L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























martedì 23 settembre 2014

CORTE DEI CONTI SEZIONE GIURIDISZIONALE D'APPELLO SICILIA SENTENZA 389 2014 CRISTALDI NICOLO' SINDACO DI MAZARA DEL VALLO

Sezione giurisdizionale d'appello per la Sicilia

sent. n. 389 del 19/09/2014

Presidente: P. ZINGALE
Estensore: G. PETRIGNI
emblema repubblica italiana
RE­PUB­BLI­CA ITA­LIA­NA
IN NOME DEL PO­PO­LO ITA­LIA­NO
LA CORTE DEI CONTI
SE­ZIO­NE GIU­RI­SDI­ZIO­NA­LE D'AP­PEL­LO PER LA SI­CI­LIA


 
com­po­sta dai ma­gi­stra­ti:
dott.  Pino Zin­ga­le                      Pre­si­den­te f.f.
dott.  Vin­cen­zo Lo Pre­sti             Con­si­glie­re
dott. Ste­fa­no Si­ra­gu­sa                Con­si­glie­re
dott. Val­ter Del Ro­sa­rio              Con­si­glie­re
dott. Guido Pe­tri­gni                    Con­si­glie­re  re­la­to­re
ha pro­nun­cia­to la se­guen­te
S E N T E N Z A N.389/ A/2014
nel giu­di­zio in ma­te­ria di re­spon­sa­bi­li­tà am­mi­ni­stra­ti­va iscrit­to al n. 4942/A/Resp del re­gi­stro di se­gre­te­ria pro­mos­so ad istan­za di Cri­stal­di Ni­co­lò, nato a Maz­za­ra del Vallo il 6 di­cem­bre 1950, rap­pre­sen­ta­to e di­fe­so dal­l’avv. Fran­ce­sco Ema­nue­le Mu­sco­li­no ed elet­ti­va­men­te do­mi­ci­lia­to pres­so lo stu­dio del­l’avv. En­ri­co Ca­de­lo, sito in Pa­ler­mo, via Prin­ci­pe di Vil­la­fran­ca n. 46, con­tro il Pro­cu­ra­to­re Ge­ne­ra­le pres­so la Corte dei Conti della Re­gio­ne Si­ci­lia­na, per la ri­for­ma della sen­ten­za n. 2681/2013 emes­sa dalla se­zio­ne Giu­ri­sdi­zio­na­le per la Re­gio­ne Si­ci­lia­na.
Visti l’at­to in­tro­dut­ti­vo del giu­di­zio de­po­si­ta­to il  19 di­cem­bre 2013 e le con­clu­sio­ni ras­se­gna­te dal Pro­cu­ra­to­re ge­ne­ra­le in data  5 mag­gio 2014.
Uditi, alla pub­bli­ca udien­za del 12 giu­gno 2014, il re­la­to­re, con­si­glie­re Guido Pe­tri­gni, l’avv. Fran­ce­sco Ema­nue­le Mu­sco­li­no  e il Pub­bli­co Mi­ni­ste­ro nella per­so­na del Vice Pro­cu­ra­to­re Ge­ne­ra­le Maria Aro­ni­ca.
                                
FATTO
La lo­ca­le Se­zio­ne di con­trol­lo della Corte dei conti, con nota da­ta­ta 11 feb­bra­io 2010, tra­smet­te­va alla Pro­cu­ra re­gio­na­le il re­fer­to del Col­le­gio dei re­vi­so­ri del Co­mu­ne di Ma­za­ra del Vallo, nel quale si evi­den­zia­va, tra l’al­tro, il man­ca­to con­se­gui­men­to degli obiet­ti­vi del patto di sta­bi­li­tà per l’an­no 2008.
Con atto di ci­ta­zio­ne la Pro­cu­ra re­gio­na­le con­te­sta­va al­l’o­dier­no ap­pel­lan­te, nella qua­li­tà di Sin­da­co, e al sig. An­to­ni­no In­gar­gio­la, quale re­spon­sa­bi­le del set­to­re 2 Eco­no­mia e Fi­nan­ze, l’e­si­sten­za di una ir­re­go­la­ri­tà con­ta­bi­le, re­la­ti­va al­l’as­sun­zio­ne, per mezzo di di­stin­te de­ter­mi­na­zio­ni sin­da­ca­li e suc­ces­si­vi atti de­li­be­ra­ti­vi, di n. 3 unità in qua­li­tà di com­po­nen­ti del­l’uf­fi­cio staff alle di­pen­den­ze del Sin­da­co, di n. 1 unità con in­ca­ri­co di ad­det­to stam­pa e n. 1 unità con in­ca­ri­co di por­ta­vo­ce del sin­da­co.
Tale ir­re­go­la­ri­tà era ri­te­nu­ta ri­con­du­ci­bi­le alla vio­la­zio­ne del patto di sta­bi­li­tà per l’an­no 2008, per il man­ca­to con­se­gui­men­to degli obiet­ti­vi fis­sa­ti dal­l’art. 1, commi 677-683, L. 27 di­cem­bre 2006 n. 296, da cui di­scen­de, tra l’al­tro, il di­vie­to di pro­ce­de­re ad as­sun­zio­ni di per­so­na­le a qual­sia­si ti­to­lo.
Alla luce di tale ipo­tiz­za­ta vio­la­zio­ne del di­vie­to, il Pro­cu­ra­to­re re­gio­na­le pre­fi­gu­ra­va un danno era­ria­le al­l’En­te in que­stio­ne, quan­ti­fi­ca­to nella mi­su­ra di € 361.985,37, pari alle com­pe­ten­ze com­ples­si­va­men­te ero­ga­te a ti­to­lo di com­pen­so ai com­po­nen­ti dello staff po­li­ti­co, non­ché al­l’ad­det­to stam­pa, ol­tre­ché al por­ta­vo­ce del sin­da­co.
Con sen­ten­za n. 2681/2013 del­l’11 lu­glio 2013, la Se­zio­ne giu­ri­sdi­zio­na­le di primo grado, as­sol­ve­va l’In­gar­gio­la per man­can­za del nesso di cau­sa­li­tà e con­dan­na­va il Cri­stal­di al ri­sar­ci­men­to del danno, in fa­vo­re del Co­mu­ne di Ma­za­ra del Vallo, per com­ples­si­vi € 82.945,32, oltre in­te­res­si le­ga­li.
Av­ver­so tale pro­nun­cia ha pro­po­sto im­pu­gna­zio­ne il si­gnor Cri­stal­di, con la di­fe­sa del­l’av­vo­ca­to Mu­sco­li­no, de­du­cen­do i se­guen­ti mo­ti­vi per i quali la sen­ten­za ap­pel­la­ta va ri­for­ma­ta.
Con il primo mo­ti­vo d’ap­pel­lo ha de­nun­cia­to l’in­sus­si­sten­za del­l’e­le­men­to sog­get­ti­vo della colpa grave, at­te­so che il Se­gre­ta­rio co­mu­na­le, nella qua­li­tà di Di­ri­gen­te ge­ne­ra­le e di Di­ri­gen­te del Primo Set­to­re Af­fa­ri Ge­ne­ra­li, non ha mai sol­le­va­to sul punto que­stio­ne al­cu­na, anzi ha af­fian­ca­to e coa­diu­va­to il Sin­da­co nella de­ci­sio­ne di isti­tui­re l’uf­fi­cio di staff, non­ché di no­mi­na­re il por­ta­vo­ce e l’ad­det­to stam­pa.
Con il se­con­do mo­ti­vo di ap­pel­lo ha la­men­ta­to l’er­ro­re in cui è in­cor­so il Giu­di­ce di prime cure nel­l’as­sol­ve­re il dr. In­gar­gio­la, di­ri­gen­te del 2^ Set­to­re Eco­no­mia e Fi­nan­ze, nel ri­fles­so che, pur non vi­stan­do al­cu­no degli atti di no­mi­na dei com­po­nen­ti dello staff, non v’è dub­bio che sul me­de­si­mo ri­ca­de­va un do­ve­re isti­tu­zio­na­le di con­trol­lo, tec­ni­co e di le­git­ti­mi­tà, del­l’im­pe­gno di spesa che an­da­va este­so, a mag­gior ra­gio­ne, agli atti con­se­quen­zia­li e suc­ces­si­vi ai prov­ve­di­men­ti in pa­ro­la, e il cui man­ca­to eser­ci­zio ha con­tri­bui­to al pro­dur­si del pre­te­so danno.
Con un terzo mo­ti­vo di ap­pel­lo ha so­ste­nu­to l’o­mes­sa pro­nun­cia e di­fet­to di mo­ti­va­zio­ne della sen­ten­za di primo grado lad­do­ve è stata er­ro­nea­men­te va­lu­ta­to l’ap­por­to del Se­gre­ta­rio co­mu­na­le e del Di­ri­gen­te del 2^ set­to­re eco­no­mia e Fi­nan­ze, Dott.​ssa An­to­ni­na Ma­ra­scia, non­ché dello stes­so Con­si­glio Co­mu­na­le di Ma­za­ra del Vallo.
Que­st’ul­ti­mo ha prov­ve­du­to al­l’ap­pro­va­zio­ne della pro­po­sta di emen­da­men­to n. 3 di bi­lan­cio di pre­vi­sio­ne del­l’e­ser­ci­zio fi­nan­zia­rio del 2009, al fine di as­si­cu­ra­re la co­per­tu­ra fi­nan­zia­ria per il pa­ga­men­to degli emo­lu­men­ti degli or­ga­ni di staff.
Con un quar­to mo­ti­vo di ap­pel­lo viene la­men­ta­ta l’o­mes­sa pro­nun­cia sul po­te­re ri­dut­ti­vo, evi­den­zian­do­si il le­git­ti­mo af­fi­da­men­to de­ri­van­te dai pa­re­ri emes­si dagli or­ga­ni di con­trol­lo e l’a­ta­vi­ca e cro­ni­ca ca­ren­za di or­ga­ni­co.
In data 5 mag­gio 2014, il Pro­cu­ra­to­re ge­ne­ra­le ha de­po­si­ta­to le con­clu­sio­ni scrit­te, nelle quali ha con­te­sta­to i mo­ti­vi di ap­pel­lo e ne ha chie­sto il ri­get­to.
Alla pub­bli­ca udien­za del 12 giu­gno 2014, l’avv. Mu­sco­li­no ha dif­fu­sa­men­te il­lu­stra­to i mo­ti­vi già rap­pre­sen­ta­ti negli atti scrit­ti ed ha in­si­sti­to per l’as­so­lu­zio­ne del pro­prio as­si­sti­to, pre­ci­san­do che manca la colpa grave; il sin­da­co ha agito in buona fede, con­si­de­ra­to che una cir­co­la­re del Mi­ni­ste­ro del­l’In­ter­no avreb­be pre­vi­sto una de­ro­ga al di­vie­to di as­sun­zio­ni; le no­mi­ne hanno com­por­ta­to van­tag­gi per l’Am­mi­ni­stra­zio­ne co­mu­na­le. Ha, poi, pre­ci­sa­to e ri­ba­di­to che il per­so­na­le di staff ha svol­to, di fatto, anche at­ti­vi­tà la­vo­ra­ti­va di com­pe­ten­za del­l’ap­pa­ra­to am­mi­ni­stra­ti­vo, pro­cu­ran­do un mi­glio­ra­men­to no­te­vo­le del ser­vi­zio ed un van­tag­gio per il Co­mu­ne, non certo una per­di­ta.
Il P.M. ha il­lu­stra­to e con­fer­ma­to la ri­chie­sta di cui agli atti scrit­ti ed ha in­si­sti­to per la con­dan­na del Cri­stal­di.
DI­RIT­TO
Con il primo mo­ti­vo di gra­va­me il di­fen­so­re ha im­pu­gna­to la sen­ten­za di primo grado as­su­men­do l’i­ne­si­sten­za del­l’e­le­men­to sog­get­ti­vo della colpa grave, at­te­so che il Se­gre­ta­rio co­mu­na­le, nella qua­li­tà di Di­ri­gen­te ge­ne­ra­le e di Di­ri­gen­te del Primo Set­to­re Af­fa­ri Ge­ne­ra­li, non aveva mai sol­le­va­to sul punto que­stio­ne al­cu­na, anzi aveva af­fian­ca­to e coa­diu­va­to il Sin­da­co nella de­ci­sio­ne di isti­tui­re l’uf­fi­cio di staff, non­ché di no­mi­na­re il por­ta­vo­ce e l’ad­det­to stam­pa.
Il mo­ti­vo è in­fon­da­to.
Nella fat­ti­spe­cie in esame l’ap­pel­lan­te ha vio­la­to lo spe­ci­fi­co di­vie­to re­ca­to dall’art. 76, comma 4, del de­cre­to legge 25/6/2008 n.112, con­ver­ti­to in legge 6/8/2008, n. 133.
La di­spo­si­zio­ne ci­ta­ta pre­ve­de espres­sa­men­te, nei casi di man­ca­to con­se­gui­men­to degli obiet­ti­vi del patto di sta­bi­li­tà per l’an­no 2008, fis­sa­ti agli enti lo­ca­li dal­l’art. 1, commi dal 677 al 683, della legge 27/12/2006 n. 296, il di­vie­to di pro­ce­de­re ad as­sun­zio­ni di per­so­na­le a qual­sia­si ti­to­lo, con qual­si­vo­glia ti­po­lo­gia con­trat­tua­le, ivi com­pre­si i rap­por­ti di col­la­bo­ra­zio­ne con­ti­nua­ta e con­ti­nua­ti­va e di som­mi­ni­stra­zio­ne non­ché di sti­pu­la­re con­trat­ti di col­la­bo­ra­zio­ne che si con­fi­gu­ri­no come elu­si­vi della ci­ta­ta di­spo­si­zio­ne.
Il te­no­re della di­spo­si­zio­ne è chia­ro e non con­sen­te in­ter­pre­ta­zio­ni dif­for­mi, con­fer­man­do­si la tas­sa­ti­vi­tà del di­vie­to.
Tale pre­clu­sio­ne si in­se­ri­sce nel­l’am­bi­to delle mi­su­re di coor­di­na­men­to della fi­nan­za pub­bli­ca, al fine di as­si­cu­ra­re il per­se­gui­men­to degli obiet­ti­vi posti dal patto di sta­bi­li­tà e cre­sci­ta eu­ro­peo e il ri­spet­to dei vin­co­li sem­pre più pre­vi­sti dal patto di sta­bi­li­tà in­ter­no.
In tale qua­dro la par­te­ci­pa­zio­ne degli enti ter­ri­to­ria­li è stata ul­te­rior­men­te rin­for­za­ta in se­gui­to alla legge co­sti­tu­zio­na­le n. 1/2002 e alla re­la­ti­va legge di at­tua­zio­ne n. 243/2012, che, oltre a de­fi­ni­re il prin­ci­pio di equi­li­brio di bi­lan­cio, con­tie­ne di­spo­si­zio­ni in ma­te­ria d’in­de­bi­ta­men­to e so­ste­ni­bi­li­tà del de­bi­to.
La Corte Co­sti­tu­zio­na­le, con sen­ten­za n. 88/2014, ha af­fer­ma­to che l’at­tua­zio­ne dei nuovi prin­ci­pi, e in par­ti­co­la­re di quel­lo della so­ste­ni­bi­li­tà del de­bi­to pub­bli­co, im­pli­ca una re­spon­sa­bi­li­tà che, in at­tua­zio­ne di quel­li fon­dan­ti di so­li­da­rie­tà e di egua­glian­za, non è solo delle isti­tu­zio­ni ma anche di cia­scun cit­ta­di­no nei con­fron­ti degli altri, ivi com­pre­si quel­li delle ge­ne­ra­zio­ni fu­tu­re.
Ne con­se­gue che nes­sun af­fi­da­men­to in­col­pe­vo­le può cer­ta­men­te pre­fi­gu­rar­si nei con­fron­ti del­l’ap­pel­lan­te.
In base alle pre­gres­se con­si­de­ra­zio­ni, in pre­sen­za del man­ca­to rag­giun­gi­men­to degli obiet­ti­vi del patto di sta­bi­li­tà, l’in­stau­ra­zio­ne di rap­por­ti di la­vo­ro, di qua­lun­que na­tu­ra e du­ra­ta de­ter­mi­na, di fatto, la vio­la­zio­ne di un di­vie­to espres­sa­men­te posto dalla legge, con la con­se­guen­te re­spon­sa­bi­li­tà in or­di­ne alle re­la­ti­ve il­le­git­ti­me as­sun­zio­ni.
Al ri­guar­do è stato sem­pre af­fer­ma­to, e non sus­si­sto­no ele­men­ti per dis­sen­ti­re dal solco trac­cia­to, che, a fron­te di uno spe­ci­fi­co di­vie­to le­gi­sla­ti­vo di te­ne­re un dato com­por­ta­men­to fi­na­liz­za­to ad evi­ta­re una spesa inu­ti­le, l’e­ven­tua­le sbor­so mo­ne­ta­rio con­tra legem è suf­fi­cien­te per la pro­du­zio­ne del danno.
La con­dot­ta del Cri­stal­di si pone in evi­den­te con­flit­to con un pre­cet­to nor­ma­ti­vo in­de­ro­ga­bi­le, la cui vio­la­zio­ne è suf­fi­cien­te per af­fer­ma­re la sus­si­sten­za della colpa grave.
Dal­l’ac­cer­ta­ta vio­la­zio­ne di legge de­ri­va la con­se­guen­te inu­ti­li­tà della spesa ero­ga­ta per le re­tri­bu­zio­ni del per­so­na­le il­le­git­ti­ma­men­te as­sun­to e la re­spon­sa­bi­li­tà del Cri­stal­di.
La di­fe­sa ha ar­ti­co­la­to le sue de­du­zio­ni ri­le­van­do la buona fede dello stes­so; la cir­co­stan­za che l’in­ter­pre­ta­zio­ne cor­ren­te al tempo con­sen­ti­va quan­to poi con­te­sta­to; in­fi­ne, in udien­za, i van­tag­gi con­se­gui­ti dal­l’Am­mi­ni­stra­zio­ne.
Nes­su­no degli ar­go­men­ti uti­liz­za­ti scal­fi­sce l’in­te­la­ia­tu­ra della sen­ten­za gra­va­ta d’ap­pel­lo, sem­mai, a ben ve­de­re, raf­for­za­no la fon­da­tez­za delle sta­tui­zio­ni in essa con­te­nu­te.
Quan­to alla buona fede, si os­ser­va che l’art. 90 del de­cre­to le­gi­sla­ti­vo n. 267/2000 e l’art. 23 del Re­go­la­men­to per l’or­di­na­men­to degli Uf­fi­ci e dei ser­vi­zi del Co­mu­ne di Ma­za­ra del Vallo pre­ve­do­no espres­sa­men­te la fa­col­tà del Sin­da­co di co­sti­tui­re uf­fi­ci alle sue di­ret­te di­pen­den­ze, av­va­len­do­si even­tual­men­te di col­la­bo­ra­to­ri as­sun­ti con con­trat­to a tempo de­ter­mi­na­to.
Ne con­se­gue che i prov­ve­di­men­ti di no­mi­na sono di esclu­si­va com­pe­ten­za del­l’or­ga­no po­li­ti­co e rien­tra­no nelle pre­ro­ga­ti­ve e at­tri­bu­zio­ni dello stes­so.
Nel caso in spe­cie, tutti i prov­ve­di­men­ti di con­fe­ri­men­to di in­ca­ri­chi, sia quel­li con­cer­nen­ti i com­po­nen­ti del­l’uf­fi­cio staff del ver­ti­ce po­li­ti­co, sia quel­li di no­mi­na del­l’ad­det­to stam­pa e del por­ta­vo­ce, ri­sul­ta­no tutti adot­ta­ti dal Cri­stal­di su­bi­to dopo la no­mi­na a Sin­da­co del Co­mu­ne di Ma­za­ra del Vallo.
Le de­ter­mi­na­zio­ni nn. 161, 203 e 314 del 2009 sono state sot­to­scrit­te dal Cri­stal­di e, come tali, im­pu­ta­bi­li al me­de­si­mo, trat­tan­do­si di prov­ve­di­men­ti di esclu­si­va com­pe­ten­za dello stes­so, ai sensi del ri­chia­ma­to art. 90 del de­cre­to le­gi­sla­ti­vo n. 267/2000, in re­la­zio­ne a spe­ci­fi­che scel­te e esi­gen­ze del me­de­si­mo ver­ti­ce po­li­ti­co del­l’en­te.
Per tali fatti, si os­ser­va che i pre­det­ti prov­ve­di­men­ti di no­mi­na sono stati adot­ta­ti in vio­la­zio­ne di legge e man­te­nu­ti dallo stes­so anche dopo i ri­lie­vi mossi dal Col­le­gio dei re­vi­so­ri con la re­la­zio­ne n. 401 del 3 di­cem­bre 2009 e dopo l’in­ter­ro­ga­zio­ne di un con­si­glie­re co­mu­na­le il 10 no­vem­bre 2009, che avreb­be­ro do­vu­to sug­ge­ri­re, quan­to­me­no, di ri­ve­de­re le po­si­zio­ni as­sun­te, e no­no­stan­te le os­ser­va­zio­ni for­mu­la­te dagli or­ga­ni ispet­ti­vi del Di­par­ti­men­to re­gio­na­le delle au­to­no­mie lo­ca­li in oc­ca­sio­ne di una ve­ri­fi­ca av­via­ta nel­l’an­no 2010.
La piana e fa­ci­le let­tu­ra delle norme non con­sen­te di at­tri­bui­re va­len­za al­cu­na ad una cir­co­la­re del Mi­ni­ste­ro del­l’In­ter­no, per la prima volta, evo­ca­ta (ma non de­po­si­ta­ta) nel corso della odier­na udien­za dal di­fen­so­re del­l’ap­pel­lan­te.
Quan­to ai van­tag­gi con­se­gui­ti, come espres­sa­men­te ri­chie­sto in udien­za dallo stes­so di­fen­so­re, si os­ser­va che la de­dot­ta que­stio­ne non è stata avan­za­ta tra i mo­ti­vi di ap­pel­lo ed è, quin­di, inam­mis­si­bi­le.
La que­stio­ne pe­ral­tro, così pro­po­sta, è in­fon­da­ta at­te­so che un esbor­so mo­ne­ta­rio con­tra legem non è su­scet­ti­bi­le di re­ca­re van­tag­gio al­cu­no.
Ma v’è di più.
In un’ot­ti­ca di­fen­si­va il di­fen­so­re in­ter­ve­nu­to ha detto (e ri­ba­di­to su espli­ci­ta do­man­da del Pre­si­den­te di que­sto Col­le­gio) che, in fondo, i van­tag­gi sono stati in­di­scu­ti­bi­li, at­te­so che le unità as­sun­te sono state im­pie­ga­te anche come forza la­vo­ra­ti­va del Co­mu­ne, per sop­pe­ri­re le ca­ren­ze or­ga­ni­che del­l’am­mi­ni­stra­zio­ne co­mu­na­le.
In altri ter­mi­ni, la fi­na­li­tà posta dalla norma di di­vie­to di as­sun­zio­ne per il ri­spet­to del patto di sta­bi­li­tà, se­con­do tale pro­spet­ta­zio­ne, di fatto, è stata ag­gi­ra­ta in­vo­can­do la nor­ma­ti­va sul per­so­na­le di staff. Tale nor­ma­ti­va, al­l’e­vi­den­za, co­mun­que, non co­sti­tui­sce cer­ta­men­te un va­li­do stru­men­to giu­ri­di­co per by­pas­sa­re la co­gen­za della nor­ma­ti­va posta a pre­si­dio dei vin­co­li sem­pre più pun­tua­li pre­vi­sti dal patto di sta­bi­li­tà in­ter­no.
Con il se­con­do mo­ti­vo di ap­pel­lo il di­fen­so­re con­te­sta la de­cla­ra­to­ria di as­so­lu­zio­ne del­l’In­gar­gio­la, so­ste­nen­do la ri­le­van­za della con­dot­ta dello stes­so: ciò, evi­den­te­men­te, al fine di ri­dur­re la quota di danno at­tri­bui­ta al Cri­stal­di.
La do­glian­za è in­fon­da­ta sotto vari pro­fi­li.
An­zi­tut­to il danno pro­spet­ta­to ri­guar­da l’e­ser­ci­zio ar­bi­tra­rio ed ir­ra­zio­na­le di una com­pe­ten­za pro­pria del­l’ap­pel­lan­te, in forza del ri­chia­ma­to art. 90 del de­cre­to le­gi­sla­ti­vo n. 267/2000 e del­l’art. 23 del re­go­la­men­to per l’or­di­na­men­to degli uf­fi­ci e dei ser­vi­zi del Co­mu­ne di Ma­za­ra del Vallo, ed è chia­ro che i prov­ve­di­men­ti di no­mi­na rien­tra­no nelle at­tri­bu­zio­ni del­l’or­ga­no po­li­ti­co.
Quan­to alla ri­chie­sta di ri­du­zio­ne, nella pro­spet­ta­zio­ne della Pro­cu­ra il danno, quan­ti­fi­ca­to ori­gi­na­ria­men­te in € 361.985,37, è stato ri­par­ti­to in quote egua­li tra il Cri­stal­di e l’In­gar­gio­la.
A se­gui­to del ri­di­men­sio­na­men­to dello stes­so danno, come ope­ra­to dal Giu­di­ce di primo grado e non scal­fi­to da al­cu­na cen­su­ra da parte del Pro­cu­ra­to­re, il danno è stato ri­de­ter­mi­na­to nella mi­su­ra di € 165.890,65 ed at­tri­bui­to al Cri­stal­di sem­pre per l’im­por­to del 50% (ossia nella mi­su­ra di € 82.945,32).
L’as­so­lu­zio­ne del­l’In­gar­gio­la, per­tan­to, sotto il de­dot­to pro­fi­lo non può com­por­ta­re al­cu­na, ul­te­rio­re, ipo­tiz­za­ta ri­du­zio­ne del danno in fa­vo­re del Cri­stal­di me­de­si­mo.
Con un terzo mo­ti­vo di ap­pel­lo la di­fe­sa ha so­ste­nu­to l’o­mes­sa pro­nun­cia e di­fet­to di mo­ti­va­zio­ne della sen­ten­za di primo grado lad­do­ve sa­reb­be stato er­ro­nea­men­te va­lu­ta­to l’ap­por­to del Se­gre­ta­rio co­mu­na­le e del Di­ri­gen­te del 2^ set­to­re eco­no­mia e Fi­nan­ze, non­ché dello stes­so Con­si­glio Co­mu­na­le di Ma­za­ra del Vallo.
Anche que­sto mo­ti­vo di ap­pel­lo è in­fon­da­to.
Come sopra ri­cor­da­to, la parte ap­pel­lan­te, nel pieno delle sue com­pe­ten­ze, ha di­sat­te­so sia i ri­lie­vi for­mu­la­ti dal Col­le­gio dei re­vi­so­ri con re­la­zio­ne n. 401 del 3 di­cem­bre 2009, sia l’in­ter­ro­ga­zio­ne pre­sen­ta­ta il 10 di­cem­bre 2009 da un con­si­glie­re co­mu­na­le, sia, in­fi­ne, le os­ser­va­zio­ni degli or­ga­ni ispet­ti­vi del Di­par­ti­men­to re­gio­na­le delle au­to­no­mie lo­ca­li ad esito di una ve­ri­fi­ca av­via­ta nel 2010.
Con un quar­to mo­ti­vo di ap­pel­lo viene la­men­ta­ta l’o­mes­sa pro­nun­cia sul po­te­re ri­dut­ti­vo, evi­den­zian­do­si il le­git­ti­mo af­fi­da­men­to de­ri­van­te dai pa­re­ri emes­si dagli or­ga­ni di con­trol­lo e l’a­ta­vi­ca e cro­ni­ca ca­ren­za di or­ga­ni­co.
Del pari in­fon­da­to ap­pa­re tale mo­ti­vo.
Nes­sun le­git­ti­mo af­fi­da­men­to è plau­si­bi­le ipo­tiz­za­re stan­te l’ef­fet­ti­va e chia­ra co­gen­za delle norme vio­la­te.
Quan­to al po­te­re ri­dut­ti­vo non si rav­vi­sa­no ele­men­ti og­get­ti­vi che pos­sa­no con­sen­ti­re di far uso del po­te­re ri­dut­ti­vo nel caso in que­stio­ne.
Come sopra detto il ge­ne­ri­co ri­fe­ri­men­to alla ca­ren­za di or­ga­ni­co, più che un’at­te­nuan­te ap­pa­re un’ag­gra­van­te per­ché di­sve­la la sot­te­sa vo­lon­tà di su­pe­ra­re il di­vie­to san­ci­to dalle di­spo­si­zio­ni in tema di patto di sta­bi­li­tà, in­vo­can­do, er­ro­nea­men­te, la nor­ma­ti­va sugli staff, ri­te­nen­do­la norma de­ro­ga­to­ria ri­spet­to a quel­la per le as­sun­zio­ni di per­so­na­le.
Con­clu­si­va­men­te la sen­ten­za im­pu­gna­ta si ap­pa­le­sa esen­te dalle cen­su­re for­mu­la­te con l'at­to di ap­pel­lo che, per­tan­to, va re­spin­to.
Le spese se­guo­no la soc­com­ben­za.
P.Q.M.
la Corte dei conti, Se­zio­ne giu­ri­sdi­zio­na­le d'ap­pel­lo per la Re­gio­ne si­ci­lia­na, de­fi­ni­ti­va­men­te pro­nun­cian­do, re­spin­ge l'ap­pel­lo pro­po­sto, av­ver­so la sen­ten­za in epi­gra­fe, con­fer­man­do­si le sta­tu­zio­ni di con­dan­na a ca­ri­co del­l’ap­pel­lan­te.
Con­dan­na l'ap­pel­lan­te al pa­ga­men­to delle spese del se­con­do grado di giu­di­zio che si li­qui­da­no in com­ples­si­vi € 285,46 (due­cen­tot­tan­ta­cin­que/86).
Così de­ci­so in Pa­ler­mo, nella ca­me­ra di con­si­glio del 12 giu­gno 2014.
  L’e­sten­so­re                                                   Il Pre­si­den­te f.f.
F.​TO (Guido Pe­tri­gni)                      F.​TO    (Pino Zin­ga­le)
De­po­si­ta­ta in se­gre­te­ria nei modi di legge.
Pa­lerm, 19/09/2014
Il Di­ret­to­re della Se­gre­te­ria
F.​TO (Ni­co­la Dai­do­ne)

 

Sezione giurisdizionale Sicilia

sent. n. 2681 del 11/07/2013

Presidente: T. BRANCATO
Estensore: T. BRANCATO
 
 
Omissis]
[Omissis]
DIRITTO
Come evidenziato nell’esposizione del fatto, la Procura regionale ha convenuto in giudizio CRISTALDI Nicolò, nella qualità di Sindaco di Mazara del Vallo, e Ingargiola Antonio, quale dirigente del Settore 2° “Economia e Finanza”, chiedendone la condanna al risarcimento del danno derivante dalle retribuzioni corrisposte a soggetti estranei all’Amministrazione, assunti -a tempo determinato per essere utilizzati come componenti dell’Ufficio di Segreteria e di diretta collaborazione del vertice politico dell’Ente locale- con provvedimenti ritenuti dal PM illegittimi, in quanto adottati in violazione dell’art.76, comma 4, del decreto legge 25/6/2008, n.112, convertito in legge 6/8/2008, n.133 (così detta manovra triennale, il cui contenuto è stato trasfuso nella legge di stabilità per il 2009, n.203 del 22/12/2008).
La menzionata disposizione prevede, nei casi di mancato conseguimento degli obiettivi del patto di stabilità per l’anno 2008, fissati agli enti locali dall’art.1, commi dal 677 al 683, della legge 27/12/2006 n.296, il divieto di “procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo, con qualsivoglia tipologia contrattuale, ivi compresi i rapporti di collaborazione continuata e continuativa e di somministrazione….(nonché) di stipulare contratti di servizio con soggetti privati che si configurino come elusivi della presente disposizione”.
Il tenore letterale della norma, in linea peraltro con precedenti interventi del legislatore, conferma la tassatività del divieto, che non offre margine alcuno per un’interpretazione e applicazione differente da quella prospettata dalla Procura contabile.
La disciplina del patto interno di stabilità e crescita per gli enti locali, come è noto, ha posto determinati vincoli finalizzati al miglioramento dei saldi contabili, responsabilizzando le medesime Amministrazioni locali nella gestione finanziaria, anche in relazione agli obblighi derivanti dalla partecipazione dell’Italia all’Unione europea.
In questa ottica, le regole del patto vengono poste in relazione all’esigenza di assicurare il concorso di tutti gli enti territoriali alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica, in considerazione del fatto che i vincoli sul disavanzo e sul debito, previsti dal Trattato CE e dal Patto di stabilità e crescita, si riferiscono al complesso delle amministrazioni pubbliche.
L’obbligo di partecipazione delle Regioni e degli enti locali alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica, improntato al rigore e alla inderogabilità delle disposizioni, proprio nei termini rappresentati Dalla Procura contabile, ha assunto, di recente, valenza costituzionale con la nuova formulazione dell’art.119 della Costituzione, operata dalla legge costituzionale n.1 del 20/4/2012, che ha introdotto il principio del pareggio di bilancio nella stessa Carta costituzionale.
In particolare, il legislatore costituzionale, oltre a specificare che l’autonomia finanziaria degli enti territoriali (Comuni, Provincie, Città metropolitane e Regioni) è assicurata nel rispetto dell’equilibrio dei relativi bilanci, prevede al contempo che tali enti sono tenuti a concorrere ad assicurare l’osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea.
La relativa responsabilità nei confronti delle Istituzioni comunitarie grava, quindi, su tutti i livelli di governo dotati di autonomia gestionale in materia di entrata e di spesa pubblica.
In modo specifico, per quanto concerne i fatti oggetto del presente giudizio, gli obiettivi finanziari per le autonomie locali derivanti dal patto di stabilità interno per il triennio 2008-2011, in aggiunta a quelli già disposti dalla precedente normativa, sono stati fissati dal decreto legge sopra richiamato 25/6/2008, n.112, che con il comma 4 dell’art.76, ha posto il divieto di assunzione, nei casi di mancato conseguimento degli obiettivi del patto di stabilità, di personale a qualsiasi titolo, con qualsivoglia tipologia contrattuale, ivi compresi i rapporti di collaborazione continuata e continuativa e di somministrazione.
Trattasi, quindi, di un divieto assoluto, in quanto riferito a tutti gli eventuali rapporti di lavoro, con una componete evidentemente di natura in qualche modo sanzionatoria, diretto ad evitare “il rischio insito nello squilibrio finanziario scaturente dal mancato rispetto del Patto di stabilità, tale da poter comportare il dissesto dell’Ente” (Sezione III appello n.731/2012).
L’inderogabilità, anche questa posta in termini assoluti, trova conferma nella dizione utilizzata dal legislatore con specifico riferimento all’esclusione della possibilità di stipulare anche contratti di servizio con soggetti privati che si configurino come elusivi della disposizione.
La volontà del legislatore, nel senso dell’inderogabilità del divieto, non lascia ambiti a eccezioni, neanche in presenza dell’asserita necessità, all’epoca dell’insediamento del Sindaco CRISTALDI, di rimediare alla carenza di personale rispetto alla previsione dell’organico del Comune di Mazara del Vallo.
Con la memoria di costituzione e nel corso della pubblica udienza, la difesa del CRISTALDI ha contrastato la tesi dell’inderogabilità del divieto di assunzione di personale relativamente agli uffici di “staff” del Sindaco, evidenziando la natura fiduciaria degli incarichi di diretta collaborazione con il vertice politico dell’ente locale, come tali ritenuti sottratti ai limiti di cui all’art. 76, comma 4, del decreto legge 25/6/2008, n.112, convertito in legge 6/8/2008, n.133.
Ad avviso della difesa del convenuto, qualora si dovesse ritenere operante il divieto nei confronti degli uffici di “staff” verrebbe meno il necessario supporto allo svolgimento delle funzioni del Sindaco, con ripercussioni più negative dell’asserito danno erariale.
In base a tale considerazione, la medesima difesa del CRISTALDI ha prospettato l’illegittimità costituzionale, in relazione all’art.97, comma 1, della Costituzione, dell’art. 76, comma 4, del decreto legge 25/6/2008, n.112, nella parte in cui non prevede alcuna deroga al divieto assoluto di assunzione di personale da parte delle amministrazioni che non rispettano il patto di stabilità in presenza di una accertata e grave carenza di personale, come quella verificatasi negli anni in questione presso il Comune di Mazara del Vallo.
La tesi difensiva non può essere condivisa, dovendosi sottolineare che l’art. 76, comma 4, del decreto legge 25/6/2008, n.112, nel suo chiaro tenore letterale, non lascia ambiti per l’interpretazione nel senso prospettato dal convenuto, avendo il legislatore posto il divieto, come già evidenziato, in termini assoluti e non derogabili per qualsiasi ragione, in funzione delle superiori esigenze di conseguimento degli obiettivi finanziari fissati dal patto di stabilità interno agli enti locali, in attuazione di principi di valenza costituzionale.
Per tale ragione, la questione della presunta illegittimità costituzionale dell’art.76, comma 4, del decreto legge 25/6/2008, n.112, appare manifestamente infondata, dovendosi rilevare che proprio la norma citata si pone in riferimento ai principi contenuti nell’art.119 della Costituzione, ma anche a quelli di buon andamento affermati dall’art.97 della Costituzione, che la difesa del Sindaco ritiene in contrasto con la medesima disposizione.
Sul punto, va sottolineato che gli equilibri di bilancio per gli enti locali assumono prioritaria importanza, senza dei quali non può assicurarsi il rispetto del principio costituzionale del buon andamento.
Pertanto, in base alle esposte considerazioni, in presenza del mancato raggiungimento degli obiettivi fissati dal patto di stabilità, l’instaurazione di rapporti di lavoro, di qualunque natura e durata (come espressamente sancito dalla norma richiamata dalla Procura regionale), determina di fatto la violazione di un divieto espressamente posto dalla legge, con la conseguente responsabilità in ordine alle relative illegittime assunzioni.
Dalla accertata violazione di norme di legge deriva la conseguente inutilità della spesa erogata per le retribuzioni del personale illegittimamente assunto, atteso che non è possibile tener conto dei vantaggi conseguiti dall’Amministrazione in relazione all’attività lavorativa prestata “contra legem”.
Resta da verificare, quindi, sulla base degli elementi acquisiti al fascicolo processuale, l’effettivo fondamento dell’addebito del danno erariale nei confronti degli odierni convenuti, considerati anche gli argomenti rappresentati dalle rispettive difese nelle memorie di costituzione e nel corso dell’udienza.
L’art.90 del decreto legislativo n.267/2000 e l’art.23 del Regolamento per l’ordinamento degli uffici e dei servizi del Comune di Mazara del Vallo prevedono espressamente la facoltà del Sindaco di costituire uffici posti alle sua dirette dipendenze, avvalendosi eventualmente di collaboratori assunti con contratto a tempo determinato. In conseguenza, i provvedimenti di nomina sono di esclusiva competenza dell’organo politico e rientrano nelle prerogative e attribuzioni dello stesso.
Al riguardo, si osserva che tutti i provvedimenti di conferimento di incarichi, sia quelli concernenti i componenti dell’ufficio di “staff” del vertice politico dell’ente, sia quelli di nomina dell’addetto stampa e del portavoce, risultano tutti adottati dal CRISTALDI subito dopo la nomina a Sindaco del Comune di Mazara del Vallo.
In particolare, le determinazioni n.161,203 e 314 del 2009, ritenute dalla Procura illegittime, risultano sottoscritte dal Sindaco CRISTALDI e, come tali, imputabili alla responsabilità dello stesso. Trattasi, infatti, di provvedimenti di esclusiva competenza del Sindaco, adottati ai sensi dell’art.90 del decreto legislativo n.267/2000, in relazione a specifiche scelte e esigenze del medesimo vertice politico dell’ente.
Sotto il profilo dell’elemento soggettivo, il Collegio osserva che la violazione dei divieti legislativi in materia di assunzione di personale presso gli enti locali sia sufficiente a configurare quanto meno la colpa grave.
In relazione ai fatti contestati dal PM, l’elemento della colpevolezza assume particolare valenza, in termini di aggravamento, in considerazione del fatto che i provvedimenti di nomina, adottati in violazione della legge, sono stati mantenuti dal CRISTALDI anche dopo i rilievi mossi dal Collegio dei revisori dei conti con la relazione n.401 del 3/12/2009, dopo l’interrogazione presentata il 10/11/2009 da un consigliere comunale, e nonostante le osservazioni formulate dagli organi ispettivi del Dipartimento regionale delle autonomie locali in occasione di una verifica avviata nell’anno 2010.
Sussistono, di conseguenza, tutti gli elementi per affermare l’addebito di responsabilità nei confronti del Sindaco CRISTALDI.
Diversa è la posizione processuale dell’Ingargiola, in relazione a quanto emerge dagli atti e dalle argomentazioni della difesa del medesimo convenuto.
Infatti, le determinazioni sindacali n.161,203 e 314 del 2009, ritenute illegittime dalla Procura non riportano alcun visto del dirigente del 2° Settore, né in ordine alla regolarità tecnica né per quella contabile.
In realtà, da quanto risulta agli atti, l’Ingargiola ha apposto il visto di regolarità contabile sulle determinazioni adottate dal dirigente del 1° Settore Affari istituzionali, concernenti l’impegno di spesa relativo al conferimento degli incarichi di componenti della Segreteria particolare del Sindaco.
Il visto in questione, di natura contabile, presupponeva, per effetto delle determinazioni del Sindaco, l’esistenza delle relative obbligazioni, assunte contestualmente alla nomina dei collaboratori diretti del vertice politico.
In altri termini, gli atti vistati dall’Ingargiola devono ritenersi meramente conseguenziali a quelli già adottati dal Sindaco, con i quali era sorto per l’Amministrazione il relativo rapporto giuridico e l’obbligo di corrispondere la retribuzione.
Non sussiste, pertanto, alcun nesso di causalità tra la condotta contestata all’Ingargiola e i fatti che hanno determinato il danno erariale.
Per tale motivo, lo stesso va dichiarato esente da responsabilità, restando assorbite nella pronuncia di assoluzione le restanti argomentazioni rappresentate dalla difesa del convenuto.
In conclusione, il Collegio ritiene di diversi soffermare sulle questioni attinenti la quantificazione del danno, da imputare al convenuto CRISTALDI Nicolò.
Con l’atto introduttivo, il PM ha determinato l’importo da risarcire in complessivi €.361.985,37, ripartito nella percentuale del 50% per ciascuno dei due convenuti, quale risultato della sommatoria delle competenze erogate, negli anni dal 2009 al 2012, ai componenti dell’ufficio di “staff”, dell’addetto stampa e del portavoce.
Al riguardo, si osserva che il danno erariale non può non essere limitato al periodo compreso tra il 2009 e la fine dell’anno 2010, considerato che dal gennaio 2011, il Sindaco avrebbe comunque potuto procedere alle assunzioni di cui all’art. 90 del decreto legislativo n.267/2000 e dell’art.23 del Regolamento per l’ordinamento degli uffici e dei servizi, posto che da quel momento non vigevano più i limiti imposti dall’art.76, comma 4, del decreto legge n.112/2008, per le nuova assunzioni per effetto dell’avvenuto rispetto dei parametri del patto di stabilità relativo all’anno 2010, avendo l’Amministrazione comunale, tra l’altro, contenuto il rapporto di incidenza tra la spesa del personale e quella corrente entro i limiti di cui al successivo, comma 7, del citato art.76.
Il danno erariale non può estendersi fino a comprendere anche il periodo 2011 e 2012, ma deve essere limitato all’arco temporale 2009-2010 e, quindi, va complessivamente determinato in €.165.890,65., da imputare al CRISTALDI, secondo la percentuale del 50% individuata nella citazione in giudizio della Procura regionale, in misura pari a €.82.945,32.
Avuto riguardo alla disciplina recata dal decreto del Ministero della Giustizia 20/7/2012, n. 140 (applicabile, ai sensi dell'art. 41 del medesimo regolamento, «alle liquidazioni successive alla sua entrata in vigore», cioè successive alla data del 23/8/2012) e, in particolare, tenuto conto del disposto degli artt. 4, comma 4, 5 e 11, nonché dei parametri di cui alla Tabella A allegata al medesimo decreto, il compenso spettante per le prestazioni del difensore di Ingargiola Antonino, dichiarato esente da responsabilità, si stabilisce nella misura di € 2.350,00, oltre accessori come per legge.
Il relativo onere è posto a carico del Comune di Mazara del Vallo, che, nella vicenda, ha assunto la veste di Amministrazione di appartenenza del prosciolto.
Sulla somma di €.82.945,32, dovuta dal CRISTALDI a titolo di risarcimento, sono dovuti gli interessi legali come da dispositivo.

 
 
 CORTE DEI CONTI SEZIONE GIURIDISZIONALE D'APPELLO SICILIA SENTENZA 389 2014 CRISTALDI NICOLO' SINDACO DI MAZARA DEL VALLO
 
DANNO ERARIALE, CORTE DEI CONTI,CRISTALDI NICOLO’,DI GIORGI ROSA, MAZZARA DEL VALLO,SEGRETARIA,€ 361.985,37, PATTO DI STABILITA',ASSUNZIONI,RISARCIMENTO 82MILA945EURO 32 CENTESIMI

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