L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























martedì 24 marzo 2015

ALTADONNA GIUSEPPE E CASTELLESE CARINI COSTRUZIONI SRL CGA RESPINTO RICORSO DINIEGO 2013

ALTADONNA GIUSEPPE E CASTELLESE CARINI COSTRUZIONI SRL CGA RESPINTO RICORSO DINIEGO 2013











 
 
 
Diniego n.20 del 25/09/2012 alle istanze prot. n.8457/11 e prot. n.20353/11 della ditta “Carini Costruzioni srl” di Altadonna Giuseppe e del Sig. Castellese Giuseppe. Diniego n.21 del 25/09/2012 all' istanza prot. n.14956/11 del Sig. Aiello Giuseppe e della Sig.ra Giambona Rita.
 
 
 
 
 


 

Destinazione delle "zone bianche" Sentenza 3320/2004 del Consiglio di Stato
 
La Sezione IV del Consiglio di Stato ha ribadito che le zone non più sottoposte a vincolo devono comunque essere destinate a specifico utilizzo: il Comune deve ricorrere allo strumento della variante urbanistica (come già prescritto dalla Sentenza 17 luglio 2002 n.3999 del Consiglio di Stato) e decidere in che modo verranno usati i terreni, nel rispetto delle previsioni generali del Piano Regolatore e della natura delle aree interessate. Il Consiglio si è pronunciato in merito a un terreno situato nel Comune di Lainate (MI) che, scaduto il vincolo quinquennale, a dispetto dell'originaria collocazione in zona di interesse pubblico con destinazione a centro sportivo, era stato compreso in un Piano di Zona (Legge 167/62).
Una prima sentenza del TAR della Lombardia, a cui i proprietari del terreno si erano rivolti ritenendo che la Giunta regionale avesse violato la Legge per l'edilizia economica e popolare, aveva stabilito che il cambio di destinazione non era accettabile, perché il vincolo non poteva considerarsi decaduto e quindi le aree mantenevano la loro originaria destinazione non residenziale. Il Consorzio Intercomunale Milanese per l'Edilizia Popolare (C.I.M.E.P.), responsabile per l'applicazione della legge 167/1962 e della predisposizione dei piani di zona consortili nella provincia di Milano, era a sua volta ricorso in appello, sostenendo che proprio in virtù delle indicazioni della 167 il Comune poteva esercitare i suoi ampi poteri discrezionali e derogare rispetto alle precedenti previsioni di piano.
Secondo il Consorzio il Comune e il C.I.M.E.P. stesso non erano tenuti a motivare in modo particolare la scelta di inserire nel Piano di Zona il terreno oggetto della controversia, anche perché chiarimenti sulla deroga operata erano stati inseriti nelle controdeduzioni alle osservazioni sul piano. La Sentenza 21 maggio 2004 n. 3320 ha in parte contraddetto le conclusioni del TAR della Lombardia, affermando che il vincolo quinquennale in realtà era scaduto, ma anche che questo non poteva in alcun modo consentire un uso indiscriminato da parte del Comune delle zone cosiddette bianche.
Sentenza del Consiglio di Stato, Sez. IV, 21 maggio 2004 n. 3320



Giornale di Sicilia 24 Dicembre 2010
”Erano legati ai Lo Piccolo” Sei condannati e due assolti
 
Aveva sempre protestato la propria innocenza e il tribunale del riesame lo aveva scarcerato dopo un mese e mezzo di carcere. Ma le descrizioni, le testimonianze, le accuse avevano indotto i giudici di primo grado a condannare comunque (a 12 anni) Lorenzo Altadonna, 47 anni, imprenditore di Carini, ritenuto colluso e legato al clan dei boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo: ieri, però, dopo un anno e mezzo complessivo di custodia cautelare, l'imputato e stato assolto in appello.
Con lui anche Francesco Biondo, che rimane comunque in carcere, perche sta scontando un' altra condanna. La sentenza di appello del processo ”Occidente” conferma l'impianto dell'accusa, ma le gene — anche grazie alle due assoluzioni — escono ridimensionate. Sei i condannati e per quattro ci sono state riduzioni di pena:
Angelo Conigliaro, pure lui di Carini, ha avuto 14 anni, contro i 15 del primo giudizio; Vincenzo Curulli da 6 anni a sceso a 4 anni e 6 mesi; Antonio Cusimano da 8 a 4; Giorgio Iaquinoto da 5 e mezzo a 4 anni. I due per i quali le condanne sono state confermate sono Vincenzo Collesano, nei cui confronti a stata ribadita la pena di 13 anni, e Antonino De Luca (12 anni).
La sentenza di ieri e della sesta sezione della Corte d'appello, presieduta da Biagio Insacco. I giudici, alle 16.30, dopo sei ore di camera di consiglio, hanno accolto quasi del tutto la richiesta del pg, che puntava alla riconferma della decisione di primo grado. Accolte anche le tesi dei legali di Altadonna (assistito dagli avvocati Nino Agnello, Nino Mormino e Carlo Ventimiglia), e di Biondo, difeso dagli avvocati Raffaele Bonsignore e Nino Zanghì e che in primo grado, col meccanismo della continuazione con una precedente condanna, aveva avuto 11 anni e 5 mesi. Cusimano, difeso dagli avvocati Riccardo Russo e Velio Sprio, si e visto derubricare it reato di estorsione aggravata in violenza privata aggravata dall'agevolazione di Cosa nostra e la pena, rispetto alla decision del tribunale, gli e stata cosi dimezzata. A Iaquinoto (avvocato Vincenzo Lo Re) e Curulli (avvocato Aldo Spatafora) stata tolta l'aggravante di avere agevolato Cosa nostra.
Il processo era scaturito da un blitz congiunto di polizia e carabinieri, che il 25 gennaio del 2007 aveva portato a una cinquantina di arresti. Colpito il clan Lo Piccolo, nelle sue ramificazioni tentacolari delle zone di Tommaso Natale, Resuttana, Sferracavallo, Carini, ma anche della Noce.
Il procedimento si era poi diviso in due tronconi: uno era stato celebrate col rito abbreviato dal Gup Sergio Ziino (sentenza del 7 agosto 2008) e poi dalla prima sezione della Corte d'appello, che il 10 luglio scorso aveva inflitto 110 anni a 19 imputati; nell'altro, celebrato col rito ordinario dalla terza sezione del tribunale, la sentenza di primo grado era stata pronunciata it 3 luglio del 2009, con otto condanne e due assoluzioni «di pesoo: erano stati scagionati infatti, anche se da accuse relativamente poco gravi, sia Salvatore Lo Pic-colo) (rispondeva di due estorsioni, ai danni degli imprenditori Scalici e Billeci) che un altro pluriergastolano di lungo corso, Salvatore Biondo detto “il lungo”. La Procura non aveva fatto ricorso e le due assoluzioni sono definitive. Con la sentenza di ieri sono stati confermati pure i risarcimenti di primo grado. I giudici hanno disposto anche it pagamento delle spese legali in favore delle parti civili ammesse nel giudizio: si tratta del Comune di Carini, della Provincia di Palermo e delle associazioni Addiopizzo, Fai (Federazione anti-racket), Assindustria provinciale, Sos Impresa, Confcommercio. A patrocinarle, fra gli altri, gli avvocati Catty Pillitteri, Salvatore Forello, Salvatore Caradonna, Maria Luisa Martorana, Marco Manno, Fabio Lanfranca, Fausto Amato.
Altadonna, detto “'U pacchiuni”, era stato arrestato nel blitz del gennaio di tre anni fa ed era stato rimesso in liberta dopo una quarantina di giorni, su ordine del tribunale del riesame, per mancanza di gravi indizi. Al processo, collegio presieduto da Raimondo Loforti gli aveva inflitto un anno in più della richiesta dei pm. Poi l'imputato era stato riarrestato. L'accusa sosteneva che Altadonna avesse messo la propria impresa a disposizione di Cosa nostra, di Salvatore e Sandro Lo Piccolo e del Toro uomo di fiducia nel Carinese, Vincenzo Pipitone.
Determinante, contro di lui, la deposizione di un suo collega imprenditore vittima del racket, che aveva detto di avere incontrato Altadonna in presenza di Pipitone, “che cerco di impormelo per alcuni lavori che dovevano essere eseguiti in un capannone”.
 
Riccardo Arena
EMEROTECA ASSOCIAZIONE MESSINESE ANTIUSURA ONLUS





ALTADONNA GIUSEPPE E CASTELLESE CARINI COSTRUZIONI SRL CGA RESPINTO RICORSO DINIEGO 2013,

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