L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























domenica 31 marzo 2019

2019 29 MARZO TAR PALERMO N. 00922/2019 REG.PROV.COLL N. 03937/2015 REG.RIC.ricorso 3957 2015 DINIEGO LICENZA EDILIZIA 10 5 OTTOBRE 2015

2019 29 MARZP TAR PALERMO N. 00922/2019 REG.PROV.COLL N. 03937/2015 REG.RIC.ricorso 3957 2015 DINIEGO LICENZA EDILIZIA 10 5 OTTOBRE 2015 Pubblicato il 29/03/2019
N. 00922/2019 REG.PROV.COLL.
N. 03937/2015 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione Seconda)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 3937 del 2015, proposto da
Claudio Caruso, rappresentato e difeso dall'avvocato Danilo Giracello, con domicilio digitale come da indirizzo PEC risultante dal registro tenuto presso il Ministero della Giustizia, e con domicilio fisico presso il suo studio sito in Palermo, via E. Fermi 58; 
contro
Comune di Isola delle Femmine in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avvocato Alessandro Savoca, con domicilio digitale come da indirizzo PEC risultante dal registro tenuto presso il Ministero della Giustizia, e con domicilio fisico presso il suo studio sito in Palermo, via L. Da Vinci n. 94; 
per l'annullamento
- del provvedimento di diniego di concessione edilizia n. 10 del 05/10/2015, notificato l'8/10/2015, in relazione alla denuncia di inizio attività (D.I.A.) prot. 14612 del 23/10/2014 per l’ampliamento di un edificio sito in Isola della Femmine, al catasto al foglio 3 particella 2005, realizzato in forza della concessione edilizia n. 32 del 06/10/1998, mediante realizzazione di un corpo di fabbrica con struttura in cemento armato, costituito da un piano seminterrato e da un piano fuori terra, adiacente alla costruzione esistente.
- della comunicazione di avvio del procedimento trasmessa al ricorrente il 07/08/2015 prot. n. 9951; - di ogni altro atto connesso, presupposto e/o consequenziale.


Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Isola delle Femmine;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 21 marzo 2019 il cons. Nicola Maisano e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO
Con ricorso notificato in data 7 dicembre 2015, e depositato il successivo 11 dicembre, il ricorrente ha impugnato i provvedimenti indicati in epigrafe articolando svariate censure di violazione di legge ed eccesso di potere e sostenendo che a seguito della scadenza dello strumento urbanistico attuativo, per decorrenza dei termini di efficacia, sono venuti meno i vincoli esistenti sul terreno del ricorrente, con la conseguenza che trovano applicazione gli indici di fabbricabilità dettati per la zona dal p.r.g.; da ciò deriverebbe la piena ammissibilità dell’intervento edilizio che il ricorrente intende realizzare e l’illegittimità della determinazione assunta dal Comune resistente che ritiene ancora efficaci i vincoli disposti con una strumento attuativo che ha ormai perduto efficacia.
Sarebbe inoltre inapplicabile, riguardando fattispecie diverse, l’art. 17, comma 3, della legge n. 1150/1942, la cui disciplina è stata richiamata nel provvedimento impugnato; la determinazione assunta sarebbe in contrasto con quanto statuito nella sentenza di questo Tribunale n. 1986/2015 del 29 luglio 2015, passata in giudicato; il provvedimento impugnato sarebbe illegittimo in quanto frutto dell’errata confusione tra l’indice di densità territoriale e quello fondiario, giungendo conseguentemente ad errate conclusioni sull’intervento edilizio in questione; le conclusioni a cui giunge il comune sarebbero comunque frutto di un’errata ed incompleta istruttoria che l’avrebbe condotto a travisare i fatti per cui è causa; non avrebbe dato adeguato rilievo agli apporti procedimentali presentati dal ricorrente; il provvedimento impugnato infine perpetrerebbe una disparità di trattamento rispetto al comportamento assunto in casi simili.
Si è costituito il Comune di Isola delle Femmine che, con scritti difensivi ha replicato alle argomentazioni sviluppate in ricorso chiedendone il rigetto.
Con rispettive memorie le parti in causa hanno diffusamente sviluppato le rispettive posizioni e, alla pubblica udienza fissata per la sua discussione, il ricorso è stato posto in decisione.
DIRITTO
Il ricorso è infondato alla stregua di quanto verrà precisato.
Il provvedimento impugnato è ancorato su due autonome ragioni: per un verso il Comune di Isola delle Femmine ritiene che, in applicazione dell’art. 17 della legge n. 1150/1942, l’edificazione nelle zone in cui ha perduto efficacia un piano particolareggiato, per scadenza di termini, è comunque soggetta alla disciplina prevista dal terzo comma di detto articolo; per altro verso ritiene che l’edificazione prevista dal ricorrente sfora il limite di densità ammessa nella zona dal p.r.g. e dalla legge reg. n. 78/1976.
Il ricorrente sostiene che, diversamente da quanto ritenuto dal Comune, alla fattispecie per cui è causa, è inapplicabile la disciplina dettata dall’art. 17 della legge n. 1150/1942, e che, alla scadenza dei vincoli previsti dal piano particolareggiato, l’edificazione deve ritenersi consentita nei limiti previsti dal vigente p.r.g.
Ritiene il Collegio che l’art. 17 richiamato nel provvedimento impugnato non trovi diretta applicazione nella vicenda per cui è causa, nei sensi che verranno precisati, come sembra invece ritenere il Comune di Isola delle Femmine.
Pur essendo evidente lo sforzo compiuto da tale amministrazione al fine di evitare che la zona in considerazione possa essere soggetta ad una indiscriminata edificazione privata, a scapito della creazione di spazi pubblici che garantiscono un equilibrato sviluppo urbanistico del territorio, dalla piana lettura del terzo comma dell’art. 17 della legge n. 1150/1942, non può non pervenirsi alla conclusione che tale norma non preveda una sorta di indiscriminata ultrattività dei vincoli derivanti da un piano particolareggiato scaduto, ma che ha un ambito di applicazione più circoscritto.
In forza di tale norma i privati possono attuare le previsioni di singoli sub - comparti di un piano particolareggiato scaduto, di cui abbiano la disponibilità (nel rispetto di quanto previsto anche con riguardo alle aree di infrastrutture e servizi), in assenza dell’intervento sostitutivo del Prefetto, previsto dal secondo comma, attraverso l’approvazione del relativo progetto da parte del consiglio comunale; mentre tale previsione di legge non riguarda il rilascio di singole concessioni edilizie che non potranno che essere assentite in conformità alle previsioni contenute nel p.r.g., per la specifica area che viene in rilievo.
Non sarebbe però corretto affermare che nella fattispecie che viene in rilievo non potesse, in nessun caso, trovare applicazione il particolare meccanismo previsto dall’art 17, comma 3, legge n. 1150/1942; è invece vero che tale disposizione non trova applicazione in relazione alla specifica istanza avanzata dal ricorrente, volta non alla realizzazione di un sub comparto, ma ad ottenere un singolo permesso di costruire.
Ciò posto, il Comune investito della questione avrebbe dovuto esitare l’istanza del ricorrente tenendo conto di quanto indicato nel p.r.g., che subordina la possibilità di rilasciare singole concessioni edilizie alla esistenza di uno strumento urbanistico attuativo (l’art. 13 delle NTA, per le zone C2, rinvia alle condizioni stabilite dal precedente art. 12 per le zone C1, e quindi anche alla necessità di un previo strumento urbanistico attuativo) e al rispetto degli indici di fabbricabilità ivi previsti.
Con riguardo a tali indici di fabbricabilità, il Collegio invece non condivide la ricostruzione operata da parte ricorrente.
In primo luogo appare utile rilevare che l’indice di 0,75 mc./mq. deriva direttamente dall’art. 15 della legge reg. n. 78/1976, disposizione che - quanto meno in mancanza della vigenza di uno strumento attuativo di zona, e quindi in caso di isolati permessi di costruire - non può che fare riferimento al volume di ciascuna singola costruzione da autorizzare, in rapporto all’estensione del terreno in cui ricade, venendo diversamente frustrata la ratio di tutela naturalistica ed ambientale a cui è ispirata; e tale considerazione è già sufficiente a determinare la legittimità del diniego impugnato.
E’ poi evidente che il piano regolatore del Comune di Isola delle Femmine, nel rispetto del principio di gerarchia delle fonti, ha inteso conformarsi alla previsione di legge, ribadendone il vincolo, e quindi nello stesso senso deve essere interpretato quanto ivi disposto.
In definitiva la ricostruzione del ricorrente potrebbe astrattamente essere utile a giustificare uno strumento urbanistico attuativo che rispetti nel suo complesso l’indice di fabbricabilità indicato, e non in relazione alle singole costruzioni previste; ma non rileva con riguardo ad una singola costruzione, realizzata al di fuori della previsione di uno strumento attuativo (anche qualora non fosse vietata dalla già richiamata specifica disciplina prevista dalle richiamate NTA), che non potrebbe in ogni caso essere legittimamente realizzata oltre il limite di densità previsto, al fine di non compromettere l’ordinato assetto futuro della zona.
In conclusione, quand’anche non esistesse il limite di densità edilizia stabilito per legge, quand’anche fosse ammissibile la realizzazione di un edificio al di fuori di uno strumento urbanistico attuativo, diversamente da quanto indicato nelle NTA, e quand’anche fosse corretta l’interpretazione data in ricorso al limite di densità stabilito nelle NTA, al fine di non pregiudicare l’ordinato sviluppo urbanistico della zona, un isolato permesso di costruire non potrebbe essere accordato oltre i limiti di densità dettati, seppur con riferimento all’intera zona territoriale.
In conclusione il ricorso è infondato e deve essere respinto.
Le spese di lite seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Condanna il ricorrente al pagamento delle spese di lite, comprensive di onorari e spese anche generali, in favore del Comune di Isola delle Femmine, che liquida in complessivi €. 2.000,00, oltre IVA e c.p.a.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 21 marzo 2019 con l'intervento dei magistrati:
Cosimo Di Paola, Presidente
Nicola Maisano, Consigliere, Estensore
Francesco Mulieri, Primo Referendario




L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Nicola MaisanoCosimo Di Paola
IL SEGRETARIO


https://www.giustizia-amministrativa.it/web/guest/dcsnprr?p_p_id=GaSearch_INSTANCE_2NDgCF3zWBwk&p_p_state=normal&p_p_mode=view&_GaSearch_INSTANCE_2NDgCF3zWBwk_javax.portlet.action=searchProvvedimenti&p_auth=RZBQY6Yn&p_p_lifecycle=0
Art. 17. Validita' dei piani particolareggiati. Decorso il termine stabilito per la esecuzione del piano particolareggiato questo diventa inefficace per la parte in cui non abbia avuto attuazione, rimanendo soltanto fermo a tempo indeterminato l'obbligo di osservare nella costruzione di nuovi edifici e nella modificazione di quelli esistenti gli allineamenti e le prescrizioni di zona stabiliti dal piano stesso. Ove il Comune non provveda a presentare un nuovo piano per il necessario assetto della parte di piano particolareggiato che sia rimasta inattuata per decorso di termine, la compilazione potra' essere disposta dal prefetto a norma del secondo comma dell'art. 14. /*((Qualora, decorsi due anni dal termine per l'esecuzione del piano particolareggiato, non abbia trovato applicazione il secondo comma, nell'interesse improcrastinabile dell'Amministrazione di dotare le aree di infrastrutture e servizi, il comune, limitatamente all'attuazione anche parziale di comparti o comprensori del piano particolareggiato decaduto, accoglie le proposte di formazione e attuazione di singoli sub-comparti, indipendentemente dalla parte restante del comparto, per iniziativa dei privati che abbiano la titolarita' dell'intero sub-comparto, purche' non modifichino la destinazione d'uso delle aree pubbliche o fondiarie rispettando gli stessi rapporti dei parametri urbanistici dello strumento attuativo decaduti. I sub-comparti di cui al presente comma non costituiscono variante urbanistica e sono approvati dal consiglio comunale senza l'applicazione delle procedure di cui agli articoli 15 e 16))*/. (19)
3. Qualora, decorsi due anni dal termine per l'esecuzione del piano particolareggiato non abbia trovato applicazione il secondo comma nell'interesse improcrastinabile dell'Amministrazione di dotare le aree di infrastrutture e servizi, il comune, limitatamente all'attuazione anche parziale di comparti o comprensori del piano particolareggiato decaduto, accoglie le proposte di formazione e attuazione di singoli sub-comparti, indipendentemente dalla parte restante del comparto, per iniziativa dei privati che abbiano la titolarità dell'intero sub-comparto, purché non modifichino la destinazione d'uso delle aree pubbliche o fondiarie rispettando gli stessi rapporti dei parametri urbanistici dello strumento attuativo decaduti. I sub-comparti di cui al presente comma non costituiscono variante urbanistica e sono approvati dal consiglio comunale senza l'applicazione delle procedure di cui agli articoli 15 e 16.(comma aggiunto dall'articolo 5, comma 8-bis, legge n. 106 del 2011)





DINIEGO DI CONCESSIONE IN SANATORIA N.07 del 24/04/2012
Il Responsabile del III Settore
· Vista l’istanza di Sanatoria Edilizia presentata ai sensi del D.L. 30 settembre 2003 n. 269 in data 07/12/04, prot. n. 14233, dalla Sig.ra Bellis Ernesta, nata a Sacile (PN) il 04/03/1914, residente a Padova, via A. Ampere n. 82, C.F.: BLLRST14C44H657Z, comprendente due sub-istanze:
1. Istanza progr. 01 per la realizzazione di un fabbricato a solo piano terra per civile abitazione avente una superficie utile di mq. 27,00 in viale dei
Saraceni su terreno censito al N.C.T. al F. 3 part. 1766 sub 2;
2. Istanza progr. 02 per la realizzazione di un fabbricato a solo piano terra per civile abitazione avente superficie utile di mq.25,00 in viale dei Saraceni su terreno censito al N.C.T. al F. 3 part. 1766 sub 3;
· Considerato che la sig.ra Bellis Ernesta, sopra generalizzata, risulta deceduta in Isola delle Femmine il 19/08/11 e pertanto gli eredi risultano essere i figli
CARUSO DANIELE nato a Palermo il 23/02/1951 ed ivi residente in via Polara n. 97 c. f.: CRS DNL 51B23 G273M, e CARUSO CLAUDIO nato a Palermo il 13/11/1952 e residente a Padova in via A. Ampere n. 82, c.f.: CRS CLD 52S13 G273Z;
· Visti gli atti tecnico progettuali allegati alla domanda;
· Viste le dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà, rese ai sensi del D.P.R. 445/2000, nelle quali la sig. Bellis Ernesta, sopra generalizzata, dichiara che le opere oggetto di istanza di sanatoria prot. n. 14233 del 07/12/04, progr. 01 e 02 sono state realizzate alla data del 10/01/03;
· Accertato, sulla base dei riscontri effettuati da questo ufficio sulla cartografia acquisita dall’Assessorato Territorio e Ambiente ed in particolare Carta Numerica Regionale Foglio 5940310 – Ripresa aerea Agosto 2004 e quindi in epoca successiva al 31/03/2003 indicato dal comma 25 dell’art. 32 D.L. 269/2003 quale termine per l’ultimazione delle opere abusive suscettibili di sanatoria, che il terreno sito in viale dei Saraceni del Comune di Isola delle Femmine ed individuato in catasto al foglio 3 particella 1766 sul quale sono state realizzate le opere abusive oggetto dell’istanza di sanatoria prot. n° 14233 del 07/12/2004, alla data della ripresa aerea (agosto 2004) era libero da fabbricati e/o costruzioni;
· Ritenuto, pertanto, pacificamente acclarato che alla data del 31/03/2003 le opere abusive in oggetto specificate non erano state né iniziate, né tanto meno
ultimate e che conseguentemente per le stesse non sussistono i presupposti di fatto e di diritto previsti dalla legge per l’ammissibilità a sanatoria, ed in particolare quello della ultimazione delle opere entro il termine legislativamente previsto;
· Vista la richiesta di notifica provvedimento del 07/03/2012, prot. n. 0003590 a carico di Caruso Daniele, e l’ulteriore richiesta di notifica provvedimento del 07/03/2012 prot. n. 0003591, a carico di Caruso Claudio;
· Considerato che il Preavviso di Diniego di Concessione Edilizia in Sanatoria ai sensi dell’art. 11 bis, comma 1 della L.R. n. 10/91, del 07/03/2012 prot. n. 0003589, è stato regolarmente notificato al Sig. Caruso Claudio, sopra generalizzato, in data 15/03/12 secondo le modalità previste dall’art. 140c.p.c. dall’ufficio messi del comune di Padova, ed al sig. Caruso Daniele, sopra generalizzato, in data 15/03/12 regolarmente notificato all’interessato dall’ufficio messi del comune di Palermo;
· Rilevato che entro il termine assegnato per la presentazione di osservazioni, è pervenuta in data 23/03/12, prot. n. 4432, da parte della ditta Caruso Daniele,
sopra generalizzato, una richiesta di archiviazione del procedimento per decorrenza dei termini;
· Considerato che nelle osservazioni fatte pervenire dalla ditta Caruso Daniele non è contenuto alcun elemento utile a superare i motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza di condono, limitandosi l’interessato a ritenere che “le motivazioni ostative addotte da questo Ufficio Tecnico siano frutto di errore”;
· Accertato, tuttavia, che le opere realizzate abusivamente per le quali è stata richiesta la relativa legittimazione, non risultano suscettibili di sanatoria in quanto per le stesse non sussistono i presupposti di fatto e di diritto previsti dalla legge per l’ammissibilità a sanatoria ed in particolare i quanto: 
a) non è verificata la condizione del completamento al rustico delle opere abusive entro la data del 31/03/2003 termine previsto dal comma 25 dell’art. 32 D.L. 269/2003; 
b) le opere abusive sono comunque non suscettib ili di sanatoria in quanto rientrano nell’ipotesi di insanabilità di cui all’art. 32 comma 27 lettera  d) D.L. 269/2003 trattandosi di opere abusive non conformi allo strumento urbanistico realizzate in area soggetta a vincolo paesaggistico imposto prima della esecuzione dell’abuso; 
c) le opere abusive non sono comunque sanabili in quanto realizzate in area soggetta a vincolo assoluto di in edificabilità operante ope legis in forza dell’art. 15 lett. a) L.R. 78/76;
· Visto l’art. 32, comma 25, del D. L. 30 settembre 2003, n. 269 convertito con modificazioni dalla L. 24 novembre 2003 n. 326;
· Rilevato che gli immobili risultano censiti al N.C.E.U. del Comune di Isola delle Femmine al foglio n. 3 particella 2314, sub 1 (corte), sub. 2 e sub 3;
· Vista la Legge 28 febbraio 1985 n. 47 recepita dalla L.R. n. 37/85 e ss.mm.ii.;
· Visto l’art. 32 della Legge 30 settembre 2003 n. 326;
· Visto l’art. 15 lett. a) L.R. 78/76;
· Visto l’art. 24 della L.R. 5 novembre 2004 n. 15;
· Visto l’art. 107 del D. Lgs del 18 agosto 2000 n. 267;
· Visti gli strumenti urbanistici comunali vigenti;
DENEGA
· La concessione edilizia in sanatoria per le opere abusive oggetto dell’istanza di condono edilizio presentata ai sensi del D.L. 30 settembre 2003 n. 269 convertito con modificazioni dalla L.24 novembre 2003, n. 326, in data 07/12/04, prot. n. 14233, progr. 01 e 02, pratica n. 79/04, dalla Sig.ra Bellis Ernesta, nata a Sacile (PN) il 04/03/1914, residente a Padova, via A. Ampere n. 82, C.F.: BLLRST14C44H657Z, per la realizzazione di un fabbricato a solo piano terra per civile abitazione avente una superficie utile di mq. 27,00 in viale dei Saraceni su terreno censito al N.C.T. al F. 3 part. 1766 oggi N.C.E.U. F. 3 part. 2314 sub 2 (progr. 01) e fabbricato a solo piano terra per civile abitazione avente superficie utile di mq.25,00 in viale dei Saraceni su terreno censito al N.C.T. al F. 3 part. 1766 oggi N.C.E.U. F. 3 part. 2314 sub 3 (progr. 02), oggi di proprietà di CARUSO DANIELE nato a Palermo il 23/02/1951 ed ivi residente in via Polara n. 97 c. f.: CRS DNL 51B23 G273 M e CARUSO CLAUDIO nato a Palermo il 13/11/1952 e residente a Padova in via A. Ampere n. 82, c.f.: CRS CLD 52S13 G273Z, stante l’improcedibilità della stessa in quanto per le stesse non sussistono i presupposti di fatto e di diritto previsti dalla legge per l’ammissibilità a sanatoria ed in particolare i quanto: 
a) non è verificata la condizione del completamento al rustico delle opere abusive entro la data del 31/03/2003 termine previsto dal comma 25 dell’art. 32 D.L. 269/2003; 
b) le opere abusive sono comunque non suscettibili di
sanatoria in quanto rientrano nell’ipotesi di insanabilità di cui all’art. 32 comma 27 lettera d) D.L. 269/2003 trattandosi di opere abusive non conformi allo strumento urbanistico realizzate in area soggetta a vincolo paesaggistico imposto prima della esecuzione dell’abuso; 
c) le opere abusive non sono comunque sanabili in quanto realizzate in area soggetta a vincolo assoluto di in edificabilità operante ope legis in forza dell’art. 15 lett. a) L.R. 78/76;
DISPONE
Di notificare agli interessati a cura del messo comunale, l’originale del presente atto, nei modi prescritti dalla legge.
Avverso il presente provvedimento l’interessato può proporre ricorso giurisdizionale al competente T.A.R., entro 60 giorni dalla data di notifica.

Il Responsabile del Servizio Il Responsabile del Settore Urbanistica
F.to Arch. Monica Giambruno F.to Ing. Francesca Usticano

  • 2008 25 NOVEMBRE CGA 778 2008 RICHIESTA SANATORIA 09 06 06 2018 11 GIUGNO SENTENZA 466 2018 RICORSO 01503 2012 BELLIS ERNESTA DINIEGO N 7 24 04 12 CARUSO  DANIELE CARUSO CLAUD















2019 29 MARZP TAR PALERMO N. 00922/2019 REG.PROV.COLL N. 03937/2015 REG.RIC.ricorso 3957 2015 DINIEGO LICENZA EDILIZIA 10 5 OTTOBRE 2015 2019 29 MARZO TAR PALERMO N. 00922/2019 REG.PROV.COLL N. 03937/2015 REG.RIC.ricorso 3957 2015 DINIEGO LICENZA EDILIZIA 10 5 OTTOBRE 2015 BELLIS ERNESTA,CARUSO DANIELE,CARUSO CLAUDIO,PARTICELLA 1766 FOGLIO 3,ABUSIVISMO,SIINO ANTONIO,ALBERT GIOVANNI,CANEPA,RAPPA ROCCO, SENTENZE, BOLOGNA STEFANO USTICANO FRANCESCA,GIAMBUNO MONICA ABUSIVISMO, ALBERT GIOVANNI, BELLIS ERNESTA, BOLOGNA STEFANO USTICANO FRANCESCA, CANEPA, CARUSO CLAUDIO, CARUSO DANIELE, GIAMBUNO MONICA, PARTICELLA 1766 FOGLIO 3, RAPPA ROCCO, Sentenze, SIINO ANTONIO, TAG

2013 21 GENNAIO PROGETTO DI RIQUALIFICAZIONE E SISTEMAZIONE DI VIA DEI VILLINI VIA VESPUCCI C'E' CHI DICE NO Girodivite: Isola Pulita Lettera aperta al Sindaco su BONIFICA e RIQUALIFICAZIONE

Progetto di Paesaggio per Isola delle Femmine (PA)

Progetto di riqualificazione del lungomare di Isola delle Femmine
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Il progetto del lungomare di Isola delle Femmine prevede la declinazione di una sezione tipo, costituita da semplici elementi, quali: “fronte duro” (muro) + marciapiede L.2,00 m con albero + careggiata L 7,50 m, + marciapiede L 2,00 m + muretto/panchina con illuminazione annessa (elemento di raccordo tra “costruito” e fronte soft) + “fronte soft” (costa). 
La sezione si declina a partire dal tratto di costa all’ingresso del paese, si interrompe in corrispondenza del “fronte a mare” dove le regole cambiano, e si riprende da via dei Villini, ovvero in corrispondenza del “capo” di Isola delle Femmine, prolungandosi sino alla spiaggia. 
La regola generale è quella di uniformare la passeggiata sul lungomare, con delle interruzioni in corrispondenza di determinati spazi rilevanti, quali il Piano Levante, la Torre di dentro, il belvedere. 
Negli spazi sopraelencati la sezione tipo si allarga e si prevedono degli spazi in cui sostare, da destinare alla vita sociale del paese. Nei tratti di costa in cui è già presente della vegetazione, il progetto prevede la sistemazione di un giardino non lungo la costa, ma sulla costa, ovvero oltre il muretto/panchina in alcuni punti si prevede la sistemazione di dune, sentiero e vegetazione bassa tipica della zona e compatibile con l’habitat costiero.
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http://europaconcorsi.com/projects/221190-Progetto-di-Paesaggio-per-Isola-delle-Femmine-PA-

2013 21 GENNAIO PROGETTO RIQUALIFICAZIONE E SISTEMAZIONE VIA VESPUCCI VIA DEI VILLINI ISOLA DELLE FEMMINE © Barbara Fogazza . Pubblicata il 21 Gennaio 2013.

2013 21 GENNAIO PROGETTO RIQUALIFICAZIONE E SISTEMAZIONE VIA VESPUCCI VIA DEI VILLINI ISOLA DELLE FEMMINE © Barbara Fogazza . Pubblicata il 21 Gennaio 2013.

2013 21 GENNAIO PROGETTO RIQUALIFICAZIONE E SISTEMAZIONE VIA VESPUCCI VIA DEI VILLINI ISOLA DELLE FEMMINE © Barbara Fogazza . Pubblicata il 21 Gennaio 2013.

2013 21 GENNAIO PROGETTO RIQUALIFICAZIONE E SISTEMAZIONE VIA VESPUCCI VIA DEI VILLINI ISOLA DELLE FEMMINE © Barbara Fogazza . Pubblicata il 21 Gennaio 2013.

2013 21 GENNAIO PROGETTO RIQUALIFICAZIONE E SISTEMAZIONE VIA VESPUCCI VIA DEI VILLINI ISOLA DELLE FEMMINE © Barbara Fogazza . Pubblicata il 21 Gennaio 2013.

2013 21 GENNAIO PROGETTO RIQUALIFICAZIONE E SISTEMAZIONE VIA VESPUCCI VIA DEI VILLINI ISOLA DELLE FEMMINE © Barbara Fogazza . Pubblicata il 21 Gennaio 2013.

Girodivite: Isola Pulita Lettera aperta al Sindaco su BONIFICA e RIQUALIFICAZIONE   30 OTTOBRE 2006 C'E' CHI DICE NO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!



PROGETTO DI RIQUALIFICAZIONE E SISTEMAZIONE DI VIA DEI VILLINI VIA VESPUCCI C'E' CHI DICE NO Girodivite: Isola Pulita Lettera aperta al Sindaco su BONIFICA e RIQUALIFICAZIONE


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2019 22 MARZO Un loggia segreta a Castelvetrano, il paese di Matteo Messina Denaro.



LA LOGGIA SEGRETA DI CASTELVETRANO: LE CARTE DELL'INCHIESTA E LE INTERCETTAZIONI

22 marzo 2019
La loggia segreta di Castelvetrano: le carte dell’inchiesta e le intercettazioni
Un loggia segreta a Castelvetrano, il paese di Matteo Messina Denaro. L’ex deputato regionale di Forza Italia Giovanni Lo Sciuto e l’ex deputato di Forza Italia Francesco Cascio tra i coinvolti. E tre poliziotti – Salvatore PassannanteSalvatore Virgilio (in servizio alla Dia di Trapani) e Salvatore Giacobbe – che hanno rivelato a Lo Sciuto di essere intercettato. L’inchiesta della procura di Trapani ha scoperchiato un vaso di Pandora che rischia di segnare per sempre la storia delle indagini sulle logge segrete italiane.
La loggia segreta di Castelvetrano
I magistrati segnalano prima di tutto che l’associazione definita “Gruppo Lo Sciuto” trova un celeberrimo precedente sul territorio trapanese, rappresentato dalla loggia segreta Iside 2, oggetto di una sentenza storica che risale al 1993: nell’occasione per la prima volta nella storia giudiziaria italiana, esponenti di logge massoniche sono stati condannati per “direzione ed organizzazione di associazione segreta“. Le analogie tra le due associazioni occulte sono segnalate nell’ordinanza:


  • in entrambi i casi molti degli iscritti o appartenenti alla Loggia segreta erano anche appartenenti a logge regolari scoperte;
  • come le reali attività della Iside 2 erano coperte dal Circolo Scontrino, la loggia di Lo Sciuto si nascondeva dietro la facciata delle attività del Centro sociologico italiano di Via Parini a Castelvetrano;
  • entrambe le logge erano una fucina di raccomandazioni e i capi, per minimizzarne l’influenza, hanno usato la stessa giustificazione davanti ai magistrati.
Lo Sciuto attraverso le sue conoscenze riusciva a garantire l’assunzione presso enti pubblici e privati, faceva concedere pensioni per invalidità completamente inventate, ma soprattutto riusciva a inserire uomini di fiducia in posti chiave degli enti per allargare la sua base elettorale in vista delle urne.
La sua rete arrivava anche ai poliziotti, ai quali concedeva assunzioni di familiari in cambio della fedeltà e dell’attività di spionaggio e di aiuto nel reperimento di informazioni su indagini che lo interessavano o lo riguardavano.
Ma la vera forza dell’ascesa politica di Lo Sciuto, dicono i magistrati, è rappresentata dai rapporti dello stesso con la massoneria castelvetranese: “Egli, infatti, oltre ad avere rapporti familiari e di amicizia con numerosi iscritti alle logge di Castelvetrano, ne sfruttava l’influenza e il potere ai fini elettorali, ricambiando l’appoggio con nomine e segnalazioni per le quali utilizzava tutta la sua influenza politica”.
E la mafia? Qui i magistrati si fanno più prudenti, anche se siamo nel paese che ha dato i natali a Matteo Messina Denaro: “Nonostante la mafia trapanese sia un’espressione tradizionale di Cosa nostra, già tendente di per sé al controllo economico e istituzionale di un territorio, essa – come accertato non solo nelle sedi giudiziarie ma anche nell’ambito dei lavori della Commissione antimafia da diverse legislature – ha caratteristiche proprie che assumono rilievo sia sulla sua particolare capacità di infiltrazione nella res pubblica sia sulla centralità, in siffatti affari, della cittadina di Castelvetrano”.
Chi sono e che mestiere fanno gli arrestati 
Nella loggia P2 i “fratelli” erano ministri, generali e capitani d’industria oltre che giornalisti. Nell’indagine di Castelvetrano i mestieri sono più vicini alla Sicilia reale: Lo Sciuto è un medico come Paolo Genco, Adelina Barba, Sebastiano Genna, Alessio Cammisa, Antonietta Barresi, Antonio Di Giorgio, Gaetano Salerno Rosario OrlandoGaspare Magro, 54 anni di Caltagirone, è commercialista e revisore contabile, Giuseppe Angileri è pensionato mentre la compagna Maria Lisa Mortillaro è estetista (ma viene assunta all’ANFE su interessamento del compagno e poi diventa collaboratrice parlamentare all’Ars di Lo Sciuto, così come Isidoro CalcaraSalvatore Passanante, Salvatore Virginio e Salvatore Giacobbe sono poliziotti. Vincenzo Giammarinaro è ex deputato regionale come Francesco CascioGiovanna Ivana di Liberto è operatrice sociale, Francesco Messina Denaro è procuratore speciale presso la Diaverum Italia; Vincenzo Chiofalo è assessore e vicesindaco a Castelvetrano, Tommaso Geraci è gioielliere, Felice Errante è l’ex sindaco del paese mentre Luciano Perricone è stato per due volte candidato primo cittadino, mentre Valentina Li Causi e Filippo Clemente lavoravano in case di cure e riabilitazione della zona; Arturo Corso, come detto, è odontotecnico, mentre Gaetano Bacchi è pensionato; Zina Maria Biondo è titolare di una lavanderia.
Chi è Giovanni Lo Sciuto (e l’amicizia con Messina Denaro)
Giovanni Lo Sciuto, classe 1963, ex assessore e consigliere provinciale, è un medico da sempre impegnato in politica. In un rapporto della DIA al tribunale di Trapani su di lui si leggeva: “Lo Sciuto è stato uno dei soci fondatori della Futura calze srl, unitamente, tra gli altri, alla sorella ed al cognato di Matteo Messina Denaro e cioè Giovanna Messina Denaro e Rosario Allegra, ed è stato indicato in un esposto anonimo dell’ottobre del 1998 come uno dei favoreggiatori di Matteo Messina Denaro, perché avrebbe finanziato a mezzo di un conto corrente intestato presso la Banca Commerciale di Castelvetrano, avvalendosi anche della complicità di Michele Alagna (fratello di Francesca Alagna, la compagna del boss latitante ndr)”. La storia venne fuori quando nel 2012 entrò a far parte della commissione parlamentare regionale d’inchiesta sulla mafia. All’epoca lui replicò con una lettera pubblicata su un sito di Castelvetrano:
Non ho mai fatto parte di società con parenti o affini di Matteo Messina Denaro. Basta solo leggere, con l’ attenzione dovuta, gli archivi della camera di commercio e del Tribunale. Aggiungo: non ho mai avuto condanne.
E’ difficile per chi fa politica nel nostro territorio, poter lavorare per, e a favore del trionfo delle legalità, se una semplice decisione politica, come quella da me presa, di far parte della commissione antimafia deve scatenare simili reazioni; cosa accadrà quando cercherò di contribuire con fatti tangibili, all’estirpazione del fenomeno mafioso?
La lotta alla mafia non è titolo esclusivo di alcuni. La lotta alla mafia appartiene a tutti e si esercita cercando di lavorare tra la gente , nel territorio , ascoltando le difficoltà dei cittadini , le loro istanze ,non lasciandoli soli come spesso è accaduto in passato, per evitare che il sistema mafioso possa continuare a proliferare nei gangli della società.
L’estirpazione della malavita organizzata non si fa infangando le persone e alimentando la cultura del sospetto. Ci vuole altro. Così si genera solo confusione e nel caos ,la mafia prolifera. L’illegalità e la mafia si contrastano anche mettendo la faccia davanti a tante realtà difficili che sanno di difficoltà economiche ,di gente che non ha un lavoro e che sull’orlo della disperazione.
Secondo il Gip era lui a capo dell’associazione a delinquere, con la collaborazione nel settore organizzativo “del massone Giuseppe Berlino, soggetto che svolgeva significative funzioni organizzative e dirigenziali”. Così, il gip nell’ordinanza di custodia cautelare. “Associazione che, con certezza indiziaria, vede tra i suoi membri il Sostituto Commissario e massone Salvatore Passanante, il sindaco di Castelvetrano Felice Errante Jr., il Vice Sindaco di Castelvetrano Vincenzo Chiofalo ed il commercialista massone Gaspare Magro mentre altri componenti sono ancora non identificati o comunque non raggiunti da un compendio indiziario univoco e concludente”.
Agli atti c’è un’intercettazione ambientale registrata a bordo di un’Audi in cui Lo Sciuto parla con Nicola Clemenza, “…Non sono in commissione antimafia Nico’? Appena arrivano le lettere anonime sulla massoneria…Nico’ appena ti arrivano quattro lettere anonime, non si capisce?…arrivano cose sulla massoneria …inc… tutte cose arrivano e io se sono cose di altri paesi…quando sono cose di qui le prendo io e le strappiamo. Se sono cose serie le mandiamo alla procura, ma devono essere cose serie con riscontro, capito, che fai scherzi, secondo te non le so?…”.
Lo Sciuto si incontrava anche con un cugino di secondo grado di Matteo Messina Denaro, Francesco, procuratore speciale per la “Diaverum srl”, una società che gestisce laboratori di analisi e centri di emodialisi.
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lo sciuto castelvetrano
Ed è curioso confrontare quello che Lo Sciuto diceva nella lettera in cui rispondeva alle accuse con l’intercettazione ambientale in cui, sempre a colloquio con Clemenza, parla proprio di Messina Denaro: “Quello là siccome noi ci volevamo bene capito, assai ci volevamo bene, perciò da me puoi stare tranquillo che né mi manderà nessuno, né viene nessuno”. “E né mi mette in pericolo a me perché lo sa che, lo capisce che da me non deve venire nessuno perché consuma pure a me hai capito?”. “Quando eravamo ragazzini ci volevamo bene, poi lui ha fatto la sua strada … minchia, come mi tratta, mi tratta mi tratta. Però lui minchia quando ha preso quella strada mi ha detto “Giova’ io faccio una strada, tu fai una strada, statti lontano”, minchia me lo è venuto a dire”.
La massoneria e la mafia
Parte di questa rete erano anche l’ex sindaco di Castelvetrano Felice Errante e l’ex deputato e assessore regionale Francesco Cascio accusato di avere favorito l’organizzazione. In carcere tre poliziotti e risulta indagato per abuso d’ufficio l’attuale assessore all’Istruzione, Roberto Lagalla, ex rettore di Palermo in relazione, secondo i magistrati di Trapani guidati dal procuratore Alfredo Morvillo, a una borsa di studio destinata alla figlia di uno degli arrestati nell’operazione “Artemisia”.
loggia castelvetrano
Ogni pensione di invalidità fatta concedere, rappresentava per l’ex deputato un cospicuo pacchetto di voti certi. Circa 70 sono i casi di pensioni di invalidità attualmente al vaglio degli inquirenti. Lo Sciuto godeva inoltre del rapporto privilegiato con il presidente dell’ente di formazione professionale Anfe, Paolo Genco, anche lui tratto in arresto che gli garantiva sostegno economico e raccolta di voti per le sue candidature, nonché il suo consenso popolare, strettamente connesso alle assunzioni presso l’Anfe. In cambio agevolava la concessione dei finanziamenti a favore dell’ente.
E chi rivelò a Cascio che Lo Sciuto era indagato? I magistrati accusano Giovannantonio Macchiarola, l’ex segretario dell’ex ministro Angelino Alfano, perché “quale pubblico ufficiale, abusando della sua qualità di Capo della Segreteria Particolare del Ministro dell’Interno e del Vicepresidente del Consiglio dei Ministri” avrebbe rivelato cje Lo Sciuto “era in quel momento ancora intercettato e che le indagini erano condotte dall’Arma dei Carabinieri, così rivelando, o comunque agevolandone la conoscenza, una notizia d’ufficio che doveva rimanere segreta”.
A “soffiare” la prima informazione sull’indagine era stato Arturo Corso, odontotecnico e massone di Salemi. A Lo Sciuto aveva anticipato, nel novembre 2016, che la magistratura stava per emettere 23 avvisi di garanzia. E che avesse puntato sulla massoneria come snodo della rete di potere era dimostrato dal fatto che aveva censito 19 logge massoniche in provincia di Trapani e ricostruito le liste con 460 iscritti. Queste notizie, ma anche alcune anticipazioni giornalistiche, avevano suscitato grande apprensione in Lo Sciuto. Al fratello Antonino aveva ordinato di cancellarsi dalla loggia Hypsas e al venerabile gran maestro aveva chiesto di fare scomparire il suo nome. Aveva perfetta cognizione sulla direzione dell’indagine. E a un amico confidava “”Anche a Roma lo sanno”. Ma la rivelazione che lo aveva impressionato era soprattutto quella di Corso sui possibili destinatari dei provvedimenti del gip: “Tuo fratello c’è, tuo fratello c’è”.
Nella storia c’è anche spazio per l’attuale assessore regionale siciliano alla Pubblica Istruzione Roberto Lagalla: “Lagalla, quindi, violando le norme di legge in materia di concorsi pubblici e in particolare, esercitando in violazione dell’art. 97 Cost. e dei parametri di imparzialità la propria discrezionalità amministrativa nella fase di assegnazione dei posti rimasti vacanti a seguito della chiusura della graduatoria, intenzionalmente procuravano a Miriam Orlando, (prima degli esclusi in graduatoria) un ingiusto vantaggio patrimoniale, consistito nell’assegnazione di una borsa di studio del valore pari a 3.000 euro per l’anno di imposta 2015, e un importo pari a 3.000 euro per l’anno di imposta 2016”.

2019 TRIBUNALE TRAPANI ORDINANZA APPLICATIVA MISURE CAUTELARI RGNR 535 2019 GIA 4033 2017 RG GIO 407 2019 GIA 2356 2017 La loggia segreta di Castelvetrano le carte dell’inchiesta e le intercettazioni


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