L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























mercoledì 3 dicembre 2014

Svolta Inps: donne in pensione a 57 anni

Pensioni Governo Renzi ultime notizie: riforma, circolare ufficiale INPS contributivo donne pur in attesa Mef approvazione finale

Importanti ultime e ultimissime notizie e novità sulla riforma pensioni Renzi con la circolare INPS su contributivo donna

Importanti novità sulla riforma pensioni e ultime notizie che ad una prima lettura possono sembrare positive, ma che invece, purtroppo, nascondono ulteriori problemi e confusione. 

Il contributivo e opzione donna, infatti, è stato esteso ufficialmente dall'INPS per il 2015 per tutte le donne (e non uomini) che entro il 31 Dicembre del 2015 avranno come requisiti 57 anni di età e 35 di contributi.

Come era stato anticipato, dunque, l'INPS ha riaperto le domande e lo ha fatto con la circolare denominata  Messaggio Messaggio 009304, oggi 2 Dicembre 2014.
Una svolta per la pensione anticipata e flessibile che potrebbe aprire anche ad altri modi di uscita anticipata come quota 100, prestito o Mini Pensione?
Purtroppo, come avevamo anche in questo anticipato, la decisione dell'INPS è solo parziale, in quanto non è ancora confermata e avvalata dal Ministero dell'Economia, dal Mef e dalla Ragioneria di Stato.
Infatti, il messaggio è chiaro. I vertici dell'INPS invitano i propri uffici a ricevere le domande di pensionamento tramite il sistema contributivo, ma affermano anche che perchè le donne richiedenti tale opzione possano realmente uscire dal lavoro ufficialmente, occorre aspettare la conferma del Mef al quale l'INPS stessa ha chiesto il parere e l'approvazione definitiva.
Una approvazione che non è così facilmente scontata, anche perchè sono necessari ulteriori fondi, circa 8 miliardi, e il Ministero dell'Economia finora si è sempre detta contraria a qualsiasi apertura verso modifiche dell'attuale Legge Fornero.
Basti pensare che tutti gli emendamenti nella manovra Finanziaria sul contributivo e opzione donna sono stati cancellati, proprio per mancanza di fondi.

Certo, può lasciare ben sperare che è passato, alla Camera, l'emendamento sul no alla penalizzazioni per l'uscita anticipata, ma che potrebbe essere ancora cancellato, sempre per mancanza di fondi al Senato. E ancora, anche quota 96 è stata negata per l'ennesima volta.
Lo stesso Ministro Padoan ci ha tenuto a rassicurare l'Europa che i vantaggi della Riforma Fornero non saranno assolutamente toccati all'interno della lettera ufficiale con la quale si devono ulteriori rassicurazioni all'Ue sulla tenuta dell'Italia.
E dunque, questa decisione, o meglio, comunicazione dell'INPS potrebbe causare altro caos e confusione, con di nuovo class action (che già ci sono in attesa di giudizio).


Inps, riaperti i termini per le donne che 

vogliono ritirarsi a 57 anni

Tempo fino al 31 dicembre 2015 per aderire all’«Opzione donna»

di Enrico Marro


L’Inps, come annunciato lunedì dal Corriere, ha formalmente riaperto i termini dell’operazione “Opzione donna” per le lavoratrici con 57 anni e tre mesi d’età e 35 anni di contributi. Lo ha fatto con il «Messaggio 009304» firmato qualche ora fa dal direttore generale Mauro Nori. Il passaggio chiave del testo rivolto a tutte le strutture dell’istituto di previdenza afferma: «Eventuali domande di pensione di anzianità in regime sperimentale presentate dalle lavoratrici che perfezionano i prescritti requisiti anagrafici e contributivi entro il 31 dicembre 2015, ancorché la decorrenza della pensione si collochi oltre la medesima data, non devono essere respinte ma tenute in apposita evidenza». Detto in altri termini, tutte le donne lavoratrici che hanno almeno 35 anni di contributi e 57 anni e tre mesi d’età (i tre mesi sono dovuti all’adeguamento alla speranza di vita) e che volessero andare in pensione, ma con l’assegno calcolato interamente col metodo contributivo (perdendoci di regola almeno il 15-20% rispetto al calcolo retributivo), potranno continuare a presentare la domanda all’Inps fino alla fine del prossimo anno. In questo modo l’istituto riapre i termini che altrimenti sarebbero scaduti il 30 novembre scorso in base a precedenti interpretazioni della legge 243 del 2004 (governo Berlusconi) che istituì appunto in forma sperimentale e volontaria l’opzione donna.
Domande entro il 31 dicembre 2015
Nei fatti, quindi, viene rimessa in discussione una precedente circolare dell’Inps, che aveva tenuto conto del fatto che sulla vecchia pensione di anzianità (57 anni d’età e 35 di contributi) si applicava la cosiddetta «finestra mobile», passava cioè un anno dalla maturazione dei requisiti alla decorrenza della pensione. Secondo questa interpretazione, il termine per le domande scadeva a fine 2014 (novembre, calcolando che bisogna presentarla un mese prima) anziché il 31 dicembre 2015, come dice la legge. Contro questa interpretazione il Parlamento ha in passato votato risoluzioni mentre qualche mese fa è stata promossa perfino una class action. Iniziative che probabilmente hanno consigliato all’Inps di riaprire i termini per le domande. Ma il messaggio di ieri non assicura che le pensioni di «opzione donna» maturate da ora fino alla fine del 2015 verranno liquidate. Non è affatto certo, infatti, che la Ragioneria generale dello Stato avalli l’interpretazione “larga” della norma, perché questa comporterebbe un aumento della spesa (negli ultimi anni, le pensioni di questo tipo liquidate sono state più di 8mila l’anno). Si rischia insomma un pasticcio. E così nello stesso messaggio diffuso oggi dall’Inps si dice che l’Istituto, «in seguito dell’emergere di ulteriori perplessità in merito alla portata della norma», ha chiesto chiarimenti al ministero del Lavoro. «In attesa di conoscere gli esiti delle valutazioni», si dispone che gli uffici continuino ad accogliere le domande. Ma adesso tornare indietro appare difficile. Se queste pensioni non fossero liquidate, si scatenerebbe un megacontenzioso.






Svolta Inps: donne in pensione a 57 anni

Le lavoratrici potranno ritirarsi con 35 anni di contributi. L’assegno subisce però un taglio fino al 20 per cento. Le ipotesi sul 2015

di Enrico Marro


Le donne lavoratrici che hanno almeno 35 anni di contributi e 57 anni di età e che volessero andare in pensione, ma con l’assegno calcolato interamente con il metodo contributivo, potranno continuare a presentare la domanda all’Inps. In questo senso dovrebbe esprimersi una circolare dell’istituto di previdenza che potrebbe essere firmata già oggi, riaprendo in sostanza i termini che altrimenti sarebbero scaduti ieri.
La questione è complessa, come spesso accade in materia pensionistica, ma vale la pena di raccontarla, anche perché è indicativa di come si stiano moltiplicando le spinte a introdurre elementi di flessibilità sui requisiti necessari per lasciare il lavoro. Alcune hanno già avuto successo, come per esempio l’emendamento alla legge di Stabilità proposto da Marialuisa Gnecchi, la pasionaria delle pensioni del Pd, e approvato alla Camera che ha cancellato le penalizzazioni previste dalla riforma Fornero per chi va in pensione anticipata prima dei 62 anni di età pur avendo raggiunto il requisito dei contributi (42 anni e mezzo gli uomini, 41 anni e mezzo le donne). Il taglio dell’assegno è stato cancellato per tutti coloro che matureranno i contributi entro il 31 dicembre 2017. Poi si vedrà. Riguarda poche persone, ma è un segnale appunto.
Come quello che dovrebbe essere dato oggi dall’Inps riaprendo i termini per la cosiddetta «opzione donna». Possibilità introdotta nel 2004 (governo Berlusconi) e che prevede, in via sperimentale «fino al 31 dicembre 2015», la possibilità per le lavoratrici dipendenti con 35 anni di versamenti di ritirarsi a 57 anni (58 per le lavoratrici autonome) ma con l’importo della pensione calcolato interamente col sistema contributivo (prendi quanto hai versato in tutta la vita lavorativa) anziché col retributivo (pensione pari al 70% dello stipendio con 35 anni di contributi). Di regola la donna che sceglie questa possibilità prende almeno il 15-20% in meno. Nei primi anni sono state poche centinaia le lavoratrici che hanno scelto l’opzione donna. Ma dopo la riforma Fornero, che ha cancellato le pensioni di anzianità e aumentato bruscamente l’età per la pensione di vecchiaia, il numero di domande all’Inps si è impennato, anche perché questa possibilità è spesso rimasta l’unica per non finire esodati (senza lavoro e senza pensione). Così nel 2013 sono state 8.846 le richieste e quest’anno, fino a settembre, ne sono già arrivate altre 8.652.
Secondo una precedente circolare dell’Inps, che aveva tenuto conto del fatto che sulla vecchia pensione di anzianità si applicava la cosiddetta finestra mobile, passava cioè un anno dalla maturazione dei requisiti alla decorrenza della pensione, il termine per le domande scadeva a fine 2014 (novembre, tenendo conto che bisogna presentarla un mese prima) anziché il 31 dicembre 2015. Contro questa interpretazione è stata promossa perfino una class action mentre in parlamento sono state approvate mozioni per vincolare l’Inps a rispettare la lettera della legge. Cosa che dovrebbe avvenire appunto con la nuova circolare. Alcuni deputati ci hanno già provato con un emendamento alla legge di Stabilità. Ma la Ragioneria generale ha subito fatto osservare che serviva una copertura per la nuova spesa.




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