L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























venerdì 6 febbraio 2015

SUMMIT FRA BOSS E AFFARI D’ORO SEQUESTRATI PUB, RISTORANTI E BAR

SUMMIT FRA BOSS E AFFARI D’ORO  SEQUESTRATI PUB, RISTORANTI E BAR


VIDEO – Carabinieri e Finanza appongono i sigilli a beni per 10 milioni di euro di Gino Salerno e Maurizio De Santis. Fra questi, il ristorante “Cucì”, già “Bucatino”, “Tabacco & caffè” e il locale “Jazz ’n Chocolate”


Ammonta a dieci milioni di euro il valore dei beni sequestrati dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri e dal Gico della Guardia di Finanza di Palermo nei confronti di Maurizio De Santis(già titolare del ristorante “Bucatino” di via principe di Villafranca e attualmente detenuto) e di suo genero Luigi “Gino” Salerno, condannato con sentenza definitiva a 9 anni di reclusione per associazione mafiosa ed estorsione aggravata.
Sigilli, fra gli altri, proprio al ristorante “Cucì”, già “Bucatino” (da non confondere con Cucì, “enoteca creativa” di via Salvatore Marchesi, del tutto estranea a questa vicenda), nel quale sarebbero stati ospitati summit tra boss della provincia, al bar tabacchi “Tabacco & caffè”, di via Gaetano Daita e al locale “Jazz ’n Chocolate”, di via Giacalone (sequestrata una quota pari al 60%).
Secondo Carabinieri e Finanza, nel ristorante di De Santis i capimafia sarebbero stati padroni di fare quel che volevano. Si sarebbero incontrati indisturbati e, davanti a un bicchiere di vino e a un buon piatto di pasta, avrebbero dato ordini sugli affari di Cosa nostra. Ufficialmente sarebbe appartenuto ai fratelli De Santis, che però sarebbero stati prestanome dei boss. Dalle INDAGINI, svolte attraverso minuziosi accertamenti patrimoniali, è emerso, infatti, come vi fosse una sproporzione tra il valore dei beni e delle aziende passate a setaccio e i redditi dichiarati dallo stesso De Santis e da Salerno.
De Santis era finito in manette nell’aprile del 2014 perché, insieme al proprio fratello (pure lui titolare del ristorante Bucatino) avrebbe chiesto il pizzo a due imprenditori (un uomo e la sua compagna) di una ditta di trasporti di Bagheria, a cui era stato rubato un rimorchio. Sarebbero stati i due a confidare, disperati, il furto del mezzo, al cui interno si trovava merce per 168 mila euro, destinata a un rivenditore di elettrodomestici. Dopo avere ascoltato il loro racconto, i ristoratori avrebbero offerto alla coppia “protezione” mafiosa in cambio di denaro. I due, peraltro, affermavano di essere vicini al boss mafioso di Porta Nuova, Alessandro D’Ambrogio.
Per quanto riguarda Salerno, secondo gli investigatori sarebbe “socialmente pericoloso”: il suo nome era stato intercettato durante alcuni colloqui in carcere. Di lui avrebbe, infatti, parlato il boss Giuseppe Di Giacomo (poi ucciso) che, stando alla ricostruzione degli inquirenti, avrebbe dato incarico al capomafia di Porta Nuova Alessandro D’Ambrogio, di “avvicinarlo” per ottenere dallo stesso Salerno 100 milioni da utilizzare per un traffico di stupefacenti. Lo stesso Di Giacomo avrebbe pedinato Salerno su ìncarico di suo fratello Giovanni Di Giacomo e si pensa che questa attività fosse finalizzata all’organizzazione del suo omicidio. Salerno, infatti, secondo i boss avrebbe pensato solo ai propri interessi e dunque andava punito dall’organizzazione.
Tra i cespiti sottratti alla disponibilitàdi De Santis ci sono la ditta “De Santis Maurizio”, specializzata nel commercio all’ingrosso di ceramiche; la a società edle “Glogad srl”, le società di ristorazione “Grc. srl” e “Tades srl”. E ancora, tre appartamenti di Palermo, uno a Santa Flavia e cinque rapporti bancari.
Fra i beni riconducibili a Salerno ci sono il 60% del capitale sociale della società di ristorazione“Jnc srl”, con sede in Palermo, esercente attività di ristorazione; la ditta individuale “Salerno Rosalia”, esercente attività di commercio al dettaglio di monopoli e ristorazione; tre appartamenti e altrettanti magazzini a Palermo, un magazzino,  un appartamento a Monreale, un negozio a Palermo, cinque terreni fra Trappeto e Monreale, oltre a nove rapporti bancari e sei automezzi.
http://www.loraquotidiano.it/2015/02/06/summit-fra-boss-e-affari-doro-sequestrati-pub-ristoranti-e-bar_24337/

DI GIOVANNI E GLI AFFARI CON I BOSS  SIGILLI ALLE VILLETTE DI KARTIBUBBO

Sequestrate circa cento villette per mezzo miliardo. Mafia e riciclaggio, affari con Vito Roberto Palazzolo. Il Tribunale di Trapani ha accolto la proposta della Dia di Palermo e Trapani e questa mattina sono scattati i sigilli.


Dall’appoggio dei boss di Mazara del Vallo agli affari stretti con il finanziere Vito Roberto Palazzolo, una delle più importanti ed oscure figure dell’associazione Cosa Nostra arrestato in Thailandia nel marzo 2012, particolarmente vicino alla mafia corleonese di Riina e Provenzano. È questo il filo economico che legaCalcedonio Di Giovanni con la criminalità organizzata e che ha portato al sequestro di quasi mezzo miliardo di euro, tra cui un centinaio di villette del noto villaggio turistico Kartibubbo in provincia di Trapani.


Il Tribunale di Trapani ha infatti accolto la proposta della Dia di Palermo e Trapani e questa mattina sono scattati i sigilli. Secondo gli inquirenti la scalata dell’imprenditore palermitano sarebbe stata “indissolubilmente intrecciata con i destini delle famiglie mafiose di Mazara del Vallo”. E proprio nel villaggio turistico confluiscono gli interessi con Robert Von Palace Kolbatschenko (il nome falso con cui Palazzolo trascorreva la propria latitanza in Sud Africa, ndr). “Il villaggio Kartibubbo viene rilevato dal Di Giovanni – si legge nel provvedimento del Tribunale presieduto da Piero Grillo – da potere del Palazzolo, con un notevole investimento posto in essere in un momento in cui Di Giovanni era del tutto sfornito di redditi leciti”

Sigilli a Kartibubbo




Ma non sarebbero questi gli unici legami con gli ambienti malavitosi. Nel documento emergono anche affari con Filippo Guttadauro, cognato di Matteo Messina Denaro, e in contatto con Pino Mandalari, il commercialista di Totò Riina. “L’esistenza di collegamenti fra mafia, massoneria e affari trasuda – scrivono ancora – da tutti gli atti di questo procedimento nella parte in cui viene in ballo il ruolo degli istituti di credito preposti al controllo dell’avanzamento dei lavori finanziati. Vennero erogate immense quantità di denaro in assenza totale di controlli e qualche volta con la chiara dimostrazione agli atti dell’assenza dei presupposti per continuare a finanziare l’opera”.
Secondo la Dia, Di Giovanni avrebbe cercato di mettere i suoi beni al riparo da provvedimenti patrimoniali antimafia e perciò avrebbe creato a giugno in Inghilterra la società “Titano real estate limited” che gestisce villaggi turistici e ha domicilio fiscale proprio a “Kartibubbo”. Anche questa società è stata sequestrata assieme a varie altre, tra le quali “Compagnia immobiliare del Titano”, Il Cormorano, Fimmco, “Campobello park corporation”, “Immobiliare La Mantide”, “Associazione orchidea club”, “Selinunte country beach”, alcune quote del “Selene residence” di Campobello di Mazara, della “Parco di Cusa vita e vacanze”, e della “Dental house, Numidia srl”. Nei mesi scorsi Di Giovanni aveva patteggiato una condanna per truffa con un’imputazione che si riferiva all’uso di finanziamenti pubblici erogati per la costruzione di villaggi turistici.


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