L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























venerdì 23 gennaio 2015

CORTE DEI CONTI SENTENZA 84 2015 DANNO ERARIALE BRIGADEGI GRAZIANO BRIGADECI NATALE GELA TECNOIMPIANTI snc. € 498.835,38





REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE DEI CONTI
SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA REGIONE SICILIANA
composta dai seguenti magistrati:
Dott. Luciana SAVAGNONE               Presidente
Dott. Giuseppa CERNIGLIARO          Primo referendario – relatore
Dott. Igina MAIO                                 Primo referendario
ha pronunciato la seguente
S E N T E N Z A   N. 84/2015
nel giudizio di responsabilità amministrativa, iscritto al numero 50699 del Registro di Segreteria, promosso dal Procuratore Regionale nei confronti :
della Tecno Impianti di BRIGADECI Graziano & C. s.n.c. (p. IVA 01333070850), nella persona del legale rappresentante BRIGADECI Graziano, e dei soci BRIGADECI Graziano, nt. a Gela (CL) il 2/9/1969, e BRIGADECI Natale, nt. a Gela (CL) il 7/7/1967, tutti rappresentati e difesi dagli avv.ti Stefano Polizzotto ed Antonietta Sartorio ed elettivamente domiciliati presso il loro studio in Palermo, nella via Torquato Tasso n. 4;
Esaminati gli atti e i documenti di causa.
Uditi, nella pubblica udienza del 19 novembre 2014, il relatore, dott.ssa Giuseppa Cernigliaro e il Pubblico Ministero, nella persona della dott.ssa Adriana La Porta.
Ritenuto in
F A T T O
Con nota prot. n. 13407/IV /1^/4338 del 5 giugno 2007, il Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza di Palermo inoltrava alla Procura presso questa Corte denuncia di danno erariale per illecita percezione di finanziamenti pubblici da parte della ditta Tecno Impianti di BRIGADECI Graziano & c. snc., con sede in Gela (CL).
Il suddetto Nucleo (già delegato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Gela) aveva eseguito accertamenti nei confronti della società oggi convenuta per la verifica della realizzazione dell’iniziativa imprenditoriale ammessa ai benefici del contributo rientrante nel contratto d’area di Gela- Primo Protocollo Aggiuntivo, a mente della legge 19 dicembre 1992, n, 488. Il risultato dei suddetti accertamenti veniva comunicato all’Ufficio delegante con nota n. 3624/IV1/4338 del 27 maggio 2005, alla quale erano acclusi n. 44 allegati.
La Tecno Impianti, operante nel settore del  montaggio, installazione e manutenzione di impianti idro-sanitari, di riscaldamento, refrigerazione ed elettrici,  risultava destinataria di un finanziamento pari ad  € 1.247.088,47, destinato alla realizzazione di un impianto, ubicato in Gela, per la fabbricazione di radiatori e caldaie per il riscaldamento centrale.
Alla stessa erano state erogate, dalla Cassa depositi e Prestiti, due quote di contributo, complessivamente ascendenti ad € 1.122.379,62, pari al 90% dell’importo concesso, rispettivamente con mandato n. 130140 del 20 settembre 1999 per € 623.542,95 e con mandato n. 130054 del 4 marzo 2004 per € 498.835,38.
Il restante 10%, pari ad € 124.708,85, avrebbe dovuto essere erogato a seguito del collaudo finale effettuato dalla Commissione, appositamente nominata dal Ministero delle Attività Produttive, per la verifica e gli accertamenti sulla corretta realizzazione del programma di investimenti.
Tuttavia, con decreto n. 6869 del  5 febbraio 2008, il Ministero dello Sviluppo Economico revocava il finanziamento, avendo accertato che la ditta in questione aveva aumentato artatamente i costi sostenuti per l’acquisto dei macchinari industriali inseriti nel programma d’investimento agevolato predisponendo, allo scopo, falsa documentazione e che lo stabilimento per il quale era stata erogata la sovvenzione non era stato reso operativo e funzionante entro il termine previsto dal provvedimento concessivo.
Dall’indagine svolta dai militari della Guardia di Finanza era infatti emerso che la Tecno Impianti aveva acquistato  la quasi totalità dei macchinari dalla ditta individuale Morello Giuseppe, con sede in Gela, esercente attività di intermediazione nel commercio di macchinari, per un importo di £ 1.151.000.000, e che la ditta Morello aveva emesso nei confronti della Tecno Impianti un’unica fattura, la  nr. 01/2003 datata 30/07/2003 (con  9  documenti di trasporto allegati), per un totale pari ad € 1.116.000,00. A ciò si aggiungevano le circostanze che la ditta Morello iniziava ad operare in data 07/07/2003, ovvero 23 giorni prima del 30/07/2003, termine ultimo per l’ultimazione del programma d’investimento da parte della Tecno Impianti, chiudeva l’attività il 31/12/2003 (dopo neanche sei mesi di operatività), e dichiarava per il 2003 un volume d’affari di € 930.000,00, pari all’imponibile dell’unica fattura emessa nei confronti della Tecno Impianti.
A seguito dei controlli incrociati eseguiti dal menzionato Nucleo operativo presso le imprese costruttrici dei macchinari inclusi nella suddetta fattura n.1/2003 della ditta Morello,  è stato appurato che i contratti di vendita delle predette attrezzature erano stati stipulati direttamente con la Tecnoimpianti e che i Brigadeci avevano altresì provveduto al pagamento dei corrispettivi pattuiti, mentre le fatture erano state emesse (su espressa richiesta dei fratelli Brigadeci) nei confronti della ditta Morello.
Le ulteriori verifiche, eseguite presso le ditte di trasporto indicate nei documenti di trasporto allegati alla più volte citata fattura n. 1/2003 della ditta Morello, confermavano che i macchinari provenivano dalle imprese costruttrici e che la consegna era avvenuta direttamente presso i locali della Tecnoimpianti senza alcuna intermediazione della ditta Morello.
A conclusione delle indagini svolte, la Guardia di Finanza evidenziava che, a fronte di un importo di € 949.108,90 rendicontato dalla Tecnoimpianti per l'acquisto dei macchinari e delle attrezzature oggetto del programma di investimento agevolato, risultavano emesse dai fornitori fatture per € 232.108,90, che uno dei beni acquistati (il generatore di corrente Gen Set -modello MG20SS1) è risultato privo del requisito "nuovo di fabbrica" e che il termine per l'ultimazione dell'investimento era scaduto il 30/7/2003 senza che l'iniziativa economica fosse stata in concreto avviata. Infatti, dal sopralluogo eseguito in data 26/1/2005 dai militari della Guardia di Finanza presso il capannone industriale della Tecno Impianti, è stata constatata la non operatività del capannone e dei macchinari in esso riposti.
Per tale vicenda era stato inoltre incardinato, presso il Tribunale di Gela, il procedimento penale n. 1320/04 R.G.N.R. a carico della predetta società e dei soci  sig.ri Graziano e NataleBrigadeci.
Ad esito della notifica dell’invito a dedurre, non essendo pervenute deduzioni difensive,  il Procuratore regionale, ritenuto sussistente un danno erariale discendente dalla sovrafatturazioni dei beni acquistati con l’intento di perpetrare una frode sui  finanziamenti pubblici,  in data 28 luglio 2008, emetteva atto di citazione nei confronti della società Tecnoimpianti e dei sociBrigadeci Graziano e Natale per sentirli condannare al pagamento della somma di € 1.122.379,62 (pari all’intera somma percepita dalla Tecno Impianti e corrispondente al 90% del contributo concesso), in favore del Ministero dello Sviluppo Economico,  oltre interessi legali e rivalutazione monetaria.
Dopo l’udienza del 28 gennaio 2009, questa Corte, con ordinanza n. 45/2009, sospendeva il giudizio contabile in attesa della definizione del processo penale pendente per i medesimi fatti.
Con atto depositato il 31 gennaio 2013, il P.M. riassumeva il giudizio facendo presente che il predetto giudizio penale era stato definito con sentenza n. 104/2012, depositata il 03 luglio 2012 e divenuta irrevocabile, come risultava dall’attestazione in calce alla stessa, il 30 aprile 2012. Nella sentenza in questione, il Tribunale di Gela aveva dichiarato non doversi procedere nei confronti dei predetti imputati per essere i reati loro ascritti estinti per prescrizione.
Con memoria depositata il 31 dicembre 2013, a mezzo degli avv.ti Stefano Polizzotto ed Antonietta Sartorio, si costituivano in giudizio i convenuti.
La difesa, preliminarmente, eccepiva il difetto di giurisdizione del Giudice contabile facendo presente  che, per il recupero della stessa somma oggetto del giudizio di responsabilità, il Ministero dello Sviluppo Economico,  con decreto di revoca n. 6869 del 5 febbraio 2008 (oggetto di ricorso straordinario innanzi al Presidente della Repubblica), aveva già disposto il recupero della somma di € 1.222.379,62, pari all'importo delle due quote di contributo erogato dalla Cassa Depositi e Prestiti S.p.A., gravato degli interessi. Aggiungeva che soltanto all'esito del predetto procedimento amministrativo sarebbe stato possibile stabilire se la revoca del finanziamento fosse legittima o meno. In conseguenza, appariva evidente il difetto di giurisdizione del giudice contabile e che  l'esercizio da parte dell'Amministrazione danneggiata del potere di procedere, in autotutela, al recupero coattivo di somme indebitamente erogate comportava l'improcedibilità e/o improponibilità dell'azione di responsabilità contabile, trattandosi di rimedi alternativi e funzionali al raggiungimento del medesimo obiettivo rappresentato dalla tutela dell'integrità dell'Erario.
Inoltre, sempre in via preliminare, la difesa eccepiva la prescrizione parziale dell'azione di responsabilità poiché l’invito a dedurre (primo atto interruttivo della prescrizione) era stato notificato nel maggio 2008 con conseguente prescrizione per le voci di danno anteriori al maggio 2003. A tal proposito, rilevava che il mandato di pagamento n. 13040 del 20 settembre 1999 per € 623.542,95 (lire 1.207.347.500), emesso dalla Cassa Depositi e Prestiti in favore della Tecno Impianti di Brigadeci Graziano & C. S.n.c., risaliva a data anteriore al quinquennio precedente la notifica dell’invito a dedurre e che, pertanto, l’azione del P.M. doveva ritenersi prescritta per la parte relativa all’erogazione in questione.
Con successiva memoria depositata il 22 gennaio 2014, la difesa ribadiva le eccezioni di difetto di giurisdizione e di prescrizione, e, nel merito, contestava la prospettazione accusatoria sul punto della scadenza del termine ultimo per la realizzazione del programma di investimento e sull’assunzione del personale. Conclusivamente, chiedeva :
- in via principale, il rigetto delle richieste del Procuratore Regionale perché infondate in fatto e in diritto;
- in subordine, la riduzione del danno erariale addebitabile ai convenuti per parziale prescrizione ed anche in applicazione dell'art. 1, commi 231, 232 e 233, della legge n. 266 del 23 dicembre 2005.
Ad esito dell’udienza del  23 gennaio 2014,  il Collegio, con ordinanza n. 26/2014,  disponeva un supplemento istruttorio, da eseguirsi a cura del P.M., per  acquisire agli atti i 44 allegati alla nota n. 3624/IV1/4338 sched. AR del 27 maggio 2005 del Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza di Palermo (depositati agli atti del giudizio dal P.M. in formato digitale in un CD Rom illeggibile) nonché per accertare l’esito del ricorso straordinario al Capo dello Stato proposto avverso il Decreto di revoca del Ministero dello Sviluppo Economico .
Il 6 maggio 2014 la Procura regionale depositava un CD rom contenente gli allegati richiesti e, in ordine all’esito del ricorso straordinario al Capo dello Stato, la Guardia di Finanza segnalava di non avere ricevuto notizie in merito dal Ministero per lo sviluppo economico.
Con ulteriore memoria, depositata il 5 novembre 2014, i difensori rappresentavano che la documentazione acquisita al giudizio dimostrava la fondatezza delle spiegate deduzioni difensive.
Il 17 novembre 2014 la Procura regionale depositava l’informativa pervenuta dal predetto Ministero in cui si rappresentava che il procedimento di ricorso straordinario era ancora in itinere.
Alla pubblica udienza del 19 novembre 2014, il Pubblico Ministero ha confermato la domanda proposta con l’atto di citazione. Assenti i difensori dei convenuti.
La causa è stata quindi posta in decisione.                                .
Considerato in
D I R I T T O
1.Il giudizio è stato promosso per la verifica della sussistenza di responsabilità per danno erariale a carico della società Tecnoimpianti di Brigadeci Graziano e c. snc e dei suoi sociBrigadeci Graziano e Natale per avere indebitamente percepito, mediante attività fraudolente, un finanziamento pubblico, concesso in base alla legge n. 488/92, e per non avere realizzato il progetto al quale il finanziamento era finalizzato.
Prima di affrontare il merito dell'azione promossa dalla Procura Regionale, la Sezione deve farsi carico di esaminare le diverse questioni pregiudiziali sollevate dai difensori dei soggetti evocati in giudizio.  A tale riguardo, il Collegio affronterà gradatamente tutte le censure appartenenti alle suddette tipologie, ai sensi dell'articolo 276 del c.p.c., secondo l'ordine logico delle stesse.
2. In tale prospettiva, questi Giudici, in via preliminare, reputano che l’esame della proposta eccezione di difetto di giurisdizione debba precedere ogni altra questione in quanto anche le statuizioni sul rito costituiscono manifestazione di esercizio del potere giurisdizionale, di pertinenza esclusiva del giudice cui la legge attribuisce la giurisdizione sulla materia.
L’eccezione formulata non merita accoglimento.
La presente fattispecie di danno erariale rientra infatti nell’ampio fenomeno delle frodi  per illegittima percezione di  contributi ex L.488/92. In particolare, con riferimento al caso in esame, viene in rilievo l'ordinanza delle Sezioni Unite della Cassazione 1° marzo 2006, n. 4511, che ha riconosciuto la responsabilità erariale di una società privata per l'illecito utilizzo di finanziamenti pubblici, così delineando la linea discretiva tra giurisdizione ordinaria e giurisdizione contabile in materia di danno erariale: «ormai il baricentro per discriminare la giurisdizione ordinaria da quella contabile si è spostato dalla qualità del soggetto (che può ben essere un privato od un ente pubblico non economico) alla natura del danno e degli scopi perseguiti, cosicché ove il privato, per sue scelte, incida negativamente sul modo d’essere del programma imposto dalla Pubblica Amministrazione, alla cui realizzazione egli è chiamato a partecipare con l’atto di concessione del contributo, e la incidenza sia tale da poter determinare uno sviamento dalle finalità perseguito, egli realizza un danno per l’ente pubblico (…), di cui deve rispondere dinanzi al giudice contabile».
Applicando tale criterio di valutazione, è indubitabile che nella vicenda in esame sussista la giurisdizione di questa Corte.
3. Osserva inoltre il Collegio che la difesa, nel motivare la sollevata eccezione di difetto di giurisdizione, ha altresì qualificato l’azione di responsabilità contabile promossa dalla Procura regionale come improcedibile e/o improponibile, stante l’intervenuta revoca da parte dell’Amministrazione concedente del finanziamento ottenuto dalla società oggi convenuta.
Tale eccezione non è suscettibile di accoglimento.
Va infatti considerato che la prevalente e condivisibile giurisprudenza della Corte dei conti ritiene che l’azione di responsabilità amministrativa, affidata all’ esclusiva iniziativa della Procura contabile, non può trovare ostacoli al proprio pieno compimento né nell’adozione di strumenti alternativi dei quali sia titolare la P.A. danneggiata, né nel concorrente ricorso ad altre giurisdizioni e che l’azione dell’attore pubblico possa essere preclusa soltanto dall’effettivo ed integrale ristoro del danno erariale (in tal senso ex plurimis: Sez. appello Sicilia n. 145/2011 e n. 139/2011, Sez. III appello n. 565/2010,  Sez. Campania n. 1145/2012, Sez. Basilicata n. 61/2013).
Il riferito orientamento giurisprudenziale evidenzia che il diritto di natura risarcitoria che il Procuratore regionale attiva con l’esercizio dell’azione di responsabilità, pur traendo origine dai medesimi fatti, non è identificabile né del tutto sovrapponibile con il diritto di credito che l’amministrazione danneggiata può direttamente ed autonomamente esercitare nei confronti dello stesso soggetto autore del fatto dannoso (Corte dei conti, Sez. II centr. app., n. 10/2002). Permane infatti l’interesse dell’Erario all’ottenimento di un autonomo titolo esecutivo di natura giudiziale, essenzialmente fondato sull’accertamento della illiceità della condotta dei convenuti e del tutto svincolato dalla sussistenza dei presupposti della revoca del contributo, così come individuati ed articolati nel provvedimento di revoca adottato dal Ministero concedente.
Per quanto riguarda il pendente ricorso straordinario al Capo dello Stato avverso il provvedimento di revoca del contributo, esso non può rivestire valenza pregiudiziale ai fini della decisione che questo Collegio è chiamato ad assumere. Non è infatti possibile che si verifichi alcuna duplicazione degli addebiti nei confronti degli odierni convenuti e ciò in quanto le eventuali statuizioni a loro sfavorevoli, rese in ipotesi sia dal giudice contabile sia in sede amministrativa, vanno ad incidere sul regime delle restituzioni comportando un effetto decurtante della somma oggetto di eventuale condanna in sede contabile.
4. Ancora, in via preliminare, occorre esaminare l’eccezione di prescrizione parziale del danno erariale ritualmente formulata dalla difesa.
Secondo la tesi difensiva, l’azione di responsabilità sarebbe intempestiva con riguardo alla prima tranche del finanziamento, erogata con ordinativo n. 13040 del 20 settembre 1999. Posto che da tale momento sarebbe iniziato a decorrere il termine quinquennale di prescrizione, che non risultano atti interruttivi della stessa e che l’invito a dedurre è stato notificato solo nel maggio del 2008, sarebbero ormai irrimediabilmente decorsi i cinque anni previsti dall’art. 1, c. 2, della legge del 14 gennaio 1994, n. 20.
L’eccezione sollevata si fonda su argomentazioni condivisibili e va pertanto accolta.
La questione che si pone attiene alla corretta individuazione del momento di esordio della prescrizione nell’ipotesi di provvedimenti concessivi di contribuzioni pubbliche che comportano pagamenti periodici protratti nel tempo. A tale questione in passato sono state date contrastanti soluzioni dalla giurisprudenza contabile che hanno portato le Sezioni Riunite a pronunciarsi in due occasioni (sentenza 7/2000/QM; sentenza 5/2007/QM) manifestando l’orientamento secondo il quale la prescrizione decorre autonomamente per ciascun rateo di pagamento effettuato.
Nella fattispecie in esame, l’esordio della decorrenza della prescrizione deve essere quindi riferito al momento in cui è avvenuto il  pagamento della prima tranche di contributo di € 623.542,95, eseguito in data 20.9.1999, con conseguente intervenuta maturazione della prescrizione del diritto al risarcimento del danno al momento della notificazione dell’invito a dedurre risalente al maggio del 2008.
Non si rinvengono, peraltro, tra gli atti di causa documenti idonei ad interrompere la prescrizione, considerato che il provvedimento di revoca del finanziamento adottato dal Ministero dello sviluppo economico, contenente l’espressa richiesta di restituzione delle agevolazioni finanziarie concesse, risale al 5 febbraio 2008, e che solo con nota del 9.10.2006 (data in cui la prescrizione era ormai ampiamente maturata), il citato Ministero aveva inviato alla Tecnoimpianti l’informativa di avvio del procedimento amministrativo di revoca del finanziamento.
Tutto ciò considerato, l’azione risarcitoria promossa dalla Procura Regionale nei confronti degli odierni convenuti deve dichiararsi parzialmente prescritta con riguardo al riferito importo di €623.542,95.
5. Quanto al merito della questione, al fine di individuare l’ambito della valutazione che il Collegio è chiamato a compiere, è opportuno rammentare che la condotta del beneficiario del contributo pubblico fonda la responsabilità amministrativa dello stesso, laddove, con dolo o colpa grave, egli non abbia ottemperato agli obblighi assunti nei confronti dell’amministrazione che ha erogato il contributo, così determinando lo sviamento dei fondi ricevuti dalla finalità individuata dall’ente pubblico.
Nel caso di specie, il Collegio ritiene che il Pubblico ministero abbia fornito una prova completa degli elementi strutturali dell’illecito erariale ascrivibile ai soggetti oggi convenuti.
L’esaustiva analisi investigativa condotta dal Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza ha infatti evidenziato che la cessione dei macchinari dalla ditta individuale Morello Giuseppe alla Tecnoimpianti aveva natura fittizia perché in realtà la cessione era direttamente avvenuta da parte delle aziende fornitrici. Tali circostanze risultano ampiamente provate sia dai contratti stipulati tra la Tecnoimpianti e le imprese venditrici sia dalle dichiarazioni rese dai titolari delle suddette imprese cedenti (ditte Balloriani Enrico,Vacuum Pump spa, OMP srl e O.C.I. srl.) e da quelle degli autotrasportatori che avevano eseguito il trasporto e la consegna delle attrezzature presso i locali della società convenuta. La rappresentazione contabile di tali operazioni è stata quindi fittiziamente posta in essere, su espressa richiesta dei fratelli Brigadeci (come emerge dalle menzionate dichiarazioni acquisite dai militari), tra le aziende venditrici e la ditta Morello in modo da giustificare l’intermediazione di quest’ultima nel procacciamento dei macchinari e ciò al fine gonfiare la spesa ammissibile al finanziamento ottenuto dalla Tecnoimpianti.
Le fittizie operazioni realizzate hanno quindi consentito di locupletare illecitamente la somma di € 717.000,00, pari alla differenza documentata tra i costi apparenti indicati nella fattura n. 1/2003 della ditta Morello e i costi effettivi riportati nelle fatture delle aziende fornitrici.
Appare altresì evidente che i soci Brigadeci abbiano agito con dolo utilizzando la ditta Morello Giuseppe per occultare fraudolentemente le vendite dei beni (realmente ceduti dai fornitori o fabbricanti dei macchinari direttamente alla Tecnoimpianti) e per aumentare notevolmente il valore dei predetti macchinari, onde ottenere un finanziamento di gran lunga superiore agli investimenti effettivamente sostenuti. L’importo riferito alle sovrafatturazioni, quantificabile in   717.000,00, come dianzi specificato, ammonta infatti a più della metà del valore del contributo accordato. A ciò si aggiunga che l’avere ottenuto un contributo nettamente superiore a quello effettivamente spettante ha altresì comportato una notevole alterazione del rapporto tra capitale proprio investito nel programma e contributo pubblico concesso.
Le superiori circostanze non sono state puntualmente contestate dai difensori dei convenuti che si sono limitati a controdedurre in merito all’asserito rispetto del termine finale per la realizzazione del programma di investimenti e all’operatività della Tecnoimpianti, per come attestata dai competenti organi di controllo a seguito delle verifiche eseguite (verbale del Responsabile unico del Contratto d’area di Gela del 17/2/2004 e verbale di accertamento della Commissione ministeriale del 22/2/2006).
In ordine al primo profilo, la difesa ha sostenuto che la Tecnoimpianti avrebbe dovuto ultimare i lavori entro il 5 aprile 2004 (e non entro il 30 luglio 2003 come affermato dalla Procura contabile) e ciò sulla base del disposto dell’art. 12, comma 3 lett. e), del D.M. n. 320 del 31.7.2000 (Regolamento concernente: «Disciplina per l'erogazione delle agevolazioni relative ai contratti d'area e ai patti territoriali») che, tra le ipotesi di revoca delle agevolazioni, prevede anche la seguente: “qualora l'iniziativa non venga ultimata entro quarantotto mesi dalla data di inizio dell'istruttoria, convenzionalmente identificata con la data di presentazione della relativa richiesta, salvo che il termine stesso sia prorogato, la proroga può essere concessa una sola volta e per un periodo non superiore a dodici mesi, per i patti territoriali approvati con deliberazioni CIPE del 18 dicembre 1996, 23 aprile 1997 e 26 giugno 1997, il termine decorre dalla data di rilascio della concessione provvisoria, se successiva a quella di inizio dell'istruttoria; la revoca dell'agevolazione è parziale, nella misura del 10%, se l'iniziativa è comunque ultimata entro i sei mesi successivi alla scadenza della proroga; qualora per una iniziativa si sia resa necessaria la notifica alla Commissione Europea ai sensi della disciplina comunitaria in materia di aiuti di Stato il termine decorre dalla ricezione dell'autorizzazione”.
Alla luce della superiore disposizione e tenuto conto del fatto che la Tecnoimpianti aveva ottenuto dal Responsabile unico del contratto d’area la proroga di dodici mesi, prendendo come data di partenza il 5 ottobre 1998, quale termine iniziale previsto dal Contratto d’area di Gela, la realizzazione del programma  sarebbe dovuta avvenire entro il 5 aprile 2004.
La ricostruzione eseguita dalla difesa non appare corretta e la relativa eccezione va pertanto respinta.
Va infatti osservato che la richiamata disposizione regolamentare non consente di aderire alla tesi difensiva e ciò in quanto il termine inziale, convenzionalmente identificato con la data di presentazione della richiesta alla Banca convenzionata, va individuato, nella fattispecie, nel 30 luglio 1998. Tenuto conto dei 48 mesi previsti dalla normativa e della proroga di dodici mesi concessa dal Responsabile unico il 22 novembre 2002, il termine finale è venuto quindi a scadere il 30 luglio 2003.
Ora, risulta provato dal P.M. che gli ordini, i trasporti e le dichiarazioni di conformità degli impianti in gran parte recano una data successiva al 30 luglio 2003. Inoltre, dal sopralluogo eseguito dai militari presso il capannone industriale della Tecno Impianti, risalente al 26/1/2005, si evince chiaramente (come da documentazione fotografica in atti) la non operatività del capannone e dei macchinari in esso riposti.
Non valgono pertanto a confutare la prospettazione della parte attrice, circa il mancato completamento dell’investimento programmato al 30 luglio 2003,  le risultanze del verbale di accertamento della Commissione ministeriale, datato 22.2.2006, in quanto successivo ai fatti contestati.
Per finire, alcuna obiezione è stata mossa dalla difesa all’ulteriore contestazione relativa all’inappropriato inserimento tra le spese ammissibili del costo per l’acquisto di un generatore di corrente usato, costruito dalla ditta Gen. Set. spa e risalente al 2001.
Conclusivamente, il Collegio reputa configurabile la prospettata responsabilità amministrativa, a titolo di dolo, a carico dei convenuti determinando un danno erariale quantificabile nell’integrale importo delle rate di contributo già erogate, sulla base della considerazione che il fine pubblico, al quale era preordinato il finanziamento, è stato frustrato.
Tenuto conto della dichiarata prescrizione della componente di danno riferibile alla prima tranche del finanziamento accordato (cfr. infra punto 4.), la condanna riguarderà la parte residua di € 498.835,38 pari alla seconda tranche di finanziamento erogata il 4.3.2004 con il vincolo di solidarietà in capo ai convenuti, secondo quanto previsto dall’art. 1, comma 1 quinquies della legge n. 20/1994 e dall’art. 2291 c.c., stante la responsabilità solidale ed illimitata di tutti i soci della società in nome collettivo.
Restano assorbite le altre questioni.
6. Le spese di giudizio seguono la soccombenza e si liquidano in favore dello Stato, come in dispositivo .
P.Q.M.
La Corte dei Conti Sezione Giurisdizionale per la Regione Siciliana definitivamente pronunciando nel giudizio di responsabilità iscritto al n. 50699 del registro di segreteria,
Dichiara parzialmente prescritta l’azione risarcitoria promossa dalla Procura Regionale nei confronti dei convenuti per l’importo di €    623.542,95;         
Condanna in solido la Tecno Impianti di BRIGADECI Graziano & C. s.n.c., nella persona del legale rappresentante BRIGADECI Graziano, nonché i soci BRIGADECI Graziano e BRIGADECI Natale, al risarcimento di € 498.835,38 in favore del Ministero dello sviluppo economico, da maggiorare della rivalutazione monetaria, da calcolarsi secondo l'indice dei prezzi ISTAT dalla data dell’esborso effettuato dall’amministrazione danneggiata alla data di pubblicazione della presente sentenza, nonché degli interessi legali maturandi, sull'importo rivalutato, dalla data di pubblicazione della presente sentenza fino all’effettivo soddisfo;
Condanna altresì gli stessi al pagamento, in favore dello Stato, delle spese processuali che, sino al deposito della presente decisione, si liquidano in complessivi € 1.534,10 (euromillecinquecentotrentaquattro/10).
Manda alla Segreteria per gli adempimenti conseguenti.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del 19 novembre 2014.                
        L'estensore                                                      Il Presidente
 F.to Giuseppa Cernigliaro                      F.to Luciana Savagnone
 
Depositata oggi in segreteria nei modi di legge.
Palermo, 23 gennaio 2015
                                               Il Direttore della Segreteria
                                               F.to Dr.ssa Rita Casamichele

 
 
 
 
BRIGADECI GRAZIANO E NATALE,CORTE DEI CONTI, SENTENZA 84 2015,DANNO ERARIALE, 498 MILA 835 EURO 38 CENT, TECNOIMPIANTI, GELA,FONDI COMUNITARI, TRUFFA, SENTENZA 533 2015,SENTENZA 276 2015,SENTENZA 150 2015,

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