L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























venerdì 10 aprile 2015

NON SI FARANNO PIÙ STRADE ED AUTOSTRADE LO SCIPPO ALLA REGIONE SICILIA NELLA LEGGE DI STABILITA' DEFINANZIATI I PIANI DI AZIONE E DI COESIONE PAC

NON SI FARANNO PIÙ STRADE ED AUTOSTRADE
Fondi Pac, scippo alla Sicilia  Stop alle strade in costruzione

di Redazione
Un vero e proprio scippo alla Sicilia. L’Ance Sicilia giudica gravissimo il definanziamento, previsto nella Legge nazionale di stabilità, dei fondi Pac (Piano di azione e coesione) che allo scorso 30 settembre non risultavano impegnati dalle Regioni.

In Sicilia, fra le varie misure, la riprogrammazione del Pac, per quanto riguarda le nuove infrastrutture, prevedeva il cofinanziamento di opere strategiche per lo sviluppo dell’Isola: il collegamento viario Nord-Sud (399,2 milioni, di cui 25 di fondi Pac), alcuni tratti della bretella di collegamento con l’aeroporto di Comiso (44,92 milioni, di cui 30 di fondi Pac), lo scorrimento veloce Licodia Eubea- A/19 (113 milioni di fondi Pac), interventi nel porto di Gela (49 milioni, di cui 30 di fondi Pac) e interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico (79 milioni).

Si tratta di 277 milioni di euro in meno che bloccheranno la realizzazione di queste opere, nonostante, secondo il documento del Pac, dopo il 30 settembre la Regione abbia già impegnato una parte di queste somme.

Come se non bastasse, per mancanza di liquidità e a causa dei vincoli del Patto di stabilità, per la Sicilia sarà assai difficile potere disporre delle risorse residue del Pac e di quelle previste per il 2015 dei 9 miliardi della nuova programmazione 2014-2020 del Fondo di sviluppo e coesione.

Ciò significa che la chiusura anticipata o il mancato avvio di questi cantieri costringerà le imprese del settore a licenziare altre migliaia di dipendenti, in aggiunta ai 100mila posti di lavoro già perduti.


“Colpisce soprattutto – commenta Salvo Ferlito, presidente dell’Ance Sicilia – che il governo nazionale ci tolga i fondi per la mitigazione del rischio idrogeologico, uno dei suoi cavalli di battaglia al punto che nello ‘Sblocca Italia’ ha stanziato 4 miliardi di euro. Non si comprende la logica e la coerenza di questa iniziativa, a meno che non si debba pensare ad altro”.

“Infatti – aggiunge Ferlito – se è vero che la politica e la burocrazia regionali sono responsabili del tardato utilizzo di queste risorse, da un esecutivo come quello nazionale, caratterizzatosi per gli annunci sull’efficienza, ci si aspettano semmai interventi per sbloccare ed accelerare l’impiego di questi fondi a favore dei territori cui erano destinati, piuttosto che colpi di spugna per spostarli su misure forse utili alle promesse del momento ma non certo alla Sicilia”.

“Non ci sono parole – incalza Ferlito – di fronte alla scarsa incidenza e alla sommessa reazione della deputazione siciliana a Roma che dovrebbe essere tutta impegnata a frenare questa norma che andrebbe quasi esclusivamente a vantaggio dell’economia del Nord Italia. Se a questo si aggiunge – osserva il presidente dell’Ance Sicilia – la pressione di determinate forze politiche per affossare in Parlamento qualsiasi provvedimento a favore della Sicilia, sorge qualche dubbio sulla reale volontà e capacità dell’attuale governo nazionale di aiutare il Sud e la Sicilia ad uscire dalla crisi e dall’emarginazione economica e dal disastro sociale provocato da centinaia di migliaia di licenziamenti”.

“Auspichiamo – conclude il presidente dei costruttori siciliani – che nel confronto di questi giorni il governatore Crocetta, l’assessore Baccei e il governo Renzi trovino soluzioni alternative per scongiurare l’archiviazione di queste e di tante altre opere pubbliche, messe in discussione dalle difficoltà finanziarie di Stato e Regione e dall’incapacità della burocrazia di tradurre i finanziamenti in cantieri”.


Strade, scuole, Piano giovani  Scippo miliardario alla Sicilia
Venerdì 19 Dicembre 2014 - 06:00 di Accursio Sabella 
L'approvazione a Roma della Finanziaria del governo Renzi renderà ufficiale la perdita di circa un miliardo di Fondi Pac destinati alla Sicilia e non ancora spesi. Nel silenzio di molti parlamentari siciliani. Crocetta invia solo adesso una lettera al premier. Dalle infrastrutture al rischio idrogeologico: ecco a cosa sarebbero serviti quei soldi.

PALERMO - Il sì alla Finanziaria nazionale renderà ufficiale lo “scippo”. Oggi, la Sicilia perderà più di un miliardo. Roma toglie all'Isola, in un colpo solo, soldi per nuove strade, per interventi contro il rischio idrogeologico, per i tirocini del Piano giovani, per la cassa integrazione. Sono i cosiddetti Fondi Pac, quelli del Piano azione e coesione. Utili a confinanziare progetti sostenuti dall'Europa. Che il governo Renzi s'è ripreso perché la Sicilia non è stata in grado di spenderli. Verranno usati come incentivi per le assunzioni nelle imprese. Che non stanno soprattutto al Sud, come è noto.

Addio a un miliardo. Il governo a maggioranza Pd-Nuovo Centrodestra(partito che ha l'aggravante di poter contare su un leader siciliano come Angelino Alfano), ha deciso. Via circa 3,5 miliardi alle Regioni del Mezzogiorno e alla Valle d'Aosta. Somme che verranno drenate con un criterio spietato: la decurtazione sarà proporzionale alla percentuale di fondi non spesi. In una parola, le Regioni maggiormente punite saranno quelle che non sono state in grado di impegnare quelle somme entro il 30 settembre scorso. E la Sicilia, in questo senso, è messa malissimo. Il totale dei Fondi Pac destinati all'Isola ammonta infatti a quas due miliardi. Di questi, la Sicilia ha speso o impegnato circa 600 milioni. Si tratta, tra gli altri, dei soldi (circa 300 milioni) per i corsi di Formazione dell'anno scorso e di due anni fa, i quasi 90 milioni messi a bando dalla Crias (la Cassa regionale per l'artigianato) per l'attività turistica, gli oltre 50 milioni per l'impiantistica sportiva e gli 111 milioni per la strada a scorrimento veloce che collegherà il paese di Licodia Eubea con l'autostrada Palermo-Catania.

Tutto il resto è virtualmente perso. E la “virtualità” dello scippo è legata solo alla discrezionalità che la norma in Finanziaria assegna al governo centrale: sarà l'esecutivo Renzi a decidere quanto prendersi di quel miliardo e quali voci preferire. C'è l'imbarazzo della scelta. Perché i Fondi pronti a tornare a Roma sarebbero serviti per interventi di ogni tipo. Per le disastrate infrastrutture siciliane, ad esempio: 45 milioni per completare l'autostrada Siracusa-Gela, 25 milioni per l'ammodernamento della Santo Stefano Camastra-Gela, 30 milioni per i collegamenti con l'aeroporto di Comiso, 58 milioni per sistemare le strade provinciali e secondarie, 7 milioni per migliorare la sicurezza sulle arterie stradali dell'Isola. C'è poi il capitolo legato al rischio idrogeologico, assai “sentito” in Sicilia dopo le tragedie di Giampilieri, Scaletta Zanclea, Sanfratello: torneranno a Roma oltre 100 milioni di euro. Addio anche ai 20 milioni per la bonifica dall'amianto.

Un disastro. Sottolineato, tra gli altri, dai costruttori siciliani. “Colpisce soprattutto – commenta Salvo Ferlito, presidente dell’Ance Sicilia – che il governo nazionale ci tolga i fondi per la mitigazione del rischio idrogeologico, uno dei suoi cavalli di battaglia al punto che nello ‘Sblocca Italia’ ha stanziato 4 miliardi di euro. Non si comprende la logica e la coerenza di questa iniziativa, a meno che non si debba pensare ad altro”.

La perdita dei Fondi Pac si tradurrà anche nella rinuncia a un pezzo di futuro per l'Isola: era previsto infatti uno stanziamento di circa 75 milioni di euro per implementare la Banda ultralarga nelle città siciliane, addio anche a quella, insieme a circa 110 milioni destinati a scuole e asili nido. La scelta del governo Renzi e della sua maggioranza, poi, finirà per ricadere anche sulle spalle dei lavoratori. Saltano i fondi per il credito d'imposta a dipendenti svantaggiati e imprese (40 milioni complessivi), e parte delle somme destinate agli ammortizzatori in deroga, cioè soprattutto alla Cassa integrazione, fondamentale per “ammorbidire”, appunto, gli effetti di una crisi che ha portato alla chiusura di centinaia di aziende nell'Isola. E ancora, tra gli altri capitoli seriamente a rischio, anche interventi che il governo di Rosario Crocetta ha più volte sbandierato come strumenti fondamentali per far ripartire l'occupazione in Sicilia: i 30 milioni per il Patto dei sindaci e soprattutto le misure previste dal Piano giovani, a cominciare da quelle legate ai contestatissimi tirocini del fallimentare click day di luglio e agosto.

Tutto perduto. Nel silenzio della politica siciliana. Che ha provato solo a porre rimedio con delle “pezze”, ovvero degli emendamenti, presentati all'ultimo momento e senza alcuna speranza di approvazione. “Non ci sono parole – incalza il presidente dei costruttori siciliani - di fronte alla scarsa incidenza e alla sommessa reazione della deputazione siciliana a Roma che dovrebbe essere tutta impegnata a frenare questa norma che andrebbe quasi esclusivamente a vantaggio dell’economia del Nord Italia”.

Da Crocetta, intanto, l'unica reazione è quella rappresentata dall'annuncio di una lettera da inviare al premier Renzi e al sottosegretario Delrio. “Una lettera non basta, Crocetta vada a Roma a battere i pugni e porti a casa risultati concreti", attacca il gruppo parlamentare del Movimento cinque stelle, mentre Forza Italia annuncia il proprio no “alla Legge di stabilità, per fermare il saccheggio delle risorse della nostra Isola e del Mezzogiorno ordito dal governo Renzi. Un provvedimento discriminatorio e anti Sud, quello voluto da Palazzo Chigi, che sta avendo il sostegno di un Parlamento irresponsabile”. “La rappresentanza parlamentare siciliana a sostegno del governo Renzi – sottolinea Sergio Lima, della segreteria regionale di Sel - è numericamente una delle più cospicue tra le regioni italiane, eppure si è mostrata incapace di difendere questa terra, preferendo piegarsi ad ordini di scuderia. In questo ottimamente coadiuvata dal silenzio complice del Governatore che solo a danno compiuto trova il tempo di scrivere timidamente all'esecutivo”. Una letterina. Mentre il suo partito e tanti deputati siciliani voteranno “sì” allo scippo. Il danno, ormai, è fatto.


Far sparire dal bilancio interi settori:  è l’idea del tandem Crocetta-Baccei
Il governo regionale si appresta a preparare un documento contabile che non prevede il finanziamento di capitoli di spesa garantiti dalla legislazione vigente. Solo così si può colmare l’attuale buco di cassa di cinque miliardi di euro. E all’Ars a questo punto scoppierebbe il caos…
di Paolo Patania
L’indiscrezione circola da ieri con insistenza nei “Palazzi” della politica siciliana: sembrerebbe che il governo regionale guidato da Rosario Crocetta si accinga a preparare un Bilancio 2015 ignorando buona parte della legislazione vigente, ovvero non finanziando interi settori della vita pubblica, dai forestali ai precari e via continuando. Comparti la cui dotazione finanziaria è prevista da leggi. Potrebbe sembrare un’assurdità, perché per abolire una legge, ci vuole un’altra legge. Solo che quello che sta succedendo in queste ore autorizza a pensare tutto e il contrario di tutto. Ieri, per esempio, era prevista l’audizione, in commissione Bilancio e Finanze, dell’assessore-commissario all’Economia, Alessandro Baccei. In effetti, Baccei, ieri mattina è arrivato. Ma è rimasto poco tempo. Poi è sparito per “altri impegni istituzionali”. Ovviamente, ieri, l’assessore non ha presentato il Bozzone, cioè il disegno di legge con Bilancio e Finanziaria 2015. Mancano poco più di dieci giorni alla fine dell’anno, insomma, e a Sala d’Ercole non si è ancora materializzato lo schema di manovra economica e finanziaria per il prossimo anno. Senza il quale non è possibile procedere con l’esercizio provvisorio. In oltre sessant’anni di storia dell’Autonomia siciliana una cosa del genere non si era mai vista, come ha ricordato giorni fa lo stesso presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone.
Detto in parole più semplici, il governo, a dieci giorni dalla fine dell’anno, non sa ancora come abbozzare uno schema di Bilancio. C’è il buco di cassa di circa 5 miliardi di euro. C’è il buco di competenza di circa tre miliardi di euro che sarebbero diventati due miliardi di euro. E c’è un assessore tecnico – il già citato Baccei – che sembra ancora indeciso.
Quale potrebbe essere la verità? Forse a far saltare definitivamente i conti regionali non sono stati i debiti della Regione verso le proprie strutture sanitarie, ma i prelievi effettuati da Roma negli ultimi due anni: 915 milioni di euro nel 2013 e un miliardo e 350 milioni di euro quest’anno (compresa la storia degli 80 euro al mese ai dipendenti con meno di 1.500 euro al mese: versamento disposto dal governo Renzi, ma pagato dalle Regioni: scherzetto che qui in Sicilia alle casse regionali è costato 200 milioni di euro). Questi prelievi – che tecnicamente si chiamanoaccantonamenti – hanno fatto saltare i conti della Regione. Tant’è vero che, oggi, intere categorie sociali della Sicilia, più o meno riconducibili ai fondi regionali, sono rimaste senza soldi.
La situazione, negli ultimi due anni, è notevolmente peggiorata, se è vero che tutti gli indicatori economici dell’Isola indicano una crisi senza precedenti. Tant’è vero che, ormai, si dà quasi per scontato anche il taglio delle pensioni, in barba a un diritto che dovrebbe essere costituzionalmente garantito. Non sfugge agli osservatori lo stesso colore politico del governo nazionale e del governo regionale: al Pd fa capo Renzi e del Pd è il presidente della Regione siciliana, Crocetta. Dunque, se Roma taglia i fondi regionali e il governo regionale non si oppone, i nodi non possono che arrivare al pettine. E sono arrivati. Per tutti. Perché ad essere senza soldi non è solo la Regione, ma anche i Comuni siciliani, le Province (che non sono state abolite, ma solo private di presidenti e consigli provinciali), le società regionali (si parla di chiusura di molte di queste società) e tante altre categorie. Di fatto, una bancarotta non dichiarata.
In tutto questo, il governo Renzi ha trovato normale scippare altri 500-600 milioni di euro alla Sicilia. Il riferimento è ai fondi Pac, sigla che sta per Piano di azione e coesione. Risorse stanziate dall’Unione europea per il Sud Italia (3,5 miliardi per le Regioni del Mezzogiorno, di cui 500-600 milioni, come già accennato, per la nostra Isola). Con questi soldi i Comuni siciliani avrebbero dovuto avviare il risanamento dei centri storici, sistemare gli impianti sportivi e, soprattutto, finanziare la spesa sociale: anziani, minori e infanzia. Invece il governo Renzi li ha tolti alle Regioni del Sud per spalmarli su tutto il territorio nazionale come sgravi contributivi per le imprese. Ben sapendo che le imprese che utilizzeranno questi sgravi saranno, in grandissima parte, quelle del Centro Nord Italia. Insomma, un ennesimo scippo ai danni del Sud e della Sicilia.
Riassumendo: da una parte il governo Renzi prende i soldi dal Bilancio regionale (trattenendoseli direttamente da Roma, per lo più da Irpef e Iva); dall’altra parte toglie alla stessa Sicilia 500-600 milioni di euro di fondi Pac. E si prepara a prelevare una somma oscillante tra un miliardo e un miliardo e 200 milioni di euro dal Bilancio regionale 2015 che ancora non c’è.
La confusione a questo punto è totale. Se il governo Crocetta, la prossima settimana, dovesse presentare un Bilancio che non preveda il finanziamento di interi capitoli previsti dalla legislazione vigente, all’Ars potrebbe scoppiare un Quarantotto. Sempre per il principio che una legge che prevede uno stanziamento può essere abrogata con un’altra legge, ma non può essere ignorata se non viene abolita. E in questo caso saremmo davanti a una violazione di legge. La sensazione è che a Sala d’Ercole l’attuale quiete prepari una tempesta.


Il 2014 se ne va: per la Sicilia un anno da dimenticare
A fondo tra Muos, tagli del Governo Renzi e trivelle

GIULIO AMBROSETTI 31 DICEMBRE 2014

POLITICA – Dodici mesi di amarezze. Con Roma che ha fatto man basse delle finanze regionali, il presidente Crocetta che ha imposto alla Regione di rinunciare agli effetti finanziari positivi di una sentenza della Corte Costituzionale. Con il mare invaso dalle piattaforme, i Comuni verso il dissesto e la Formazione professionale terremotata 

Ci vuole una buona dose di fantasia per rintracciare, tra le pieghe di questo 2014 che sta per andare via, qualcosa di positivo nella vita politica siciliana. Purtroppo è stato un anno negativo, sotto tutti i punti di vista. In parte ha influito il contesto economico internazionale e nazionale. E, in parte, a peggiorare il resto hanno pensato i politici dell'Isola, con in testa il governo della Regione.

Forse l'evento politico più importante si è consumato la scorsa estate, quando il governatore Rosario Crocetta ha firmato, a Roma, un accordo con il governo nazionale in base al quale la Regione rinuncia, per i prossimi quattro anni, agli effetti positivi dei contenziosi finanziari con lo Stato. Questo accordo, che l'ex assessore regionale Franco Piro ha definito «sciagurato», ha impedito l'applicazione di una sentenza della Corte Costituzionale, sempre di quest'anno, che avrebbe consentito alla Sicilia di territorializzare le imposte.

Grazie a questo pronunciamento della Consulta, la Regione avrebbe introitato circa 10 miliardi di euro, assumendo, contestualmente, le competenze amministrative e finanziarie che ancora oggi lo Stato esercita in Sicilia: scuola, università, i 2,2 miliardi di euro circa che Roma versa per la sanità e altre piccole cose. La Regione ci avrebbe guadagnato un po' di quattrini e, in prospettiva, con un'operazione finanziaria da giocare con queste nuove entrate, avrebbe potuto azzerare il deficit. Invece se ne parlerà tra quattro anni.

Un altro elemento che ha accompagnato tutto il 2014 è stata la crisi della Formazione professionale siciliana. In questo caso la responsabilità è del governo. I fondi per pagare questo settore non sono regionali. Sono risorse delFondo sociale europeo (Fse) confluiti attraverso un magheggio amministrativo e finanziario nel Piano Giovani, altro flop di dimensioni gigantesche.

Non pagare gli arretrati ai circa 8mila lavoratori di questo settore - o pagarli solo in minima parte e solo negli ultimi mesi dell'anno - è stata una scelta del governo regionale che, ad inizio di quest'anno, ha incasinato gli uffici del dipartimento della Formazione per ritardare le rendicontazioni. Non c'è niente di male ad ammetterlo: il governo regionale ha sempre avuto come obiettivo quello di sbarazzarsi di questo personale

L'anno che sta andando via, con molta probabilità, verrà ricordato anche come l'anno del Muos di Niscemi. C'è stato il tentativo generoso di opporsi al mega radar satellitare che i militari americani hanno piazzato nel cuore della Sicilia. Ma un vasto schieramento di silenzio e di disinformazione ha piegato il movimento No Muos. La sinistra italiana è ormai in maggioranza filoamericana. Piaccia o no, ma il Pd resta la maggiore forza di centrosinistra del Paese. Un Pd che non si è opposto alla militarizzazione della Sicilia. Pio La Torre al massimo si commemora, tenendo a distanza il suo ricordo dal presente. Rifondazione comunista e Sel non muovono le piazze. E nemmeno i grillini, benché contrari al Muos, hanno cambiato il corso degli eventi. 

Il 2014 è stato anche l'anno della riforma - mancata - delle Province siciliane. L'Ars ha abolito i presidenti e i consigli provinciali. E ha istituito in modo improprio i Consorzi di Comuni e le città metropolitane di Palermo, Catania e Messina. Sala d'Ercole avrebbe dovuto completare la riforma assegnando le competenze ai nuovi soggetti. Ma è fallito tutto. Motivo: la mezza riforma approvata è un disastro. 

L'articolo 15 dello Statuto non parla di abolizione degli organismi intermedi tra Regione e Comuni: parla di «Liberi Consorzi di Comuni». Ma i Consorzi di Comuni istituiti con la legge lasciata a metà sono tutto, fuorché liberi di autodeterminarsi. Mentre le città metropolitane sono state solo un tentativo, non riuscito, di far sparire oltre 50 Comuni per provare a risanare i buchi di Bilancio dei Comuni di Palermo, Catania e Messina. Operazione politica fallita su tutta la linea. 
Sta andando via anche l'anno nero per i Comuni siciliani. I dati ufficiali, in evoluzione, parlano di una cinquantina di Comuni in gravi difficoltà finanziarie, alcuni tra il dissesto e il pre-dissesto. In realtà, lo scenario è più grave, perché molti Comuni, quest'anno, si sono indebitati per pagare il personale precario. La situazione è in netto peggioramento, anche perché nel progetto di bilancio regionale 2015 i trasferimenti della Regione ai Comuni passano da 350 milioni di euro ai 150 milioni di euro, con un taglio di 200 milioni di euro. 

Quello che sta finendo passerà alla storia come l'anno dei petrolieri che invadono il Canale di Sicilia. Sono arrivati grazie al solito governo Renzi che ha ignorato le Regioni e i Comuni, contrari alla proliferazione di piattaforme petrolifere nel Mediterraneo. 

Il 2014 verrà ricordato, poi, come l'anno in cui il governo Renzi ha scippato alla Sicilia un miliardo e 200 milioni di euro di fondi Pac, sigla che sta per Piano di azione e coesione. Fondi europei e nazionali non spesi e riprogrammati dall'ex ministro Fabrizio Barca. Soldi che il governo nazionale ha tolto al Sud (3,5 miliardi di euro per le Regioni del Mezzogiorno ad Obiettivo convergenza) per regalare sgravi fiscali alle imprese, in maggioranza del Centro Nord Italia. Si pensava che la Sicilia dovesse perdere 600 milioni di euro. Ma domenica scorsa, il sottosegretario Delrio, in un'intervista al Mattino di Napoli, ha quantificato lo scippo ai danni della Sicilia in un miliardo e 200 milioni di euro. 

La Regione siciliana, insomma, chiude l'anno con un buco di cassa di oltre 5 miliardi di euro e un buco di competenza di oltre 2 miliardi di euro. Deficit provocato, in larga parte, dai soldi che Roma ha tolto alla Sicilia.

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