e non prevede alcun meccanismo per accertare e verificare la regolarità, l’efficacia e l’efficienza dell’azione che verrà portata avanti dalla Regione sotto il coordinamento dello stesso Lupo per fronteggiare e, auspicabilmente, risolvere l’emergenza rifiuti in Sicilia”.
rifiuti
Insomma, Marco Lupo, già vicino all’ex Ministro Stefania Prestigiacomo, poi ‘varolizzato’ in Sicilia dall’ex presidente della Regione, Raffaele Lombardo, e confermato dall’attuale Governo regionale di Rosario Crocetta se la canta e se la suona on la ‘benedizione’ di Roma.

Fine delle anomalie? Ma quando mai. “Notizie di stampa – aggiunge Claudia Mannino - riportano di progetti di costituzione di una ‘commissione di indagine parlamentare’ per i fondi erogati alla Sicilia per le bonifiche ambientali. Prima, però, sarebbe bene che il Governo, e in particolare la presidenza del Consiglio, desse una risposta alle nostre interrogazioni parlamentari sul SIN di Gela e riflettesse bene sul modo in cui i governi precedenti hanno provveduto a chiudere gli stati di emergenza e le diverse gestioni commissariali, sia relative alla bonifiche che allo smaltimento rifiuti”.
La parlamentare nazionale siciliana solleva un tema delicatissimo: quello delle bonifiche delle aree siciliane. Sono centinaia di milioni di euro stanziati, in parte non utilizzati (come nel caso della rada di Augusta), in parte utilizzati non si sa come (è il caso di Gela dove la chimica inquina e massacra il territorio da oltre cinquant’anni).
“Va ricordato – conclude la Mannino – che rispetto agli obblighi, in materia di trasparenza e di corretta rendicontazione delle attività svolte e dei fondi utilizzati dalle strutture commissariali, è stata depositata in commissione Ambiente alla Camera una risoluzione con la quale chiediamo al Governo di vigilare molto attentamente e di dare conto ai cittadini delle attività che le strutture commissariali e quelle regionali, che sono subentrate dal gennaio 2013, devono condurre”.



http://www.linksicilia.it/2014/03/rifiuti-appalti-marco-lupo-sostituisce-marco-lupo/



02 ago 2013  



Marco Lupo, il domineddio dell’immondizia siciliana



Il parlamentare regionale del Movimento 5 Stelle, Giorgio Ciaccio, ha ragione da vendere. Aggiungiamo alcuni particolari che rendono più completo il quadro della situazione. Intanto non è vero che il Piano dei rifiuti approvato dal passato Governo regionale di Raffaele Lombardo e dal passato Governo nazionale di Mario Monti non prevede il ricorso ai termovalorizzatori. Basta andarsi a rileggere i giornali dell’estate dello scorso anno per scoprire che non solo si parlava di termovalorizzatore, ma anche di bruciare i rifiuti nei forni delle cementerie siciliane.
rifiuti 2
Questo accordo, un anno fa, ha destato stupore perché l’allora presidente Lombardo, per quattro anni, si era ‘pappariato’ dicendo di essere contro i termovalorizzatori e bla bla bla. Lombardo si vantava di avere bloccato un grande affare, con riferimento ai quattro termovalorizzatori previsti dal Governo regionale di Totò Cuffaro. Poi, con una disinvoltura pari solo alla sua faccia tosta, ha cambiato opinione e si è convertito al termovalorizzatore. Guarda caso – così almeno si racconta – grazie alla ‘scienza’ di Marco Lupo (foto a sinistra, tratta da canicattiweb).

Siamo arrivati al personaggio centrale di questa storia, il già citato Marco Lupo, già vicino all’ex Ministra all’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, esponente di spicco del Pdl. Un personaggio, Marco Lupo, intruppato dal Governo Lombardo nell’amministrazione regionale in accordo con ‘pezzi’ del Pdl. E fino ad oggi confermato dal Governo di Rosario Crocetta. In perfetta continuità con il Governo Lombardo con una parte del Pdl con la quale l’attuale presidente della Regione tratta e ‘chiude’ operazioni.
Oggi Crocetta non parla di questi argomenti che lo portano vicino ad ambienti del Pdl. Oggi il presidente ha trovato il modo di ‘antimafieggiare’ con la storia dei terreni dell’Esa. Un peccato, Avrebbe potuto spiegare, ad esempio, come mai ha confermato Marco Lupo in posti chiave dell’amministrazione regionale. Il presidente della Regione dovrebbe spiegare, ancora, perché ha consentito a Marco Lupo di esautorare la Protezione civile regionale dalla gestione della discarica di Bellolampo.
Oggi Marco Lupo ricopre un incarico che definire importante è poco: è il commissario di Bellolampo ed è, soprattutto, il commissario – udite! udite! – di tutti gli impianti che riguardano il trattamento dei rifiuti.
In pratica, questo personaggio che vive nell’ombra è il ‘garante’ di tutte le più grosse ‘operazioni’ messe in campo in Sicilia in materia di rifiuti. Per capirci, parliamo di centinaia e centinaia di milioni di euro. Affari a nove zeri!
Ciaccio dice che a Bellolampo Lupo ha in programma di realizzare un termovalorizzatore? Può darsi che abbia ragione. A noi risulta che a Bellolampo Lupo e la sua ‘band’ starebbero realizzando un impianto di trattamento dei rifiuti: che è qualcosa di diverso – ma di non meno costoso – di un termovalorizzatore. Non è da escludere, però, che il comitato di affari che sovraintende in Sicilia alla gestione dei rifiuti abbia cambiato impianto.
A noi, invece, risulta che l’impianto in corso di realizzazione a Bellolampo dovrebbe somigliare a quello realizzato a Mazzarrà Sant’Andrea, in provincia di Messina. A noi risulta che starebbero ‘appattando’ le carte per far realizzare l’impianto a due imprese che hanno lavorato nel Messinese: la Tirreno Ambiente e la Cesaro.
A nostro avviso, è anche di queste cose che dovrebbe parlare il presidente Crocetta. Facendo luce su tutti gli appalti che girano intorno al mondo dei rifiuti
Rosario Crocetta, foto di Gabriele Bonafede
Rosario Crocetta, foto di Gabriele Bonafede
Per completezza di cronaca, va anche ricordato che, in Sicilia, ci sono anche gli interessi che ruotano attorno alle discariche. Anzi, interessi che vorrebbero lasciare la Sicilia in balìa delle discariche. Interessi contro i quali, giustamente, si è scagliato l’assessore regionale, Nicolò Marino. Sarebbe interessante capire chi è che, al di là dell’antimafia di facciata e delle chiacchiere, in materia di raccolta e smaltimento dei rifiuti, fa gli interessi dei cittadini siciliani e non dei comitati di affari. Su questo, lo ripetiamo, il presidente Crocetta dovrebbe fare chiarezza.

http://www.linksicilia.it/2013/08/marco-lupo-il-domineddio-dellimmondizia-siciliana/




SEMPRE GLI STESSI NOMI… – SICILIA, LE NOMINE REGIONALI: Anna Corsello al Cas sostituisce GAETANO SCIACCA, FRANCESCO POLI all’ASP di Messina, Sirna è il nuovo commissario dell’Asp di Catania

Riunione di giunta ieri sera presieduta da Raffaele Lombardo che ha proceduto ad alcune nomine, di cui era già circolata voce, a cominciare da quelle relative alle Asp di Messina e Catania che non avendo rispettato i budget prefissati e concordati con l’Assessorato Sanità sono finiti sotto la scure del commissariamento. Il dott. Francesco Poli guiderà l’Asp di Messina e per lui sarà un ritorno nella città dello Stretto che conosce molto bene avendo ricoperto l’incarico di manager nella stessa Asp per diversi anni quando la denominazione era Asl (Azienda sanitaria locale); Gaetano Sirna già direttore generale dell’ospedale Papardo e poi direttore sanitario dell’ospedale di Taormina è il nuovo commissario dell’Asp di Catania. Cambio anche al Consorzio autostrade retto provvisoriamente da alcuni mesi dall’ingegnere Gaetano Sciacca. Il timone dell’ente di contrada Scoppo passa alla dottoressa Anna Corsello già capo di gabinetto dell’assessorato regionale lavoro e attualmente coordinatrice degli uffici provinciali del lavoro e commissaria alla Multiservizi: funzionaria di grande esperienza che gode di alta considerazione nell’amministrazione regionale. Una scelta che viene valutata come importante segnale della volontà di rilancio del Consorzio autostradale. da GDS 

http://www.stampalibera.it/2011/09/sempre-gli-stessi-nomi-sicilia-le-nomine-regionali-anna-corsello-al-cas-sostituisce-gaetano-sciacca-francesco-poli-allasp-di-messina-sirna-e-il-nuovo-commissario-dellasp-di-catania/


Anna Rosa Corsello sostituisce Albert
Ma in giunta si parla di patto di stabilità

palazzo_dorleans
Sarà Anna Rosa Corsello la dirigente regionale che sostituirà Ludovico Albert, il direttore generale del Dipartimento della Formazione professionale della Regione siciliana che si è dimesso una decina di giorni fa. Così lui stesso ha dichiarato in un’intervista a BlogSicilia in cui confermava i rumors sulla sua decisione di lasciare l’incarico dove era stato portato dall’ex assessore regionale Mario Centorrino e voluto dallo stesso governatore Lombardo. “Lunedì prossimo – aveva comunque assicurato Albert – come da contratto sarò a Palermo perché devo dare tre mesi di preavviso”.
Un preavviso di cui oggi la giunta regionale – dopo il piccolo giallo sulle dimissioni che l’assessore alla Formazione, Accursio Gallo sosteneva di non aver ricevuto “non era una lettera formale di dimissioni ma la disponibilità a rimettere il mandato” - potrebbe decidere di fare a meno. Alle 17 è convocata la riunione del governatore dimissionario Raffaele Lombardo con gli uomini della giunta che dovrebbe formalizzare la sostituzione di Albert. Al suo posto la dirigente dell’Ispettorato regionale al Lavoro.
Ma all’ordine del giorno dei lavori, gli assessori hanno posto anche il tema del patto di stabilità: da quando l’assessore regionale all’Economia Gaetano Armao ha bloccato ogni spesa per rispettare il residuo dei fondi disponibili nel bilancio della Regione per non violare il patto di stabilità, gli assessorati sono del tutto bloccati. Al turismo è rimasto impigliato nelle maglie del patto di stabilità anche il cartellone del Circuito del Mito (fermo anche per questioni burocratiche, leggi qui) e al teatro Vittorio Emanuele di Messina tardano ad essere accreditati gli stipendi.
Sul monte complessivo di 5 miliardi 195 milioni di euro da spendere nel corso del 2012 sono rimasti disponibili 1 miliardo e 81 milioni di cui 600 milioni di euro servono a coprire gli stipendi del personale da qui a fine anno. Si capisce bene come la spesa sia imbrigliata. Ma gli assessori non ci stanno e all’interno della giunta la discussione con l’assessore all’Economia, Gaetano Armao che ha messo il lucchetto alle casse della Regione promette di essere accesissima.
Fra  più “battaglieri” c’è l’assessore regionale agli Enti locali che in tema di tagli e spending review annuncia: “Rinuncerò a spendere il residuo di 42 mila euro a disposizione del mio assessorato per la nomina di consulenti. Sono un tecnico faccio da me. Così come ho disposto che il fondo di 20 mila euro per le missioni di un assessore che deve rimanere in carica per altri 40 giorni vengano “dirottati” ai componenti del mio staff liberando quindi le risorse destinate a loro. Fondi che rimando indietro all’Economia ma sul patto di stabilità dovremo trovare una soluzione” dice Vernuccio che in cassa come disponibilità per il funzionamento per il suo ufficio di gabinetto si trova la somma di 869 euro.
Economie di spesa, dunque, all’esame della giunta ma anche tagli. Sul tavolo del dibattito anche il provvedimento della giunta sulla spending review. Sempre Vernuccio annuncia: “Prima di discutere della parte relativa al personale, però, devo chiudere la concertazione con i sindacati. Entro fine mese ci riuniremo di nuovo. Il mio piano è chiaro: ridimensioniamo la pianta organica senza effettuare alcun taglio. Per cui, ad esempio: se di funzionari in pianta organica ne sono previsti 2400 noi opereremo un taglio a 1810 dirigenti, tanti quanti sono effettivamente. In questo modo, di fatt, non si taglia un posto ma si programma un contenimento costante della spesa evitando progressi di carriera o nel caso più generale delle assunzioni, nuove immissioni di personale. Sul numero generale dei dipendenti, taglieremo da 17.800 – tanto quanto è previsto in pianta organica – a 15.000 quanti sono effettivamente, il numero dei dipendenti della Regione. Rispondendo così all’obbligo di tagli del 10% del personale come chiede il governo Monti”.

http://palermo.blogsicilia.it/corsello-sostituisce-albert-alla-formazione-ma-in-giunta-si-parla-di-patto-di-stabilita/98037/


CROCETTA SUL CASO DELLA DIRIGENTE: "NON LA RIMUOVO"

122 mila chilometri con l’autoblu 
La Corsello rischia il processo

Anna Rosa Corsello
La dirigente regionale della Formazione professionale Anna Rosa Corsello rischia di essere processata a Palermo per avere utilizzato l’auto di servizio per farsi accompagnare 586 volte, tra il 2004 e il 2011, da Cefalù, dove abita, a Palermo e in altre sedi in cui avrebbe dovuto prestare servizio come responsabile di Uffici del lavoro sparsi in Sicilia. In totale sono 12 le auto blu utilizzate, che per accompagnare la Corsello hanno percorso 122.601 chilometri, usando il “telepass” dell’amministrazione.
La Corsello sostiene che si tratterebbe di un equivoco, perché lei sarebbe stata solo portata nei luoghi di lavoro. Per la tratta Cefalù-Palermo e viceversa, però, la Regione, secondo i Pm Leonardo Agueci e Sergio Demontis, non avrebbe dovuto assicurare alcun passaggio alla dirigente a cui il presidente Rosario Crocetta ha adesso affidato materie delicatissime come la formazione e la cassa integrazione. L’inchiesta della Procura di Palermo sarebbe partita dalle indicazioni dettagliate contenute in una lettera anonima.
Sulla vicenda interviene direttamente il governatore Rosario Crocetta che in una conferenza stampa ha sgomberato i dubbi sulla sua posizione. Decisamente garantista: “Il dirigente del dipartimento Formazione della Regione, Anna Rosa Corsello, indagata per peculato, rimane al suo posto. Perchè dovrei rimuoverla? C’è solo una richiesta di rinvio a giudizio. Bisogna rispettate la legge, i magistrati e anche il diritto alla difesa – ha aggiunto Crocetta – Non è mai accaduto nella storia mondiale che qualcuno venga rimosso per una richiesta di rinvio a giudizio”.

http://palermo.blogsicilia.it/122-mila-km-con-lautoblu-della-regione-la-dirigente-corsello-rischia-il-processo/182044/

05/02/2014 -

Regione, Crocetta nomina 7 dirigenti generali

Contratti rinnovati, rinviate le altre scelte. Scoppia il caso alla Seus. Aliquò rinuncia all’incarico «contratto ridotto del 40%». Il presidente pronto a destinare i 60 milioni ancora diponibili in cassa ai teatri: serviranno per chi è in difficoltà




di GIACINTO PIPITONE




PALERMO. Rosario Crocetta è pronto a sbloccare in via amministrativa un tesoretto da 60 milioni per fronteggiare le prime emergenze finanziarie. In attesa della manovra bis, i cui tempi di redazione potrebbero allungarsi, il presidente e l’assessore all’Economia hanno deciso ieri di far ricorso a vecchie somme rimaste disponibili grazie a leggi degli anni scorsi. Impugnata gran parte della manovra, sono questi 60 milioni gli unici fondi a disposizione del governo per gli enti regionali e i loro dipendenti (mentre per il personale di ruolo degli assessorati i fondi sono assicurati nel bilancio, che ha superato l’esame del Commissario dello Stato).

E mentre la exit strategy dalla crisi finanziaria prende forma, Crocetta ieri ha nominato sette dirigenti generali. Si tratta in realtà di rinnovi di contratti scaduti nei giorni scorsi: Vincenzo Falgares (Programmazione), Ludovico Benfante (Controlli sui fondi europei), Rosa Barresi (Agricoltura), Giovanni Bologna (Finanze) Felice Bonanno (Pesca) e Pietro Lo Monaco (Azienda Foreste). Anche Anna Rosa Corsello ha avuto il rinnovo del contratto ma inverte i suoi due incarichi: quello principale ora è alla Formazione ma la dirigente reggerà ad interim anche il dipartimento Lavoro. Crocetta ha optato per un rinvio di tutte le altre nomine (direttori regionali e manager della sanità) anche se ha registrato lo scoppio di un altro caso. Angelo Aliquò, appena nominato al vertice della Seus – la società che gestisce il 118 – ha rinunciato all’incarico aprendo una polemica: «Qualcuno non mi vuole. Mi hanno proposto un incarico annuale invece che triennale e ridotto del 40%». 

http://www.gds.it/gds/sezioni/politica/dettaglio/articolo/gdsid/318989/


Caffè amaro/ Fomazione: Anna Rosa Corsello assessore e Nelli Scilabra dirigente generale. E Patrizia Monterosso? Al Cga…




UN SUGGERIMENTO AL GOVERNATORE CROCETTA SU COME SISTEMARE LE ‘TRE MARIE’ DEL SETTORE FORMATIVO. VALORIZZANDO LA ‘QUARTA MARIA’, OVVERO ESTER BONAFEDE, CHE POTREBBE PORTARE LE GLORIE DELL’ARCHITETTURA ALLA SEGRETERIA GENERALE DELLA PRESIDENZA DELLA REGIONE
In questi giorni – l’abbiamo scritto anche noi – si parla di rimpasto della Giunta regionale di Rosario Crocetta e di sostituire l’assessore regionale alla Formazione professionale, Nelli Scilabra. Se ci è consentito, visto che
nelli tv
 siamo ancora in democrazia e che il gruppo di Bilderberg non ha ancora abolito la rete in Europa, vorremmo dare un suggerimento al governatore.

Visto che Crocetta, in queste ore, sta trattando insieme con il Ministro Angelino Alfano per ‘imbarcare’ nel Governo anche il Partito dei Siciliani-Mpa, perché non utilizzare il metodo Raffaele Lombardo? 



Ovvero alternare assessori a dirigenti generali?

Riteniamo che questa potrebbe essere la soluzione giusta per valorizzare le Tre Marie’ della Formazione professionale siciliana. vediamo di illustrare il nostro schema.

La dottoressa Anna Rosa Corsello, attuale dirigente generale ad interim del dipartimento Formazione, potrebbe diventare assessore regionale alla Formazione. Ovviamente, mantenendo il ruolo di dirigente generale del
anna rosa corsello
dipartimento Lavoro. Non ci dite che non è possibile perché non è vero: la mattina potrebbe fare l’assessore alla Formazione e il pomeriggio la dirigente generale del dipartimento Lavoro. Una e trina: ruoli che la dottoressa Corsello ricopre meglio di qualunque teologo!

Nelli Scilabra prenderebbe il posto della dottoressa Corsello, diventando dirigente generale del dipartimento Formazione professionale. Dite che non è possibile perché Nelli non è laureata e non ha il curriculum? Minchiate! Nemmeno Alfonso Cicero è laureato ed è a capo dell’Irsap. Quanto al curriculum, i giudici amministrativi della Sicilia hanno stabilito che non è importante che il curriculum si esibisca all’atto della nomina: fa fede il curriculum che viene fuori alla fine dell’incarico.

Per capirci, visto che ci sono tanti tordi: ormai, in Sicilia, i titoli validi sono quelli che si esibiscono nel ‘complesso’, a prescindere da legittimità e illegittimità e a prescindere dalla temporalità.

Ulteriore spiegazione: se non ho i titoli per andare a ricoprire l’incarico di dirigente generale è sufficiente che il Governo mi nomini, anche se in modo illegittimo, in un ente. Lì, anche se nominato illegittimamente, acquisisco i titoli illegittimi che diventano legittimi. E poi vado a ricoprire legittimamente il ruolo di dirigente generale.

La novità, rispetto a qualche anno fa, è che prima i titoli illegittimi che poi facevano curriculum legittimo venivano acquisiti prima della nomina a dirigente generale: nomina illegittima che diventava legittima. Ora, ma solo se al Governo ci sono ‘Professionisti dell’Antimafia’, basta un’autocertificazione dove il futuro dirigente generale dichiara che, grazie ai buoni uffici del Governo dell’Antimafia, acquisirà i titoli illegittimi – che poi diventeranno legittimi – per acquisire il curriculum (anche in questo caso illegittimo che diventerà legittimo) per andarsi a sedere sulla poltrona di dirigente generale.

Dunque, sulla base di una semplice autocertificazione antimafiosa un non laureato e senza titolo può diventare dirigente generale.

Fatto questo scambio Corsello-Scilabra, il Governo dell’Antimafia potrebbe
patrizia monterosso 1
 nominare la terza ‘Maria’, al secolo Patrizia Monterosso, al Consiglio di giustizia amministrativa (Cga). Non si può fare perché filosofa? Falso!

Perché oggi quello che manca alle magistrature amministrative della Sicilia sono proprio i filosofi. E lo dimostra l’incresciosa vicenda dell’abrogazione del diritto alla difesa che i giudici amministrativi hanno respinto sulla base di meri & miserabili rilievi costituzionali!
L’abrogazione del diritto alla difesa, se richiesta dal governo dell’Antimafia ha una legittimazione filosofica prima che giuridica. Nemmeno la Costituzione italiana può travolgere la volontà dei ‘Professionisti dell’Antimafia’ il cui bene ‘supremo’ è morale prima che giuridico.

Il passaggio della dottoressa Monterosso al Cga potrebbe lenire la mancanza di ‘filosofia’ in seno al Cga, abrogando, ad esempio, il diritto alla difesa, là dove tale diritto lede gli interessi dei ‘Professionisti dell’Antimafia’.

Chi nominare, allora, alla Segreteria generale della presidenza della Regione al posto della dottoressa Monterosso? Il nome c’è già: quello di
ester bonafede
Ester Bonafede, che lascerebbe libero l’assessorato al Lavoro e alla Famiglia (che andrebbe ad interim alla dottoressa Corsello) per diventare la più alta burocrate della Regione.

Non si può perché Ester Bonafede è architetto? Falso! Se il posto di segretario generale è stato occupato da una filosofa può benissimo essere occupato da un architetto. Che, anzi, preparerà il posto a un ingegnere. A cui seguirà un geologo (il dottore Giovanni Arnone andrebbe benissimo). Poi toccherebbe a un agronomo o a un antropologo in attesa di eliminare direttamente la laurea…


http://www.linksicilia.it/2013/12/caffe-amaro-fomazione-anna-rosa-corsello-assessore-e-nelli-scilabra-dirigente-generale-e-patrizia-monterosso-al-cga/

I grillini attaccano la dottoressa Corsello: “Non può inibire l’accesso agli uffici ai dipendenti della formazione”"


 01 apr 2014   Scritto da Giuseppe Messina  5 Comments

CONTINUA A FAR DISCUTERE LA DECISIONE DELLA DIRIGENTE GENERALE DI VIETARE L’INGRESSO IN ASSESSORATO AI LAVORATORI DEL SETTORE. L’INTERROGAZIONE DEL GRUPPO PARLAMENTARE DEL MOVIMENTO 5 STELLE ALL’ARS, PRIMO FIRMATARIO SERGIO TANCREDI. IN CALCE IL TESTO COMPETO DELL’INTERROGAZIONE
Vietare l’accesso negli uffici pubblici non è violazione di legge, almeno per la Sicilia! La decisione dell’Amministrazione regionale di inibire permanentemente gli uffici del dipartimento Formazione professionale agli operatori del settore ha provocato la reazione del gruppo parlamentare M5S all’Assemblea regionale siciliana che ha depositato un’interrogazione parlamentare.
I grillini chiedono al presidente della Regione, Rosario Crocetta, e all’assessore al ramo, Nelli Scilabra, di adoperarsi per eliminare questa limitazione che appare in forte contrasto sia con l’articolo 3 della Costituzione, sia con la normativa vigente in materia di accesso agli atti della Pubblica amministrazione.
Come abbiamo già raccontato dalle colonne di questo giornale, la 
sergio tancredi
dottoressa Anna Rosa Corsello, “donna di ferro” a capo del dipartimento regionale della Formazione professionale, non c’ha pensato due volte: ha sigillato i cancelli – metaforicamente – lasciando fuori gli operatori dagli uffici dell’assessorato regionale all’Istruzione ed alla Formazione professionale di Viale Regione siciliana a Palermo.

Ricostruiamo l’accaduto.
Per tante settimane l’assessorato alla Formazione professionale è stato interessato da un presidio, proprio davanti i cancelli di accesso, di un gruppo di lavoratori di vari enti formativi revocati o con le attività sospese che attendono notizie in ordine all’avvio del progetto Prometeo da parte del Ciapi di Priolo. Una mattina, un fatto di cronaca riguardante alcuni lavoratori che hanno minacciato gesti estremi, ha spinto il dirigente generale al ramo ad adottare il provvedimento definitivo di divieto d’accesso. Decisione che, secondo tanti osservatori, violerebbe la legge.
Nell’interrogazione, i parlamentari grillini di Sala d’Ercole evidenziano come “con la comunicazione interna nr.0027262 del 26/03/2014 la dottoressa Corsello ha deciso di non fare più accedere agli uffici dell’assessorato i dipendenti degli enti di formazione professionale”.
“La scelta della dottoressa Corsello di adottare un provvedimento amministrativo del genere – dice Sergio Tancredi, primo firmatario dell’interrogazione che porta la firma di tutto il gruppo parlamentare all’Ars – attua una clamorosa discriminazione tra cittadini, autorizzando alcuni ad accedere negli uffici, ed escludendone altri”.
È chiaro che gli uffici, come emerge dalla citata interrogazione parlamentare, possono essere oggetto di disciplina ai fini dell’accesso da parte del pubblico. Così com’è legittimo limitare l’accesso agli uffici pubblici individuando giornate prestabilite e fasce orarie, ma di certo non impedire completamente il contatto con gli uffici da parte dei cittadini.
“Regolamentare l’accesso rientra tra i poteri discrezionali dell’Amministrazione – ricorda Tancredi – ma decidere di inibirlo ad intere categorie sociali è pura discriminazione. La decisione della dirigente 
anna rosa corsello
generale del dipartimento Formazione professionale – aggiunge l’esponente Pentastellato all’Ars – appare fortemente in contrasto con la normativa vigente in materia di accesso agli atti della Pubblica amministrazione e va nella direzione opposta a quanto il legislatore nazionale e regionale, nel corso degli ultimi decenni, hanno prodotto in termini normativi per avvicinare il cittadino alle istituzioni, rendere trasparente l’operato degli uffici pubblici, semplificando anche le procedure di accesso, il diritto di accesso è il diritto ad esaminare, prendere visione o ad estrarre copia di atti o documenti amministrativi”.

“L’accesso agli uffici pubblici – sottolinea il parlamentare grillino – costituisce principio generale dell’attività amministrativa al fine di favorire la partecipazione e di assicurarne l’imparzialità e la trasparenza e possono esercitare il diritto di accesso tutti i soggetti privati, compresi quelli portatori di interessi pubblici o diffusi che abbiano un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è richiesto l’accesso”.
Dall’esame del testo dell’interrogazione vengono fuori una decina di leggi e decreti nazionali e regionali violate dal Governo regionale a seguito della chiusura degli uffici al personale della Formazione professionale.
Alla violazione del diritto una risposta l’esecutivo regionale dovrà pur darla.
A spiegarlo con chiarezza è lo stesso primo firmatario della richiamata interrogazione.
“La nostra richiesta rivolta al presidente Crocetta affinché rimuova il provvedimento del dirigente generale alla Formazione professionale – riferisce Tancredi – parte dalla considerazione che quei lavoratori della Formazione professionale che si dovessero trovare, oggi, nella circostanza di dover tutelare un proprio diritto o interesse in contrasto con il proprio ente formativo (controparte datoriale), e magari non dovessero essere iscritti ad alcun sindacato, dato che non è obbligatorio farsi rappresentare da una organizzazione sindacale, si troverebbero inibiti all’esercizio della difesa a causa della nota a firma della dottoressa Corsello che preclude l’accesso agli uffici pubblici dell’assessorato, consentendolo esclusivamente ai legali rappresentanti degli enti di formazione professionale o soggetti da essi espressamente delegati nonché ai rappresentanti delle organizzazioni sindacali rappresentative dei dipendenti degli enti medesimi”.
Di seguito il testo dell’interrogazione del M5S
XVI LEGISLATURA ARS
INTERROGAZIONE
(RISPOSTA SCRITTA URGENTE)
N. 0000 – chiarimenti riguardo la violazione della legge sul libero accesso negli uffici pubblici
DESTINATARI
Al Presidente della Regione
all’Assessore all’Istruzione e alla Formazione professionale;
PREMESSO CHE:
con la comunicazione interna nr.0027262 del 26/03/2014 il Dirigente Generale del Dipartimento dell’istruzione e della formazione professionale Dott. Corsello ha deciso di non fare più accedere agli uffici dell’assessorato i dipendenti degli enti di formazione professionale, e che la scelta di adottare un provvedimento amministrativo del genere attua una clamorosa discriminazione tra cittadini, autorizzando alcuni ad accedere negli uffici, ed escludendone altri,
VISTO:
il contenuto della L.R. 30 Aprile 1991 n.10 « recante disposizioni per i provvedimenti amministrativi, il diritto di accesso ai documenti amministrativi e la migliore funzionalità dell’attività amministrativa e s.m.i.», visto il contenuto della L.R. 30 Aprile del 1991, n. 10 recante «Disposizioni per i provvedimenti amministrativi, il diritto di accesso ai documenti amministrativi e la migliore funzionalità dell’attività amministrativa», visto il contenuto della L.R. del 15 Maggio 2000 n.10 «concernente la disciplina del personale regionale e l’organizzazione degli uffici della regione e s.m.i.», visto il contenuto della Legge 11 Febbraio 2005, n. 15 contenente « Modifiche ed integrazioni alla legge 7 agosto 1990, n. 241, concernenti norme generali sull’azione amministrativa.», visto il contenuto della Legge 18 Giugno 2009 n.69, che all’art 10 regola « La tutela degli interessati nei procedimenti amministrativi di competenza delle regioni e degli enti locali» visto il contenuto del D.P.R. n.184 del 2006 concernente « Regolamento disciplina accesso ai documenti amministrativi», visto il contenuto della L.R. 5 Aprile 2011 n.5 recante «Disposizioni per la trasparenza, la semplificazione, l’efficienza, l’informatizzazione della pubblica amministrazione e l’agevolazione delle iniziative economiche. Disposizioni per il contrasto alla corruzione ed alla criminalità organizzata di stampo mafioso. Disposizioni per il riordino e la semplificazione della legislazione regionale», visto il contenuto del Decreto del Presidente della Regione n.12 del 1998 « Regolamento del diritto di accesso ai documenti dell’Amministrazione regionale»
CONSIDERATO:
che si può limitare l’accesso agli uffici pubblici individuando giornate prestabilite e fasce orarie, ma di certo non impedire completamente il contatto con gli uffici da parte dei cittadini, che regolamentare l’accesso rientra tra i poteri discrezionali dell’Amministrazione, ma decidere di inibirlo ad intere categorie sociali è pura discriminazione, la decisione della dirigente generale del dipartimento Formazione professionale appare fortemente in contrasto con la normativa vigente in materia di accesso agli atti della pubblica amministrazione e va nella direzione opposta a quanto il legislatore nazionale e regionale nel corso degli ultimi decenni ha prodotto in termini normativi per avvicinare il cittadino alle istituzioni, rendere trasparente l’operato degli uffici pubblici, semplificando anche le procedure di accesso, il diritto di accesso è il diritto ad esaminare, prendere visione o ad estrarre copia di atti o documenti amministrativi, esso costituisce principio generale dell’attività amministrativa al fine di favorire la partecipazione e di assicurarne l’imparzialità e la trasparenza, possono esercitare il diritto di accesso tutti i soggetti privati, compresi quelli portatori di interessi pubblici o diffusi che abbiano un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è richiesto l’accesso
PER CONOSCERE:
se non ritengano opportuno adoperarsi per eliminare questa limitazione che appare in forte contrasto sia con l’art. 3 della Costituzione, sia con la normativa vigente in materia di accesso agli atti della pubblica amministrazione, visto e considerato che quei lavoratori della Formazione professionale che si dovessero trovare, oggi, nella circostanza di dover tutelare un proprio diritto o interesse in contrasto con il proprio ente formativo (controparte datoriale), e magari non dovessero essere iscritti ad alcun sindacato, dato che non è obbligatorio farsi rappresentare da una organizzazione sindacale, si troverebbero inibiti all’esercizio della difesa a causa della nota a firma della dottoressa Corsello che preclude l’accesso agli uffici pubblici dell’assessorato, consentendolo esclusivamente ai legali rappresentanti degli enti di formazione professionale o soggetti da essi espressamente delegati nonché ai rappresentanti delle organizzazioni sindacali rappresentative dei dipendenti degli enti medesimi,
(GLI INTERROGANTI CHIEDONO RISPOSTA SCRITTA CON URGENZA)
(31 Marzo)
FIRMATARI:
TANCREDI SERGIO (M5S)
CIANCIO GIANNINA
CAPPELLO FRANCESCO
CANCELLERI GIOVANNI CARLO
PALMERI VALENTINA
ZAFARANA VALENTINA
CIACCIO GIORGIO
MANGIACAVALLO MATTEO
FERRERI VANESSA
SALVATORE SIRAGUSA
FOTI ANGELA
TRIZZINO GIAMPIERO
ZITO STEFANO
LA ROCCA CLAUDIA

http://www.linksicilia.it/2014/04/i-grillini-attaccano-la-dottoressa-corsello-non-puo-inibire-laccesso-agli-uffici-ai-dipendenti-della-formazione/

Lombardo fa fuori la vecchia guardia ecco i nuovi superburocrati regionali

30 DICEMBRE 2009 

FUORI nomi storici dell' amministrazione, da Maria Antonietta Bullara a Fulvio Bellomo e Cosimo Gioia, e dentro volti noti dell' Mpa, dall' ex sindaco di Bronte Mario Zappia all' ex soprintendente di Catania, Gesualdo Campo, passando per Sergio Gelardi, presidente di Cine Sicilia che va al dipartimento Ambiente. Il governatore Raffaele Lombardo ha dato via libera al valzer delle poltrone della nuova burocrazia, e non mancano i bocciati eccellenti e le new entry. L' uomo forte si conferma Enzo Emanuele, che rimane alla direzione del Bilancio ed a interim prenderà il posto di Pier Carmelo Russo alla segreteria generale della Regione. Con un vero colpo di spugna, Lombardo mette alla porta quel che rimaneva della vecchia guardia, legata all' Udc e ai lealisti del Pdl. Della nuova mappa dei super burocrati che saranno alla tolda di comando della macchina regionale, non faranno parte volti noti che in questi anni hanno gestito dipartimenti delicati e ad alta densità di fondi erogati. Fuori Maria Antonietta Bullara, dirigente uscente dell' Osservatorio epidemiologico, arrivata al vertice del dipartimento in piena era cuffariana. Fuori Cosimo Gioia, ex dirigente del dipartimento Foreste e già presidente dell' Esa, Manlio Munafò, ex responsabile dei Lavori pubblici, e Fulvio Bellomo, vicino al sindaco di Catania Raffaele Stancanelli. Confermati, ma in strutture di peso minore rispetto ai ruoli ricoperti in passato, nomi di spicco dei tempi targati Cuffaro, come Francesco Di Chiara, che dalla Soprintendenza di Palazzo d' Orleans va all' Ease Salvatore Taormina, in passato segretario della Regione e adesso al dipartimento Finanze. In calo anche Salvatore Cocina, che dalla Protezione civile passa all' ufficio speciale dell' Energy manager, mentre Ignazio Tozzo dal Personale va al Fondo pensioni. Tra le new entry, invece, nomi molto vicini al governatore Raffaele Lombardo. Al dipartimento unico dei Beni culturali va l' ex soprintendente di Catania, Gesualdo Campo. Sul fronte Sanità, al dipartimento per la pianificazione strategica confernato Maurizio Guizzardi, mentre all' osservatorio epidemiologico va Mario Zappia, ex sindaco di Bronte e molto legato al partito del governatore. All' ufficio speciale per l' integrazione sociosanitario, andrà la figlia del giudice Paolo Borsellino, Lucia, tra i volti nuovi della nuova burocrazia regionale. Alla Presidenza, oltre a Emanuele come segretario generale, Lombardo ha piazzato Felice Bonanno alla Programmazione, Francesco Attaguile al dipartimento di Bruxelles, Pietro Lo Manaco alla Protezione civile e Romeo Palma all' ufficio Legislativo e legale. All' assessorato alle Autonomie locali e alla Funzione pubblica vanno Giovanni Bologna (dipartimento personale) e un volto nuovo Luciana Giammanco (Autonomie locali). All' Agricoltura entrano Rosa Barresi (dipartimento Interventi strutturali), Salvatore Barbagallo (Infrastrutture), Gian Maria Sparma (Pesca) e Rino Giglione, cugino dell' assessore Michele Cimino (che va all' Azienda foreste). Nicola Vernuccio, fedelissimo di Francesco Musotto, va alle Attività produttive. Al delicatissimo dipartimento dell' Energia Lombardo piazza una leader dell' Mpa, Rossana Interlandi, mentre al dipartimento Acque e rifiuti viene promosso Ferdinando Delle Nogare, già dirigente dell' Arra. Al dipartimento della famiglia va un volto nuovo, Letizia Di Liberti, mentre al Lavoro, viene promosso dall' ispettorato tecnico regionale alla guida del delicato dipartimento al Lavoro. All' Agenzia dell' impiego rimane Rino Lo Nigro. All' Istruzione rimane Patrizia Monterosso, che prende in carico anche il settore della Formazione professionale, mentre Pietro Tolomeo resta al Corpo forestale. Ai Trasporti e alle infrastrutture torna Vincenzo Falgares e Marco Salerno rimane al Turismo. Alla guida dell' Esa, in liquidazione va Maurizio Cimino.
ANTONIO FRASCHILLA

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/12/30/lombardo-fa-fuori-la-vecchia-guardia-ecco.html





Lombardo catechizza i burocrati" disponibili="" con="" la="



«DOBBIAMO essere uniti, compatti». Il governatore Raffaele Lombardo nella cena di martedì scorso a Villa Alliata Cardillo con i deputati della maggioranza, i direttori generali e gli assessori ha voluto, come detto da lui stesso, «fare squadra». Lanciando un messaggio chiaro ai superburocrati e ai tecnici della giunta: «Dovete avere come riferimento i 50, 52, o 54 deputati che sostengono il nostro progetto riformatore, e se un onorevole come Beppe Picciolo, chiede chiarimenti occorre darglieli perché è lui che nel territorio sostiene le cause portate avanti dal governo». Insomma, tra un cocktail ai frutti di mare, una polpetta di sarde, un paninetto con la milza e un bicchiere di vino rosso di Sicilia, il governatore ha voluto siglare un patto di fedeltà tra i 30 direttori generali, i 12 assessori e i deputati di Api, Mpa, Udc e soprattutto Pd.
Martedì sera l'ultimo ad arrivare e il primo a prendere la parola nei saloni dorati di Villa Alliata è stato il capogruppo del Pd, Antonello Cracolici, l'unico a non indossare giacca e cravatta: «Mi sono presentato con questo maglioncino - ha spiegato, mentre qualcuno tra i deputati gli dava scherzosamente del "comunista" - per sfatare il significato che si è cercato di attribuire all'evento.
Con il presidente Lombardo prima eravamo "ziti fuori" (fidanzati non ufficialmente, ndr) ora siamo "ziti in casa", e volevo evitare che stasera si celebrasse un matrimonio». Poi Cracolici, dopo aver rimproverato Lillo Speziale che parlottava in disparte, ha chiarito il senso della cena: «Questa serata serve ad augurare buon lavoro a tutti noi». Poi hanno preso la parola Mario Bonomo dell'Api e Francesco Musotto: «Chi me lo doveva dire che stasera dovevo essere qui col "compagno Cracolici", ma le cose della politica sono incredibili», ha detto scherzando il capogruppo dell'Mpa. Il clima era cordiale, in sala c'erano tutti gli assessori, e gran parte dei direttori generali, da Marco Salerno a Vincenzo Falgares, passando per Enzo Emanuele, Rino Giglione, Pietro Tolomeo, Salvatore Taormina o Sergio Gelardi.
Quando Lombardo ha preso la parola è calato il silenzio, l'unico che parlava in sala era Tolomeo, ripreso dallo stesso governatore che poi ha messo in fila gli obiettivi del «fronte riformatore», da una «Finanziaria che sarà lacrime e sangue», al settore dei rifiuti «che dovrà funzionare entro sei mesi», all'abolizione delle Province. «Tutti i direttori e gli assessori devono sapere che all'Ars ci sono 54 deputati che vogliono cambiare la Sicilia e 36 deputati che vogliono tornare al passato». Lombardo fino a oltre mezzanotte si è poi intrattenuto con i deputati, assicurando che «entro 15 giorni saranno nominatii nuovi direttori». Già circolano i primi nomi di volti nuovi, come Giuseppe Arnone, Nino Emanuele, Giovanni Carapezza, sponsorizzati dal Pd, Fabio Marino o Rosa Maria Corsello.
E mentre nel Pd Giovanni Bruno chiede un «referendum sul sostegno a Lombardo», l'opposizione attacca: «Cracolici è l'utile idiota di Lombardo», dice Rudy Maira capogruppo del Pid. «Frasi da bar», replica Cracolici.
Intanto ieri all'Ars si è discusso sulla manovra Finanziaria, con il capogruppo di Forza Sud, Cateno De Luca, che ha denunciato «il taglio del 50 per cento dei fondi dei Comuni»: l'assessore Gaetano Armao, polemicamente, ha abbandonato la commissione Bilancio.
ANTONIO FRASCHILLA
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/10/21/lombardo-catechizza-burocrati.html?ref=search




Assessore tecnico, anzi fisico. Zichichi alla Cultura in Sicilia



Ci siamo. La nuova giunta di governo della Sicilia c'è. Dopo un mese di balletti e di battaglie, Rosario Crocetta ha chiuso la sua squadra. Tanti tecnici e pochi politici. E ai Beni Culturali? Ci mette uno scienziato di 83 anni. Antonino Zichichi: tecnico sì, ma in fatto di atomi e neutrini. E poi spunta anche un nuovo dirigente, a sostituire il contestato Campo. Sergio Gelardi è la vera, bella novità. Lo abbiamo intervistato: le sue prime dichiarazioni a caldo


Antonio Zichichi
Poco meno di trenta giorni fa Rosario Crocetta veniva eletto Governatore della Sicilia. Un’elezione sofferta, con una legge elettorale ambigua, un livello d’astensionismo mostruoso e una maggioranza nemmeno sfiorata. Il tutto per consegnare l’isola a un governo fragile e a un affannoso preludio, ampiamente prefigurato: balletti d’alleanze, incarichi, accordi, tradimenti, coup de theatre. Ed ecco il perché di questi tempi lunghissimi per giungere, intanto, al primo, “semplice” obiettivo: metter su la giunta. Una guerra a colpi di risentimenti e riunioni a porte chiuse, che alla fine ha lasciato in parte scontenta (e sconfitta) la politica, in nome di quel nuovo trend italico chiamato “tecnicismo”. I tecnici al potere: per dribblare trappole e ostacoli, per spargere fumo negli occhi o per fare la rivoluzione? Oltre la politica, illusoriamente: come se fosse questo, davvero, il diktat del buon senso.
Così, tra mille intoppi ed “impirugghi”, finalmente, la giunta sicula di Crocetta arrivò. Fresca fresca di conferenza stampa, annunciata giusto ieri sera. E se è stata confermata la nomina – tormentata e chiacchierata – di Franco Battiato (convintosi tra mille dubbi ad accettare Turismo e Spettacolo, a sua volta convincendo il Presidente che lui ci sta ma a mezzo servizio, a patto di non frequentare politici e d’essere chiamato cantautore, mai e poi mai assessore!), vediamo che succede ai Beni Culturali. In primis la delega l’avevano affibbiata proprio a Battiato, salvo ritrattare un paio di giorni dopo. E i siciliani, fiduciosi, s’erano quasi convinti di veder arrivare un nome forte, autorevole, un giovane super esperto o ancor meglio un super politico, colto, lungimirante e col pugno di ferro. Illusi.

Franco Battiato
Perchè stasera, sul red carpet di Palazzo D’Orleans, spunta (come i cavoli a merenda?) Antonino Zichichi. Proprio lui, il fisico. Ottantatré anni suonati, già presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, popolare divulgatore scientifico, habitué di salotti tv, simpatizzante del Pdl, ex consulente del governatore Totò Cuffaro, fervente cattolico, conservatore, contrario alle tesi evoluzionistiche e tutto impegnato nella conciliazione di teorie religiose e teorie scientifiche. Un po’ l’antitesi di Margherita Hack, progressista, atea e darwiniana. Come dire? Insigne studioso, ci mancherebbe, ma col talento naturale del “personaggio”.
E in ogni caso, non certo un esperto di musei, cinema, teatri e conservazione. E non proprio un giovanotto. Eppure sarà lui a doversi occupare di nuovi modelli di gestione museale, d’arte contemporanea  e internazionalizzazione, di servizi, siti archeologici, partnership con privati, produzione di nuovi format, film commission, marketing culturale, eccetera. Ce lo immaginiamo? Non esattamente.


La strana notizia viene però compensata da un’altra mossa di Crocetta. Che stavolta ci azzecca in pieno. Nel far ruotare una serie di dirigenti, il Governatore  provvede ad allontanare Gesualdo Campo, proprio dai Beni Culturali. Il Direttor Gedo: colui che, per intenderci, aveva condannato per abusivismo edilizio la Fiumara d’Arte di Antionio Presti, colui che aveva boicottato il Museo Riso, fino a condurlo all’attuale avaria, colui che aveva promosso -  illegittimamente, secondo il Consiglio di Giustizia Amministrativa - una discutibile riorganizzazione  del suo dipartimento regionale. Colui che, in materia di beni culturali, aveva contribuito ad avvallare l’incancrenita incultura del dispotismo, della iper-burocratizzazione, dell’interesse personale contro quello del bene comune. Allontanato, col plauso dei più, Campo lascia la poltrona a Sergio Gelardi. Un nome di spessore, uno che ha già dato buone prove in fatto di politiche culturali, attualmente direttore del dipartimento Urbanistica, già capo di gabinetto all’assessorato dei beni culturali (2008-2009), ex presidente di CineSicilia ed ex direttore dell’ufficio piano paesistico: colui che si inventò i piani paesaggistici regionali, ma anche colui che istituì il primo ufficio per l’arte contemporanea della Regione Sicilia, inaugurato col progetto Sensi Contemporanei (in partnerhisp col Ministero delle Finanze, il Ministero Ben Culturali e la Biennale di Venezia).
In una foto di qualche anno fa, da sinistra: Gesualdo Campo, Lino Leanza e Sergio Gelardi – © SiciliaToday
E chi se l’aspettava? Nel tentativo di intercettarlo, in queste ore di concitazione e di silenzio stampa pre-insediamento, Gelardi ci concede qualche frase al volo. Non si sbottona, è cauto, ma è già là che sta scaldando i motori. Tanto serafico e conciliante nell’aspetto, quanto vulcanico nei fatti. Dunque, questa rottura col passato? Ce ne accorgeremo? “Certo che sì. Basta con le oziose nostalgie, col deleterio gioco dell’autoreferenzialità, con la logica dell’insularità come isolamento. E basta con l’overdose di burocrazia: meno caporali e più uomini. Si riparte da qui”. Battagliero lo è stato sempre Gelardi. E lo smalto, in tanti anni di militanza tra i corridoi grigi dei palazzi del potere, pare non averlo perso. Ma che farà, Gelardi, nei famosi primi cento giorni? “Intanto rivitalizziamo il patrimonio, facendo entrare aria ed energia buona, attivandolo. Che significa aprirlo, per esempio, alle scuole e alla imprese”. Finalmente. E c’è da vedere come, s’intende. “Poi, l’urgenza è quella di aggiornare i modelli organizzativi dell’infernale macchina regionale, uniformandola a quelli del resto d’Italia. E infine lavorare nel senso della “progettualità”. Programmare, produrre, progettare. E farlo in grande”. Ovvero? “Piuttosto che tanti rivoli di microprogetti, fatti su misura di piccoli funzionari locali, senza alcuna ricaduta, senza ambizione, senza confronto con l’esterno, pensiamo piuttosto a dei macro obiettivi, puntando al resto d’Italia, all’Europa, al Mediterraneo“. E quando gli chiediamo una nota sull’ormai diffuso ritornello “cultura è sviluppo”, lui risponde così: “La cultura è la cultura, l’economia è l’economia. Ma se c’è un’economia incolta, allora sarà senz’altro una cattiva economia. Penso a un’idea di cultura diffusa, in espansione, che entri nel mondo del lavoro e dell’imprenditoria”. Parla con convinzione, Gelardi. E dice cose che, per la Sicilia almeno, sembrano un miraggio. Centrando alcune questioni salienti e scansando le tipiche banalità del caso (vedi: più mostre per gli artisti siciliani, musei aperti fino a tardi, più fondi, buttare fuori dagli uffici i fannulloni, e via chiacchierando). Fiduciosi? Speranzosi, quantomeno. Nell’attesa di giudicare i fatti.
Sergio Gelardi, 2009 – foto ©Key4biz via Flickr
Ora, che le nomine di Battiato e Zichichi avallino un certo modello, per cui l’assessore è figura debole e di facciata, in favore di dirigenti piazzati dalla politica, protagonisti “organici” nelle retrovie, appare chiaro. E però, se nel caso di Campo la cosa diventava un problema, con Gelardi dietro al tecnico-fisico ci troviamo costretti a dire: meglio così. Follie, iperboli e contraddizioni della solita Sicilia, regina dell’improvvisazione. E improvvisando, si sa, qualche volta capita pure di fare goal. Ad ogni modo, Crocetta, che di guai ed “impirugghi” in questi giorni ne ha ben più d’uno da districare, alla cultura ieri ha fatto un regalo, cercando un’alternativa là dove un problema c’era. E quanto a Zichichi, vabè, poteva andare pure peggio. Con Totò Schillaci all’Agricoltura ePippo Baudo al Bilancio, per esempio. Quando dici la fortuna.
Helga Marsala




http://www.artribune.com/2012/11/assessore-tecnico-anzi-fisico-zichichi-alla-cultura-in-sicilia/



Una cena riservata a Mondello Crocetta e Faraone battezzano l'alleanza con i nuovi moderati

Ieri sera  il presidente della Regione e il luogotenente di Renzi a tavola con dieci deputati: fra gli altri, i Drs di Cardinale e Cimino, Gianni e Venturino. Il governatore tratta coi partiti ma rafforza il pezzo di coalizione a lui più fedele 





Una cena riservata, alle Antiche mura di Mondello. Al tavolo, con Crocetta, in dodici, quanti erano gli apostoli. Tutti i rappresentanti di quella "federazione del centro autonomista" che il presidente ha ispirato, favorito, coccolato, fino a farne il punto di riferimento più caro (e fedele) della sua maggioranza prossima ventura. C'erano i rappresentanti dei Drs di Salvatore Cardinale e il gruppo per la Siciilia, fra cui Michele Cimino, Pippo Gianni, Antonio Venturino. E altri due mister X, pronti a lasciare l'opposizione per aderire alla nuova formazione.



C'era, poi, Davide Faraone, luogotenente dei renziani che, seppur in minoranza all'Ars, continua a costruire quella stampella moderata cara al premier. Insomma, mentre da un lato Crocetta riapre il dialogo con le segreterie regionali di Pd e Udc, di cui poco in realtà si fida, lavora in modo silenzioso alla realizzazione del suo zoccolo duro


COME CAMBIA L'ARS

Gianni, Cimino, Savona  Tutti pazzi per Saro


Martedì 22 Gennaio 2013 - 07:15 




Sia il deputato che ha rotto col Cantiere popolare, sia l'ex capogruppo di Grande Sud sono stati assessori nel primo governo Lombardo, sorretto dall'intero centrodestra. Oggi sono pronti ad appoggiare la maggioranza di Crocetta, insieme a Savona, Tamajo, Lantieri...

PALERMO - “Grande Sud? Forse basterà cambiare l'etichetta”. Così, qualche giorno fa, Riccardo Savona descriveva i possibili scenari di Sala d'Ercole, dopo la fuoriuscita sua, di Michele Cimino ed Edy Tamajo dal gruppo dei miccicheiani. “L'Mpa nuovamente vicino al centrodestra? Credo che sia uno scenario assolutamente credibile”. Queste, le parole di Raffaele Lombardo, a corollario del suo annuncio di tornare in campo, candidato per il Senato.

Insomma, ancor prima dell'elezione di un nuovo governo nazionale, di un nuovo Parlamento dalle maggioranze “differenziate” a causa di una legge che non piace a nessuno ma che nessuno vuole cambiare, i primi effetti delle elezioni politiche sono rintracciabili già a Palazzo dei Normanni. Dove accadono, in sintesi, due fatti chiari: Rosario Crocetta estende la propria maggioranza. Anzi, sarebbe meglio dire che il suo governo, per la prima volta, potrà contare più o meno ufficialmente su un numero di deputati superiori alla metà del Parlamento: 46, per l'esattezza. Ma l'altro fatto, meno “solido” di quello numerico, è la scomparsa di quella terra di mezzo costituita dai gruppi autonomisti e meridionalisti, che avevano difeso, fino a pochi giorni fa la propria natura da “terzo polo”, e la coagulazione, in realtà, di due poli finalmente contrapposti (escluso il ruolo dei grillini, che guardano con simpatia a Crocetta, ma si guardano bene da palesare questo sostegno).

Insomma, è in corso una danza, all'Ars, scandita dai tempi battuti dalla campagna elettorale per Montecitorio. Un balletto che riavvicina il Partito dei siciliani e Grande Sud, ai più cari “nemici” del Pdl e del Cantiere popolare. E pazienza se qualcuno parlerà di “gattopardismo”: la “nuova minoranza”, almeno in apparenza, ha le forme e i colori (se si esclude l'Udc) di quella coalizione che sostenne, esattamente cinque anni fa, l'elezione a presidente di Raffaele Lombardo. Ed è quasi un finale a sorpresa ampiamente atteso, quello che vede proprio l'ex governatore “chiudere il cerchio”. Comporre la frattura.

Ma quella ricomposizione, come detto, è solo di facciata. Perché al di sotto delle sigle e dei frontman (sempre loro: Lombardo, Romano, Micciché, Alfano-Schifani), cambia tutto. E per rendersi conto del piccolo terremoto, basta ricordare un dato. La prima giunta del governo Lombardo, quella completamente di centrodestra, annoverava, tra gli assessori, Michele Cimino al Bilancio, Pippo Gianni all'Industria e Titti Bufardeci alla Cooperazione. Ecco, i tre in questi giorni, hanno annunciato, di fatto, il proprio passaggio a liste moderate comprese, comunque, nell'orizzonte del centrosinistra. Anzi. Pippo Gianni (che transita nel Centro democratico di Tabacci) e Michele Cimino andranno quasi certamente a rimpolpare la pattuglia di deputati dell'Ars a sostegno di Crocetta. Con loro, come detto, Riccardo Savona, ma anche Edy Tamajo che ha addirittura aderito al Megafono. A questi potrebbe aggiungersi l'altra miccicheiana “scontenta”, Luisa Lantieri.

Così, la maggioranza che, da domani, sosterrà il governo Crocetta, quello della “discontinuità” col passato, finirà per poggiare anche sull'appoggio di esponenti di spicco di quel passato. Il passato che fa capo a Lombardo, certo, ma anche al predecessore Totò Cuffaro, che benedì, per poi “rompere” successivamente, l'investitura del politico di Grammichele e la nascita di quel governo.

E rieccoci quindi alla frase di Savona: “Forse basterà cambiare l'etichetta” diceva qualche giorno fa. Per ribadire oggi a Live Sicilia l'imminente nascita, all'Ars, di un gruppo di moderati a sostegno di Crocetta: “Sarà composto da almeno sei-sette deputati”. Così, oltre a Savona e Gianni, probabile anche l'approdo proprio di Cimino e Lantieri. Un riposizionamento che potrebbe preludere anche a un successivo rimpasto al governo.

Intanto, oltre alle collocazioni tra gli scranni di Sala d'Ercole, le Politiche potrebbero finire per portare anche qualche volto nuovo all'Ars. Tre deputati regionali, infatti, ricoprono posizioni che potrebbero consentire una loro elezione al parlamento nazionale. Si tratta di Toto Cordaro, innanzitutto, capolista al Senato, di Paolo Ruggirello, secondo nella lista del Mir dietro a Giampiero Samorì (e quindi, di fatto, capolista anche lui) alla Camera e Salvino Caputo dietro solo al fondatore del partito Crosetto, nella lista di Fratelli d'Italia per il Senato. Per il Cantiere popolare, “freme” Marianna Caronia. È lei, infatti, la prima dei non eletti a Palermo. E nel caso di elezione di Cordaro, sarebbe lei a tornare all'Ars. E alle spalle di Cordaro, nella lista del Senato, ecco un altro deputato regionale: Roberto Clemente. Anche lui eletto a Palermo. I due, però, potrebbero anche decidere di optare per il parlamento siciliano. In quel caso, ecco pronti Rudy Maira e Innocenzo Leontini. In caso di elezione di Paolo Ruggirello, invece, candidato con la lista “Nello Musumeci Presidente” alla Regionali, approderebbe all'Ars il primo dei non eletti a Trapani: si tratta del trentenne ericino Francesco Salone (2.219 preferenze per lui). Se invece Caputo approdasse al Senato, porte aperte all'Ars per il consigliere comunale Giuseppe Milazzo. Ma questi fatti si realizzeranno, semmai, solo dopo il voto.

Le elezioni politiche, però, hanno già prodotto i primi effetti. Consegnando una maggioranza nuova e più forte al governo Crocetta. Fatta di volti che hanno segnato un passato rispetto al quale il governatore ha sempre preso le distanze. E che potrebbero finire per creare qualche “mal di pancia alla base”. Nonostante il passato, insegnano persino le vecchie canzoni, sia fatto proprio per essere “scordato”



Indagato l'ex assessore Cimino
manette al sindaco di Castrofilippo 

Il pentito Di Gati: "Mazzette ai politici". Fondi regionali per favorire le aziende dei boss. La difesa: "È falso chiariremo tutto" 

di SALVO PALAZZOLO 
Un tempo, Maurizio Di Gati era il capo della potente provincia agrigentina di Cosa nostra. Oggi, è il pentito che sta alzando il velo sui rapporti fra mafia e politica. Le sue dichiarazioni ai magistrati della Dda di Palermo hanno portato in carcere la notte scorsa il sindaco di Castrofilippo, il ragioniere Salvatore Ippolito, 55 anni, eletto al secondo mandato nelle liste del Pdl. È finito in carcere assieme a quattro mafiosi di rango della sua cittadina, Antonino Bartolotta, i due omonimi Angelo Alaimo (classe '47 e '57) e Giuseppe Arnone. Come loro, il primo cittadino è accusato di associazione mafiosa: il procuratore aggiunto Vittorio Teresi e i sostituti Fernando Asaro, Sara Micucci ed Emanuele Ravaglioli gli contestano di essere stato "a disposizione", soprattutto per aver assegnato lavori e appalti a imprese gestite dai padrini. 



L'ordinanza eseguita ieri dalla squadra mobile di Agrigento sarebbe solo la punta di un iceberg. Le dichiarazioni di Maurizio Di Gati chiamano infatti in causa anche Michele Cimino, il deputato regionale del Pdl che fino a qualche giorno fa era assessore al Bilancio e vice presidente della giunta Lombardo. Cimino è finito nel registro degli indagati della Procura di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa. Di Gati sostiene che il sindaco e il deputato regionale si sarebbero spesi per pilotare alcuni finanziamenti destinati alla costruzione di un centro artigianale nella zona industriale di Castrofilippo. A Ippolito sarebbe arrivata una mazzetta da 80 mila euro, "e in più 


c'era la parcella che toccava all'onorevole", dice Di Gati. 


"Era il 2002, 2003 - spiega l'ex padrino di Cosa nostra - il finanziamento per la zona industriale l'ha fatto arrivare tramite accordi politici l'onorevole Cimino". Nel provvedimento che ha portato in carcere Ippolito i magistrati hanno depositato un lungo verbale del pentito che adesso fa tremare i palazzi della politica, e non solo quelli della provincia di Agrigento. Di Gati parla di un vero e proprio sistema che sarebbe ruotato attorno a Cimino. "Faceva arrivare i finanziamenti - così è messo a verbale - gli si paga una tangente su chi vince il lavoro". Il pentito fa un paragone: "Come faceva Lo Giudice, che pilotava i finanziamenti dove aveva persone vicine a lui. Cimino - è l'accusa di Maurizio Di Gati - faceva arrivare i finanziamenti sapendo che il sindaco poi favorisce le imprese che lui gli dice di far vincere". 

Cimino, che fu assessore alla Cooperazione fra il 2001 e il 2004, replica: "Ho fatto della legalità e della lotta alla mafia il mio modus operandi, sono veramente meravigliato che un sedicente collaboratore di giustizia possa parlare di me". L'ex vice presidente della Regione tiene a ribadire che "i finanziamenti per le opere vengono erogati secondo delle procedure ben precise". Su Ippolito, taglia corto: "Non si riconosce e non si è mai riconosciuto nelle mie posizioni".


(23 settembre 2010)  


Mafia, il gip respinge l'archiviazione
per Michele Cimino, appena rieletto all'Ars

La Procura aveva chiesto l'archiviazione nell'aprile 2011. Insieme al deputato di Grande Sud sono indagati il padre Gianni Cimino e il segretario Giovanni Galizia. La prossima settimana l'udienza con le parti davanti al giudice



Mafia, il gip respinge l'archiviazione per Michele Cimino, appena rieletto all'Ars

E' stato appena rieletto all'Assemblea regionale siciliana e ora ha sulla testa la spada di Damocle di quell'inchiesta per concorso esterno in associazione mafiosa che la Procura di Palermo aveva chiesto di archiviare e per la quale invece il gip Maria Pino ha chiesto nuovi approfondimenti.

Michele Cimino, 44 anni, ex assessore al Bilancio ed ex vicepresidente della Regione Siciliana per il Pdl, appena rieletto all'Ars nelle liste di Grande Sud,dovrà comparire la prossima settimana davanti al gip che ha convocato le parti. Indagati con lui sono il padre Gianni Cimino e il segretario Giovanni Galizia.
La richiesta di archiviazione era stata presentata dal pm Fernando Asaro nell'aprile 2011: ora a sostenere le ragioni della Procura dovrà andare un altro magistrato, perché nel frattempo Asaro è stato trasferito alla Procura generale di Caltanissetta. Secondo i legali degli indagati, gli avvocati Nino Caleca e Grazia Volo, si tratta solo di un "passaggio tecnico", perché il giudice cioè potrebbe avere necessità di un'integrazione del materiale che le è stato messo a disposizione o di ascoltare le ragioni della Dda. Cimino era finito sotto inchiesta nel settembre 2010, qualche giorno dopo essere uscito dal governo Lombardo.
L'indagine era stata denominata "Family" e aveva riguardato l'allora sindaco di un paese dell'Agrigentino, Castrofilippo, Salvatore Ippolito, arrestato per mafia assieme ad altre quattro persone. Cimino era stato indicato come deputato che aveva ottenuto voti in cambio

di soldi dalle cosche, su richiesta del padre Gianni, e "a disposizione" per affari, appalti, finanziamenti. Il pm Asaro aveva concluso però che gli impegni dell'uomo politico in favore della mafia "devono essere caratterizzati da serietà e concretezza e non avere carattere generale": non era certo tra l'altro che Cimino jr fosse consapevole degli impegni assunti dal padre, nè era emersa la prova che i voti fossero stati pagati.

8 NOVEMBRE 2012 




Girella emerito di molto merito


Il titolo dell'articolo che state leggendo è l'inizio d'una poesia di Giuseppe Giusti, "Il brindisi di Girella", dedicato dall'autore - pensate un po' - a Talleyrand, una delle teste più fini e più ipocrite della diplomazia europea ai tempi di Napoleone. Vale la pena di leggerla tutta, quella poesia, perché descrive argutamente e crudelmente i vizi della politica di tutti i tempi e di tutti i Paesi, in particolare dell'Italia della sua epoca (gli anni Trenta dell'Ottocento) ed anche e più che mai dell'Italia di oggi. Si attaglia a molti dei leader attuali, da Berlusconi a Grillo, a Renzi e a molti "rottamati" e a loro volta rottamatori.



Ne cito alcuni versi che rendono con particolare efficacia lo spirito di tutto il componimento:

"Barcamenandomi / tra il vecchio e il nuovo, / buscai da vivere / di farmi il covo. / La gente ferma, / piena di scrupoli, / non sa coll'anima / giocar di scherma, / non ha pietanza / dalla Finanza. / Io, nelle scosse / delle sommosse / tenni per àncora / d'ogni burrasca / da dieci o dodici / coccarde in tasca. / Quando tornò / lo statu quo, / feci baldorie, / staccai cavalli, / mutai le statue / sui piedistalli. / E adagio adagio / tra l'onde e i vortici / su queste tavole / del gran naufragio / gridando evviva / chiappai la riva. / Viva Arlecchini / e burattini / evviva guelfi / e giacobini / viva gli inchini / viva le maschere / d'ogni paese / evviva il gergo / e chi l'intese".



Giusti amò la patria in tempi in cui l'Italia era ancora serva dell'Austria e di signorie austriacanti. Lottò per l'indipendenza e la libertà, conobbe Mazzini, fu amico di d'Azeglio e di Gino Capponi.


Fu uno spirito ribelle e un grande poeta satirico non solo della politica ma anche del costume. Morì di tubercolosi a 41 anni. Ce ne fossero ancora di persone come lui.

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In queste settimane, che sono già di campagna elettorale per le Europee del 25 maggio, i temi dominanti sono due: la politica economica e la riforma costituzionale del Senato. Cominciamo dal primo. 

Federico Fubini su Repubblica dell'8 aprile ha già esaminato la manovra del governo e le coperture, rilevandone alcuni aspetti positivi ed altri ancora alquanto dubitabili, specialmente per quanto riguarda le coperture che dovranno finanziare le spese previste. Nel frattempo nuove notizie si sono aggiunte a quelle allora disponibili e un approfondimento è necessario.

Anzitutto c'era la scelta del come destinare il taglio del cuneo fiscale: se diminuire l'Irap sulle imprese o invece diminuire l'Irpef sui lavoratori dipendenti che abbiano un reddito minore di 25mila euro annui lordi.

Molti osservatori "neutrali" e cioè non influenzati dagli interessi della Confindustria, ritengono che lo sgravio dell'Irap avrebbe prodotto un effetto anticiclico nettamente superiore a quello d'uno sgravio dell'Irpef. Personalmente sono dello stesso parere, ma è evidente che il bonus nella busta paga dei lavoratori dipendenti era più efficace dal punto di vista elettorale. Purtroppo gran parte degli 80 euro di bonus mensile sarà compensata dagli aumenti dell'imposta sulla casa e dalla maggiorazione delle imposte comunali consentita dal governo. Ma i vantaggi politico-elettorali restano e Renzi fa bene a perseguirli perché i risultati delle elezioni europee avranno conseguenze decisive sui partiti e sul prestigio del vincitore non solo in Italia ma anche in Europa.

Purtroppo però le coperture non sembrano affatto solide. I 6-7 miliardi di euro che diventeranno 10 nel 2015, destinati al bonus in busta paga dovrebbero essere coperti per 3 miliardi da tagli della "spending review", per 1 miliardo dall'imposta sulle banche e per 2,6 miliardi dall'Iva proveniente dai pagamenti dei debiti alle aziende creditrici. 

Tuttavia l'imposta sulle banche è "una tantum" e quindi non si rinnova nel 2015; il taglio della "spending" non si sa ancora su quale capitolo sarà effettuato ed è quindi possibile che anche quello avvenga su una partita che si esaurisce a taglio effettuato senza rinnovarsi nell'anno successivo. Infine l'Iva riguarda pagamenti che saranno effettuati alla fine di quest'anno e sarà disponibile soltanto nel 2015; usarla a partire dal prossimo maggio significa anticiparla a carico del fabbisogno aumentando ulteriormente il rapporto del debito sovrano con il Pil. Ma non solo questo: il gettito dell'Iva pagato dalle aziende che riescono a incassare finalmente i loro crediti pregressi dall'amministrazione pubblica dovrebbe in pura teoria esser prodotta dalla liquidazione di debiti tra i 20 e i 30 miliardi; la mancata certificazione dei crediti ridurrà però con molta probabilità il monte dei pagamenti ad una cifra estremamente più bassa, non superiore secondo le previsioni ai 7 miliardi e forse meno. Una cifra di quest'ammontare è ben lontana dal produrre un'Iva come quella necessaria per finanziare il taglio del cuneo fiscale.

Tutte queste considerazioni arrivano alla conclusione che la copertura è insufficiente e comunque in contrasto con le regole europee che escludono l'"una tantum" se si tratta di finanziare spese destinate a riprodursi negli anni successivi. È vero che alcuni membri della Commissione europea hanno dato il loro consenso agli annunci di riforme strutturali per la crescita, ma si tratta di annunci e non sappiamo quale sarà il giudizio definitivo dell'Ecofin quando l'insieme della manovra sarà finalmente tradotto in articoli di legge. Dovrebbe avvenire martedì prossimo. Vedremo, sperando che si avverino i versi del "Brindisi di Girella": "Viva arlecchini / e burattini / viva i quattrini! / Viva le maschere / d'ogni paese, / le imposizioni e l'ultimo del mese". 

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La riforma del Senato: argomento quanto mai arduo perché non riguarda la contingenza politica ma l'architettura costituzionale, che è tutt'altra cosa.

Desidero anzitutto prendere atto di quanto nei giorni scorsi hanno dichiarato ed anche scritto sul nostro giornale Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky. Gli era stata attribuita da varie parti politiche e giornalistiche ed anche da me una posizione di rifiuto ad ogni riforma costituzionale che riguardasse il Senato. Non è così, abbiamo capito e riferito male. La loro posizione è disponibile a rivedere le competenze del Senato e in particolare a concentrare sulla sola Camera dei deputati il potere di dare o negare la fiducia al governo e di votare la legge sul bilancio dello Stato. Per quanto mi riguarda mi scuso dell'errore compiuto e sono lieto che anche personalità del loro spicco giuridico siano favorevoli a metter fine all'evidente imperfezione del bicameralismo perfetto del quale il nostro Paese è afflitto da quando fu votata la Costituzione nel 1947.

Mi trovo anche d'accordo (l'ho già scritto domenica scorsa) sul fatto che i senatori debbano essere eletti con apposita legge e in numero minore di quello attuale. Se così non fosse e il Senato fosse composto soltanto da governatori e consiglieri regionali nonché sindaci e consiglieri comunali con una sorta di elezione di secondo grado, la conseguenza sarebbe che l'opposizione del Movimento 5Stelle verrebbe completamente tagliata fuori ed anche Forza Italia, Sel, Centro democratico e Nuovo centrodestra sarebbero talvolta assenti o presenti in modesta misura, mentre il Pd farebbe il pieno. 

Non citerò altri passi del Girella, ma questo modo di procedere è del tutto inaccettabile e stupisce che i "berluscones" non siano unanimi del respingerlo. Se così sarà evidentemente Berlusconi avrebbe ottenuto da Renzi delle contropartite personali alla faccia degli interessi (in questo caso legittimi) del suo partito.

Il mio parere sulle competenze del Senato l'ho già manifestato domenica scorsa: in una fase in cui i poteri dell'esecutivo dovranno aumentare per mettersi al passo con l'emergere dell'economia globale e della concorrenza tra Stati di dimensioni continentali, i poteri di controllo del potere legislativo e in particolare del Senato che non vota la fiducia, non possono e non debbono diminuire, anzi debbono essere accresciuti. Si rafforza il potere esecutivo e al tempo stesso deve rafforzarsi il potere di controllo che non può esser affidato a senatori eletti in secondo grado ma direttamente dal popolo sovrano.

Aggiungo che la conferenza Stato-Regioni e quella Stato-Comuni costituiscono già la sede più idonea per affrontare e risolvere le questioni del governo del territorio e i rispettivi poteri che lo esercitano. Naturalmente anche il Senato può e deve occuparsi delle autonomie assegnate agli enti locali ma questa importante funzione non è la sola e forse neppure la principale nel ruolo complessivo della Camera Alta. 

I problemi inerenti alla riforma del Senato non tollerano di essere blindati. Quando si mette in discussione l'architettura costituzionale anche la disciplina di partito cede il posto alla libertà dal vincolo di mandato tutelata dalla Costituzione specie quando si affrontano argomenti di questa natura.

C'è un ultimo tema: riguarda i guai con la giustizia dei sodali Dell'Utri e Berlusconi, che fondarono insieme Forza Italia, e chissà quali segreti custodiscono sull'atto di nascita di quel partito. Il primo è stato arrestato, latitante, in un albergo di Beirut - in passato rifugio dorato di tanti fuggiaschi eccellenti - e ci auguriamo che venga presto consegnato alla giustizia italiana. Il secondo sta aspettando di conoscere la pena sulla base della sentenza che nel 2013 l'ha condannato a 4 anni, tre dei quali coperti da indulto, e l'ultimo ridotto a 10 mesi e mezzo.

Il giudice di sorveglianza della Corte d'appello di Milano ha preannunciato che emetterà la sua ordinanza entro martedì prossimo ma il Procuratore generale che rappresenta la pubblica accusa si è già allineato alle richieste degli avvocati difensori e cioè l'affidamento ai servizi sociali. Sembra molto improbabile che il giudice si discosti dalle richieste della pubblica accusa. 

La soluzione sarebbe questa: la pena si ridurrà a quattro ore settimanali di lavoro sociale (si vedrà quale), dopo di che il "condannato" sarà pienamente libero di muoversi purché non esca dalla regione nella quale avrà fissato la sua residenza e rincasi entro le ore 23. Potrà muoversi liberamente, andare in televisione, comiziare come vuole e dove vuole (nella suddetta regione). Di fatto parteciperà alla campagna elettorale con il solo divieto a candidarsi lui stesso. Un padre della patria, come di fatto è stato riconosciuto dal Pd, non poteva ottenere di meno, non è vero? E un trattamento del genere sarebbe concesso ad un qualunque cittadino ritenuto colpevole di frode fiscale nei confronti dello Stato con condanna definitiva? O c'è in questo caso una discriminazione che potrebbe in futuro essere invocata da chiunque in nome dell'eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge? 

"Viva Arlecchini / e burattini / e giacobini / viva le maschere / d'ogni paese". 





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