L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























lunedì 12 gennaio 2015

REGIONE, L'AFFAIRE IMMOBILI FINISCE IN PROCURA: ECCO IL DOSSIER SEGRETO DI CROCETTA

REGIONE, L'AFFAIRE IMMOBILI FINISCE IN PROCURA: ECCO IL DOSSIER SEGRETO DI CROCETTA

Trentasei pagine in cui si ricostruisce la cessione del patrimonio che ipotizzano l'esistenza di una associazione a delinquere

di ANTONIO FRASCHILLA


"Un disegno predatorio che ha spogliato Palazzo d'Orleans dei suoi beni" e il sospetto che dietro vi siano state scelte tali da configurare l'associazione a delinquere. Un danno per la Regione "da centinaia di milioni di euro", che continua tuttora. Ecco la relazione segreta che il governatore Rosario Crocetta ha consegnato venerdì scorso al procuratore di Palermo Franco Lo Voi, chiedendo di verificare se ci siano gli estremi per avviare un'indagine penale. 

Trentasei pagine che ricostruiscono il grande affare della cessione degli immobili, dalla costituzione della "Sicilia patrimonio immobiliare" (Spi) al riaffitto di beni a canoni "fuori mercato" passando per il mega censimento costato già 80 milioni di euro, come scoperto da Repubblica nel 2010 e sul quale pende un arbitrato da altri 80 milioni. Una relazione durissima, scritta in gran parte dal presidente del Consiglio di sorveglianza di Spi, l'avvocato catanese Antonio Fiumefreddo, nominato assessore ai Beni culturali dal governatore e poi dimessosi per le polemiche sulle sue iniziative ai tempi della guida del Teatro Massimo Bellini di Catania.


Nella relazione si ricostruisce innanzitutto la vicenda della costituzione di Spi che, "così come è stata intesa e praticata, lungi dall'essere un'operazione di ingegneria finanziaria, ha rappresentato soprattutto un vulnus inaudito alla sovranità regionale". Nella relazione sul tavolo di Lo Voi si ricostruisce quindi l'avvio durante il governo Cuffaro della partnership con Ezio Bigotti. Socio della Spi e autore del censimento degli immobili milionario, l'imprenditore torinese è "entrato in società con la Regione attraverso una controllata dalla lussemburghese Lady Mary II, schermata da due fiduciari del Granducato". 

Il censimento dal 2007 al 2009 è costato 80 milioni e subito dopo, nel 2010, quando Repubblica sollevò il caso, l'allora assessore all'Economia Gaetano Armao, che in passato era stato consulente di Bigotti, da un lato bloccò i pagamenti, ma dall'altro avviò un arbitrato. Aprendo quindi il fianco a risarcimenti a Bigotti: secondo una prima decisione degli arbitri la Regione sarebbe soccombente per 12 milioni di euro, ma intanto la cifra del contenzioso è salita a 80 milioni. Altra parte cospicua del dossier riguarda la cessione dei 33 immobili, con gara pubblica, al fondo guidato allora dalla Pirelli Re.

Qui si fa riferimento in gran parte alla relazione della sezione controllo della Corte dei conti dell'ottobre 2008. Il fondo era composto dalla società Trinacria Capital, Sicily Investment e Sicily development. Le prime due sono "società partecipate congiuntamente per il 60 per cento dal fondo Rreef global opportunities Fund II, amministrato dalla Deutsche Bank e per il 40 per cento dalla Pirelli Re". Anche qui non mancano i legami con società in paradisi fiscali: almeno questo sostiene l'Espresso in una lunga inchiesta dello scorso novembre: "I consulenti di Pwc  -  scrive l'Espresso  -  si sono occupati anche di un affare che ha per protagonisti la Deutsche Bank, il più grande istituto di credito tedesco, e la Regione Sicilia dell'allora governatore Cuffaro. L'operazione, che ha preso le mosse nel 2007, ruota attorno al fondo Global Opportunities, gestito da Deutsche Bank attraverso una piramide societaria che parte dallo Stato americano del Delaware, transita da Malta e infine approda in Lussemburgo. Polemiche anche sulla selezione dei soci privati: accanto a big del livello di Prelios (all'epoca controllata da Pirelli), compare anche un immobiliarista di Pinerolo, Ezio Bigotti".

Dalla cessione di questi 33 immobili, la Regione incassò allora subito 200 milioni di euro, salvo poi riaffittarli il giorno dopo a un canone annuo di circa 20 milioni di euro. La Corte dei conti segnalava come la cessione sia stata fatta a prezzi fuori mercato, pari a 1.088 euro al metro quadro. Ma c'è di più. Nel dossier si sottolinea come i 200 milioni di euro incassati allora dalla Regione siano serviti al "ripianamento del deficit strutturale della sanità".

Il governatore Crocetta punta quindi a far avviare un'indagine penale su questa vicenda, dopo quella già aperta dalla Corte dei conti che ha messo in mora per la storia del censimento milionario l'ex ragioniere generale Enzo Emanuele, l'ex governatore Cuffaro e 12 ex assessori: Giovanni La Via, Nicola Leanza, Guido Lo Porto, Nino Beninati, Paolo Colianni, Giovanna Candura, Agata Consoli, Santi Formica, Mario Torrisi, Roberto Lagalla, Rossana Interlandi e Dore Misuraca.


CROCETTA NOMINA FIUMEFREDDO NEL VERTICE DI  SICILIA PATRIMONIO IMMOBILIARE. IL PD INSORGE: "SCELTA INOPPORTUNA"

Stamani l'assemblea dei soci della Spi ha indicato l'ex assessore ai Beni culturali rimasto in carica un solo giorno e dimessosi dopo le polemiche sulla sua gestione passata del Teatro Massimo Bellini di Catania. Il segretario del Pd attacca: "Nomina inopportuna, conferma il modo di governare la cosa pubblica da parte del presidente della Regione". Cartabellotta nominato a capo del dipartimento Lavoro.

di ANTONIO FRASCHILLA


Si era dimesso dopo un solo giorno da assessore regionale ai Beni culturali travolto dalle polemiche per la gestione del Teatro Bellini di Catania. Ma adesso torna nella galassia di Palazzo d'Orleans: stamani l'assemblea dei soci ha indicato l'avvocato catanese Antonio Fiumefreddo alla guida del Consiglio di sorveglianza della Sicilia patrimonio immobiliare. Affiancherà il presidente del Consiglio di gestione, Salvatore Giglione, attuale dirigente generale dei Beni culturali. E sempre in tema di dirigenti generali, Crocetta ha affidato l'interim del Lavoro all'ex assessore all'Agricoltura Dario Cartabellotta, dirigente di lungo corso dell'era cuffariana poi nominato da Crocetta in giunta in quota Udc, e attualmente a capo del dipartimento Pesca. Lucio Oieni, individuato in un primo tempo dal governatore, non ha potuto insediarsi a causa di una sua partecipazione in un ente di formazione.

La nomina di Fiumefreddo non piace al segretario del Partito democratico, Fausto Raciti: "E' l'ennesima scelta inopportuna di un governatore che dà poltrone a figure che non hanno nulla a che fare con il nuovo - dice Raciti  - se non andava bene da assessore ai Beni culturali, perché adesso lo indica alla Spi? La risposta sta solo nelle convenienze politiche del momento".

ARCHIVIO / Spese pazze e polemiche, il caso Fiumefreddo 


La società nel'ultimo scorcio del governo Lombardo sembrava avviata a un binario morto anche per i rapporti tesi con il socio privato, l'imprenditore piemontese Bigotti che con la sua società ha condotto il censimento degli immobili regionali costato 80 milioni di euro e sul quale pende ancora un contenzioso da altri 60 milioni di euro. Nella Finanziaria 2012 non era stata nemmeno inserita tra la spa strategiche di Palazzo d'Orleans. Con Crocetta il cambio di direzione: lo scorso gennaio la società, che al momento si occupa soltanto dell'aggiornamento catastale dei beni regionali, è stata rilanciata: è stato rinnovato il contratto a una ventina di dipendenti. Fiumefreddo succede all'avvocato Carmelita Volpe, che si era dimessa nei giorni scorsi.

La nomina di Fiumefreddo è molto gradita al deputato Marco Forzese, che negli scorsi mesi proprio per la dimissioni dell'avvocato catanese da assessore ai Beni culturali e la mancata difesa da parte di pezzi della maggioranza aveva rotto con il movimento di Salvatore Cardinale, i Democratici riformisti. A scatenare le polemiche sulla scelta di Fiumefreddo per l'assessorato ai Beni culturali era stato in particolare  un appalto dato a una ditta di trasporti legata al boss Ercolano di cui era anche legale, fatto reso noto da una inchiesta di  Repubblica. Fiumfreddo ha presentato una denuncia perché a suo dire l'atto di affidamento dell'appalto portava un timbro falso e non una sua firma.



LA VENDITA DEGLI IMMOBILI DELLA REGIONE NELLO SCANDALO DEL LUSSEMBURGO, M5S: "CROCETTA RIFERISCA ALL'ARS"

L'operazione effettuata durante il governo Cuffaro potrebbe aver causato danni alle casse pubbliche

Il Movimento Cinque Stelle all'Assemblea regionale siciliana vuole vederci chiaro sugli accordi tra autorità lussemburghesi e trecento società di tutto il mondo, in cui sarebbe stata coinvolta anche la Regione siciliana durante il governo Cuffaro. I parlamentari siciliani hanno presentato un'interrogazione a Sala d'Ercole per chiedere in merito ulteriori spiegazioni all'esecutivo Crocetta.

L'operazione per la quale il Movimento attende delucidazioni è relativa ad una maxi vendita di beni immobili della Regione durante l'era Cuffaro, che si sarebbe tradotta in grosse perdite per le casse regionali. La Regione avrebbe portato a termine la cessione di 34 importanti immobili, poi ripresi in affitto, per un'operazione che alla fine si sarebbe rivelata a saldo negativo (circa 100 milioni di euro) nonostante la perdita delle proprietà per la Regione. Non solo. Per portare a termine la maxi vendita, la Regione ha dovuto ricorrere ad un censimento del suo patrimonio, costato circa 80 milioni di euro.

"Il presidente Crocetta - afferma Claudia La Rocca, prima firmataria dell'interrogazione - ha affermato che da tempo la Regione sta portando avanti verifiche sulla cessione degli immobili.
Noi chiediamo chiarimenti sul lavoro svolto finora. Poi, quando la Regione avrà pronta l'intera documentazione, il presidente venga a riferire in commissione Bilancio". Sempre in tema di patrimonio immobiliare il M5S chiede a Crocetta di sollecitare il governo nazionale a sbloccare l'iter per il trasferimento di 96 immobili di pregio, dallo Stato alla Regione.

"La cessione - dice La Rocca - è stata già decisa. Si aspetta solo l'emanazione del decreto". Tra gli immobili da trasferire figura anche l'ex Palazzo delle Finanze di Palermo, lasciato da anni in un totale stato di abbandono e di degrado, alla mercé di vandali e saccheggi. "Per il suo recupero - afferma La Rocca - pare siano necessari 20 milioni di euro. In quel palazzo potrebbero essere trasferite ed unificate le due sedi della Corte dei Conti, cosa che permetterebbe di risparmiare le somme degli attuali affitti, circa 1 milione e 700 mila euro l'anno. I soldi non spesi potrebbero essere utilizzati per ammortizzare il capitale occorrente per il recupero dell'immobile. Già mesi fa abbiamo presentato diversi atti parlamentari in tal senso".


PER CENSIRE I SUOI IMMOBILI LA REGIONE SPENDE 80 MILIONI 

Un fiume di denaro che parte dall'assessorato al Bilancio in via Notarbartolo e arriva fino a una società in Lussemburgo. Ben 80 milioni di euro versati tra il 2006 e il 2009 dalla Regione alla Psp, Partners Sicily properties, con sede a Pinerolo, in provincia di Torino: questa è la cifra fino a oggi uscita dalle disastrate casse regionali per censire il patrimonio immobiliare della Regione

di ANTONIO FRASCHILLA


Un fiume di denaro che parte dall'assessorato al Bilancio in via Notarbartolo e arriva fino a una società anonima in Lussemburgo. Ben 80 milioni di euro versati tra il 2006 e il 2009 dalla Regione alla Psp, Partners Sicily properties, con sede a Pinerolo, in provincia di Torino: questa la cifra a oggi uscita dalle disastrate casse regionali per censire il patrimonio immobiliare, e non, della Regione. Il tutto in base a un contratto firmato nel 2006 tra i dirigenti del Bilancio e un imprenditore piemontese, alla vigilia del grande lancio dei tre mega fondi immobiliari della Regione, che avrebbero fatto fare affari d'oro a Palazzo d'Orleans: in realtà dei tre fondi solo uno è andato in porto, quello rilevato da Pirelli Re, e comunque si è rilevato un flop.

Il motivo? A fronte di 202 milioni di entrate reali ad oggi dalla Regione sono stati già pagati affitti sugli stessi palazzi per 100 milioni di euro: perché in quel fondo da 34 beni acquistati da Pirelli Re ci sono praticamente tutti gli assessorati e quindi di fatto l'amministrazione ha dovuto riaffittare gli immobili, a un canone pari all'8 per cento del valore stimato (il doppio rispetto a quello del mercato privato).
Ma perché la Regione è arrivata a spendere per il censimento 80 milioni, cifra tra l'altro al momento nemmeno definitiva? Chi e come ha incassato questi soldi? E, soprattutto, quanto ci ha perso e continuerà a perdere Palazzo d'Orleans, tra vendite degli immobili a prezzi ribassati e canoni di locazione fissati a livelli altissimi?

Per rispondere a queste domande occorre fare un passo indietro, e tornare alla mattina del primo marzo del 2006. Al terzo piano dell'assessorato al Bilancio, nella stanza della ragioneria generale, seduti attorno a un tavolo ci sono il direttore Enzo Emanuele, il dirigente Marcello Giacone ed Ezio Bigotti, amministratore della Sti, la società di Pinerolo capogruppo della cordata che ha appena vinto la gara per la "valorizzazione del patrimonio immobiliare e non della Regione" e che si chiama Psp s. c. r. l. Il contratto è firmato in poche ore, e prevede per "l'attività di creazione del censimento informatizzato del patrimonio" un compenso di 13,3 milioni di euro. Peccato che tra parentesi venga specificato che questo compenso è "presunto".

La Regione infatti al momento della firma dell'accordo non sa con precisione i volumi dei beni che ha. A pagina 16 del contratto viene però ribadito che il pagamento alla Psp deve avvenire in base a un tariffario preciso: 6,6 euro a metro quadro per ogni fabbricato censito (che diventano 0,05 euro se si tratta di terreni e 0,002 euro se si tratta di boschi). La Psp si mette subito al lavoro, censisce di tutto e nel giro di pochi mesi arriva a raccogliere dati, poi inseriti in un sistema informatico, su 239 palazzi, 273 terreni e 939 tra boschi e aree verdi. La Regione paga. Quanto? In base alla fatture, adesso raccolte dalla commissione Bilancio dell'Ars guidata da Riccardo Savona, per la sola "attività di censimento", sono state firmate fatture per 20,9 milioni di euro nel 2006, per 19,9 milioni nel 2007, per 18,7 milioni nel 2008 e per 20 milioni nel 2009. Si arriva così alla cifra di 80.141.656,63 euro. "E ancora non abbiamo i dettagli di tutte le altre fatture", dice il presidente Savona, che a breve su questa vicenda convocherà all'Ars tutti i protagonisti.

Il fiume di denaro comunque è arrivato nelle casse della Psp (adesso società della Regione della Sicilia patrimonio immobiliare). Ma da chi è composta la cordata che si è aggiudicata la gara per questo censimento milionario? Capofila, come detto, è la Sti, società con sede a Pinerolo. Della cordata fanno poi parte altre tre società con sede a Pinerolo (la Ge. fi intermediazioni, l'Areas e la Exitone), tre con sede a Roma (G. f studio, Grs consulting e la Ge. fi romana) e infine Banca Nuova, che ha una piccola partecipazione. Di fatto il 75 per cento della Psp fa capo alla F. B, acronimo che sta per "Finanziaria Bigotti", amministrata da Ezio Bigotti, noto in Friuli per operazioni immobiliari fatte con enti pubblici, e che all'epoca aveva ottimi rapporti con il segretario Udc Saverio Romano e con lo stesso governatore Salvatore Cuffaro. Ma si arriva in Lussemburgo, perché è qui che ha sede una società anonima, la Lady Mary II, che detiene il 45,45 per cento della capogruppo Bigotti.

Ma c'è di più. La cifra pagata per il censimento non è nemmeno definitiva: perché scorrendo i rendiconti dei bilanci della Regione tra il 2007 e il 2009, nei capitoli di spesa che riguardano "valorizzazione del patrimonio immobiliare", i numeri sono più elevati. Questa grande operazione, comunque, era finalizzata alla cessione a fondi d'investimento di gran parte del patrimonio, e doveva fruttare oltre un miliardo di euro. In realtà, l'unico fondo andato in porto è quello acquistato da Pirelli Re, che al netto ha versato nelle casse regionali 202 milioni. Secondo la Corte dei conti pochi, considerando i prezzi di mercato, visto che alla fine la Regione ha incassato appena mille euro a metro quadrato per i palazzi ceduti (tra cui le sedi di Bilancio, Turismo e Sanità). In compenso per questi stessi beni ha pagato un canone dell'8 per cento sul valore di base, cioè 20 milioni di euro all'anno dal 2007, a oggi oltre cento milioni. Conti alla mano, sono già andati in fumo tutti i soldi incassati dalla Regione per tutta questa fallimentare avventura.
(05 febbraio 2011)

Formazione, nuove regole niente gettoni ai corsisti stop a contratti e consulenze

ANTONIO FRASCHILLA

MENTRE è bagarre sulla nomina del direttore che deve sostituire la superburocrate Anna Rosa Corsello al dipartimento Lavoro, con il governatore Rosario Crocetta che ha deciso di revocare l'incarico a Lucio Oieni per una sua vecchia partecipazione in un ente di formazione, la giunta approva una delibera che fissa le regole per i corsi di formazione dell'annualità 2014-2015 che dovrebbero partire entro ottobre.
Previsti alcuni paletti. I corsisti non riceveranno più il gettone da 4 euro al giorno: «Sono state introdotte ulteriori misure di razionalizzazione e ristrutturazione del sistema, quali la gratuità della partecipazione da parte degli utenti ai percorsi formativi — si legge nella delibera — ma anche l'utilizzo di immobili pubblici per lo svolgimento delle attività, la riduzione dei costi di gestione al 18 per cento, il divieto per gli enti di nuove assunzioni di personale e di nuovi incarichi di consulenza e l'obbligo per gli enti di effettuare gli acquisti sulla base di procedure trasparenti. Prevista l'istituzione del catalogo regionale dell'offerta formativa e del libretto formativo». Quest'ultimo consentirà all'amministrazione di sapere, per ogni allievo, tutti i corsi frequentati in precedenza.
Gli enti, in sintesi, potranno utilizzare soltanto personale assunto prima del dicembre 2008, e non sarà consentito il ricorso a consulenze e collaborazioni. Inoltre non si potranno utilizzare immobili privati se non in casi eccezionali: questo paletto mira a bloccare il giro d'affari che si nasconde dietro l'affitto di sedi di proprietà di amici e parenti degli stessi titolari o amministratori degli enti.
Nella delibera si accenna anche a un passaggio che non piacerà certo ai vertici degli enti. La possibilità cioè di ridurre il parametro del cosiddetto costo standard: oggi la Regione paga 129 euro ogni ora di corso, mentre l'obiettivo dell'assessore Nelli Scilabra è quello di ridurlo a 115. Grazie a queste due mosse, il taglio del bonus per gli allievi e la riduzione del costo standard, l'amministrazione conta di garantire i corsi con una spesa di 120 milioni di euro, anche se nella delibera si fissa il tetto a 150 milioni. Rispetto allo scorso anno, si tratterebbe di un risparmio superiore ai 50 milioni.
Ma in ogni caso quale sarà la fonte di finanziamento per il carrozzone Formazione? Sarà il Piano giovani, che oltre al click day prevede anche quasi 200 milioni per attività formative. La delibera garantisce il futuro del settore per almeno un anno, ma il problema riguarda anche il presente. Da mesi gli enti non ricevono i fondi e quindi non versano gli stipendi ai dipendenti. Il motivo di questo blocco dei trasferimenti regionali è legato al patto di stabilità: al momento il dipartimento Formazione ha già raggiunto il tetto di spesa consentito e senza una deroga non può spendere altre somme. Ma per avere una deroga occorre che il governo trovi una nuova intesa con lo Stato: il problema riguarda infatti tutti i dipartimenti, per una spesa congelata di oltre 600 milioni di euro.
Intanto è bagarre sulla nomina del successore della superburocrate Anna Rosa Corsello al dipartimento Lavoro. La scelta, avallata dall'assessore renziano Giuseppe Bruno, era caduta su Lucio Oieni. Ma per il governatore Rosario Crocetta l'attuale capo di gabinetto dell'assessorato al Lavoro sarebbe incompatibile perché ex socio di un ente di formazione che ha ricevuto a vario titolo fondi dalla Regione. «Ho revocato la sua nomina perché, dopo averla deliberata, ha dichiarato di non avere partecipazione azionarie, ma invece ci sarebbe quella in questo ente di formazione», dice Crocetta.
Tra gli altri provvedimenti approvati in giunta e resi noti con un comunicato della Presidenza, lo schema di avviso pubblico e criteri per la manifestazione di interesse alla concessione, da parte della Regione, di un sostegno economico sotto forma di contributo a enti, fondazioni e associazioni. «Fissati anche i criteri e le modalità per l'individuazione di comitati, commissioni, consigli, collegi operanti all'interno dell'amministrazione regionale ritenuti non indispensabili — si legge nella nota — entro 15 giorni gli assessori dovranno far pervenire un elenco ricognitivo completo, ciascuno per il proprio ramo di amministrazione prevedendo, contestualmente, l'individuazione degli organismi per i quali si propone la soppressione, la riduzione o eliminazione dei costi».
Via libera anche alla rimodulazione degli assetti organizzativi di alcuni dipartimenti regionali.
Revocata la nomina di Oieni a dirigente del Lavoro: in passato era stato socio di un ente che riceveva fondi regionali

17 SETTEMBRE 2014


SPESE PAZZE, POLEMICHE, CAMPAGNE ONLINE: IL CASO FIUMEFREDDO CHE IMBARAZZA CROCETTA

Lo scontro con l’ex assessore Marino sui termovalorizzatori e la causa contro la Regione in cui tutela gli interessi dell’Irsap

di ANTONIO FRASCHILLA e EMANUELE LAURIA

La fattura è la numero 668 del 2008. La firma quella di Antonio Fiumefreddo. L’allora sovrintendente del teatro Massimo Bellini, che era pure avvocato del boss Giuseppe Ercolano, liquidava alla Geotrans, società della famiglia Ercolano, un compenso di 3.900 euro per il trasporto del materiale scenico da Fano a Catania e quindi ancora a Fano. La Geotrans è la stessa società che, meno di un mese fa, è stata confiscata assieme ad altre aziende dall’autorità giudiziaria. E Fiumefreddo è lo stesso avvocato che, venerdì scorso, è stato nominato assessore dal governatore Rosario Crocetta. Quale delega? Beni culturali, in forza dell’esperienza accumulata da Fiumefreddo proprio al Massimo Bellini.

Un’esperienza che si è conclusa con 3,2 milioni di euro di debiti fuori bilancio, accertati dalla società di revisione contabile Kpmg, frutto di un’allegra gestione denunciata in una denuncia-querela dei sindacati. La stessa che contiene dieci pagine di sprechi perpetrati durante la gestione Fiumefreddo, ex sodale di Lombardo sbalzato di sella dopo la lite con il governatore poi condannato per mafia: nella relazione, che contiene una sfilza di allegati, viene citato un contratto senza copertura finanziaria, per 200 mila euro, con il musicista Michel Nyman, che ha comportato una condanna della Corte di Londra. Nell’elenco c’è la realizzazione di un Gran ballo carnascialesco "del tutto estraneo agli scopi dell’ente" costato 8 mila euro solo per i cachet di Alessandro Preziosi e Danny Mendez. C’è, ancora, la realizzazione di una "cappella arredata con inginocchiatoi e statue di santi nei locali del teatro Sangiorgio. Ci sono i 58 mila euro sborsati per la festa barocca di Capodanno 2008 e i 110 mila euro per la via Crucis del successivo aprile, c’è la partecipazione del teatro Massimo Bellini all’Expo bimbo.

E poi, in rapida successione, i 6 mila euro per un catering per il raduno dell’Associazione finanzieri, i 12.600 euro per un rinfresco a favore della Corte di appello, i 30 mila euro con cui il Teatro ha finanziato l’attività della Polisportiva Libertas nel campionato 2007/2008. Fino all’acquisto di gioielli presso la gioielleria Fecarotta. Una spesa, quest’ultima, che il 28 agosto del 2013 aveva fatto sobbalzare il governatore Crocetta: "Zuppiere, vassoi in ceramica, orecchini di corallo. Ma davvero dobbiamo avere gestioni di teatri di questo tipo?", disse in conferenza stampa il presidente. Riferendosi, pare senza saperlo, alla gestione Fiumefreddo. Il quale, per inciso, rispose così: "Ho pagato i gioielli di tasca mia, querelerò chiunque abbia dato queste informazioni in pasto ai media". E d’altronde, in quel periodo, l’ex lombardiano Fiumefreddo aveva avuto un’altra delle sue conversioni: era diventato crocettiano dopo essere stato molto più che critico nei confronti del presidente della rivoluzione.

E sì, perché Sudpress, il portale di informazione di cui è "fondatore, ideatore e animatore" il neoassessore di Rosario Crocetta, nel dicembre del 2012 si lanciò in una feroce campagna sui rapporti fra l’ex sindaco di Gela e il mafioso Emanuele Celona. Con la pubblicazione di una lunga intervista in tre puntate a un ex ambientalista, Saverio Di Blasi, che non risparmiava particolari anche intimi sul governatore. E quando Crocetta definì "larva" il giornalista di Sudpress che gli chiedeva conto e ragione di quelle accuse, il sito riconducibile a Fiumefreddo commentò così: "Ci chiediamo se il Presidente Crocetta è un autentico presidio di legalità contro la mafia, o se invece le cose stiano diversamente".
Ora Fiumefreddo e Crocetta vanno a braccetto. Fra le polemiche sollevate anzitutto dall’ex assessore Nicolò Marino che ha ricordato come Fiumefreddo sia il legale dell’Irsap, la società che ha preso il posto dei consorzi Asi, nel ricorso contro la Regione per la mancata realizzazione dei termovalorizzatori. Un contenzioso del valore fra i 500 mila e il milione di euro che Palazzo d’Orleans affronterebbe in posizione più debole proprio per la presenza in giunta di Fiumefreddo.

In questi giorni caldi. I cuperliani hanno chiesto a Crocetta di rimuovere l’avvocato dalle tante facce. Ieri, per pronta risposta, su Sudpress sono comparsi due articoli-dossier su Marino e sul rapporto dei carabinieri nei confronti del cuperliano Crisafulli. Solo una coincidenza, ovviamente.
15 APRILE 2014


L'APPALTO ALLA SOCIETÀ DEI BOSS FIUMEFREDDO LASCIA L'INCARICO DI ASSESSORE AI BENI CULTURALI AL SUO POSTO LA FURNARI

L'avvocato catanese si dimette con una lettera a Crocetta, dopo la bufera nata dall'inchiesta di Repubblica sull'appalto dato a un'azienda degli Ercolano quando era sovrintendente del Massimo Bellini.
16 APRILE 2014
di ANTONIO FRASCHILLA ED EMANUELE LAURIA

Si è dimesso con una lettera in cui parla di un "crescendo inarrestabile di aggressioni". Alla fine, Antonio Fiumefreddo non ha resistito alla bufera nata dopol'inchiesta di Repubblica che, ieri mattina, ha raccontato delle allegre spese deliberate quando era alla guida del teatro Massimo Bellini, fra cui quella per un appalto concesso alla società riconducibile al boss Ercolano, di cui lo stesso Fiumefreddo era legale. Il governatore, Rosario Crocetta, ieri lo aveva liquidato dicendo: "L'assessore non l'ho scelto io, ma mi è stato indicato dai Drs. E' un uomo intelligente, sa cosa fare". E così, dopo una giornata a nervi tesi - in cui aveva addirittura accusato Repubblica di utilizzare il metodo Boffo - e una  notte di riflessione, Fiumefreddo ha deciso di lasciare l'incarico. O meglio di non accettarlo neppure, visto che formalmente non gli era ancora stata attribuita la delega di assessore ai Beni culturali. Crocetta nel pomeriggio si presenterà in aula con una squadra diversa da quella annunciata: al posto di Fiumefreddo i Drs indicano la docente universitaria messinese Giusy Furnari, che il governatore avrebbe già voluto, nella primavera del 2013, come candidato sindaco del centrosinistra a Messina.

Il Pd siciliano, in particolar modo con il segretario Fausto Raciti e con il presidente della commissione Affari istituzionali Antonello Cracolici, sin dal primo momento aveva contestato la nomina di Fiumefreddo. Ponendo la sua rimozione come pregiudiziale prima di una ripresa di qualsiasi forma di dialogo. Le polemiche rimangono sullo sfondo. Salvatore Cardinale, presidente onorario dei Drs, già ieri aveva preso le distanze da Fiumefreddo, ricordando che lui portava avanti un'altra candidatura per la giunta e facendo sapere di essersi infine affidato alla scelta dei deputati, di Marco Forzese in particolare. Sullo sfondo sospetti nati anche dal fatto che la figlia di Cardinale, la deputata Daniela Cardinale, ha preso la laurea alla Link university di cui Fiumefreddo è prorettore. "Quando Daniela si è laureata, dieci anni fa e con il massimo dei voti, Fiumefreddo non era ancora alla Link", precisa Salvatore Cardinale. "Mi sento offeso - dice il fondatore dei Drs - da questo accostamento indebito".



IL GOVERNO CROCETTA? UN PERICOLO  TUTTI I "ROVINATI" DAL GOVERNATORE

GENNAIO 2015 - 06:00 DI ACCURSIO SABELLA
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Assessori "bruciati" sull'altare della realpolitik o che si sono arresi di fronte all'impossibilità di cambiare qualcosa. Ma anche consulenti e amministratori voluti e poi dimenticati. Ecco i loro nomi e le loro storie.


PALERMO - La storia di Piergiorgio Gerratana ricorda un po' quello spot. Quello della signora reduce da un meraviglioso viaggio ai Caraibi, costretta a ricercare le emozioni di quel mare nella propria angusta vasca da bagno. Dalla giunta della rivoluzione al consiglio comunale di Rosolini, l'effetto sarà forse molto simile. Anche perché l'avventura del giovane politico renziano ebbe la durata, appunto, di una vacanza. Un'escursione nell'alta politica che per poco non scatenava una guerra aretusea, con tanto di promessa (o meglio, annunciata promessa) di una denuncia per “voto di scambio” nei confronti di Crocetta. Tutto rientrato, ovviamente. Come è rientrato Gerratana, tra gli scranni del Consiglio. Spremuto per un mese, e via.

Rovinato dal presidente. E "marchiato" da un'esperienza politica finora tutt'altro che esaltante. Gerratana, come tanti altri. Ultima, solo in ordine di tempo, Marcella Castronovo. Motivi personali, per l'ormai ex assessore alla Funzione pubblica. Questa la vulgata ufficiale. Ma probabilmente c'è di più. Fonti vicine all'Udc parlano anche del malumore dell'ex vicesegretario di Palazzo Chigi sull'andazzo del governo. Un malumore, del resto, evidenziato già in passato da un altro assessore giunto da Roma. Luca Bianchi era venuto per sistemare i conti. Ma alla fine, anche lui ha dovuto alzare le braccia. Arrendersi e andare via. Il motivo formale, stavolta, è da ritrovare negli ostacoli sorti nei confronti del cosiddetto “salvaimprese”: il mutuo da un miliardo per ripianare i debiti soprattuto nei confronti delle aziende sanitarie. Ma dalle carte dell'inchiesta sulle assunzioni a Sicilia e-Servizi emerge altro. Proprio Bianchi, insieme al “collega” Nicolò Marino, ha descritto ai giudici contabili quel “modus operandi” assai originale: giunte convocate all'ultimo momento, delibere consegnate all'ultimo secondo e sale di Palazzo d'Orleans popolate da personalità non legittimate a stare lì. E così, anche Bianchi si è scottato ed è tornato a casa. Nico Torrisi, invece, non l'ha presa affatto bene. Ed è difficile dargli torto. Dal vertice di Ferderalberghi viveva il ruolo di imprenditore con quella discreta dose di visibilità che non fa mai male. Chi gli sta vicino racconta di quanto fosse restìo ad accettare, inizialmente, la proposta dell'Udc di entrare nel “Crocetta bis”. L'ok giunse solo dopo le rassicurazioni di un impegno serio e duraturo al governo. E invece, cinque mesi e via. Tanti saluti anche anche a lui. E l'impressione che la giunta della “rottura col passato” si tramuti in una semplice “rottura”.

Rovinati col paracadute


Ne sa qualcosa Ester Bonafede. Per lei, cuffariana convertita alla missione dell”anti-Cuffaro”, la necessità di lasciare (dopo qualche mese, a dire il vero, di imbarazzante coabitazione) la poltrona di Sovrintendente della Fondazione orchestra sinfonica siciliana. Poi, come detto, il nuovo governo e tanti saluti sia al ruolo di assessore che di sovrintendente. Rovinata. Al punto da pensare già a qualche possibile paracadute (il ritorno alla Foss o addirittura un clamoroso rientro in giunta?). Del resto, il rientro dalla finestra, dopo l'uscita dalla porta, è pratica già conosciuta. Mariella Lo Bello è infatti tra le ex rovinate, poi salvate dal governatore. Basta saltare un giro, insomma. La Lo Bello era nel primo governo ed è rientrata nel terzo: quello dell'azzeramento col passato. E “paracadutini” si sono aperti anche per altri “scottati” dalle necessità imposte dalla realpolitik: Nelli Scilabra va a fare la segretaria in attesa di un nuovo incarico che non richieda la laurea, l'ex responsabile dell'Economia Agnello, che verrà ricordato per aver firmato insieme a Crocetta la rinuncia a contenziosi per oltre 4 miliardi in cambio di mezzo miliardo necessario all'ennesima manovra finanziaria, si è accontentato di una consulenza elargita dall'assessore Borsellino. La rovina, in questo caso, è solo parziale, quindi. Anzi, qualcuno obietterà che prima di quell'esperienza, alcuni assessori non è che avessero granché da perdere.

Dai grandi nomi alle segretarie


A bruciarsi davvero dopo aver detto sì a Crocetta, invece, sono i due “frontman” della giunta del cambiamento. Quella che festeggiava in piazza Politeama brindando alla nuova era per la Sicilia. Franco Battiato e Antonino Zichichi erano i fiori all'occhiello, l'orgoglio e la facciata buona da servire ai media. Fino a un certo punto, ovviamente. Bastano pochi mesi, una gaffe del cantante e qualche viaggio ginevrino di troppo dello scienziato, per rinnegare quella scelte (quelle di un artista dagli innumerevoli interessi e di un luminare affascinato anche dalla tv di Michele Guardì) e per sostituire quei nomi altisonanti con sagome più affidabili: l'ex candidata del Megafono Sgarlata e soprattutto l'ex segretaria particolare Stancheris. Rovinata anche lei. Due volte. Perché prima chiamata al sacrificio di una candidatura alle Europee dagli esiti assai deludenti, poi cacciata anche dal governo, con tanto di strascichi polemici. Ma un paracadute potrebbe aprirsi, molto presto, anche in questo caso. Come è accaduto per Antonio Fiumefreddo, assessore per poche ore. Il tempo di raccogliere le proteste di mezza maggioranza e di costringere l'ex sovrintendente all'accorato passo indietro: “Dietro la macchina del fango che è stata messa in moto per farmi rinunciare all’incarico di assessore – disse in quei giorni Fiumefreddo - ci sono delle forze ben precise, e non sono politiche”. E il riferimento divenne più chiaro quando auspicò l'intervento addirittura della commissione Antimafia. Per lui, ecco un incarico alla Società patrimonio immobiliare. Per mettere pulizia, ovviamente. In una società che Crocetta aveva annunciato di chiudere e che ha magicamente tenuto in piedi (un po' come accadde per Sicilia e-Servizi, dove l'”impresa di pulizia” fu affidata a Ingroia).


I “rovinati” del sottogoverno


Ma anche fuori dalle giunte, in tanti hanno toccato i fili dell'esperienza Crocetta, subendo una “scossa”. È il caso di Stefano Polizzotto, per lungo tempo vero braccio destro e factotum del presidente, via via esautorato a causa delle 'forze centripete” di Palazzo e anche da qualche guaio giudiziario. Ed è il caso di Marco Lupo, dirigente generale con Lombardo e col nuovo governatore. Uno dei tre esterni superstiti (insieme a Palma e Monterosso). Anche per lui, dopo mesi ruggenti nella gestione delle emergenze discariche, addio al ruolo di capodipartimento ai rifiuti. Lucia Di Salvo, invece, ha deciso di abbandonare Riscossione Sicilia proprio in queste ore. Doveva essere la “garanzia” che l'”unico gabelliere d'Italia in perdita” si mettesse in riga. Niente da fare. Ci ha rinunciato anche lei. E a proposito di conti, emblematico il caso dell'ex ragioniere generale Mariano Pisciotta: qualche no di troppo e addio all'incarico-chiave. Mentre nella Sanità Crocetta prima nomina e poi si accorge che era il caso di revocare gli incarichi a una serie di manager come Zappia, Cantaro e Pellicanò: che per mesi si erano sottoposti a una serie di prove selettive per ricoprire quei ruoli. E poi c'è il caso di Lucio Oieni. Finito nel caos del “click day” e nel mezzo della lite tra Nelli Scilabra e Anna Rosa Corsello, il dirigente viene chiamato (suo malgrado) a ricoprire il ruolo di capodipartimento del Lavoro. Scelta avventata. Perché poche settimane dopo era già chiaro che Crocetta avrebbe richiamato Anna Rosa Corsello. Così, ecco saltare fuori per Oieni il marchio di infamia: possedere circa l'1% di una società che forse dieci anni prima aveva preso soldi per fare Formazione professionale. Tirato dentro e buttato fuori, senza che l'avesse mai chiesto. Così come Valeria Grasso, chiamata a guidare la Foss, “nonostante non avessi alcuna competenza musicale”., racconterà lei candidamente. E “dimenticata” da Crocetta. “Hanno fatto scadere il mio contratto dopo pochi mesi e non mi hanno più chiamata, nemmeno al telefono”. Grasso che cola (a picco) anche nel caso dell'uomo simbolo dell'antiracket Tano Grasso. Annunciato da Crocetta come il nuovo “dirigente dei dirigenti”, quello che si sarebbe occupato di appalti e affidamenti, vera garanzia di pulizia e antimafia, alla fine, non verrà mai ufficialmente nominato. “Sto ancora attendendo”, dirà pochi mesi dopo. Ma a rileggere le avventure di chi è stato nominato davvero, chissà se gli dispiacerà davvero. 



A CURA DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA DI ISOLA DELLE FEMMINE


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