L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























lunedì 2 marzo 2015

CHE COSA RESTA DELLA LEGALITÀ DI CROCETTA? GLI ORGANI DI CONTROLLO L'HANNO FATTO A PEZZI

CHE COSA RESTA DELLA LEGALITÀ DI CROCETTA?  GLI ORGANI DI CONTROLLO L'HANNO FATTO A PEZZI


Lunedì 02 Marzo 2015 - 06:00 di Accursio Sabella
  
Dal Tar alla Corte dei Conti, passando per gli ispettori dell'Antifrode europea e la Procura di Palermo, gli atti del governatore sono stati clamorosamente smentiti da sentenze e pronunce. Tutti gli "scivoloni giudiziari" del governo della rivoluzione.

PALERMO - È riuscito a violare una sfilza di articoli della costituzione, a farsi bacchettare a più riprese dai tribunali amministrativi, a farsi “rinviare a giudizio” per danno all'erario e persino a farsi sbattere in faccia le porte del tribunale di Palermo dove è arrivato per costituirsi parte civile in grottesco ritardo. È il governo della legalità.

La tanto annunciata svolta, anche stando alle pesanti parole pronunciate appena due giorni fa dal presidente della sezione giurisdizionale della Corte dei conti Luciana Savagnone, non è arrivata. Gli sprechi sono tutti lì. Anzi, stando alle parole riportate dal “Mattino di Sicilia”, il giudice contabile si è scagliata contro “i proclami, l’improvvisazione e la mancanza di progettualità" di una classe dirigente regionale responsabile di “una macroscopica manifestazione di disinteresse per l’oculata gestione dei fondi pubblici”. E la legalità?

L'ultima gita in Procura di Rosario Crocetta, dove la Regione ha provato invano a costituirsi parte civile contro un funzionario accusato di aver intascato mazzette, in effetti, è stato un flop. Ma c'è il rischio, domani, di sentir dire che si è trattato di un successone. Del resto, il governatore ha dichiarato di “non aver perso” nemmeno sulla vertenza Muos, dove il Tar ha spiegato esplicitamente che il governo ha sbagliato almeno tre volte. Lo stesso tribunale che ha dato ragione alla società Humanitas, definendo illegittimi gli atti della giunta in quell'occasione. Nonostante ciò, per Crocetta, anche in quel caso, il Tar gli avrebbe “dato ragione”. È il governo della legalità, dicevamo. E anche dell'ottimismo.

Ma il paradosso sta proprio lì. Il tanto sbandierato concetto di legalità, Treccani alla mano,altro non dovrebbe essere se non il semplice, normale rispetto delle norme. Delle regole. A cominciare ad esempio, dalla “legge delle leggi”: la Costituzione italiana. I cui articoli, soprattutto quelli che prevedono l'obbligo della copertura finanziaria per ogni nuova spesa, sono stati violati da Crocetta in quantità industriale. Le Finanziarie dei suoi governi, infatti, sono riuscite nel difficilissimo compito di far peggio di quelle di Raffaele Lombardo. A cassare, nel corso di due anni, circa un centinaio di articoli delle leggi di stabilità scritte dall'esecutivo della rivoluzione è stato il Commissario dello Stato Carmelo Aronica. Diventato in poco tempo un protagonista della vita politica siciliana. Per qualcuno un vero e proprio “salvatore della patria”, per altri un nemico dell'Autonomia. Fatto sta che gli interventi di Aronica, fino alla sentenza che ha annullato il controllo preventivo di Piazza Principe di Camporeale sugli atti di governo e parlamento, hanno evitato ad assessori e deputati guai persino maggiori. Il prefetto è stato costretto persino a segnare con la penna rossa errori da “compito in classe di matematica”. Come quando convocò in fretta e furia Crocetta e l'allora assessore all'Economia Roberto Agnello: la giunta era riuscita anche a sbagliare le somme del rendiconto.

Se i conti e la Finanziaria rappresentano il “cuore” della rivoluzione di Crocetta, è certamente il settore della Formazione professionale ad aver rappresentato per il governatore la copertina di quel libro dei sogni. Lì, il Consiglio di giustizia amministrativa è intervenuto pesantemente su un caso spinoso e allo stesso tempo simbolico. Quello, cioè, relativo al tentativo di “riparare” il danno all'erario commesso, secondo la Corte dei conti, tra gli altri dall'attuale Segretario generale Patrizia Monterosso e dall'ex presidente della Regione Raffale Lombardo oltre ad assessori del governatore di Grammichele. La Regione infatti, per recuperare le somme illegittimamente erogate in passato (i cosiddetti extrabudget) ha provato a congelare agli enti di formazione “fortunati” i finanziamenti legittimi erogati in un secondo momento. Un intervento, secondo il Cga, “giuridicamente immotivato”. Ma su questo tema il governo Crocetta è riuscito a compiere un capolavoro di legalità. Visto che alla stessa conclusione del Cga sono giunti, ad esempio, l'Ufficio antifrode dell'Unione europea (l'Olaf) e la sezione di controllo della Corte dei conti. Che ha aggiunto un passaggio: se proprio il governo vuole recuperare quei soldi, può semplicemente chiederli a chi è già stato condannato in primo grado dalla Procura contabile. Tra cui, appunto, il segretario Patrizia Monterosso. Che per il governatore è, però, esempio “di legalità e coraggio”. Spiegalo ai giudici amministrativi, contabili e persino a quei marziani degli ispettori europei...

Forse, al governatore, risulta più semplice, semmai, chiarirsi con gli americani. Spiegare a loro, ad esempio, come mai una sentenza del Tribunale amministrativo con la quale sono stati revocati gli atti del governo, suoni invece come “una vittoria” del governatore. Mistero della legalità. Visto che i giudici del Tar, tra l'altro, nella loro sentenza hanno "sbeffeggiato” l'esecutivo. Facendo notare, ad esempio, che quello che Crocetta e i suoi consiglieri consideravano una “revoca” altro non era che un “annullamento d'ufficio”. E che la “revoca della revoca” con la quale Crocetta avrebbe voluto riaprire i lavori del Muos, ignorando – come emerge dalla stessa sentenza del Tar - gli studi che ne ribadivano la pericolosità, non poteva più avere alcun fondamento, visto che l'atto da “revocare”, grazie al primo intervento del governo, non esisteva più. Il Tar parla di “contraddittorietà fra atti, erroneità dei presupposti e difetto di motivazione”. Ma per Crocetta è stato un successo.

Come un successo, per il governatore, è stata la pronuncia sempre del Tar sull'imbarazzante caso Humanitas. Quella decisione del tribunale amministrativo, secondo Crocetta “dimostra che il governo e l'assessore Lucia Borsellino avevano ragione. Ed è singolare adesso ribaltare il senso di questa sentenza”. Già. Basterebbe non ribaltare la sentenza. La stessa che ha considerato illegittimo un decreto proprio del governo Crocetta. Dell'assessore Borsellino, in questo caso. Quanto basta, al governatore, per fare cenno alle solite forze del male che puntano a disarcionare chi vuole fare piazza pulita del passato (anche dell'esperienza di Massimo Russo, è lecito chiedersi a questo punto?). Condendo la lamentela con la solita minaccia di una visita in Procura per la solita denuncia.

Una passeggiata replicata tante volte. Spesso raccogliendone benefici mediatici assai sproporzionati rispetto all'effettiva “riuscita” della segnalazione ai pm. Come nel caso del presidente del Parco delle Madonie Angelo Pizzuto e il suo fantomatico viaggio in Canada. Le denunce, lo scandalo, la Procura, la “pulizia” della Regione. A voler dare un'occhiata adesso tutto somiglia a una recita, a un'impostura: Pizzuto è ancora oggi presidente dello stesso ente. E lo scandalo? La denuncia, in era Crocetta, è ormai promossa a elemento primario del diritto. In molti casi, basta quella. Come nel caso del funzionario Gianfranco Cannova, accusato di aver intascato mazzette per favorire alcune autorizzazioni nel settore delle discariche. Il governo della rivoluzione, dopo avere urbi et orbi diffuso la litania dello sdegno, ha “dimenticato” di costituirsi parte civile. Cercando di recuperare “goffamente” come farebbe un cittadino moroso al quale hanno tagliato la luce: “Siete sicuri che mi avete recapitato la bolletta?”. Ma i giudici hanno sventolato sotto il naso di Crocetta la “notifica” del procedimento a Cannova, che la Regione affermava (sotto il peso di una tonnellata di accorti condionali, quelli dell'Avvocato dello Stato su cui si basa la delibera della inutile costituzione di parte civile) di non aver mai ricevuto.

La legalità sta anche lì, probabilmente. Nel rispetto delle regoleE delle istituzioni che le regole devono farle rispettare. Anche se, in qualche caso, devono intervenire nei confronti di chi, fino al giorno prima, aveva svolto lo stesso ruolo: quello dell'inquirente. È il caso della sentenza con la quale la Procura della Corte dei conti ha “rinviato a giudizio contabile” l'ex pm Antonio Ingroia e proprio Rosario Crocetta per il caso delle assunzioni a Sicilia e-servizi. Assunzioni giunte tramite la selezione compiuta da una commissione “artigianale” (che non trovava, a proposito di legalità, alcuna legittimazione giuridica, secondo i pm) e dopo aver creato alla Regione un intero ufficio che avrebbe dovuto svolgere le funzioni del carrozzone di e-Servizi. “Il governo – scrivono i pm contabili nella sentenza – ha rinnegato la prima scelta di legalità”. Ma forse ha vinto anche quella volta.





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Pd-Articolo 4, i legami tra i Sudano e la Oikos dei Proto «La discarica di Tiriti prende la tessera dei democratici»
SALVO CATALANO 25 FEBBRAIO 2015


CRONACA – A Misterbianco quasi tutto il gruppo dirigente del Pd va verso le dimissioni. A Motta Sant'Anastasia quasi. Sono i due Comuni in cui il matrimonio con il partito di Luca Sammartino e Valeria Sudano non va giù. Questione di valori. E di persone. «È inconcepibile per chi ha fatto della battaglia alla discarica una ragione di vita»

Se c'è un luogo dove il matrimonio tra Pd e Articolo 4 non unisce ma lascia ferite sanguinanti è Motta Sant'Anastasia. La scorsa primavera per giorni i deputati Valeria Sudano e Luca Sammartino si sono fermati nella cittadina del Catanese, per sostenere il loro candidato sindaco, Anastasio Carrà, poi risultato vincitore per una manciata di voti. Un impegno notevole per una cittadina diventata di strategica importanza per la presenza della discarica Tiritì-Valanghe d'inverno. Impianto di proprietà della famiglia Proto, storicamente vicina proprio ai Sudano. Finora Pd e Articolo 4 si sono trovati sulle due parti opposte della barricate. Valori antitetici che ora si chiede di far convivere in un unico contenitore. Differenze da sacrificare sull'altare della capitalizzazione dei voti.
«Per chi come me ha fatto della battaglia alla discarica Tiritì una ragione di vita,è inconcepibile che Articolo 4 prenda la tessera del Pd, è come se fosse la stessa discarica a tesserarsi nel mio ormai ex partito». Massimo La Piana, militante democratico di Misterbianco e candidato a sindaco (sconfitto) del Pd alle ultime elezioni comunali, mastica amaro mentre annuncia le proprie dimissioni dal partito. Ieri nella cittadina del Catanese si è svolta una riunione per decidere cosa fare dopo il matrimonio, sancito dalla direzione regionale, con Articolo 4. «La stragrande maggioranza del gruppo dirigente si dimetterà», annuncia La Piana. A Motta Sant'Anastasia, paese che con Misterbianco condivide la battaglia contro l'impianto, i malumori sono gli stessi, mentre le decisioni al momento si limitano alla stesura di un documento che invita il Pd regionale a tornare sui suoi passi. Seguiranno chiarimenti con la segreteria provinciale. Ma se queste mosse non avranno l'effetto sperato, anche in questo caso si profila l'ipotesi di dimissioni di massa. 
I militanti democratici di Misterbianco e Motta non saranno gli unici a consegnare le tessere. La protesta dal basso si allarga, soprattutto nell'ala che fa riferimento a Pippo Civati. In più di 600 tra amministratori, dirigenti locali e semplici militanti hanno sottoscritto una lettera scritta da Valentina Spata, a capo dell'area siciliana che fa riferimento a Civati. Si pone in attesa il sindaco di Misterbianco, Nino Di Guardo, anche lui del Pd. «Confido nella saggezza del mio partito e do per scontato che la nostra politica sulla discarica non cambierà. In caso contrario - continua - se dovesse cedere a eventuali ricatti, non sarebbe più il mio partito. Resta il fatto che l'adesione al Partito Democratico di esponenti politici come Sammartino e Sudano, non è affatto una bella notizia. È noto, infatti, il sostegno che gli stessi hanno profuso per mantenere in vita la discarica di Motta Sant'Anastasia». 
Un nome su tutti non va giù ai militanti antidiscarica: Valeria Sudano, deputata regionale di Articolo 4, tra i principali artefici insieme a Luca Sammartino dell'ingresso nel Pd, ma soprattutto nipote dell'ex senatore Mimmo Sudano. La famiglia Sudano è legata a doppio filo ai Proto, titolari della ditta Oikos, a sua volta proprietaria dell'impianto. Il capostipite, Domenico Proto, è sotto processo a Palermo, proprio per le vicende legate alla discarica. «I legami tra le due famiglie sono storici, il Pd ha deciso di assumere una precisa identità nella quale non possiamo riconoscerci», afferma La Piana. Il cugino di Valeria Sudano, Salvatore detto Chicco, figlio dell'ex senatore di Forza Italia Mimmo Sudano, è uno degli avvocati della Oikos. La sede della ditta si trova nello stesso appartamento dello studio legale di Sudano. Il suo nome compare (da non indagato) negli atti del processo Terra Mia, alle prime battute a Palermo. Tra i rinviati a giudizio ci sono il numero uno della Oikos, Domenico Proto e Gianfranco Cannova (dipendente dell'assessorato regionale Territorio e ambiente) che avrebbe rilasciato autorizzazioni alle attività di diversi impianti senza i relativi controlli, accettando denaro, regali e viaggi, agevolando gli iter per gli impianti amici. 
È proprio Chicco Sudano, per conto della Oikos, come scrive il gip nell'ordinanza per l'applicazione delle misure cautelari in carcere, a pagare due soggiorni presso l'Hotel Baia Verde di Aci Castello a Cannova. «La disinvolta confidenza tra i due indagati (Cannova e Proto ndr) - scrive ancora il Gip - è avvalorata dagli altri elementi in atti a partire dai contatti intrattenuti dal Cannova anche con l’avvocato Sudano Salvatore (Chicco), il quale ha anche inviato una sua memoria intercettata con e-mail. Un documento di notevole rilevanza dal momento che contiene, in pratica, la risposta che il Cannova a nome dell’ufficio che rappresentava quale funzionario dell’assessorato al Territorio, avrebbe dovuto fornire alla richiesta della Provincia Regionale di Catania di parere sulla chiusura della discarica di contrada Valanghe d’Inverno e sull’annullamento del decreto Aia già emesso». Danilo Festa, esponente del Pd di Motta, ricorda come, quando nel 2013 i comitati sono stati ascoltati alla commissione Rifiuti e ambiente dell'Ars, «Valeria Sudano si mostrò ostile verso le criticità da noi spiegate e quando arrivò Mimmo Proto si abbracciarono calorosamente».
Di certo se qualcosa nella politica del Pd rispetto alla discarica Tiritì cambierà si vedrà a breve. «Entro Pasqua l'impianto verrà chiuso, sono questi i tempi previsti e che vogliamo fare rispettare», spiega il sindaco Di Guardo. «A novembre - aggiunge Festa - dissero che, in base al programma di chiusura fissato della Oikos che prevede il riempimento della struttura, a marzo avrebbero chiuso. Poi si passerà alla fase di bonifica che sarà sempre a carico della Oikos. Vedremo se quanto promesso sarà effettivamente rispettato».


PD, IN SICILIA SEICENTO LASCIANO IL PARTITO IL CASO ARTICOLO 4 MOTIVO DELLA DIASPORA

LEANDRO PERROTTA 24 FEBBRAIO 2015

POLITICA – Una lettera sul blog di Giuseppe Civati ha fatto esplodere il malcontento: centinaia di militanti del Partito democratico non rinnoveranno la tessera. E stanno già creando un nuovo percorso politico. A scriverla la ragusana Valentina Spata, tra i firmatari Danilo Festa, ex candidato a sindaco di Motta Sant'Anastasia. «Ma domani potremmo essere già mille»

«Non siamo più disposti a rimanere all'interno di un partito in cui non ci riconosciamo. E ci teniamo a precisare, con forza e determinazione, che non siamo noi ad uscire dal Pd siciliano ma ci vediamo costretti ad andar via». Finisce così una lunga lettera pubblicata poche ore fa sul blog di Giuseppe Civati: a scriverla è Valentina Spata, a capo dell'area siciliana che fa riferimento all'ex candidato alla segreteria del Partito democratico. A sottoscriverla «già più di seicento tra amministratori, dirigenti locali e semplici militanti, contro un partito consegnato al centro destra», afferma spiegando il gesto. Lei, ragusana, ha personalmente già lasciato il partito in polemica lo scorso ottobre, a causa dell'ingresso nel Pd dell'ex sindaco del capoluogo ibleo Nello Dipasquale. E all'indomani dell'ufficializzazione dell'ingresso di Articolo 4 all'interno del gruppo Pd dell'Assemblea regionale, sono stati in tantissimi a seguirla.
Tra i firmatari, riferisce Spata, «ci sono già l'assessore del Comune di NotoSebastiano Ferlisi, Sabrina Rocca, già candidata a sindaco a Trapani e due consiglieri. A Regalbuto Nicola Manoli anche lui consigliere comunale. E poi tutti i referenti dell'area Civati delle province tranne Palermo e Messina non hanno rinnovato la tessera. A Ragusa, Siracusa, Caltanissetta, Agrigento quasi tutti si sono dimessi. E ci sono molti estranei all'area Civati, semplici militanti, sia Cuperliani che Renziani», afferma Spata. Che come casi più eclatanti cita quello di Motta Sant'Anastasia e Misterbianco. «Attualmente i gruppi locali sono in riunione: devono decidere se uscire in massa dal Partito democratico», riferisce Danilo Festa, candidato a sindaco nelle scorse amministrative, dove aveva avuto un duro scontro con la segreteria provinciale, che gli aveva preferito come candidato Daniele Capuana. «Personalmente sono fuori dal Pd, dopo questa lettera scritta insieme a Valentina Spata, perchè non posso accettare Valeria Sudano di Articolo 4: lei ha sostenuto personalmente la discarica della Oikos di contrada Tiritì persino in commissione Ambiente all'Ars».
Secondo Spata comunque «domani si potrebbero superare le mille adesioni: abbiamo sempre detto di non condividere le azioni del governo Crocetta e del Pd sicliano, che ha visto mesi fa l'ingresso dell'ex sindaco di Agrigento Marco Zambuto, ex Pdl ed ex Udc, ora l'ingresso di altri 5 ex Udc da Articolo 4: è la goccia che ha fatto traboccare il vaso», spiega Spata. Che riferisce anche dei prossimi passi del grande gruppo di fuoriusciti. «Faremo senza dubbio un grande evento regionale a breve. Siamo in contatto con associazioni, ex membri del Pd, con Sel e tanti altri della sinistra». Spata specifica comunque che il fatto che Giuseppe Civati abbia riportato la sua lettera sul blog personale, non significa che questo arriverà a una scelta simile a livello nazionale. «Civati mi ha detto che, data la situazione, questa era una scelta da farsi, e comprende. Ma a livello nazionale, a parte i dialoghi aperti con Landini o con Vendola la situazione è molto meno definita. Mi auguro solo che la Sicilia diventi un laboratorio politico e che questa nostra scelta magari apra un percorso simile in tutta Italia», conclude Valentina Spata.

IL MANDATO DELLA DIREZIONE AL SEGRETARIO: ALLARGARE IL PD LE DIFFICOLTÀ DI UNIRE IN MATRIMONIO I NEMICI DI UNA VITA
SALVO CATALANO 22 FEBBRAIO 2015

POLITICA – «La nostra bussola deve essere un irrobustimento, passando da un sistema di soggetti federati a un'idea diversa». Così il segretario Fausto Raciti annuncia il nuovo corso che punta a portare tra i democratici le piccole formazioni. Basta doppie tessere e roccaforti di potere come successo col Megafono. Ma da Catania a Gela, passando per Motta Sant'Anastasia si tratta di mettere insieme percorsi diametralmente opposti
«Nella nostra stanza abbiamo Enrico Berlinguer e Che Guevara, mi auguro che si sentano a loro agio nella nuova casa». Prova a metterla sull'ironia Niccolò Notarbartolo, consigliere comunale del Pd a Catania, ma non sarà semplice per i sette colleghi di Articolo 4 a Palazzo degli elefanti sentirsi a proprio agio, visto il percorso politico distante da quei punti di riferimento che campeggiano sulle pareti del gruppo consiliare del Pd: tre ex Pdl, altrettanti ex autonomisti, molti con un recente passato a sostegno del precedente sindaco Raffaele Stancanelli.Ma il capoluogo etneo non è l'unica realtà siciliana dove il matrimonio tra Pd e Articolo 4 sarà difficile o, in alcuni casi, forse impossibile da digerire. Da Gela a Motta Sant'Anastasia a dover indossare la stessa casacca saranno i nemici di una vita. 
Paradossi figli del mandato affidato ieri dalla direzione regionale del Pd al suo segretario Fausto Raciti: allargare il Partito democratico siciliano. Una decisione che arriva a seguito della «disponibilità» di Articolo 4, la formazione guidata dai deputati regionali Luca Sammartino e Valeria Sudano, a entrare nella famiglia dei democratici. Che potrebbe diventare sempre più grande, visto che l'obiettivo che emerge dalla riunione di ieri a Palermo è abbandonare un sistema di soggetti federati per passare a «un'idea diversa». In questa nuova versione di partito di massa potrebbero rientrare anche il Megafono, Sicilia Democratica e i Drs, tutti movimenti che al momento appoggiano il governo diRosario Crocetta. 
«La disponibilità di Articolo 4 cambia il quadro - ha affermato il segretario Raciti - pone la questione di quale modello il Pd vuole adottare per gestire questo percorso dal momento che al Partito Democratico guardano una serie di forze politiche. Finora abbiamo avuto un modello di partito al quale facevano riferimento soggetti politici satellite: la nostra bussola deve essere lavorare a un irrobustimento, passando da un sistema di soggetti federati a un'idea diversa». Svolta benedetta da Davide Faraone, sottosegretario e ambasciatore in Sicilia del premier Matteo Renzi. In direzione regionale Faraone ha ricordato come questo allargamento parta da Roma, con l'adesione di Scelta Civica in Parlamento e FUTURE nuove annessioni provenienti dalle file di Sel e ex Cinque Stelle. D'altronde anche la nuova legge elettorale che pone il premio di maggioranza al partito che raggiunge il 40 per cento dei voti rappresenta un segnale chiaro. 
All'Ars il matrimonio tra Pd e quello di Articolo 4 si farà dunque. Il regolamento non pone ostacoli, come ha spiegato a MeridioNews il segretario della provincia di Catania Enzo Napoli. La direzione ha anche parlato delle prossime elezioni amministrative. «Il riferimento resta la coalizione messa in piedi per le regionali - ha spiegato Raciti - laddove ci saranno sindaci uscenti, valuteremo. Laddove invece non ci sarà un accordo faremo le primarie».
Ma quello che dalle parole del segretario potrebbe sembrare lineare, pone numerosi dubbi quando si va a parlare degli enti locali. Raciti ha tenuto a precisare che non ci saranno effetti a cascata nei Comuni. Ma il traguardo, magari con tempi più lunghi, resta un unico grande partito. Perché i vertici democratici non vogliono ripetere l'esperienza del Megafono, si vuole evitare quel binomio che ha portato a doppie tessere e roccaforti di potere esterne al Pd. E allora da ieri è iniziata ufficialmente quella che un deputato del Pd ha definito «la transumanza». In alcuni casi particolarmente problematica. Viste le resistenze su entrambi i fronti. 
«Noi rimaniamo sulle nostre posizioni, la trinità Crocetta, Raciti e Lumia se ne faccia una ragione». Peppe Di Dio, consigliere comunale di Articolo 4 a Gela e candidato sindaco alle prossime elezioni amministrative di maggio, di confluire nel Pd non ci pensa affatto. «Ognuno di noi matura percorsi diversi nella propria vita, non si può fare il copia incolla su certe scelte. Quindi plaudo all'iniziativa di Sammartino all'Ars, ma nei Comuni è un'altra cosa. Fasulo (sindaco di Gela del Pd ndr) è anche mio compare, è il padrino di mio figlio, ma la politica è un'altra cosa. Articolo 4 non si scioglie». 
Sarà complicato il percorso di avvicinamento anche per i consiglieri comunali di Catania. Dopo una riuscita campagna di adesioni a Palazzo degli elefanti sono in sette nel gruppo Articolo 4. Alcuni - come Giuseppe Musumeci e Beatrice Viscuso - sono stati consiglieri di circoscrizione con il Popolo delle Libertà; altri - come il capogruppo Nuccio Lombardo, Rosario Gelsomino e Ludovico Balsamo convinti autonomisti con il Mpa di Raffaele Lombardo; altri ancora - è il caso di Giovanni Marletta e Antonino Manara - alle ultime amministrative del 2013 sono stati eletti nella coalizione che sosteneva Raffaele Stancanelli prima di confluire nel partito di Sammartino. Forse, un ulteriore passo a sinistra potrebbe risultare indigesto.
A Motta Sant'Anastasia - centro del Catanese dove ha sede la discarica Tiritì-Valanghe d'inverno, al centro dell'inchiesta Terra Mia e di un sequestro per le vicende che riguardano i proprietari, la famiglia Proto - si tratterebbe di far convivere chi finora si è fatto la guerra. Anastasio Carrà, attuale sindaco proprio in quota Articolo 4, la scorsa primavera ha battuto il candidato del Pd Daniele Capuana, mantenendosi su posizioni di apertura sulla presenza dell'impianto. A differenza del rivale sconfitto. 
«Sarà una fase difficile da gestire - spiega Tania Spitaleri, consigliera Pd a Giarre (dove Articolo 4 tiene sotto scacco l'amministrazione ndr) e membro della direzione regionale - I nodi sul territorio saranno affrontati quando si presenteranno, col supporto del partito, a livello cittadino e non solo. Serve un metodo comune ma calato sul territorio, evitando trattative tra singoli». «La cosa peggiore che può fare il Pd - le fa eco Daniele Sorelli, responsabile nazionale Cultura dei Giovani Democratici e catanese - è fare politica aggregando pezzi di ceto politico, anziché basarsi sulle proposte. E' giusto che il Pd sia accogliente, ora è anche appetibile. Corriamo il RISCHIO che adesso che è arrivato il momento di prendere qualcosa, arrivino i barbari. Alla Regione Articolo 4 ha un percorso più vicino al nostro, nelle realtà locali no, vedremo dunque se saranno loro a venire sulle nostre posizioni o viceversa».



OPERAZIONE TERRA MIA, MOTTA PARTE CIVILE «PER TUTELARE INTERESSI E IMMAGINE DEL COMUNE»
CARMEN VALISANO 5 GENNAIO 2015

CRONACA – Tra pochi giorni, il 15 gennaio, partirà il processo che mette sotto accusa un dipendente regionale dell'assessorato Territorio e ambiente e i dirigenti di tre discariche in tutta la Sicilia. Tra queste anche quella di proprietà della Oikos spa, nel territorio mottese. La giunta guidata dal primo cittadino Carrà nominerà con provvedimento urgente un LEGALE per tutelare la cittadina
Motta Sant'Anastasia si costituirà parte civile nel procedimento scaturito dall'operazione Terra mia. L'inchiesta della procura della Repubblica di Palermo, resa nota lo scorso luglio, ha messo in LUCE un sistema di presunte corruzioni nella gestione delle discariche private in tutta la Sicilia. Nell'indagine è coinvolta la Oikos spa, azienda proprietaria della contestata discarica nel territorio mottese, da qui la decisione presa dalla giunta guidata dal primo cittadino Anastasio Carrà che mira a tutelare «gli interessi e l'immagine del Comune di Motta Sant'Anastasia». Come si legge nella delibera firmata lo scorso 2 gennaio, dal lavoro della procura «emergono, tra l'altro, inquietanti scenari in merito alle attività di GESTIONE dei rifiuti nella discarica sita in territorio comunale e di cui è titolare la suddetta SOCIETÀ». 
Secondo gli inquirenti palermitani, fulcro del meccanismo sarebbe stato Gianfranco Cannova (DIPENDENTE dell'assessorato regionale Territorio e ambiente) che avrebbe rilasciato autorizzazioni alle attività di diversi impianti senza i relativi controlli, accettando denaro, regali e viaggi, agevolando gli iter per gli impianti amici. Un eventuale quadro di corruzione preoccupante nel quale sarebbero coinvolti il PROPRIETARIO della Oikos spaDomenico Proto, gli imprenditori Giuseppe Antonioli (amministratore della discarica di Mazzarrà Sant'Andrea, in provincia di Messina) e i fratelli Calogero(ex senatore della Casa delle libertà) e Nicolò Sodano, responsabili della Soambiente di Agrigento. 
Tutti gli indagati sono stati rinviati a giudizio e giovedì 15 gennaio compariranno davanti ai giudici del tribunale di Palermo. Così, quasi sei mesi dopo l'apertura del fascicolo e gli arresti domiciliari per Proto, i rappresentanti del Comune mottese propongono di «costituirsi parte civile nel procedimento penale scaturito dall'operazione», e - con provvedimento esecutivo, data l'urgenza - «dare mandato al sindaco di provvedere con propria determina a nominare il professionista di FIDUCIA». Una mozione uguale, condivisa da tutta l'opposizione, era stata già approvata dal consiglio comunale a ridosso dello scandalo. Anche il sindaco del vicino Comune di Misterbianco, Nino DiGuardo, negli infuocati giorni successivi, aveva annunciato la stessa misura. 

LA LETTERA DI VALENTINA SPATA E DI ALTRI CINQUECENTO FIRMATARI SULLA SITUAZIONE IN CUI VERSA IL PD SICILIANO

Siamo dirigenti, amministratori locali, militanti siciliani e siciliane del Partito Democratico. Il nostro impegno politico è sempre stato indirizzato al bene collettivo, la nostra militanza non è mai stata incentrata sulla carriera o alla conquista di poltrone da occupare con avidità, per questo sentiamo, forte, l'obbligo di rendere pubbliche le nostre considerazioni in merito alla gestione del Pd in Sicilia. Convinti che perplessità, imbarazzo, senso di smarrimento siano largamente diffusi dentro la base del Partito e per questo vogliamo lanciare un ultimo grido disperato ma sincero e in armonia con il nostro modo di guardare all’impegno politico.
La situazione della nostra Isola è insostenibile. Parole come “trasformismo” e “opportunismo” non bastano più a rappresentare lo stato di un partito, il Pd, che ha smarrito ogni identità, ha tradito la propria storia ed ha ceduto, anche e soprattutto, sul piano della dignità politica e personale.
Il Pd ed il Governo siciliano da anni litigano per mostrare chi sia il miglior rottamatore, chi sia più antimafioso, chi rappresenti il cambiamento, chi sia più rivoluzionario. Peccato che in una Isola che affonda non c’è ombra di rottamazione men che meno di rivoluzione. E tra una lite e l’altra, tra un rimpasto e l'altro – in una fase di stallo devastante per la Sicilia – il Pd diventa la casa per tutto e il contrario di tutto, anche per chi era considerato il peggior avversario di centro destra, anche per uomini e donne passate da Cuffaro a Lombardo fino ai lidi democratici.
Il “Governo della rivoluzione e del Fare”, che si è rivelato solo il governo degli annunci e dei rinvii, solo in un campo è stato davvero operoso: nel raccattare esponenti di centrodestra, provenienti da tutte le formazioni siciliane. Personaggi ambigui, spesso con un passato di primo piano in giunte e amministrazioni che hanno contribuito a devastare la nostra terra.
E mentre governo e Pd aprivano le porte a tutti, la Sicilia affondava, continuando a perdere tutte le opportunità di rinascita. La Sanità è da quarto mondo, trattata come bancomat elettorale e squassata da scontri di potere. I rifiuti assediano i centri urbani, mentre sulle discariche si consuma una guerra per accaparrarsi affari e denari. L’istruzione è ai livelli più bassi del Paese e la Sicilia è la prima regione per abbandono e dispersione scolastica. La disoccupazione, soprattutto quella giovanile e femminile, e la povertà dilagano. Siamo in testa nella non invidiata classifica dei neet, ai primissimi posti per povertà assoluta e relativa con il 36% in condizione di fortissimo disagio sociale. Finanche l’agricoltura, un settore importante per l’intera economia siciliana e cavallo di battaglia durante la campagna elettorale del Presidente, rischia di morire. I Comuni sono al collasso e di conseguenza i servizi dei cittadini in pericolo.
A queste emergenze governo e Pd rispondono con chiacchiere e conferenze stampa. Noi non vogliamo più essere “schiavi” delle chiacchiere, schiavi di programmi prima sbandierati e poi puntualmente disattesi da un partito che è capace di spaccarsi quando si tratta di scegliere un assessore, ma che è sempre compatto quando si tratta di SALVARE le proprie “poltrone”. 
Abbiamo subito fin troppo. In questi mesi abbiamo assistito, con grande sofferenza, all’ingresso di personaggi come l’ex Sindaco di Agrigento, Marco Zambuto (già Udc, poi Pdl, poi di nuovo Udc) premiato con l’elezione a Presidente regionale del Pd dopo la folgorazione renziana; l'on. Dipasquale, ex berlusconiano di ferro e sindaco Pdl di Ragusa; l'on. Giovanni Di Giacinto passato da Grande Sud di Gianfranco Miccichè al Megafono e poi al Pd, uno che sulle gare d’appalto a Castaldaccia, quando fu Sindaco di centrodestra. E poi una pletora di consiglieri comunali, sindaci, assessori tutti di matrice estranea ai valori fondanti del Pd e incompatibili con qualsiasi ipotesi di cambiamento.
Di fronte a tutto ciò il nostro grido di dissenso non è servito a niente. Anzi, siamo stati accusati di “non avere disciplina di partito”. Addirittura ci sono stati casi in cui qualcuno di noi è stato denunciato per aver detto semplicemente la verità sulla vicende delle discariche e violentemente aggredito da chi rappresenta il Pd in una sede istituzionale come l’Ars.
Adesso l’ingresso degli esponenti di Articolo 4 come Paolo Ruggirello a Trapani, che alle scorse regionali del 2012 era candidato con la lista di Nello Musumeci, ex capogruppo Mpa all'Ars; Luca Sammartino (eletto all’Ars con l’Udc); Valeria Sudano (nipote dell'ex senatore Udc Mimmo Sudano, vicino a Cuffaro), Raffaele Nicotra (ex Udc) ed Alice Anselmo (ex Udc). 
Se il Pd di Renzi in tutta Italia sta facendo alleanze con pezzi del centro destra, in Sicilia si è oltrepassato ogni limite consegnando direttamente al centrodestra il partito, una negazione totale della storia e dei nostri valori. Tutto ciò è intollerabile!
La decisione, adottata senza alcun dibattito, di modificare il quadro politico, facendo transitare nel Partito Democratico siciliano forze che facevano parte di uno schieramento contrapposto per storia, valori, metodi e visioni, desta molta preoccupazione e smarrimento anche nell’elettorato di centro sinistra e del Pd.
Anziché tentare di ricostruire quella “casa comune” tra le forze di centro sinistra, si è piuttosto cercato di aggirare e compensare una rottura a sinistra con la cooptazione di forze nel Partito sempre più marcatamente moderate e di centro destra.
Il Pd in Sicilia è un partito che ha perso i suoi luoghi identitari, dove questa nuova classe dirigente è assolutamente incapace di innescare quel cambiamento indispensabile incidendo nel rinnovamento non tanto anagrafico ma del metodo di fare politica
Il progetto del Pd è stato interpretato miseramente come foglia di fico per coprire ogni tipo di misfatto. In questi mesi, a parte la convocazione degli Stati generali che a poco serve se ad intervenire sono solo i deputati regionali, non si è parlato d’altro che di rimpasto. Non siamo riusciti ad affrontare, con un ampio dibattito, i problemi che attanagliano i nostri territori. Da alcuni membri della Segreteria nazionale abbiamo ascoltato solo parole, a parte qualche posizionamento di fedelissimi all’interno degli assessorati.
Insomma, ci stiamo giocando il futuro dei siciliani, tra chi pretende di governare da solo e chi pretende di risolvere i conflitti con il Governo attraverso continui ed inutili rimpasti in giunta necessari solo a “sistemare” amici e compagni.
Pertanto, nessuno si sorprenda, se di questo passo ognuno si sentirà libero di scegliersi da solo il proprio compagno di viaggio, perché, per fortuna, in Sicilia ci sono eccellenti risorse. Brave persone che hanno voglia di contribuire al riscatto sociale, economico e politico della nostra amata terra. Nessuno si sorprenda se molti di noi abbiano già deciso di non rinnovare la tessera o di restituirla, non perché vogliosi di abbandonare “la barca che affonda”, ma semplicemente perché abbiamo una grande responsabilità: dare alla Sicilia una nuova prospettiva guidata da persone competenti con un profilo professionale adeguato, con comportamenti etici-morali indiscutibili, capaci di rispondere ai bisogni della nostra terra.
Il Pd siciliano, più di quello nazionale, ha bisogno di un anno zero. Nel cambiare tutto affinché niente cambi siamo maestri da secoli. Le campagne acquisti spregiudicate che si susseguono dal congresso ad oggi non aiuteranno certo a trovare quell’identità riformista che servirebbe per rimuovere i macigni che opprimono la nostra Regione.  E fin quando il quadro politico rimarrà questo la gente continuerà a disertare le urne nella convinzione che tanto chiunque andrà al Governo non sarà capace di risolvere i problemi reali della Sicilia. Per questo motivo non siamo più disposti a rimanere all' interno di un partito in cui non ci riconosciamo. E ci teniamo a precisare, con forza e determinazione, che non siamo noi ad uscire dal Pd siciliano ma ci vediamo costretti ad andar via perché non vogliamo essere complici di questo disastro e di questo sistema per nulla democratico. Perché non ci sentiamo rappresentati e non ci riconosciamo in questa classe dirigente politica, quella del Pd, che in questi anni ha fatto del posizionamento, dello strategismo e del puro tatticismo, gli unici modi con cui misurare la propria azione politica. Non siamo più disposti a tollerare questo modo di agire. La nostra dignità vale più di ogni altro aspetto! Il nostro impegno continuerà, più di prima, per mettere in rete chi continua a lottare nel partito, chi non ne farà più parte e chi non ne ha mai fatto parte. Amici e compagni diversi tra loro ma con un sogno comune: costruire un’alternativa a sinistra che possa donare speranza alla nostra terra.
 

IL MANDATO DELLA DIREZIONE AL SEGRETARIO: ALLARGARE IL PD LE DIFFICOLTÀ DI UNIRE IN MATRIMONIO I NEMICI DI UNA VITA
SALVO CATALANO 22 FEBBRAIO 2015


POLITICA – «La nostra bussola deve essere un irrobustimento, passando da un sistema di soggetti federati a un'idea diversa». Così il segretario Fausto Raciti annuncia il nuovo corso che punta a portare tra i democratici le piccole formazioni. Basta doppie tessere e roccaforti di potere come successo col Megafono. Ma da Catania a Gela, passando per Motta Sant'Anastasia si tratta di mettere insieme percorsi diametralmente opposti
«Nella nostra stanza abbiamo Enrico Berlinguer e Che Guevara, mi auguro che si sentano a loro agio nella nuova casa». Prova a metterla sull'ironia Niccolò Notarbartolo, consigliere comunale del Pd a Catania, ma non sarà semplice per i sette colleghi di Articolo 4 a Palazzo degli elefanti sentirsi a proprio agio, visto il percorso politico distante da quei punti di riferimento che campeggiano sulle pareti del gruppo consiliare del Pd: tre ex Pdl, altrettanti ex autonomisti, molti con un recente passato a sostegno del precedente sindaco Raffaele Stancanelli.Ma il capoluogo etneo non è l'unica realtà siciliana dove il matrimonio tra Pd e Articolo 4 sarà difficile o, in alcuni casi, forse impossibile da digerire. Da Gela a Motta Sant'Anastasia a dover indossare la stessa casacca saranno i nemici di una vita. 
Paradossi figli del mandato affidato ieri dalla direzione regionale del Pd al suo segretario Fausto Raciti: allargare il Partito democratico siciliano. Una decisione che arriva a seguito della «disponibilità» di Articolo 4, la formazione guidata dai deputati regionali Luca Sammartino e Valeria Sudano, a entrare nella famiglia dei democratici. Che potrebbe diventare sempre più grande, visto che l'obiettivo che emerge dalla riunione di ieri a Palermo è abbandonare un sistema di soggetti federati per passare a «un'idea diversa». In questa nuova versione di partito di massa potrebbero rientrare anche il Megafono, Sicilia Democratica e i Drs, tutti movimenti che al momento appoggiano il governo diRosario Crocetta. 
«La disponibilità di Articolo 4 cambia il quadro - ha affermato il segretario Raciti - pone la questione di quale modello il Pd vuole adottare per gestire questo percorso dal momento che al Partito Democratico guardano una serie di forze politiche. Finora abbiamo avuto un modello di partito al quale facevano riferimento soggetti politici satellite: la nostra bussola deve essere lavorare a un irrobustimento, passando da un sistema di soggetti federati a un'idea diversa». Svolta benedetta da Davide Faraone, sottosegretario e ambasciatore in Sicilia del premier Matteo Renzi. In direzione regionale Faraone ha ricordato come questo allargamento parta da Roma, con l'adesione di Scelta Civica in Parlamento e future nuove annessioni provenienti dalle file di Sel e ex Cinque Stelle. D'altronde anche la nuova legge elettorale che pone il premio di maggioranza al partito che raggiunge il 40 per cento dei voti rappresenta un segnale chiaro. 
All'Ars il matrimonio tra Pd e quello di Articolo 4 si farà dunque. Il regolamento non pone ostacoli, come ha spiegato a MeridioNews il segretario della provincia di Catania Enzo Napoli. La direzione ha anche parlato delle prossime elezioni amministrative. «Il riferimento resta la coalizione messa in piedi per le regionali - ha spiegato Raciti - laddove ci saranno sindaci uscenti, valuteremo. Laddove invece non ci sarà un accordo faremo le primarie».
Ma quello che dalle parole del segretario potrebbe sembrare lineare, pone numerosi dubbi quando si va a parlare degli enti locali. Raciti ha tenuto a precisare che non ci saranno effetti a cascata nei Comuni. Ma il traguardo, magari con tempi più lunghi, resta un unico grande partito. Perché i vertici democratici non vogliono ripetere l'esperienza del Megafono, si vuole evitare quel binomio che ha portato a doppie tessere e roccaforti di potere esterne al Pd. E allora da ieri è iniziata ufficialmente quella che un deputato del Pd ha definito «la transumanza». In alcuni casi particolarmente problematica. Viste le resistenze su entrambi i fronti. 
«Noi rimaniamo sulle nostre posizioni, la trinità Crocetta, Raciti e Lumia se ne faccia una ragione». Peppe Di Dio, consigliere comunale di Articolo 4 a Gela e candidato sindaco alle prossime elezioni amministrative di maggio, di confluire nel Pd non ci pensa affatto. «Ognuno di noi matura percorsi diversi nella propria vita, non si può fare il copia incolla su certe scelte. Quindi plaudo all'iniziativa di Sammartino all'Ars, ma nei Comuni è un'altra cosa. Fasulo (sindaco di Gela del Pd ndr) è anche mio compare, è il padrino di mio figlio, ma la politica è un'altra cosa. Articolo 4 non si scioglie». 
Sarà complicato il percorso di avvicinamento anche per i consiglieri comunali di Catania. Dopo una riuscita campagna di adesioni a Palazzo degli elefanti sono in sette nel gruppo Articolo 4. Alcuni - come Giuseppe Musumeci e Beatrice Viscuso - sono stati consiglieri di circoscrizione con il Popolo delle Libertà; altri - come il capogruppo Nuccio Lombardo, Rosario Gelsomino e Ludovico Balsamo convinti autonomisti con il Mpa di Raffaele Lombardo; altri ancora - è il caso di Giovanni Marletta e Antonino Manara - alle ultime amministrative del 2013 sono stati eletti nella coalizione che sosteneva Raffaele Stancanelli prima di confluire nel partito di Sammartino. Forse, un ulteriore passo a sinistra potrebbe risultare indigesto.
A Motta Sant'Anastasia - centro del Catanese dove ha sede la discarica Tiritì-Valanghe d'inverno, al centro dell'inchiesta Terra Mia e di un sequestro per le vicende che riguardano i proprietari, la famiglia Proto - si tratterebbe di far convivere chi finora si è fatto la guerra. Anastasio Carrà, attuale sindaco proprio in quota Articolo 4, la scorsa primavera ha battuto il candidato del Pd Daniele Capuana, mantenendosi su posizioni di apertura sulla presenza dell'impianto. A differenza del rivale sconfitto. 
«Sarà una fase difficile da gestire - spiega Tania Spitaleri, consigliera Pd a Giarre (dove Articolo 4 tiene sotto scacco l'amministrazione ndr) e membro della direzione regionale - I nodi sul territorio saranno affrontati quando si presenteranno, col supporto del partito, a livello cittadino e non solo. Serve un metodo comune ma calato sul territorio, evitando trattative tra singoli». «La cosa peggiore che può fare il Pd - le fa eco Daniele Sorelli, responsabile nazionale Cultura dei Giovani Democratici e catanese - è fare politica aggregando pezzi di ceto politico, anziché basarsi sulle proposte. E' giusto che il Pd sia accogliente, ora è anche appetibile. Corriamo il rischio che adesso che è arrivato il momento di prendere qualcosa, arrivino i barbari. Alla Regione Articolo 4 ha un percorso più vicino al nostro, nelle realtà locali no, vedremo dunque se saranno loro a venire sulle nostre posizioni o viceversa».

PD E ARTICOLO 4, AL MATRIMONIO MANCA SOLO LA DATA NAPOLI: «NESSUN OSTACOLO A LIVELLO DI REGOLAMENTO»
LEANDRO PERROTTA 21 FEBBRAIO 2015

POLITICA – I due gruppi si uniranno a breve all'Ars. Nonostante, statuto alla mano, nell'ultimo direttivo del Pd siano stati esclusi alcuni soggetti vicini al deputato ex Udc Nicola D'Agostino, di Acireale. Città d'origine anche del segretario regionale Fausto Raciti. Il nuovo sodalizio potrebbe tornare utile alle prossime elezioni politiche
«A livello regionale, e quindi nazionale, ormai è sicuro: Articolo 4 confluirà nel Partito democratico. Restano da vedere le posizioni dei gruppi consiliari locali, dove ci sono state anche contrapposizioni». Ad affermarlo è il capogruppo di Articolo 4 al consiglio comunale di Catania, Nuccio Lombardo. Il matrimonio politico porterà in dote al partito di Matteo Renzi ben cinque consiglieri regionali: Alice Anselmo, Paolo Ruggirello, e soprattutto gli etnei Raffaele Nicotra, Luca Sammartino e Valeria Sudano. 
Proprio gli ultimi due, rispettivamente capo e vicecapogruppo all'Assemblea regionale siciliana, «danno ormai per certo l'ingresso nel Pd, su questo Sammartino è stato chiarissimo anche sulla stampa», riferisce il capogruppo del secondo partito di maggioranza a Palazzo degli elefanti, che conta ben sette consiglieri, contro i cinque del partito del sindaco Enzo Bianco. Che aggiunge: «A livello catanese cambierebbe ben poco, siamo tutti in maggioranza, anche se forse - prosegue Lombardo - sarebbe meglio restare con la situazione attuale con il nostro gruppo autonomo. Dobbiamo ancora valutare, ma non è solo un calcolo numerico, ma di sicuro c'è che sosteniamo Enzo Bianco. In Comuni comeMisterbianco invece sarebbe molto più complicato, data la spaccatura che c'è stata con il sindaco Di Guardo», riferisce Lombardo. Uno scenario che sembra speculare a quello del Pd: se di matrimonio si parla, il fidanzamento è avvenuto ad Acireale, città d'origine del segretario regionale Fausto Raciti.
L'adesione al momento non viene né confermata né smentita dal Partito democratico: dalla segreteria regionale confermano solo che «il percorso è stato avviato, ma non ancora formalizzato». E a ribadirlo è anche il segretario della provincia di Catania, Enzo Napoli: «Certamente il tutto verrà vagliato a livello locale dalle direzioni sia regionale che provinciali, che non possono essere scavalcate. Ci esprimeremo appena verrà chiesto di farlo: potrebbe essere un parere positivo, ma non per forza», spiega Napoli. Che non vede nessun ostacolo formale al matrimonio: «Un intero movimento politico può confluire dentro il Pd: lo ha già fatto Scelta civica, e si è già fatto un percorso insieme alle elezioni Europee», spiega il segretario del Pd della provincia di Catania, ricordando l'elezione all'interno del Pd in quota Articolo 4 della giornalista Michela Giuffrida
Il regolamento va invece applicato «ai singoli casi, e lì faremo una valutazione: non è possibile che un candidato che ha appoggiato liste in contrapposizione al Pd negli ultimi due anni, entri a far parte del Pd. E' una posizione - prosegue Napoli -  che è stata spiegata all'interno dell'ultimo direttivo provinciale in merito alla formazione di un secondo circolo ad Acireale, proposto da persone che non hanno appoggiato un candidato del Pd. E lo stesso è accaduto a Piazza Armerina con degli esponenti del Megafono».
La questione acese potrebbe però essere la chiave di lettura di tutta l'operazione. Alcuni dei promotori del secondo circolo nella città dei cento campanili sono vicini politicamente al deputato regionale Nicola D'Agostino, che ha lasciato il gruppo all'Ars dell'Udc - ex partito anche di Sammartino e Sudano - a metà gennaio fa per aderire al gruppo misto, avviando una serie di contatti con il partito di Renzi. Intanto il politico acesce è considerato uno degli ispiratori di un'altra esperienza politica nata sotto l'Etna, Catania Futura, lanciata dall'imprenditore Nico Torrisi, ex assessore regionale alle Infrastrutture nella giunta di Rosario Crocetta. Formazione che ha dimostrato vicinanza alla giunta Bianco.
D'Agostino al momento preferisce non andare oltre un «no comment» per quanto riguarda sia la sua personale vicenda che quella dell'adesione di Articolo 4 al più grande partito italiano, considerati i difficili equilibri. Soprattutto quelli territoriali: tra chi benedice l'accordo ci sarebbe un pezzo da novanta dei democratisi siciliani: Fausto Raciti, membro della Camera dei deputati, segretario regionale del Partito democratico, e pure lui acese. 
Un accordo con una forza politica fortissima in provincia di Catania con un bacino di oltre 30mila voti, potrebbe agevolare la futura formazione delle liste nella nuova legge elettorale nazionale. Il cosiddetto Italicum prevede la doppia preferenza di genere, e un candidato forte come Valeria Sudano sarebbe il partner ideale per qualunque candidato locale di sesso maschile.  
Finora nelle file del Pd nessuno ha manifestato dubbi sul matrimonio. A suscitare qualche mal di pancia potrebbe essere la delicata situazione giudiziaria del terzo deputato regionale di Articolo 4: Raffaele Nicotra. Per lui è stato chiesto il rinvio a giudizio per falso e truffa lo scorso maggio dalla procura di Catania per fatti risalenti al 2010, quando era sindaco di Aci Catena. A fine gennaio la guardia di Finanza ha anche disposto il sequestro di suoi beni per 90mila euro, dissequestrati solo pochi giorni fa. 
Nel frattempo, il sito ufficiale del Pd regionale sembra involontariamente dare conto della situazione di attesa: sulla homepage di www.pdsicilia.it campeggia la scritta «sito sospeso».

http://meridionews.it/articolo/31673/pd-e-articolo-4-al-matrimonio-manca-solo-la-data-napoli-nessun-ostacolo-a-livello-di-regolamento/

GIARRE, LA MIGRAZIONE DEI CONSIGLIERI VERSO ARTICOLO 4  SITUAZIONE DI STALLO E IL SINDACO PENSA ALLE DIMISSIONI

DARIO CALDERONE, SALVO CATALANO 19 FEBBRAIO 2015

POLITICA – Alle ultime elezioni il suo simbolo non era neanche tra quelli eleggibili, oggi è diventato il gruppo più folto in consiglio comunale. E tiene sotto scacco l'amministrazione. Il primo cittadino Roberto Bonaccorsi non sembra intenzionato a cedere alle richieste e valuta il colpo di scena. D'accordo il senatore Pippo Pagano. Città Viva: «Temiamo una quadra fatta da accordi di segreteria»
Due anni fa, alle ultime elezioni comunali giarresi, il partito Articolo 4 era appena nato. Il simbolo tra il lungo elenco delle liste che si contendevano il voto dei cittadini del centro ionico nemmeno c'era. Oggi, dopo una florida campagna di adesioni in consiglio comunale sia tra le fila della maggioranza che in quelle dell'opposizione, conta ben 6 unità. Più altri due consiglieri, appartenenti al gruppo Proposta Popolare, ma federati con Articolo 4. In totale fanno otto. Non hanno chiarito ancora da che parte stanno ma dalle loro richieste e dalle loro scelte dipende il futuro dell'amministrazione di Giarre. Senza il loro sostegno il sindaco Roberto Bonaccorsi (eletto con una coalizione di centrodestra) perderebbe la maggioranza. D'altra parte, il primo cittadino non intende snaturare la sua squadra e cedere a un rimpasto di giunta, che sembrerebbe essere una delle principali richieste del nuovo nutrito drappello. Bonaccorsi ha quindi annunciato che sta prendendo in considerazione l'ipotesi di dimettersiper tornare già a maggio alle urne. Con lui nuovamente candidato. Sulla fattibilità di questa ipotesi si aspetta a breve una risposta dalla Regione. Ma quella del sindaco non sarebbe solo una provocazione. Intanto la situazione politica è in stallo.
Fino a qualche giorno il partito Articolo 4 in consiglio comunale era rappresentato da due soli esponenti, il capogruppo Raffaele Musumeci (eletto con la lista Vitale per Giarre), e Carmelo Strazzeri (ex RilanGiarre). Ai due negli ultimi giorni se ne sono aggiunti altri quattro: Vincenzo Mangano (eletto con RilanGiarre), Gabriele Di Grazia (ex Vitale per Giarre), Salvo Zappalà (ex Per un'altra Giarre) e Gianni Gulisano (ex Movimento civico per Giarre). Equamente distribuiti tra esponenti della maggioranza e dell'opposizione. Oggi tutti si dichiarano vicini al deputato regionale Luca Sammartino. Mentre con Articolo 4 si sono federati Orazio Scuderi (ex Pdl) e Vittorio Valenti (ex Tutti per Giarre), adesso in Proposta Popolare, che si sono dichiarati vicini all’onorevole Valeria Sudano. 
Ha così preso forma un vero e proprio ribaltone: il nuovo e grosso gruppo consiliare conta 8 membri sui 20 che costituiscono l’intera assemblea. Il sindaco Bonaccorsi rimanda al mittente qualsiasi accusa rivoltagli dagli esponenti di Articolo 4, autori di un documento che accusa il primo cittadino diinadeguatezza politico amministrativa, chiusura al dialogo e una gestione distante dalle reali esigenze della città. «Non mi rispecchio assolutamente nelle accuse rivoltemi - spiega li primo cittadino - Ho sempre operato nel totale rispetto delle parti politiche. Mi prenderò un paio di giorni per riflettere e decidere con calma sul da farsi, ma di certo non valuterò alcuna possibilità che vada contro il rispetto degli elettori. I cittadini in sede elettorale si sono espressi chiaramente, quindi andremo avanti con la linea che abbiamo sempre intrapreso». Dello stesso avviso anche il senatore del Nuovo centro destra,Pippo Pagano, giarrese e main sponsor dell'attuale amministrazione. «Il sindaco Bonaccorsi ha fino ad ora svolto un lavoro ottimo e il mio giudizio non può che essere positivo, visti i risultati conseguiti. È giusto che il sindaco vada avanti per la sua strada in maniera coerente al suo programma e soprattutto nel totale rispetto della volontà dei cittadini». 
D'altronde Articolo 4 non chiarisce le proprie intenzioni, pur prendendo le distanze dall’operato dell’amministrazione. «Siamo stati vittima di una strumentalizzazione – spiega Gabriele Di Grazia – visto che la nostra azione non è assolutamente legata alla richiesta di poltrone. L’unico interesse è quello di promuovere una politica capace di venire incontro alle reali esigenze dei cittadini». 
Come si comporteranno gli altri gruppi consiliari? Francesco Cardillo, di Forza Italia, sottolinea che «la città non può permettersi un consiglio bloccato che non è capace di deliberare». Mentre gli unici consiglieri ufficialmente all'opposizione al momento rimangono in quattro: le due del movimento Città Viva, Patrizia Lionti e Patrizia Caltabiano; Tania Spitaleri del Pd e Giannunzio Musumeci. «Solo in corso d’opera – spiega Spitaleri – capiremo come si porrà Articolo 4 nei confronti del consiglio. Noi continueremo e fare opposizione, come abbiamo sempre coerentemente fatto». 
C'è chi guarda proprio al movimento Città Viva come possibile sostegno all'amministrazione Bonaccorsi. «Con due consiglieri non saremmo comunque determinanti per un'eventuale maggioranza, ma soprattutto serve una netta discontinuità - afferma il leader Angelo D'Anna - la situazione che si è venuta a creare dimostra che si deve stare insieme sui programmi condivisi, non accumulando candidati. Noi abbiamo chiesto al sindaco più attenzione per le mozioni del consiglio e più ascolto del territorio. Rimaniamo all'opposizione, responsabile e non confusa». Sugli scenari possibili D'Anna spiega che «siamo aperti al dialogo e pronti a prendere posizione, ma serve rompere con questa fase politica. Invece - conclude - temo che si troverà una quadra fatta da accordi di segreteria, perché molti dei soggetti in campo rispondono a vertici esterni a Giarre. Sarà una soluzione non risolutiva, per prendere tempo e andare avanti ancora un po', ma distante da una vera svolta per i giarresi».



FALSO E TENTATA TRUFFA, ACCUSATO NICOTRA  LA DIFESA: «MI SEMBRA TUTTO ASSURDO»

SIMONE OLIVELLI 19 MAGGIO 2014

CRONACA – L'ex sindaco di Aci Catena, oggi deputato regionale, è stato rinviato a giudizio dalla Procura etnea. Secondo l'accusa avrebbe rinnovato il contratto a tempo determinato a tre professionisti assunti per gestire le pratiche post-terremoto. Ma i dipendenti, invece, avrebbero lavorato per l'ufficio tecnico. Secondo il suo difensore si tratta di una verità parziale: «È singolare che un sindaco sia chiamato a rispondere di truffa in una vicenda in cui il beneficiario è lo stesso Comune»
Falso e tentata truffa. È questa l’accusa di cui dovrà rispondere il deputato regionale Raffaele Pippo Nicotra, in seguito al rinvio a giudizio chiesto dalla Procura di Catania. L’accusa, rappresentata dal sostituto procuratore Alessia Natale, fa riferimento a fatti risalenti al 2010, quando l’onorevole era sindaco di Aci Catena. A quel tempo, Nicotra rinnovò il contratto a tempo determinato a tre figure che erano state assunte per gestire le pratiche post-terremoto e che invece avrebbero lavorato per l’ufficio tecnico: «Si tratta di due ingegneri e un geometra – dichiara il legale di Nicotra, Orazio Consolo  Queste assunzioni a tempo determinato andavano a carico della Regione. La Procura contesta gli incarichi perché le pratiche relative alla gestione del terremoto erano sospese».
Ma secondo la difesa dell’onorevole questa sarebbe una verità parziale: «Da parte nostra – aggiunge l’avvocato   possiamo dire che quando fu fatta la delibera d’incarico le pratiche erano state sospese soltanto in parte; i soggetti, infatti, continuarono a espletare altre mansioni inerenti a quegli eventi e comunque voglio sottolineare che quei dipendenti hanno continuato a lavorare per l’ente, di certo non per un privato. È singolare che un sindaco sia chiamato a rispondere di truffa in una vicenda in cui il beneficiario è lo stesso Comune».
Dal canto suo, il diretto interessato si dichiara stupefatto dal capo d’imputazione: «Non capisco quale sarebbe il ritorno personale che avrei ottenuto da queste assunzioni. La trovo un’accusa inverosimile - afferma Nicotra – All’epoca assunsi tre figure indicatemi dall’ufficio tecnico per una carenza di personale e perché bisognava espletare le pratiche post-terremoto. A febbraio 2010, poi, rinnovai i contratti e il mese successivo l’ufficio tecnico mi fece sapere che i lavori riguardanti gli eventi sismici stavano per concludersi. Ripeto, mi sembra tutto assurdo».
Il deputato regionale non crede che il rinvio a giudizio potrà influire nelle amministrative di domenica prossima ad Acireale, dove Nicotra  insieme ad Articolo 4  sostiene la candidatura a sindaco di Sebi Leonardi: «Dubito che possano esserci riflessi elettorali. Si tratta di una vicenda a dir poco bizzarra e sono sicuro che chiarezza verrà fatta». La prima udienza del processo, intanto, è stata fissata per il 3 giugno dell’anno prossimo.


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