L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























lunedì 27 maggio 2019

Portulaca: benefici e come cucinare l’antica ‘erbaccia’ dalle mille proprietà



Marta Albè


MANGIARE

ALTRI ALIMENTI


27 Febbraio 2019

Portulaca: benefici e come cucinare l’antica ‘erbaccia’ dalle mille proprietà

Portulata, un’erba spontanea dalle mille proprietà che possiamo trovare facilmente nel giardino e cucinare in ricette golose e nutrienti. Ecco come riconoscerla e impiegarla in cucina per valorizzarne le proprietà

La portulaca (Portulaca oleracea) è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Portulacaceae. Nelle regioni italiane è conosciuta con nomi diversi: porcellana o erba grassa in Lombardia, porcacchia nel Lazio e nelle Marche, precacchia in Abruzzo, soltanto per citare alcuni esempi.

Era conosciuta come pianta medicinalegià nell’antico Egitto e le sue origini sono probabilmente asiatiche. Nei Paesi arabi e del bacino del Mediterraneo la portulaca veniva coltivata fin dal Medioevo. Ora, purtroppo, in Italia viene considerata poco più che un’erbaccia o una pianta infestante di orti e giardini da chi non la sa riconoscere e non è al corrente delle sue infinite proprietà benefiche.

Indice

Proprietà della portulaca


Usi della portulaca in cucina


Ricette con la portulaca

Pasta con portulaca e pomodorini


Gnocchi alla portulaca


Crocchette di patate con portulaca e peperoni


Frittata e farifrittata alla portulaca


Portulaca sottaceto


Proprietà della portulaca

Alla portulaca vengono attribuite diverse proprietà:

depurativa


diuretica


dissetante


digestiva


anti-diabetica


anti-batterica


anti-infiammatoria


anti-ossidante


ipoglicemica


Negli ultimi anni la portulaca è salita al centro dell’attenzione per via della scoperta della sua ricchezza di acidi grassi polinsaturi di tipo omega 3, di cui è considerata una buona fonte vegetale. Gli acidi grassi omega 3 sono considerati utili a prevenire le malattie cardiovascolari.

In particolare, è interessante sapere che 100 g di foglie di portulaca contengono all’incirca 350 mg di acido α-linolenico (acidi grassi facenti parte del gruppo di omega-3). Gli omega 3 aiutano a ridurre il colesterolo LDL e i trigliceridi, a favore di una migliore circolazione del sangue.

Come rimedio naturale, soprattutto nell’antichità, questa erbaccia veniva utilizzata nel trattamento di:

diarrea


vomito


enterite acuta


emorroidi


emorragie post-partum


Si tratta di un’erba particolarmente cara alla medicina cinese tradizionale che la utilizza nel trattamento di disturbi a stomaco e fegato.

Le foglie di portulaca possono essere utilizzate come impacco in caso di:

punture di insetti


acne


eczema


Usi della portulaca in cucina

Gli usi della portulaca al giorno d’oggi riguardano soprattutto la cucina. La portulaca viene raccolta come erba spontanea oppure viene coltivata come erba aromatica. Viene utilizzata a crudo soprattutto per la preparazione di insalate. La portulaca è anche un ingrediente formidabile per:

minestre


zuppe


condimenti


ripieni per ravioli e pasta fresca


frittate


conserve sottaceto


insalate di ogni tipo


fritta in pastella


Nella cucina “povera” napoletana la portulaca veniva abbinata tradizionalmente alla rucola per la preparazione delle insalate. Anche nella cucina siciliana la portulaca trova spazio come ingrediente delle insalate estive, con un abbinamento tipico che prevede pomodorini e cetrioli.

Nella cucina romana la portulaca fa parte del misto di insalate ed erbe che compongono la misticanza.

Se vi capita di raccoglierla, sappiate che anche i semini della portulaca si possono utilizzare per aggiungerli all’impasto del pane o ad un muesli per la prima colazione.

Ricette con la portulaca

Le ricette a base di portulaca di solito prevedono di utilizzare le foglie e i rametti più teneri. A crudo la portulaca si utilizza per le insalate, ma è adatta anche per preparare piatti che prevedono la cottura, come zuppe e minestre.

Ecco alcune ricette a base di portulaca.

Pasta con portulaca e pomodorini




La portulaca è un condimento adatto per la pasta, ad esempio per preparare un piatto di penne o di spaghetti. Per le penne alla portulaca oltre alle foglie di questa pianta spontanea vi serviranno uno spicchio d’aglio, pomodori o pomodorini, olio extravergine, sale e pepe. Qui la ricetta completa.

Gnocchi alla portulaca

Con la portulaca pulita, lavata e ben scolata potrete preparare degli ottimi gnocchi. Vi serviranno, oltre alla portulaca, delle patate lessate o cotte al vapore, farina di semola o maizena per una versione senza glutine di questo piatto, un uovo e un pizzico di sale. Qui la ricetta da seguire.




Crocchette di patate con portulaca e peperoni


Potrete provare ad arricchire le vostre classiche crocchette di patate con la portulaca, in particolare con i suoi germogli teneri e freschi. Vi serviranno anche mollica di pane, peperoni, pane grattugiato, parmigiano grattugiato e olio extravergine. Qui la ricetta delle crocchette di patate alla portulaca.

Frittata e farifrittata alla portulaca

fonte foto: veganblog.it


La portulaca è un ingrediente classico della cucina contadina da utilizzare come ripieno della frittata. Chi non mangia uova può optare per una farifrittata a base di farina di ceci dove la portulaca sarà comunque ottima come ripieno. Qui la ricetta della frittata alla portulaca e qui la ricetta della farifrittata alla portulaca.

Portulaca sottaceto

fonte foto: erbeincucina.it


Ecco un’idea per conservare la portulaca. Si tratta di preparare la portulaca sottaceto a partire dalle foglie di portulaca fresche. Potrete utilizzare anche gli steli di portulaca. Vi serviranno aceto bianco, qualche spicchio d’aglio, semi di senape e semi di cumino. Qui la ricetta da seguire.

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Intercettazioni Ilva: sul tavolo oltre 11mila telefonate
TARANTO – Poco meno di 11.000 è il numero di intercettazioni telefoniche in mano alla Procura di Taranto che coinvolgono l’ex responsabile per i Rapporti Istituzionali dell’Ilva, Girolamo Archinà. L’inchiestà è quella per disastro ambientale a carico dei vertici dell’impianto siderurgico, e Archinà da tre giorni è in carcere con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale e corruzione in atti giudiziari. Cosa possano contenere quelle intercettazioni telefoniche ancora non è noto, ma la loro mole fa intendere l’importanza che gli inquirenti danno al ruolo dell’ex dirigente del Siderurgico con il quale l’azienda ha interrotto i rapporti di lavoro due mesi fa. Non tutte le intercettazioni saranno spulciate ma intanto il procuratore Franco Sebastio, l’aggiunto Pietro Argentino e i sostituti Mariano Buccoliero, Giovanna Cannarile e Remo Epifani si sono equamente suddivisi il carico di lavoro. 


Sembra dunque che proprio su Archinà si siano concentrate molte attenzioni degli inquirenti, anche perchè l'ex dirigente Ilva era il punto di coagulo, secondo l’accusa, di tutta una serie di rapporti, in alcuni casi al di là del lecito, intrattenuti con politici, sindacalisti e giornalisti. Archinà (assistito dagli avvocati Gianluca Pierotti e Giandomenico Caiazza) oggi si è difeso per quattro ore nel corso dell’interrogatorio di garanzia tenuto nel carcere di Taranto. Ha risposto alle domande del gip Patrizia Todisco, e secondo indiscrezioni avrebbe anche prodotto alcuni documenti per ribattere alle accuse: mai pagata tangente all’ex consulente della Procura Lorenzo Liberti, avrebbe sostenuto. Nella busta che gli consegnò ci sarebbero state solo carte. 

Dopo di lui, in tarda serata, è iniziato l’interrogatorio dell’ex direttore dello stabilimento tarantino Luigi Capogrosso (assistito dall’avv. Egidio Albanese) che deve difendersi dalle stesse imputazioni principali contestate ad Archinà. Dei provvedimenti cautelari notificati lunedì scorso dalla Guardia di Finanza resta da eseguire quello nei confronti di Fabio Riva, vicepresidente di Riva Fire, che è ancora irrintracciabile anche se indiscrezioni lo danno a Miami, negli Stati Uniti. Se i finanzieri non dovessero riuscire ad individuarlo potrebbero consegnare alla Procura un verbale di vane ricerche, preludio alla dichiarazione di latitanza che il gip potrebbe firmare con decreto. Per il 6 dicembre prossimo è stata fissata intanto l’udienza del Tribunale del Riesame sul ricorso dell’Ilva contro il sequestro del prodotto finito e semilavorato dell’azienda, e il divieto di commercializzarlo disposto dal gip lunedì scorso, che di fatto blocca la produzione. Ma è in arrivo, tra sole 48 ore, un decreto legge del governo per consentire all’Ilva di continuare comunque a produrre.
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDCategoria=273&IDNotizia=572937

2019 27 MAGGIO FILOMENA LAMBERTI IO CHE NON AVUTO GIUSTIZIA

 

27 maggio 2019
Filomena Lamberti: «Io, che non ho avuto giustizia»
Il 28 maggio 2012 il suo ex marito la sfigurò con l'acido, dopo 30 anni di violenze e divieti. Ed è uscito dal carcere prima che lei fosse dimessa dall'ospedale. «Oggi sono finalmente una donna libera, ma nessuno ha pagato».





Filomena Lamberti era una ragazza di 16 anni quando una sera, a ballare con un gruppo di amici, conobbe un uomo poco più grande di lei, Vittorio. Era la Salerno di fine Anni 70. Lui la corteggiò, si innamorarono. Dopo i primissimi tempi felici, Filomena si accorse che il suo fidanzato aveva un problema con l'alcol. Voleva aiutarlo a uscire dal tunnel, era convinta di salvarlo. Ma quella dipendenza iniziò a far emergere ed esasperare un'indole violenta che l'uomo aveva dentro di sé. Iniziarono le urla, gli schiaffi, le botte. Vittorio era ossessionatodal fatto che qualcuno potesse portargli via Filomena, perseguitato dal pensiero che lei lo tradisse. Qualunque cosa lo mandava in bestia: un sorriso di lei al barista a cui chiedeva un caffé, il solo fatto che rivolgesse la parola a un uomo che non fosse lui. Fino a quando, in viaggio di nozze, dove Filomena era incinta del loro primo figlio, Vittorio, in preda all'alcol, la massacrò di botte a casa di un amico che li ospitava perché aveva osato aiutarla con la valigia per le scale. Filomena diventò una «puttana», una che si faceva aiutare da un altro uomo.

VIOLENZE E DIVIETI
Da lì non si tornò più indietro: iniziò un'escalation di violenze e privazioni, diventata la normalità per quella donna, durata oltre 30 anni. Trent'anni di prigione, vivendo con i divieti che Vittorio le aveva imposto: non poteva per nessun motivo uscire di casa da sola, nemmeno per bere un caffè con la vicina, non poteva truccarsi. Divieti che dopo tanti anni di sottomissione Filomena iniziò a ignorare: si ribellavadurante le discussioni violente, rispondendo agli insulti che lui ogni giorno le sputava addosso gratuitamente. Si iscrisse a Facebook per rintracciare una parente, nonostante lui le impedì categoricamente di farlo. Si truccò per la prima volta in occasione del matrimonio di un nipote, altra pratica impensabile per la mentalità di suo marito. Finché nel dicembre 2011, Filomena disse al marito che avrebbe voluto separarsi da lui, ma che avrebbe aspetattato il matrimonio del figlio.
LA VENDETTA CON L'ACIDO
Il 28 maggio 2012 la vita di questa donna cambiò per sempre: Vittorio prese dalla pescheria in cui lavorava dell'acido muriatico. Si svegliò all'alba e, mentre Filomena dormiva, glielo lanciò addosso. Trovò il modo per punirla, sfigurandola per sempre, costringendola a non riconoscersi più e ad affrontare 30 operazioni chirurgiche. L'aspetto più spaventoso di questa storia è che mentre Filomena era ancora ricoverata in ospedale, al Caldarelli di Salerno, lui uscì dal carcere: aveva scontato, patteggiando, una pena di 15 mesi. Così da cinque anni Vittorio Giordano è di nuovo un uomo libero: esce, lavora ancora nella stessa pescheria di famiglia. E alle Iene ha raccontato di non essersi pentito di quel che ha fatto alla madre dei suoi figli. Perché «se lo meritava».
DOMANDA. Filomena, innanzitutto come sta?

RISPOSTA. Sto bene perché oggi vivo, finalmente. Ma ovviamente il danno è stato fatto. E rimarrà per sempre.

Com'è la sua vita oggi?

Vado nelle scuole a parlare con i ragazzi e le ragazze. Credo che il messaggio debba arrivare ai giovani. Loro, lo dico sempre, sono le coppie del futuro. Le donne mature spesso si abituano alle violenza per svariati motivi, dalla dipendenza economica alla preoccupazione per i figli. Sulle nuove generazioni dobbiamo investire.

Le storie di violenza sono frequenti anche tra i giovani?

Assolutamente. Quando parlo con loro mi accorgo subito se c’è qualcuno che ha un malessere. Sabato scorso sono stata in un liceo qui a Salerno, c’erano 600 ragazzi, e una di loro ha accettato di farsi aiutare. L’abbiamo invitata a Spazio Donna a parlare con avvocate e psicologhe. Io, dopo quello che mi è successo, cerco di far capire loro che bisogna prima ragionare con la testa e poi con il cuore.

Il suo matrimonio è stata una prigione per 35 anni. All'epoca, cosa le impediva più di ogni altra cosa di uscire da quell'inferno?

Allora si lavorava assieme, non avevo un'indipendenza economica ed ero madre di tre bambini: la paura era che me li potessero togliere. Le domande a cui non sapevo dare risposte erano tante. E così andavo avanti.

Se tornasse indietro?

Anche se non avessi un soldo me ne andrei lo stesso. Non è bello far assistere i propri figli ad anni di violenze. Se le portano dietro per sempre.

Lei ha tre maschi, oggi adulti. Con loro come si comportava?

Sì, hanno dai 28 anni ai 33 anni. All'epoca cercavo di non farmi mai vedere piangere, nemmeno dopo le botte. Ma era tutto sbagliato: avrebbero potuto abituarsi a quella violenza che respiravano, il rischio era che una volta cresciuti l'avessero trasmessa a loro volta.

Aveva paura che succedesse?

Sì. Il 90% di uomini violenti viene da famiglie violente. Io mi ritengo fortunata sotto questo aspetto. I miei figli hanno reagito al contrario.

Quando vi siete conosciuti il suo ex marito aveva problemi di dipendenza dall’alcol. Dopo quanto iniziarono le violenze?

Certo, e io pensavo che lo avrei salvato, l’errore che facciamo sempre noi donne. Già nei primi anni di fidanzamento iniziava a proibirmi le cose. E anche se mi dava uno schiaffo era bravissimo a farsi perdonare, a chiedere scusa. E lì, come tante donne, restavo nella speranza che fosse stata l’ultima volta.

Era violento anche quando era incinta del primo figlio.

Sì, non si fermò nemmeno davanti alla gravidanza. Il giorno che mi picchiò in viaggio di nozze aveva bevuto tantissimo.

«I miei vicini sentivano cosa succedeva a casa mia, ma nessuno ha mai fatto qualcosa, neanche con una semplice telefonata ai carabinieri. L'indifferenza ammazza le persone».
Filomena Lamberti


Non riusciva a parlare con nessuno di quello che stava vivendo?

No: l'uomo violento è molto astuto, ti isola da tutti. Fa in modo che tu non chieda aiuto a nessuno. Anzi, arriva un momento in cui sono gli altri ad allontanarsi da te.
C'erano persone a conoscenza della situazione ma che non sono intervenute?

Sì, soprattutto nel mio palazzo: i vicini sentivano cosa succedeva a casa, ma erano tutti omertosi. Nessuno ha mai fatto qualcosa, neanche con una semplice telefonata ai carabinieri. L'indifferenza però ammazza le persone. Bisogna agire prima che sia troppo tardi, non aspettare il morto e poi dire: «Io sapevo, io vedevo». Non mi è servito a niente.

Non aveva il 'permesso' nemmeno di truccarsi.

Per carità, era tutto vietato. La prima volta che mi sono truccata è stata per il matrimonio di un suo nipote, da lì non ho smesso più. E ho iniziato a fregarmene.

Cosa fece scattare questo cambiamento in lei?

Il momento in cui mio figlio ebbe una reazione molto forte, si scontrò con il padre. Lì ho capii che mi potevo appoggiare a qualcuno. E in lui ho trovato una spalla. Però poi è passato poco tempo dall'aggressione, è successo circa un anno dopo.

Una ventina di giorni prima dell'aggressione lei trovò sul comò il borsello di suo marito corroso, praticamente sciolto da una sostanza. 

Sì. C'era una bottiglietta che iniziò a colare corrodendo tutto. Lui si giustificò dicendo che voleva fare uno sgarro a un uomo, glielo voleva mettere nel motore dell'auto... tutte bugie. Meno di un mese dopo venne con la bottiglia piena e me lo lanciò mentre stavo dormendo.

Lei credette a quelle bugie?

No, affatto. Infatti portai tutto ai carabinieri (il suo borsello, le mie maglie e il suo cellulare sciolti) ma rimasi molto delusa: dissero che quella roba avrei dovuto portarla ad analizzare io, allora mi infuriai e me ne andai.

In che senso?

Mi dissero: «Signora, deve fare analizzare questi oggetti per capire di che liquido si tratta». L'unica cosa di cui mi sono pentita è che in quella occasione avrei dovuto sporgere denuncia. Ho avuto una reazione impulsiva.

Quante operazioni ha dovuto affrontare dopo l'aggressione?

Trenta, l'ultima due anni fa. Ma mi sono voluta fermare io perché sono stanca, stanca di entrare e uscire dalla sala operatoria. Più di così per il mio viso non si può fare, così dopo mesi e mesi di ospedale ho detto «basta».

Oltre al viso, a livello fisico quali conseguenze si porta dietro?

Il mio braccio sinistro è stato molto colpito e la pelle mi tira tantissimo, fatico ad alzarlo, a stenderlo. Non ha più una flessibilità normale. E poi la mia vista è danneggiata: da lontano non vedo bene, il sole mi acceca.

Ha mai pensato di non riuscire ad affrontare tutto questo?

Certo, ovviamente ci sono stati momenti di sconforto. Per esempio la prima volta che mi sono rivista allo specchio non immaginavo la dimensione del danno che mi aveva fatto. Non mi riconoscevo più. Ci sono stati momenti di depressione, credo sia normale.

E dove ha trovato la forza di reagire? 

Mi sono detta: «Se sono rimasta in vita, devo andare avanti avanti». L'altro pensiero che mi dava molta forza era sapere che da quel momento in poi sarei rimasta sfigurata, sì, ma ero finalmente una donna libera.

E ha trovato supporto negli altri, finalmente?

Sì, ho avuto la fortuna di conoscere le amiche di Spazio Donna a Salerno, che mi hanno aiutato tantissimo psicologicamente. Devo molto a loro. Sono state una salvezza in un momento davvero critico. Da soli non si va da nessuna parte.

«Il processo è stato scandaloso, una seconda violenza inflitta su di me. Nessuno conosceva le mie condizioni».
Filomena Lamberti


Parliamo della condanna del suo ex marito?

È stato un processo scandalosissimo, una seconda violenza inflitta su di me. Sono incappata in una avvocata incapace, il pm e il giudice lo erano altrettanto. La cosa più allucinante è stato che nessuno ha ritenuto necessario vedermi.
Ha scontato appena 15 mesi.

Sì, ha patteggiato la pena. Non abbiamo potuto più riaprire il processo.

Non è mai stata chiamata in tribunale.

No, ero ancora in prognosi riservata quando il processo è finito. Si è concluse il 25 giugno, il processo più veloce della storia della magistratura italiana.

Come è stato possibile che sia stato accusato di lesioni aggravate e non di tentato omicidio?

Nessuno mi ha mai vista, e nemmeno l'avvocata incapace che ho nominato di fiducia è mai venuta al Caldarelli a prendere dei referti, delle foto.

Quindi nessuno ha verificato le sue condizioni fisiche?

Esatto, nessuno se ne è preoccupato. Faccio sempre un esempio pratico: un perito dell'assicurazione, cosa fa per valutare il danno? Deve vedere la macchina dopo l'incidente. Ripeto, la mia avvocata non è nemmeno venuta in ospedale.

E il suo ex marito è un uomo libero, lavora ancora nella 'vostra' pescheria. L'ha più visto?

Sì, ha riaperto l'attività. No, mai. Dall'udienza per la separazione nel 2013.

Non ha più paura oggi, sapendo che è libero?

No, assolutamente. Ormai quello che voleva fare l'ha fatto. Se avesse voluto ammazzarmi credo l'avrebbe fatto all'epoca.

Non ha mai mostrato nessun segno di pentimento.

Me lo aspettavo. Che pentimento può avere un uomo del genere? Uno che ha premeditato di lanciarmi dell'acido addosso mentre dormivo e non potevo nemmeno provare a difendermi?

I suoi figli hanno ancora rapporti con il padre?

No. Se si incontrano per strada si salutano, questo sì. Ma non si vedono.

Lui non l'ha nemmeno risarcita. Come si mantiene?

No, non mi ha dato un soldo. Purtroppo ho fatto i salti mortali per avere una minima protezione di 285 euro al mese.

È disoccupata?

Sì, il mio braccio sinistro non funziona bene. E anche la vista ha dei problemi. Non posso lavorare.

Che intenzioni ha oggi?

Stiamo provando a portare il caso a Strasburgo alla Corte dei Diritti umani. Ci vorrebbero molti soldi, ma vediamo cosa si può fare. Almeno a livello giuridico, qualcuno deve pagare.

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2019 5 MAGGIO Franco Serantini, cronaca di un omicidio di Stato Era de maggio - Roberto Murolo 5 maggio 1972: l’anarchico Franco Serantini pestato dalla Celere. Morirà in cella

2019 5 MAGGIO Franco Serantini, cronaca di un omicidio di Stato

Anarchico fu picchiato e arrestato dopo le cariche delle forze dell'ordine a Pisa. Portato in prigione morì due giorni dopo lasciato in una cella senza cure. Aveva subito colpi in testa. Era il 5 maggio del 1972


CASTIGLIOLA GIUSEPPE

5 maggio 1972, venerdì: Pisa è in subbuglio. La domenica si  erranno le elezioni politiche, nel Paese spirano minacciosi venti di revanscismo fascista tra golpe tentati, stragi e  ttentati compiuti con la collaborazione fattiva di pezzi deviati dello Stato. Come spesso è accaduto nella sua storia, l’Italia è spaccata, sull’orlo d’un baratro sempre incombente.


Pisa è città di tradizione mazziniana, anticlericale, percorsa da vampate libertarie. Vi avevano avuto luogo scontri cruenti tra il fascismo toscano, particolarmente violento e becero, e il socialismo attecchito alla fine dell’Ottocento. Dal 1943 vi operarono la 3a e la 24a brigata Garibaldi, che impegnarono duramente i nazifascisti, scatenando rappresaglie feroci, assassinii e impiccagioni quotidiane. Nel febbraio del 1967 vi vide la luce l’organizzazione Potere operaio (la sede di via Fucini divenne un punto di riferimento per i goscisti di tutta Italia), e nel 1968 l’Università cittadina fu teatro delle contestazioni studentesche, tra le più virulente dell’intero Paese. Pisa divenne una roccaforte della sinistra  extraparlamentare, ed è lì che si celebrarono i primi processi repressivi contro gli studenti, è lì che accaddero tragedie simboliche della violenza operata dallo Stato, che coinvolsero giovani vittime, come il sedicenne Soriano Ceccanti, colpito dalle forze dell’ordine e rimasto paralizzato, e il ventiduenne Cesare Pardini, ferito a morte da un candelotto della polizia.
Durante la campagna elettorale del 1972, la Dc porta avanti una forsennata propaganda per la difesa dell’ordine, in concorrenza con il Movimento sociale. Il clima politico è rovente; il 1° maggio viene proibita una manifestazione di Lotta continua, la città sembra in stadio d’assedio: si temono incidenti per il comizio di chiusura dell’onorevole missino Giuseppe Meucci, previsto per il pomeriggio del 5 maggio. Da Roma giunge il famigerato I Raggruppamento celere.
E quel giorno accade quel che in molti avevano previsto. Pisa è un focolaio di scontri, un alternarsi di barricate, le vie sono presidiate dai blindati delle forze dell’ordine. Incendi, nuvole di fumo, l’odore acre dei gas lacrimogeni appestano il Lungarno: una visione da inferno dantesco.


Franco Serantini è un pacifico anarchico di venti anni, con alle spalle un passato lacerante: abbandonato appena venuto al mondo al brefotrofio di Cagliari, viene affidato a due coniugi siciliani, quindi a un istituto religioso, poi al riformatorio di Pisa, pur essendo incensurato. A Pisa rifiorisce: prende la licenza media, si iscrive a un Istituto professionale, viene colto dalla passione politica. 


È un idealista puro, pieno di candore, mai settario, che detesta la violenza. Un giovane curioso e ricco di interessi, in balia di contraddizioni ma animato da una naturale volontà di giustizia umana e sociale, dalla speranza di riscattare i torti e i soprusi che vede intorno a sé, che ha incisi nell’anima. È un donatore di sangue dell’Avis, impegna il suo tempo per gli altri, vive le vicende di Pinelli e di Valpreda come una ferita aperta sul suo giovane corpo.

La sera del 5 maggio 1972 Serantini è fermo all’angolo di via delle Belle donne, lì dove sfocia sul Lungarno Gambacorti. Il tramonto rosseggia le acque del fiume, mentre lui osserva la “sua” città devastata dagli scontri, ode la violenza echeggiare nelle strade antiche, cariche di storia, annusa annichilito gli odori di guerra.


Manca poco alle otto di sera. Sul Ponte di Mezzo si profila minacciosa una colonna formata da una quindicina di camionette e di gipponi, carichi di una sessantina di uomini del secondo e del terzo plotone della terza compagnia del I Raggruppamento celere di Roma. Il primo mezzo abbatte una barricata eretta con automobili bruciate e tabelloni pubblicitari. Serantini assiste all’avanzata, immobile e disarmato.


Una decina di celerini si avventano contro il ragazzo inerme, lo accerchiano, prendono a picchiarlo con furia disumana, coi calci dei moschetti, i manganelli, gli scarponi. I sensi probabilmente accesi da qualche sostanza proibita, lo tempestano di colpi con metodica ferocia, riversando su quel giovane indifeso la loro furia, le loro frustrazioni. Sono dei ventenni, come la loro vittima sacrificale.


Un graduato ferma la mattanza. Serantini, semisvenuto, viene caricato su una jeep, condotto in piazza Garibaldi e poi, su una “Giulia” del pronto intervento, alla caserma Mameli, in via San Francesco, quindi al carcere Don Bosco.


In quella prigione Franco Serantini trascorre trentadue ore di tremenda agonia. La mattina del sabato subisce un interrogatorio; i detenuti si rendono conto della gravità delle sue condizioni, allertano le guardie, ma a nessuno pare importare che quel ragazzo abbia la testa rotta, che si stia lentamente spegnendo, tra atroci sofferenze. Eppure sono in molti a vederlo: gli agenti di custodia, i graduati, il magistrato che lo interroga, i medici che lo visitano frettolosamente, senza neanche misurargli la pressione arteriosa o la frequenza cardiaca, la temperatura, la reattività della pupilla: si limitano a prescrivergli una borsa di ghiaccio. Le testimonianze raccolte in seguito sono agghiaccianti: anche un cieco si sarebbe accorto che quel ragazzo era in fin di vita.


La sera del sabato alla tv trasmettono un episodio di Pinocchio, lo sceneggiato di Luigi Comencini. Franco ama la storia di quel burattino che diventa umano, in fondo gli ricorda ciò che è accaduto a lui. Ma quella sera non riesce a muoversi dalla sua cella, sta morendo. Spira la mattina del 7 maggio, il giorno delle elezioni, come per un macabro destino.


Dopo la morte comincia l’osceno balletto cui questo Paese ci ha orrendamente abituati. Il decesso, nel certificato di morte, è ricondotto a una “causa accidentale”. Un secondo certificato parla di “ematoma intracranico post-traumatico”, mezzi e modi delle lesioni sono “da determinare”. Per insabbiare l’omicidio la direzione del carcere tenta di seppellire al più presto il corpo, si fa restituire dallo stato civile del Comune il primo certificato, di cui però erano state fatte delle fotocopie. 


La fine violenta di un giovane inerme ammazzato di botte dalle forze dell’ordine ha un’eco profondissima nella parte civile e democratica della nazione; si scatena una virulenta battaglia politica contro gli organi di polizia, il ministro degli Interni, il governo. Viene aperta un’inchiesta, ma nessuno pagherà per quella morte. “Non c’è da stupirsi se la vittima di una vita di violenza è morta in modo così atroce e se sul suo cadavere ha seguitato a stratificarsi la violenza del potere. Giustizia non è stata fatta” scrive Corrado Stajano nel suo memorabile libro-inchiesta Il Sovversivo. Vita e morte dell’anarchico Serantini, che uscì nel 1975, e di recente ripubblicato da Il Saggiatore.

I funerali di Franco Serantini hanno luogo in una città “partecipe, dolente”, vi accorre tutta la società civile e democratica, la parte sana del Paese. Rimane questo, forse, “l’unico dono che Serantini abbia avuto dagli uomini”.


https://www.globalist.it/news/2019/05/05/franco-serantini-cronaca-di-un-omicidio-di-stato-2040967.html


A rivista anarchica n17 Dicembre 1972 Gennaio 1973 Ammazzato due volte. Dalla perizia medico-legale appare evidente che l’anarchico Serantini fu assassinato non solo dalla bestialità dei baschi neri ma anche dall’irresponsabilità del medico del carcere. 

di Laura Landi




Il solito gioco all’italiana: il giudice che osa ragionare, che vuol vederci veramente chiaro, che non esegue a priori le direttive repressive del potere viene sospeso, allontanato, o comunque “liberato dall’incarico”. E questa sorte è immancabilmente toccata al giudice Funaioli, responsabile di aver emesso un avviso di reato contro il questurini responsabili di aver massacrato di botte il giovane anarchico Franco Serantini, durante la manifestazione antifascista del 5 maggio scorso a Pisa. Per l’ultrareazionario Calamari, Procuratore Generale del Tribunale di Firenze, questo era veramente troppo: e come poteva dimenticare che era stato lo stesso giudice Funaioli a prosciogliere in istruttoria tutti gli imputati (compreso il fu Serantini) arrestati durante la succitata manifestazione? In questa sentenza istruttoria, che proscioglieva appunto i sei giovani arrestati dalle accuse di adunata sediziosa e di resistenza aggravata, si diceva testualmente, fra l’altro, che:


“Serantini, interrogato dopo l’arresto, aveva raccontato di essere stato manganellato dagli agenti…. Il dott. Piramonte, (autore dell’arresto del nostro compagno) parla di un Serantini fermo sul marciapiede mentre i manifestanti scappavano”. Gli agenti gli furono addosso e probabilmente lo colpirono con i manganelli” (sono le sue parole)…. In un clima di guerriglia come quello creatosi quella sera in città non c’era considerazione per le persone neutrali…. Lo Tsolinas (un giovane greco arrestato), poliomielitico, che per attestazione dello stesso commissario era menomato ad una gamba e si reggeva a malapena in piedi, fu preso e picchiato dai baschi neri…. Gli agenti comportandosi in tal modo, eccedettero indubbiamente, con atti arbitrari, i limiti delle loro attribuzioni”.


Fin qui la penna del giudice istruttore. Poi ci sono le dichiarazioni dei testimoni oculari e di alcune vittime della violenza poliziesca. Basti ricordare i coniugi Celandroni (Pisa), che dalle finestre del loro appartamento videro massacrare un giovane “ricciuto”, probabilmente Franco; Fabrizio Falcucci, (Livorno) cui fu sparato in bocca un candelotto che gli spappolò le labbra facendogli perdere sei denti; Giovanni Rondinelli (Pisa) che fu il testimone dell’agonia di Franco; Giovanni Mandoli (Pisa) che vide portare via in tutta fretta il corpo ormai inerte di Franco alle 9 circa di domenica 7; il dott. Piramonte che lo arrestò per sottrarlo alla furia bestiale degli agenti: a lui in particolare non dovrebbe essere difficile individuare i dieci celerini che davanti ai suoi occhi infierivano sul nostro compagno.


Quella sera erano in molti a contestare il diritto di parola al candidato missino Niccolai, che parlava da un palco sovrastato dalla scritta “Nostalgia dell’avvenire”, tipico slogan del cretinismo neofascista. E nei violenti scontri provocati dalle forze dell’ordine Franco fu bastonato, arrestato e tradotto in carcere; il giorno successivo alle ore 12.30 fu interrogato dal magistrato Dr. Sellaroli, e con lui lamentò di avere forti dolori al capo.


Dal volto pallido, tirato, grigio di Franco doveva trasparire l’immane sforzo fisico: la tensione di una volontà impegnata a tenere insieme un corpo, un fascio di muscoli sul punto di sgretolarsi. Il dott. Sellaroli interroga Franco. Franco dice: “Ho partecipato alla manifestazione del 5 maggio, sono un anarchico e un antifascista militante, è forse un delitto?”. Parla piano, i suoi occhi si spalancano a fatica sulla faccia del magistrato, si spalancano per richiudersi subito mentre il capo reclina lentamente sul gomito appoggiato al tavolo. Per Serantini è cominciato il conto alla rovescia ma Sellaroli sembra non rendersi conto della gravità delle condizioni di Franco anche se questi in un passo della sua dichiarazione messa a verbale dice:


“Stavo scappando quando mi sono arrivati addosso in tanti, tanti poliziotti. Saranno stati una decina. Mi hanno picchiato alla testa”.


Ritornato in cella Serantini per tutto il periodo della detenzione rifiuta il cibo, la compagnia degli altri, le ore di “aria”, gli spettacoli televisivi. Alle 16,30 dello stesso giorno è condotto alla visita medica, sostenuto da due compagni di detenzione, pallido come un morto, muto, attanagliato in ogni parte da un dolore insopportabile. La diagnosi del dott. Mammoli, medico del carcere, rileva ecchimosi, lieve stato di shock, contusioni; la terapia: sypítol , cortigen (estratto di corteccia ed un analettico) e borsa di ghiaccio in permanenza. Serantini è riaccompagnato in cella dai compagni, sostenuto di peso, le gambe e le braccia inerti, il capo reclinato sul petto. Rimane taciturno, lamentando forti dolori al capo, tutto il pomeriggio e la notte. Gli agenti infermieri non notano niente di preoccupante.


Alle 8,30 del 7 maggio un appuntato nota segni di peggioramento e chiede ad un infermiere di dare un’occhiata al ragazzo. Subito due infermieri lo trasferiscono in barella al centro medico ma ormai non c’è più niente da fare. La morte in galera coronava così la vita esemplare, in cui la società autoritaria può specchiarsi.


Nonostante i molti, tristi anni passati negli istituti di rieducazione Franco era un compagno con la forza, l’allegria, l’entusiasmo che sanno dare le idee giuste, coerentemente vissute, eppure aveva fatto in tempo a farsi odiare, da quelli che odiano chiunque si ribelli alla loro prepotenza e dai loro mercenari. Il mercenario non si vende soltanto ma deve odiare i suoi nemici. Deve odiare lo sfruttato che lotta, che si batte con coraggio per liberarsi dall’oppressione per una via che non è quella di diventare servo. Nell’ottobre del ’71, mentre la polizia si scagliava contro il mercato rosso a Pisa, Franco era come sempre in prima fila. Cercarono di arrestarlo, il più furioso era il giovane agente della squadra politica Zanca. Glielo strapparono dalle mani e Zanca minacciò di fargliela pagare. Venerdì 5 maggio Franco è capitato nelle loro mani. La furia omicida ha avuto via libera.
Ma al potere non è bastato aver assassinato un compagno: si è sempre cercato di coprire comunque le responsabilità dei questurini, anche a costo di redigere una perizia medico-legale in parte falsata.


I risultati della perizia medico-legale sono agghiaccianti. Il corpo del compagno doveva apparire come un ammasso di carne bluastra: ovunque ecchimosi, contusioni, lesioni interne, emorragie. Alla testa, la più grave, alle gambe, al dorso, alle braccia. Focolai emorragici o ecchimotici localizzati dappertutto, infiltrati di sangue nello spessore dei seni durali, dell’encefalo, del cuore, dei polmoni, della milza. Per la perizia la morte è dovuta ad insufficienza cardiocircolatoria a seguito delle lesioni al capo, al tronco e agli arti. Si parla anche di un vistoso edema cerebrale e di ampi focolai contusivi ai lobi polmonari inferiori. I colpi sono numerosissimi e ripetuti, specie al capo e al tronco. Le lesioni sono dovute all’azione di corpi contundenti, bastoni, sfollagenti o corpi contundenti a maggior superficie o naturali.


I periti legali sottolineano la loro meraviglia per il comportamento stoico del nostro compagno che si limitava a lamentare solo una forte cefalea quando non una parte del suo corpo era libera da dolori lancinanti. Noi non ci stupiamo. Nonostante i dolori al capo causati dalle fratture e dallo stillicidio emorragico interno dovessero essere spaventosi, tali da superare qualsiasi altra sensazione dolorifica in altra parte del corpo, un ragazzo come Franco, cresciuto in orfanotrofi-lager, era purtroppo abituato a non contare sull’appoggio, né sulla solidarietà, né sulla pietà degli altri. Solo con se stesso, teso alla difesa di se stesso, con le sue sole forze.


I periti legali non si stupiscono però della fine repentina di Franco. Sostengono che l’improvviso coma fu dovuto alla emorragia interna extradurale di cui non si erano avuti in precedenza sintomi evidenti e che un’operazione chirurgica non avrebbe dato risultati positivi.


Noi non accettiamo questa tesi.
La causa della morte è stata l’emorragia intracranica. È vero che Serantini aveva numerose lesioni traumatiche e potrebbe insorgere il dubbio che fu l’insieme delle lesioni a portarlo alla morte, ma la sola, la più grave, quella di per sé sufficiente a causare la morte è stata l’emorragia cranica. La repentinità della morte, circa un’ora dallo stato di coma al decesso, è tipica del trauma cranico. È ipotizzabile che la natura delle lesioni fosse dovuta a mezzi contundenti naturali (pugni, calci) e ad altri come la canna o il calcio del fucile. Infatti la lesione mortale fu causata da un corpo contundente a superficie stretta, canna o calcio di fucile, data la gravità della lesione ossea ed encefalica. Franco avrebbe potuto essere salvato. I sintomi che accusava, sonnolenza, torpore, cefalea, atonia muscolare tale da richiedere l’aiuto di terze persone per camminare, come avvenne in realtà durante la visita medica, avrebbero dovuto costituire un sintomo di un certo allarme per il medico che lo visitava. Lo stato di Serantini era quello di un soggetto con una vistosa ecchimosi all’occhio sinistro, colorito terreo, deformazione del cranio, eppure fu rispedito in cella dopo una visita di pochi minuti.


Anche da un esame obiettivo della perizia medico-legale, dunque, risulta più che mai evidente la responsabilità diretta e totale della polizia (e successivamente del medico del carcere, Dr. Mammoli) nella morte dell’anarchico.


Serantini è stato ammazzato due volte. Dai poliziotti che lo massacrarono e dal cinismo del dottor Mammoli per il quale evidentemente un detenuto in quelle condizioni non poteva che essere un simulatore. Ma i responsabili della sua morte oltre ai poliziotti, e al Mammoli, che non ritenne neppure necessario concedergli un posto letto in infermeria, sono il direttore del carcere Occhipinti e tutti coloro che avendo il dovere di intervenire non hanno prestato a Franco le minime cure.


Noi non fidiamo nella giustizia di questo tipo di società perché il sistema che ha voluto e permesso l’assassinio di Franco non colpirà mai gli esecutori. Ci affidiamo al senso di giustizia del popolo, che già seppe smascherare gli assassini di Pinelli e i mandanti della strage di stato, fidiamo nel popolo oppresso che lotta contro il fascismo tradizionale e contro quello che si annida e cresce in seno all’apparato politico statale.


Laura Landi


Quando l’articolo è già composto, ci informano che il “dottor” Mammoli è stato indiziato di reato per omissione di soccorso e che per omicidio sono stati indiziati dieci “baschi neri”.


https://stragedistato.wordpress.com/2011/10/19/a-rivista-anarchica-n17-dicembre-1972-gennaio-1973-ammazzato-due-volte-dalla-perizia-medico-legale-appare-evidente-che-lanarchico-serantini-fu-assassinato-non-solo-dalla-bestialita-dei-baschi-neri/

A rivista anarchica n13 Giugno 1972 Morte di un anarchico. Domenica 7 maggio è morto nelle carceri di Pisa il giovane anarchico Franco Serantini, massacrato di botte da “ignoti” poliziotti. a cura della Redazione 



Domenica 7 maggio è morto nelle carceri di Pisa il giovane anarchico Franco Serantini, massacrato di botte da “ignoti” poliziotti.Il massacro era iniziato il venerdì precedente, durante una manifestazione indetta per protesta ad un comizio fascista. Durante la prima carica eseguita poco dopo le 18 dalla polizia contro gli antifascisti, Serantini rimaneva fermo senza opporre alcuna resistenza alla furia costituzionale dei poliziotti, furia che si è coperta in passato di innumerevoli encomi solenni presidenziali e di elogi di ministri vari. 

Circondato da una decina di poliziotti, il compagno Serantini viene bestialmente picchiato: la furia costituzionale degli “agenti dell’ordine” contro il compagno Serantini raggiunge delle punte talmente violente che un commissario della stessa polizia è costretto ad intervenire e ad arrestare Serantini “per sottrarlo alla furia degli agenti” come lo stesso commissario ha dichiarato.Dopo l’arresto, Serantini viene condotto nella caserma della celere dove rimane a disposizione dei locali poliziotti sino alle ore 1.30 della notte. Che cosa sia successo a Serantini all’interno della caserma della Celere non è dato sapere, ma vi sono buoni motivi per ritenere che i poliziotti si siano serviti di tale arresto soltanto per permettere che il pestaggio continuasse in maniera razionale e senza pericolosi testimoni.Nessun commissario inoltre poteva più intervenire per arrestare ulteriormente Serantini e “sottrarlo alla furia degli agenti”.

Alle 1.30 della notte Serantini viene finalmente trasportato nel carcere Don Bosco e nello stesso istante che Serantini supera il portone del carcere si verifica una violazione al cosiddetto regolamento carcerario, violazione che – detto per inciso – ormai è diventata una regola ed una precisa prassi intoccabile del sistema repressivo italiano. Il regolamento carcerario prescrive infatti che tutti coloro che entrano in un carcere nella condizione di arrestati debbano passare obbligatoriamente attraverso un controllo medico. E tuttavia non si contano più i casi di compagni e di non compagni i quali hanno denunciato – anche nelle aule dei tribunali – di aver subito violenze fisiche da poliziotti di differente estrazione ministeriale, e soltanto dopo essere stati ridotti a stracci di uomini ricevettero finalmente la grazia di venir passati alle carceri senza che nessun medico si curasse di prendere atto delle loro condizioni fisiche.L’autopsia eseguita sul corpo di Serantini ha preso atto dell’esistenza di tumefazioni esterne grosse quanto un pugno, di un ematoma polmonare provocato da un colpo violentissimo, di lesioni, lividi in ogni parte del corpo, e ben due fratture craniche: una posteriore ed una parietale. Non si può che constatare che il compagno Serantini è stato massacrato a furia di botte, e ciò non può certamente essere accaduto prima che egli venisse trasferito nelle celle della polizia, cioè in piazza, perché un uomo ridotto in tali condizioni non sarebbe stato in grado di reggersi sulle proprie gambe.Se l’avessero visitato e conseguentemente ricoverato in ospedale, Serantini non sarebbe forse morto. 

Dunque oltre ai sadici poliziotti che l’hanno massacrato ed ai loro dirigenti che hanno ordinato o consentito il pestaggio, anche la direzione del carcere è responsabile della morte di Serantini.Sabato a mezzogiorno Serantini viene interrogato dal sostituto Procuratore Sellaroli, ed anche tale interrogatorio rientra nelle formalità previste dalla legge. Il Procuratore non deve infatti che appurare la reità possibilmente confessa dell’accusato.Durante l’interrogatorio formale che il Procuratore Sellaroli sagacemente conduce, con totale soddisfacimento della parte lesa (la polizia!) il compagno Serantini dimostra visibilmente di stare male. È stato trasportato a braccia dagli agenti carcerari e dichiara di sentirsi molto male. Durante tutto il periodo dell’interrogatorio, egli mantiene il capo appoggiato sulla superficie del tavolo, e l’ematoma che gli era stato prodotto sulla parte posteriore del cranio, è ben visibile.

Il Procuratore Sellaroli non si degna nemmeno di appurare se il cittadino che egli sta interrogando sia stato sottoposto al controllo medico previsto dal regolamento carcerario. Unica preoccupazione del degno sostituto Procuratore è quindi evitare accuratamente ogni possibile intervento che possa avere delle noiose conseguenze per la polizia.Se il sostituto Procuratore l’avesse fatto ricoverare forse Serantini poteva ancora salvarsi e dunque anche Sellaroli è responsabile della sua morte.

Ecco che già la catena di responsabilità per l’assassinio di Serantini passa attraverso le principali istituzioni repressive dello stato: la polizia, il carcere, la magistratura. Un esemplare assassinio di stato.Domenica 7 maggio alle ore 9.30 del mattino Serantini muore, e con perfetto tempismo un funzionario della questura si precipita in Municipio per ottenere l’autorizzazione a rimuovere il corpo, tentando così di evitare il necessario esame medico, formalità decisamente scocciante anche questa e che secondo i poliziotti di larghe vedute andrebbe eliminata per non intralciare il “giusto compito delle forze dell’ordine”.A questo punto scoppia lo scandalo. I giornalisti si lanciano sull’episodio e scoprono che “un giovane studente è stato ucciso”. 

Ma neppure tanto scandalo: si tratta di un anarchico e per di più di un figlio di genitori ignoti; i suoi assassini sono poliziotti e figli di buona donna. Perciò la vicenda non giunge mai in prima pagina e dopo un paio di giorni i giornali non ne parlano più. Intanto si sente la solita fitta rete di omertà, di reticenze mafiose, di scaricabarili. Ed a tappare la bocca ai compagni di Serantini ci pensa la polizia impedendo comizi, sequestrando volantini, incriminando.Una sola cosa ci consola. Ai funerali del compagno Serantini non abbiamo ricevuto l’offesa di corone inviate dal Presidente della Repubblica nè di corazzieri in alta uniforme, né di mafie tricolori che si contendessero la bara come nei films di Al Capone. Quando la bara è apparsa uscendo da una fredda sala d’obitorio, nessuna folla di borghesi e piccolo-borghesi, accecati dalla disinformazione televisiva si è istericamente accalcata per applaudire.

https://stragedistato.wordpress.com/2011/10/19/a-rivista-anarchica-n13-giugno1972-morte-di-un-anarchico-domenica-7-maggio-e-morto-nelle-carceri-di-pisa-il-giovane-anarchico-franco-serantini-massacrato-di-botte-da-ignoti-poliziotti-a-cura-de/

5 maggio 1972: l’anarchico Franco Serantini pestato dalla Celere. Morirà in cella
 Ugo maria Tassinari

Il 5 maggio del 1972 durante una manifestazione indetta da Lotta Continua contro un comizio di Giuseppe Niccolai del Msi a Pisa, la Celere pesta brutalmente Franco Serantini, un anarchico ventunenne. Questa è la testimonianza di  Moreno Papini che abitava in Lungarno Gambacorti 12.
«Erano circa le 20. Io mi trovavo alla finestra di un appartamento[…] in lungArno Gambacorti […] Ho sentito le sirene delle camionette venire dalla parte del comune […] si son fermate sotto la casa mia dalla parte delle spallette dell’Arno […] sotto la mia finestra, una quindicina di celerini gli sono saltati addosso e hanno cominciato a picchiarlo con una furia incredibile. Avevano fatto un cerchio sopra di lui […] si capiva che dovevano colpirlo sia con le mani che con i piedi, sia con i calci del fucile. Ad un tratto alcuni celerini […] sono intervenuti sul gruppo di quelli che picchiavano, dicendo frasi di questo tipo: Basta, lo ammazzate![…] poi uno che sembrava un graduato è entrato nel mezzo e con un altro celerino lo hanno tirato su […] lo hanno poi trascinato verso le camionette…» (Testimonianza di Moreno Papini, Lungarno Gambacorti n°12)

Franco Serantini morì in carcere il 7 maggio, dopo due giorni di agonia. Lo trovano in coma nella sua cella, inutile il trasporto al pronto soccorso del carcere. Morì alle 9,45.



Così Paolo Brogi, qualche anno fa, sul suo blog ricostruisce la vicenda del giovane anarchico macellato dai celerini. Una storia che ne germinerà altre. Qualche anno dopo il gruppo anarco-libertario Azione rivoluzionaria gambizza il medico delle carceri di Pisa. Lo considerano responsabile della morte per le cure mancate. Poi, nel 1988, la tragedia di Serantini torna alla ribalta. Ci pensa il grande accusatore del delitto Calabresi, il pentito Leonardo Marino. Per lui in occasione del comizio del 13 maggio di Lotta Continua per chiedere “giustizia per Franco” Sofri gli conferma la decisione di uccidere il commissario. Dimentica di dire, però, che quella passeggiata con il capo si sarebbe svolta sotto un violentissimo acquazzone…
https://www.ugomariatassinari.it/franco-serantini-5-maggio/





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FRIEDERICH ENGELS, BOBBIO NORBERTO, TORINO, PALAZZO CAMPANA,, PALAZZO NUOVO, COVID 19, CORONAVIRUS, GIOELESOLARI,  SOLMI RENATO, KARL KAUTSKY, FIRPO LUIGI, LABRIOLA  ANTONIO, II INTERNAZIONALE, II INTERNAZIONALE, SOCIALDEMOCRAZIA, PASSERIN D'ENTREVES, STORIA, MAXISMO, PSIUP, FERRARIS PINO, WEBER MAX, FEUERBACH  LUDWIG, IL MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA, DIECI GIORNI CHE SCONVOLSERO IL MONDO, LA RIVOLUZIONE D'OTTOBRE, ALIENAZIONE, FORZA LAVORO, LA DIALETTICA HEGELIANA,   HEGEL FRIEDERICH GEORG WILHELM,SARTI SANDRO, FILIPPI GABRIELLA, lotta continua, PALAZZO CAMPANA, MANTELLI BRUNELLO,  FRANZINETTI VICKY, VIA PLANA TORINO, VAGLIO MIRKO, RADIO BECKWITH,  SPANO FRANCESCA, PALAZZO NUOVO, RIESER VITTORIO, SCIOPERO, RIV,METALMECCANICI, VIA NIZZA, VATTIMO GIANNI, PRALY, AGAPE, COMUNICAZIONE, INFORMAZIONE, QUADERNI ROSSI, GOBBI ROMOLO, GATTO SELVAGGIO, ACCORNERO ARIS, IL GALLO, FERLINGHETTI LAWRENCE, PIEMONTESE, COMUNICAZIONI RIVOLUZIONARIE,  LA STAMPA, MOVIMENTO STUDENTESCO, SOLMI RENATO, 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FRANCA,   Manuele FRANCA , CEPPI GIANCARLA, CIMA LAURA,  DEROSSI LAURA, RAVERA LIDIA, FABBRI MARA, GRANERO MARIA, FENOGLIO TERESA, MORETTI MARILENA, BERRA MARIELLA, ASSANDRI SANDRA,  PENTENERO SANDRA, PIANCIOLA SILVIA, TODROS TULLIA, VALICI SABINA, ZORZI AGNESE, GRIBAUDI GABRIELLA, CAVALLO SANDRA, BALSAMO FRANCA, BARAZZETTI ANNIE, FOSSATI FRANCA, LONGONI VIDA, LUCCA DARIA, BOUCHARD ELIANA, BATTAGLINO MARIA TERESA,METODO KARMAN, VIA GIULIO TORINO MANICOMIO FEMMINILE, VIA VANCHIGLIA 3, SARTI SANDRO, VIA BLIGNY , QUADERNI ROSSI, VIA PLAVA,  SCALA ETTORE,VIA PASSO BUOLE, NEGARVILLE MASSIMO, HUTTER PAOLO, GAZZANIGA GIAN MARIO, VESCE EMILIO POTERE OPERAIO, IL MANIFESTO, DELLA MEA LUCIANO, CONTESSA, FIGLI DELL’OFFICINA, PIETROSTEFANI GIORGIO, NEGRI TONI, TRONTI MARIO, AUTONOMIA OPERAIA, OVIDIO BOMPRESSI, MANTELLI BRUNELLO,REVELLI MARCO, SCAVINO MARCO, PELLEGRINO CARLO, PANELLA CARLO, PIGLIARU FRANCESCO, FIAT, SINGER,  SARTI SANDRO, FILIPPI GABRIELLA, lotta continua, PALAZZO CAMPANA, SARTI SANDRO FRANZINETTI VICKY, VIA PLAVA TORINO, VAGLIO MIRKO, RADIO BECKWITH,  SPANO FRANCESCA, PALAZZO NUOVO, RIESER VITTORIO, SCIOPERO, RIV,METALMECCANICI, VIA NIZZA, VATTIMO GIANNI, PRALY, AGAPE, COMUNICAZIONE, INFORMAZIONE, QUADERNI ROSSI, GOBBI ROMOLO, GATTO SELVAGGIO, ACCORNERO ARIS, IL GALLO, FERLINGHETTI LAWRENCE, PIEMONTESE, COMUNICAZIONI RIVOLUZIONARIE,  LA STAMPA, MOVIMENTO STUDENTESCO, SOLMI RENATO, BLACK PANTHERS, VIETNAM, FENOGLIO MARIA TERESA, SAGGIO, USA, HANRY MILLER, PIEDI SCALZI, S FRANCISCO, NEW YORK, PANTERE NERE, WOMEN 'S MOVEMENT, LIVING THEATRE, JULIAN BECK, JUDITH MALINA,  VIA PLANA TORINO, VIA PLANA, PIAZZA VITTORIO, COLLETTIVO CR, COLLETTIVO DELLE COMPAGNE, MOTTURA GIOVANNI, PANZIERI RANIERO, ANNA BRAVO, VAL GERMANASCA, VILLAR PEROSA,  PEROSA ARGENTINA, PINEROLO, SPONTANEISMO, LELIO BASSO, TULLIO VIANY,  UMOBERTO TERRACINI, FRANTZ FANON , JERVIS,  FIAT, , CANAL CLAUDIO  LA PIOLA DI STURA, ARCI, PALESTINA.ACLI, VAL PELLICE, VAL CHISONE, LETTERA A BASILEA, VALABREGA GUIDO, PRIOTTO ANDREA, SINODO VALDESE, CASA VALDESE, WASSIM DAMASH, OCIUTANIA, CUNEO, OSTERIA, MALAN GUSTAVO , MARAUDO PAOLO, BOUCHARD GIORGIO, TURTULICI SERGIO, ROSTAN MARCO, GIAMPICCOLI FRANCO, PRALY,  DAVITE FRANCO, VAL SAN MARTINO, TOURN GIORGIO, PAVONI MANFREDI, ORTONA CARLA, CONTROINFORMAZIONE, MANTELLI BRUNELLO,FENOGLIO MARIA TERESA, FOFI GOFFREDO, CENTRO GOBETTI, BARANELLI LUCA, LA CROTA PALUC, PIOLA VIA DEI MERCANTI,  PIOLA VIA RATTAZZI, SIGARETTE ALFA, SIGARETTE NAZIONALI, DOLCI DANILO, GOBETTI CARLA, GOBETTI PAOLO, BIANCA GUIDETTI SERRA, JONA EMILIO, JONA GIANNA, ROSSI PIETRO, COLLETTI BIANCHI, C W MILLS, CARRARA MARIO, BARANELLI LUCA, BARANELLI FIAMMA, ZANETTE LUCA ,PSIUP, LOTTA CONTINUA, FRANZINETTI VICKY, MOLINETTE, BRIGATE ROSSE,CASALEGNO ANDREA,TORINO SOFRI ADRIANO,DALMAVIVA MARIO,1977 16 NOVEMBRE, CORSO UMBERTO, ATTENTATO,TOBAGI WALTER, CROCE FULVIO, COSIMO CRISTINA,EINAUDI,FERRARIS PINO, VIETNAM, PALAZZO CAMPANA, SOLE 24 ORE, BOBBIO NORBERTO, BOBBIO LUIGI, VIALE GUIDO, LETTERATURA TEDESCA, MUSIL ROBERTO, TOTH JOSEPH, CANETTI ELIAS, HEINRICH VOON KLEIST, HANS MAGNUS ENZESBERGER, FRIED ERICH, FAUST DI GOETHE, GREGOROVIUS, GYORGY LUCKAS, NATHAN IL SAGGIO, LESSING, FRANZINETTI VICKY  GABRIELLA FILIPPI, BRAVO ANNA, VALENTE Anna, Barazzett ANNI,  Serini  BABA,  Barbisio GALLO CARLA ,  Tabasso CRISTINA, DONINI Elisabetta, VIGLIANI Ferdinanda,  Gigli FERNANDA,   Balsamo FRANCA,   Manuele FRANCA , CEPPI GIANCARLA, CIMA LAURA,  DEROSSI LAURA, RAVERA LIDIA, FABBRI MARA, GRANERO MARIA, FENOGLIO TERESA, MORETTI MARILENA, BERRA MARIELLA, ASSANDRI SANDRA,  PENTENERO SANDRA, PIANCIOLA SILVIA, TODROS TULLIA, VALICI SABINA, ZORZI AGNESE, GRIBAUDI GABRIELLA, CAVALLO SANDRA, BALSAMO FRANCA, BARAZZETTI ANNIE, FOSSATI FRANCA, LONGONI VIDA, LUCCA DARIA, BOUCHARD ELIANA, BATTAGLINO MARIA TERESA,METODO KARMAN, VIA GIULIO TORINO MANICOMIO FEMMINILE, VIA VANCHIGLIA 3, SARTI SANDRO, VIA BLIGNY , QUADERNI ROSSI, VIA PLANA,  SCALA ETTORE,VIA PASSO BUOLE, NEGARVILLE MASSIMO, HUTTER PAOLO, GAZZANIGA GIAN MARIO, VESCE EMILIO POTERE OPERAIO, IL MANIFESTO, DELLA MEA LUCIANO, CONTESSA, FIGLI DELL’OFFICINA, PIETROSTEFANI GIORGIO, NEGRI TONI, TRONTI MARIO, AUTONOMIA OPERAIA, OVIDIO BOMPRESSI, MANTELLI BRUNELLO,REVELLI MARCO, SCAVINO MARCO, PELLEGRINO CARLO, PANELLA CARLO, PIGLIARU FRANCESCO, FIAT, SINGER,  ,1968, MOVIMENTO STUDENTESCO,PALAZZO CAMPANA,SCIOPERO TORINO 7 MARZO 1968, TORINO, AVANZINI FEDERICO, PSIUP, MAUNA RINO, CIOCCHETTI, BOBBIO LUIGI, DE ROSSI LAURA, RIESER VITTORIO, DRAGONI GIANGUIDO, CASALEGNO CARLO, FRIEDMANN ALBERTO, MOTTURA GIOVANNI, MOCHI SISMONDI GIULIANO, LENITE SERGIO, BOSIO LUCIANO, MANTELLI BRUNELLO, VAGLIO MIRKO, CARLO DONAT CATTIN, ROGOLINO ELIO, LA STAMPA,LA BUSIARDA, BOATO MARCO,ROSTAGNO MAURO, FACOLTA' SOCIOLOGIA TRENTO, MANENTI CARMELO, DEAGLIO ENRICO, BOLIS LANFRANCO, MENAPACE LIDIA, MARCONI, OLIVETTI, AVANZINI FEDERICO, GALANTE GARRONE,CASALEGNO CARLO, NEGARVILLE MASSIMO, 1962 7 LUGLIO TORINO PIAZZA STATUTO, FIOM, FIM, UIL, SIDA, 1967 27 NOVEMBRE OCCUPAZIONE A TORINO DI PALAZZO CAMPANA, VIETNAM, 1968 FEBBRAIO EPIDEMIA DI MENINGITE, VALDAGNO, MARZOTTO, FIAT, LINGOTTO, MIRAFIORI, RIVALTA, MATERFERRO, FERRIERE, ,BERLINO, BOLOGNA SERGIO, COHN BENDIT DANIEL FRANCIA, DAGHINO GIAIRO, DUTSCHKE RUDI, GLUCKSMANN ANDRE',   ITALIA,QUADERNI PIACENTINI, MOVIMENTO STUDENTESCO, SORBONA, GRETCHEN DUTSCHKE,HOSEA CHE, DUBCEK  ALEXANDER, FELTRINELLI GIANGIACOMO, BACHMANN JOSEPH, HAGEN NINA,LOTTA CONTINUA, TAG, 1968,CHE GUEVARA,  HO  CHI MIN, VIETNAM,  MAO, UNIVERSITA', MARXISMO,,PARIGI, GERMANIA, ORTOLEVA PEPINO, PASSERINI LUISA,  BLANCHOT MAURICE, MAGGIO 68, QUARTUCCIO RENATA, DE ROSSI LAURA, PSIUP, FERRARIS PINO, PIETRANGELI PAOLO, CONTESSA, FOA VITTORIOI, MARXISTI LENINISTI, AVANGUARDIA OPERAIA, MOVIMENTO STUDENTESCO, POTERE OPERAIO, CONGEDO DOMENICO, SCALZONE ORESTE,  CASTELLO GIUSEPPINA, SAPIENZA,  LOJACONO ANTONINO, PERNA EDOARDO, TROMBADORI ANTONELLO, ROSSI PAOLO, L'UNITA', PAESE SERA, PCI, PARRI FERRUCCIO, FAVA NUCCIO, BINNI WALTER, CECCANTI SORIANO, PIAGGIO, PONTEDERA, MARINA DI PIETRASANTA, LA BUSSOLA, SOFRI ADRIANO, MASI PINO, LABALLATA DELLA BUSSOLA, ADORNO THEODOR, 1968, 1969 19 NOVEMBRE, ANNARUMMA ANTONIO, CAPANNA MARIO, CORRIERE DELLA SERA, FRANZINETTI VIKY, LOTTA CONTINUA, MONTANELLI INTRO, PALAZZO CAMPANA, POLIZIA, SARAGAT GIUSEPPE, torino, UNIVERSITA' STATALE,,DONNA, FRANZINETTI VICKY,  GARAVINI CHIARA, GARAVINI DANIELA, LA COSCIENZA NEL CORPO FILIPPI GABRIELLA, PERCOVICH LUCIANA,,LOTTA CONTINUA, DEMOCRAZIA PROLETARIA, PSIUP, POTERE OPERAIO, AUTONOMIA OPERAIA, FILIPPI GABRIELLA, FRANZINETTI VICKY,  GARAVINI CHIARA, GARAVINI DANIELA, SELLERIO ELVIRIA, FOSSATI FRANCA, CHICCA ROVERI,DONATELLA BAZZARETTI, FOA LISA, E' ANDATA COSI', VALENTE LUISA, BRAVO ANNA, LANZARDO LILIANA, BIANCA GUIDETTI SERRA,  AIMONE RENZA, LEVI MARINA, ORTOLEVA ELEONORA,  TOTOLO ANNA,  DE ROSSI LAURA, FRANZINETTI VICKY 1953, PERCOVICH LUCIANA, MARSICO SILVIA, PIEROBON GABRIELLA, ABORTO, DE ROSSI GRAZIELLA, ANNA BRAVO SALVATORELLI MIKI, Bimbi Franca, cima Laura,franzinetti  Vicky, gasparini Maddalena, rollier Anna , Tozzi Silvia, FACCIO ADELE, LA COSCIENZA NEL CORPO, CONSULTORI, IRIGARAY LUCE, CARLA LONZI, FRIEDAN BETTY, TOZZI SILVIA, CHIAROMENTE ENRICA, CIMA LAURA, ZANCAN MARINA,BRUNELLA DIDDI, SOFRI STELLA, mar marina,   BERLANDO ALVARO, LOTTA CONTINUA, SOFRI RENATO, MARINO LEONARDO, REVELLI RICCARDO, scalzone oreste, mantelli bruno,  pellegrino carlo, brogi aldo,  BONFIGLIO PINO, PIETROSTEFANI GIORGIO, GARAVINI CHIARA, GARAVINI DANIELA, SELLERIO ELVIRIA, FOSSATI FRANCA, CHICCA ROVERI, POVELATO OLGA, viale guido, garavini chiara, pupillo andrea, dica enzino, monaci daniela, papaleon andrea, garavini daniela, basso daria, MAGLI IDA,  FILIPPO M FERRO, GAYTAN ROSA SILVIA, LOPEZ MORALES GLORIA, COLLOMB HONRY, PASINI WILLI, RICHETTI AVERSA LISA,  WESTOBY FLO, CAPOMAZZA TILDE, STIEFELMEIER DORA, ODORISIO CONTI GINEVRA, DEUTSCH HELEN, HORNEY KARIN, LUCE IRIGARAY, DAVOLI MORSELLI GRAZIELLA, AMORETTI SCARCIA BIANCAMARIA, MORREALE MARIA TERESA, FREUD SIGMUND, LEVI STRAUSS CLAUDE,  KRAUS KARL,  WEDEKIND FRANK, FROMM ERICH,  SITUAZIONISTI, PERNIOLA MARIO, DE PAOLI MARIO, MORETTI SERGIO, natale vittorio, rossi licio, benincasa franco, locati rinaldo, cavallo beppe, lanfranco piero, pupillo andrea, madaffari antonio, alberion stefano, martin sergio, franco gianna, oliva gianni, mugno salvatore, brogi paolo, pellegrino carlo, fistarolo guiammarco, PINELLI CLAUDIA, CAMPETTI LORIS, antropologia, contraccezione, femminismo, Libera Università delle Donne, Libreria delle Donne, medicina, politica, scienza, scrittura, studio,viaggio,  IL RITORNO AL NUOVO MONDO, HUXELEY ALDOUS, CORRIERE DELLA SERA, 1968, LOTTA CONTINUA, PALAZZO CAMPANA, TORINO, FRANZINETTI VIKY, ANNARUMMA ANTONIO, SARAGAT GIUSEPPE, MONTANELLI INTRO, CAPANNA MARIO, UNIVERSITA' STATALE, PIAZZA FONTANA,SCONTRI CON LA POLIZIA, PIETROSTEFANI GIORGIO,  VESCE EMILIO, PIPERNO FRANCO,  NEGRI TONI, GALMOZZI ENRICO, SORBI PAOLO, INNAMORATO FRANCO, CAPUOZZO ANTONIO, DEGIOANNI ROBERTO, VALINOTTO MAURO, GIANGRECO ORAZIO, VITALE SALVATORE, ROTUNNO MOSE SALVATORE, FRIEDMANN ALBERTO, DONAT CATTIN,  ,PORPORATO PIER CARLO, SEGANTINI,  BRIGLIA ROBERTO, BAILONE GIUSEPPE, BOBBIO LUIGI, VIALE GUIDO, LEGATI IGOR, LOVISOLO GIORGIO, CASALEGNO ANDREA, OLIVERO GIANNI, PIPERNO ENZO, LUPO MARIO, BOATO MARCO, FELTRINELLI GIANGIACOMO, SERRANTINI FRANCO PINELLI GIUSEPPE, MANCONI MARCELLO, DE LUCA ERRI, NEGARVILLE MASSIMO, MERLO GIORGIO, SERRA MICHELE,SARTI SANDRO,  ALESSANDRINI SEGIO,  DONAT CATTINI MARCO, SARTORIO GIANNI, LERNER GAD, VENTO NINO, BETTINI GIANFRANCO, TRAVAGLINI FRANCO, BROGI PAOLO, PAOLO DE LUNA, ORTOLEVA GIOVANNI,  ORTOLEVA PEPPINO,brogi paolo, scalzone oreste, rossi licio, dalmaviva mario,  MANTELLI BRUNELLO, CRAINZ GUIDO, SOLMI RENATO, LEVI FABIO, MANCONI LUIGI,  DEAGLIO ENRICO, PREDRAZZINI LUIGI, REVELLI MARCO, LIQUORI PAOLO, MARTINI SERGIO, GIANNI VERNETTI, ROSTAGNO MAURO,  MIRAFIORI, PETROLCHIMICO DALMINE, SOLVAY, NUOVO PIGNONE, VALDARNO , MARZOTTO, PIAGGIO, ITALSIDER, SAINT GOBAIN, FATME, AUTOVOX, SACET, VOXON, SNAM, SINGER, FARMITALIA, SIT SIEMENS, ALFA ROMEO, MONTEDISON, IGNIS, NECCHI, SIR, RAI, GALILEO OTI, SARTI SANDRO,  CR CRONACHE RIVOLUZIONARIE, MARX KARL,FEUERBACH LUDWIG,HEGEL GEORG WIHELM FRIEDRICH,ENGELS FRIEDERICH,KANT IMMANUEL,ALTHUSSER LOUIS,LUXEMBURG ROSA,RIESER VITTORIO,TAG,FILOSOFIA,PANZIERO RANIERO,QUADERNI ROSSI,LUPORINI CESARE,ECONOMIA POLITICA,MARXISMO, LUKÁCS  GEORG, LENIN VLADIMIR,HELLER AGNES,BORDIGA AMADEO,SPARTACUS, KAUTSKY KARL,BERNSTEIN  EDUARD, LA RIVOLUZIONE PROLETARIA E IL RINNEGATO KAUTSKY,PROLETARI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI,LA RIVOLUZIONE FRANCESE,IL MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA,LA RIVOLUZIONE PROLETARIA,RUSSIA,NEP,LA RIVOLUZIONE D’OTTOBRE,TAG, VITTORIO RIESER, PANZIERI RANIERO, MORANDI RODOLFO,TRONTI MARIO,ASOR ROSA ALBERTO,LANZARDO DARIO,PIANCIOLA DARIO,LOMBARDIO RICCARDO,,1961,PIAZZA STATUTO,FIAT,VALLETTA,AUTONOMIA OPERAIA,POTERE OPERAIO,MARXISMO,AVANGUARDIA OPERAIA,,IL MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA,PANZIERI RANIERO, SCIOPERO SELVAGGIO,MONDO OPERAIO, LUXEMBURG ROSA, NEGRI ANTONIO,PIPERNO FRANCO,VESCE EMILIO,DELLA VOLPE GALVANO,FERRARIS PINO,PSIUP,VECCHIETTI,PSI,LOMBARDO RICCARDO,COLLETTI LUCIO,GRAMSCI ANTONIO,REVISIONISMO,PCI,1968, INGRAO PIETRO, PIRELLI GIOVANNI,LIBERTINI LUCIO, PIANCIOLA CESARE,PALAZZO CAMPANA,PALAZZO NUOVO, FOA VITTORIO, MARCHIONNA GIUSEPPE, ARZO BIAGIO, MANCINI SANDRO SOCIALISMO E DEMOCRAZIA DIRETTA  MARX KARL,ENGELS,SOCIALISMO,LENIN,ADRIANO SOFRI, ALBERTO SALMONI, TAG,ANNA BRAVO, BIANCA GUIDETTI SETTA, BRAVO ANNA,RANIERO PANZIERI,QUADENRNI ROSSI,OLIVETTI ADRIANO,LOTTA CONTINUA,BORDIGA AMADEO,TRONTI MARIO,ASOR ROSA ALBERTO,REVELLI MARCO,NEGARVILLE MASSIMO,SCHIAVI ALFRECO,SOVIET,POTERE OPERAIO,NEGRI TONI,CENTRO GOBETTI, VIALE GUIDO,LALLA ROMANO, MOVIMENTO STUDENTI OPERAI, PIETRA CAMPANA, PRIMO LEVI,TORINO,VITTORIO RIESER, BIANCA GUIDETTI SETTA,MOVIMENTO STUDENTI OPERAI,PIETRA CAMPANA,TORINO,GUIDO VIALE, RIESER VITTORIO , ANNA BRAVO,PRIMO LEVI,,ALBERTO SALMONI,CENTRO GOBETTI,LALLA ROMANO, 2019 25 GIUGNO BIANCA GUIDETTI SERRA: DONNA, AVVOCATO, RESISTENTE. A TORINO LE INIZIATIVE PER IL CENTENARIO DALLA NASCITA1978 13 GIUGNO IL RINNOVATO INTERESSE STORIOGRA­FICO PER IL PENSIERO E L'AZIONE DI RANIERO PANZIERI È LA TESTIMONIANZA PIÙ DIRETTA DELL'ATTUALITÀ DI ALCUNE SUE ELABORAZIONI; DI UN ITINERARIO INTEL­LETTUALE, IL SUO, CHE NON HA MAI SCONTATO UNA RADICALE ROTTURA TRA IL MOMENTO DI MILITANZA ALL'INTERNO DEL PSI E LA SUCCESSIVA ESPERIENZA DEI «Quaderni Rossi». Hair- Aquarius 1961, ASOR ROSA ALBERTO, AUTONOMIA OPERAIA, fiat, LANZARDO DARIO, LOMBARDIO RICCARDO, MORANDI RODOLFO, PANZIERI RANIERO, PIANCIOLA DARIO, PIAZZA STATUTO, TAG, TRONTI MARIO, Valletta, VITTORIO RIESER, ALTHUSSER LOUIS, ENGELS FRIEDERICH, FEUERBACH LUDWIG, FILOSOFIA, HEGEL GEORG WIHELM FRIEDRICH, KANT IMMANUEL, LUXEMBURG ROSA, MARX KARL, PANZIERO RANIERO, QUADERNI ROSSI, RIESER VITTORIO, TAG, Il "Capitale, ancora al centro del dibattito dopo un secolo Nuove interpretazioni delle scoperte di Marx,BRAVO ANNA, CAZZULLO ALDO, CHICCA ROVERI, DONATELLA BAZZARETTI, E' ANDATA COSI', FILIPPI GABRIELLA, FOA LISA, FOSSATI FRANCA, FRANZINETTI VICKY, GARAVINI CHIARA, GARAVINI DANIELA, lotta continua, SELLERIO ELVIRIA, Aldo Cazzullo:"I ragazzi che volevano fare la rivoluzione, 1968-1978: storia di Lotta Continua",GOBBI ROMOLO,QUADERNI ROSSI,TAG,SCIOPERO SELVAGGIO,FIAT,RIV, 1961,PIAZZA STATUTO,FIAT,VALLETTA,AUTONOMIA OPERAIA,POTERE OPERAIO,MARXISMO,LOTTA CONTINUA,AVANGUARDIA OPERAIA,,SOAVE EMILIO,DELLAVALLE CLAUDIO,FASSIO RINO,1969 3 LUGLIO,CORSO TRAIANO TORINO,IL MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA,PANZIERI RANIERO, MARX KARL,FEUERBACH LUDWIG,HEGEL GEORG WIHELM FRIEDRICH,ENGELS FRIEDERICH,KAN IMMANUEL,ALTHUSSER LOUIS,LUXEMBURG ROSA,EDITORI RIUGNITI,TAG,FILOSOFIA,LUPORINI CESARE,ECONOMIA POLITICA,MARXISMO, LUKÁCS  GEORG, LENIN VLADIMIR,HELLER AGNES,BORDIGA AMADEO,SPARTACUS, KAUTSKY KARL,BERNSTEIN  EDUARD, LA RIVOLUZIONE PROLETARIA E IL RINNEGATO KAUTSKY,PROLETARI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI,LA RIVOLUZIONE FRANCESE,IL MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA,LA RIVOLUZIONE PROLETARIA,RUSSIA,NEP,LA RIVOLUZIONE D’OTTOBRE,TAG, VITTORIO RIESER, PANZIERI RANIERO, MORANDI RODOLFO,TRONTI MARIO,ASOR ROSA ALBERTO,LANZARDO DARIO,PIANCIOLA DARIO,LOMBARDIO RICCARDO,,1961,PIAZZA STATUTO,FIAT,VALLETTA,AUTONOMIA OPERAIA,POTERE OPERAIO,MARXISMO,AVANGUARDIA OPERAIA,,IL MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA,PANZIERI RANIERO, SCIOPERO SELVAGGIO,MONDO OPERAIO, LUXEMBURG ROSA, NEGRI ANTONIO,PIPERNO FRANCO,VESCE EMILIO,DELLA VOLPE GALVANO,FERRARIS PINO,PSIUP,VECCHIETTI,PSI,LOMBARDO RICCARDO,COLLETTI LUCIO,GRAMSCI ANTONIO,REVISIONISMO,PCI,1968, INGRAO PIETRO, PIRELLI GIOVANNI,LIBERTINI LUCIO, PIANCIOLA CESARE,PALAZZO CAMPANA,PALAZZO NUOVO, FOA VITTORIO, MARCHIONNA GIUSEPPE, ARZO BIAGIO, MANCINI SANDRO SOCIALISMO E DEMOCRAZIA DIRETTA  MARX KARL,ENGELS,SOCIALISMO,LENIN,ADRIANO SOFRI, ALBERTO SALMONI, TAG,ANNA BRAVO, BIANCA GUIDETTI SETTA, BRAVO ANNA,RANIERO PANZIERI,QUADENRNI ROSSI,OLIVETTI ADRIANO,LOTTA CONTINUA,BORDIGA AMADEO,TRONTI MARIO,ASOR ROSA ALBERTO,REVELLI MARCO,NEGARVILLE MASSIMO,SCHIAVI ALFRECO,SOVIET,POTERE OPERAIO,NEGRI TONI,CENTRO GOBETTI, VIALE GUIDO,LALLA ROMANO, MOVIMENTO STUDENTI OPERAI, PIETRA CAMPANA, PRIMO LEVI,TORINO,VITTORIO RIESER, BIANCA GUIDETTI SETTA,MOVIMENTO STUDENTI OPERAI,PIETRA CAMPANA,TORINO,GUIDO VIALE, RIESER VITTORIO , ANNA BRAVO,PRIMO LEVI,,ALBERTO SALMONI,CENTRO GOBETTI,LALLA ROMANO, 2019 25 GIUGNO BIANCA GUIDETTI SERRA: DONNA, AVVOCATO, RESISTENTE. A TORINO LE INIZIATIVE PER IL CENTENARIO DALLA NASCITA1978 13 GIUGNO IL RINNOVATO INTERESSE STORIOGRA­FICO PER IL PENSIERO E L'AZIONE DI RANIERO PANZIERI È LA TESTIMONIANZA PIÙ DIRETTA DELL'ATTUALITÀ DI ALCUNE SUE ELABORAZIONI; DI UN ITINERARIO INTEL­LETTUALE, IL SUO, CHE NON HA MAI SCONTATO UNA RADICALE ROTTURA TRA IL MOMENTO DI MILITANZA ALL'INTERNO DEL PSI E LA SUCCESSIVA ESPERIENZA DEI «QUADERNI ROSSI». HAIR- AQUARIUS 1961, ASOR ROSA ALBERTO, AUTONOMIA OPERAIA, FIAT, LANZARDO DARIO, LOMBARDIO RICCARDO, MORANDI RODOLFO, PANZIERI RANIERO, PIANCIOLA DARIO, PIAZZA STATUTO, TAG, TRONTI MARIO, VALLETTA, VITTORIO RIESER, ANIMALI, APOFTEGMI, ATENE, AUTOSUFFICIENZA, BOTTE, DIOGENE DI SINOPE, DIOGENE LAERZIO, FILOSOFIA, GLORIA, KANT IMMANUEL, LANTERNA, LETTERATURA, MENDICANTI, POTERE, RICCHEZZA, ,MARX KARL,FEUERBACH LUDWIG,HEGEL GEORG WIHELM FRIEDRICH,ENGELS FRIEDERICH,KAN IMMANUEL,ALTHUSSER LOUIS,LUXEMBURG ROSA,RIESER VITTORIO,TAG,FILOSOFIA,PANZIERO RANIERO,QUADERNI ROSSI,LUPORINI CESARE,ECONOMIA POLITICA,MARXISMO, LUKÁCS  GEORG, LENIN VLADIMIR,HELLER AGNES,BORDIGA AMADEO,SPARTACUS, KAUTSKY KARL,BERNSTEIN  EDUARD, LA RIVOLUZIONE PROLETARIA E IL RINNEGATO KAUTSKY,PROLETARI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI,LA RIVOLUZIONE FRANCESE,IL MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA,LA RIVOLUZIONE PROLETARIA,RUSSIA,NEP,LA RIVOLUZIONE D’OTTOBRE,TAG, VITTORIO RIESER, PANZIERI RANIERO, MORANDI RODOLFO,TRONTI MARIO,ASOR ROSA ALBERTO,LANZARDO DARIO,PIANCIOLA DARIO,LOMBARDIO RICCARDO,,1961,PIAZZA STATUTO,FIAT,VALLETTA,AUTONOMIA OPERAIA,POTERE OPERAIO,MARXISMO,AVANGUARDIA OPERAIA,,IL MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA,PANZIERI RANIERO, SCIOPERO SELVAGGIO,MONDO OPERAIO, LUXEMBURG ROSA, NEGRI ANTONIO,PIPERNO FRANCO,VESCE EMILIO,DELLA VOLPE GALVANO,FERRARIS PINO,PSIUP,VECCHIETTI,PSI,LOMBARDO RICCARDO,COLLETTI LUCIO,GRAMSCI ANTONIO,REVISIONISMO,PCI,1968, INGRAO PIETRO, PIRELLI GIOVANNI,LIBERTINI LUCIO, PIANCIOLA CESARE,PALAZZO CAMPANA,PALAZZO NUOVO, FOA VITTORIO, MARCHIONNA GIUSEPPE, ARZO BIAGIO, MANCINI SANDRO SOCIALISMO E DEMOCRAZIA DIRETTA  MARX KARL,ENGELS,SOCIALISMO,LENIN,ADRIANO SOFRI, ALBERTO SALMONI, TAG,ANNA BRAVO, BIANCA GUIDETTI SETTA, BRAVO ANNA,RANIERO PANZIERI,QUADENRNI ROSSI,OLIVETTI ADRIANO,LOTTA CONTINUA,BORDIGA AMADEO,TRONTI MARIO,ASOR ROSA ALBERTO,REVELLI MARCO,NEGARVILLE MASSIMO,SCHIAVI ALFRECO,SOVIET,POTERE OPERAIO,NEGRI TONI,CENTRO GOBETTI, VIALE GUIDO,LALLA ROMANO, MOVIMENTO STUDENTI OPERAI, PIETRA CAMPANA, PRIMO LEVI,TORINO,VITTORIO RIESER, BIANCA GUIDETTI SETTA,MOVIMENTO STUDENTI OPERAI,PIETRA CAMPANA,TORINO,GUIDO VIALE, RIESER VITTORIO , ANNA BRAVO,PRIMO LEVI,,ALBERTO SALMONI,CENTRO GOBETTI,LALLA ROMANO, 2019 25 GIUGNO BIANCA GUIDETTI SERRA: DONNA, AVVOCATO, RESISTENTE. A TORINO LE INIZIATIVE PER IL CENTENARIO DALLA NASCITA1978 13 GIUGNO IL RINNOVATO INTERESSE STORIOGRA­FICO PER IL PENSIERO E L'AZIONE DI RANIERO PANZIERI È LA TESTIMONIANZA PIÙ DIRETTA DELL'ATTUALITÀ DI ALCUNE SUE ELABORAZIONI; DI UN ITINERARIO INTEL­LETTUALE, IL SUO, CHE NON HA MAI SCONTATO UNA RADICALE ROTTURA TRA IL MOMENTO DI MILITANZA ALL'INTERNO DEL PSI E LA SUCCESSIVA ESPERIENZA DEI ,QUADERNI ROSSI,. HAIR- AQUARIUS 1961, ASOR ROSA ALBERTO, AUTONOMIA OPERAIA, FIAT, LANZARDO DARIO, LOMBARDIO RICCARDO, MORANDI RODOLFO, PANZIERI RANIERO, PIANCIOLA DARIO, PIAZZA STATUTO, TAG, TRONTI MARIO, VALLETTA, VITTORIO RIESER, FILM IL DECENNIO ROSSO, TORINO, 1959-1969, DAI QUADERNI ROSSI A LOTTA CONTINUA. 1961, AUTONOMIA OPERAIA, AVANGUARDIA OPERAIA, FIAT, GOBBI ROMOLO, LOTTA CONTINUA, MARXISMO, PIAZZA STATUTO, POTERE OPERAIO, QUADERNI ROSSI, RIV, SCIOPERO SELVAGGIO, SOAVE EMILIO, TAG, VALLETTA

2019 5 MAGGIO Franco Serantini, cronaca di un omicidio di Stato Era de maggio - Roberto Murolo 5 maggio 1972: l’anarchico Franco Serantini pestato dalla Celere. Morirà in cella 5 MAGGIO 1972, ANARCHICO, CONTESTAZIONI STUDENTESCHE, ELEZIONI POLITICHE, FASCISTI, LOTTA CONTINUA, MANTELLI BRUNELLO, PELLEGRINO CARLO, PISA, POTERE OPERAIO, PRIGIONE, SERANTINI FRANCO, torino, UNIVERSITA',