L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























domenica 1 marzo 2015

LA PRIMA GIORNATA DELLA “LEOPOLDA” DEL PD DI FARAONE. TANTO CENTRODESTRA, SCONTRO SULL’ANTIMAFIA La “Leopolda sicula” per certificare il fallimento della Sicilia Giulio Ambrosetti

 LA PRIMA GIORNATA DELLA “LEOPOLDA” DEL PD DI FARAONE. TANTO CENTRODESTRA, SCONTRO SULL’ANTIMAFIA


Ieri si è tenuta la prima giornata della Leopolda formato palermitano, per un partito “non fatto di correnti o di steccati, ma per un partito aperto”,rimarca il sottosegretario Graziano Delrio dal palco. Ci sono circa 2500 partecipanti alla convention del Pd siciliano, organizzata dall’associazione Sicilia 2.0 e dal sottosegretario alla Pubblica Istruzione, Davide Faraone, braccio destro di Renzi nell’isola.
Dal palco della “Leopolda siciliana” Delrio ha rimarcato: “Il Pd che vogliamo non un partito armato, degli uni contro gli altri. Quello che vogliamo è un partito che si confronta liberamente”. Nel suo discorso a Palermo il sottosegretario ha poi assicurato: “Firmeremo presto la convezione” per l’Ismett, il il centro mediterranei di specializzazione per i trapianti. Delrio ha raccolto l’appello lanciato dal palco da Ugo Palazzo, direttore sanitario dell’Istutito di cui la Regione siciliana, il ministero della Salute e l’università di Pittsburgh sono partner. A Palermo, ha poi aggiunto Delrio, ci sarà “Un grande centro di ricerca per le biotecnologie. È da questi messaggi concreti che nasce la speranza”.
Crocetta ha invece lanciato l’appello a Roma: “Riconosca il lavoro che stiamo facendo”, ha detto il presidente della regione. “A Roma c’è anche mafia capitale, non è che i nemici della buona amministrazione si annidano in Sicilia. E su questo vogliamo fare chiarezza. Noi lavoriamo su un terreno di lotta alla mafia e vogliamo con Roma un rapporto serio, chiediamo che si riconosca il lavoro che si sta facendo in Sicilia”.


Tra gli interventi sul palco della convention, anche quello di Giuseppe Cimarosa, 32 anni: il cugino di sua madre è il superlatitante Matteo Messina Denaro. Il padre di Giuseppe è stato arrestato per mafia ed è uno dei pochi che ha accettato di rispondere alle domande dei Pm (impropriamente molta stampa lo chiama “pentito”)  “Sono un parente di un mafioso che ha deciso di scagliarsi contro i mafiosi”, ha detto in lacrime il giovane, che ha aggiunto: “Non abbiamo accettato il programma di protezione perché non si deve accettare la paura”.
In mattinata, centinaia di lavoratori del call center Almaviva Contact hanno manifestato davanti alla sede dell’ex Fabbrica Sandron, a Palermo, dove è in corso la convention del Pd siciliano. Sono circa 6 mila gli operatori del gruppo in Sicilia nelle sedi di Palermo e Catania; circa 1.500 gli esuberi annunciati dall’azienda se dovesse andare in fumo la commessa per i servizi della Wind, che per i capoluogo siciliano potrebbe comportare anche la chiusura di una delle due sedi palermitani. Delrio ha poi incontrato una delegazione di lavoratori.
“La Sicilia rischia di rimanere vittima dello Statuto. La politica rimane in questa maniera una palude. Cito il 61-0 e qualcuno mi dice che sbaglio, forse perché prima eravamo solo abituati a perdere. Credo, però, che non ci sia nulla di male nel rivendicare l’ambizione di vincere”. Così ha esordito ieri Davide Faraone nell’aprire Sicilia 2.0. Il sottosegretario all’Istruzione sale in cattedra accanto a Graziano Delrio, braccio destro del premier Matteo Renzi.  E Faraone non usa toni morbidi, tanto che prosegue con un’altra stoccata: “L’omertà di chi porta le carte in Procura alla fine non conduce a nulla». Il governatore siciliano Rosario Crocetta risponde a Faraone: «Non fa l’antimafia di comodo chi ci mette la faccia e fa pubbliche denunce – dice -. Chi amministra ha l’obbligo di farlo, altrimenti commette un reato. Abbiamo recuperato i soldi per i giovani e per la sanità togliendoli ai corrotti”.
“Occorre reinventare l’autonomia regionale siciliana - il messaggio lanciato da Fausto Raciti, segretario regionale del Pd – una delle regioni che storicamente ha usato peggio l’autonomia trasformandola in una cosa diversa nel grande percorso di ridefinizione dello Stato. Su questo si misurerà la nostra credibilità. Costruiamo un partito della nuova antimafia. Il nostro tentativo passa da un rinnovamento profondo della classe dirigente. Abbiamo bisogno di costruire un’antimafia dei diritti, non quella tradizionale delle carriere».

C’era poca sinistra ma in compenso  tanti volti vecchi e nuovi del centrodestra. Ci sono anche quattro parlamentari regionali di Articolo 4, il movimento creato dall’ex Mpa ed ex Udc Lino Leanza che poi ha abbandonato per fondare Sicilia democratica: Paolo Ruggirello, Luca Sammartino, Valeria Sudano e Alice Anselmo, pronti ad aderire al Pd e transitare nel gruppo dell’Ars. Oggi si chiude con la seconda ed ultima giornata.

http://ilmattinodisicilia.it/11419-la-prima-giornata-della-leopolda-del-pd-di-faraone-tanto-centrodestra-scontro-sullantimafia/






LA “LEOPOLDA SICULA” PER CERTIFICARE IL FALLIMENTO DELLA SICILIA

Giulio Ambrosetti

Si sta per avverare la profezia lanciata dal professore Massimo Costa circa un mese fa dalle colonne di questo giornale: l’Isola sta per fallire. Da qui l’avviso dei renziani: “Chi sta con noi verrà protetto dal crollo”. Una sorta di chiamata alle clientele in chiave tardo-democristiana… 




Nel giorno in cui i renziani del Pd celebrano a Palermo la ‘Leopolda sicula’ - un tentativo di riproporre in Sicilia il celebre appuntamento che ha segnato l’avvio del renzismo in Italia - si ricorda che alcune categorie sociali dell’Isola sono da oggi con retribuzioni a rischio. Il fallimento della Regione siciliana è nell’aria da tempo, ma oggi comincia ad apparire più vicino.
Bisogna ricordare ai lettori in America che cosa sta succedendo in Sicilia sotto il profilo economico e finanziario. Utilizziamo la parola “ricordare” perché già il tema è noto. I nostri amici ricorderanno vari articoli pubblicati su La Voce di New York, compresa l’intervista di qualche mese fa al professore Massimo Costa - che tra l’altro è tra le firme di Sicilia-New York - con la sua premonizione sul fallimento della Sicilia. Ebbene, quanto affermato dal professore Costa si sta avverando.
A far fallire la Sicilia - che in quanto Regione autonoma dovrebbe essere autonoma come uno Stato americano, ma nei fatti non lo è - sta pensando il governo nazionale di Matteo Renzi. Basti pensare che, conti alla mano, negli ultimi due anni Roma ha tolto alla Sicilia oltre 5 miliardi di euro (a tanto ammonta il ‘buco’ di cassa della Regione siciliana grazie ai tagli romani). Il conto è presto fatto: 915 milioni di euro dal bilancio regionale del 2013; un miliardo e 150 milioni di euro dal bilancio regionale del 2014 (a cui vanno aggiunti 200 milioni di euro circa per i ‘famigerati’ 80 euro: il governo Renzi ha restituito, almeno in parte, 80 euro ai titolari redditi inferiori a mille e 500 euro mensili: ma li ha fatti pagare alle Regioni!); un miliardo e 112 milioni di euro dal bilancio regionale di quest’anno. Quindi lo scippo di un miliardo e 200 milioni di euro di fondi Pac, sigla che sta per Piano di azione e coesione, risorse che erano state riprogrammate dall’ex ministro, Fabrizio Barca, ma che il governo Renzi - con in testa il sottosegretario alla Presidenza Graziano Delrio - ha scippato alla Sicilia.
A questi fondi strappati all’Isola vanno aggiunti altri due ‘furti’: la mancata applicazione, in Sicilia, della legge sul federalismo fiscale (la perequazione fiscale e infrastrutturale in favore dei Comuni siciliani) e 600 milioni di euro all’anno sulla sanità che lo Stato trattiene dal 2009 (circa 3 miliardi di euro di soli arretrati!).
Insomma, Roma ha lasciato al verde una Regione di 5 milioni di abitanti. E a fare questo sono stati proprio i renziani del Pd che stamattina, a Palermo, si sono dati appuntamento per celebrare la ‘Leopolda sicula’. Un modo per dire: “Ci siamo anche noi”, visto che in Sicilia, all’interno del Partito democratico, i renziani sono in minoranza. Abbandonati anche dall’attuale presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, che ha capito, in verità con un po’ di ritardo, che i seguaci di Renzi - a Roma e in Sicilia - con in testa lo stesso Presidente del Consiglio, gli hanno solo teso trappole su trappole.
Lo scorso agosto Renzi ha costretto Crocetta a firmare un accordo truffaldino in base al quale la Regione siciliana rinuncia, per quattro anni, agli effetti positivi del contenzioso con lo Stato, a cominciare da una sentenza della Corte Costituzionale dell’estate dello scorso anno che ha dato ragione alla Sicilia sul fronte della cosiddetta territorializzazione delle imposte. Crocetta, ingenuamente, ha firmato questo accordo con la promessa che, in cambio, avrebbe ricevuto subito oltre 500 milioni di euro. Più altre promesse che si sono rivelate false.
Dopo aver incassato la firma di Crocetta (che peraltro ha firmato senza avvertire il Parlamento siciliano!), Renzi si è rimangiato tutto. Non ha mai erogato gli oltre 500 milioni di euro promessi. E ha trasformato l’assessore regionale all’Economia, Alessandro Baccei - un toscano che il governo nazionale ha imposto in stile mussoliniano nella giunta siciliana (cioè nel governo della Regione) - in una sorta di ‘mastino’ che sta cercando in tutti i modi di ‘addentare’ le retribuzioni dei dipendenti pubblici e dei pensionati della Regione siciliana. Insomma, l’obiettivo del governo Renzi è quello di avviare un processo di ‘grecizzazione’ della Sicilia, licenziando una parte di pubblici dipendenti e riducendo gli stipendi a chi resterà in servizio.
Ad aggravare una situazione sociale che, in Sicilia, va diventando ogni giorno sempre più esplosiva ci sono due questioni: i tagli ai lavoratori precari e i tagli alla sanità. Raccontare ai lettori americani che cosa sono i precari non è facile. Ci proviamo.
Si tratta di circa 100 mila dipendenti pubblici (prestano servizio negli uffici della Regione, nei Comuni, nelle Province oggi commissariate e in altri enti pubblici) che sono stati assunti non con regolare concorso, come prevede la Costituzione italiana, ma sulla base di segnalazioni per lo più clientelari da parte di politici, sindacalisti e zu’ Totò vari (per zu’ Totò, in Sicilia, s’intendono personaggi potenti in grado di condizionare la vita politica, sociale ed economica).
La particolarità di questi circa 100 mila precari è che i loro contratti - che vengono rinnovati ogni anno - sono stati siglati con l’avallo del governo nazionale. Tutti i precari inventati dalla Regione, dai Comuni e dalle Province oggi commissariate sono passate dal vaglio di tanti governi romani che hanno sempre detto sì a una violazione sistematica della Costituzione italiana. In molti casi, addirittura, certe categorie di precari - come gli Lsu, sigla che sta per Lavoratori socialmente utili - sono stati inventati dai governi nazionali (in questo caso dal governo Prodi, nella seconda metà degli anni ’90 del secolo passato) e poi sono stati ‘stabilizzati’ dalla Regione e dai Comuni. ‘Stabilizzati’ significa che sono stati assunti a tempo indeterminato. Il tutto senza avere mai superato un concorso, in barba alla Costituzione!
Oggi, però, il problema è rappresentato dai precari - i circa citati 100 mila o giù di lì - che vivono grazie a un contratto che la Regione e i Comuni rinnovano ogni anno. Il problema è che la Regione e i circa 390 Comuni della Sicilia sono stati ridotti alla fame dal governo nazionale. La Regione ha i soldi giusti giusti per pagare gli stipendi ai dipendenti fino al 30 aprile prossimo. I Comuni, in massima parte, non hanno i soldi per pagare i precari (sui circa già citati 100 mila precari della Sicilia, circa 24 mila fanno capo ai Comuni). Da un anno e due mesi, in buona parte, hanno fatto ricorso a onerose scoperture bancarie. Sì, avete capito benissimo: in Sicilia i Comuni si indebitano con le banche per pagare 24 mila persone. Una follia!
Cari lettori americani, non vi impressionate: in Italia - anche se la notizia viene tenuta ‘bassa’ - ci si indebita per pagare i debiti. La Regione siciliana - che come abbiamo ricordato ha un ‘buco’ nel bilancio di cassa di circa 5 miliardi di euro - un mese fa, con la ‘benedizione’ del governo Renzi, ha contratto un mutuo di quasi 2 miliardi di euro per pagare debiti e spesa corrente! Portando a circa 8 miliardi di euro il proprio indebitamento finanziario.   
Il governo nazionale questo lo sa. E infatti l’assessore Baccei - il già citato signore spedito in Sicilia da Renzi e da Delrio - vorrebbe ‘sfoltire’ i ranghi del precariato, licenziando un bel po’ di gente. Baccei vorrebbe, inoltre, ‘tosare’ i dipendenti della stessa Regione (in questo caso si parla di secca riduzione degli stipendi). E siccome la Regione siciliana non ha un proprio fondo pensione e paga i propri circa 16 mila pensionati con il proprio bilancio (un’altra follia tutta siciliana!), l’assessore vorrebbe alleggerire la Regione dal peso finanziario di tutti questi pensionati. Come? Confessiamo che non l’abbiamo capito. Forse trasferendoli all’Inps, che per motivi ‘misteriosi’ si dovrebbe accollare il pagamento di questi pensionati che, nel passaggio, perderebbero almeno il 30 per cento delle pensioni che fino ad oggi gli ha assicurato la Regione. A noi questa storia del passaggio dei pensionati regionali all’Inps sembra una bufala. In ogni caso, al di là dei ‘magheggi’ che Baccei e i suoi collaboratori stanno mettendo in campo, le pensioni dei dipendenti regionali dovrebbero essere ridotte.
L’assessore vorrebbe anche ‘massacrare’ i circa 26 mila operai stagionali che operano in quello che resta dei boschi siciliani. Diciamo quello che resta perché, negli ultimi tre-quattro anni, proprio per mancanza di fondi tagliati da Roma e per disorganizzazione, una buona parte del verde della Sicilia (che è una Regione, lo ricordiamo, con prevalenza di colline e montagne) è stato ‘inghiottito’ dagli incendi estivi. Per i forestali sono previsti tagli. E tagli anche per 600 dipendenti del Corpo forestale (che sarebbero i militari e i tecnici del settore, da non confondere con gli operai avventizi), ai quali l’assessore Baccei vorrebbe togliere dallo stipendio di ognuno di loro circa 450 euro.
Altri tagli dovrebbero essere appioppati alla sanità siciliana. Qui entriamo in un sistema para-mafioso. Dovete sapere, cari lettori americani che la sanità siciliana, in teoria, costerebbe 9 miliardi di euro all’anno. In pratica, anche se nessuno lo dice, costa un miliardo e mezzo circa in meno sia perché da sei anni tengono bloccati gli stipendi del personale medico, sia perché le Aziende sanitarie e ospedaliere si indebitano nel silenzio generale (in totale assenza di trasparenza amministrativa), sia perché i conti vengono ‘taroccati’. Di questi 7 miliardi e mezzo-8 miliardi, lo Stato - unico caso in Italia - tira fuori circa 2 miliardi. Il resto lo pagano i siciliani (soprattutto gli imprenditori con l’Irap più salata d’Italia). Diciamo caso unico in Italia perché nelle Regioni a Statuto ordinario la sanità la paga lo Stato (mentre nelle altre quattro Regioni a Statuto speciale la quota di partecipazione alla spesa sanitarie delle Regioni è di gran lunga più bassa di quella della Sicilia).
Le voci più grosse della sanità siciliana sono tre: le già citate Aziende sanitarie e ospedaliere, le forniture e la spesa farmaceutica. Dal 2008 ad oggi i tagli sono stati praticati in massima parte nelle Aziende sanitarie e, soprattutto, nelle Aziende ospedaliere. E, in parte, nelle forniture e nella spesa farmaceutica dove, però, si continua a fare la ‘cresta’. L’attuale governo Renzi, neanche a dirlo, ha programmato un ulteriore taglio delle strutture sanitarie dell’Isola.    
Questa, per grandi linee, la manovra finanziaria da messa a punto da Baccei che dovrebbe essere approvata entro aprile. Man manovra vede all’opposizione quasi tutta la Sicilia (tranne, ovviamente, i fans del governo Renzi, che nell’Isola sono pochi). Come abbiamo ricordato, lo stesso presidente Crocetta è in rotta di collisione con il suo assessore e anche con i renziani. A parte il ‘bordello’ che scoppierà a Palazzo Reale - la sede del Parlamento dell’Isola - quando la manovra verrà discussa, va detto che la stessa manovra (ammesso che venga approvata: e noi non ci crediamo) porterebbe nelle ‘casse’ della Regione sì e no 300 milioni di euro. Poco rispetto a un ‘buco’ di 5 miliardi di euro. A che serve allora ‘sta manovra? In primo luogo, per risparmiare un po’. In secondo luogo, per consentire al governo nazionale di erogare alla Regione siciliana 2 miliardi di euro. Ma, attenzione: i 2 miliardi di euro il governo Renzi non li prenderebbe dai 5 miliardi che lo stesso esecutivo ha scippato alla Sicilia: li prenderebbe dalla nuova programmazione del Piano di azione e coesione. Cioè dai fondi europei e nazionali - che sono già stati assegnati alla Sicilia - che, però, dovrebbero servire per le infrastrutture e non per pagare la spesa corrente, cioè gli stipendi!
Da questo particolare si può notare la ‘statura’ politica del governo Renzi e il suo totale disinteresse per il Sud e, in particolare, per la Sicilia. Invece di restituire alla Regione siciliana almeno una parte dei 5 miliardi di euro che, conti alla mano, ha tolto all’Isola negli ultimi due anni, il governo Renzi dovrebbe ‘autorizzare’ la Regione a utilizzare i fondi europei e, in minima parte, i fondi nazionali destinati agli INVESTIMENTI (strade, strutture sanitarie, scuole, punti, porti, eccetera) per pagare le retribuzioni e i debiti! Il tutto sotto gli occhi ‘distratti’ dell’Unione europea che, a parole, dice che i fondi europei debbono ‘aggiungersi’ a quelli nazionali e regionali e debbono, soprattutto, servire per le infrastrutture, ma che, nei fatti, autorizza quella che tecnicamente si chiama “distrazione di fondi”: ovvero l’impiego di queste risorse per finalità che nulla hanno a che spartire con la finalità originaria.
Dalle ultime notizie che abbiamo sembra che tutto potrebbe precipitare, già a partire dalle prossime settimane. Con intere categorie sociali già ridotte all’osso, con una disoccupazione giovanile che supera il 70 per cento (la più alta in assoluto in Italia e in Europa), lo stesso Crocetta non se la sente di penalizzare ulteriormente la Sicilia e i siciliani. Di conseguenza la finanziaria di Baccei, quando arriverà nel Parlamento siciliano, verrà stravolta. Renzi e Delrio - che ormai considerano la Sicilia una specie di bancomat del governo nazionale - non dovrebbero ‘tollerare’ l’affronto. Morale: si dovrebbe profilare il default della Sicilia, come ha previsto circa un mese addietro il professore Costa. Questo perché, con l’approssimarsi dell’estate, senza l’arrivo dei 2 miliardi dei nuovi fondi Pac che dovrebbero servire per la spesa corrente, la Regione non sarà più in grado di pagare le retribuzioni a dipendenti pubblici e precari. Contemporaneamente, dovrebbero iniziare a fallire pure i Comuni (in realtà oltre 30 Comuni siciliani hanno già dichiarato il dissesto o il pre-dissesto). Lo scenario finanziario, insomma, è drammatico (l’indebitamento di tutti i soggetti pubblici siciliani: quindi Regione, Comuni, Province e altri enti pubblici è stato stimato in una cifra superiore a 20 miliardi di euro).
Domanda: allora perché la “Leopolda sicula” convocata oggi a Palermo? La risposta, naturalmente, è politica. Il Pd siciliano è già in grande difficoltà, perché amministra la Regione dal 2009 ed è responsabile dello sfascio attuale. Ma ancora più in difficoltà sono i renziani siciliani, che sono minoranza in un Pd siciliano in difficoltà. Da qui la ‘chiamata alle armi’ di Renzi e di Delrio ai siciliani. E’ come se stessero dicendo alla Sicilia: “E’ vero, state per fallire, ma chi verrà con noi verrà protetto politicicamente” (e non soltanto politicamente…). Questo spiega la “Leopolda sicula”, ma spiega anche il perché nei giorni scorsi frotte di ex democristiani e persino di ex An ed ex Forza Italia hanno chiesto di entrare nel Pd (sembra incredibile: cinque deputati del Parlamento siciliano ex berlusconiani ed ex fascisti stanno entrando nel Partito democratico siciliano!). Chi va alla “Leopolda” per un incarico, chi per uno ‘strapuntino’, chi - come i deputati siciliani - per essere riconfermati alle prossime elezioni. Insomma, la ‘grande politica’…        

CIVATI: IL PD IN SICILIA È ESEMPIO DI TRASFORMISMO. POLEMICHE SULLA "LEOPOLDA" SICILIANA


L'esponente democratico all'attacco sul prossimo ingresso di ex centrodestra e autonomist. Attesa per la convention siciliana in programma domani e domenica. Sel: "Con i fuoriusciti Pd costruiremo nuovo soggetto alternativo a Crocetta"

"In Sicilia si sta manifestando, nelle forme più esasperate, il più classico dei fenomeni trasformistici. Le stesse persone a cui il centrosinistra si è opposto per anni, che hanno governato nelle giunte e con le maggioranze di Cuffaro e Lombardo, ora fanno il loro ingresso, trionfale, nel Pd. E molti elettori e militanti non si riconoscono più in un progetto politico che ritengono ormai compromesso". Così Pippo Civati (Pd) in una lettera nel suo blog sul caso Sicilia, dove circa 600 esponenti della sua area hanno deciso di dire addio al Pd.

In Sicilia, i democratici sono pronti ad accogliere ex autonomisti e ex di centrodestra, provenienti dall'esperienza politica di Articolo 4, movimento alleato del governo di Rosario Crocetta creato e poi abbandonato da Lino Leanza, che in passato fu braccio destro di Raffaele Lombardo nel Mpa e poi dirigente dell'Udc, da pochi mesi leader di un nuovo movimento 'Sicilia democratica, che sostiene la giunta regionale.

"Il problema più profondo non è solo quello di registrare una questione etico-politica (certi personaggi sono molto discutibili) e non riguarda soltanto lo spostamento a destra del Pd e quindi di tutto il sistema politico, che è la naturale conseguenza di qualsiasi tipo di larga intesa - prosegue - Questo è un problema, per molti insuperabile, ma non è nemmeno il problema più grande".

"Se tutti stanno insieme - aggiunge - non ci sono più alternative, non c?è più alternanza, non c'è più una minoranza che controlla una maggioranza, c'è solo uno scambio, non più il confronto. E la democrazia, così, non funziona più". Per Civati che "i dirigenti del Pd siciliano dicano che il 61 a zero di qualche anno fa si è ribaltato e che ora è tutto a nostro favore, senza distinzioni, senza articolazioni, senza contrasti, è il problema più grande". "Non saperlo riconoscere ed enfatizzarlo come fatto positivo - conclude - è la cosa più grave. Rispetto alla quale non è solo comprensibile, ma è giusto, dal punto di vista democratico e repubblicano, ribellarsi".

Intanto cresce l'attesa per la "Leopolda" siciliana, in programma domani e domenica alle Ex Fabbriche Sandron di Palermo. "Basta a chi dice sempre no, a chi demolisce, a chi minaccia, a chi non si sbraccia per costruire nuove prospettive. Basta alle marce su Roma della Lega Nord. Sabato e domenica a Palermo con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, con il vicesegretario del Partito Democratico, Lorenzo Guerini, e con tutti coloro che credono nel futuro del Paese, ripensiamo un nuovo Mezzogiorno che sia da traino per l'Italia", dice Davide Faraone, annunciando la manifestazione. Quaranta i tavoli tematici, piu' di duemila gli utenti gia' registrati, tanti i temi - dalla cultura all'economia, dalla sanita' al turismo, dalle energie rinnovabili alle start-up - che eurodeputati, parlamentari, sindaci, rettori, imprenditori, intellettuali, artisti e personaggi dello sport discuteranno con i partecipanti della due giorni siciliana.

Critiche alla manifestazione da parte di Sel: "Chi domani lancia la Leopolda siciliana dicendo che non ha responsabilita' nel governo Crocetta sta cercando di attuare una strategia di distrazione di massa. Il Pd e' il mandante morale del governo Crocetta. E sta assumendo nei fatti e nei volti il vecchio sistema di potere che ha governato la Sicilia negli ultimi trenta anni". Lo ha detto Erasmo Palazzotto, deputato di Sel nel corso di una conferenza stampa a Palermo per presentare il documento sottoscritto dai 500 civatiani siciliani insofferenti nei confronti del partito siciliano. "Faraone dice che il Pd si trova nelle stesse condizioni di quando Berlusconi ha fatto il 61 a zero in Sicilia?" si domanda Palazzotto citando una intervista del sottosegretario: "certo, sono nelle stese condizioni perche' alcune di quelle facce sono le stesse che oggi occupano spazi all'interno del Pd".

Tutte parole, secondo il deputato di Sel che potranno essere confermate domani "andando alla Leopolda siciliana troverete nelle seconde e terze file quelli che hanno governato con Cuffaro e Lombardo". "Noi insieme a chi ha deciso di abbandonare il partito democratico della leopolda vogliamo rilanciare un nuovo progetto per la sicilia che guarda a chi nel territorio sta mettendo in campo operazioni di resistenza al sistema di potere che governa e sta portando la sicilia verso il disastro ha aggiunto Palazzotto. "Qualcuno dice che il pd oggi è nelle stesse condizioni di quando berlusconi fece il 61 a 0 - ha aggiunto palazzotto -, io dico che oggi ci troviamo nelle condizioni in cui nel pd ci sono anche le stesse facce che fecero il 61 a 0". "Vogliamo costruire un'alternativa al governo Crocetta e alle politiche che insieme ai governi Cuffaro e Lombardo hanno attraversato l'ultimo ventennio di questa terra. Rilanciare la sicilia con un'idea che guardi alla possibilità di garantire diritti e sviluppo. Ci auguriamo che possa essere per la prima volta un laboratorio politico in positivo visto che fino ad ora lo è stato in esperienze negative per l'Italia".

Sulla questione dei transfughi interviene anche Antonio Rubino, segretario organizzativo del Pd siciliano: "Continuo a leggere con un certo stupore notizie relative alla decisioni di lasciare il partito che sarebbe stata presa da alcuni tesserati siciliani: siamo evidentemente di fronte ad una 'bolla mediatica', mi riferisco sia ai numeri presunti che alla portata effettiva di questa vicenda - dice Rubino - Provero' a spiegare in maniera semplice quello che sta accadendo, partendo dai fatti: un gruppo di tesserati siciliani, soprattutto nel Catanese, e' in dissenso rispetto alle decisioni assunte durante l'ultima direzione regionale. Stiamo parlando di una cifra di gran lunga inferiore rispetto ai cinque o seicento iscritti dei quali ha parlato in questi giorni la stampa. Ma si trattasse anche di un solo iscritto, il partito e i suoi dirigenti hanno il dovere di fare tutto il possibile per superare il disagio". "Gia' nelle prossime ore  il segretario regionale provera' a chiarire ed a rassicurare  i nostri iscritti rispetto al fatto che nessuna mutazione genetica e' in corso nel Pd Siciliano e nessuna Opa ostile sara' consentita", aggiunge.

"Invito dunque tutti i dirigenti di partito - soprattutto chi ricopre importanti responsabilita' di Governo - ad ascoltare, e non certo a snobbare. Servono toni distensivi, e serve rispetto verso chi dissente, anche verso quella parte del sindacato di cui tantissimi dirigenti e militanti sono allo stesso tempo elettori del PD. Invito pero' chi ha deciso di lasciare il partito, e magari lo ha deciso da tempo, ad evitare strumentalizzazioni o speculazioni", conclude. "Stesso discorso vale per i dirigenti delle altre forze politiche e al loro atteggiamento in merito a questa ed altre vicende che riguardano il Pd".


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N. 66 RICORSO PER LEGITTIMITA' COSTITUZIONALE 28 agosto 2014 Ricorso per questione di legittimita' costituzionale depositato in cancelleria il 28 agosto 2014 (della Regione Siciliana).


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CORTE DEI CONTI 2007 Giudizio Parificazione Rendiconto Generale Regione Siciliana Anno 2007 Allegato


REGIONE 2015 AGGIORNAMENTO BILANCIO 2016 2018 MANCANO 1500 MILIONI DI EURO 2016 2017 2018 FORESTALI SANITA ENTI LOCALI Delibera 259 13 OTTOBRE 15


REGIONE 2015 OTTOBRE Audizione in merito alle previsioni del Documento Rassegna Stampa 07 ottobre 2015


CORTE DEI CONTI 2015 10 NOVEMBRE AUDIZIONE DI BACCEI E CROCETTA DPF 2016 2018 REGIONE SICILIA


ISOLA DELLE FEMMINE BILANCIO DI PREVISIONE 2015 COMMISSARIO AD ACTA DR. CARMELO MESSINA


REGIONE 2015 AGGIORNAMENTO BILANCIO 2016 2018 MANCANO 1500 MILIONI DI EURO 2016 2017 2018 FORESTALI SANITA ENTI LOCALI Delibera 259 13 OTTOBRE 15


IN ESCLUSIVA/ Intercettato il flusso di coscienza dell’assessore Baccei

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