L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























martedì 30 settembre 2014

Il Vento Che Accarezza Isola Delle Femmine

Il Vento Che Accarezza Isola Delle Femmine




Torre di Italcementi a Isola si mobilita il comitato per il no

L' Italcementi vuole realizzare un nuovo impianto nello stabilimento di Isola delle Femmine. Una grande colonna, alta cento metri e larga venti che «però - sostiene l' azienda - contribuirà a un abbassamento delle emissioni inquinanti». L' investimento programmato è di circa 70 milioni ed è già al vaglio degli uffici della Regione. Ma gli ambientalisti sono sul piede di guerra e hanno presentato un esposto al ministero dell' Ambiente per chiedere «l' invio immediato di ispettori a Isola delle Femmine». L' Italcementi ieri ha inaugurato una campagna informativa ai cittadini che abitano accanto allo stabilimento, ma non solo: «Tutti i giovedì, fino al 14 giugno, i cancelli saranno aperti ai cittadini dalle 16 alle 20 - spiega Stefano Gardi, responsabile del servizio ecologia di Italcementi, che ha inaugurato il punto informativo - Ad accoglierli ci saranno dei tecnici che spiegheranno il progetto che vogliamo realizzare e perché si tratta di un' opera importante per migliorare l' impatto ambientale della fabbrica, e che darà lavoro a oltre 350 persone». Italcementi, attraverso la realizzazione del nuovo impianto, conta di abbassare del 90 per cento l' attuale emissione di biossido di ozono, del 50 per cento l' emissione di polveri sottili e, infine, del 10 per cento del biossido di azoto. «Tenendo presente che i livelli attuali sono ben al di sotto delle soglie previste dalla legge», continua Gardi. Ieri i dirigenti di Italcementi hanno aperto, per la prima volta, l' azienda al pubblico e incontrato il vicesindaco di Isola delle Femmine, Paolo Aiello e Mario Ayello, il rappresentante del cartello di associazioni ambientaliste che racchiude l' associazione per la Tutela del mare, la Lipu e la rete di Lilliput. «Siamo contrari alla costruzione di un nuovo impianto che avrà comunque un pesante impatto paesaggistico - dice Ayello - La nuova torre di emissioni dei fumi porterà a un incremento della produttività del 25 per cento, ma anche ad una crescita dei consumi d' energia del 20 per cento e a un aumento di estrazioni di materie prime del 15 per cento. Questo sito, di grande interesse ambientale, non può sopportare incrementi di questo genere». La Regione ha chiesto all' Italcementi di presentare un documento di impatto ambientale: «Ma contiamo di avere a breve tutte le autorizzazioni, che per un impianto uguale, a Matera, abbiamo già ottenuto - conclude Gardi - Siamo pronti a dare tutte le spiegazioni ai cittadini che vorranno visitare la fabbrica nelle prossime settimane, abbiamo già preso appuntamenti con associazioni dei commercianti e scolaresche». a. fras.



IL VENTO CHE ACCAREZZA ISOLA DELLE FEMMINE

del 20-05-2007

IL VENTO CHE ACCAREZZA ISOLA
Isola delle Femmine (Palermo)

Erano gli anni ’50 quando, nelle vicinanze del piccolo centro di pescatori di Isola delle Femmine, una nuova azienda (ora Italcementi SPA) installava un impianto per la produzione del cemento.

Oggi quello stesso allestimento sembra non rispondere più alle esigenze di una realtà territoriale ancora ristretta, ma che intorno ad esso si è sviluppato per anni derivando dallo stesso paese la maggior parte della forza lavoro della  fabbrica.

Le attenzioni della popolazione sembrano, però, col tempo, essersi spostate dai vantaggi economici che la vicinanza dello stabilimento portava, agli inevitabili effetti che questo ha sull’ ambiente e sulla salute dei cittadini.

Preoccupazioni che, a quanto riferisce Antonino Rubino, impiegato
amministrativo della Italcementi SPA, non sono passate inosservate alla stessa fabbrica che si adopera già da tempo per rispettare i limiti di sicurezza imposti dalle normative nazionali ed europee sulle esalazioni causate dall’ incenerimento dei rifiuti di produzione.

Nonostante queste rassicurazioni buona parte dei cittadini continua ad essere preoccupata dalla vicinanza dell’ edificio(appena 5-00 m) e, rappresentata Da Pino Ciampolillo e dal suo comitato cittadino, chiede che l’ azienda faccia chiarezza sulle problematiche da essi sollevate.

La questione,che è riconosciuta come la principale da entrambe le voci in campo, è quella del combustibile utilizzato e degli effetti che questo ha sulla salute.

Uno, in particolare, il nome che esce fuori da qualsiasi documento riguardante la faccenda: Petcoke.

Facciamo un po’ di scienze.

Il petcoke è una sostanza derivata dalla ulteriore lavorazione degli scarti del petrolio, altamente cancerogena, ma che nei processi produttivi, quali quelli della Italcementi, permette notevole risparmio energetico nonché economico.

Il problema è che per rimanere nei limiti di utilizzabilità e di sicurezza deve continuamente essere centrifugato; se lo si lascia fermo, o lo si brucia, allora si producono emissioni altamente pericolose per la salute umana.

Nel gennaio del 2006 l’ARPA (Associazione Regionale Protezione Ambiente) ha  effettuato un sopralluogo presso il deposito di combustibile solido della Italcementi, evidenziando gravi carenze nel sistema di impermeabilizzazione delle aree per lo stoccaggio del petcoke.

Il sig. Rubino ha subito tenuto a sottolineare che l’ARPA “non ha però rilevato infiltrazioni nel sottosuolo e che l’azienda ha realizzato quelle opere necessarie a raggiungere la sicurezza del sito”.

Dopo numerosi atti di diffida presentati all’ azienda a partire da quello stesso anno, la Italcementi ha deciso, nel 2007, di intraprendere un percorso dispendioso (70 mln di euro circa) nel tentativo di diminuire ulteriormente le emissioni nocive.

È infatti in corso un iter burocratico per la costruzione di un impianto
produttivo che andrebbe a sostituire quello tuttora in funzione.

La torre, alta più di 100 m e larga intorno ai 40, avrebbe un negativo impatto ambientale ma dal punto di vista delle normative limiterebbe ulteriormente le emissioni gassose.

Bisogna sottolineare che ancora non è pronto nemmeno il progetto di questa torre e che l’impianto continua a produrre gas nocivi.

Pronte le critiche del comitato Isolapulita.

Per legge, ci dice Ciampolillo, “i cementifici hanno l’obbligo di utilizzare le migliori tecnologie sul mercato al fine di diminuire o annullare l’inquinamento atmosferico.

La nuova torre ha però un difetto.

Ridurrebbe sicuramente la sua sfera di influenza negativa su Isola, ma, a causa della sua altezza, andrebbe ad avere effetti sulle zone circostanti di Palermo e  Capaci”.

Le critiche non si fermano qui; “ […] il progetto” continua Ciampolillo “è stato presentato facendo riferimento solo alla torre, senza fare alcun cenno alle emissioni che vengono prodotte anche in altre zone dello stabilimento (basti guardare i mulini e uno dei camini in funzione, alto 65m) o il ricavo stesso della materia prima che continua a mettere in pericolo la stabilità stessa della  montagna”.

Questo ultimo punto è molto interessante.

Già in passato, infatti, la montagna, dalla quale si ricava la materia necessaria ai processi di cementificazione, aveva dato segni di instabilità e costretto l’azienda a terminare i lavori per spostarsi su altri versanti.

Torniamo a parlare del petcoke. Abbiamo già detto che è una sostanza
altamente cancerogena, ma il sig. Ciampolillo, durante l’intervista, ci informa che proprio a causa delle sue caratteristiche, esso è riconosciuto alla stessa stregua delle armi chimiche e che, quindi, deve essere manovrato con alcuni accorgimenti.

Già il fatto che la Italcementi lo abbia bruciato per un certo periodo nei suoi lavori (senza denunziarne l’utilizzo, sottolinea Ciampolillo) non è un fatto positivo, ma egli ci informa, e non è l’unico a dirlo, che ogni tre mesi per un certo periodo di tempo le scorie petrolifere venivano maneggiate dagli operai dell’azienda senza alcuna precauzione, in capannoni a cielo aperto o in navi adibite (si fa per dire) al trasporto.

“Gli effetti che l’ uso indiscriminato di questa sostanza ha avuto sulla
popolazione è rintracciabile in alcuni referti medici”, non necessariamente riconducibili, aggiungiamo noi, all’utilizzo del petcoke.

Nonostante tutte le critiche mosse all’ impiego di questa sostanza, Rubino insiste nel ricordare che è ancora in corso, da parte di aziende specializzate, un’ analisi sugli effetti del residuato e che l’amministrazione aspetta i risultati  degli studi per attuare la giusta scelta sulla sua applicazione.

Concludiamo con una questione che non ci sembra di secondaria importanza.

La popolazione che vive a Isola è divisa tra chi appoggia l’ industria, chi la critica e chi, invece, si sottrae a qualsiasi posizione.

È facile riconoscere nei fiancheggiatori della fabbrica i suoi operai che, almeno  pubblicamente, non si esprimono in modo negativo sul lavoro dell’azienda.

Degli oppositori abbiamo parlato lungamente, riconoscendo nelle loro tesi il timore per gli effetti negativi che l’inquinamento ha su salute e ambiente.

Gli altri, appartengono a quella razza che si dimostra essere conciliante con entrambe le parti (a quanto pare il sindaco del paese non si sottrae a questa regola) o che, adeguatamente accontentato, non si angoscia nel cercare un motivo di preoccupazione (la chiesa ha ricevuto da poco un pulmino nuovo da parte dell’ azienda in questione).

Ci riteniamo al di sopra delle parti in causa, quindi non ci esprimiamo in favore di una o dell’altra, riconoscendo in entrambe le voci un senso comune di fare chiarezza e stabilire regole comuni, nonché il bisogno di fare valere le proprie posizioni.

Non possiamo però esimerci dal riportare il sentimento di disagio della
popolazione a causa dell’inutile apatia di chi non ha rispetto né per se stesso,  né per le istituzioni che rappresenta, né per le posizioni che ha dovere di prendere in merito al benessere della sua stessa società.

Un male, purtroppo, diffuso in tutto il mondo ma non per questo giustificabile.

Marco Salici


isola delle femmine Il Tar conferma "No al pet-coke" No all' utilizzo del pet-coke da parte della Italcementi a Isola delle Femmine. Il Tar ha rigettato nel merito il ricorso presentato dalla cementeria contro l' assessorato Ambiente che di fatto bloccava l' utilizzo di questo combustibile. «Il pet-coke è il combustibile primario per l' industria del cemento in Europa e lo usiamo in tutti gli altri nostri impianti», replica Italcementi.





Isola delle femmine Fumo alla Italcementi esposto in Procura Una nube di fumo nero, proveniente dai capannoni della Italcementi di Isola delle Femmine, si è alzata in cielo provocando il panico tra i residenti. Dopo la diffida dell' assessorato Ambiente all' azienda, gli atti sono stati già trasmessi in Procura.





la diffida

«Le emissioni dell' Italcementi di Isola delle Femmine sono inquinanti e cancerogene». Per questo motivo l' assessorato regionale al Territorio ha diffidato l' azienda, dopo che lo scorso anno alcune associazioni ambientaliste avevano presentato un esposto. Secondo la perizia dell' Arpa «l' azienda di Isola delle Femmine causa variazioni della qualità dell' aria per gli inquinanti emessi in atmosfera, modifiche all' impianto e al ciclo produttivo senza preventiva autorizzazione, utilizzo del petcoke, sottoprodotto della lavorazione del petrolio, come combustibile». La diffida dell' assessorato arriva dopo che lo steso provvedimento era stato preso dal comune di Isola. «La ditta - si legge nella diffida - non ha indicato i combustibili autorizzati nè la data di inizio di impiego del petcoke. La natura del petcoke non compare nei rapporti di prova relativi alle misure periodiche delle emissioni in atmosfera e le modalità di gestione non sono citate nei decreti autorizzativi».



Timori e tremori sotto le ciminiere viaggio a Isola, paese nella polvere

Piove cemento nel paese che trema. Il prezzo del progresso a Isola delle Femmine lo paga chi sta accanto alla Cementeria. Respira le polveri che arrivano ovunque e convive con il fremito provocato dagli impianti. Le centraline dell' inquinamento dell' Arpa e della Provincia non sempre funzionano, ma lo stabilimento della Italcementi lavora sempre. Al banco dello sviluppo si scambia la salute per un posto di lavoro, e così Isola soffre e tace. Chiunque ha un parente o un amico che lavora là dentro, e la risposta è un ritornello: «Non voglio guai - dice un ex dipendente che abita vicino alla guardia medica - ma a casa mia, a causa del rumore e dei movimenti causati dai macchinari, le mattonelle del balcone si sono allargate e in un pilastro è spuntata una crepa. Ci vorrebbe un avvocato, ma chi lo paga?». L' ultimo allarme proviene da un canale di acque reflue che si riverserebbe nel torrente Rio Fosso Morto e che ha fatto scattare la denuncia per i titolari della Italcementi e della Isac, la ditta cui è affidata la gestione della cava dalla quale si estrae il materiale per la fabbrica. «Non ho ricevuto alcun provvedimento dell' autorità giudiziaria - dice Giovanni La Maestra, direttore della Cementeria - Non abbiamo scarichi illegali nel golfo. Siamo disponibili a fornire le informazioni necessarie. Riguardo alle vibrazioni che i cittadini lamentano, le abbiamo già ridotte». Inquinamento e rumori a parte, sono le polveri a far paura. Chi se la passa peggio abita nelle case popolari, costruite vicino all' impianto. «Questa fabbrica mi ha dato il pane - dice Pietra Paternò indicando le ciminiere dalla finestra - perché mio marito ci lavorava fino a poco tempo fa, ma adesso non ne posso più. Per pulire non basta l' acqua, ci vuole lo scalpello. Stiamo chiusi in casa». Chi deve stare fuori perché ha un negozio, invece, non rinuncia a dare battaglia: «Non ho niente da perdere - dice Antonino Cardinale, fabbro - Sono costretto a lavare con l' acido muriatico perfino la ciotola del cane. Le finestre non scorrono più, per il cemento che si accumula. e la grondaia è diventata pesante, perché l' acqua trasporta anche la polvere che proviene da là dietro». Al cemento si aggiunge il rumore. La porta in metallo verde che chiude il negozio trema per i macchinari della fabbrica: «A volte non si riesce neanche a dormire». Il sindaco Gaetano Portobello ha già avviato un tavolo di concertazione: «Aspettiamo il prossimo incontro di aprile - dice - e analizzeremo i dati delle centraline». Nel frattempo è nato il Comitato tutti per Isola, coordinamento tra residenti e associazioni ambientaliste, per fare chiarezza anche sulla messa in sicurezza del pet-coke, un combustibile classificato come pericoloso e cancerogeno, utilizzato dalla Cementeria. L' Arpa, in una nota del 30 gennaio, a seguito di un sopralluogo al deposito di combustibile della Italcementi in località Raffo Rosso, scrive che sul sito bisognerebbe «valutare la necessità di un intervento di bonifica, adeguare l' impermeabilizzazione di tutto il fondo della cava e predisporre un piano di monitoraggio delle acque e dell' aria per controllare il contenimento delle emissioni».
ADRIANA FALSONE





L' Italcementi e l' inquinamento Simone D' Angelo, Gioacchino Lucido, Giuseppe Rubino, Baldassarre Privolizzi Rsu Italcementi, Isola delle Femmine In riferimento all' articolo sull' Italcementi pubblicato due giorni fa sulle pagine locali di Repubblica. I lavoratori dell' Italcementi, rappresentati dall' Rsu, vogliono puntualizzare che non si è mai scambiata la salute per un posto di lavoro. La lotta sindacale, all' interno dello stabilimento si è sempre fatta nel rispetto del contratto di lavoro e della salute dei lavoratori. I lavoratori che per la maggior parte abitano a Isola delle Femmine hanno a cuore come e più di tanti altri l' ambiente perché ad Isola vivono i loro familiari e credono che nessuno possa mettere a rischio la salute dei propri figli, barattandola al banco dello sviluppo per un posto di lavoro. Noi vogliamo puntualizzare che non siamo preoccupati in nessun modo del pericolo di perdere il posto di lavoro perché siamo consapevoli che vengono rispettate le norme. L' Italcementi ha investito ed investe nel miglioramento degli impianti soprattutto sotto il profilo ambientale che per la qualità. Quindi facciamo cemento, lo sappiamo fare e lo continueremo a fare nel rispetto delle regole e delle leggi. L' impatto della presenza nel territorio, da oltre 50 anni non ha certamente impedito la preservazione di siti ambientali che oggi sono riserve naturali. Circa l' impatto negativo della nostra attività crediamo che molte dichiarazioni siano solo frutto di rancori personali. Bisogna parlare con fatti e numeri alla mano e se anche le centraline dell' Arpa, come dice la stampa, in alcune occasioni non funzionano, non hanno mai rilevato alcun superamento dei limiti stabiliti dalle leggi. è giusto controllare ma non strumentalizzare. Ad Isola non piove cemento, l' aria è pulita e c' è un bellissimo mare. Infatti molte persone si sono trasferite dalla città nel nostro paese e noi siamo fieri di abitarci e di lavorare all' Italcementi. A seguito delle notizie apparse sulla stampa nazionale i rappresentanti della RSU, a nome dei lavoratori, precisano, inoltre, quanto segue: la produzione all' interno dello stabilimento avviene nel rispetto delle normative esistenti, sia riguardo le emissioni sia riguardo la sicurezza dei lavoratori. Il costante miglioramento dell' impatto ambientale oltre i minimi di legge e inoltre lo stabilimento è certificato secondo la norma europea per il rispetto ambientale. 

LUCIO FORTE  03 marzo 2006 sez.




 A Isola delle Femmine, la magistratura è intervenuta dopo la scoperta di un canale di scolo illegale dove confluivano le acque reflue provenienti dallo stabilimento Italcementi e mediante il quale venivano poi immesse nel torrente Rio Fosso Morto. I carabinieri del nucleo operativo ecologico hanno denunciato, con l' accusa di scarico di acque reflue nel sottosuolo, il rappresentante dello stabilimento di Italcementi Giovanni La Maestra e due rappresentanti della ditta Isac di Palermo a cui è affidata la gestione della cava da cui si estrae il materiale per la fabbrica.

 a. f.




Isola, il cielo si tinge di rosso Italcementi ora deve spiegare

Succede spesso, accade che il cielo diventi opaco e si tinga di rosso. Proprio lì, sopra le cementerie di Isola delle Femmine. Da anni i residenti denunciano quello che temono sia una nube tossica. Ma nonostante i controlli e le rassicurazioni successive, il fenomeno si ripete e dopo il Parlamento europeo il caso è arrivato adesso all' Assemblea regionale e alla Camera. La difficile convivenza tra l' impianto industriale di Italcementi e la gente di Isola, del resto, ha prodotto un carteggio alto una spanna. Intorno al temuto rischio i residenti si sono mobilitati e hanno coinvolto anche un comitato intercomunale. Perché se l' epicentro di quella che sembra una minaccia ambientale è certamente Isola, a dirsi preoccupati sono anche i residenti di Torretta e Capaci. «Vorremmo chiarezza. Il cielo si colora di rosso e questo certamente non è normale - dice Mario Ajello presidente dell' Associazione per la difesa del mare e del territorio - Tra l' altro il meccanismo di misurazione delle emissioni suscita qualche perplessità, ma le cause di questi strani fenomeni non sono state accertate». La Italcementi però rassicura e di fronte alle preoccupazioni oppone i risultati delle analisi condotte tramite i misuratori di continuo di cui è dotato l' impianto. Tuttavia non basta a fugare i dubbi. «Al contrario - aggiunge Ajello - sappiamo che se da una parte l' Arpa, l' agenzia regionale di protezione ambientale, non è in grado di rilevare l' aria che esce dai comignoli, dall' altra la cementeria ha un impianto che ad ogni anomalia smette di funzionare e non registra più nulla. La Provincia ci ha offerto un apparecchio mobile per monitorare le emissioni ma alla fine si è guastato». Un supplemento di controlli a questo punto si impone. E' quanto chiedono i deputati europei con una interrogazione depositata da Monica Frassoni, vice presidente del gruppo dei Verdi al Parlamento europeo. «Secondo il registro europeo delle emissioni inquinanti, - si legge nell' interrogazione - gli impianti della cementeria emettono monossido di carbonio, anidride carbonica, ossido di azoto, ossido di zolfo e polveri sottili, provocando fenomeni frequenti e diffusi di inquinamento atmosferico e acustico, con grave danno per la popolazione residente e per le attività turistiche». Queste preoccupazioni sono riprese anche nell' interpellanza depositata all' Ars da Leoluca Orlando e Lillo Miccichè di Sicilia 2010. Nell' atto ispettivo, a cui hanno fatto seguito interrogazioni alla Camera firmate da Giovanni Russo Spena del Prc, Ermete Realacci della Margherita, Luana Zanella e Paolo Cento dei Verdi, Fulvia Bandoli e Fabrizio Vigni dei Ds - si sottolinea l' importanza economica della cementeria ma, nello stesso tempo, si chiedono iniziative a tutela dell' ambiente e della salute dei dipendenti e dei cittadini. L' interpellanza sollecita il recupero ambientale della zona oltre che verifiche e valutazione dei progetti secondo le normative Ue, l' applicazione di standard di controllo adeguati su tutti gli scarichi allo scopo di salvaguardare l' integrità delle falde idriche.


ADRIANA FALSONE20 ottobre 2005 sez.

INFILTRAZIONI MAFIOSE NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE DI ISOLA DELLE FEMMINE

INFILTRAZIONI MAFIOSE NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE DI ISOLA DELLE FEMMINE 




DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 12 NOVEMBRE 2012 SCIOGLIMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE DI ISOLA DELLE FEMMINE E NOMINA COMMISSIONE STRAORDINARIA




SENTENZA INCADIDABILITA PORTOBELLO & COMPANY N 132 2013

lunedì 29 settembre 2014

UE - Panoramica sullo stadio raggiunto dalle procedure di infrazione aperte nei confronti dell’Italia

UE - Panoramica sullo stadio raggiunto dalle procedure di infrazione aperte nei confronti dell’Italia




La procedura d'infrazione è volta a rilevare eventuali inadempimenti da parte degli Stati di obblighi ad essi imposti dal diritto dell’Unione europea. La sua disciplina è contenuta negli articoli da 258 a 260 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea (TFUE). I ricorsi possono essere proposti dalla Commissione (art. 258 TFUE) oppure da un altro Stato membro (art. 259 TFUE); tuttavia, ad oggi questa seconda ipotesi si è verificata in pochi casi. Nell’ipotesi più frequente, è la Commissione che dà avvio alla procedura, spesso sulla base di segnalazioni provenienti da persone fisiche o giuridiche. 
La Commissione non ha tuttavia un obbligo di dare seguito ad ogni segnalazione e, infatti, nella prassi essa procede solo nel caso di violazioni ritenute sostanziali; inoltre, anche una volta avviata la procedura, la sua prosecuzione non è un atto dovuto da parte della Commissione, che può dunque decidere se intraprendere o meno gli steps successivi che sono di sua competenza (in sostanza, l’invio del parere motivato e la decisione di ricorrere alla Corte di giustizia). La prima fase della procedura – definita «precontenziosa» – si apre con l’invio di una lettera detta di «intimazione» o di «addebito» allo Stato membro ritenuto inadempiente. 

La lettera di addebito circoscrive la materia del contendere, cosicché, nell’ipotesi in cui la Commissione decida di proseguire nell’iniziativa, l’oggetto della procedura non può essere ulteriormente ampliato. Allo Stato interessato è assegnato un termine per presentare delle osservazioni (art. 258.1 TFUE).  Valutate tali osservazioni ovvero decorso vanamente il termine per la loro presentazione, la Commissione può inviare un parere motivato allo Stato in questione, indicando le misure che lo stesso dovrebbe adottare per porre fine all’inadempimento e assegnando un termine entro il quale provvedere (art. 258.1 TFUE). Ove il parere sia emesso, se lo Stato non si conforma ad esso nel termine fissato dalla Commissione, quest’ultima può deferire il caso alla Corte di Giustizia dell’Unione europea, avviando in tal modo la fase «contenziosa» della procedura (art. 258.2 TFUE). 
Se la Corte di Giustizia riconosce - la natura della sentenza che accerta l’infrazione è, infatti, meramente dichiarativa - che lo Stato membro in questione è venuto meno ad uno degli obblighi ad esso incombenti in forza del diritto UE, a tale Stato è fatto divieto di applicare le disposizioni dichiarate in contrasto con il Trattato, mentre, se del caso, esso dovrà adottare tutti i provvedimenti necessari per adempiere ai propri obblighi derivanti dal diritto UE (art. 260.1 TFUE). Di regola, tali provvedimenti non sono indicati dalla sentenza, ma spetta invece allo Stato membro inadempiente individuare le misure necessarie più appropriate. L’esecuzione deve iniziare immediatamente e deve concludersi nel più breve tempo possibile.

In caso di mancata esecuzione, la Commissione può avviare una seconda procedura di infrazione, secondo quanto previsto dall’art. 260.2 TFUE, che si rifà sostanzialmente alla disciplina della prima procedura di infrazione, ma che ha come oggetto la violazione dell’obbligo di eseguire la sentenza. Dunque, la Commissione, dopo aver dato allo Stato membro la possibilità di presentare le sue osservazioni, può formulare un parere motivato che precisa i punti sui quali lo Stato membro in questione non si è conformato alla sentenza e, se il termine fissato nel parere scade senza che lo Stato membro abbia adottato le necessarie misure, la Commissione potrà nuovamente adire la Corte di giustizia. 
Il Trattato di Lisbona ha tuttavia previsto, in questa seconda procedura, la possibilità per la Commissione di adire direttamente la Corte di giustizia dopo aver messo lo Stato membro nelle condizioni di presentare le proprie osservazioni, senza necessità di emettere previamente il parere motivato. In questa seconda azione, la Commissione precisa l'importo della somma forfetaria o della penalità[1] da versare (all’Unione) da parte dello Stato membro in questione, che consideri adeguate alle circostanze. Per calcolare l’entità della somma, la Commissione fa riferimento ad una serie di parametri riportati nella comunicazione SEC[2005]1658. La proposta della Commissione non vincola tuttavia la Corte di giustizia, che può stabilire una somma sia superiore che inferiore, che peraltro viene calcolata con riferimento a parametri parzialmente diversi, quali la durata dell’infrazione, la sua gravità e la capacità finanziaria dello Stato inadempiente. Un’ulteriore novità prevista dal Trattato di Lisbona consiste nella possibilità di comminare la sanzione pecuniaria già nel caso del ricorso per inadempimento qualora tale inadempimento consista nell’omessa comunicazione, da parte di uno Stato membro, delle «misure di attuazione di una direttiva adottata secondo una procedura legislativa» (art. 260.3 TFUE). 
In questo caso, la somma proposta dalla Commissione vincola la Corte di giustizia, nel senso che costituisce per quest’ultima un tetto massimo. Sebbene l’ipotesi appena considerata sia molto specifica, essa è tuttavia rilevante nella prassi, poiché un numero significativo di inadempimenti riguarda proprio l’omessa comunicazione delle misure nazionali di attuazione.
Ulteriori informazioni e statistiche relative all’attività della Commissione di controllo del rispetto del diritto Ue sono reperibili ai seguenti indirizzi:
-  pagina ufficiale della Commissione dedicata alla procedura di infrazione:http://ec.europa.eu/eu_law/infringements/infringements_it.htm
-  Eur-infra (archivio informatico nazionale delle procedure di infrazione realizzato dal Dipartimento Politiche Europee):http://eurinfra.politichecomunitarie.it/ElencoAreaLibera.aspx
EU Pilot
EU Pilot è un progetto, operativo dall’aprile 2008, che mira a favorire la cooperazione tra Stati membri e Commissione al fine di risolvere problemi (soprattutto quelli sollevati da cittadini e imprese) relativi alla (non) corretta applicazione del diritto UE e alla (non) conformità con quest’ultimo del diritto nazionale,  prima della apertura di una procedura di infrazione ex art. 258 TFUE. Il fine ultimo di EU Pilot è dunque quello di evitare, quando ciò sia possibile, il ricorso ad una formale procedura di infrazione. La comunicazione avviene tramite una piattaforma on-line - EU Pilot, appunto - che consente di sottoporre la richiesta di informazioni al servizio competente della Commissione, che provvederà poi a inoltrarla allo Stato membro interessato, con ogni eventuale indicazione o domanda che lo stesso abbia identificato come rilevante. Le risposte devono venire trasmesse alla persona fisica o giuridica che le ha richieste entro 20 settimane dalla richiesta stessa (si considera un termine di 10 settimane per la trattazione a livello nazionale ed un termine uguale per la trattazione da parte della Commissione).
All’avvio del progetto, gli Stati membri che avevano accettato di parteciparvi erano 15; dal 2012 EU Pilot è operativo in 27 Stati membri.
Sin dall’avvio del progetto, l’Italia figura tra i paesi con il più alto numero di richieste sottoposte.
Ulteriori informazioni e statistiche relative alla performance di EU Pilot sono reperibili ai seguenti indirizzi:
Di seguito, si riporta una sintetica panoramica delle procedure d’infrazione pendenti nei confronti dell’Italia, suddivise per stadio, con aggiornamento alla seduta della Commissione del 18 giugno 2014. Chiudono la panoramica tre sentenze pronunciate nel periodo considerato a chiusura di altrettante procedure di infrazione avviate nei confronti dell’Italia. In tutti e tre i casi, la Corte ha accolto i ricorsi proposti dalla Commissione europea.

Seduta del 28.03.2014
Messe in mora ex art. 258 TFUE
  • •2014/2059 - Ambiente - Attuazione della direttiva 1991/271/CEE relativa al trattamento delle acque reflue urbane - Violazione del diritto UE.
  • •2014/256 - Salute - Mancato recepimento della direttiva 2013/46/UE che modifica la direttiva 2006/141/CE per quanto concerne le prescrizioni in materia di proteine relative agli alimenti per lattanti e agli alimenti di proseguimento.
Pareri Motivati ex art. 258 TFUE
  • •2009/2086 - Ambiente - Non corretto recepimento della direttiva 85/337/CEE concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, come modificata dalle direttive 97/11/CE, 2003/35/CE e 2009/31/CE.
  • •2013/4202 - Libera prestazione dei servizi e stabilimento - Regime transitorio per la protezione del diritto d'autore dei disegni e modelli (direttiva 98/71/CE) - Violazione del diritto UE.
Ricorso ex art. 260 TFEU
  • •2013/2074 - Trasporti - Non corretta applicazione del Regolamento (CE) n. 1371/2007 relativo ai diritti e agli obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario.

Seduta del 16.04.2014
Messe in mora ex art. 258 TFUE
  • •2012/4128 - Libera circolazione delle persone - Formazione delle squadre di pallacanestro nelle competizioni professionistiche organizzate dalla Federazione Italiana Pallacanestro.
  • •2014/4011 - Appalti - Affidamento dei lavori di costruzione e gestione dell'autostrada Civitavecchia - Livorno - Violazione del diritto UE.
Messe in mora complementari ex art. 258 TFUE
• 2013/2177 - Ambiente - Stabilimento siderurgico ILVA di Taranto - Violazione del diritto UE.
Pareri Motivati ex art. 258 TFUE
  • •2012/4096 - Ambiente - Direttiva Natura - Cascina "Tre Pini". Violazione della direttiva 92/43/CEE. Impatto ambientale dell’aeroporto di Malpensa.
  • •2013/405 - Libera prestazione dei servizi e stabilimento - Mancato recepimento della direttiva 2013/25/UE del Consiglio, del 13 maggio 2013, che adegua determinate direttive in materia di diritto di stabilimento e libera prestazione dei servizi a motivo dell’adesione della Repubblica di Croazia.
  • 2013/0401 - Salute - Mancato recepimento della direttiva 2012/26/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che modifica la direttiva 2001/83/CE per quanto riguarda la farmacovigilanza.

Seduta del 27.05.2014
Messe in mora ex art. 258 TFUE
  • •2014/287 - Salute - Mancata trasposizione della direttiva di esecuzione 2012/25/UE sulle procedure informative per lo scambio tra Stati membri di organi umani destinati ai trapianti.
  • •2014/289 - Libera circolazione delle merci - Mancata trasposizione della direttiva 2013/10/UE sull’etichettatura degli aerosol.

Seduta del 18.06.2014
Messe in mora ex art. 258 TFUE
  • 2014/2143 - Affari economici e finanziari - Attuazione della direttiva 2011/7/UE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali-

Sentenze emesse dalla Corte di giustizia al termine di procedure di infrazione nei confronti dell’Italia
Sentenza della Corte (Decima Sezione) del 10 aprile 2014, causa C-85/13, Commissione europea c. Repubblica italiana
Oggetto: Direttiva 91/271/CEE – Trattamento delle acque reflue urbane – Articoli da 3 a 5 e 10 – Allegato I, sezioni A e B.
Dispositivo: La Repubblica italiana, avendo omesso di prendere le disposizioni necessarie per garantire che:
– gli agglomerati di Melegnano, Mortara, Olona Nord, Olona Sud, Robecco sul Naviglio, San Giuliano Milanese Est, Trezzano sul Naviglio e Vigevano (Lombardia), aventi un numero di abitanti equivalenti superiore a 10 000 e scaricanti acque reflue urbane in acque recipienti considerate «aree sensibili» ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva 91/271/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1991, concernente il trattamento delle acque reflue urbane, come modificata dal regolamento (CE) n. 1137/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2008, siano provvisti di reti fognarie per le acque reflue urbane, conformemente all’articolo 3 di tale direttiva;
– negli agglomerati di Pescasseroli (Abruzzi), Cormons, Gradisca d’Isonzo, Grado (Friuli-Venezia Giulia), Broni, Calco, Casteggio, Melegnano, Mortara, Orzinuovi, Rozzano, Trezzano sul Naviglio, Valle San Martino, Vigevano (Lombardia), Pesaro, Urbino (Marche), Alta Val Susa (Piemonte), Nuoro (Sardegna), Castellammare del Golfo I, Cinisi, Terrasini (Sicilia), Courmayeur (Valle d’Aosta) e Thiene (Veneto), aventi un numero di abitanti equivalenti superiore a 10 000, le acque reflue urbane che confluiscono in reti fognarie siano sottoposte, prima dello scarico, ad un trattamento secondario o ad un trattamento equivalente, conformemente all’articolo 4 della direttiva 91/271, come modificata dal regolamento n. 1137/2008;
– negli agglomerati di Pescasseroli (Abruzzi), Aviano Capoluogo, Cividale del Friuli, Codroipo/Sedegliano/Flaibano, Cormons, Gradisca d’Isonzo, Grado, Latisana Capoluogo, Pordenone/Porcia/Roveredo/Cordenons, Sacile, Udine (Friuli-Venezia Giulia), Frosinone (Lazio), Francavilla Fontana, Trinitapoli (Puglia), Dorgali, Nuoro, ZIR Villacidro (Sardegna) e Castellammare del Golfo I, Cinisi, Partinico, Terrasini e Trappeto (Sicilia), aventi un numero di abitanti equivalenti superiore a 10 000 e scaricanti in acque recipienti considerate «aree sensibili» ai sensi della direttiva 91/271, come modificata dal regolamento n. 1137/2008, le acque reflue urbane che confluiscono in reti fognarie siano sottoposte, prima dello scarico, ad un trattamento più spinto di un trattamento secondario o equivalente, conformemente all’articolo 5 di detta direttiva, e
– la progettazione, la costruzione, la gestione e la manutenzione degli impianti di trattamento delle acque reflue urbane realizzati per ottemperare ai requisiti fissati dagli articoli da 4 a 7 della direttiva 91/271, come modificata dal regolamento n. 1137/2008, siano condotte in modo da garantire prestazioni sufficienti nelle normali condizioni climatiche locali e che la progettazione degli impianti tenga conto delle variazioni stagionali di carico negli agglomerati di Pescasseroli (Abruzzi), Aviano Capoluogo, Cividale del Friuli, Codroipo/Sedegliano/Flaibano, Cormons, Gradisca d’Isonzo, Grado, Latisana Capoluogo, Pordenone/Porcia/Roveredo/Cordenons, Sacile, Udine (Friuli-Venezia Giulia), Frosinone (Lazio), Broni, Calco, Casteggio, Melegnano, Mortara, Orzinuovi, Rozzano, Trezzano sul Naviglio, Valle San Martino, Vigevano (Lombardia), Pesaro, Urbino (Marche), Alta Val Susa (Piemonte), Francavilla Fontana, Trinitapoli (Puglia), Dorgali, Nuoro, ZIR Villacidro (Sardegna), Castellammare del Golfo I, Cinisi, Partinico, Terrasini, Trappeto (Sicilia), Courmayeur (Valle d’Aosta) e Thiene (Veneto),
è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza dell’articolo 3 e/o dell’articolo 4 e/o dell’articolo 5 nonché dell’articolo 10 della direttiva 91/271, come modificata dal regolamento n. 1137/2008.
Testo:http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&;docid=150789&pageIndex=0&doclang=it&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=106800
Sentenza della Corte (nona Sezione) del 22 maggio 2014, Causa C-339/13, Commissione europea c. Repubblica italiana
Oggetto: Direttiva 1999/74/CE – Articoli 3 e 5, paragrafo 2 – Divieto di allevare galline ovaiole in gabbie non modificate – Allevamento di galline ovaiole in gabbie non conformi ai requisiti derivanti da tale direttiva.
Dispositivo: la Corte di giustizia ha accolto il ricorso avviato nei confronti dell’Italia dalla Commissione europea, ritenendo che, la Repubblica italiana, non avendo garantito che, a partire dal 1° gennaio 2012, le galline ovaiole non fossero più tenute in gabbie non modificate, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza degli articoli 3 e 5, paragrafo 2, della direttiva 1999/74/CE del Consiglio, del 19 luglio 1999, che stabilisce le norme minime per la protezione delle galline ovaiole.
Testo:http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&;docid=152654&pageIndex=0&doclang=it&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=106800


6Sentenza della Corte (nona Sezione) del 5 giugno 2014, Causa C-547/11, Commissione europea c. Italia
Oggetto: Aiuti di Stato - Decisioni 2006/323/CE e 2007/375/CE - Esenzione dall’accisa sugli oli minerali utilizzati come combustibile per la produzione di allumina in Sardegna - Recupero - Decisioni di sospensione dell’esecuzione di un avviso di pagamento adottate da un giudice nazionale.
Dispositivo: La Repubblica italiana, non avendo preso nei termini stabiliti tutti i provvedimenti necessari a recuperare gli aiuti di Stato giudicati illegittimi ed incompatibili con il mercato comune dalla decisione 2006/323/CE della Commissione, del 7 dicembre 2005, relativa all’esenzione dall’accisa sugli oli minerali utilizzati come combustibile per la produzione di allumina nella regione di Gardanne, nella regione di Shannon e in Sardegna cui hanno dato esecuzione la Francia, l’Irlanda e l’Italia rispettivamente, e dalla decisione 2007/375/CE della Commissione, del 7 febbraio 2007, relativa all’esenzione dall’accisa sugli oli minerali utilizzati come combustibile per la produzione di allumina nella regione di Gardanne, nella regione di Shannon e in Sardegna, cui hanno dato esecuzione rispettivamente la Francia, l’Irlanda e l’Italia [C 78/2001 (ex NN 22/01), C 79/2001 (ex NN 23/01), C 80/2001 (ex NN 26/01)], è venuta meno agli obblighi ad essa imposti dall’articolo 5 della decisione 2006/323, dall’articolo 4 della decisione 2007/375 e dall’articolo 249, quarto comma, CE.
La Repubblica italiana, non avendo trasmesso nei termini impartiti le informazioni di cui all’articolo 6, paragrafo 1, della decisione 2006/323 e all’articolo 6, paragrafo 2, della decisione 2007/375, è venuta meno agli obblighi ad essa imposti da tali due disposizioni e dall’articolo 249, quarto comma, CE.
Testo:http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&;docid=153315&pageIndex=0&doclang=IT&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=107263


UE - Panoramica sullo stadio raggiunto dalle procedure di infrazione aperte nei confronti dell’Italia,INFRAZIONI,SENTENZE,CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA