L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























mercoledì 18 febbraio 2015

CORTE DEI CONTI SENTENZA 150 15 FEBBRAIO 2015 DANNO ERARIALE MATTEO GILBERTO 24 MILIONI 171 MILA 706 EURO 27 CENETESIMI



REPUBBLICA ITALIANA
In Nome del Popolo Italiano
La Corte dei Conti
Sezione Giurisdizionale per la Regione Siciliana
composta dai Sigg.ri Magistrati:
dott.ssa Luciana SAVAGNONE                                      - Presidente -
dott. Giuseppe COLAVECCHIO                       - Consigliere relatore -
dott.ssa Igina MAIO                                                - Primo referendario -
ha pronunciato la seguente
SENTENZA 150/2015
nel giudizio di responsabilità iscritto al n. 61865 del registro di segreteria, promosso dalla Procura Regionale nei confronti di
·                    Giliberto Matteo, nato a Catania, il 25.06.1930.
Visto l’atto di citazione.
Letti gli atti ed i documenti di causa.
Uditi, nella pubblica udienza del 14.01.2015, il relatore cons. Giuseppe Colavecchio e il pubblico ministero dott. Gianluca Albo.
            Ritenuto in
FATTO
            La Procura Regionale presso questa Sezione, con atto di citazione depositato in segreteria in data 17.06.2014 e ritualmente notificato, conveniva in giudizio il sig. Giliberto Matteo per essere condannato al pagamento della somma di € 24.171.706,27, oltre rivalutazione monetaria e interessi, a titolo di danno erariale patito dalla Provincia Regionale di Catania, nonché alle spese di giudizio da liquidarsi in favore dello Stato.
            L’organo requirente riferiva che nel maggio del 1972 era stata stipulata una convenzione tra l’Istituto Finanziario Italiano - I.F.I. s.p.a. e la Provincia Regionale di Catania, a seguito della quale il predetto istituto finanziario si impegnava a concedere ai dipendenti provinciali piccoli prestiti a fronte della cessione di una parte dello stipendio.
            Nel maggio del 1974, a conclusione di accertamenti per alcune irregolarità nei rapporti di convenzione, risultava che a fronte di 1.318 domande di mutuo evase, solo 117 erano regolari, mentre 1.201 erano state fittiziamente intestate a impiegati provinciali.
            I dipendenti Calandra Giuseppe e Giliberto Matteo, addetti restrittivamente all’ufficio economato e all’ufficio corrispondenza, erano condannati per truffa aggravata con sentenza definitiva n. 1688 dell’01.12.1982 della Corte di cassazione, II Sezione, per avere predisposto false domande di prestito a firma di persone inesistenti ovvero di dipendenti dell’amministrazione provinciale che non avevano avanzato alcuna richiesta, inducendo con artifici e raggiri l’I.F.I. a dare esecuzione ai prestiti per un importo di € 944.109,00.
            L’I.F.I. citava in giudizio, in data 06.04.1984, l’amministrazione provinciale, nonché i dipendenti Calandra e Giliberto per il ristoro dei danni patiti a seguito della truffa posta in essere; il giudizio civile si concludeva con la sentenza n. 7801/2011 della Corte di cassazione che confermava la sentenza n. 352/2008 della Corte di appello di Messina con la quale i predetti dipendenti e la Provincia Regionale di Catania erano condannati, in solido, al pagamento in favore della curatela del fallimento dell’Istituto Finanziario Italiano della somma di € 944.109,00, rivalutata dal maggio 1974 al soddisfo; a seguito della procedura esecutiva, conclusa con atto di pignoramento del 06.03.2012 presso la tesoreria provinciale, l’amministrazione provinciale erogava in data 08.07.2013 la somma complessiva di € 24.171.706,27, corrispondente alla sorte capitale (€ 944.109,00) rivalutata dal maggio 1974 al soddisfo; con delibera n. 26 del 31.10.2013, il commissario straordinario della Provincia di Catania riconosceva la legittimità del predetto debito fuori bilancio per la regolarizzazione contabile del pagamento effettuato.
            Nell’atto di citazione, ai fini della ritenuta responsabilità del convenuto, si legge: “sotto il profilo soggettivo, l’affermazione della penale responsabilità dei dipendenti infedeli Calandra e Giliberto e le documentate e dimostrate modalità di realizzazione del reato ha esentato il pubblico ministero dall’espletamento di ulteriori attività di indagine per ricercare nuovi elementi probatori a carico dei soggetti condannati dal giudice penale, il cui accertamento fa piena prova nel procedimento dinanzi al giudice contabile, né si ritiene necessario esprimere con l’atto di citazione considerazioni aggiuntive, salvo precisare che dall’intervenuto decesso della Calandra consegue l’individuazione del convenuto Matteo Giliberto quale unico responsabile del danno cagionato all’amministrazione di appartenenza”.
            Il sig. Giliberto Matteo non si costituiva in giudizio.
            Considerato in
DIRITTO
            La Procura Regionale, con il libello introduttivo del presente giudizio, ha chiesto la condanna del sig. Giliberto Matteo al pagamento della somma di € 24.171.706,27, oltre rivalutazione monetaria e interessi legali, a titolo di danno erariale patito dalla Provincia di Catania per effetto della condanna di quest’ultima a rifondere alla curatela dell’Istituto Finanziario Italiano - I.F.I. - i danni subiti in esecuzione di una convenzione, stipulata nel 1972, avente ad oggetto la concessione di piccoli prestiti ai dipendenti provinciali a fronte della cessione di parte dello stipendio.
            Preliminarmente, è necessario puntualizzare i fatti di causa, come emergono dai documenti contenuti nel fascicolo processuale, stante laconicità del libello introduttivo del presente giudizio.
            Calandra Giuseppe, Giliberto Matteo, Licciardello Giuseppe e Torrisi Alfio, tutti dipendenti provinciali, sono stati rinviati a giudizio, unitamente ad altri soggetti, per rispondere - per ciò che interessa il presente giudizio - tra l’altro del delitto di cui agli artt. 110, 112 n. 1, 640, 61 n. 7 c.p. “per avere, in concorso tra loro, mediante artifici e raggiri, consistiti nel presentare domanda di prestito agevolato a firma falsa di persone inesistenti o dipendenti dell’Amministrazione provinciale di Catania, indotto in errore l’Istituto Finanziario Italiano di Roma a concedere i prestiti richiesti, le cui somme venivano  erogate in assegni, (dell’importo complessivo di un miliardo e seicentomila lire) dall’agente di Catania, che poi venivano riscossi dagli imputati mediante false firme degli apparenti beneficiari, procurandosi con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, l’ingiusto profitto delle somme riscosse, con danno patrimoniale di rilevante gravità per la parte offesa”.
            Il Tribunale di Catania, con sentenza n. 1425/1980, ha condannato gli imputati sopra menzionati; la Corte di Appello di Catania, con sentenza n. 814/1982, rimodulando le pene inflitte dal giudice di prime cure, ha confermato l’ipotesi accusatoria; la Corte di Cassazione, con sentenza n. 1668/1983, ha rigettato i ricorsi presentati dai suddetti imputati.
            I fatti come acclarati nel processo penale non possono essere oggetto di alcuna contestazione in questa sede, giusta il disposto dell’art. 651 c.p.p.; in virtù di tale norma, l’efficacia vincolante del giudicato penale di condanna nel processo per la responsabilità amministrativa deve limitarsi all’accertamento dei fatti che hanno formato oggetto del relativo giudizio, intesi nella loro realtà fenomenica ed oggettiva, quali la condotta, l’evento e il nesso di causalità materiale, ed assunti a presupposto logico-giuridico della pronuncia penale, restando, quindi, preclusa al giudice contabile ogni statuizione che venga a collidere con i presupposti, le risultanze e le affermazioni conclusionali di quel pronunciamento; ciò significa che non è dubitabile che l’illecito penale sia causalmente ricollegabile alla condotta dell’odierno convenuto, così come ricostruita all’esito del procedimento penale, nel quale allo stesso è stata data la possibilità di intervenire e di difendersi.
            A seguito della conclusione del processo penale, l’I.F.I., con atto di citazione notificato nel mese di aprile 1984, ha convenuto in giudizio la Provincia di Catania, Giliberto Matteo e Calandra Giuseppe per essere condannati, in solido, al risarcimento dei danni subiti e quantificati in £ 1.828.050.000 (€ 944.109,00), oltre gli interessi legali e la rivalutazione monetaria.
            E’ iniziato, così, un lungo processo civile (sentenza n. 2095/1991 del Tribunale; sentenza n. 542/1996 della Corte di Appello di Catania; sentenza n. 838/2000 della Corte di Cassazione; sentenza n. 352/2008 della Corte di Appello di Messina; sentenza n. 17801/2011 della Corte di Cassazione), con qualche discutibile scelta difensiva dell’amministrazione provinciale, concluso con la condanna, in via solidale, della Provincia di Catania, di Giliberto Matteo e di Calandra Giuseppe, al risarcimento danni nei confronti della curatela del fallimento dell’I.F.I. per un importo di € 944.109,00, “maggiorato da rivalutazione monetaria ed interessi di legge sulla somma progressivamente rivalutata dal maggio 1974 al soddisfo”, e con l’ulteriore pagamento di ingenti spese legali.
            A seguito del giudizio di esecuzione, la Provincia di Catania ha sborsato, in data 08.07.2013, la complessiva somma di € 24.171.706,27, pari alla sorte capitale maggiorata con la rivalutazione monetaria e gli interessi legali, di cui il pubblico ministero contabile chiede la condanna dell’odierno convenuto.
            Da tutti gli atti processuali, contenuti nel fascicolo di causa, è emerso che:
- il 16-17/10/1972 era stipulata una convenzione (tale convenzione non è agli atti di causa, né nella disponibilità della Provincia come emerge dalla nota prot. n. 27353 del 02.05.2013, ma ampli stralci del contenuto sono riportati nelle sentenze civili) tra l’Istituto Finanziario Italiano s.p.a. - I.F.I. - di Roma e la Provincia di Catania, a seguito della quale il predetto istituto finanziario si impegnava a concedere ai dipendenti provinciali piccoli prestiti a fronte della cessione di una parte dello stipendio, così come previsto dagli artt. 51, 52 e 53 del d.p.r. 5 gennaio 1950, n. 180, e dal d.p.r 28 luglio 1950 n. 895 (trattavasi di attività rientrante tra i compiti collaterali a quelli istituzionali dell’amministrazione provinciale, prevista e disciplinata dalle citate disposizioni normative, come si legge nelle citate sentenze);
- la convenzione prevedeva che il fido sarebbe stato concesso in base allo stipendio dichiarato dal dipendente su apposito modulo, con l’obbligo dell’istituto finanziario di comunicare all’amministrazione ogni fine mese - tramite lettera notificata - i crediti concessi nel mese, la durata dell’ammortamento, nonché il mese a decorrere dal quale l’ammortamento doveva avere inizio, mentre l’amministrazione, previa conferma della verità e dell’esattezza delle dichiarazioni rese in calce al modulo di richiesta sottoscritto dal dipendente, avrebbe versato le quote di stipendio entro il giorno 10 di ogni mese successivo (l’amministrazione, secondo la convenzione, avrebbe proprio dovuto “assicurare la regolarità del servizio trattenute”);
- a seguito del mancato versamento delle quote di stipendio da parte dell’amministrazione erano esperite le relative verifiche dell’istituto finanziario che dimostravano come a fronte di 1.318 domande di mutuo evase, solo 117 erano regolari, mentre 1.201 erano state fittiziamente intestate a impiegati provinciali che nulla avevano chiesto, oppure a soggetti del tutto inesistenti;
- Calandra Giuseppe, addetto all’ufficio economato, nell’ambito delle sue competenze predisponeva la domanda di mutuo, indicava lo stipendio e l’ammontare della ritenuta, nonché confermava - previa apposizione di timbro e di sottoscrizione non veritiera - la veridicità delle informazioni ivi contenute, ottenendo dal sig. Licciardello Giuseppe, altro dipendente provinciale e ideatore della truffa, somme di denaro in cambio dell’aiuto prestato;
- Gilberto Matteo, addetto all’ufficio corrispondenza, nell’ambito delle sue competenze occultava la corrispondenza inviata dall’istituto finanziario all’amministrazione, nonché gli elenchi di coloro ai quali secondo il predetto istituto il mutuo era stato concesso e gli elenchi delle ritenute mensili da effettuare, ottenendo dal sig. Licciardello Giuseppe somme di denaro;
- Licciardello Giuseppe, come già esposto a capo dell’associazione a delinquere, avvalendosi poi della collaborazione di Torrisi Alfio, negoziava un numero considerevole degli assegni emessi da Patti Carlo, fiduciario locale dell’I.F.I. (anche lui coinvolto nel procedimento penale), riguardanti la concessione del fido, e dopo averli illecitamente incassati utilizzava il denaro per l’acquisto di numerosi beni grazie alla compiacenza dei venditori, anch’essi coinvolti nel procedimento penale.
            Quanto sopra descritto integra gli estremi del danno erariale indiretto giacché l’amministrazione di appartenenza dei dipendenti Calandra e Giliberto, in virtù della convenzione stipulata nel 1972, “integrante obblighi contrattuali di cooperazione rimasti inadempiuti” a causa dell’omessa vigilanza sull’operato dei citati dipendenti, è stata chiamata - unitamente a questi ultimi che hanno posto in essere un comportamento contrario ai doveri d’ufficio - a risarcire a terzi il danno prodotto.
            Orbene il giudicato civile, ormai incontestabile, costituisce il presupposto per il sorgere della responsabilità amministrativa, competendo a questa Corte di verificare se sussistano gli ulteriori requisiti, sia di natura soggettiva che oggettiva. Non vi è dubbio che il sig. Giliberto Matteo, addetto all’ufficio corrispondenza, in consapevole violazione degli obblighi di servizio che lo legavano all’amministrazione di appartenenza, abbia provveduto all’occultamento della corrispondenza inviata dall’istituto finanziario, nonché degli elenchi di coloro ai quali secondo il predetto istituto il mutuo era stato concesso e degli elenchi delle ritenute mensili da effettuare al fine precipuo di consentire la riuscita della truffa posta in essere nei confronti dell’I.F.I. per ottenere indebiti vantaggi economici personali, e che la sua condotta si ponga in nesso causale con il danno subito dalla Provincia di Catania, costituendone il presupposto.
            Tuttavia, in ossequio al principio della personalità della responsabilità amministrativa consacrato nei commi 1 e 1 quater dell’art. 1 della legge n. 20/1994, il sig. Giliberto deve rispondere “per la parte che vi ha preso”, tenuto conto - tra l’altro - che il decesso del sig. Calandra Giuseppe non può comportare, come sostenuto dal pubblico ministero, la sua chiamata in giudizio quale “unico responsabile del danno all’Amministrazione di appartenenza” poiché tale affermazione contrasta con le risultanze degli atti processuali.
            Deve, poi, osservarsi che la responsabilità solidale di cui al comma 1 quinquies del citato disposto normativo, prevista per l’ipotesi in cui più soggetti abbiano agito con dolo, non ricorre nella fattispecie in esame poiché non sono stati convenuti in giudizio più “concorrenti” bensì il solo Giliberto, il quale pertanto è chiamato a rispondere nella misura in cui egli ha concorso nella causazione dell’illecito; il Collegio reputa che la quota di danno a lui riferibile debba essere stimata nella misura di € 12.085.853,13 (50% del totale), tenuto conto tra l’altro del rilevante apporto posto in essere dal sig. Calandra, nelle more deceduto.
            Alla luce di quanto argomentato, ritenuta sussistente la responsabilità per danno erariale, il Collegio condanna il sig. Giliberto Matteo a pagare a favore della Provincia Regionale di Catania la somma di € 12.085.853,13, con rivalutazione monetaria, da calcolarsi secondo gli indici i.s.t.a.t., dall’08.07.2013 e fino al giorno del deposito della presente sentenza, nonché con gli interessi legali sulla somma così rivalutata dal predetto deposito al soddisfo.
            Le spese di causa, liquidate come da dispositivo a favore dello Stato, seguono la soccombenza.
P. Q. M.
            La Corte dei Conti - Sezione Giurisdizionale per la Regione Siciliana - definitivamente pronunciando, respinta ogni altra contraria istanza, deduzione ed eccezione, in accoglimento della domanda della Procura Regionale, condanna il sig. Giliberto Matteo a pagare a favore della Provincia Regionale di Catania la somma di € 12.085.853,13, con rivalutazione monetaria, da calcolarsi secondo gli indici i.s.t.a.t., dall’08.07.2013 e fino al giorno del deposito della presente sentenza, nonché con gli interessi legali sulla somma così rivalutata dal predetto deposito al soddisfo; pone, altresì, a carico del convenuto le spese di giudizio che vengono liquidate a favore dello Stato e quantificate in € 153,51 (euro centocinquantatre/51).
            Così deciso in Palermo, nella camera di consiglio del 14 gennaio 2015.
                        L’ Estensore                       Il Presidente
F.to Dott. Giuseppe Colavecchio   F.to Dott.ssa Luciana Savagnone
 
Depositata oggi in Segreteria nei modi di legge.
Palermo, 12 febbraio 2015
            Il Direttore della Segreteria
      F.to Dr.ssa Rita Casamichele
 
 
 
GILBERTO MATTEO,CORTE DEI CONTI, SENTENZA 779 2015,DANNO ERARIALE, 24 MILIONI 706  MILA EURO 27 CENT, IFI, CATANIA,PRESTITI, TRUFFA, SENTENZA 533 2015,SENTENZA 276 2015,SENTENZA 150 2015,
 
 

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