L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























venerdì 27 novembre 2015

PESCATORI E INTERNATI: PITTSBURG TRA PALERMO E SECONDA GUERRA MONDIALE

PESCATORI E INTERNATI: PITTSBURG TRA PALERMO E SECONDA GUERRA MONDIALE


A Pittsburg, in California, incontriamo i discendenti dei pescatori siciliani arrivati qui alla fine dell’Ottocento, in gran parte provenienti da Isola delle Femmine, in provincia di Palermo.
Già nel 1909 l’ambasciatore italiano Edmondo Mayor des Planches aveva visitato questi luoghi descrivendo così la comunità del paese che allora era chiamato Black Diamond, in nome della principale fonte di ricchezza locale, il carbone: “Gli abitanti […] quasi esclusivamente italiani, sono pescatori, venuti i più dall’isola delle Femmine, qualcuno da Ustica. Sono qualche migliaio, in condizioni assai prospere. Fanno ogni anno, con battelli loro, due campagne di pesca sulle coste dell’Alaska, e, col ricavo, vivono largamente e depositano danari nelle banche.
Riunione della colonia al Savoia Hall, ove tutta Black Diamond è raccolta. Numerosi discorsi ispirati ad ardente patriottismo.
Parlo con molti. Vorrebbero cambiato il nome del paese: taluno propone il nome di Crispi, altri quello di Sicilia, il quale prevale. Il giudice (che è americano) mi dice il suo ufficio essere una sinecura. Non vi sono contese, non reati. Il carcere rimane costantemente vuoto, il tribunale in continua vacanza.
Vo in giro per il paese. Ogni famiglia ha la sua casetta, il suo giardino. Sono tutti contenti e lo dichiarano altamente, meno un vecchietto, che con voce tremula spiega come si sia ridotto a venire: ‘Erano partiti tutti i miei; rimanevo solo; sono partito anch’io. Ma non è questo il mio paese, non è questo il mio paese!’ Ed ha lagrime pieni gli occhi”
Anche a distanza di più di un secolo, gli italo americani che incontriamo dimostrano una grande nostalgia per “Isola”, come chiamano il loro paese d’origine, dove tornano spesso oggi come ieri, un’abitudine dimostrata da uno straordinario spezzone di un film amatoriale ripreso da un abitante di Pittsburg tornato in Sicilia nei primi anni Trenta.
Oggi il mestiere di pescatore è completamente scomparso, ma nelle parole degli intervistati e nelle sale del museo della Pittsburg Historical Society è ancora viva la memoria dei siciliani che erano riusciti a impiantare la millenaria cultura marinaresca del Mediterraneo sulle coste della California e, ancora più a Nord, nelle gelide acque dell’Alaska.
Un’altra vicenda, questa volta dolorosa, ben documentata nel museo di Pittsburg, è quella poco conosciuta dei cosiddetti “enemy aliens”, come furono definiti genericamente gli immigrati originari di una delle potenze dell’Asse durante la Seconda guerra mondiale. La storia di giapponesi, tedeschi e italiani che vennero discriminati, schedati e, in alcuni casi, imprigionati, è stata raccontata nella mostra «Enemy Alien Files: Hidden Stories of WWII» realizzata nel 2001, da cui risulta che furono più di 3.000 gli italiani internati dalle autorità americane durante la guerra. L’aspetto tristemente ironico della vicenda è che sulla costa atlantica coloro che venivano internati (ad esempio il tenore Ezio Pinza e il pugile Primo Carnera) erano inviati a Ellis Island: il luogo che per decenni aveva rappresentato l’anticamera di un’America accogliente verso l’emigrazione diventò in questa fase, certamente drammatica per tutta la nazione, il luogo che negava la libertà ai cittadini stranieri la cui colpa era di essere originari di una nazione nemica. La testimonianza di Sergio Otino, abitante di Berkeley, in California, chiarisce lo smarrimento provato dagli italiani sottoposti a queste limitazioni: «Vidi i miei amici giapponesi trasferiti dalle loro case e portati via, ex compagni di scuola e amici d’infanzia. La mia prima reazione fu di sconcerto. Poco tempo dopo anche noi italo americani, e i tedeschi, fummo trattati allo stesso modo perché facevamo parte della Triplice Alleanza, l’asse Berlino-Roma-Tokyo […] Chi non aveva la cittadinanza come mia madre, fu costretto a trasferirsi dalla propria casa verso altre zone, ma non verso centri di detenzione».
Per gli italiani la classificazione di “enemy alien” decadde completamente dopo l’armistizio firmato l’8 settembre 1943, anche se già nell’ottobre 1942 la maggior parte delle restrizioni erano state sospese.


http://www.anniversarybooks.it/pescatori-e-internati-pittsburg-tra-palermo-e-seconda-guerra-mondiale/

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