L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























giovedì 26 novembre 2015

DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI ...

DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 8 giugno 2015, n. 184 

Regolamento riguardante l'individuazione del responsabile del procedimento amministrativo e del titolare del potere sostitutivo, ai sensi dell'articolo 4 e dell'articolo 2, comma 9-bis, della legge 7 agosto 1990, n. 241, per i procedimenti amministrativi di competenza della Presidenza del Consiglio dei ministri. (15G00197) (GU Serie Generale n.274 del 24-11-2015)
note: 

Entrata in vigore del provvedimento: 09/12/2015


IL PRESIDENTE  DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

  Vista la legge 7 agosto 1990, n. 241, e  successive  modificazioni, recante «Nuove norme in materia di procedimento amministrativo  e  di diritto di accesso ai documenti amministrativi»;

  Visti, in particolare, gli articoli 2, comma 9-bis, 4, 6 e 7  della citata legge 7 agosto 1990, n. 241;

  Visto l'articolo 7 della legge  18  giugno  2009,  n.  69,  recante «Disposizioni per  lo  sviluppo  economico,  la  semplificazione,  la competitivita' nonche' in materia di processo civile»;

  Visto il decreto legislativo 30 luglio 1999, n.  303  e  successive modificazioni, recante «Ordinamento della  Presidenza  del  Consiglio dei ministri, a norma dell'articolo 11 della legge 15 marzo 1997,  n. 59» e, in particolare, l'articolo 7, commi 1, 2 e 3;

  Visto  il  decreto  legislativo  14  marzo  2013,  n.  33,  recante «Riordino della disciplina riguardante gli obblighi  di  pubblicita', trasparenza e diffusione di informazioni  da  parte  delle  pubbliche amministrazioni» e, in particolare, l'articolo 35;

  Visto il decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre  2000, n.  445,  e  successive  modificazioni,  recante  Testo  unico  delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa;

  Visto il decreto del Presidente della Repubblica 2 agosto 2010,  n. 146, riguardante «Regolamento recante  abrogazione  del  decreto  del Presidente della  Repubblica  23  dicembre  2005,  n.  303»,  recante l'individuazione dei termini  e  dei  responsabili  dei  procedimenti amministrativi di competenza  del  Segretariato  generale,  ai  sensi degli articoli 2 e 4 della legge 7 agosto 1990, n. 241;

  Visto il decreto del  Presidente  del  Consiglio  dei  ministri  16 luglio 2010, n. 142, recante «Regolamento riguardante  i  termini  di conclusione  dei  procedimenti  amministrativi  di  competenza  della Presidenza del Consiglio dei  ministri,  aventi  durata  superiore  a novanta giorni, in attuazione dell'articolo 2, della legge  7  agosto 1990, n. 241»;

  Visto il decreto del  Presidente  del  Consiglio  dei  ministri  16 luglio 2010, n. 143, recante «Regolamento riguardante  i  termini  di conclusione  dei  procedimenti  amministrativi  di  competenza  della Presidenza del Consiglio dei ministri, aventi durata non superiore  a novanta giorni, in attuazione dell'articolo 2 della  legge  7  agosto 1990, n. 241»;

  Visto il decreto del  Presidente  del  Consiglio  dei  ministri  1° ottobre 2012, e successive modificazioni, recante «Ordinamento  delle strutture generali della Presidenza del Consiglio dei ministri»;

  Visto il decreto del Ministro per  la  pubblica  amministrazione  e l'innovazione del 12 gennaio  2010  concernente  «Approvazione  delle linee di indirizzo per l'attuazione dell'articolo 7  della  legge  18 giugno 2009, n. 69»;

  Visto l'articolo 17, commi 3 e 4, della legge 23  agosto  1988,  n. 400, recante «Disciplina  dell'attivita'  di  Governo  e  ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri»;

  Udito il parere del Consiglio di Stato  n.  420/2014  emesso  dalla Sezione consultiva per gli atti normativi nell'adunanza del  6  marzo 2014;

  Visto il decreto del  Presidente  del  Consiglio  dei  ministri  23 aprile 2015, visto ed  annotato  dall'Ufficio  del  bilancio  per  il riscontro di regolarita'  amministrativo-contabile  della  Presidenza del Consiglio dei ministri al n. 1158, il  24  aprile  2015,  con  il quale al Sottosegretario di Stato alla Presidenza del  Consiglio  dei ministri prof. Claudio De Vincenti, e' stata conferita la delega  per talune funzioni  di  competenza  del  Presidente  del  Consiglio  dei ministri;
                               

Adotta  il seguente regolamento:

                               Art. 1
                            Denominazioni
  1. Nel presente decreto sono denominati:

  a) «Segretario generale»: il Segretario generale  della  Presidenza del Consiglio dei ministri;

  b)  «Strutture  generali»:  i  Dipartimenti  della  Presidenza  del Consiglio dei ministri e gli Uffici autonomi ad  essi  equiparati  ai fini della rilevanza esterna  e  dell'autonomia  funzionale  ad  essi attribuita, comprese le strutture generali  affidate  ai  Ministri  o Sottosegretari;

  c)  «Uffici»:  le  strutture,  anch'esse  di  livello  dirigenziale generale, in cui si articolano i Dipartimenti;

  d) «Servizi»: le strutture di livello dirigenziale non generale;

  e) «Strutture  di  missione»:  le  Strutture  di  missione  di  cui all'articolo 7, comma 4, del decreto legislativo 30 luglio  1999,  n. 303, istituite presso la Presidenza del Consiglio dei ministri;

  f) «Strutture di supporto ai Commissari straordinari del  Governo»:

le Strutture di supporto ai Commissari straordinari  del  Governo  di cui all'articolo 11 della legge 23 agosto  1988,  n.  400,  istituite presso la Presidenza del Consiglio dei ministri.

          Avvertenza:

              Il testo delle note qui pubblicato e' stato redatto           dall'amministrazione  competente  per  materia,  ai   sensi dell'art. 10, comma 3, del testo unico  delle  disposizioni  sulla  promulgazione  delle  leggi, sull'emanazione   dei decreti   del   Presidente   della   Repubblica   e   sulle pubblicazioni   ufficiali   della   Repubblica    italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985,  n.  1092,  al  solo fine di facilitare la lettura delle disposizioni  di  legge alle quali e'  operato  il  rinvio
Restano  invariati  il valore e l'efficacia degli atti legislativi qui trascritti.

          Note alle premesse:
              La legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in  materia di procedimento amministrativo e di diritto di  accesso  ai documenti  amministrativi)  e'  pubblicata  nella  Gazzetta Ufficiale del 18 agosto 1990, n. 192.

              - Si riporta il testo dell'art. 2 della citata legge  7 agosto 1990, n. 241:
              «Art. 2 (Conclusione del procedimento).  -  

               1.  Ove  il          procedimento  consegua  obbligatoriamente  ad   un'istanza,          ovvero  debba  essere  iniziato  d'ufficio,  le   pubbliche          amministrazioni hanno il  dovere  di  concluderlo  mediante          l'adozione di un provvedimento espresso.  Se  ravvisano  la  manifesta        irricevibilita',    inammissibilita',          improcedibilita' o infondatezza della domanda, le pubbliche          amministrazioni   concludono   il   procedimento   con   un provvedimento espresso redatto in  forma  semplificata,  la  cui motivazione puo' consistere in un sintetico riferimento  al punto di fatto o di diritto ritenuto risolutivo.

              2. Nei casi in  cui  disposizioni  di  legge  ovvero  i          provvedimenti di cui ai commi 3, 4 e  5  non  prevedono  un  termine   diverso,   i   procedimenti   amministrativi   di competenza  delle  amministrazioni  statali  e  degli  enti pubblici nazionali devono concludersi entro il  termine  di trenta giorni.

              3. Con uno o piu' decreti del Presidente del  Consiglio dei ministri, adottati ai  sensi  dell'art.  17,  comma  3, della legge 23 agosto 1988, n. 400 su proposta dei Ministri competenti e di concerto con i  Ministri  per  la  pubblica amministrazione e l'innovazione e  per  la  semplificazione          normativa, sono  individuati  i  termini  non  superiori  a novanta  giorni  entro  i  quali   devono   concludersi   i procedimenti di competenza delle  amministrazioni  statali.

          Gli enti pubblici nazionali stabiliscono, secondo i propri        ordinamenti, i termini non superiori a novanta giorni entro i  quali  devono  concludersi  i  procedimenti  di  propria competenza.

              4. Nei casi in cui, tenendo conto della  sostenibilita' dei   tempi   sotto    il    profilo    dell'organizzazione amministrativa,  della  natura  degli  interessi   pubblici tutelati e della particolare complessita' del procedimento, sono indispensabili termini superiori a novanta giorni  per la  conclusione  dei  procedimenti  di   competenza   delle amministrazioni statali e degli enti pubblici nazionali,  i decreti di cui al comma 3 sono adottati su  proposta  anche dei   Ministri   per   la   pubblica   amministrazione e l'innovazione e per la semplificazione normativa  e  previa deliberazione del Consiglio dei  ministri.  I  termini  ivi previsti  non  possono  comunque  superare  i   centottanta          giorni, con la sola esclusione dei procedimenti di acquisto della  cittadinanza  italiana  e  di   quelli   riguardanti l'immigrazione.

              5.  Fatto   salvo   quanto   previsto   da   specifiche disposizioni normative,  le  autorita'  di  garanzia  e  di vigilanza   disciplinano,   in   conformita'   ai    propri ordinamenti, i termini di conclusione dei  procedimenti  di rispettiva competenza.

              6.  I  termini  per  la  conclusione  del  procedimento decorrono dall'inizio  del  procedimento  d'ufficio  o  dal ricevimento  della  domanda,  se  il  procedimento  e'   ad iniziativa di parte.

              7. Fatto salvo quanto previsto dall'art. 17, i  termini di cui ai commi 2, 3, 4 e 5 del presente  articolo  possono essere sospesi, per una sola volta e  per  un  periodo  non superiore  a   trenta   giorni,   per   l'acquisizione   di          informazioni o di certificazioni relative a fatti, stati  o qualita'  non  attestati  in  documenti  gia'  in  possesso dell'amministrazione stessa o non direttamente  acquisibili presso altre pubbliche  amministrazioni. 

Si  applicano  le  disposizioni dell' art. 14, comma 2.

              8. La tutela  in materia di silenzio dell'amministrazione  e'  disciplinata   dal   codice   del processo amministrativo, di cui al  decreto  legislativo  2 luglio 2010, n. 104. Le sentenze passate in  giudicato  che accolgono  il  ricorso   proposto   avverso   il   silenzio inadempimento dell'amministrazione sono trasmesse,  in  via telematica, alla Corte dei conti.

              9. La mancata o tardiva  emanazione  del  provvedimento          costituisce  elemento  di  valutazione  della   performance individuale,  nonche'  di  responsabilita'  disciplinare  e amministrativo-contabile del dirigente  e  del  funzionario inadempiente.

              9-bis. L'organo di governo individua, nell'ambito delle figure  apicali  dell'amministrazione,  il   soggetto   cui  attribuire  il  potere  sostitutivo  in  caso  di  inerzia.

          Nell'ipotesi di omessa individuazione il potere sostitutivo si  considera  attribuito  al  dirigente  generale  o,   in mancanza, al dirigente preposto all'ufficio o  in  mancanza al   funzionario   di   piu'   elevato   livello   presente          nell'amministrazione. Per ciascun  procedimento,  sul  sito internet istituzionale dell'amministrazione e'  pubblicata,in formato tabellare e con collegamento ben visibile  nella homepage, l'indicazione del soggetto a cui e' attribuito il potere sostitutivo e a cui l'interessato puo' rivolgersi ai sensi e per gli effetti del comma.

9-ter. Tale soggetto,  in  caso  di  ritardo,  comunica senza indugio il nominativo del responsabile, ai fini della valutazione  dell'avvio  del   procedimento   disciplinare, secondo le  disposizioni  del  proprio  ordinamento  e  dei contratti collettivi nazionali di lavoro,  e,  in  caso  di mancata ottemperanza alle disposizioni del presente  comma, assume la  sua  medesima  responsabilita'  oltre  a  quella propria. 9-ter.  Decorso  inutilmente  il  termine  per  la conclusione del procedimento o quello superiore di  cui  al comma 7, il privato puo' rivolgersi al responsabile di  cui al comma 9-bis perche', entro un termine pari alla meta' di quello originariamente previsto, concluda  il  procedimento attraverso le strutture competenti o con la  nomina  di  un commissario.

              9-quater. Il  responsabile  individuato  ai  sensi  del comma 9-bis, entro il 30 gennaio  di  ogni  anno,  comunica all'organo  di  governo,  i  procedimenti,  suddivisi   per tipologia e strutture amministrative competenti, nei  quali non e' stato rispettato il termine di conclusione  previsto dalla  legge  o   dai   regolamenti.   Le   Amministrazioni provvedono  all'attuazione  del  presente  comma,  con   le risorse umane,  strumentali  e  finanziarie  disponibili  a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri a carico  della finanza pubblica.

              9-quinquies. Nei provvedimenti rilasciati in ritardo su istanza di parte sono  espressamente  indicati  il  termine previsto  dalla  legge   o   dai   regolamenti   e   quello effettivamente impiegato.».
              - Si riporta il testo degli articoli 4,  6  e  7  della citata legge 7 agosto 1990, n. 241:

              «Art.4 (Unita' organizzativa   responsabile   del    procedimento).
- 1. Ove non sia gia' direttamente stabilito per legge o per regolamento, le  pubbliche  amministrazioni sono tenute a determinare per ciascun tipo di  procedimento relativo ad atti di loro competenza l'unita'  organizzativa responsabile della istruttoria e di ogni altro  adempimento procedimentale,  nonche'  dell'adozione  del  provvedimento finale.

              2. Le disposizioni adottate ai sensi del comma  1  sono rese  pubbliche  secondo  quanto   previsto   dai   singoli ordinamenti.

              - Si riporta il testo dell'art. 6 della legge 7  agosto 1990,  n.  241  recante  «Nuove   norme   in   materia   di procedimento amministrativo e  di  diritto  di  accesso  ai documenti amministrativi»:

              «Art. 6 (Compiti del responsabile del procedimento).  -
          1. Il responsabile del procedimento:

              a)  valuta,  ai  fini  istruttori,  le  condizioni   di  ammissibilita',  i  requisiti  di   legittimazione   ed   i presupposti  che  siano  rilevanti  per   l'emanazione   di  provvedimento;

              b) accerta di ufficio i fatti, disponendo il compimento degli atti all'uopo necessari, e  adotta  ogni  misura  per l'adeguato e  sollecito  svolgimento  dell'istruttoria.  In particolare, puo' chiedere il rilascio di  dichiarazioni  e la  rettifica  di  dichiarazioni  o   istanze   erronee   o documentali;

              c)  propone  l'indizione  o,  avendone  la  competenza, indice le conferenze di servizi di cui all'art. 14;

              d)  cura  le  comunicazioni,  le  pubblicazioni  e   le notificazioni previste dalle leggi e dai regolamenti;

              e) adotta, ove ne abbia la competenza, il provvedimento  finale, ovvero trasmette gli atti all'organo competente per l'adozione.  L'organo   competente   per   l'adozione   del  provvedimento finale,  ove  diverso  dal  responsabile  del procedimento,  non  puo'   discostarsi   dalle   risultanze dell'istruttoria condotta dal responsabile del procedimento se  non  indicandone  la  motivazione   nel   provvedimento finale.».

              «Art. 7 (Comunicazione di avvio del procedimento). –
1. Ove non sussistano  ragioni  di  impedimento  derivanti  da  particolari esigenze di celerita' del procedimento, l'avvio del procedimento stesso e'  comunicato,  con  le  modalita' previste dall'art. 8, ai soggetti nei confronti  dei  quali il provvedimento finale e'  destinato  a  produrre  effetti diretti ed a quelli che per legge debbono intervenirvi. Ove parimenti  non  sussistano  le   ragioni   di   impedimento predette, qualora da un  provvedimento  possa  derivare  un pregiudizio   a   soggetti   individuati    o    facilmente individuabili,  diversi  dai  suoi   diretti   destinatari, l'amministrazione e' tenuta a fornire loro, con  le  stesse modalita', notizia dell'inizio del procedimento.

              2. Nelle ipotesi di cui  al  comma  1  resta  salva  la facolta'  dell'amministrazione  di  adottare,  anche  prima della effettuazione delle comunicazioni di cui al  medesimo comma 1, provvedimenti cautelari.».

              - Si riporta il testo dell'art. 7 della legge 18 giugno 2009, n. 69 (Disposizioni per  lo  sviluppo  economico,  la semplificazione, la competitivita' nonche'  in  materia  di processo civile):

              «Art.  7  (Certezza dei tempi di conclusione del procedimento). –
1. Alla legge 7 agosto  1990,  n.  241,  e successive  modificazioni,  sono  apportate   le   seguenti modificazioni:

                a) all'art. 1:

              1) al comma 1, dopo  le  parole:  "di  efficacia"  sono  inserite le seguenti: ", di imparzialita'";

              2) al comma 1-ter, dopo le parole: "il  rispetto"  sono inserite le seguenti: "dei criteri e";

                b) l'art. 2 e' sostituito dal seguente:

              "Art. 2 (Conclusione del procedimento).  - 
1.  Ove  il procedimento  consegua  obbligatoriamente  ad   un'istanza, ovvero  debba  essere  iniziato  d'ufficio,  le   pubbliche amministrazioni hanno il  dovere  di  concluderlo  mediante l'adozione di un provvedimento espresso.

              2. Nei casi in  cui  disposizioni  di  legge  ovvero  i         provvedimenti di cui ai commi 3, 4 e  5  non  prevedono  un  termine   diverso,   i   procedimenti   amministrativi   di competenza  delle  amministrazioni  statali  e  degli  enti pubblici nazionali devono concludersi entro il  termine  di trenta giorni.
              3. Con uno o piu' decreti del Presidente del  Consiglio dei ministri, adottati ai  sensi  dell'art.  17,  comma  3,della legge  23  agosto  1988,  n.  400,  su  proposta  dei Ministri competenti e di concerto con  i  Ministri  per  la pubblica  amministrazione  e   l'innovazione   e   per   la semplificazione normativa, sono individuati i  termini  non superiori a novanta giorni entro i quali devono concludersi i procedimenti di competenza delle amministrazioni statali.

          Gli enti pubblici nazionali stabiliscono, secondo i propri          ordinamenti, i termini non superiori a novanta giorni entro i  quali  devono  concludersi  i  procedimenti  di  propria competenza.

              4. Nei casi in cui, tenendo conto della  sostenibilita'   dei   tempi   sotto    il    profilo    dell'organizzazione  amministrativa,  della  natura  degli  interessi   pubblici tutelati e della particolare complessita' del procedimento,          sono indispensabili termini superiori a novanta giorni  per la  conclusione  dei  procedimenti  di   competenza   delle amministrazioni statali e degli enti pubblici nazionali,  i decreti di cui al comma 3 sono adottati su  proposta  anche  dei   Ministri   per   la   pubblica   amministrazione  e          l'innovazione e per la semplificazione normativa  e  previa deliberazione del Consiglio dei  ministri.  I  termini  ivi previsti  non  possono  comunque  superare  i   centottanta giorni, con la sola esclusione dei procedimenti di acquisto  della  cittadinanza  italiana  e  di   quelli   riguardanti         l'immigrazione.

              5.  Fatto   salvo   quanto   previsto   da   specifiche disposizioni normative,  le  autorita'  di  garanzia  e  di vigilanza   disciplinano,   in   conformita'   ai    propri  ordinamenti, i termini di conclusione dei  procedimenti  di rispettiva competenza.

              6.  I  termini  per  la  conclusione  del  procedimento decorrono dall'inizio  del  procedimento  d'ufficio  o  dal ricevimento  della  domanda,  se  il  procedimento  e'   ad iniziativa di parte.

              7. Fatto salvo quanto previsto dall'art. 17, i  termini di cui ai commi 2, 3, 4 e 5 del presente  articolo  possono essere sospesi, per una sola volta e  per  un  periodo  non superiore  a   trenta   giorni,   per   l'acquisizione   di          informazioni o di certificazioni relative a fatti, stati  o qualita'  non  attestati  in  documenti  gia'  in  possesso dell'amministrazione stessa o non direttamente  acquisibili presso altre pubbliche  amministrazioni.  Si  applicano  le disposizioni dell'art. 14, comma 2.

              8. Salvi i casi di silenzio assenso, decorsi i  termini per la conclusione del procedimento, il ricorso avverso  il silenzio dell'amministrazione, ai sensi dell'  art.  21-bis  della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, puo' essere  proposto anche  senza  necessita'  di  diffida   all'amministrazione inadempiente,  fintanto  che  perdura   l'inadempimento   e comunque non oltre un anno dalla scadenza  dei  termini  di cui ai commi 2  o  3  del  presente  articolo.  Il  giudice amministrativo    puo'    conoscere    della     fondatezza dell'istanza.   E'   fatta   salva   la    riproponibilita' dell'istanza di avvio del procedimento ove ne  ricorrano  i presupposti.

              9. La mancata emanazione del provvedimento nei  termini costituisce elemento di valutazione  della  responsabilita' dirigenziale";

                c) dopo l'art. 2 e' inserito il seguente:

              "Art.2-bis (Conseguenze    per    il     ritardo       dell'amministrazione nella conclusione del procedimento). -

          1.  Le  pubbliche  amministrazioni  e  i  soggetti  di  cui all'art. 1, comma 1-ter, sono tenuti  al  risarcimento  del danno ingiusto cagionato in  conseguenza  dell'inosservanza dolosa  o  colposa   del   termine   di   conclusione   del  procedimento.

              2.  Le  controversie  relative   all'applicazione   del presente  articolo  sono  attribuite   alla   giurisdizione esclusiva  del  giudice  amministrativo.  Il   diritto   al risarcimento del danno si prescrive in cinque anni";

                d)  il  comma  5  dell'art.  20  e'  sostituito   dal seguente:
              "5. Si applicano gli articoli 2, comma 7, e 10-bis".

              2. Il rispetto dei  termini  per  la  conclusione  dei procedimenti rappresenta un  elemento  di  valutazione  dei  dirigenti; 
di  esso  si  tiene   conto   al   fine   della corresponsione della retribuzione di risultato. Il Ministro per  la  pubblica  amministrazione  e   l'innovazione,   di concerto con il Ministro per la semplificazione  normativa, adotta le linee di indirizzo per l'attuazione del  presente articolo e per i casi  di  grave  e  ripetuta  inosservanza dell'obbligo di provvedere  entro  i  termini  fissati  per ciascun procedimento.

              3. In sede di prima attuazione  della  presente  legge, gli atti o i provvedimenti di cui ai commi 3, 4 e  5  dell'art. 2 della legge 7 agosto 1990, n. 241,  come  da  ultimo sostituito dal comma 1, lettera b), del presente  articolo, sono adottati entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge. Le disposizioni regolamentari vigenti alla data di entrata in vigore della  presente  legge,  che prevedono  termini  superiori  a  novanta  giorni  per   la conclusione dei procedimenti, cessano di  avere  effetto  a decorrere dalla scadenza  del  termine  indicato  al  primo periodo.   Continuano   ad   applicarsi   le   disposizioni  regolamentari, vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge,  che  prevedono  termini  non  superiori  a  novanta giorni per  la  conclusione  dei  procedimenti.  La          disposizione di cui al comma 2  del  citato  art.  2  della  legge n. 241 del 1990 si applica dallo scadere del  termine di un anno dalla data di entrata in vigore  della  presente legge. Le regioni e gli enti locali si adeguano ai  termini di cui ai commi 3 e 4 del citato art. 2 della legge n.  241 del 1990 entro un anno dalla  data  di  entrata  in  vigore della presente legge.

              4. Per tutti i procedimenti di verifica o autorizzativi concernenti  i  beni  storici,  architettonici,  culturali, archeologici, artistici e  paesaggistici  restano  fermi  i termini stabiliti dal  codice  dei  beni  culturali  e  del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22  gennaio  2004, n.  42.  Restano  ferme  le  disposizioni  di  legge  e  di regolamento vigenti in  materia  ambientale  che  prevedono termini diversi da quelli di cui agli articoli  2  e  2-bis della legge 7 agosto 1990,  n.  241,  come  rispettivamentesostituito e introdotto dal presente articolo.».
              - Si riporta il testo dell'art. 7  del  legislativo  30 luglio 1999,  n.  303  (Ordinamento  della  Presidenza  del Consiglio dei Ministri,  a  norma  dell'articolo  11  della legge 15 marzo 1997, n. 59):

              «Art.  7  (Autonomia  organizzativa).  - 
1.   Per   lo svolgimento delle funzioni istituzionali di cui all'art. 2, e  per  i  compiti  di  organizzazione  e  gestione   delle occorrenti  risorse  umane  e  strumentali,  il  Presidente individua con propri decreti le aree funzionali omogenee da affidare alle strutture in cui si articola il  Segretariato generale.

              2. Con  propri  decreti,  il  Presidente  determina  le strutture della cui attivita' si  avvalgono  i  Ministri  o Sottosegretari da lui delegati.

              3. I decreti di cui ai commi 1 e 2 indicano  il  numero massimo degli uffici in cui si articola ogni Dipartimento e dei servizi  in  cui  si  articola  ciascun  ufficio.  Alla organizzazione interna delle strutture medesime provvedono, nell'ambito  delle  rispettive  competenze,  il  Segretario          generale ovvero il Ministro o Sottosegretario delegato.

              4. Per lo svolgimento di  particolari  compiti  per  il raggiungimento  di   risultati   determinati   o   per   la realizzazione  di  specifici   programmi,   il   Presidente istituisce, con  proprio  decreto,  apposite  strutture  di missione, la cui durata temporanea, comunque non  superiore a quella del Governo che le ha  istituite,  e'  specificata dall'atto istitutivo. Entro trenta  giorni  dalla  data  di entrata  in  vigore   della   presente   disposizione,   il Presidente puo' ridefinire le finalita' delle strutture  di missione gia' operanti: in tale caso si applica  l'articolo 18, comma  3,  della  legge  23  agosto  1988,  n.  400,  e successive modificazioni. Sentiti il Comitato nazionale per la bioetica e  gli  altri  organi  collegiali  che  operano presso la Presidenza, il Presidente, con propri decreti, ne  disciplina le strutture di supporto.

              4-bis.  Per  le  attribuzioni  che  implicano  l'azione unitaria  di  piu'   dipartimenti   o   uffici   a   questi equiparabili, il  Presidente  puo'  istituire  con  proprio decreto     apposite      unita'      di      coordinamento interdipartimentale, il cui  responsabile  e'  nominato  ai sensi dell'articolo 18, comma  3,  della  legge  23  agosto 1988, n. 400. Dall'attuazione del presente comma non devono in ogni  caso  derivare  nuovi  o  maggiori  oneri  per  il bilancio dello Stato.

              5.  Il  Segretario   generale   e'   responsabile   del  funzionamento del Segretariato generale  e  della  gestione delle risorse umane  e  strumentali  della  Presidenza.  Il Segretario generale puo' essere coadiuvato da  uno  o  piu' Vicesegretari  generali.  Per  le  strutture   affidate   a Ministri o Sottosegretari, le responsabilita'  di  gestione competono ai funzionari preposti alle  strutture  medesime, ovvero,  nelle  more  della   preposizione,   a   dirigenti temporaneamente  delegati  dal  Segretario   generale,   su indicazione del Ministro o Sottosegretario competente.

              6. Le disposizioni  che  disciplinano  i  poteri  e  le responsabilita'      dirigenziali      nelle      pubbliche amministrazioni,   con   particolare    riferimento    alla valutazione dei risultati, si applicano alla Presidenza nei limiti e con le modalita'  da  definirsi  con  decreto  del Presidente, sentite  le  organizzazioni  sindacali,  tenuto conto della peculiarita' dei compiti della  Presidenza.  Il Segretario generale e, per le strutture ad essi affidate, i Ministri o Sottosegretari delegati,  indicano  i  parametri organizzativi  e  funzionali,  nonche'  gli  obiettivi   di gestione  e  di  risultato  cui  sono  tenuti  i  dirigenti generali   preposti   alle   strutture   individuate    dal Presidente.

              7. Il Presidente, con  propri  decreti,  individua  gli uffici di diretta collaborazione propri e, sulla base delle relative proposte, quelli dei Ministri senza portafoglio  o sottosegretari  della  Presidenza,  e   ne   determina   la composizione.

              8.     La     razionalita'      dell'ordinamento      e dell'organizzazione  della  Presidenza  e'   sottoposta   a periodica verifica  triennale,  anche  mediante  ricorso  a strutture specializzate pubbliche o private. Il  Presidente informa le Camere dei risultati della verifica. In sede  di prima applicazione del presente  decreto,  la  verifica  e'  effettuata dopo due anni.».

              -  Si  riporta  il  testo  dell'art.  35  del   decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33 (Riordino della disciplina riguardante gli  obblighi  di  pubblicita',  trasparenza  e diffusione  di  informazioni  da  parte   delle   pubbliche amministrazioni):

              «Art.  35  (Obblighi  di  pubblicazione   relativi   ai procedimenti   amministrativi   e   ai   controlli    sulle dichiarazioni sostitutive e  l'acquisizione  d'ufficio  dei dati). –

1. Le pubbliche amministrazioni pubblicano i  dati relativi  alle  tipologie  di   procedimento   di   propria competenza. Per ciascuna  tipologia  di  procedimento  sono  pubblicate le seguenti informazioni:

              a)  una  breve   descrizione   del   procedimento   con indicazione di tutti i riferimenti normativi utili;

              b)      l'unita'       organizzativa       responsabile dell'istruttoria;

              c)  il  nome   del   responsabile   del   procedimento, unitamente ai recapiti telefonici e alla casella  di  posta elettronica istituzionale, nonche', ove diverso,  l'ufficio competente  all'adozione  del  provvedimento  finale,   con l'indicazione  del  nome  del  responsabile   dell'ufficio, unitamente ai rispettivi recapiti telefonici e alla casella di posta elettronica istituzionale;

              d) per i procedimenti ad istanza di parte, gli atti e i documenti  da  allegare  all'istanza   e   la   modulistica necessaria,    compresi     i     fac-simile     per     le autocertificazioni,  anche  se  la  produzione  a   corredo dell'istanza e' prevista da norme di legge,  regolamenti  o atti  pubblicati  nella  Gazzetta  Ufficiale,  nonche'  gli uffici ai quali rivolgersi per informazioni, gli orari e le modalita' di accesso con indicazione degli  indirizzi,  dei recapiti telefonici e delle caselle  di  posta  elettronica istituzionale, a cui presentare le istanze;

              e) le modalita' con le quali  gli  interessati  possono ottenere le informazioni relative ai procedimenti in  corso che li riguardino;

              f) il termine fissato in sede di  disciplina  normativa del procedimento per la conclusione con  l'adozione  di  un provvedimento espresso e ogni altro termine procedimentale          rilevante;

              g)  i  procedimenti  per  i  quali   il   provvedimento dell'amministrazione  puo'   essere   sostituito   da   una dichiarazione dell'interessato, ovvero il procedimento puo' concludersi con il silenzio assenso dell'amministrazione;

              h)  gli   strumenti   di   tutela,   amministrativa   e giurisdizionale,  riconosciuti  dalla   legge   in   favore dell'interessato,  nel  corso  del   procedimento   e   nei confronti del  provvedimento  finale  ovvero  nei  casi  di adozione del provvedimento oltre il termine  predeterminato per la sua conclusione e i modi per attivarli;

              i) il link di accesso al servizio on line, ove sia gia' disponibile  in  rete,  o  i  tempi  previsti  per  la  sua attivazione;

              l)le modalita per  l'effettuazione  dei  pagamenti eventualmente  necessari,  con  le  informazioni   di   cui all'art. 36;

              m) il nome del soggetto a cui e' attribuito, in caso di inerzia, il potere sostitutivo, nonche'  le  modalita'  per attivare  tale  potere,  con   indicazione   dei   recapiti telefonici   e   delle   caselle   di   posta   elettronica istituzionale;

              n) i risultati delle indagini di customer  satisfaction condotte sulla  qualita'  dei  servizi  erogati  attraverso diversi canali, facendone rilevare il relativo andamento.

              2. Le pubbliche amministrazioni non possono  richiedere l'uso di moduli e formulari che non siano stati pubblicati;

          in caso di omessa pubblicazione,  i  relativi  procedimenti possono essere avviati anche in assenza dei suddetti moduli o  formulari.   L'amministrazione   non   puo'   respingere l'istanza  adducendo  il  mancato  utilizzo  dei  moduli  o formulari o la mancata produzione di tali atti o documenti, e deve invitare l'istante a integrare la documentazione  in un termine congruo.

              3. Le pubbliche  amministrazioni  pubblicano  nel  sito istituzionale:

              a)  i  recapiti  telefonici  e  la  casella  di   posta elettronica istituzionale dell'ufficio responsabile per  le attivita'  volte  a  gestire,  garantire  e  verificare  la trasmissione dei dati o l'accesso diretto  agli  stessi  da parte  delle  amministrazioni  procedenti  ai  sensi  degli articoli 43, 71 e  72  del  decreto  del  Presidente  della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445;

              b)  le  convenzioni-quadro  volte  a  disciplinare   le modalita' di accesso ai dati di cui all'art. 58 del  codice dell'amministrazione   digitale,   di   cui   al    decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82;

              c)   le   ulteriori   modalita'   per   la   tempestiva acquisizione d'ufficio dei dati nonche' per lo  svolgimento dei controlli  sulle  dichiarazioni  sostitutive  da  parte  delle amministrazioni procedenti.».

              -  Il  decreto  del  Presidente  della  Repubblica   28  dicembre 2000, n. 445, e  successive  modificazioni  (Testo unico delle disposizioni  legislative  e  regolamentari  in materia di documentazione  amministrativa  -  Testo  A)  e'   pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 20  febbraio  2001,  n.  42, S.O.

              - Il decreto del Presidente della Repubblica  2  agosto 2010, n. 146 (Regolamento recante abrogazione  del  decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 2005,  n.  303, recante l'individuazione dei termini e dei responsabili dei procedimenti amministrativi di competenza del Segretariato generale, ai sensi degli articoli  2  e  4  della  legge  7  agosto  1990,  n.  241),  e'  pubblicato   nella   Gazzetta Ufficiale 8 settembre 2010, n. 210.

              -  Il  decreto  del  Presidente  della  Repubblica   23 dicembre 2005, n. 303 (Regolamento per l'individuazione dei          termini e dei responsabili dei procedimenti  amministrativi di competenza del Segretariato  generale  della  Presidenza del Consiglio dei Ministri, ai sensi degli articoli 2  e  4 della legge 7 agosto 1990, n. 241, modificata  dalla  legge 11 febbraio 2005, n.  15),  e'  pubblicato  nella  Gazzetta Ufficiale 9 marzo 2006, n. 57, S.O.

              - Il decreto del Presidente del Consiglio dei  Ministri 16 luglio 2010, n. 142 (Regolamento riguardante  i  termini di   conclusione   dei   procedimenti   amministrativi   di competenza della Presidenza  del  Consiglio  dei  Ministri, aventi durata superiore ai novanta  giorni,  in  attuazione all'art.  2  della  legge  7  agosto  1990,  n.  241),   e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 6  settembre  2010,  n. 208.

              - Il decreto del Presidente del Consiglio dei  Ministri 16 luglio 2010, n. 143 (Regolamento riguardante  i  termini di   conclusione   dei   procedimenti   amministrativi   di competenza della Presidenza  del  Consiglio  dei  Ministri, aventi  durata  non  superiore  ai   novanta   giorni,   in          attuazione all'art. 2 della legge 7 agosto 1990,  n.  241), e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 6 settembre 2010, n.  208.

              - Il decreto del Presidente del Consiglio dei  Ministri  1° ottobre 2012 (Ordinamento delle strutture generali della          Presidenza del Consiglio dei Ministri), e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 11 dicembre 2012, n. 288.

              -   Il   decreto   del   Ministro   per   la   pubblica          amministrazione  e  l'innovazione  del  12   gennaio   2010          (Approvazione delle linee  di  indirizzo  per  l'attuazione dell'art.  7  della  legge  18  giugno  2009,  n.  69)   e'  pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 1° aprile 2010, n. 76.

              - Si riporta il testo dell'art. 17, commi 3 e 4,  della legge 23 agosto 1988, n. 400 (Disciplina dell'attivita'  di Governo e ordinamento della Presidenza  del  Consiglio  dei          Ministri):

              «Art. 17 (Regolamenti). - (Omissis).

              3. Con decreto  ministeriale  possono  essere  adottati regolamenti nelle materie di competenza del ministro  o  di autorita'  sottordinate  al  ministro,  quando   la   legge espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti, per materie di competenza  di  piu'  ministri,  possono  essere adottati con decreti interministeriali, ferma  restando  la          necessita' di apposita autorizzazione da parte della legge.
          I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono dettare norme contrarie a quelle  dei  regolamenti  emanati dal Governo. Essi debbono essere comunicati  al  Presidente del Consiglio dei ministri prima della loro emanazione.

              4. I regolamenti di cui al comma  1  ed  i  regolamenti ministeriali ed interministeriali,  che  devono  recare  la denominazione di "regolamento", sono adottati previo parere del  Consiglio  di  Stato,  sottoposti  al  visto  ed  alla registrazione della Corte  dei  conti  e  pubblicati  nella Gazzetta Ufficiale.».
          
Note all'art. 1:

              - Per il riferimento all'art. 7, comma 4,  del  decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, si vedano le note  alle
          premesse.

              - Si riporta il testo dell'art. 11 della  citata  legge 23 agosto 1988, n. 400:
              «Art. 11 (Commissari straordinari del Governo). - 1. Al fine  di  realizzare  specifici  obiettivi  determinati  in relazione a programmi o indirizzi deliberati dal Parlamento o dal Consiglio dei ministri o per particolari e temporanee   esigenze di  coordinamento  operativo  tra  amministrazioni statali,  puo'  procedersi  alla   nomina   di   commissari          straordinari del Governo, ferme  restando  le  attribuzioni dei Ministeri, fissate per legge.

              2. La nomina e' disposta  con  decreto  del  Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del  Consiglio dei  ministri,  previa  deliberazione  del  Consiglio   dei ministri.  Con  il  medesimo  decreto  sono  determinati  i compiti del commissario  e  le  dotazioni  di  mezzi  e  di    personale. L'incarico e' conferito per  il  tempo  indicato nel  decreto  di  nomina,  salvo  proroga  o  revoca. Del          conferimento dell'incarico e' data immediata  comunicazione al Parlamento e notizia nella Gazzetta Ufficiale.

              3.   Sull'attivita'   del   commissario   straordinario riferisce al Parlamento il  Presidente  del  Consiglio  dei ministri o un ministro da lui delegato.».

Art. 2
                  Oggetto e ambito di applicazione

  1. Il presente decreto determina, nell'ambito  delle  articolazioni della  Presidenza  del  Consiglio  dei   ministri   individuate   dal precedente  articolo  1,  l'unita'  organizzativa  responsabile   dei procedimenti amministrativi ai sensi dell'articolo 4, comma  1  della legge 7 agosto 1990, n. 241,  e  individua  il  titolare  del  potere sostitutivo previsto dall'articolo 2,  comma  9-bis,  della  medesima legge.

          Note all'art. 2:
              - Per il riferimento agli articoli 2 e 4 della legge  7 agosto 1990, n. 241, si vedano le note alle premesse.


Art. 3
         Unita' organizzativa responsabile del procedimento

  1. L'unita' organizzativa responsabile dell'istruttoria e  di  ogni altro adempimento procedimentale e, se del  caso,  dell'adozione  del provvedimento   finale,   e'   il   servizio    competente    secondo l'articolazione delle strutture generali individuate dal decreto  del Presidente del Consiglio dei ministri 1° ottobre 2012 e  dai  decreti attuativi  di  organizzazione  di  cui  all'articolo  7  del  decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303.

  2.  L'articolazione  delle  strutture  generali  di  cui  al  comma precedente e' pubblicata sul sito  internet  del  Governo,  ai  sensi dell'articolo 13 del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, a cura di  ogni  singola  Struttura  generale  che  assicura,  altresi',  il costante aggiornamento dei dati pubblicati di propria competenza.

  3. In caso di inosservanza dell'adempimento di pubblicazione di cui al comma 2, si applicano le sanzioni  relative  alla  responsabilita' dirigenziale previste dall'articolo 46  del  decreto  legislativo  14 marzo 2013, n. 33.
         
Note all'art. 3:

              - Per il riferimento all'art. 7 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, si vedano le note alle premesse.

              - Si riporta il testo degli articoli 13 e 46 del citato decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33:

              «Art.  13  (Obblighi   di   pubblicazione   concernenti     l'organizzazione delle pubbliche amministrazioni). - 1.  Le pubbliche amministrazioni  pubblicano  e   aggiornano   le          informazioni   e   i   dati    concernenti    la    propria organizzazione, corredati dai documenti anche normativi  di riferimento.  Sono  pubblicati,  tra  gli  altri,  i   dati relativi:
              a) agli organi di indirizzo politico e  di amministrazione  e  gestione,   con   l'indicazione   delle rispettive competenze;
              b) all'articolazione degli uffici, le competenze  e  le risorse a disposizione di ciascun ufficio, anche di livello dirigenziale   non   generale,   i   nomi   dei   dirigenti responsabili dei singoli uffici;

          c) all'illustrazione in  forma  semplificata,  ai  fini della piena accessibilita'  e  comprensibilita'  dei  dati, dell'organizzazione     dell'amministrazione, mediante l'organigramma o analoghe rappresentazioni grafiche;

              d) all'elenco dei  numeri  di  telefono  nonche'  delle          caselle di posta elettronica istituzionali e delle  caselle di posta elettronica certificata dedicate, cui il cittadino possa rivolgersi per qualsiasi richiesta inerente i compiti istituzionali.».

              «Art. 46 (Violazione degli obblighi  di  trasparenza  -  Sanzioni). 

-  1.   L'inadempimento degli obblighi di  pubblicazione previsti dalla normativa vigente o la mancata predisposizione del Programma triennale per la trasparenza e l'integrita' costituiscono elemento di valutazione  della responsabilita' dirigenziale,    eventuale    causa    di  responsabilita' per danno all'immagine dell'amministrazione e sono comunque valutati ai fini della corresponsione della retribuzione di  risultato  e  del  trattamento  accessorio collegato alla performance individuale dei responsabili.

              2.  Il  responsabile  non  risponde  dell'inadempimento  degli obblighi  di  cui  al  comma  1 se  prova che  tale inadempimento e' dipeso da causa a lui non imputabile.».

Art. 4
                    Responsabile del procedimento

  1. Il  responsabile  del  procedimento  e'  il  dirigente  preposto all'unita' organizzativa di livello dirigenziale non generale di  cui al precedente articolo 3, ovvero persona da  lui  delegata  con  atto scritto. Per esigenze organizzative, il responsabile del procedimento puo' essere individuato nel dirigente  preposto  all'Ufficio  o  alla Struttura generale.

  2. Il responsabile del procedimento,  cosi'  come  individuato  nel comma 1, esercita i compiti contemplati dall'articolo 6  della  legge n. 241 del 1990, e successive modificazioni, e svolge tutte le  altre attribuzioni indicate nelle disposizioni organizzative e di servizio.

  3. Il nominativo del responsabile del procedimento di cui al  comma 1,  unitamente  al  recapito  telefonico  e  alla  casella  di  posta elettronica istituzionale, e' pubblicato, ai sensi  dell'articolo  35 del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, sul sito  internet  del Governo a cura di ogni singola  Struttura  generale  nel  cui  ambito rientrano le competenze della unita' organizzativa  responsabile  del procedimento ed e' comunicato ai soggetti di cui all'articolo 7 della legge n. 241 del 1990 e, a richiesta, a chiunque vi abbia  interesse.

Ogni singola  Struttura  generale  assicura,  altresi',  il  costante aggiornamento dei dati pubblicati di propria competenza.

  4. In caso di inosservanza dell'adempimento di pubblicazione di cui al comma 3, si applicano le sanzioni  relative  alla  responsabilita' dirigenziale previste dall'articolo 46  del  decreto  legislativo  14 marzo 2013, n. 33.
          Note all'art. 4:
              - Per il riferimento all'art. 6 della  legge  7  agosto 1990 n. 241, si vedano le note alle premesse.
              - Per il riferimento all'art. 7 della  legge  7  agosto 1990 n. 241, si vedano le note alle premesse.
              -  Per  il  riferimento   all'art.   35   del   decreto  legislativo 14 marzo 2013, n. 33, si vedano  le  note  alle           premesse.


Art. 5
                   Titolare del potere sostitutivo
  1.  In  caso  di  inerzia  nella   conclusione   del   procedimento amministrativo,  il  titolare   del   potere   sostitutivo   previsto dall'articolo  2,  comma  9-bis  della  legge  n.  241  del  1990,  e successive modificazioni, e' il dirigente  generale  da  cui  dipende l'unita'  organizzativa  di   livello   dirigenziale   non   generale responsabile del procedimento.

  2. Nel caso in cui, per esigenze organizzative, il procedimento sia posto in  carico  al  responsabile  dell'Ufficio  o  al  responsabile apicale della Struttura generale, il potere  sostitutivo  di  cui  al comma precedente e' esercitato, rispettivamente, nel primo caso,  dal responsabile apicale della Struttura generale, nel secondo caso,  dal Segretario generale o suo delegato.

  3. Il nominativo del titolare del  potere  sostitutivo  di  cui  ai commi precedenti, nonche' le  modalita'  per  attivare  tale  potere, unitamente al recapito telefonico e alla casella di posta elettronica istituzionale, sono pubblicati, in relazione  all'articolo  2,  comma 9-bis della legge 7 agosto 1990, n. 241 ed ai sensi dell'articolo  35 del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, sul sito  internet  del Governo a cura di ogni singola  Struttura  generale  nel  cui  ambito rientrano le competenze della unita' organizzativa  responsabile  del procedimento, che assicura, altresi', il costante  aggiornamento  dei dati pubblicati di propria competenza.

  4. In caso di inosservanza dell'adempimento di pubblicazione di cui al comma 3, si applicano le sanzioni  relative  alla  responsabilita' dirigenziale previste dall'articolo 46  del  decreto  legislativo  14 marzo 2013, n. 33.

          Note all'art. 5:
              - Per il riferimento all'art.  2,  comma  9-bis,  della Legge 7 agosto 1990  n.  241,  si  vedano  le note  alle premesse.
              -  Per  il  riferimento   all'art.   46   del   decreto legislativo 14  marzo  2013,  n.  33,  si  vedano  le  note           all'art. 3.

Art. 6
                           Altre strutture

  1. Nell'ambito delle Strutture di missione  e  delle  Strutture  di supporto ai Commissari straordinari del Governo, il responsabile  del procedimento  e'  il  responsabile  posto  a  capo  delle   Strutture medesime, ovvero persona da lui delegata con atto scritto.

  2. Per le Strutture di missione, il titolare del potere sostitutivo previsto dall'articolo 2, comma 9-bis della legge n. 241 del 1990,  e successive modificazioni, e' il responsabile della Struttura generale della Presidenza del Consiglio dei ministri presso cui  la  Struttura di missione sia  istituita  o  operi,  ovvero,  in  mancanza  di  una Struttura generale di  riferimento,  il  Segretario  generale  o  suo delegato.

  3. Per le Strutture di  supporto  ai  Commissari  straordinari  del Governo, il titolare del potere sostitutivo previsto dall'articolo 2, comma 9-bis della legge n. 241 del 1990, e successive  modificazioni, e' il Segretario generale o suo delegato.

  4. Il nominativo del responsabile del procedimento e  del  titolare del potere  sostitutivo  di  cui  ai  commi  precedenti,  nonche'  le modalita'  per  attivare  il  potere   sostitutivo,   unitamente   ai rispettivi recapiti telefonici e alle  rispettive  caselle  di  posta elettronica istituzionale sono pubblicati, in relazione agli articoli 2, comma 9-bis, e 4, della legge 7 agosto 1990, n. 241, ed  ai  sensi dell'articolo 35 del decreto legislativo 14 marzo 2013,  n.  33,  sul sito internet del Governo, a cura delle singole Strutture di missione e delle Strutture di supporto ai Commissari straordinari del  Governo che  assicurano,  altresi',  il  costante  aggiornamento   dei   dati pubblicati di propria competenza.

  5. L'articolazione delle Strutture di missione e delle Strutture di supporto ai Commissari straordinari del  Governo  e'  pubblicata  sul sito internet istituzionale del Governo, ai  sensi  dell'articolo  13 del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, a cura di ogni  singola Struttura che assicura, altresi', il costante aggiornamento dei  dati pubblicati di propria competenza.

  6. In caso di inosservanza dell'adempimento di pubblicazione di cui ai  commi  4  e  5,  si   applicano   le   sanzioni   relative   alla responsabilita' dirigenziale previste dall'articolo  46  del  decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33.

  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di  osservarlo  e  farlo osservare.

    Roma, 8 giugno 2015
                          p. Il Presidente del Consiglio dei ministri
                                  Il Sottosegretario di Stato        
                                          De Vincenti                
Visto, il Guardasigilli: Orlando
Registrato alla Corte dei conti il 1° luglio 2015 Ufficio controllo atti P.C.M. Ministeri giustizia  e  affari  esteri, reg.ne - prev. n. 1742
          
Note all'art. 6:
              - Per il riferimento all'art.  2,  comma  9-bis,  della legge 7  agosto  1990  n.  241,  si  vedano  le  note  alle          premesse.
              -  Per  il  riferimento   all'art.   35   del   decreto  legislativo 14 marzo 2013, n. 33, si vedano  le  note  alle           premesse.
              -  Per  il  riferimento   all'art.   13   del   decreto legislativo 14  marzo  2013,  n.  33,  si  vedano  le  note          all'art. 3.
              -  Per  il  riferimento   all'art.   46   del   decreto legislativo 14  marzo  2013,  n.  33,  si  vedano  le  note  all'art. 3.



















Il luogo della strage in cui nel 1992 morì il giudice Falcone con la moglie e la scorta è associato, nel nostro immaginario, agli orrori di Cosa Nostra. Eppure è un posto in cui il turismo sta per essere rilanciato
di Marco Perillo
«Vestiti da operai, i killer della mafia misero il tritolo lì, in quel sottopassaggio. Di fronte, sulla collina, in quella casetta dove oggi c’è la scritta ‘No mafia’, Brusca e gli altri aspettarono che passasse Falcone: proveniva dal vicino aeroporto. Azionarono il telecomando, sbagliando di qualche secondo la tempistica. Balzò in aria la macchina della scorta, che andò a finire in un terreno duecento metri più avanti. Noi eravamo a mare, era già fine maggio. In un primo momento pensammo a un attentato all’Italcementi. Dopo aver superato il panico, abbiamo fatto una corsa e siamo arrivati sul luogo della strage. L’autostrada Palermo-Trapani era distrutta, tagliata in due. Falcone e la moglie erano nella macchina. Abbiamo visto i ragazzi della scorta carbonizzati. Falcone fu trasportato all’ospedale dopo circa un’ora. Era lui a guidare l’automobile; l’autista, che era seduto dietro, se la cavò. Per tanti anni abbiamo atteso la verità».
A parlare è l’attivista e giornalista Pino D’Angelo, testimone oculare della strage di Capaci. Lui in quel luogo di mare coi monti color granito a ridosso e un cielo carico, impreziosito dalla piccola Isola delle Femmine a largo, c’è nato. E ha potuto toccare con mano come in quel maledetto 23 maggio del 1992 il paradiso tutt’intorno si tramutò in inferno. Oggi, allo sbocco dello svincolo di Capaci dell’A29, c’è un’alta stele commemorativa color ocra, con l’effigie della Repubblica. Chiari, in come un pugno al petto, sono impressi in nomi di chi quel giorno per mano di Cosa Nostra perse la vita: Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Rocco Dicillo, Antonino Montinaro e Vito Schifani. Al di sotto di quella stele, una perenne corona di fiori e tanti messaggi lasciati su foglietti, a inneggiare alla libertà e alla legalità. C’è un sicomoro, piantato poco dopo quell’orrore. Adesso è alto, fecondo, e sarà il perno di un vero e proprio giardino della memoria che sarà realizzato entro un anno, insieme con un anfiteatro in legno.
Basterebbe solo questo luogo, di straziante dolore e bellezza per far capire che siamo in Sicilia. Una Sicilia con tutte le sue contraddizioni, con una storia dolorosa ma con grandi speranze. E una di queste, oggi, risiede proprio nel turismo. Che, diversamente da quanto si possa pensare, può toccare luoghi tragici come Capaci. E valorizzarli, farli riscoprire sotto un’ottica diversa, quella del “ciò che inferno non è”, parafrasando il titolo dell’ultimo romanzo del palermitano Alessandro D’Avenia su don Puglisi. C’è chi questo concetto lo ha capito e si sta rimboccando le maniche. Parliamo del progetto di Country Side Tour (www.countrysydetour.it) dell’associazione Terradamare. Grazie a una spesa oculata dei fondi europei, l’opportunità è promuovere il patrimonio paesaggistico e naturalistico di territori isolani considerati «minori» come Capaci e, sull’altro versante di Palermo, Altavilla Milicia. Mente e cuore del progetto sono Luigi Amato, consigliere del GAL Golfo di Castellammare, e la presidente Anna Maria Ulisse. «Cerchiamo di far rinascere questi territori che nulla hanno da invidiare alle altre località – raccontano – mettendo a frutto 450mila euro ricevuti dalla Ue. Per un turismo diverso, non solo balneare, più rispettoso dell’ambiente, creando anche posti di lavoro non limitati ai mesi estivi».
In effetti è così. A Capaci e nel limitrofo borgo di pescatori di Isola delle Femmine il mare è protagonista. Non a caso questi sono i luoghi di villeggiatura dei palermitani, fatti di lidi e spiagge lunghissime dall’acqua cristallina. Poco da invidiare alla ben più celebre San Vito Lo Capo, con numerosi punti di ristoro in cui assaggiare succulente specialità come la cassata al forno (una sorta di pastiera ripiena di ricotta e gocce di cioccolato) oppure le tipiche polpettine di sarde, accompagnate dagli immancabili sfincioni e panelle.
Non mancano, nei dintorni montuosi, i luoghi della devozione come una delle quattro grotte di Santa Rosalia, l’eremita medievale di Palermo assurta a santa per aver placato la peste nel ‘600. La più celebre è sul monte Pellegrino, decantata anche da Goethe nel suo «Viaggio in Italia», ma questa, più piccola, è altrettanto suggestiva, arredata da un piccolo altare e da una nicchia nella quale una statua della santa è distesa con la testa reclinata ed il mento poggiato.
A Capaci, il cui patrono è Sant’Erasmo, il principale complesso di monumenti si trova nel centro storico, in piazza Matrice, attorno alla quale sorgono la chiesa madre, la fontana con lapide e l’antico palazzo Pilo.
Tappa gastronomica obbligatoria è il ristorante Torrealta di Girolamo Mannino, piccola oasi del gusto in una struttura del primo Novecento che funse da macchina dell'acqua, di proprietà del nobile Oliveri. Mannino, dopo un’esperienza a grandi livelli a New York è tornato in Sicilia puntando sul cucina internazionale e cura del dettaglio.
Da queste parti ci tengono molto a far cambiare l’idea di Capaci nell’immaginario collettivo. Non solo un luogo di lutto e dolore, dove l’uomo ha smarrito se stesso, ma anche uno scrigno di sogni come tanti altri posti in Sicilia in cui pensare che la bellezza ci salverà.
fonte il mattino
DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 8 giugno 2015, n. 184 ACCESSO AGLI ATTI, Conferenze Servizi, DECRETO PRESIDENTE DEL CONSIGLIO 184 8 GIUGNO 2015, LEGGE 241 7 AGOSTO 1990, POTERE SOSTITUTIVO, RESPONSABILE PROCEDIMENTO,

Nessun commento: