L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























lunedì 27 maggio 2019

Portulaca: benefici e come cucinare l’antica ‘erbaccia’ dalle mille proprietà



Marta Albè


MANGIARE

ALTRI ALIMENTI


27 Febbraio 2019

Portulaca: benefici e come cucinare l’antica ‘erbaccia’ dalle mille proprietà

Portulata, un’erba spontanea dalle mille proprietà che possiamo trovare facilmente nel giardino e cucinare in ricette golose e nutrienti. Ecco come riconoscerla e impiegarla in cucina per valorizzarne le proprietà

La portulaca (Portulaca oleracea) è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Portulacaceae. Nelle regioni italiane è conosciuta con nomi diversi: porcellana o erba grassa in Lombardia, porcacchia nel Lazio e nelle Marche, precacchia in Abruzzo, soltanto per citare alcuni esempi.

Era conosciuta come pianta medicinalegià nell’antico Egitto e le sue origini sono probabilmente asiatiche. Nei Paesi arabi e del bacino del Mediterraneo la portulaca veniva coltivata fin dal Medioevo. Ora, purtroppo, in Italia viene considerata poco più che un’erbaccia o una pianta infestante di orti e giardini da chi non la sa riconoscere e non è al corrente delle sue infinite proprietà benefiche.

Indice

Proprietà della portulaca


Usi della portulaca in cucina


Ricette con la portulaca

Pasta con portulaca e pomodorini


Gnocchi alla portulaca


Crocchette di patate con portulaca e peperoni


Frittata e farifrittata alla portulaca


Portulaca sottaceto


Proprietà della portulaca

Alla portulaca vengono attribuite diverse proprietà:

depurativa


diuretica


dissetante


digestiva


anti-diabetica


anti-batterica


anti-infiammatoria


anti-ossidante


ipoglicemica


Negli ultimi anni la portulaca è salita al centro dell’attenzione per via della scoperta della sua ricchezza di acidi grassi polinsaturi di tipo omega 3, di cui è considerata una buona fonte vegetale. Gli acidi grassi omega 3 sono considerati utili a prevenire le malattie cardiovascolari.

In particolare, è interessante sapere che 100 g di foglie di portulaca contengono all’incirca 350 mg di acido α-linolenico (acidi grassi facenti parte del gruppo di omega-3). Gli omega 3 aiutano a ridurre il colesterolo LDL e i trigliceridi, a favore di una migliore circolazione del sangue.

Come rimedio naturale, soprattutto nell’antichità, questa erbaccia veniva utilizzata nel trattamento di:

diarrea


vomito


enterite acuta


emorroidi


emorragie post-partum


Si tratta di un’erba particolarmente cara alla medicina cinese tradizionale che la utilizza nel trattamento di disturbi a stomaco e fegato.

Le foglie di portulaca possono essere utilizzate come impacco in caso di:

punture di insetti


acne


eczema


Usi della portulaca in cucina

Gli usi della portulaca al giorno d’oggi riguardano soprattutto la cucina. La portulaca viene raccolta come erba spontanea oppure viene coltivata come erba aromatica. Viene utilizzata a crudo soprattutto per la preparazione di insalate. La portulaca è anche un ingrediente formidabile per:

minestre


zuppe


condimenti


ripieni per ravioli e pasta fresca


frittate


conserve sottaceto


insalate di ogni tipo


fritta in pastella


Nella cucina “povera” napoletana la portulaca veniva abbinata tradizionalmente alla rucola per la preparazione delle insalate. Anche nella cucina siciliana la portulaca trova spazio come ingrediente delle insalate estive, con un abbinamento tipico che prevede pomodorini e cetrioli.

Nella cucina romana la portulaca fa parte del misto di insalate ed erbe che compongono la misticanza.

Se vi capita di raccoglierla, sappiate che anche i semini della portulaca si possono utilizzare per aggiungerli all’impasto del pane o ad un muesli per la prima colazione.

Ricette con la portulaca

Le ricette a base di portulaca di solito prevedono di utilizzare le foglie e i rametti più teneri. A crudo la portulaca si utilizza per le insalate, ma è adatta anche per preparare piatti che prevedono la cottura, come zuppe e minestre.

Ecco alcune ricette a base di portulaca.

Pasta con portulaca e pomodorini




La portulaca è un condimento adatto per la pasta, ad esempio per preparare un piatto di penne o di spaghetti. Per le penne alla portulaca oltre alle foglie di questa pianta spontanea vi serviranno uno spicchio d’aglio, pomodori o pomodorini, olio extravergine, sale e pepe. Qui la ricetta completa.

Gnocchi alla portulaca

Con la portulaca pulita, lavata e ben scolata potrete preparare degli ottimi gnocchi. Vi serviranno, oltre alla portulaca, delle patate lessate o cotte al vapore, farina di semola o maizena per una versione senza glutine di questo piatto, un uovo e un pizzico di sale. Qui la ricetta da seguire.




Crocchette di patate con portulaca e peperoni


Potrete provare ad arricchire le vostre classiche crocchette di patate con la portulaca, in particolare con i suoi germogli teneri e freschi. Vi serviranno anche mollica di pane, peperoni, pane grattugiato, parmigiano grattugiato e olio extravergine. Qui la ricetta delle crocchette di patate alla portulaca.

Frittata e farifrittata alla portulaca

fonte foto: veganblog.it


La portulaca è un ingrediente classico della cucina contadina da utilizzare come ripieno della frittata. Chi non mangia uova può optare per una farifrittata a base di farina di ceci dove la portulaca sarà comunque ottima come ripieno. Qui la ricetta della frittata alla portulaca e qui la ricetta della farifrittata alla portulaca.

Portulaca sottaceto

fonte foto: erbeincucina.it


Ecco un’idea per conservare la portulaca. Si tratta di preparare la portulaca sottaceto a partire dalle foglie di portulaca fresche. Potrete utilizzare anche gli steli di portulaca. Vi serviranno aceto bianco, qualche spicchio d’aglio, semi di senape e semi di cumino. Qui la ricetta da seguire.

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Marta Albè

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Intercettazioni Ilva: sul tavolo oltre 11mila telefonate
TARANTO – Poco meno di 11.000 è il numero di intercettazioni telefoniche in mano alla Procura di Taranto che coinvolgono l’ex responsabile per i Rapporti Istituzionali dell’Ilva, Girolamo Archinà. L’inchiestà è quella per disastro ambientale a carico dei vertici dell’impianto siderurgico, e Archinà da tre giorni è in carcere con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale e corruzione in atti giudiziari. Cosa possano contenere quelle intercettazioni telefoniche ancora non è noto, ma la loro mole fa intendere l’importanza che gli inquirenti danno al ruolo dell’ex dirigente del Siderurgico con il quale l’azienda ha interrotto i rapporti di lavoro due mesi fa. Non tutte le intercettazioni saranno spulciate ma intanto il procuratore Franco Sebastio, l’aggiunto Pietro Argentino e i sostituti Mariano Buccoliero, Giovanna Cannarile e Remo Epifani si sono equamente suddivisi il carico di lavoro. 


Sembra dunque che proprio su Archinà si siano concentrate molte attenzioni degli inquirenti, anche perchè l'ex dirigente Ilva era il punto di coagulo, secondo l’accusa, di tutta una serie di rapporti, in alcuni casi al di là del lecito, intrattenuti con politici, sindacalisti e giornalisti. Archinà (assistito dagli avvocati Gianluca Pierotti e Giandomenico Caiazza) oggi si è difeso per quattro ore nel corso dell’interrogatorio di garanzia tenuto nel carcere di Taranto. Ha risposto alle domande del gip Patrizia Todisco, e secondo indiscrezioni avrebbe anche prodotto alcuni documenti per ribattere alle accuse: mai pagata tangente all’ex consulente della Procura Lorenzo Liberti, avrebbe sostenuto. Nella busta che gli consegnò ci sarebbero state solo carte. 

Dopo di lui, in tarda serata, è iniziato l’interrogatorio dell’ex direttore dello stabilimento tarantino Luigi Capogrosso (assistito dall’avv. Egidio Albanese) che deve difendersi dalle stesse imputazioni principali contestate ad Archinà. Dei provvedimenti cautelari notificati lunedì scorso dalla Guardia di Finanza resta da eseguire quello nei confronti di Fabio Riva, vicepresidente di Riva Fire, che è ancora irrintracciabile anche se indiscrezioni lo danno a Miami, negli Stati Uniti. Se i finanzieri non dovessero riuscire ad individuarlo potrebbero consegnare alla Procura un verbale di vane ricerche, preludio alla dichiarazione di latitanza che il gip potrebbe firmare con decreto. Per il 6 dicembre prossimo è stata fissata intanto l’udienza del Tribunale del Riesame sul ricorso dell’Ilva contro il sequestro del prodotto finito e semilavorato dell’azienda, e il divieto di commercializzarlo disposto dal gip lunedì scorso, che di fatto blocca la produzione. Ma è in arrivo, tra sole 48 ore, un decreto legge del governo per consentire all’Ilva di continuare comunque a produrre.
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDCategoria=273&IDNotizia=572937

2019 27 MAGGIO FILOMENA LAMBERTI IO CHE NON AVUTO GIUSTIZIA

 

27 maggio 2019
Filomena Lamberti: «Io, che non ho avuto giustizia»
Il 28 maggio 2012 il suo ex marito la sfigurò con l'acido, dopo 30 anni di violenze e divieti. Ed è uscito dal carcere prima che lei fosse dimessa dall'ospedale. «Oggi sono finalmente una donna libera, ma nessuno ha pagato».





Filomena Lamberti era una ragazza di 16 anni quando una sera, a ballare con un gruppo di amici, conobbe un uomo poco più grande di lei, Vittorio. Era la Salerno di fine Anni 70. Lui la corteggiò, si innamorarono. Dopo i primissimi tempi felici, Filomena si accorse che il suo fidanzato aveva un problema con l'alcol. Voleva aiutarlo a uscire dal tunnel, era convinta di salvarlo. Ma quella dipendenza iniziò a far emergere ed esasperare un'indole violenta che l'uomo aveva dentro di sé. Iniziarono le urla, gli schiaffi, le botte. Vittorio era ossessionatodal fatto che qualcuno potesse portargli via Filomena, perseguitato dal pensiero che lei lo tradisse. Qualunque cosa lo mandava in bestia: un sorriso di lei al barista a cui chiedeva un caffé, il solo fatto che rivolgesse la parola a un uomo che non fosse lui. Fino a quando, in viaggio di nozze, dove Filomena era incinta del loro primo figlio, Vittorio, in preda all'alcol, la massacrò di botte a casa di un amico che li ospitava perché aveva osato aiutarla con la valigia per le scale. Filomena diventò una «puttana», una che si faceva aiutare da un altro uomo.

VIOLENZE E DIVIETI
Da lì non si tornò più indietro: iniziò un'escalation di violenze e privazioni, diventata la normalità per quella donna, durata oltre 30 anni. Trent'anni di prigione, vivendo con i divieti che Vittorio le aveva imposto: non poteva per nessun motivo uscire di casa da sola, nemmeno per bere un caffè con la vicina, non poteva truccarsi. Divieti che dopo tanti anni di sottomissione Filomena iniziò a ignorare: si ribellavadurante le discussioni violente, rispondendo agli insulti che lui ogni giorno le sputava addosso gratuitamente. Si iscrisse a Facebook per rintracciare una parente, nonostante lui le impedì categoricamente di farlo. Si truccò per la prima volta in occasione del matrimonio di un nipote, altra pratica impensabile per la mentalità di suo marito. Finché nel dicembre 2011, Filomena disse al marito che avrebbe voluto separarsi da lui, ma che avrebbe aspetattato il matrimonio del figlio.
LA VENDETTA CON L'ACIDO
Il 28 maggio 2012 la vita di questa donna cambiò per sempre: Vittorio prese dalla pescheria in cui lavorava dell'acido muriatico. Si svegliò all'alba e, mentre Filomena dormiva, glielo lanciò addosso. Trovò il modo per punirla, sfigurandola per sempre, costringendola a non riconoscersi più e ad affrontare 30 operazioni chirurgiche. L'aspetto più spaventoso di questa storia è che mentre Filomena era ancora ricoverata in ospedale, al Caldarelli di Salerno, lui uscì dal carcere: aveva scontato, patteggiando, una pena di 15 mesi. Così da cinque anni Vittorio Giordano è di nuovo un uomo libero: esce, lavora ancora nella stessa pescheria di famiglia. E alle Iene ha raccontato di non essersi pentito di quel che ha fatto alla madre dei suoi figli. Perché «se lo meritava».
DOMANDA. Filomena, innanzitutto come sta?

RISPOSTA. Sto bene perché oggi vivo, finalmente. Ma ovviamente il danno è stato fatto. E rimarrà per sempre.

Com'è la sua vita oggi?

Vado nelle scuole a parlare con i ragazzi e le ragazze. Credo che il messaggio debba arrivare ai giovani. Loro, lo dico sempre, sono le coppie del futuro. Le donne mature spesso si abituano alle violenza per svariati motivi, dalla dipendenza economica alla preoccupazione per i figli. Sulle nuove generazioni dobbiamo investire.

Le storie di violenza sono frequenti anche tra i giovani?

Assolutamente. Quando parlo con loro mi accorgo subito se c’è qualcuno che ha un malessere. Sabato scorso sono stata in un liceo qui a Salerno, c’erano 600 ragazzi, e una di loro ha accettato di farsi aiutare. L’abbiamo invitata a Spazio Donna a parlare con avvocate e psicologhe. Io, dopo quello che mi è successo, cerco di far capire loro che bisogna prima ragionare con la testa e poi con il cuore.

Il suo matrimonio è stata una prigione per 35 anni. All'epoca, cosa le impediva più di ogni altra cosa di uscire da quell'inferno?

Allora si lavorava assieme, non avevo un'indipendenza economica ed ero madre di tre bambini: la paura era che me li potessero togliere. Le domande a cui non sapevo dare risposte erano tante. E così andavo avanti.

Se tornasse indietro?

Anche se non avessi un soldo me ne andrei lo stesso. Non è bello far assistere i propri figli ad anni di violenze. Se le portano dietro per sempre.

Lei ha tre maschi, oggi adulti. Con loro come si comportava?

Sì, hanno dai 28 anni ai 33 anni. All'epoca cercavo di non farmi mai vedere piangere, nemmeno dopo le botte. Ma era tutto sbagliato: avrebbero potuto abituarsi a quella violenza che respiravano, il rischio era che una volta cresciuti l'avessero trasmessa a loro volta.

Aveva paura che succedesse?

Sì. Il 90% di uomini violenti viene da famiglie violente. Io mi ritengo fortunata sotto questo aspetto. I miei figli hanno reagito al contrario.

Quando vi siete conosciuti il suo ex marito aveva problemi di dipendenza dall’alcol. Dopo quanto iniziarono le violenze?

Certo, e io pensavo che lo avrei salvato, l’errore che facciamo sempre noi donne. Già nei primi anni di fidanzamento iniziava a proibirmi le cose. E anche se mi dava uno schiaffo era bravissimo a farsi perdonare, a chiedere scusa. E lì, come tante donne, restavo nella speranza che fosse stata l’ultima volta.

Era violento anche quando era incinta del primo figlio.

Sì, non si fermò nemmeno davanti alla gravidanza. Il giorno che mi picchiò in viaggio di nozze aveva bevuto tantissimo.

«I miei vicini sentivano cosa succedeva a casa mia, ma nessuno ha mai fatto qualcosa, neanche con una semplice telefonata ai carabinieri. L'indifferenza ammazza le persone».
Filomena Lamberti


Non riusciva a parlare con nessuno di quello che stava vivendo?

No: l'uomo violento è molto astuto, ti isola da tutti. Fa in modo che tu non chieda aiuto a nessuno. Anzi, arriva un momento in cui sono gli altri ad allontanarsi da te.
C'erano persone a conoscenza della situazione ma che non sono intervenute?

Sì, soprattutto nel mio palazzo: i vicini sentivano cosa succedeva a casa, ma erano tutti omertosi. Nessuno ha mai fatto qualcosa, neanche con una semplice telefonata ai carabinieri. L'indifferenza però ammazza le persone. Bisogna agire prima che sia troppo tardi, non aspettare il morto e poi dire: «Io sapevo, io vedevo». Non mi è servito a niente.

Non aveva il 'permesso' nemmeno di truccarsi.

Per carità, era tutto vietato. La prima volta che mi sono truccata è stata per il matrimonio di un suo nipote, da lì non ho smesso più. E ho iniziato a fregarmene.

Cosa fece scattare questo cambiamento in lei?

Il momento in cui mio figlio ebbe una reazione molto forte, si scontrò con il padre. Lì ho capii che mi potevo appoggiare a qualcuno. E in lui ho trovato una spalla. Però poi è passato poco tempo dall'aggressione, è successo circa un anno dopo.

Una ventina di giorni prima dell'aggressione lei trovò sul comò il borsello di suo marito corroso, praticamente sciolto da una sostanza. 

Sì. C'era una bottiglietta che iniziò a colare corrodendo tutto. Lui si giustificò dicendo che voleva fare uno sgarro a un uomo, glielo voleva mettere nel motore dell'auto... tutte bugie. Meno di un mese dopo venne con la bottiglia piena e me lo lanciò mentre stavo dormendo.

Lei credette a quelle bugie?

No, affatto. Infatti portai tutto ai carabinieri (il suo borsello, le mie maglie e il suo cellulare sciolti) ma rimasi molto delusa: dissero che quella roba avrei dovuto portarla ad analizzare io, allora mi infuriai e me ne andai.

In che senso?

Mi dissero: «Signora, deve fare analizzare questi oggetti per capire di che liquido si tratta». L'unica cosa di cui mi sono pentita è che in quella occasione avrei dovuto sporgere denuncia. Ho avuto una reazione impulsiva.

Quante operazioni ha dovuto affrontare dopo l'aggressione?

Trenta, l'ultima due anni fa. Ma mi sono voluta fermare io perché sono stanca, stanca di entrare e uscire dalla sala operatoria. Più di così per il mio viso non si può fare, così dopo mesi e mesi di ospedale ho detto «basta».

Oltre al viso, a livello fisico quali conseguenze si porta dietro?

Il mio braccio sinistro è stato molto colpito e la pelle mi tira tantissimo, fatico ad alzarlo, a stenderlo. Non ha più una flessibilità normale. E poi la mia vista è danneggiata: da lontano non vedo bene, il sole mi acceca.

Ha mai pensato di non riuscire ad affrontare tutto questo?

Certo, ovviamente ci sono stati momenti di sconforto. Per esempio la prima volta che mi sono rivista allo specchio non immaginavo la dimensione del danno che mi aveva fatto. Non mi riconoscevo più. Ci sono stati momenti di depressione, credo sia normale.

E dove ha trovato la forza di reagire? 

Mi sono detta: «Se sono rimasta in vita, devo andare avanti avanti». L'altro pensiero che mi dava molta forza era sapere che da quel momento in poi sarei rimasta sfigurata, sì, ma ero finalmente una donna libera.

E ha trovato supporto negli altri, finalmente?

Sì, ho avuto la fortuna di conoscere le amiche di Spazio Donna a Salerno, che mi hanno aiutato tantissimo psicologicamente. Devo molto a loro. Sono state una salvezza in un momento davvero critico. Da soli non si va da nessuna parte.

«Il processo è stato scandaloso, una seconda violenza inflitta su di me. Nessuno conosceva le mie condizioni».
Filomena Lamberti


Parliamo della condanna del suo ex marito?

È stato un processo scandalosissimo, una seconda violenza inflitta su di me. Sono incappata in una avvocata incapace, il pm e il giudice lo erano altrettanto. La cosa più allucinante è stato che nessuno ha ritenuto necessario vedermi.
Ha scontato appena 15 mesi.

Sì, ha patteggiato la pena. Non abbiamo potuto più riaprire il processo.

Non è mai stata chiamata in tribunale.

No, ero ancora in prognosi riservata quando il processo è finito. Si è concluse il 25 giugno, il processo più veloce della storia della magistratura italiana.

Come è stato possibile che sia stato accusato di lesioni aggravate e non di tentato omicidio?

Nessuno mi ha mai vista, e nemmeno l'avvocata incapace che ho nominato di fiducia è mai venuta al Caldarelli a prendere dei referti, delle foto.

Quindi nessuno ha verificato le sue condizioni fisiche?

Esatto, nessuno se ne è preoccupato. Faccio sempre un esempio pratico: un perito dell'assicurazione, cosa fa per valutare il danno? Deve vedere la macchina dopo l'incidente. Ripeto, la mia avvocata non è nemmeno venuta in ospedale.

E il suo ex marito è un uomo libero, lavora ancora nella 'vostra' pescheria. L'ha più visto?

Sì, ha riaperto l'attività. No, mai. Dall'udienza per la separazione nel 2013.

Non ha più paura oggi, sapendo che è libero?

No, assolutamente. Ormai quello che voleva fare l'ha fatto. Se avesse voluto ammazzarmi credo l'avrebbe fatto all'epoca.

Non ha mai mostrato nessun segno di pentimento.

Me lo aspettavo. Che pentimento può avere un uomo del genere? Uno che ha premeditato di lanciarmi dell'acido addosso mentre dormivo e non potevo nemmeno provare a difendermi?

I suoi figli hanno ancora rapporti con il padre?

No. Se si incontrano per strada si salutano, questo sì. Ma non si vedono.

Lui non l'ha nemmeno risarcita. Come si mantiene?

No, non mi ha dato un soldo. Purtroppo ho fatto i salti mortali per avere una minima protezione di 285 euro al mese.

È disoccupata?

Sì, il mio braccio sinistro non funziona bene. E anche la vista ha dei problemi. Non posso lavorare.

Che intenzioni ha oggi?

Stiamo provando a portare il caso a Strasburgo alla Corte dei Diritti umani. Ci vorrebbero molti soldi, ma vediamo cosa si può fare. Almeno a livello giuridico, qualcuno deve pagare.

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sabato 25 maggio 2019

2019 7 MAGGIO ORDINANZA URGENTE E CONTIGIBILE RIFIUTI TAR N. 01269 2019 REG.PROV.COLL. N. 01627 2018 REG.RIC.Tekra s.r.l COMUNE DI GELA

Pubblicato il 07/05/2019
N. 01269/2019 REG.PROV.COLL.
N. 01627/2018 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 1627 del 2018, proposto da:
Tekra s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Giuseppe Giannì, Paola Consolandi e Alessia Stracquadaini, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio fisico presso lo studio dell’avv. Mario Ponari, sito in Palermo, via Libertà n. 171; 
contro
- il Comune di Gela, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avvocato Serena Viola, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio fisico presso il suo studio sito in Palermo, via F. Cordova n. 95;
- il Dirigente dell'Unità Bilancio del Comune di Gela; il Dirigente del Settore Ambiente del Comune di Gela; la Giunta Comunale, non costituiti in giudizio; 
per l'annullamento
1) dell'ordinanza sindacale n. 318 del 6/07/2018, comunicata via pec in pari data, con la quale il Sindaco del Comune di Gela “ordina(va) alla ditta TEKRA affidataria del Servizio di gestione integrata dei rifiuti:
- la rimozione di tutti i rifiuti solidi urbani abbandonati lungo le vie, i marciapiedi ed aree pubbliche della città e delle zone periferiche, ivi incluse le frazioni di Manfria e Roccazzelle, con successivo lavaggio e disinfezione dei luoghi oggetto di abbandono indiscriminato di rifiuti, al fine di scongiurare problemi igienico sanitari, dando priorità ai luoghi in cui insistono strutture sensibili…eliminando pertanto la situazione di emergenza creatasi,
- di riattivare, come da Perizia Tecnica trasmessa con nota prot. n. 0071923 del 27/06/2018 dal DEC del Settore Ambiente, i servizi accessori o altri servizi base, come previsto dall'art. 58 del CSA, e non sufficientemente compresi nello stesso, e già oggetto di approvazione della SRR4 Caltanissetta Provincia Sud, come da verbale di assemblea dei soci del 18 ottobre 2016, atti ad intensificare:
- la rimozione ordinaria dei rifiuti abbandonati per le vie, i marciapiedi e le aree pubbliche della città o delle zone periferiche, con frequenza tale da evitare la formazione degli stessi
- il diserbamento, con particolare riguardo nelle aree di interfaccia di zone con presenza di erbacce infestanti, al fine di scongiurare eventuali incendi durante la stagione estiva 2018; lo spazzamento da eseguirsi manualmente e con mezzi meccanici, delle strade, marciapiedi, piazze ed aree pubbliche, nonché il lavaggio meccanizzato con frequenza tale da evitare l'accumularsi di rifiuti di piccolissime dimensioni;
- di fornire alle scuole dell'obbligo di competenza comunale, apposite isole ecologiche per agevolare la raccolta differenziata;
- di allocare presso le spiagge pubbliche, appositi contenitori differenziati per colore e dunque per tipologia di rifiuto recuperabile;
- di comunicare giornalmente al comando di Polizia Municipale le zone in cui si verificano con maggiore rilevanza l'abbandono dei rifiuti nel territorio comunale di Gela fornendo ogni indicazione utile atta a contrastare il fenomeno”;
2) di ogni altro atto presupposto, consequenziale e/o connesso, ancorché ignoto alla ricorrente;
e per l’accertamento
del diritto della ricorrente a ottenere il giusto corrispettivo per lo svolgimento del servizio di gestione integrata dei rifiuti, comprensivo delle prestazioni descritte nella parte dispositiva dell'ordinanza impugnata, a far data dal 07/07/2018;
e per la condanna
dell'Amministrazione comunale al pagamento di quanto dovuto a titolo di corrispettivo, previa definizione del procedimento ex art. 191 T.U.E.L. finalizzato a dare copertura finanziaria alle prestazioni aggiuntive attraverso il preventivo riconoscimento del debito fuori bilancio, nonché ad ogni misura idonea ai sensi dell'art. 34 co. 1 lett. e) c.p.a., e, in via subordinata, al risarcimento del danno ingiusto subìto in conseguenza dell'illegittimità del provvedimento impugnato nella parte in cui rivela l'assenza di un'adeguata copertura finanziaria.

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Gela;
Vista l’ordinanza n. 952/2018;
Viste le memorie depositate da entrambe le parti;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore il consigliere dottoressa Maria Cappellano;
Uditi, all’udienza pubblica del giorno 9 aprile 2019, i difensori delle parti, come da verbale;
Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue.

FATTO
A. – Con il ricorso in esame, ritualmente notificato e depositato, la società istante ha impugnato il provvedimento indicato in epigrafe, con il quale il Sindaco del Comune di Gela ha ordinato alla ditta - affidataria del servizio di gestione integrata dei rifiuti - la rimozione di tutti i rifiuti solidi urbani abbandonati e la riattivazione dei servizi accessori.
Espone, al riguardo, che:
- svolge il servizio di raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani e assimilati nel Comune di Gela sin dal 2014, a seguito dell’aggiudicazione della gara indetta dalla SRR 4 ATO Caltanissetta Provincia Sud per l’affidamento del servizio nei comuni di Butera, Delia, Gela, Mazzarino Niscemi, Piazza Armerina, Riesi e Sommatino per un periodo di sei mesi;
- il contratto con il Comune di Gela si è perfezionato in data 25 agosto 2014;
- ai sensi dell’art. 58 del capitolato speciale d’appalto, relativo ai “servizi occasionali aggiuntivi”, i Comuni avrebbero potuto richiedere l’espletamento di servizi occasionali o aggiuntivi non compresi nel Capitolato, purché assimilabili o connessi ai servizi in appalto, con relativo rimborso delle spese sostenute e non previste dal contratto e previo accordo tra le parti sull’importo;
- il contratto di appalto è stato prorogato per un anno e, comunque, fino all’espletamento della gara da parte della SSR 4;
- il rapporto con l’ente locale è caratterizzato da diversi aspetti critici, anche a causa della mancata approvazione del Piano Economico Finanziario a partire dall’anno 2014, con conseguente mancato adeguamento delle tariffe TARI; nonché, a causa del mancato pagamento del corrispettivo dovuto, che ha costretto la società a adire il Tribunale Civile di Palermo;
- a seguito di apposita diffida, il Comune ha rimodulato in riduzione le prestazioni a carico della ricorrente, con ordini di servizio aventi a oggetto i servizi aggiuntivi;
- il problema della rimozione dei rifiuti è stato affrontato con l’ordinanza n. 267 del 1° giugno 2018, rimasta ineseguita per mancanza della copertura finanziaria.
Prosegue, quindi, esponendo che il Sindaco ha adottato la contestata ordinanza contingibile e urgente, avverso la quale la ditta ricorrente deduce le censure di:
I) Illegittimità dell’ordinanza sindacale impugnata per violazione e/o falsa applicazione degli artt. 191, co. 1, D.Lgs. n. 152/2006 e 50, co. 5, D.Lgs. n. 267/2000 sull’esercizio dei poteri d’urgenza attribuiti all’Autorità comunale nella persona del Sindaco; eccesso di potere per erroneità/travisamento dei presupposti; difetto di istruttoria; difetto di motivazione – Ingiustizia e illogicità manifeste – Violazione dei principi di proporzionalità, adeguatezza e corrispondenza dello strumento dell’ordinanza sindacale alla luce della norma attributiva del potere (grave e concreto pericolo per l’interesse alla salute e all’incolumità pubblica non fronteggiabile con gli strumenti ordinari) con la concreta rilevanza applicativa tenuto conto che le prestazioni vengono imposte in capo alla ricorrente sebbene in difetto di un corrispettivo che prima ancora di essere attualizzato, congruo e remunerativo e addirittura non effettivo, con traslazione della responsabilità del danno da abbandono dei rifiuti dagli autori degli illeciti all’incolpevole appaltatore (art. 192 codice ambiente) e con plateale violazione delle norme inderogabili in mate-ria di effettuazione di spese (art. 191 t.u. ee. ll. e 163 D.lgs 50/2016); Violazione dei principi di efficienza, economicità e buon andamento dell’azione amministrativa, in quanto l’ordinanza è stata adottata pur non sussistendo i presupposti previsti dalla normativa vigente per l’esercizio del potere extra ordinem, e in contrasto con la disposizioni in materia di effettuazione delle spese;
II) Illegittimità dell’ordinanza sindacale impugnata nella parte in cui impone alla ricorrente lo svolgimento di servizi aggiuntivi di igiene urbana a fronte della mancata predisposizione della necessaria copertura finanziaria – Violazione degli artt. 23, 41, 81 e 97 Cost. – Violazione degli artt. 191 e 194, D.Lgs. n. 267/2010 – Violazione del principio della necessaria copertura finanziaria dei provvedimenti che importano nuove spese – Violazione dei principi generali dell’ordinamento che non ammettono la locupletazione di un soggetto a danno di un altro in assenza di una giusta causa – Violazione della libertà di iniziativa economica privta – Violazione del principio del giusto compenso e di equilibrio del sinallagma contrattuale – Violazione dei principi di correttezza e buona fede – Abuso e/o eccesso di potere per difetto dei presupposti – Difetto di istruttoria – Violazione dei principi di economicità, efficienza e buon andamento dell’azione amministrativa, in quanto il provvedimento impugnato non ha la necessaria copertura finanziaria.
Ha, quindi, chiesto: a) l’annullamento dell’atto impugnato; b) l’accertamento del diritto della ricorrente a ottenere il giusto corrispettivo per lo svolgimento del servizio a far data dal 7 luglio 2018; c) la condanna dell’amministrazione comunale al pagamento di quanto dovuto a titolo di corrispettivo, nonché ad ogni misura idonea ai sensi dell’art. 34 co. 1 lett. e) c.p.a.; d) in via subordinata, al risarcimento del danno ingiusto subito in conseguenza dell’illegittimità del provvedimento impugnato; il tutto, con il favore delle spese.
B. – Si è costituito in giudizio il Comune di Gela.
C. – Con ordinanza n. 952/2018 la domanda cautelare è stata dichiarata improcedibile, in ragione dell’intervenuta sospensione, in via amministrativa, dell’efficacia del provvedimento impugnato.
D. – In vista della discussione del ricorso nel merito, il Comune di Gela ha chiesto il rigetto del ricorso, in quanto infondato; e parte ricorrente ha depositato memorie e documenti, insistendo nelle proprie domande.
A seguito del rinvio disposto all’udienza del 29 gennaio 2019 per assicurare i termini a difesa in ordine all’ultima produzione documentale di parte ricorrente - avverso la quale il Comune ha replicato - all’udienza pubblica del giorno 9 aprile 2019, il Collegio ha indicato il profilo della parziale inammissibilità per difetto di giurisdizione, con riguardo alla domanda volta ad ottenere il pagamento del corrispettivo per il servizio svolto; le parti hanno discusso la causa e il ricorso è stato posto in decisione.
DIRITTO
A. – Viene in decisione il ricorso promosso dalla società Tekra s.r.l. avverso il provvedimento, con il quale il Sindaco del Comune di Gela ha ordinato alla ditta - affidataria del servizio di gestione integrata dei rifiuti - la rimozione di tutti i rifiuti solidi urbani abbandonati e la riattivazione dei servizi accessori.
Deve preliminarmente essere chiarito che il ricorso in esame, seppure iscritto a ruolo come rito speciale in materia di appalti, è disciplinato dal rito ordinario, essendo stato impugnato un provvedimento extra ordinem adottato dal Sindaco del Comune resistente.
Deve anche essere precisato che permane l’interesse di parte ricorrente alla decisione del ricorso, non solo in quanto la predetta ha proposto la domanda risarcitoria, ma anche nella considerazione che l’efficacia del provvedimento impugnato in atto risulta soltanto sospesa dalla resistente Amministrazione comunale.
B. – Ciò premesso in rito, nel merito l’azione di annullamento è fondata.
B.1. – Il primo motivo è fondato.
Osserva in primo luogo il Collegio che, con il provvedimento gravato, il Comune ha ordinato alla ricorrente di effettuare prestazioni di servizi aggiuntivi, precedentemente ridotti dall’ente locale proprio per la carenza di risorse finanziarie.
Tale circostanza di fatto, peraltro non efficacemente contestata dalla difesa del Comune, già di per sé disvela la carenza del presupposto indefettibile richiesto dalla normativa statale per i provvedimenti contingibili e urgenti, consistente nella necessità di fronteggiare situazioni straordinarie e imprevedibili e di immediato pericolo, ai sensi di quanto disposto dall’art. 50 del d. lgs. n. 267/2000 e dell’art. 191 del d. lgs. n. 152/2006.
D’altro canto, la stessa ordinanza ricollega la necessità di provvedere; a) al riscontrato previo annullamento dei servizi accessori o di altri servizi base e del ridimensionamento dei servizi di riassetto del territorio; b) all’inerzia delle strutture comunali preposte a superare la crisi igienico sanitaria nel territorio.
Va anche chiarito che, sebbene nell’ordinanza impugnata si richiami espressamente l’art. 191 del d. lgs. n. 152/2016, il provvedimento impugnato appare chiaramente finalizzato ad ampliare il servizio in corso reso dalla ditta ricorrente; sicché, la legittimità del provvedimento deve essere vagliata alla luce di quanto previsto dagli articoli 50 e 54 del d .lgs. n. 267/2000.
Quanto appena rilevato trova anche conferma nella circostanza che, con il provvedimento contestato, il Sindaco, non ha inteso fare ricorso temporaneo a “speciali forme di gestione dei rifiuti” come previsto dal citato art. 191, quanto piuttosto all’ordinaria rimozione dei rifiuti solidi urbani, nonché alla riattivazione (quantomeno in parte) dei servizi accessori.
Osserva inoltre il Collegio che il richiamo, operato dalla difesa del Comune, al precedente di questa Sezione (sentenza n. 291/2017) non si attaglia al caso di specie, atteso che in quel caso veniva in rilievo una peculiare vicenda, in cui l’Amministrazione comunale si era trovata costretta a utilizzare lo strumento dell’ordinanza extra ordinem in una fase transitoria, nella quale la SRR (società preposta alla regolazione del servizio di gestione rifiuti) non aveva ancora indetto la gara d’ambito, e in cui il Comune non avrebbe potuto, a sua volta, agire autonomamente per l’affidamento del servizio.
Ne consegue che, come puntualmente dedotto dalla parte ricorrente, l’ente locale ha fatto un uso distorto del potere extra ordinem, e il primo motivo, pertanto, merita accoglimento.
B.2. – Anche il secondo motivo è fondato.
Dispone l’art. 191 del d. lgs. n. 267/2000 - nel testo in vigore ratione temporis - che:
1. Gli enti locali possono effettuare spese solo se sussiste l'impegno contabile registrato sul competente programma del bilancio di previsione e l'attestazione della copertura finanziaria di cui all'articolo 153, comma 5. Nel caso di spese riguardanti trasferimenti e contributi ad altre amministrazioni pubbliche, somministrazioni, forniture, appalti e prestazioni professionali, il responsabile del procedimento di spesa comunica al destinatario le informazioni relative all'impegno. La comunicazione dell'avvenuto impegno e della relativa copertura finanziaria, riguardanti le somministrazioni, le forniture e le prestazioni professionali, è effettuata contestualmente all'ordinazione della prestazione con l'avvertenza che la successiva fattura deve essere completata con gli estremi della suddetta comunicazione. Fermo restando quanto disposto al comma 4, il terzo interessato, in mancanza della comunicazione, ha facoltà di non eseguire la prestazione sino a quando i dati non gli vengano comunicati.
2. Per le spese previste dai regolamenti economali l'ordinazione fatta a terzi contiene il riferimento agli stessi regolamenti, alla missione e al programma di bilancio e al relativo capitolo di spesa del piano esecutivo di gestione ed all'impegno.
3. Per i lavori pubblici di somma urgenza, cagionati dal verificarsi di un evento eccezionale o imprevedibile, la Giunta, qualora i fondi specificamente previsti in bilancio si dimostrino insufficienti, entro venti giorni dall'ordinazione fatta a terzi, su proposta del responsabile del procedimento, sottopone al Consiglio il provvedimento di riconoscimento della spesa con le modalità previste dall'articolo 194, comma 1, lettera e), prevedendo la relativa copertura finanziaria nei limiti delle accertate necessità per la rimozione dello stato di pregiudizio alla pubblica incolumità. Il provvedimento di riconoscimento è adottato entro 30 giorni dalla data di deliberazione della proposta da parte della Giunta, e comunque entro il 31 dicembre dell'anno in corso se a tale data non sia scaduto il predetto termine. La comunicazione al terzo interessato è data contestualmente all'adozione della deliberazione consiliare.
4. Nel caso in cui vi è stata l'acquisizione di beni e servizi in violazione dell'obbligo indicato nei commi 1, 2 e 3, il rapporto obbligatorio intercorre, ai fini della controprestazione e per la parte non riconoscibile ai sensi dell'articolo 194, comma 1, lettera e), tra il privato fornitore e l'amministratore, funzionario o dipendente che hanno consentito la fornitura. Per le esecuzioni reiterate o continuative detto effetto si estende a coloro che hanno reso possibili le singole prestazioni.
E’ noto, che, ai sensi del comma 1 della su riportata disposizione, gli enti locali possono effettuare spese solo se sussiste l’impegno contabile registrato sul competente intervento o capitolo del bilancio di previsione e l’attestazione della copertura finanziaria; e, anche al fine di evitare fenomeni di affidamento, da parte delle ditte, su procedure irregolari, la medesima disposizione ha stabilito che, una volta conseguita l’esecutività del provvedimento di spesa, l’amministrazione deve formalmente comunicare al terzo interessato l’impegno e la copertura finanziaria contestualmente all’ordinazione della prestazione, con l’avvertenza che la successiva fattura deve essere completata con gli estremi della suddetta comunicazione; con facoltà del terzo interessato, in mancanza, di non eseguire la prestazione sino a quando i dati non gli vengano comunicati.
Orbene, il provvedimento impugnato ha sostanzialmente imposto alla ricorrente di continuare a rendere il servizio di raccolta rifiuti, ampliandone l’oggetto attraverso la riattivazione anche di taluni servizi integrativi, senza alcuna previsione della copertura finanziaria, come si evince dalla mera lettura dello stesso provvedimento.
La domanda di annullamento del provvedimento impugnato, in quanto fondata, deve pertanto essere accolta.
C. – Vanno ora esaminate le domande volte a conseguire il ristoro del pregiudizio asseritamente subito.
Come indicato in udienza, la domanda volta a conseguire il giusto corrispettivo esula dalla giurisdizione del giudice amministrativo, in quanto la pretesa di fondo azionata, sul piano sostanziale, dalla ricorrente è volta a conseguire il corrispettivo per il servizio effettivamente svolto in esecuzione della contestata ordinanza; situazione nella quale, la posizione giuridica soggettiva non può che essere qualificata di diritto soggettivo.
Tale domanda deve, pertanto, essere dichiarata inammissibile per difetto di giurisdizione in favore del giudice ordinario.
Poiché, peraltro, la ditta ha anche proposto la domanda risarcitoria in via subordinata, la stessa, qualificata come domanda di risarcimento del danno da provvedimento illegittimo, ben può essere esaminata.
Tale domanda, tuttavia, non può essere accolta.
Va rammentato che, per consolidata giurisprudenza anche del Giudice di appello, grava sul danneggiato l’onere di provare gli elementi costitutivi della domanda di risarcimento del danno e, dunque, sia il nesso eziologico fra l’illecito provvedimentale e il danno, sia la diminuzione patrimoniale; e ciò, in quanto la domanda risarcitoria “…è governata dai criteri ordinari, fra i quali la prova della sussistenza degli elementi costitutivi, incombente ex art. 2697 c.c. sul danneggiato, della responsabilità aquiliana, quali l’ingiustizia del danno, la colpevolezza della P.A., il nesso di causalità fra la condotta illecita e il danno evento (ex multis, Cons. Stato, sez. III, 10 aprile 2015, n. 1839; 28 luglio 2015, n. 3707; 23 novembre 2015, n. 5307; 9 febbraio 2016, n. 559; sez. IV. 6 aprile 2015, n. 1356; sez. V, 18/1/2016, n. 125)…” (cfr. Consiglio di Stato, Sez. V, 2 settembre 2016, n. 3791).
Il comma 3 dell’art. 30 cod. proc. amm. stabilisce, poi, che “Nel determinare il risarcimento il giudice valuta tutte le circostanze di fatto e il comportamento complessivo delle parti e, comunque, esclude il risarcimento dei danni che si sarebbero potuti evitare usando l'ordinaria diligenza, anche attraverso l'esperimento degli strumenti di tutela previsti”.
Su tale disposizione la giurisprudenza del Giudice di appello ha elaborato i seguenti condivisibili principi:
“…f) la regola della non risarcibilità dei danni evitabili con l’impugnazione del provvedimento e con la diligente utilizzazione degli altri strumenti di tutela previsti dall’ordinamento, oggi sancita dall’art. 30, comma 3, c.p.a., è ricognitiva di principi già evincibili alla stregua di un’interpretazione evolutiva del capoverso dell’articolo 1227 cit.; il comma 2 del suddetto articolo, operando sui criteri di determinazione del danno-conseguenza ex art. 1223 c.c, regola la c.d. causalità giuridica, relativa al nesso tra danno-evento e conseguenze dannose da esso derivanti; la disposizione introduce un giudizio basato sulla cd. causalità ipotetica, in forza del quale non deve essere risarcito il danno che il creditore non avrebbe subito se avesse serbato il comportamento collaborativo cui è tenuto, secondo correttezza; sul piano teleologico, la prescrizione, espressione del più generale principio di correttezza nei rapporti bilaterali, mira a prevenire comportamenti opportunistici e, in definitiva, l’abuso dello strumento processuale;
g) a mente del comma 2 dell'art. 1227 c.c., il creditore è gravato non soltanto da un obbligo negativo (astenersi dall'aggravare il danno), ma anche da un obbligo positivo (tenere quelle condotte, anche positive, esigibili, utili e possibili, rivolte a evitare o ridurre il danno); tale orientamento si fonda su una lettura dell'art. 1227, comma 2, alla luce delle clausole generali di buona fede e correttezza di cui agli artt. 1175 e 1375 c.c. e, soprattutto, del principio di solidarietà sociale sancito dall'art. 2 Cost.;
h) il danneggiato è tenuto ad agire diligentemente per evitare l'aggravarsi del danno, ma non fino al punto di sacrificare i propri rilevanti interessi personali e patrimoniali, attraverso il compimento di attività complesse, impegnative e rischiose; l'obbligo di cooperazione gravante sul creditore, espressione del dovere di correttezza nei rapporti fra gli obbligati, non comprende l’esplicazione di attività straordinarie o gravose attività, ossia un facere non corrispondente all' id quod plerumque accidit…” (cfr. Consiglio di Stato, Sez. IV, 14 novembre 2017, n. 5237; nello stesso senso, T.A.R. Toscana, Sez. III, 20 luglio 2016, n. 1240).
Nel caso in esame, non sono stati positivamente riscontrati in giudizio tutti gli elementi costitutivi della responsabilità aquiliana, con particolare riguardo al nesso di causalità e al danno evento.
Con la memoria notificata in data 18 gennaio 2019, la società istante ha evidenziato di avere eseguito le prestazioni dal 7 luglio 2018 al 7 settembre 2018, data in cui il Comune ha sospeso l’efficacia del provvedimento impugnato; e che le prestazioni sono state attestate come regolari dal Comune, con conseguente emissione di quattro fatture (per complessivi € 117.636,67).
Osserva il Collegio che - a fronte di un’ordinanza comunicatale via pec in data 6 luglio 2018 - la ricorrente ha ritenuto di notificare il ricorso solo in data 5 settembre 2018, depositandolo in data 11 settembre 2018; per contro, avrebbe potuto (e dovuto) chiedere tempestivamente la tutela cautelare, anche ai sensi dell’art. 56 cod. proc. amm..
Di quanto appena rilevato, d’altro canto, ne costituisce indiretta conferma la circostanza che l’ente locale, il giorno dopo avere ricevuto la notifica del ricorso, ha sospeso in autotutela il provvedimento impugnato, con ordinanza del 7 settembre 2018 (in atti).
Deve anche aggiungersi che - contrariamente a quanto prospettato dalla ricorrente - il presunto danno subito a causa del provvedimento illegittimo non può coincidere sic et simpliciter con il corrispettivo per i servizi svolti, unico dato indicato dalla predetta ai fini della determinazione del danno risarcibile; laddove, tale profilo attinente al compenso per il servizio reso, che, come già rilevato, attiene al diverso ambito di attribuzione del giudice ordinario.
D’altro canto non risulta dagli atti di causa che la ricorrente abbia richiesto l’attivazione del procedimento di riconoscimento del debito fuori bilancio.
Sotto tale profilo, non convince l’invocata applicazione dell’art. 191, co. 3, del d. lgs. n. 267/2000, il quale, all’evidenza, si riferisce esclusivamente ai lavori pubblici di somma urgenza, ipotesi specifica appositamente disciplinata e, del resto, agganciata specificamente alla copertura finanziaria nei limiti delle accertate necessità per la rimozione dello stato di pregiudizio alla pubblica incolumità.
D. – Conclusivamente:
- il ricorso deve essere accolto quanto alla domanda di annullamento del provvedimento impugnato;
- per quanto attiene alla domanda volta a conseguire il corrispettivo, deve essere dichiarato inammissibile per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo in favore del giudice ordinario;
- deve essere rigettato per quanto attiene alla domanda risarcitoria.
E. – La parziale reciproca soccombenza costituisce idoneo presupposto per compensare tra le parti le spese di giudizio.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sezione Terza, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, in parte lo accoglie e, per l’effetto, annulla il provvedimento impugnato; in parte lo dichiara inammissibile per difetto di giurisdizione e, per il resto, lo rigetta.
Compensa tra le parti le spese di giudizio.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 9 aprile 2019 con l'intervento dei magistrati:
Maria Cristina Quiligotti, Presidente
Maria Cappellano, Consigliere, Estensore
Anna Pignataro, Consigliere




L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Maria CappellanoMaria Cristina Quiligotti
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