L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























martedì 1 aprile 2014

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 13 marzo 2014 Nomina della commissione straordinaria per la provvisoria gestione del comune di Montelepre.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
 
  Considerato che nel  comune  di  Montelepre  (Palermo)  gli  organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative  del 6 e 7 giugno 2009; 
  Visto il  decreto,  in  data  12  luglio  2013,  con  il  quale  il presidente  della  Regione  siciliana,   ai   sensi   delle   vigenti disposizioni regionali, ha nominato un commissario straordinario  per la  gestione  dell'ente,  in  sostituzione  e  con  le  funzioni  del consiglio comunale, del sindaco e della giunta municipale; 
  Considerato che dall'esito di approfonditi accertamenti sono emerse forme di ingerenza della criminalita' organizzata, che hanno  esposto l'amministrazione a pressanti condizionamenti, compromettendo il buon andamento e l'imparzialita' dell'attivita' comunale; 
  Rilevato,   altresi',   che   la   permeabilita'    dell'ente    ai condizionamenti esterni della criminalita'  organizzata  ha  arrecato grave  pregiudizio  per  gli  interessi  della  collettivita'  e   ha determinato la perdita di credibilita' dell'istituzione locale; 
  Ritenuto che, al fine di porre rimedio  alla  situazione  di  grave inquinamento e deterioramento dell'amministrazione comunale, si rende necessario far luogo  allo  scioglimento  del  consiglio  comunale  e
 
 disporre  il  conseguente  commissariamento  dell'ente  locale,   per rimuovere tempestivamente gli effetti pregiudizievoli per l'interesse pubblico e per assicurare il risanamento dell'ente locale; 
  Visto l'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267; 
  Ritenuto, inoltre, di  dare  adeguata  informazione  al  presidente della Regione siciliana; 
  Vista la proposta del Ministro dell'interno, la  cui  relazione  e' allegata al presente decreto e ne costituisce parte integrante; 
  Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri,  adottata  nella riunione del 12 marzo 2014, alla quale e' stato debitamente  invitato il presidente della regione siciliana; 
 
                              Decreta: 
 
                               Art. 1 
 
  La gestione del comune di Montelepre (Palermo) e' affidata, per  la durata di diciotto mesi, alla commissione straordinaria composta da: 
  dott. Ignazio Portelli, prefetto; 
  dott.ssa Concetta Caruso, viceprefetto; 
  dott. Vito Maurizio La Rocca, funzionario economico finanziario. 

Art. 2 
 
  La commissione straordinaria per la  gestione  dell'ente  esercita, fino all'insediamento degli organi ordinari  a  norma  di  legge,  le attribuzioni spettanti al  consiglio  comunale,  alla  giunta  ed  al sindaco, nonche' ogni altro potere ed incarico connesso alle medesime cariche. 
    Dato a Roma, addi' 13 marzo 2014 
 
                             NAPOLITANO 
 
 
                         Renzi, Presidente del Consiglio dei ministri 
 
Al Presidente della Repubblica


    Il comune di Montelepre (Palermo), i  cui  organi  elettivi  sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del 6 e  7  giugno 2009,  presenta  forme  d'ingerenza  da  parte   della   criminalita' organizzata,   che   compromettono   la   libera   determinazione   e l'imparzialita' dell'amministrazione, nonche' il buon andamento ed il funzionamento  dei  servizi,  con  grave  pregiudizio  per  lo  stato dell'ordine e della sicurezza pubblica.

    In  esito  ad  un  attento  monitoraggio  svolto  nei   confronti dell'ente e ad una complessa attivita' d'indagine,  che  ha  portato, nell'aprile 2013, all'esecuzione di trentasette ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettante persone indagate, a vario titolo, per associazione  di  stampo  mafioso  ed  altro,  sono emersi  elementi  su  possibili  infiltrazioni   della   criminalita' organizzata  nell'amministrazione  comunale,  che  hanno  indotto  il prefetto di Palermo, con decreto  del  20  agosto  2013,  a  disporre l'accesso presso il comune,  ai  sensi  dell'art.  1,  comma  4,  del decreto-legge 6 settembre 1982, n. 629,  convertito  dalla  legge  12 ottobre 1982, n. 726, per gli accertamenti di rito.

    Successivamente, la maggioranza dei consiglieri  comunali  ed  il primo cittadino hanno rassegnato le proprie dimissioni e con  decreto del presidente della Regione siciliana, in data 12  luglio  2013,  e' stato  nominato  un  commissario  straordinario   per   la   gestione dell'ente, in sostituzione e con le funzioni del consiglio  comunale, del  sindaco  e  della  giunta  municipale,   fino   alla   data   di effettuazione del previsto rinnovo, con  le  elezioni  congiunte  del sindaco  e  del  consiglio  comunale,  da  tenersi  nel  primo  turno elettorale utile.

    Al termine delle indagini effettuate, la  commissione  incaricata dell'accesso ha depositato le proprie conclusioni,  alla  luce  delle
quali il prefetto, sentito il comitato provinciale per l'ordine e  la sicurezza   pubblica,   integrato   con   la    partecipazione    del rappresentante della Procura della  Repubblica  -  D.D.A.  presso  il tribunale di Palermo, ha redatto  l'allegata  relazione  in  data  13 dicembre  2013,  che  costituisce  parte  integrante  della  presente proposta, in cui si da' atto della sussistenza di concreti, univoci e rilevanti  elementi  su  collegamenti  diretti  e   indiretti   degli amministratori locali con la criminalita' organizzata e su  forme  di condizionamento degli stessi, riscontrando, pertanto,  i  presupposti per lo scioglimento del consiglio comunale, ai  sensi  dell'art.  143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.

    L'inchiesta giudiziaria ha messo in luce il progetto  riguardante un vasto piano di  riorganizzazione  territoriale  di  «Cosa  Nostra» relativamente ai mandamenti di San Giuseppe Jato e Partinico, nel cui ambito rientra la consorteria radicata a Montelepre.

    Tra i destinatari delle misure cautelaci vi  era  anche  l'allora sindaco dell'ente, ritenuto responsabile dei reati di  concussione  e di estorsione aggravata e continuata, quest'ultima in concorso con un elemento di spicco del clan locale. Successivamente, il  giudice  per le indagini preliminari presso il tribunale di Palermo ha escluso  la sussistenza del  reato  di  estorsione  ed  ha  mantenuto  quello  di concussione, evidenziando, tuttavia, nel suo provvedimento  come,  in ogni modo, si sia realizzato un  contatto  tra  l'allora  sindacodi Montelepre  ed  il  citato  capo  cosca,  al  fine   di   interferire nell'ulteriore pagamento di denaro da parte dell'imprenditore vittima dell'estorsione medesima, che aveva gia' elargito una somma di denaro per l'esecuzione di alcuni lavori affidati dall'ente.

    Il successivo corso delle  indagini  ha  portato  all'arresto  di sette  indagati,  ritenuti  organici   o   contigui   alla   malavita organizzata, tra i quali un dipendente comunale,  accusato  di  avere concorso nei reati di estorsione e concussione in parola, parente del predetto soggetto controindicato.

    La commissione d'indagine sottolinea la posizione  di  preminenza assunta dal sodalizio di Montelepre in  seno  a  «Cosa  Nostra».  E', inoltre, evidenziata la peculiare ubicazione geografica  del  comune, sito in  una  zona  collinare  da  tempo  luogo  di  elezione  per  i
latitanti, nonche' al  confine  tra  le  province  di  Palermo  e  di Trapani, che costituiscono centri nevralgici  per  i  traffici  della criminalita' organizzata di stampo mafioso.

    Viene,  altresi',  rimarcata  la  sostanziale  continuita'  degli organi eletti  nel  2009  con  la  precedente  amministrazione.  L'ex sindaco era al secondo mandato consecutivo e ben  dieci  consiglieri, nonche' il vice sindaco e quattro assessori avevano rivestito cariche consiliari o assessorili all'interno della compagine eletta il  12  e 13 giugno 2004.

    Gli accertamenti espletati hanno messo  in  luce  i  rapporti  di parentela  e  di  affinita',  nonche'  le  frequentazioni  di  alcuni amministratori e  dipendenti  con  i  componenti  dell'organizzazione localmente egemone o con soggetti ad essa collegati.

    Tra l'altro, un assessore e' affine di  un  importante  esponente della consorteria  mafiosa  radicata  nel  territorio  di  un  comune confinante con Montelepre.  Parimenti,  un  consigliere  comunale  e' affine di un collaboratore di giustizia, che annovera  precedenti  di polizia  anche  per  mafia.  Un  esponente  di  spicco  della  locale criminalita' organizzata e' padrino di battesimo  del  figlio  di  un altro  consigliere  comunale,  il  quale  anch'egli  ha  rapporti  di affinita' con persone controindicate.

    Per  quanto  riguarda  le  frequentazioni  ed  i  pregiudizievoli contatti, assume valore emblematico un'occasione conviviale, svoltasi presso  un  ristorante  della  zona,  alla  quale  hanno  partecipato esponenti  della  precedente  compagine  di  governo  dell'ente,  poi rieletti   o   confermati,   dipendenti    comunali,    imprenditori, professionisti ed elementi contigui ad ambienti malavitosi.

    Al riguardo, merita, altresi', evidenziare che ad un  consigliere
comunale e' stato negato il porto d'armi per uso  sportivo,  a  causa
della frequentazione di soggetti controindicati anche  per  fatti  di
mafia e, per lo stesso motivo, gli e' stato  imposto  il  divieto  di
detenzione di armi e munizioni.

    Anche nei confronti di alcuni esponenti dell'apparato burocratico dell'ente e' stata rilevata una fitta rete di parentele, affinita'  e frequentazioni con elementi delle locali consorterie. In  tal  senso, particolarmente significativa e' la  posizione  del  gia'  menzionato dipendente comunale, arrestato nell'ambito dell'inchiesta giudiziaria sopra citata, parente  ed  affine  di  due  importanti  membri  della «famiglia» mafiosa di Montelepre, entrambi  coinvolti  nell'inchiesta suindicata. Con provvedimento del commissario straordinario regionale

il dipendente in parola e' stato sospeso d'ufficio dal servizio,  con
decorrenza immediata.

    Da un punto di vista generale, la conduzione dell'ente  e'  stata connotata dall'assenza di controlli da parte degli amministratori, da
diffuse irregolarita' e dalla mancanza di qualsivoglia  attivita'  di programmazione e pianificazione, condizioni queste idonee a veicolare
l'infiltrazione malavitosa.

    Nello specifico, l'attivita' d'indagine  ha  preso  in  esame  la documentazione emanata dall'ente, relativa ai settori  piu'  delicati dell'amministrazione,  evidenziando  le  principali   criticita'   ed illegittimita'.

    Per   quanto   concerne   il   settore   dei   lavori   pubblici, tradizionalmente oggetto degli appetiti delle associazioni  criminali
per  i  sottesi   interessi   economici,   sono   state   riscontrate irregolarita' nella composizione delle commissioni di gara. Sul piano delle cautele antimafia, il comune non ha aderito  al  protocollo  di legalita' «Carlo Alberto Dalla Chiesa», stipulato il 12 luglio 2005 e finalizzato a prevenire i tentativi di condizionamento mafioso  negli appalti. Inoltre, gli organi  di  governo  dell'ente  non  hanno  mai emanato alcun atto di indirizzo ai dirigenti, al fine  di  assicurare l'esatto adempimento della circolare 31 gennaio 2006, n. 593, con  la quale il competente assessorato regionale ha reso obbligatorio per  i comuni l'uso  delle  clausole  previste  nel  richiamato  protocollo.
Invero, anche se l'ufficio  tecnico  ha  generalmente  provveduto  ad inserire le clausole del protocollo nei bandi e nei  disciplinari  di gara, tale inserimento si e' rivelato puramente  formale,  in  quanto non ha impedito che taluni  lavori  e  servizi  fossero  affidati  ad imprese controindicate, spesso per il tramite di subaffidamenti,  sui quali l'ente non ha esercitato i dovuti controlli.

    In tal senso, una vicenda sintomatica di indebite  cointeressenze e'  quella  inerente   ad   alcuni   lavori   di   urbanizzazione   e riqualificazione urbana, aggiudicati ad una societa', i cui  titolari presentavano  precedenti  penali  e  nei  confronti  della  quale  la prefettura di Palermo aveva emesso un  provvedimento  di  diniego  al rilascio della certificazione antimafia, ai sensi  dell'art.  10  del decreto del Presidente della Repubblica 3 giugno  1998,  n.  252,  in ragione   dei   rapporti   di   frequentazione,   collaborazione    e cointeressenza dei titolari medesimi con la criminalita' organizzata.

    La societa' aggiudicataria ha poi ceduto il ramo d'azienda avente ad oggetto l'attivita' di edilizia pubblica e privata, ivi compresi i lavori in questione,  ad  un'altra  impresa,  il  cui  rappresentante legale  e'  il  coniuge  di  uno  dei  soci  della  stessa   societa' aggiudicataria  ed  alle  cui  dipendenze  hanno  lavorato   soggetti controindicati.

    Diverse  irregolarita'   sono   state   riscontrate   anche   con riferimento all'affidamento dell'incarico di progettazione dei lavori di realizzazione di un impianto fotovoltaico integrato a servizio  di alcuni uffici comunali. In adesione  ad  un  bando  di  finanziamento emesso dal competente assessorato regionale, il comune ha avviato  la procedura selettiva, invitando a partecipare  cinque  professionisti, scelti senza alcun riferimento ai criteri di cui all'art.  57,  comma 6, del decreto legislativo 12 aprile 2006,  n.  163,  che  impone  il rispetto  dei  principi  di  trasparenza,  concorrenza  e  rotazione.
Successivamente, la giunta, ritenendo  non  conveniente  la  proposta avanzata dal professionista  prescelto,  ha  annullato  la  procedura selettiva ed il sindaco ha stabilito di nominare un  altro  soggetto, omettendo  di  indire  una  nuova  procedura  ad  evidenza  pubblica.
Inoltre,  il  disciplinare  per  il  conferimento  dell'incarico   di progettazione definitiva e di direzione dei lavori e'  stato  firmato dal sindaco, anziche' dal dirigente del settore lavori pubblici.

    In esito agli accertamenti svolti, la commissione  d'indagine  ha rilevato che nel corso del 2011 diversi lavori sono  stati  affidati, in maniera sistematica e quasi paritetica, a due imprese, che in piu' occasioni sono state le uniche a presentare un'offerta. I  lavori  in parola sono stati affidati alle imprese citate, pur  in  presenza  di irregolarita' nella documentazione o nelle dichiarazioni dalle stesse presentate.

    Per entrambe le predette aziende sono  emerse  controindicazioni.
In particolare, i titolari di una delle due imprese  sono  legati  da vincoli di parentela con un impiegato comunale,  da  poco  andato  in pensione, congiunto di  un  esponente  di  primo  piano  della  cosca locale, coinvolto in  uno  dei  procedimenti  penali  di  cui  si  e' riferito sopra. Anche il titolare della seconda impresa e'  risultato vicino ad ambienti controindicati, in quanto e' legato da vincoli  di affinita' ad un importante elemento della consorteria di  Montelepre, a sua volta coinvolto nell'inchiesta giudiziaria di che trattasi.

    Per quanto  riguarda  le  anomalie  riscontrate,  la  commissione d'indagine ha, tra l'altro, accertato  che,  in  alcune  ipotesi,  il comune  ha  omesso  di  acquisire  il   certificato   di   iscrizione dell'impresa alla  camera  di  commercio  ovvero  la  gara  e'  stata rinviata ad una data successiva rispetto a quella indicata nel bando, senza verbalizzarne le motivazioni e senza dare conto delle modalita' di conservazione dei plichi contenenti l'offerta e la  documentazione presentate  dalle  ditte  concorrenti.  In  un  caso,  non  e'  stata rinvenuta agli atti la documentazione relativa  ad  uno  dei  soci  e necessaria  al  fine  di  espletare  i  controlli  sul  possesso  dei prescritti requisiti, ex art. 11, comma 8, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163. In base  alle  verifiche  effettuate  presso  il protocollo informatico dell'ente, e' risultato che, a volte, i plichi sono stati presi  in  carico  in  orari  diversi  rispetto  a  quelli indicati manualmente sugli stessi  e,  in  un'occasione,  addirittura oltre  il  limite  temporale  massimo  previsto  dal  bando  per   la presentazione delle offerte. Relativamente agli affidamenti presi  in esame dalla commissione d'indagine, il  titolare  di  una  delle  due imprese in questione non ha allegato alla dichiarazione  sostitutiva, resa ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, copia fotostatica di un documento di riconoscimento  in corso di validita', per cui l'impresa avrebbe dovuto  essere  esclusa dalla procedura. In alcuni casi, e' stato, altresi', rilevato che, al momento  della  celebrazione   della   gara   e   dell'aggiudicazione provvisoria, la stessa impresa  risultava  iscritta  alla  camera  di commercio con un oggetto diverso  rispetto  a  quello  richiesto  dal bando.

    Anche i lavori concernenti la realizzazione di una gradinata e la riqualificazione e messa in sicurezza di  un  parco  urbano,  nonche' alcuni lavori di somma urgenza risultano essere stati aggiudicati  ad imprese controindicate, per  i  legami  di  parentela,  i  precedenti penali ovvero le frequentazioni  e  le  cointeressenze  dei  titolari delle stesse.

    Nella relazione della  commissione  d'indagine  si  fa,  inoltre, riferimento a due procedure di  affidamento,  che  hanno  interessato prevalentemente  la  precedente  amministrazione,  ma  che   appaiono comunque significative, considerata la gia' rilevata continuita'  tra le compagini elette rispettivamente nel 2004 e nel 2009.

    Al  riguardo,  vengono  in  rilievo  i  lavori  di   chiusura   e sistemazione esterna della  palestra  comunale,  aggiudicati  ad  una societa'  vicina  ad  ambienti  controindicati  per  i  rapporti   di affinita' dell'amministratore e del preposto alla  gestione  tecnica.

Dagli accertamenti posti in essere e' emerso che la predetta societa' ha comunicato all'ente che  la  fornitura  del  calcestruzzo  sarebbe stata effettuata da un'altra impresa, senza indicare,  in  violazione di quanto previsto nel disciplinare di gara, l'importo, le  modalita' di scelta del contraente, il numero e le qualifiche dei dipendenti da occupare e senza trasmettere copia autentica del contratto. Il comune non ha esercitato alcun controllo sul subappalto, che risulta  essere stato affidato ad un'impresa, destinataria  di  un  provvedimento  di diniego al rilascio della certificazione antimafia ed il cui capitale sociale e' stato sottoposto a sequestro dal tribunale  di  Palermo  - Sezione  misure  di   prevenzione.   Successivamente,   la   societa' aggiudicataria ha chiesto al comune di poter  affidare  il  nolo,  il montaggio e lo smontaggio del ponteggio ad un'altra ditta,  omettendo nuovamente di fornire le comunicazioni prescritte dal disciplinare di gara.  Anche  in  questo  caso,  l'amministrazione  comunale  non  ha esercitato alcun  controllo  ed  ha  poi  approvato  una  perizia  di variante e suppletiva, in  assenza  di  circostanze  imprevedibili  e sopravvenute, in contrasto con la normativa di settore.

    Da ultimo, viene fatta menzione di un contratto avente ad oggetto la fornitura e la somministrazione di pasti per gli anni 2008 e 2009,stipulato con  una  societa'  controindicata  per  le  parentele,  le affinita' e le cointeressenze di alcuni soci.

    Anomalie sono  emerse,  altresi',  nel  settore  degli  incarichi esterni, talvolta affidati a soggetti vicini ad  ambienti  malavitosi in ragione delle frequentazioni, dei  pregiudizi  penali  ovvero  dei vincoli di parentela o di affinita', nonche' nel settore  urbanistico ed edilizio, relativamente  al  quale  l'attivita'  degli  organi  di governo e dell'apparato burocratico  e'  risultata  irregolare  sotto molteplici  profili  e  particolarmente  carente  sul   piano   della vigilanza.

    In tal senso,  la  commissione  d'indagine  sottolinea  come  gli uffici comunali non abbiano proceduto a controlli, se non  a  seguito di esposti o segnalazioni. Inoltre, anche laddove gli  abusi  edilizi sono  stati  accertati,  le  conseguenti   ordinanze-ingiunzioni   di demolizione non sono state portate ad esecuzione. Con  riguardo  alle istanze  di  regolarizzazione  degli  abusi  edilizi,  non  e'  stato rinvenuto,   nella   relativa   documentazione,   alcun   riferimento all'oblazione ed alla conformita' a legge degli immobili  abusivi,  a cui e' subordinata l'eventuale sanatoria, ai sensi dell'art.  36  del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno  2001,  n.  380.  Di queste  omissioni  ed  irregolarita'  si  sono  avvantaggiati   anche soggetti contigui ad ambienti criminali.

    In ordine al  settore  edilizio,  la  commissione  d'indagine  si sofferma su due vicende significative. In un caso, il beneficiario di una concessione presenta vincoli di affinita'  con  un  esponente  di primo  piano   del   sodalizio   locale,   coinvolto   nell'inchiesta giudiziaria piu' volte citata. Al riguardo,  non  risulta  agli  atti l'acquisizione del prescritto nulla osta del genio  civile.  Inoltre, la  convenzione  per  il  vincolo   a   parcheggio,   stipulata   tra l'interessato ed il comune, non  e'  stata  trascritta  nel  registro delle  conservatorie  immobiliari  e  non  e'  stata   rinvenuta   la certificazione  circa  il  possesso  delle  opere  di  urbanizzazione primaria da parte dell'immobile in parola, in violazione dell'art. 29 del regolamento edilizio comunale.

    La seconda vicenda riguarda una lottizzazione, richiesta, tra gli altri, da un soggetto pure legato da un rapporto di affinita' ad  una persona  contigua  alla  criminalita'  organizzata.  Nella   relativa convenzione non risulta quantificato il contributo di costruzione e, relativamente alle opere di urbanizzazione primaria, gli  interessati non hanno proceduto  ad  identificare  e  cedere  a  titolo  gratuito all'ente le aree da destinare alla realizzazione  delle  strade,  dei marciapiedi, nonche' degli impianti ed allacci fognari, in  contrasto con quanto previsto dall'art. 8, lettera a), delle norme tecniche  di attuazione del piano regolatore generale.

    In sede di accesso, e' stata, infine,  analizzata  la  situazione patrimoniale e finanziaria del comune, in relazione alla  quale  sono state riscontrate molteplici  criticita',  in  parte  gia'  segnalate dalla sezione  regionale  di  controllo  della  Corte  dei  conti  in relazione  al  rendiconto  del  2011,   e   che   hanno   compromesso l'equilibrio  di  parte  corrente,   nonche'   la   tempestivita'   e regolarita' dei pagamenti. La  commissione  d'indagine  ha,  inoltre, accertato una situazione di grave disavanzo, per cui l'ente ha  fatto ricorso a fondi vincolati, per poter fare fronte a spese correnti  ed ha chiesto alla Cassa depositi e prestiti S.p.A. un'anticipazione  di cassa, allo scopo di pagare crediti certi, liquidi ed esigibili al 31 dicembre 2012, ai sensi dell'art. 1, comma 13,  del  decreto-legge  8 aprile 2013, n. 35, convertito,  con  modificazioni,  dalla  legge  6 giugno 2013, n. 64.

    Le criticita' rilevate sul piano finanziario sono state  in  gran parte  determinate  dall'elevatissima  evasione  tributaria  e  dalla scarsa incisivita' nel recupero coatto delle somme  non  versate  dai contribuenti,  ivi  comprese  quelle  dovute  da  soggetti   ritenuti organici o comunque vicini alla locale consorteria.

    L'insieme dei suesposti elementi attesta la sussistenza di  forme di condizionamento che hanno inciso nel  procedimento  di  formazione della  volonta'  degli  organi  comunali,  compromettendo   il   buon andamento e l'imparzialita' di quell'amministrazione comunale ed  una conseguente deviazione nella conduzione  di  settori  cruciali  nella gestione dell'ente.

    Sebbene il processo di ripristino della legalita'  nell'attivita' del comune sia gia' iniziato da alcuni mesi  attraverso  la  gestione provvisoria  dell'ente  affidata  al  commissario  straordinario,  in considerazione dei  fatti  suesposti  e  per  garantire  il  completo affrancamento  dalle  influenze  della  criminalita',   si   ritiene, comunque, necessaria la nomina della commissione straordinaria di cui all'art. 144 del decreto legislativo 18 agosto 2000,  n.  267,  anche per  scongiurare  il  pericolo  che  la  capacita'  pervasiva   delle organizzazioni criminali possa di nuovo esprimersi in occasione delle prossime consultazioni amministrative.

    L'arco temporale piu' lungo previsto dalla vigente normativa  per la gestione straordinaria consente anche l'avvio di iniziative  e  di interventi  programmatori,  che  piu'  incisivamente  favoriscono  il risanamento dell'ente.

    Rilevato che, per  le  caratteristiche  che  lo  configurano,  il provvedimento dissolutorio previsto dall'art. 143 del citato  decreto legislativo puo' intervenire finanche quando sia stato gia' disposto provvedimento per altra causa,  differenziandosene  per  funzion ed effetti, si propone l'adozione della misura di rigore  nei  confronti del comune di Montelepre (Palermo), con conseguente affidamento della gestione dell'ente locale ad una commissione straordinaria,  cui,  in virtu' dei successivi articoli 144 e 145, sono attribuite  specifiche competenze e metodologie di intervento, finalizzate a garantire,  nel tempo, la rispondenza dell'azione amministrativa alle esigenze  della collettivita'.

    In  relazione  alla  presenza  ed  all'estensione dell'influenza criminale,  si  rende  necessario  che  la  durata   della   gestione commissariale sia determinata in diciotto mesi.
      Roma, 11 marzo 2014

                                     Il Ministro dell'interno: Alfano



















(Allegato )
                                                             Allegato

                        Prefettura di Palermo


            - Area Ordine e Sicurezza Pubblica - 1^ bis -

Prot. n. 2631/R/13 Area Sic. 1 Bis

                                                     13 dicembre 2013

                                             Al Ministro dell'interno
                                                                 ROMA
    Oggetto: comune di Montelepre (Palermo) -  Attivita'  preliminare ex art. 143, commi 1 e 13, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (T.U.E.L.) e successive modificazioni ed integrazioni.


Premessa.

    Il comune di Montelepre, posto  a  circa  26  km  dal  capoluogo, conta, al 1° gennaio 2013, una popolazione di  6.341  abitanti  e  si estende su una superficie di 9,89 kmq, con  una  densita'  di  649,30 abitanti per kmq. L'eta' media della popolazione e' di 39,7 anni, con un reddito medio annuo di € 18.870 e il tasso di  disoccupazione  tra gli abitanti del comune e' pari al 29,00%.

    Sorge in una zona collinare, ad un'altitudine di  375  metri  sul livello del mare. La sua  economia  e'  basata  principalmente  sulla produzione agricola di uva,  olive,  cereali,  frumento,  ortaggi,  e prodotti caseari. Fiorente e' la presenza di agrumeti, e  si  pratica anche l'allevamento di bovini, suini, ovini  e  caprini.  Mentre  una parte dell'economia stessa e' legata all'impiego nel terziario  della pubblica amministrazione e nel settore bancario e assicurativo.

    Confina con i comuni di Monreale, Borgetto, Partinico,  Carini  e Giardinello (da cui dista soltanto 2 km) per la  cui  amministrazione comunale, come noto, e' gia' stata  prospettata  dallo  scrivente  la sussistenza di quei concreti, univoci e  rilevanti  elementi  di  cui all'art. 143, comma 1,  del  decreto  legislativo  n.  267/2000,  che comprovano la presenza di forme di  condizionamento  da  parte  della
criminalita' organizzata.

    Il comune di Montelepre - attualmente  retto  da  un  commissario straordinario regionale, insediatosi il  15  luglio  2013  a  seguito della decadenza del  consiglio  comunale  e  della  cessazione  dalla
carica del  sindaco  e  della  giunta  municipale,  conseguenti  alle vicende giudiziarie che hanno interessato il sindaco «omissis»  -  e' stato oggetto di  accesso  ispettivo  che  ha  tratto  origine  dalle risultanze di un'attenta azione di monitoraggio, svolta  dal  comando provinciale Carabinieri di  Palermo,  in  relazione  all'emergere  di taluni    significativi    elementi    riguardanti    il    possibile condizionamento mafioso all'interno  di  quell'ente  locale,  le  cui risultanze sono state trasfuse  nel  rapporto  del  medesimo  comando provinciale, del 10 giugno scorso.

    Infatti,  l'8  aprile  2013,  a  conclusione  di  una   complessa attivita' d'indagine, denominata  «Nuovo  mandamento»,  condotta  dal Nucleo investigativo dei  Carabinieri  di  Monreale  (Palermo),  sono state eseguite n. 37 ordinanze di custodia cautelare in  carcere  nei confronti di  altrettante  persone  ritenute  responsabili,  a  vario titolo, di  associazione  di  tipo  mafioso  ed  altro,  nonche'  del progetto riguardante un vasto piano di riorganizzazione  territoriale di Cosa Nostra sui «mandamenti» di San Giuseppe Jato e Partinico, nel cui ambito rientra la famiglia mafiosa di Montelepre.

    Tra i destinatari della misura cautelare vi  era  anche  l'allora sindaco del comune di Montelepre «omissis»,  accusato  dei  reati  di concussione e di estorsione, in concorso con  il  capo  mafia  locale «omissis», in danno della ditta «omissis».

    Gli ulteriori sviluppi  della  suddetta  attivita'  investigativa hanno  condotto  ad  una  successiva  operazione  denominata   «Nuovo mandamento 3», che ha comportato, il 15 ottobre 2013, l'arresto di  7indagati ritenuti organici o contigui all'organizzazione mafiosa Cosa Nostra, tra cui un impiegato del  comune  di  Montelepre,  «omissis», ritenuto responsabile del reato di  estorsione  in  concorso  con  il citato capo mafia  «omissis»,  e  «omissis»,  in  danno  della  ditta «omissis» (il «omissis», allo stato, e' indagato per il solo reato di concussione, essendo decaduto,  per  le  valutazioni  successive  del G.I.P. del tribunale di  Palermo,  il  capo  di  imputazione  di  cui all'art. 629 del codice  penale),  consentendo  cosi'  di  avvalorare quanto gia' precedentemente riscontrato, nell'ambito  dell'operazione «Nuovo mandamento», circa i tentativi di  infiltrazione  mafiosa  nel comune di Montelepre.

    Tali  elementi  investigativi  hanno  trovato   riscontro   nella relazione che la commissione d'indagine, a  conclusione  dell'accesso ispettivo, ha  rassegnato  allo  scrivente,  nella  giornata  del  20 novembre scorso.

    Piu'  precisamente,  le  risultanze  della   predetta   attivita' ispettiva, hanno fatto emergere l'esistenza di  collegamenti  diretti ed indiretti tra la criminalita' organizzata e  gli  organi  elettivi che hanno amministrato il comune di Montelepre.

Il contesto mafioso.

    La «famiglia mafiosa» di Montelepre,  storicamente  inserita  nel «mandamento» di Partinico fino  al  passaggio,  nel  2011,  sotto  la «giurisdizione» di San  Giuseppe  Jato,  e'  saldamente  legata  alle vicende dei «omissis».

    Le recenti attivita' d'indagine hanno fatto  emergere  importanti elementi  circa  il  pregresso  e  breve  periodo  di  reggenza   del «mandamento» da parte di «omissis» (dal 9 marzo 2010 al  30  novembre 2010), il quale aveva ridisegnato  gli  assetti  di  alcune  famiglie mafiose del comprensorio, stravolgendo in parte  quanto  definito  in precedenza dal fratello minore, designando «omissis»,  alla  reggenza della  famiglia  mafiosa  di  Borgetto,  «omissis»  a  Giardinello  e confermando i «omissis» a Montelepre.

    In particolare, a questi ultimi si  consentiva  di  permanere  in posizione di vertice, con a capo  l'anziano  boss  «omissis»  e  come reggente il  nipote  «omissis»,  che  aveva  sostituito  il  fratello «omissis»,  defilatosi  dopo  l'arresto  nell'ambito  dell'operazione «Perseo» e la successiva scarcerazione per assoluzione.

    A  proposito  di  «omissis»,  si  precisa  che  dalle   attivita' investigative confluite nell'operazione  «Chartago»  (2005-2007)  era
emersa  la  vicinanza  dello  stesso  al  potente  boss   palermitano «omissis»,  contiguita'  che  rafforzava  il  ruolo  preminente   dei «omissis», in seno al sodalizio di Montelepre.

    I riscontri investigativi,  basati  su  numerose  intercettazioni ambientali e sulla puntuale convergenza di altri elementi di prova di diversa natura, hanno  consentito  di  dimostrare  come  il  suddetto «omissis», abbia mantenuto, attraverso ripetuti contatti ed incontri, un costante  collegamento  con  altri  esponenti  della  criminalita' organizzata a cui dava indicazioni in  ordine  alla  trasmissione  di richieste estorsive.

    Lo spessore criminale dello stesso, di cui si  dara'  piu'  ampia prova nel prosieguo della trattazione, emerge anche dalla circostanza che il predetto e' stato raggiunto dalla citata ordinanza di custodia cautelare  dell'aprile  2013,  anche  per  il  reato  di  omicidio  e occultamento di cadavere.

Le elezioni amministrative del 6 e 7 giugno 2009.
    Il 6 e 7 giugno 2009 si sono tenute nel comune di  Montelepre  le consultazioni elettorali amministrative per l'elezione del sindaco  e del   consiglio   comunale.   Alle   predette   consultazioni   hanno partecipato, per l'elezione  a  sindaco,  tre  candidati:  «omissis», (eletto), «omissis», e «omissis», con  le  rispettive  liste  civiche collegate: «omissis»; «omissis»; «omissis».      «omissis», di cui si dira' piu' avanti, e' stato  eletto  con  la maggioranza dei voti (n. 2360, 55,65%) con la lista civica  «omissis» (orientamento politico centro destra). Lo stesso aveva  ricoperto  la medesima carica di sindaco del comune di Montelepre dal 2004 al 2009, data di scadenza del  primo  mandato  (eletto  con  la  lista  civica «omissis»).

    La  giunta  insediatasi  a  seguito  delle  elezioni  era   cosi' composta:

    «omissis», vice sindaco  e  assessore  con  deleghe  a  politiche sociali, famiglia e lavoro, turismo e  spettacolo,  rapporti  con  il consiglio comunale e con le associazioni,  emigrati,  promozione  del territorio e valorizzazione delle risorse;

    «omissis», di cui si dira' piu' avanti, con  deleghe  a  ville  e giardini,  cimitero,  ato  rifiuti  e  idrico,  Polizia   municipale, traffico e viabilita', attivita' produttive e manutenzioni;

    «omissis», gia' vice sindaco nella precedente  amministrazione  e
di  cui  si  dira'  piu'  avanti,  con  deleghe  a  lavori  pubblici, urbanistica, Protezione civile, contenzioso, decentramento, legalita' e sicurezza;

    «omissis», con  deleghe  ai  beni  culturali,  cultura,  pubblica istruzione, pari opportunita' e politiche giovanili.

    Il consiglio comunale era cosi' composto:
      consiglieri  di  maggioranza  appartenenti  alla  lista  civica
«omissis», (orientamento politico centro destra):
    «omissis» - presidente del consiglio comunale;
    «omissis», vice presidente del consiglio;
    «omissis» di cui si dira' piu' avanti;
    «omissis»;
    «omissis» di cui si dira' piu' avanti;
    «omissis»;
    «omissis»;
    «omissis» di cui si dira' piu' avanti;
    «omissis»;
      consiglieri  di  minoranza  appartenenti  alla   lista   civica
«omissis» (orientamento politico centro sinistra):
    «omissis»;
    «omissis»;
    «omissis», di cui si dira' piu' avanti;
    «omissis»;
    «omissis» di cui si dira' piu' avanti;
    «omissis».
1) L'influenza    della    famiglia     mafiosa     di     Montelepre   nell'amministrazione   comunale   formatasi   a    seguito    delle   consultazioni del 6 e 7giugno 2009.

    L'attivita' investigativa  sviluppata  dal  nucleo  investigativo Carabinieri di Monreale, ha consentito  di  mettere  in  luce  talune connivenze tra il sindaco  di  Montelepre,  «omissis»,  e  «omissis», figura  di  rilievo  della  locale   consorteria   mafiosa,   nonche' responsabile, della famiglia mafiosa di Montelepre.

    Il predetto amministratore, l'8 aprile  2013,  veniva  tratto  in arresto in quanto ritenuto responsabile:
    «del delitto previsto e punito dall'art. 317 del  codice  penale, perche', nella sua qualita' di sindaco  pro  tempore  del  comune  di Montelepre,  abusando  della  sua  qualita',  costringeva  «omissis», legale  rappresentante  della  societa'   «omissis»,   aggiudicataria dell'appalto, bandito dal comune di Montelepre, per  l'adeguamento  e
la sistemazione esterna della palestra  comunale,  sita  in  contrada Presti di Montelepre, a farsi indebitamente promettere il  versamento
della somma di 7.000 euro»;

    in concorso con «omissis», «del delitto di estorsione aggravata e continuata (articoli 81 cpv, 110 e 629 comma secondo in rel. al n.  3 comma 3 dell'art. 628 del codice penale e art.  7,  decreto-legge  13 maggio 1991, n. 152, convertito nella legge 12 luglio 1991, n.  203), perche', in concorso tra loro, al  fine  di  procurarsi  un  ingiusto profitto, con piu' azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, anche in tempi diversi, mediante  minaccia,  consistita  nell'imporre agli  operai  presenti  nel  cantiere  sito  in  contrada  Presti  di Montelepre di allontanarsi  dallo  stesso,  costringevano  «omissis», legale  rappresentante  della  societa'   «omissis»,   aggiudicataria dell'appalto  per  l'adeguamento  e  la  sistemazione  esterna  della palestra  comunale  di  Montelepre,  sita  in  contrada   Presti   di Montelepre, a consegnare, quale «messa a posto», la somma  di  20.000 euro  in  tre  tranche  da  8.000,  2.000  e  10.000  euro  ciascuna, materialmente consegnata  a  «omissis».  Agendo  il  «omissis»  quale intermediario  tra  «omissis»  e  «omissis»,  con  l'aggravante   per «omissis» di aver commesso il fatto quale partecipe dell'associazione mafiosa denominata Cosa Nostra, con l'aggravante di aver commesso  il fatto avvalendosi delle condizioni  previste  dall'art.  416-bis  del codice penale e per agevolare l'attivita'  dell'associazione  mafiosa denominata «Cosa Nostra».

    L'indagine  «Nuovo  mandamento»  del  nucleo   investigativo   di Monreale ha consentito di mettere in  luce,  al  di  la'  dei  legami familiari e di  frequentazione  di  cui  si  dira'  piu'  avanti,  la contiguita' tra il sindaco e alcune figure di  rilievo  della  locale consorteria mafiosa, tra cui «omissis», responsabile  della  famiglia mafiosa di Montelepre.

    Per chiarezza espositiva si riporta  uno  stralcio  della  misura cautelare:

    «In data 26 ottobre 2011 (...) nel corso di  una  intercettazione fra presenti all'interno dell'autovettura (...) in uso  a  «omissis», questi e «omissis», discutevano, fra le altre cose, di una estorsione perpetrata in danno della «omissis» di Misilmeri (Palermo) (1) ,  nel periodo compreso fra novembre  2007  e  maggio  2008  (...)  in  quel periodo amministratore unico di detta societa' era «omissis».

    Nel corso del colloquio vennero forniti  elementi  relativi  alle connivenze tra il sodalizio mafioso e gli amministratori  del  comune
di Montelepre.

    (...) «omissis» affermava che il provento della somma  di  denaro che il pubblico ufficiale avrebbe ricevuto dal «omissis»  si  sarebbe dovuta spartire tra tre persone: il reggente della famiglia  mafiosa, il sindaco di Montelepre «omissis» e l'assessore ai lavori pubblici.      (...) stante la precisione dei riferimenti forniti da  «omissis», deve ritenersi provata la concussione posta in essere dall'ex sindaco di Montelepre «omissis». «omissis»  riferisce  di  aver  appreso  dal sindaco che  «omissis»  gli  avrebbe  promesso,  se  non  addirittura consegnato, la somma di 7.000 euro, importo che il «omissis»  avrebbe voluto dividere con il «omissis» e l'assessore ai lavori pubblici.

    Emerge  dalla  conversazione  la  grande  familiarita'   tra   il «omissis» e il «omissis» e la perfetta conoscenza da parte del  primo
che il «omissis» fosse  un  appartenente  alla  famiglia  mafiosa  di Montelepre, in considerazione del fatto che il «omissis» ha messo  in
contatto l'imprenditore «omissis» con «omissis»  affinche'  il  primo corrispondesse il prezzo per la «messa a  posto»,  somma  addirittura
esplicitata nell'entita' dal «omissis» al «omissis».

    (...) Dal  racconto  del  «omissis»  e  considerato  il  contesto complessivo (nel quale parte della somma gia' ingiustamente sottratta all'imprenditore sotto la costrizione di non ottenere  l'appalto  dal sindaco e dall'assessore  del  comune  di  Montelepre  poteva  essere oggetto di divisione  con  il  «omissis»),  non  sembra  proprio  che l'intervento del «omissis» si possa inquadrare nella figura del terzo mediatore per conto della vittima.

    Successivamente il G.I.P., con  ordinanza  del  15  aprile  2013, escludeva  la  sussistenza  del   reato   di   estorsione   aggravata (mantenendo quello di concussione) e, per  l'effetto,  sostituiva  la misura della custodia cautelare in carcere con quella  degli  arresti domiciliari, evidenziando, tuttavia, nel suo  provvedimento  come  in ogni modo si era realizzato  un  contatto  fra  l'allora  sindaco  di Montelepre e il reggente della locale famiglia mafiosa,  al  fine  di interferire   nell'ulteriore   pagamento   di   denaro    da    parte dell'imprenditore (che gia' aveva elargito una somma  di  denaro  per
l'esecuzione dei lavori).

    Il 17 aprile 2013 la prefettura di Palermo, con provvedimento  n. 0031224, ne dichiarava la sospensione ope legis dalla carica elettiva di  sindaco,  ai  sensi  dell'art.  11  del  decreto  legislativo  n. 325/2012.

    Il 4 giugno 2013 il tribunale di Palermo - Sezione per il riesame dei  provvedimenti  cautelari  e  reali,  in  parziale   accoglimento dell'appello proposto nell'interesse del «omissis», con provvedimento n. 707/2013  Lib.,  sostituiva  la  misura  cautelare  degli  arresti domiciliari con quella dell'obbligo  di  presentazione  alla  Polizia giudiziaria, obbligo successivamente revocato in data 24 luglio  2013 dal tribunale di Palermo; pertanto, allo stato, il «omissis», non  e' sottoposto ad alcuna misura.

    La prosecuzione delle indagini e' successivamente sfociata  nella gia' citata  operazione  di  polizia  giudiziaria  denominata  «Nuovo mandamento 3», che ha portato all'emissione di una nuova ordinanza di custodia cautelare, in data  10  ottobre  2013,  con  la  quale,  tra l'altro, e' stato tratto in  arresto  il  citato  impiegato  comunale «omissis».

    In particolare, nel capitolo denominato «La valutazione dei gravi indizi di colpevolezza» l'ufficio del pubblico  ministero  precisava, inoltre, quanto segue:

    «Dall'esame congiunto  dell'intercettazione  ambientale  e  dalle dichiarazioni rese da "omissis",  emerge  in  modo  evidente  che  il "omissis" ha fatto da  tramite  tra  l'imprenditore  "omissis"  e  il nipote "omissis".

    Alla luce delle dichiarazioni rese da "omissis" si ha  prova  che il "omissis" ha ricevuto la somma di 12.000  euro  a  fronte  di  una richiesta iniziale, rivoltagli dal "omissis", di 18.000  euro,  somma di denaro che il  percettore  avrebbe  distribuito  tra  la  famiglia mafiosa di Montelepre e il "Municipio" di quella stessa cittadina.

    Dalle  dichiarazioni  rese  dall'imprenditore  emerge   come   il "omissis" fosse perfettamente introdotto nel meccanismo  estorsivo  e concessivo  tanto  che  l'impiegato  comunale  era  perfettamente   a conoscenza: 1) del  valore  dell'appalto;  2)  della  percentuale  di ribasso  grazie  alla  quale  l'imprenditore   si   era   aggiudicato l'appalto;   3)   la   percentuale,    pari    al    3%,    praticata dall'organizzazione mafiosa "in questi casi".

    Nessun dubbio puo' residuare in ordine alla  responsabilita'  del "omissis" che, a seguito delle minacce del nipote,  ha  richiesto  il prezzo  dell'estorsione  all'imprenditore,  somma  che  egli  ha  poi ripartito tra il sindaco del  comune  di  Montelepre  e  la  famiglia mafiosa di Montelepre.».

    Dal canto suo il G.I.P. affermava  «Piuttosto  va  rilevato  come egli (il «omissis») abbia concorso anche nella  concussione  commessa dal  «omissis».  Dunque,  nessun   dubbio   puo'   sussistere   sulla colpevolezza  dell'odierno  indagato  per  il  reato  che  gli  viene provvisoriamente ascritto.».

    Pertanto,  non   si   possono   non   condividere   le   seguenti considerazioni conclusive svolte dal medesimo G.I.P. a proposito  del
«omissis»:

    «Non si  puo'  sottacere  che  la  sua  condotta,  ancorche'  non esplicitamente violenta, si rivela  ancor  piu'  pericolosa,  poiche' egli incarna la rappresentazione plastica dello  snodo  fra  mafia  e politica nella gestione clientelare e corruttiva del  denaro.  Questa funzione di "camera stagna" e' indispensabile  ai  due  ambienti  per poter continuare a vivere assieme senza apparentemente  contaminarsi, ma e' indicativa di  una  capacita'  dell'indagato  di  continuare  a svolgere tale ruolo anche in caso di arresti domiciliari».

    Comunque sia, i contatti dell'allora  sindaco  «omissis»  con  il capo mafia locale «omissis», avvenuti per il  tramite  dell'impiegato comunale «omissis», per il loro contenuto quanto meno equivoco e  per l'acclarata caratura mafiosa del «omissis», gettano dense  ombre  sul modo di operare dell'ex amministratore comunale, a prescindere  dalla sussistenza di precise responsabilita' penali.

    Inoltre,  al  fine  di  lumeggiare  ulteriormente   il   contesto criminale e le sue contiguita' con la sfera amministrativa locale, e' sufficiente richiamare la posizione di «omissis»,  anch'egli  oggetto di una richiesta di misura cautelare  avanzata  dalla  Procura  della Repubblica presso il tribunale di  Palermo  il  18  gennaio  2013,  a conclusione della  citata  attivita'  d'indagine,  denominata  «Nuovo mandamento»,  «per  aver  fatto  parte  della  famiglia  mafiosa   di Montelepre, assumendone la qualita' di responsabile dal  luglio  2011 al novembre 2011; per aver mantenuto, attraverso il continuo  scambio di  contatti  e  attraverso  riunioni  ed   incontri,   un   costante
collegamento con «omissis», reggente del mandamento di  San  Giuseppe Jato  e  gli  altri  associati;  per  aver  ricevuto   e   comunicato informazioni su attivita'  investigative  relative  al  sodalizio  di Montelepre  svolte  presso  l'ufficio  anagrafe  di  quel  comune  di Montelepre;  per  essere  stato  coinvolto   nella   risoluzione   di controversie private».

    In particolare, dall'informativa dei Carabinieri del  3  dicembre 2012, e'  emerso  che  nel  corso  di  una  conversazione  ambientale intercettata il 13 marzo 2012  a  bordo  dell'autovettura  in  uso  a «omissis», tra questi e  l'omonimo  cugino,  il  primo  esternava  la propria volonta' di troncare ogni rapporto con  gli  altri  esponenti del sodalizio, al fine anche di stare in guardia dopo aver attinto la confidenza da un impiegato comunale dell'Ufficio anagrafe del  comune di Montelepre («Una cosa delicata perche' a te la posso dire, perche'  ... non perche' ci sei tu. Tu lo sai che si sono andati a prendere  i documenti nostri in comune? I miei  ed  i  tuoi!»),  in  ordine  alla ricerca, da parte degli organi di polizia, del grado di parentela tra i suddetti interlocutori e «omissis», responsabile, come gia'  detto, della famiglia mafiosa di Montelepre («... per vedere quale  filo  di parentela c'e' con questo.»).

    Il predetto «omissis», a seguito  di  un'ulteriore  richiesta  di applicazione  della  misura  della  custodia  cautelare  in  carcere, avanzata nei suoi confronti dalla Procura della Repubblica di Palermo il 9 settembre 2013 «... per aver ricevuto e comunicato  informazioni su attivita' investigative relative al sodalizio di Montelepre  anche avvalendosi di impiegati del comune di Montelepre ...» e'  stato  poi raggiunto dall'ordinanza di  custodia  cautelare  in  carcere  emessa nell'ottobre del 2013  nell'ambito  della  citata  operazione  «Nuovo mandamento 3», di cui si trascrive appresso un breve  stralcio  della parte che lo riguarda.

    «In considerazione di quanto esposto devono ritenersi sussistenti
gravi indizi di colpevolezza dai quali desumere che,  effettivamente, "omissis", ha rivestito il ruolo di reggente dalla  famiglia  mafiosa di Montelepre, per qualche mese, ... nel luglio 2011.».

    L'attivita'  investigativa  non  ha,  purtroppo,  consentito   di individuare il responsabile della «soffiata» proveniente dagli uffici comunali di Montelepre.

2) Controllo delle attivita' amministrative da parte  della  famiglia
  mafiosa di Montelepre.

a) La gestione degli appalti.

    La  commissione  di  accesso  ha   innanzitutto   rilevato,   con riferimento alla gestione degli  appalti,  la  mancata  adesione,  da parte del comune di Montelepre, al protocollo  di  legalita'  del  12 luglio  2005,  denominato  «Carlo  Alberto  Dalla  Chiesa»,  volto  a prevenire i tentativi di infiltrazione mafiosa nel  delicato  settore dei pubblici appalti. Inoltre, gli organi di governo dell'ente locale non hanno mai emanato alcun atto di indirizzo, al fine di  assicurare l'esatto adempimento della circolare del 31 gennaio 2006, n. 593, con
la  quale  l'assessorato  regionale  dei  lavori  pubblici  ha   reso obbligatorio per i comuni l'uso delle clausole di autotutela previste nel citato protocollo.

    L'unica attivita' posta in essere dall'ufficio  tecnico  comunale (lavori pubblici) e' consistita nell'inserimento di tali clausole nei bandi e  nei  disciplinari  di  gara  per  i  pubblici  appalti,  che all'esito dell'esame operato dalla predetta commissione sono  apparse fini a se stesse.

    Infatti, in tutte le procedure  concorsuali  esaminate  e'  stato verificato che l'amministrazione comunale non ha mai attivato,  nella successiva fase dell'esecuzione dei lavori, i  conseguenti  necessari controlli al  fine  di  verificare  la  corretta  applicazione  degli impegni assunti  dagli  aggiudicatari.  Da  cio',  consegue  che  non risultano  richieste  ed  acquisite  informazioni  antimafia  per   i contratti di subappalto; non risultano rilasciate autorizzazioni  per i subcontratti ne' di questi ultimi sono state rinvenute le  relative copie.

    Di conseguenza, non e' stato possibile verificare  l'inserimento, in tali subcontratti, di quelle clausole di autotutela che, pure,  in sede di partecipazione alla gara, gli appaltatori si erano  impegnati ad inserire e a fare osservare.  lavori  per  la  chiusura  e  sistemazione  esterna  della   palestra   comunale.

    A titolo esemplificativo, si  richiamano  alcuni  passaggi  della procedura  concorsuale  relativa  ai  lavori  per   la   chiusura   e sistemazione  esterna  della  palestra  comunale.   Intanto,   quello concernente  il  subappalto  per  la  fornitura  di  calcestruzzo  in relazione  al  quale  il  comune  ha  mostrato   il   piu'   assoluto disinteresse ad  esercitare  una  qualsivoglia  forma  di  controllo.

Infatti, la ditta «omissis» (aggiudicataria dell'appalto)  comunicava al comune di Montelepre che la  fornitura  del  calcestruzzo  sarebbe stata effettuata dalla  ditta  «omissis»  senza  indicare,  tuttavia, l'importo, le modalita' di scelta del contraente ne' il numero  e  le qualifiche dei lavoratori da  occupare,  ne'  tantomeno  produrre  la copia autentica del relativo contratto,  cosi'  come  previsto  dalla clausola di autotutela n. 4 della suddetta circolare dell'assessorato regionale dei LL.PP. Si precisa,  peraltro  che  con  decreto  del  5 gennaio 2008, il tribunale di Palermo ha disposto  il  sequestro  del capitale  sociale  della  «omissis»  e,  successivamente  nel   2011, l'amministratore  giudiziario   e'   stato   deferito   all'autorita' giudiziaria per turbata liberta' degli incanti in concorso.

    Il capitale sociale oggetto del suddetto provvedimento  ablatorio era  suddiviso  tra  «omissis»  «omissis»  e  «omissis»,   figli   di «omissis», gia' condannato per associazione di tipo mafioso.

    «omissis» e', a sua volta, figlio di «omissis», deceduto nel 1994 ed in vita ritenuto un esponente della consorteria mafiosa di Cinisi, nonche' fratello di «omissis», ucciso a Palermo il 22 settembre  1981
ed in vita ritenuto organico a Cosa Nostra  ed  in  particolare  alla famiglia mafiosa «omissis» di Cinisi e di «omissis»,  condannata  per
concorso esterno in associazione mafiosa,  coniugata  con  «omissis», anch'esso condannato per fatti di mafia e ritenuto persona di fiducia
dei noti boss mafiosi «omissis»,»omissis» e «omissis».

    La ditta «omissis», chiedeva  inoltre  al  comune  di  Montelepre «l'autorizzazione a poter sub affidare il montaggio,  il  nolo  e  lo smontaggio del ponteggio di servizio per l'esecuzione dei  lavori  in questione».  Tuttavia,  anche  in  questo  caso,  per  il  lavoro  in argomento, rientrante nella fattispecie dei sub appalti, la ditta non indicava l'importo, le modalita' di  scelta  del  contraente  ne'  il numero e le qualifiche  dei  lavoratori  da  occupare  ne'  tantomeno allegava  la  copia  autentica   del   contratto.   Dal   canto   suo l'amministrazione   comunale   non   riscontrava   tale    richiesta, dimostrando quindi assoluta inerzia.


    In conclusione, si puo' affermare  che  il  suddetto  appalto  e' emblematico del modus operandi del comune di Montelepre  nel  settore dei lavori pubblici che non ha esercitato alcuna forma di  controllo, sostanzialmente  disapplicando  le   clausole   di   autotutela   del protocollo di  legalita',  richiamate  nella  gia'  citata  circolare assessoriale.

    Peraltro,  l'esame  delle  offerte  dell'appalto  principale   ha suscitato il fondato sospetto che tra le ditte partecipanti vi  fosse un accordo preventivo, atteso che, tra le 32 ditte ammesse, e'  stata accertata la presenza di n. 24  offerte  con  un  unico  ribasso  del 7,316%, n. 2 offerte con il ribasso del 7,315 e n. 6 offerte  con  il ribasso del 7,317. Si tratta,  in  definitiva  di  un  appalto  dalle singolari modalita' di aggiudicazione.

    Conclusivo, a tal proposito,  il  pensiero  espresso  dal  G.I.P. nella suddetta ordinanza del 15 aprile  2013,  nella  parte  relativa all'estorsione e alla concussione nei confronti della «omissis»:  «La circostanza che  l'imprenditore  abbia  negato  di  aver  pagato  per ottenere l'appalto non sembra in alcun modo  scalfire  l'affermazione di segno contrario che emerge dalla conversazione intercettata.».  lavori di urbanizzazione  e  riqualificazione  urbana  connessi  alla   strada di collegamento tra la via Palermo  e  piazza  Vittoria  nel   comune di Montelepre.

    Stesso modus  operandi  dell'amministrazione  comunale  e'  stato rilevato in relazione ai «lavori di urbanizzazione e riqualificazione urbana connessi alla strada di collegamento  tra  la  via  Palermo  e piazza Vittoria nel comune di Montelepre». In data 17 giugno 2012  la ditta «omissis» (a cui la ditta aggiudicataria «omissis» aveva ceduto il ramo d'azienda e il medesimo appalto,  ed  il  cui  rappresentante legale e' la moglie di «omissis» a sua  volta  rappresentante  legale della  succitata  omonima  ditta)  depositava  presso  il  comune  di Montelepre un contratto di «nolo a freddo di mezzi  d'opera»  con  la ditta «omissis» di «omissis», per  il  noleggio  di  due  escavatori.

Successivamente, con lettera del 26 luglio 2012,  la  medesima  ditta «omissis» chiedeva al comune di Montelepre di «potere  usufruire  del nolo a caldo di un autocarro per trasportare il materiale di  risulta  in discarica», allegando il relativo contratto con la succitata ditta «omissis». A tale istanza il comune non dava risposta, contravvenendo
a quanto  previsto  dal  punto  i)  del  disciplinare  di  gara,  che prevedeva: «Qualsiasi subcontratto, nolo o fornitura,  dovra'  essere preventivamente autorizzato dal  R.U.P.  La  stazione  appaltante  si riserva di acquisire preventivamente all'autorizzazione per qualsiasi importo, le informazioni del prefetto,  ai  sensi  dell'art.  10  del decreto del Presidente della Repubblica n. 252/1998».

    Si tratta, anche in questo caso, di un appalto nei cui confronti, gli organi di controllo comunali, nulla hanno chiesto ne'  fatto  per garantire il rispetto della legalita'.

    Infatti, sul conto della ditta «omissis» la prefettura di Palermo nel 2008 aveva emesso un provvedimento di diniego al  rilascio  della certificazione antimafia ex art. 10 del decreto del Presidente  della Repubblica n. 252/1998 in ragione dei rapporti di frequentazione e di collaborazione  nonche'  delle  cointeressenze  dei   «omissis»   con esponenti della criminalita' organizzata mafiosa. Peraltro, la stessa ditta si era avvalsa della collaborazione (in qualita' di  consulente del lavoro) di «omissis», presidente  del  collegio  sindacale  della ditta «omissis» di Giardinello, nei confronti della quale, nel  2008, e'  stato  emesso  un  provvedimento  ostativo  al   rilascio   della certificazione antimafia ex art. 10 del decreto del Presidente  della Repubblica n. 252/1998 in  quanto  il  presidente  del  consiglio  di amministrazione e socio, «omissis», e' stato tratto in  arresto,  nel dicembre 2007, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere (2) per il reato di associazione  per  delinquere  di  stampo mafioso. In particolare, le indagini che hanno condotto all'emissione del provvedimento cautelare hanno «(...) posto in  luce  il  rapporto intercorrente con il  latitante  mafioso  "omissis",  del  quale,  il "omissis", in ragione della sua complessa attivita'  imprenditoriale, viene considerato il piu' importante prestanome (...)».  le ditte «omissis», e «omissis».

    Per quanto concerne gli  appalti  per  le  forniture  di  beni  e servizi, la  commissione  di  accesso  ha  rilevato  una  scientifica spartizione  di  parte  degli  stessi  tra  le  ditte  «omissis»,   e «omissis», di cui e' emersa la contiguita' con gli ambienti mafiosi.

    Nello specifico, dall'esame  delle  gare  d'appalto  vinte  dalle stesse nell'anno 2011, sono state rilevate una serie di anomalie  sia con riferimento alle varie fasi di svolgimento delle  gare  che  alla condotta tenuta dalla rispettiva commissione che, anche  in  presenza di macro irregolarita'  nella  documentazione  e/o  di  dichiarazioni presentate dai partecipanti,  ha  proceduto  ugualmente,  in  maniera sistematica e  paritetica,  ad  assegnare  alle  stesse  i  succitati appalti.

    Risulta inoltre che le  gare  siano  state  espletate  in  giorni diversi da quelli previsti dal bando senza alcuna valida ragione, non indicando nei relativi  verbali  i  motivi  che  avevano  causato  il posticipo delle operazioni, e che in diverse occasioni  le  succitate ditte fossero le uniche partecipanti.

    In particolare, e' apparsa evidente la spartizione  dei  seguenti lavori:

    la fornitura del materiale, il trasporto e il nolo per  i  lavori di rifacimento dei marciapiedi di via Vittorio Veneto, divisi in  due tranche dello stesso valore, sono stati effettuati, in egual  misura, dalla ditta «omissis» e dalla «omissis»;

    la fornitura del materiale, il trasporto e il nolo per  i  lavori di sistemazione della strada provinciale intercomunale n.  7,  divisi in due tranche dello stesso valore, sono stati effettuata,  in  egual misura, dalla ditta «omissis» e dalla «omissis».

    La  societa'  «omissis»,  con  sede  legale  in  Montelepre,   e' amministrata dai fratelli «omissis», «omissis», e «omissis»  (cessato dalla carica nel 2006).

    Sul conto di  quest'ultimo,  e'  emerso  che  si  accompagnava  a soggetti pregiudicati mafiosi, quali «omissis», e «omissis».

    Inoltre, i suddetti fratelli «omissis» sono cugini di primo grado dell'ex impiegata  comunale  «omissis»,  a  sua  volta  cugina  dello storico capo cosca «omissis».

    Con riferimento alla ditta individuale  «omissis»,  con  sede  in Montelepre, si evidenzia che il titolare e' cognato del  gia'  citato «omissis», arrestato per associazione per delinquere di tipo  mafioso
nell'ambito dell'operazione «Nuovo mandamento 3» dello scorso mese di ottobre.

b) Incarichi affidati a professionisti esterni.
per la verifica dei requisiti antisismici del  plesso  scolastico,  a «omissis».      «omissis», gia' componente nel 2009  della  commissione  edilizia comunale,  ha  ricoperto  l'incarico  di  assessore  del  comune   di Montelepre dal 2006 al 2008. Lo stesso risulta sottoposto a  indagini per truffa aggravata e minacce unitamente alla cognata «omissis».      «omissis»  e'  genero  di  «omissis»,  ritenuto  collegato   alla famiglia  mafiosa  di  San  Giuseppe  Jato  (Palermo),  cognato   del consigliere di minoranza del comune  di  Montelepre  «omissis»  e  di «omissis», quest'ultima nipote di «omissis», favoreggiatore dei  noti capi mafia «omissis».

    Il «omissis», e' responsabile tecnico della  «omissis»,  societa' nella quale figurano la predetta «omissis», e il nipote «omissis», in qualita', rispettivamente, di amministratore unico e socio.

    Nei confronti della succitata ditta,  affidataria  di  lavori  di somma urgenza, nel 2011, da parte  del  comune  di  Montelepre,  sono state peraltro evidenziate cointeressenze con la «omissis»,  societa' nell'ambito della quale si sono alternati, a vario titolo, «omissis», «omissis», e i membri della  famiglia  «omissis»,  tra  cui  il  noto «omissis», condannato per associazione di tipo mafioso, di cui si  e' gia' riferito.  direzione dei lavori per ampliamento campo sportivo, a «omissis».      «omissis»,  risulta  essere  preposto   alla   gestione   tecnica dell'impresa individuale «omissis», con sede a Giardinello (Palermo), gia'  affidataria,  nel  2012,  dei  lavori  di  riqualificazione  e sicurezza del parco urbano di Montelepre.

    Il padre di «omissis», «omissis», e' stato notato in compagnia di «omissis», nel  periodo  in  cui,  sia  nella  qualita'  di  titolare dell'omonima  ditta   individuale   che   di   procuratore   speciale dell'impresa associata «omissis», stava realizzando il  parco  urbano di Giardinello.
    «omissis» figura tra i partecipanti, nel 2008, alla cena politica presso la trattoria «omissis» di Montelepre  di  cui  si  dira'  piu'
avanti.

    Lo stesso e' stato rinviato a giudizio per il reato di subappalto non autorizzato in concorso.  pratiche condono edilizio a «omissis».

    «omissis», gia' condannato nel 2010 per violazioni  edilizie,  e' stato responsabile tecnico della societa' «omissis»,  di  cui  si  e' gia' riferito.

c) L'urbanistica e le concessioni edilizie.
    Con riferimento al settore dell'edilizia privata, la  commissione di indagine ha riscontrato che non esiste, agli atti del  comune,  un quadro certo ed incontrovertibile che indichi l'avvio  dei  lavori  a seguito del rilascio dei titoli abilitativi.  Da  cio'  consegue,  in particolare, l'assenza di qualsiasi certezza in  ordine  al  rispetto dei  termini  legali  entro  cui  e'  lecito  esercitare  l'attivita' edificatoria. Infatti, non tutti coloro ai quali e' stato  rilasciato un  qualunque  titolo  edificatorio  (concessioni  in  primis)  hanno denunciato formalmente l'inizio  dei  lavori,  ne'  tantomeno  esiste alcuna forma di  accertamento  sistematico,  da  parte  degli  uffici comunali,  sul  regolare  andamento   degli   stessi.   Difatti,   la commissione di accesso ha accertato che dopo il rilascio  del  citato titolo, il servizio urbanistico non ha avviato controlli se non sulla scorta di iniziative della Polizia municipale, a sua volta attivatasi a seguito di esposti  di  cittadini  o  di  interventi  della  locale stazione dei Carabinieri.

    Comunque sia, anche nei casi in cui gli abusi edilizi sono  stati accertati in maniera incontrovertibile  ed  evidente,  nessuna  delle conseguenti ordinanze-ingiunzione di demolizione e' stata portata  ad
esecuzione.

    Emblematici i casi appresso indicati:

    A seguito di  verbale  di  accertamento  effettuato  dal  comando Polizia municipale, in data 22 dicembre 2010, avente  ad  oggetto  la realizzazione  di  opere  edili  in  difformita'   alla   concessione edilizia, il dirigente del settore  territorio  e  ambiente  emetteva l'ordinanza dirigenziale n. 2 del 9 maggio  2011,  con  la  quale  si ingiungeva ai fratelli  «omissis»  e  «omissis»,  la  demolizione,  a propria cura e spese, delle opere abusive individuate e il ripristino dello stato dei luoghi entro novanta giorni, avvertendo che, in  caso contrario, il bene immobile sarebbe stato acquisito al patrimonio del comune per la conseguente demolizione a cura del medesimo ente.

    In  relazione  a  tale  ordinanza,  in  data  1°   agosto   2011, pervenivano al comune di Montelepre due  istanze  degli  interessati, con le quali si chiedeva il rilascio della  concessione  edilizia  in sanatoria, verosimilmente, ai sensi  dell'art.  36  del  decreto  del Presidente  della   Repubblica   n.   380/2001.   Nessuna   ulteriore documentazione la commissione d'accesso rinveniva  nel  fascicolo,  a proposito  di  quanto  previsto  nell'ordinanza  demolizione  che  e' rimasta ineseguita.

    E' interessante notare che i fratelli «omissis», oltre ad  essere cugini dell'impiegata comunale «omissis», hanno rapporti di parentela
con «omissis», indiziato di appartenenza alla mafia, in quanto nipoti della sorella del predetto. Per quest'ultimo si riporta,  di  seguito uno stralcio della richiesta  di  applicazione  di  misure  cautelari formulata in data 9 settembre 2013  dalla  Procura  della  Repubblica presso il tribunale di Palermo, nei confronti del  medesimo  ritenuto responsabile  di:  «aver  fatto  parte  della  famiglia  mafiosa   di Montelepre, assumendone la qualita' di vice-capo dall'estate 2011  al novembre 2011; aver mantenuto,  attraverso  il  continuo  scambio  di contatti e attraverso riunioni e incontri, un  costante  collegamento con gli altri associati in  liberta'  e  con  il  rappresentante  del mandamento di Camporeale».

    La conseguente ordinanza di custodia cautelare del G.I.P. in data 10 ottobre 2013, ha confermato la sussistenza  di  «gravi  indizi  di colpevolezza da cui desumere che "omissis" abbia  fatto  parte  della famiglia mafiosa di Montelepre con il ruolo di vice-capo».

    Un'ulteriore  ordinanza-ingiunzione  del  settore  territorio   e ambiente, emessa in data 7 aprile  2008  nei  confronti  dei  coniugi «omissis» e «omissis», prevedeva la demolizione delle  opere  abusive individuate nel verbale di accertamento effettuato (a seguito  di  un esposto) dal comando della Polizia municipale; anche in  questo  caso la suddetta ordinanza non  e'  stata  eseguita,  pur  in  assenza  di
istanza di sanatoria.

    Appare opportuno segnalare che la predetta «omissis» e' nipote di «omissis», tratto in arresto l'8  novembre  2007  e  sottoposto  alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di  soggiorno  per  la durata di anni 2 (fino al 7 febbraio  2013),  per  aver  favorito  la latitanza dei noti mafiosi «omissis» e «omissis».

    Inoltre, l'analisi delle singole concessioni  edilizie,  condotta su soggetti direttamente o indirettamente legati ad  esponenti  della cosca locale ha rivelato in modo chiaro la capacita'  della  famiglia mafiosa di Montelepre di infiltrarsi in un ganglio  essenziale  della vita dell'ente locale, cioe' quello  del  governo  del  territorio  e dell'esercizio dell'attivita' edificatoria, piegando a proprio favore le procedure dettate in questa materia dal legislatore.  Infatti,  le concessioni edilizie venivano rilasciate,  nella  maggior  parte  dei casi, senza alcun controllo sulla documentazione prodotta, ne' veniva poi  richiesto  il  pagamento  in  misura  corretta  degli  oneri  di urbanizzazione e del costo di costruzione.

    Illuminanti,  a  tal  proposito,  sono  le  concessioni  edilizie rilasciate a:
    «omissis», genero del gia' citato  impiegato  comunale  «omissis»
(arrestato lo scorso ottobre nell'operazione Nuovo mandamento 3);
    «omissis» che - secondo quanto emerge  dalla  piu'  volte  citata ordinanza del G.I.P. nell'ambito dell'operazione «Nuovo mandamento» -ha  assunto  le  mansioni  di  reggente  della  famiglia  mafiosa  di Montelepre durante il periodo compreso dall'anno 2006 all'anno 2009;
    «omissis»,  moglie  del  mafioso  «omissis»,  condannato  per  il delitto di cui all'art. 416-bis del codice penale,  e  raggiunto  nel dicembre 2009 da  ordinanza  di  custodia  cautelare  del  G.I.P.  n. 11998/08, «... per avere  costituito  un  punto  di  riferimento  nel territorio  di  Montelepre,  ponendosi  alle  dirette  dipendenze  di "omissis",  e "omissis", per avere mantenuto, attraverso lo scambio di messaggi e attraverso riunioni ed incontri, un costante  collegamento con gli altri associati in liberta' e quelli latitanti.»;  
    «omissis» (titolare dell'omonima ditta individuale), cognato  del gia' citato «omissis» anch'egli arrestato nell'ambito della  predetta operazione Nuovo mandamento 3.

    In tutti questi casi, l'attivita' ispettiva ha messo in  luce  la sistematica  approvazione  in  tempi  brevissimi   da   parte   della commissione edilizia delle richieste  di  concessione,  non  tenendo, peraltro,   in   alcuna   considerazione,   nella   verifica    della documentazione prodotta, il rispetto del piano  regolatore,  oltre  a violazioni di carattere formale (quale, a titolo esemplificativo,  la mancata nomina del direttore dei lavori).

d) L'attivita' di riscossione dei tributi.
    La commissione d'accesso ha preliminarmente evidenziato una grave situazione  finanziaria  dell'ente,  esplicitata  soprattutto  da  un cronico deficit di cassa  causato,  principalmente,  da  una  carente capacita' di riscossione delle entrate proprie (in particolare per le tasse locali l'indice di capacita' di riscossione si  attesta  ad  un magro 0.33%).

    Alla luce di quanto sopra, ha effettuato un analitico esame delle singole posizioni contributive con  riferimento  a  due  campioni  di soggetti:

    
personaggi riconducibili alla locale consorteria mafiosa;
    
sindaco, assessori e consiglieri comunali.

    In sintesi, dal predetto controllo operato dalla commissione sono emerse le seguenti anomalie: 

    incapacita' strutturale, da  parte  del  comune,  di  monitorare, accertare e riscuotere il quantum relativo alla contribuzione locale;
    scarsa incisivita' nel recupero coatto delle  somme  non  versate dai contribuenti;
    altissime percentuali di mancata riscossione/evasione riscontrata in capo ai soggetti sottoposti a verifica (affini al locale sodalizio mafioso 85%, e ai politici locali 25%);
    gravi   carenze   strutturali,   organizzative    e    gestionali dell'ufficio tributi (locali adibiti agli  uffici  inadeguati,  mezzi tecnico/informatici obsoleti, personale esiguo  e  non  adeguatamente qualificato).

    Alla luce delle considerazioni suesposte, appare  chiaro  che  vi sia, da un lato una totale inadeguatezza dell'apparato pubblico,  con riferimento alla capacita' di gestione e riscossione dei  tributi  e, dall'altro,  una  fortissima  sudditanza   dell'ente   comunale   nei confronti dei soggetti facenti parte della locale cosca  mafiosa,  ai quali, con riferimento alle entrate gestite direttamente  dal  comune ed in molti casi, non risulta che l'ente abbia  mai  richiesto  alcun pagamento.

3) Atto intimidatorio del 19 settembre 2013.
    A  conferma   della   pervicace   presenza   della   criminalita' organizzata nel  territorio  di  Montelepre,  si  ritiene  importante segnalare un episodio inquietante avvenuto il 19 settembre scorso. Si tratta del rinvenimento di due teste  di  capretto  e  di  un  foglio manoscritto recante frasi intimidatorie, all'interno di un escavatore parcheggiato nel  cantiere  edile  ubicato  nel  centro  abitato  del medesimo comune, ove  erano  in  corso  lavori  di  urbanizzazione  e riqualificazione urbana, aggiudicati dal comune  di  Montelepre  alla gia'  menzionata  ditta  «omissis»  impresa,   come   si   e'   detto riconducibile ai fratelli «omissis» e «omissis».  La  gravita'  e  la tipologia del gesto ne fanno ipotizzare la matrice mafiosa.

    Al riguardo, e' appena il caso di evidenziare che nell'ambito dei suddetti lavori la medesima ditta aveva gia' subito un  tentativo  di estorsione mafiosa, e le conseguenti indagini  avevano  portato  alla cattura di alcuni esponenti della locale cosca, tra cui  «omissis»  e «omissis»,  coinvolti  nella  gia'  citata  operazione   di   polizia giudiziaria Nuovo mandamento; in tale contesto «omissis»  aveva  reso dichiarazioni collaborative all'autorita' giudiziaria.

    Pertanto, e' importante sottolineare come, a  distanza  di  pochi mesi dalla suddetta operazione che, tra l'altro,  aveva  azzerato  la capacita' operativa della famiglia mafiosa di  Montelepre,  traendone in arresto capi e gregari, sia riemersa, in tutta la sua arroganza ed estrema dinamicita' criminale, l'organizzazione mafiosa  locale  che, con ogni mezzo,  ha  continuato  nel  tentativo  di  inserirsi  nelle attivita' imprenditoriali e nella gestione degli appalti pubblici del comune di Montelepre, attraverso la reiterazione di  un'attivita'  di natura estorsiva, posta in essere con una metodologia  odiosa  e  dal valore fortemente intimidatorio.

    A rendere ancora piu'  preoccupante  il  gesto  criminoso  e'  la considerazione che la cosca mafiosa locale ha perpetrato  tale  gesto intimidatorio incurante  del  fatto  che  il  comune  di  Montelepre, attualmente retto da un commissario straordinario regionale, in  quei giorni  era  oggetto   dell'accesso   ispettivo   della   commissione d'indagine che quotidianamente vi si recava allo scopo  di  accertare l'eventuale   presenza   di   fenomeni   di   infiltrazione   e    di condizionamento di tipo mafioso.

    La risposta dello Stato non ha tardato a farsi sentire.  Difatti, come gia' detto, in  data  10  ottobre  2013,  il  G.I.P.  presso  il tribunale di Palermo ha emesso una ulteriore  ordinanza  di  custodia cautelare in carcere nei confronti di n. 7 soggetti indagati  per  il delitto di partecipazione all'associazione mafiosa  denominata  «Cosa Nostra» ed  affiliati  alla  cosca  di  Montelepre.  Nell'ambito  del suddetto provvedimento cautelare e' stata definita, tra  l'altro,  la posizione di «omissis»  (padre  del  piu'  volte  citato  «omissis»), coinvolto nella vicenda inerente l'attivita' estorsiva nei  confronti della ditta «omissis».

    Dal  complesso  degli  elementi  e  delle  circostanze   riferite emergono, in maniera assolutamente inequivocabile, concreti,  univoci
e rilevanti elementi  su  collegamenti  diretti  e  indiretti  tra  i responsabili della famiglia mafiosa di Montelepre sopra menzionati  e rappresentanti dell'amministrazione comunale. Ancor piu' grave appare la   vicinanza   del   primo   cittadino   «omissis»   a   «omissis», rappresentante di Cosa Nostra nel territorio di Montelepre.

4) Per completezza si riferisce in merito ai rapporti di parentela  e
  frequentazione dei rappresentanti dell'amministrazione comunale con
  esponenti della criminalita' organizzata.  Sindaco      «omissis».

    L'ordinanza cautelare del 4 aprile 2013 ha ampiamente evidenziato
lo stretto legame del  primo  cittadino  con  il  responsabile  della famiglia di Montelepre. Peraltro, l'ex sindaco «omissis» e'  altresi' stato  notato  piu'  volte  -  in  particolare  nel  periodo   appena precedente le consultazioni elettorali che portarono alla  sua  prima elezione a sindaco - in compagnia del mafioso «omissis», di cui si e' gia' detto sopra, il  quale  e'  figlio  del  noto  «omissis»,  «uomo d'onore» della famiglia mafiosa di Montelepre,  inserito  ai  vertici della struttura criminale avendo rivestito il ruolo di capo decina.
    Inoltre, il «omissis», risulta legato da  vincoli  di  parentela, seppure lontani, con «omissis» (3) , che a sua volta risulta essere:
    affiliato alla famiglia mafiosa di Montelepre;
    cugino di primo grado di «omissis», arrestato  nell'ottobre  2013 nell'ambito delle operazioni «Nuovo mandamento»;
    cognato (4) del  mafioso  «omissis»,  e  dell'impiegato  comunale «omissis» (gia' autista del sindaco «omissis»),  entrambi  tratti  in arresto il 15 ottobre scorso.  Assessore      «omissis».

    E' cognato  del  capo  della  famiglia  mafiosa  di  Giardinello, «omissis»  (tratto  in  arresto  nell'ambito  dell'operazione  «Nuovo mandamento») in quanto il fratello  «omissis»  e'  coniugato  con  la sorella di quest'ultimo, «omissis».  Assessore      «omissis».

    E' indicato tra i partecipanti, nel 2008 (all'epoca ricopriva  la carica di vice sindaco del comune di Montelepre) alla  cena  politica presso la trattoria «omissis»  di  Montelepre,  a  cui  parteciparono politici («omissis», «omissis», attualmente sindaco di  Giardinello), imprenditori («omissis», titolare della ditta «omissis» poi risultata affidataria di lavori al comune di  Montelepre),  impiegati  comunali (il gia'  citato  «omissis»)  e  mafiosi  («omissis»,  favoreggiatore dell'organizzazione mafiosa Cosa Nostra e  legato  ai  «omissis»,  la famiglia mafiosa dei noti capi mafia «omissis» di Partinico).  Presidente del consiglio comunale      «omissis».

    E' indicato tra i partecipanti, nel 2008, alla sopra citata  cena politica presso la trattoria «omissis».  Consigliere di maggioranza      «omissis».
    E' fratello di «omissis», a sua volta, e' cognato  di  «omissis», figlia di «omissis», noto mafioso:
    la madre, «omissis» e' sorella di «omissis», quest'ultimo cognato del predetto «omissis»;
    il noto mafioso «omissis» e' padrino di battesimo di uno dei suoi figli.

    Il predetto consigliere, in data 15 ottobre 2004, e' stato notato a Montelepre in compagnia di «omissis», genero e cognato dei  mafiosi
«omissis» e «omissis».  Consigliere di maggioranza      «omissis».

    In data 11 novembre 1998 veniva notato in Montelepre in compagnia di «omissis», tratto  in  arresto  il  15  ottobre  2013  nell'ambito dell'operazione di polizia giudiziaria Nuovo mandamento  3  «...  per aver fatto parte della famiglia mafiosa di Montelepre assumendone  la qualita' di capo decina  dall'estate  2011  al  novembre  2011  e  di co-reggente dal febbraio 2012 sino ad oggi.  Consigliere di maggioranza      «omissis».
    E' indicato tra i partecipanti,  nel  2008,  alla  predetta  cena politica presso la trattoria «omissis».  Consigliere di maggioranza      «omissis».
    E' cognato di «omissis», collaboratore  di  giustizia,  il  quale annovera precedenti di polizia per associazione a delinquere di  tipo mafioso, danneggiamento, omicidio doloso, porto abusivo e  detenzione di armi, delitti contro l'incolumita' pubblica, furto ed evasione.  Consigliere di minoranza      «omissis».
    E' stato notato da militari dell'Arma, in numerose  occasioni,  a Montelepre e Partinico, in compagnia di soggetti  pregiudicati  anche per fatti di mafia. Nello specifico:
    in data 9 settembre 1997, 31  agosto  1998  e  2  marzo  2001  di «omissis», pluripregiudicato, vicino ad ambienti mafiosi;
    in data 23 maggio 1999, di «omissis» e del mafioso «omissis»;
    in data 20 giugno 2000, di «omissis» e «omissis», con  precedenti
di polizia;
    in data 16 marzo 2001, di «omissis, il quale e' stato  tratto  in arresto l'8 novembre 2007 e sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per la durata di anni 2,  per  aver favorito la latitanza dei noti mafiosi «omissis» e «omissis».  Consigliere di minoranza      «omissis».

    E' stato visto dalle Forze dell'ordine, in compagnia di  soggetti pregiudicati anche per fatti di mafia. Nello specifico:
    in data 26 gennaio 2003,  veniva  controllato  con  «omissis»  il quale annovera vari precedenti di polizia;
    in data 16 gennaio 2007, veniva  notato  in  compagnia  del  noto «omissis», di cui si e' detto sopra  e  di  «omissis»,  sopra  citato consigliere di minoranza del comune di Montelepre;
    in data 15 settembre 2008, il commissariato di P.S. di Partinico, gli rigettava l'istanza di rilascio porto di fucile per uso  sportivo a causa della frequentazione di  soggetti  controindicati  anche  per fatti di mafia. Per lo stesso motivo veniva emesso nei suoi confronti un divieto della prefettura di  Palermo,  di  detenzione  di  armi  e munizioni.

Considerazioni conclusive.

    La  pervasiva  influenza  dell'organizzazione   mafiosa,   emersa chiaramente dagli accertamenti esperiti  dalle  Forze  di  Polizia  e dalla  commissione  di  accesso,  evidenzia  un  quadro   di   palese alterazione  della  libera  attivita'  amministrativa  degli   organi elettivi del comune di Montelepre, con conseguente compromissione del buon andamento della cosa pubblica, del  regolare  funzionamento  dei servizi e del libero esercizio dei diritti civili, che  ha  intaccato il   sereno   svolgimento   dell'attivita'    dell'intero    apparato amministrativo e determinando pregiudizio per l'ordine e la sicurezza
pubblica.

    Lo  scenario  investigativo   e   l'attivita'   ispettiva   della commissione di accesso, hanno evidenziato come la «famiglia»  mafiosa di Montelepre si fosse  infiltrata  all'interno  dell'amministrazione del predetto comune, mettendo,  altresi',  in  luce  chiari  elementi sintomatici del condizionamento mafioso. Tali valutazioni sono  state condivise nella riunione del Comitato per  l'ordine  e  la  sicurezza pubblica, integrata con la partecipazione  del  rappresentante  della Procura della Repubblica -  DDA,  presso  il  tribunale  di  Palermo, tenutasi in data 12 dicembre 2013.

    Conclusivamente, ritiene la scrivente che, alla  luce  di  quanto rilevato e rassegnato, sussistano quei concreti, univoci e  rilevanti elementi di cui all'art. 143, commi 1 e 13, del  decreto  legislativo n. 267/2000, che comprovano la presenza di forme  di  condizionamento da  parte  della  criminalita'  organizzata,  che  hanno  determinato un'alterazione del procedimento di formazione  della  volonta'  degli organi elettivi e compromesso il  buon  andamento  e  l'imparzialita' dell'amministrazione comunale di  Montelepre  ed  anche  il  regolare funzionamento dei servizi ad essa affidati.
Il dirigente: Mongiovi'

                                                Il prefetto: Cannizzo

(1) Impresa che ha effettuato lavori pubblici finalizzati al recupero
    e all'adeguamento e sistemazione esterna della palestra  comunale
    di Montelepre sita in c.da Presti Snc.

(2) Emessa dal G.I.P. del tribunale di Palermo nei confronti, tra gli
    altri, anche del latitante «omissis».

(3) Poiche' la bisava materna del sindaco «omissis»,  «omissis»,  era
    sorella del bisavo paterno di «omissis».

(4) In quanto le mogli di «omissis»  e  «omissis»  sono  sorelle  del
    «omissis».





12 Marzo 2014

La Presidenza del Consiglio comunica che: Il Consiglio dei Ministri si è riunito oggi alle ore 16.20 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Segretario il Sottosegretario di Stato alla Presidenza, Graziano Delrio.




Provvedimenti











DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA: Scioglimento del Consiglio comunale di Montelepre (PA), a norma dell'articolo 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.




DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA: Scioglimento del Consiglio comunale di Montelepre (PA), a norma dell'articolo 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.

Consiglio dei Ministri: 12/03/2014



Proponenti: Interno






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TipoArgomento
ComunicatiConsiglio dei Ministri n.6

Sciolto il Comune di Montelepre 
“Accertate infiltrazioni mafiose”

montelepre

Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha deliberato lo scioglimento del Consiglio comunale di Montelepre, nel Palermitano, “al fine di consentire -si legge nel comunicato di Palazzo Chigi- il risanamento delle istituzioni locali nelle quali sono state accertate forme di condizionamento da parte della criminalità organizzata”.
Ha partecipato alla discussione Lucia Borsellino, assessore regionale alla Salute, in rappresentanza del presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, che era stato invitato come prevede lo Statuto regionale.
Il provvedimento è arrivato in serata dopo la riunione del Consiglio dei ministri, durante il quale il premier Matteo Renzi ha annunciato le nuove misure per l’economia. Per la formalizzazione dello scioglimento, adesso si attende la pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale con la firma del presidente della Repubblica, che riporterà anche le motivazioni della decisione.
Successivamente, la Prefettura di Palermo dovrà inviare tre commissari straordinari che si insedieranno per almeno 12 mesi. Il municipio dal mese di luglio dello scorso anno è guidato dalviceprefetto Antonino Oddo, nominato dall’assessorato regionale agli enti locali, dopo le dimissioni di Consiglio comunale e del sindaco.
Ora invece sarà sostituito da una commissione straordinaria, formata da tre membri, per un periodo che va dai 12 ai 18 mesi, prorogabili fino ad un massimo di 24 in casi eccezionali. Poi si potrà tornare a votare per scegliere gli organi amministrativi. La decisione del governo, segue l’operazione antimafia “Nuovo Mandamento”, condotta dai carabinieri della Compagnia di Monreale quasi un anno fa.
In manette finirono esponenti delle cosche mafiose della zona e il sindaco Giacomo Tinervia, poi scarcerato e adesso in attesa di processo con l’accusa di concussione. Da agosto a novembre, funzionari della prefettura e delle forze dell’ordine arrivati in municipio hanno spulciato deliberi e atti. La relazione con l’esito dei controlli è stata poi trasmessa al ministero dell’Interno che ha accertato forme di condizionamento da parte della mafia, procedendo dunque allo scioglimento del comune di Montelepre.
Adesso si attende l’inizio del processo, la cui udienza preliminare è fissata per martedì prossimo. Nelle scorse settimane, il Pd locale e il Movimento giovanile “Volta La Carta”, avevano invitato il Commissario Oddo a costituirsi parte civile al processo e chiedere il risarcimento dei danni di immagine subiti, così come hanno fatto già i comuni di Monreale, Giardinello, Partinico, l’associazione Addio pizzo e gli imprenditori che hanno denunciato le estorsioni subite.

http://palermo.blogsicilia.it/sciolto-il-comune-di-montelepre-accertate-infiltrazioni-mafiose/243495/

Dall'antimafia all'arresto La parabola del sindaco




Parlano due imprenditori vessati dal pizzo
scatta un blitz antiracket a Montelepre





I carabinieri del Gruppo Monreale hanno individuato altri componenti del "super mandamento" creato in provincia di Palermo. In manette anche l'autista dell'ex sindaco Giacomo Tinervia, che avrebbe fatto da tramite fra il titolare di una ditta e i boss. Le mani di Cosa nostra sugli appalti





































Salvatore De Simone, autista
dell'ex sindaco Tinervia 


























Cucchiara, ELIMAR Srl, GIUSEPPE ABBATE, GIUSEPPE LOMBARDO, ISOLA DELLE FEMMINE, LIOTTA, MAFIA, MANIACI, MONTELEPRE, PALAZZOLO, PARTINICO, SALAVATORE DE SIMONE, SCIORTINO, TINERVIA, VASSALLO FRANCESCO,

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