L'informazione è il diffondere, il far conoscere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è solo propaganda. L'informazione è un diritto. L'informazione come possibilità di scelta.
Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.



"Bisogna sempre avere il coraggio delle proprie idee e non temere le conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti " (Charlie Chaplin).























lunedì 27 maggio 2019

Portulaca: benefici e come cucinare l’antica ‘erbaccia’ dalle mille proprietà



Marta Albè


MANGIARE

ALTRI ALIMENTI


27 Febbraio 2019

Portulaca: benefici e come cucinare l’antica ‘erbaccia’ dalle mille proprietà

Portulata, un’erba spontanea dalle mille proprietà che possiamo trovare facilmente nel giardino e cucinare in ricette golose e nutrienti. Ecco come riconoscerla e impiegarla in cucina per valorizzarne le proprietà

La portulaca (Portulaca oleracea) è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Portulacaceae. Nelle regioni italiane è conosciuta con nomi diversi: porcellana o erba grassa in Lombardia, porcacchia nel Lazio e nelle Marche, precacchia in Abruzzo, soltanto per citare alcuni esempi.

Era conosciuta come pianta medicinalegià nell’antico Egitto e le sue origini sono probabilmente asiatiche. Nei Paesi arabi e del bacino del Mediterraneo la portulaca veniva coltivata fin dal Medioevo. Ora, purtroppo, in Italia viene considerata poco più che un’erbaccia o una pianta infestante di orti e giardini da chi non la sa riconoscere e non è al corrente delle sue infinite proprietà benefiche.

Indice

Proprietà della portulaca


Usi della portulaca in cucina


Ricette con la portulaca

Pasta con portulaca e pomodorini


Gnocchi alla portulaca


Crocchette di patate con portulaca e peperoni


Frittata e farifrittata alla portulaca


Portulaca sottaceto


Proprietà della portulaca

Alla portulaca vengono attribuite diverse proprietà:

depurativa


diuretica


dissetante


digestiva


anti-diabetica


anti-batterica


anti-infiammatoria


anti-ossidante


ipoglicemica


Negli ultimi anni la portulaca è salita al centro dell’attenzione per via della scoperta della sua ricchezza di acidi grassi polinsaturi di tipo omega 3, di cui è considerata una buona fonte vegetale. Gli acidi grassi omega 3 sono considerati utili a prevenire le malattie cardiovascolari.

In particolare, è interessante sapere che 100 g di foglie di portulaca contengono all’incirca 350 mg di acido α-linolenico (acidi grassi facenti parte del gruppo di omega-3). Gli omega 3 aiutano a ridurre il colesterolo LDL e i trigliceridi, a favore di una migliore circolazione del sangue.

Come rimedio naturale, soprattutto nell’antichità, questa erbaccia veniva utilizzata nel trattamento di:

diarrea


vomito


enterite acuta


emorroidi


emorragie post-partum


Si tratta di un’erba particolarmente cara alla medicina cinese tradizionale che la utilizza nel trattamento di disturbi a stomaco e fegato.

Le foglie di portulaca possono essere utilizzate come impacco in caso di:

punture di insetti


acne


eczema


Usi della portulaca in cucina

Gli usi della portulaca al giorno d’oggi riguardano soprattutto la cucina. La portulaca viene raccolta come erba spontanea oppure viene coltivata come erba aromatica. Viene utilizzata a crudo soprattutto per la preparazione di insalate. La portulaca è anche un ingrediente formidabile per:

minestre


zuppe


condimenti


ripieni per ravioli e pasta fresca


frittate


conserve sottaceto


insalate di ogni tipo


fritta in pastella


Nella cucina “povera” napoletana la portulaca veniva abbinata tradizionalmente alla rucola per la preparazione delle insalate. Anche nella cucina siciliana la portulaca trova spazio come ingrediente delle insalate estive, con un abbinamento tipico che prevede pomodorini e cetrioli.

Nella cucina romana la portulaca fa parte del misto di insalate ed erbe che compongono la misticanza.

Se vi capita di raccoglierla, sappiate che anche i semini della portulaca si possono utilizzare per aggiungerli all’impasto del pane o ad un muesli per la prima colazione.

Ricette con la portulaca

Le ricette a base di portulaca di solito prevedono di utilizzare le foglie e i rametti più teneri. A crudo la portulaca si utilizza per le insalate, ma è adatta anche per preparare piatti che prevedono la cottura, come zuppe e minestre.

Ecco alcune ricette a base di portulaca.

Pasta con portulaca e pomodorini




La portulaca è un condimento adatto per la pasta, ad esempio per preparare un piatto di penne o di spaghetti. Per le penne alla portulaca oltre alle foglie di questa pianta spontanea vi serviranno uno spicchio d’aglio, pomodori o pomodorini, olio extravergine, sale e pepe. Qui la ricetta completa.

Gnocchi alla portulaca

Con la portulaca pulita, lavata e ben scolata potrete preparare degli ottimi gnocchi. Vi serviranno, oltre alla portulaca, delle patate lessate o cotte al vapore, farina di semola o maizena per una versione senza glutine di questo piatto, un uovo e un pizzico di sale. Qui la ricetta da seguire.




Crocchette di patate con portulaca e peperoni


Potrete provare ad arricchire le vostre classiche crocchette di patate con la portulaca, in particolare con i suoi germogli teneri e freschi. Vi serviranno anche mollica di pane, peperoni, pane grattugiato, parmigiano grattugiato e olio extravergine. Qui la ricetta delle crocchette di patate alla portulaca.

Frittata e farifrittata alla portulaca

fonte foto: veganblog.it


La portulaca è un ingrediente classico della cucina contadina da utilizzare come ripieno della frittata. Chi non mangia uova può optare per una farifrittata a base di farina di ceci dove la portulaca sarà comunque ottima come ripieno. Qui la ricetta della frittata alla portulaca e qui la ricetta della farifrittata alla portulaca.

Portulaca sottaceto

fonte foto: erbeincucina.it


Ecco un’idea per conservare la portulaca. Si tratta di preparare la portulaca sottaceto a partire dalle foglie di portulaca fresche. Potrete utilizzare anche gli steli di portulaca. Vi serviranno aceto bianco, qualche spicchio d’aglio, semi di senape e semi di cumino. Qui la ricetta da seguire.

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Marta Albè

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Intercettazioni Ilva: sul tavolo oltre 11mila telefonate
TARANTO – Poco meno di 11.000 è il numero di intercettazioni telefoniche in mano alla Procura di Taranto che coinvolgono l’ex responsabile per i Rapporti Istituzionali dell’Ilva, Girolamo Archinà. L’inchiestà è quella per disastro ambientale a carico dei vertici dell’impianto siderurgico, e Archinà da tre giorni è in carcere con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale e corruzione in atti giudiziari. Cosa possano contenere quelle intercettazioni telefoniche ancora non è noto, ma la loro mole fa intendere l’importanza che gli inquirenti danno al ruolo dell’ex dirigente del Siderurgico con il quale l’azienda ha interrotto i rapporti di lavoro due mesi fa. Non tutte le intercettazioni saranno spulciate ma intanto il procuratore Franco Sebastio, l’aggiunto Pietro Argentino e i sostituti Mariano Buccoliero, Giovanna Cannarile e Remo Epifani si sono equamente suddivisi il carico di lavoro. 


Sembra dunque che proprio su Archinà si siano concentrate molte attenzioni degli inquirenti, anche perchè l'ex dirigente Ilva era il punto di coagulo, secondo l’accusa, di tutta una serie di rapporti, in alcuni casi al di là del lecito, intrattenuti con politici, sindacalisti e giornalisti. Archinà (assistito dagli avvocati Gianluca Pierotti e Giandomenico Caiazza) oggi si è difeso per quattro ore nel corso dell’interrogatorio di garanzia tenuto nel carcere di Taranto. Ha risposto alle domande del gip Patrizia Todisco, e secondo indiscrezioni avrebbe anche prodotto alcuni documenti per ribattere alle accuse: mai pagata tangente all’ex consulente della Procura Lorenzo Liberti, avrebbe sostenuto. Nella busta che gli consegnò ci sarebbero state solo carte. 

Dopo di lui, in tarda serata, è iniziato l’interrogatorio dell’ex direttore dello stabilimento tarantino Luigi Capogrosso (assistito dall’avv. Egidio Albanese) che deve difendersi dalle stesse imputazioni principali contestate ad Archinà. Dei provvedimenti cautelari notificati lunedì scorso dalla Guardia di Finanza resta da eseguire quello nei confronti di Fabio Riva, vicepresidente di Riva Fire, che è ancora irrintracciabile anche se indiscrezioni lo danno a Miami, negli Stati Uniti. Se i finanzieri non dovessero riuscire ad individuarlo potrebbero consegnare alla Procura un verbale di vane ricerche, preludio alla dichiarazione di latitanza che il gip potrebbe firmare con decreto. Per il 6 dicembre prossimo è stata fissata intanto l’udienza del Tribunale del Riesame sul ricorso dell’Ilva contro il sequestro del prodotto finito e semilavorato dell’azienda, e il divieto di commercializzarlo disposto dal gip lunedì scorso, che di fatto blocca la produzione. Ma è in arrivo, tra sole 48 ore, un decreto legge del governo per consentire all’Ilva di continuare comunque a produrre.
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDCategoria=273&IDNotizia=572937












sabato 25 maggio 2019

2019 7 MAGGIO ORDINANZA URGENTE E CONTIGIBILE RIFIUTI TAR N. 01269 2019 REG.PROV.COLL. N. 01627 2018 REG.RIC.Tekra s.r.l COMUNE DI GELA

Pubblicato il 07/05/2019
N. 01269/2019 REG.PROV.COLL.
N. 01627/2018 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 1627 del 2018, proposto da:
Tekra s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Giuseppe Giannì, Paola Consolandi e Alessia Stracquadaini, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio fisico presso lo studio dell’avv. Mario Ponari, sito in Palermo, via Libertà n. 171; 
contro
- il Comune di Gela, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avvocato Serena Viola, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio fisico presso il suo studio sito in Palermo, via F. Cordova n. 95;
- il Dirigente dell'Unità Bilancio del Comune di Gela; il Dirigente del Settore Ambiente del Comune di Gela; la Giunta Comunale, non costituiti in giudizio; 
per l'annullamento
1) dell'ordinanza sindacale n. 318 del 6/07/2018, comunicata via pec in pari data, con la quale il Sindaco del Comune di Gela “ordina(va) alla ditta TEKRA affidataria del Servizio di gestione integrata dei rifiuti:
- la rimozione di tutti i rifiuti solidi urbani abbandonati lungo le vie, i marciapiedi ed aree pubbliche della città e delle zone periferiche, ivi incluse le frazioni di Manfria e Roccazzelle, con successivo lavaggio e disinfezione dei luoghi oggetto di abbandono indiscriminato di rifiuti, al fine di scongiurare problemi igienico sanitari, dando priorità ai luoghi in cui insistono strutture sensibili…eliminando pertanto la situazione di emergenza creatasi,
- di riattivare, come da Perizia Tecnica trasmessa con nota prot. n. 0071923 del 27/06/2018 dal DEC del Settore Ambiente, i servizi accessori o altri servizi base, come previsto dall'art. 58 del CSA, e non sufficientemente compresi nello stesso, e già oggetto di approvazione della SRR4 Caltanissetta Provincia Sud, come da verbale di assemblea dei soci del 18 ottobre 2016, atti ad intensificare:
- la rimozione ordinaria dei rifiuti abbandonati per le vie, i marciapiedi e le aree pubbliche della città o delle zone periferiche, con frequenza tale da evitare la formazione degli stessi
- il diserbamento, con particolare riguardo nelle aree di interfaccia di zone con presenza di erbacce infestanti, al fine di scongiurare eventuali incendi durante la stagione estiva 2018; lo spazzamento da eseguirsi manualmente e con mezzi meccanici, delle strade, marciapiedi, piazze ed aree pubbliche, nonché il lavaggio meccanizzato con frequenza tale da evitare l'accumularsi di rifiuti di piccolissime dimensioni;
- di fornire alle scuole dell'obbligo di competenza comunale, apposite isole ecologiche per agevolare la raccolta differenziata;
- di allocare presso le spiagge pubbliche, appositi contenitori differenziati per colore e dunque per tipologia di rifiuto recuperabile;
- di comunicare giornalmente al comando di Polizia Municipale le zone in cui si verificano con maggiore rilevanza l'abbandono dei rifiuti nel territorio comunale di Gela fornendo ogni indicazione utile atta a contrastare il fenomeno”;
2) di ogni altro atto presupposto, consequenziale e/o connesso, ancorché ignoto alla ricorrente;
e per l’accertamento
del diritto della ricorrente a ottenere il giusto corrispettivo per lo svolgimento del servizio di gestione integrata dei rifiuti, comprensivo delle prestazioni descritte nella parte dispositiva dell'ordinanza impugnata, a far data dal 07/07/2018;
e per la condanna
dell'Amministrazione comunale al pagamento di quanto dovuto a titolo di corrispettivo, previa definizione del procedimento ex art. 191 T.U.E.L. finalizzato a dare copertura finanziaria alle prestazioni aggiuntive attraverso il preventivo riconoscimento del debito fuori bilancio, nonché ad ogni misura idonea ai sensi dell'art. 34 co. 1 lett. e) c.p.a., e, in via subordinata, al risarcimento del danno ingiusto subìto in conseguenza dell'illegittimità del provvedimento impugnato nella parte in cui rivela l'assenza di un'adeguata copertura finanziaria.

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Gela;
Vista l’ordinanza n. 952/2018;
Viste le memorie depositate da entrambe le parti;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore il consigliere dottoressa Maria Cappellano;
Uditi, all’udienza pubblica del giorno 9 aprile 2019, i difensori delle parti, come da verbale;
Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue.

FATTO
A. – Con il ricorso in esame, ritualmente notificato e depositato, la società istante ha impugnato il provvedimento indicato in epigrafe, con il quale il Sindaco del Comune di Gela ha ordinato alla ditta - affidataria del servizio di gestione integrata dei rifiuti - la rimozione di tutti i rifiuti solidi urbani abbandonati e la riattivazione dei servizi accessori.
Espone, al riguardo, che:
- svolge il servizio di raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani e assimilati nel Comune di Gela sin dal 2014, a seguito dell’aggiudicazione della gara indetta dalla SRR 4 ATO Caltanissetta Provincia Sud per l’affidamento del servizio nei comuni di Butera, Delia, Gela, Mazzarino Niscemi, Piazza Armerina, Riesi e Sommatino per un periodo di sei mesi;
- il contratto con il Comune di Gela si è perfezionato in data 25 agosto 2014;
- ai sensi dell’art. 58 del capitolato speciale d’appalto, relativo ai “servizi occasionali aggiuntivi”, i Comuni avrebbero potuto richiedere l’espletamento di servizi occasionali o aggiuntivi non compresi nel Capitolato, purché assimilabili o connessi ai servizi in appalto, con relativo rimborso delle spese sostenute e non previste dal contratto e previo accordo tra le parti sull’importo;
- il contratto di appalto è stato prorogato per un anno e, comunque, fino all’espletamento della gara da parte della SSR 4;
- il rapporto con l’ente locale è caratterizzato da diversi aspetti critici, anche a causa della mancata approvazione del Piano Economico Finanziario a partire dall’anno 2014, con conseguente mancato adeguamento delle tariffe TARI; nonché, a causa del mancato pagamento del corrispettivo dovuto, che ha costretto la società a adire il Tribunale Civile di Palermo;
- a seguito di apposita diffida, il Comune ha rimodulato in riduzione le prestazioni a carico della ricorrente, con ordini di servizio aventi a oggetto i servizi aggiuntivi;
- il problema della rimozione dei rifiuti è stato affrontato con l’ordinanza n. 267 del 1° giugno 2018, rimasta ineseguita per mancanza della copertura finanziaria.
Prosegue, quindi, esponendo che il Sindaco ha adottato la contestata ordinanza contingibile e urgente, avverso la quale la ditta ricorrente deduce le censure di:
I) Illegittimità dell’ordinanza sindacale impugnata per violazione e/o falsa applicazione degli artt. 191, co. 1, D.Lgs. n. 152/2006 e 50, co. 5, D.Lgs. n. 267/2000 sull’esercizio dei poteri d’urgenza attribuiti all’Autorità comunale nella persona del Sindaco; eccesso di potere per erroneità/travisamento dei presupposti; difetto di istruttoria; difetto di motivazione – Ingiustizia e illogicità manifeste – Violazione dei principi di proporzionalità, adeguatezza e corrispondenza dello strumento dell’ordinanza sindacale alla luce della norma attributiva del potere (grave e concreto pericolo per l’interesse alla salute e all’incolumità pubblica non fronteggiabile con gli strumenti ordinari) con la concreta rilevanza applicativa tenuto conto che le prestazioni vengono imposte in capo alla ricorrente sebbene in difetto di un corrispettivo che prima ancora di essere attualizzato, congruo e remunerativo e addirittura non effettivo, con traslazione della responsabilità del danno da abbandono dei rifiuti dagli autori degli illeciti all’incolpevole appaltatore (art. 192 codice ambiente) e con plateale violazione delle norme inderogabili in mate-ria di effettuazione di spese (art. 191 t.u. ee. ll. e 163 D.lgs 50/2016); Violazione dei principi di efficienza, economicità e buon andamento dell’azione amministrativa, in quanto l’ordinanza è stata adottata pur non sussistendo i presupposti previsti dalla normativa vigente per l’esercizio del potere extra ordinem, e in contrasto con la disposizioni in materia di effettuazione delle spese;
II) Illegittimità dell’ordinanza sindacale impugnata nella parte in cui impone alla ricorrente lo svolgimento di servizi aggiuntivi di igiene urbana a fronte della mancata predisposizione della necessaria copertura finanziaria – Violazione degli artt. 23, 41, 81 e 97 Cost. – Violazione degli artt. 191 e 194, D.Lgs. n. 267/2010 – Violazione del principio della necessaria copertura finanziaria dei provvedimenti che importano nuove spese – Violazione dei principi generali dell’ordinamento che non ammettono la locupletazione di un soggetto a danno di un altro in assenza di una giusta causa – Violazione della libertà di iniziativa economica privta – Violazione del principio del giusto compenso e di equilibrio del sinallagma contrattuale – Violazione dei principi di correttezza e buona fede – Abuso e/o eccesso di potere per difetto dei presupposti – Difetto di istruttoria – Violazione dei principi di economicità, efficienza e buon andamento dell’azione amministrativa, in quanto il provvedimento impugnato non ha la necessaria copertura finanziaria.
Ha, quindi, chiesto: a) l’annullamento dell’atto impugnato; b) l’accertamento del diritto della ricorrente a ottenere il giusto corrispettivo per lo svolgimento del servizio a far data dal 7 luglio 2018; c) la condanna dell’amministrazione comunale al pagamento di quanto dovuto a titolo di corrispettivo, nonché ad ogni misura idonea ai sensi dell’art. 34 co. 1 lett. e) c.p.a.; d) in via subordinata, al risarcimento del danno ingiusto subito in conseguenza dell’illegittimità del provvedimento impugnato; il tutto, con il favore delle spese.
B. – Si è costituito in giudizio il Comune di Gela.
C. – Con ordinanza n. 952/2018 la domanda cautelare è stata dichiarata improcedibile, in ragione dell’intervenuta sospensione, in via amministrativa, dell’efficacia del provvedimento impugnato.
D. – In vista della discussione del ricorso nel merito, il Comune di Gela ha chiesto il rigetto del ricorso, in quanto infondato; e parte ricorrente ha depositato memorie e documenti, insistendo nelle proprie domande.
A seguito del rinvio disposto all’udienza del 29 gennaio 2019 per assicurare i termini a difesa in ordine all’ultima produzione documentale di parte ricorrente - avverso la quale il Comune ha replicato - all’udienza pubblica del giorno 9 aprile 2019, il Collegio ha indicato il profilo della parziale inammissibilità per difetto di giurisdizione, con riguardo alla domanda volta ad ottenere il pagamento del corrispettivo per il servizio svolto; le parti hanno discusso la causa e il ricorso è stato posto in decisione.
DIRITTO
A. – Viene in decisione il ricorso promosso dalla società Tekra s.r.l. avverso il provvedimento, con il quale il Sindaco del Comune di Gela ha ordinato alla ditta - affidataria del servizio di gestione integrata dei rifiuti - la rimozione di tutti i rifiuti solidi urbani abbandonati e la riattivazione dei servizi accessori.
Deve preliminarmente essere chiarito che il ricorso in esame, seppure iscritto a ruolo come rito speciale in materia di appalti, è disciplinato dal rito ordinario, essendo stato impugnato un provvedimento extra ordinem adottato dal Sindaco del Comune resistente.
Deve anche essere precisato che permane l’interesse di parte ricorrente alla decisione del ricorso, non solo in quanto la predetta ha proposto la domanda risarcitoria, ma anche nella considerazione che l’efficacia del provvedimento impugnato in atto risulta soltanto sospesa dalla resistente Amministrazione comunale.
B. – Ciò premesso in rito, nel merito l’azione di annullamento è fondata.
B.1. – Il primo motivo è fondato.
Osserva in primo luogo il Collegio che, con il provvedimento gravato, il Comune ha ordinato alla ricorrente di effettuare prestazioni di servizi aggiuntivi, precedentemente ridotti dall’ente locale proprio per la carenza di risorse finanziarie.
Tale circostanza di fatto, peraltro non efficacemente contestata dalla difesa del Comune, già di per sé disvela la carenza del presupposto indefettibile richiesto dalla normativa statale per i provvedimenti contingibili e urgenti, consistente nella necessità di fronteggiare situazioni straordinarie e imprevedibili e di immediato pericolo, ai sensi di quanto disposto dall’art. 50 del d. lgs. n. 267/2000 e dell’art. 191 del d. lgs. n. 152/2006.
D’altro canto, la stessa ordinanza ricollega la necessità di provvedere; a) al riscontrato previo annullamento dei servizi accessori o di altri servizi base e del ridimensionamento dei servizi di riassetto del territorio; b) all’inerzia delle strutture comunali preposte a superare la crisi igienico sanitaria nel territorio.
Va anche chiarito che, sebbene nell’ordinanza impugnata si richiami espressamente l’art. 191 del d. lgs. n. 152/2016, il provvedimento impugnato appare chiaramente finalizzato ad ampliare il servizio in corso reso dalla ditta ricorrente; sicché, la legittimità del provvedimento deve essere vagliata alla luce di quanto previsto dagli articoli 50 e 54 del d .lgs. n. 267/2000.
Quanto appena rilevato trova anche conferma nella circostanza che, con il provvedimento contestato, il Sindaco, non ha inteso fare ricorso temporaneo a “speciali forme di gestione dei rifiuti” come previsto dal citato art. 191, quanto piuttosto all’ordinaria rimozione dei rifiuti solidi urbani, nonché alla riattivazione (quantomeno in parte) dei servizi accessori.
Osserva inoltre il Collegio che il richiamo, operato dalla difesa del Comune, al precedente di questa Sezione (sentenza n. 291/2017) non si attaglia al caso di specie, atteso che in quel caso veniva in rilievo una peculiare vicenda, in cui l’Amministrazione comunale si era trovata costretta a utilizzare lo strumento dell’ordinanza extra ordinem in una fase transitoria, nella quale la SRR (società preposta alla regolazione del servizio di gestione rifiuti) non aveva ancora indetto la gara d’ambito, e in cui il Comune non avrebbe potuto, a sua volta, agire autonomamente per l’affidamento del servizio.
Ne consegue che, come puntualmente dedotto dalla parte ricorrente, l’ente locale ha fatto un uso distorto del potere extra ordinem, e il primo motivo, pertanto, merita accoglimento.
B.2. – Anche il secondo motivo è fondato.
Dispone l’art. 191 del d. lgs. n. 267/2000 - nel testo in vigore ratione temporis - che:
1. Gli enti locali possono effettuare spese solo se sussiste l'impegno contabile registrato sul competente programma del bilancio di previsione e l'attestazione della copertura finanziaria di cui all'articolo 153, comma 5. Nel caso di spese riguardanti trasferimenti e contributi ad altre amministrazioni pubbliche, somministrazioni, forniture, appalti e prestazioni professionali, il responsabile del procedimento di spesa comunica al destinatario le informazioni relative all'impegno. La comunicazione dell'avvenuto impegno e della relativa copertura finanziaria, riguardanti le somministrazioni, le forniture e le prestazioni professionali, è effettuata contestualmente all'ordinazione della prestazione con l'avvertenza che la successiva fattura deve essere completata con gli estremi della suddetta comunicazione. Fermo restando quanto disposto al comma 4, il terzo interessato, in mancanza della comunicazione, ha facoltà di non eseguire la prestazione sino a quando i dati non gli vengano comunicati.
2. Per le spese previste dai regolamenti economali l'ordinazione fatta a terzi contiene il riferimento agli stessi regolamenti, alla missione e al programma di bilancio e al relativo capitolo di spesa del piano esecutivo di gestione ed all'impegno.
3. Per i lavori pubblici di somma urgenza, cagionati dal verificarsi di un evento eccezionale o imprevedibile, la Giunta, qualora i fondi specificamente previsti in bilancio si dimostrino insufficienti, entro venti giorni dall'ordinazione fatta a terzi, su proposta del responsabile del procedimento, sottopone al Consiglio il provvedimento di riconoscimento della spesa con le modalità previste dall'articolo 194, comma 1, lettera e), prevedendo la relativa copertura finanziaria nei limiti delle accertate necessità per la rimozione dello stato di pregiudizio alla pubblica incolumità. Il provvedimento di riconoscimento è adottato entro 30 giorni dalla data di deliberazione della proposta da parte della Giunta, e comunque entro il 31 dicembre dell'anno in corso se a tale data non sia scaduto il predetto termine. La comunicazione al terzo interessato è data contestualmente all'adozione della deliberazione consiliare.
4. Nel caso in cui vi è stata l'acquisizione di beni e servizi in violazione dell'obbligo indicato nei commi 1, 2 e 3, il rapporto obbligatorio intercorre, ai fini della controprestazione e per la parte non riconoscibile ai sensi dell'articolo 194, comma 1, lettera e), tra il privato fornitore e l'amministratore, funzionario o dipendente che hanno consentito la fornitura. Per le esecuzioni reiterate o continuative detto effetto si estende a coloro che hanno reso possibili le singole prestazioni.
E’ noto, che, ai sensi del comma 1 della su riportata disposizione, gli enti locali possono effettuare spese solo se sussiste l’impegno contabile registrato sul competente intervento o capitolo del bilancio di previsione e l’attestazione della copertura finanziaria; e, anche al fine di evitare fenomeni di affidamento, da parte delle ditte, su procedure irregolari, la medesima disposizione ha stabilito che, una volta conseguita l’esecutività del provvedimento di spesa, l’amministrazione deve formalmente comunicare al terzo interessato l’impegno e la copertura finanziaria contestualmente all’ordinazione della prestazione, con l’avvertenza che la successiva fattura deve essere completata con gli estremi della suddetta comunicazione; con facoltà del terzo interessato, in mancanza, di non eseguire la prestazione sino a quando i dati non gli vengano comunicati.
Orbene, il provvedimento impugnato ha sostanzialmente imposto alla ricorrente di continuare a rendere il servizio di raccolta rifiuti, ampliandone l’oggetto attraverso la riattivazione anche di taluni servizi integrativi, senza alcuna previsione della copertura finanziaria, come si evince dalla mera lettura dello stesso provvedimento.
La domanda di annullamento del provvedimento impugnato, in quanto fondata, deve pertanto essere accolta.
C. – Vanno ora esaminate le domande volte a conseguire il ristoro del pregiudizio asseritamente subito.
Come indicato in udienza, la domanda volta a conseguire il giusto corrispettivo esula dalla giurisdizione del giudice amministrativo, in quanto la pretesa di fondo azionata, sul piano sostanziale, dalla ricorrente è volta a conseguire il corrispettivo per il servizio effettivamente svolto in esecuzione della contestata ordinanza; situazione nella quale, la posizione giuridica soggettiva non può che essere qualificata di diritto soggettivo.
Tale domanda deve, pertanto, essere dichiarata inammissibile per difetto di giurisdizione in favore del giudice ordinario.
Poiché, peraltro, la ditta ha anche proposto la domanda risarcitoria in via subordinata, la stessa, qualificata come domanda di risarcimento del danno da provvedimento illegittimo, ben può essere esaminata.
Tale domanda, tuttavia, non può essere accolta.
Va rammentato che, per consolidata giurisprudenza anche del Giudice di appello, grava sul danneggiato l’onere di provare gli elementi costitutivi della domanda di risarcimento del danno e, dunque, sia il nesso eziologico fra l’illecito provvedimentale e il danno, sia la diminuzione patrimoniale; e ciò, in quanto la domanda risarcitoria “…è governata dai criteri ordinari, fra i quali la prova della sussistenza degli elementi costitutivi, incombente ex art. 2697 c.c. sul danneggiato, della responsabilità aquiliana, quali l’ingiustizia del danno, la colpevolezza della P.A., il nesso di causalità fra la condotta illecita e il danno evento (ex multis, Cons. Stato, sez. III, 10 aprile 2015, n. 1839; 28 luglio 2015, n. 3707; 23 novembre 2015, n. 5307; 9 febbraio 2016, n. 559; sez. IV. 6 aprile 2015, n. 1356; sez. V, 18/1/2016, n. 125)…” (cfr. Consiglio di Stato, Sez. V, 2 settembre 2016, n. 3791).
Il comma 3 dell’art. 30 cod. proc. amm. stabilisce, poi, che “Nel determinare il risarcimento il giudice valuta tutte le circostanze di fatto e il comportamento complessivo delle parti e, comunque, esclude il risarcimento dei danni che si sarebbero potuti evitare usando l'ordinaria diligenza, anche attraverso l'esperimento degli strumenti di tutela previsti”.
Su tale disposizione la giurisprudenza del Giudice di appello ha elaborato i seguenti condivisibili principi:
“…f) la regola della non risarcibilità dei danni evitabili con l’impugnazione del provvedimento e con la diligente utilizzazione degli altri strumenti di tutela previsti dall’ordinamento, oggi sancita dall’art. 30, comma 3, c.p.a., è ricognitiva di principi già evincibili alla stregua di un’interpretazione evolutiva del capoverso dell’articolo 1227 cit.; il comma 2 del suddetto articolo, operando sui criteri di determinazione del danno-conseguenza ex art. 1223 c.c, regola la c.d. causalità giuridica, relativa al nesso tra danno-evento e conseguenze dannose da esso derivanti; la disposizione introduce un giudizio basato sulla cd. causalità ipotetica, in forza del quale non deve essere risarcito il danno che il creditore non avrebbe subito se avesse serbato il comportamento collaborativo cui è tenuto, secondo correttezza; sul piano teleologico, la prescrizione, espressione del più generale principio di correttezza nei rapporti bilaterali, mira a prevenire comportamenti opportunistici e, in definitiva, l’abuso dello strumento processuale;
g) a mente del comma 2 dell'art. 1227 c.c., il creditore è gravato non soltanto da un obbligo negativo (astenersi dall'aggravare il danno), ma anche da un obbligo positivo (tenere quelle condotte, anche positive, esigibili, utili e possibili, rivolte a evitare o ridurre il danno); tale orientamento si fonda su una lettura dell'art. 1227, comma 2, alla luce delle clausole generali di buona fede e correttezza di cui agli artt. 1175 e 1375 c.c. e, soprattutto, del principio di solidarietà sociale sancito dall'art. 2 Cost.;
h) il danneggiato è tenuto ad agire diligentemente per evitare l'aggravarsi del danno, ma non fino al punto di sacrificare i propri rilevanti interessi personali e patrimoniali, attraverso il compimento di attività complesse, impegnative e rischiose; l'obbligo di cooperazione gravante sul creditore, espressione del dovere di correttezza nei rapporti fra gli obbligati, non comprende l’esplicazione di attività straordinarie o gravose attività, ossia un facere non corrispondente all' id quod plerumque accidit…” (cfr. Consiglio di Stato, Sez. IV, 14 novembre 2017, n. 5237; nello stesso senso, T.A.R. Toscana, Sez. III, 20 luglio 2016, n. 1240).
Nel caso in esame, non sono stati positivamente riscontrati in giudizio tutti gli elementi costitutivi della responsabilità aquiliana, con particolare riguardo al nesso di causalità e al danno evento.
Con la memoria notificata in data 18 gennaio 2019, la società istante ha evidenziato di avere eseguito le prestazioni dal 7 luglio 2018 al 7 settembre 2018, data in cui il Comune ha sospeso l’efficacia del provvedimento impugnato; e che le prestazioni sono state attestate come regolari dal Comune, con conseguente emissione di quattro fatture (per complessivi € 117.636,67).
Osserva il Collegio che - a fronte di un’ordinanza comunicatale via pec in data 6 luglio 2018 - la ricorrente ha ritenuto di notificare il ricorso solo in data 5 settembre 2018, depositandolo in data 11 settembre 2018; per contro, avrebbe potuto (e dovuto) chiedere tempestivamente la tutela cautelare, anche ai sensi dell’art. 56 cod. proc. amm..
Di quanto appena rilevato, d’altro canto, ne costituisce indiretta conferma la circostanza che l’ente locale, il giorno dopo avere ricevuto la notifica del ricorso, ha sospeso in autotutela il provvedimento impugnato, con ordinanza del 7 settembre 2018 (in atti).
Deve anche aggiungersi che - contrariamente a quanto prospettato dalla ricorrente - il presunto danno subito a causa del provvedimento illegittimo non può coincidere sic et simpliciter con il corrispettivo per i servizi svolti, unico dato indicato dalla predetta ai fini della determinazione del danno risarcibile; laddove, tale profilo attinente al compenso per il servizio reso, che, come già rilevato, attiene al diverso ambito di attribuzione del giudice ordinario.
D’altro canto non risulta dagli atti di causa che la ricorrente abbia richiesto l’attivazione del procedimento di riconoscimento del debito fuori bilancio.
Sotto tale profilo, non convince l’invocata applicazione dell’art. 191, co. 3, del d. lgs. n. 267/2000, il quale, all’evidenza, si riferisce esclusivamente ai lavori pubblici di somma urgenza, ipotesi specifica appositamente disciplinata e, del resto, agganciata specificamente alla copertura finanziaria nei limiti delle accertate necessità per la rimozione dello stato di pregiudizio alla pubblica incolumità.
D. – Conclusivamente:
- il ricorso deve essere accolto quanto alla domanda di annullamento del provvedimento impugnato;
- per quanto attiene alla domanda volta a conseguire il corrispettivo, deve essere dichiarato inammissibile per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo in favore del giudice ordinario;
- deve essere rigettato per quanto attiene alla domanda risarcitoria.
E. – La parziale reciproca soccombenza costituisce idoneo presupposto per compensare tra le parti le spese di giudizio.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sezione Terza, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, in parte lo accoglie e, per l’effetto, annulla il provvedimento impugnato; in parte lo dichiara inammissibile per difetto di giurisdizione e, per il resto, lo rigetta.
Compensa tra le parti le spese di giudizio.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 9 aprile 2019 con l'intervento dei magistrati:
Maria Cristina Quiligotti, Presidente
Maria Cappellano, Consigliere, Estensore
Anna Pignataro, Consigliere




L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
Maria CappellanoMaria Cristina Quiligotti
https://www.giustizia-amministrativa.it/web/guest/dcsnprr?p_p_id=GaSearch_INSTANCE_2NDgCF3zWBwk&p_p_state=normal&p_p_mode=view&_GaSearch_INSTANCE_2NDgCF3zWBwk_javax.portlet.action=searchProvvedimenti&p_auth=DA13NOet&p_p_lifecycle=0

2019 3 MAGGIO CORTE DEI CONTI PALERMO DELIBERAZIONE 107 2019 PRSP COMUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE RENDICONTO 2018 DEBITI FUORI BILANCIO LO BIANCO LO JACONO CASSA DEPOSITI E PRESTITI IMPEGNO SCRITTO DEL SINDACO DEL SEGRETARIO DEL MAGGIORE CROCE SULLA SOSTENIBILITA' ECONOMICA DEL COMUNE

Deliberazione n.107/2019/PRSP
REPUBBLICA ITALIANA
La Corte dei conti
Sezione di controllo per la Regione siciliana
nell’adunanza del 12 marzo 2019, composta dai Magistrati:
Adriana La Porta
Luciano Abbonato
Francesco Antonino Cancilla
- Presidente
- Consigliere
- Primo Referendario – relatore
******
Visto l’art. 100, secondo comma, e gli artt. 81, 97 primo comma, 28 e 119 ultimo comma della Costituzione;
visto il R.D. 12 luglio 1934, n. 1214 e successive modificazioni;
vista la legge 14 gennaio 1994, n. 20 e successive modificazioni;
visto l'art. 2 del decreto legislativo 6 maggio 1948, n. 655, nel testo sostituito dal decreto legislativo 18 giugno 1999, n. 200;
visto il decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 e successive modificazioni, recante il Testo Unico degli Enti Locali (T.U.E.L.) e, in particolare, l’art. 148 bis;
visto l’art. 7, comma 7, della legge 5 giugno 2003, n. 131;
visto l’art. 1, commi 166 e 167, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006);
visto, altresì, l’art. 1, comma 610, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006), il quale espressamente prevede che le disposizioni della predetta legge “sono applicabili nelle regioni a Statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con le norme dei rispettivi statuti”;
vista la relazione di deferimento del magistrato istruttore in merito alla relazione dell’organo di revisione del Comune di Isola delle Femmine sul rendiconto dell’esercizio 2015 e sulle misure correttive conseguenti alla deliberazione n. 90/2018/PRSP di questa Sezione;
vista la deliberazione n. 202/2018/PRSP di questa Sezione;
viste la memorie presentate dall’ente il 5 novembre 2018 (acquisita al prot. CdC n. 9727 in pari data), il 6 novembre 2018 (acquisita al prot. CdC n. 9789 in pari data) e il 17/12/2018 (acquisita al prot. CdC n. 11090);
-vista la deliberazione n. 40/2019/PRSP di questa Sezione emessa all’esito dell’adunanza pubblica del 19 dicembre 2018;
-vista l’ordinanza del Presidente della Sezione di controllo n. 69/2019/CONTR, con la quale la Sezione medesima è stata convocata per l’adunanza ai fini degli adempimenti di cui al citato articolo 148 bis del TUEL;
-vista la memoria, con allegati, depositata il 5 marzo 2019 dal Comune di Isola delle Femmine, acquisita in pari data al prot. CdC n. 2020;
-vista l’ulteriore documentazione depositata dai rappresentanti del Comune in occasione dell’adunanza pubblica odierna;
-uditi il relatore, Primo Referendario Francesco Antonino Cancilla, nonché, per il Comune di Isola delle Femmine, il Sindaco, avv. Stefano Bologna, il Segretario generale, avv. Ernesto Amaducci, e il Responsabile del settore economico finanziario, dott. Antonio Croce;
******
I)- rilevato che con la deliberazione n. 40/2019/PRSP la Sezione ha ritenuto necessaria l’acquisizione di ulteriori elementi istruttori per verificare se la situazione del Comune di Isola delle Femmine presentasse un grave squilibrio finanziario tale da configurare i presupposti per la dichiarazione del dissesto;
II)- rilevato, in particolare, che con la deliberazione n. 40/2019/PRSP è stato chiesto al Comune di riferire sui saldi e sugli equilibri dell’esercizio 2018, quali risultanti dal rendiconto già approvato o dal preconsuntivo, per quanto riguarda: la composizione del risultato di amministrazione (parte accantonata, parte vincolata, parte destinata agli investimenti e parte disponibile), il saldo di cassa e l’anticipazione di tesoreria (fondo di cassa libero, fondi vincolati, anticipazione di tesoreria utilizzata e non restituita, utilizzo per cassa di entrate vincolate), l’andamento dei residui (totale dei residui attivi, di quelli passivi, determinazione e quantificazione del Fondo crediti di dubbia esigibilità), l’andamento delle riscossioni, il rispetto dei vincoli di finanza pubblica e del pareggio di bilancio, la presenza di procedure esecutive;
III)- rilevato che con la memoria, depositata il 5 marzo 2019, acquisita al prot. CdC n. 2020, il Comune ha dedotto che: 
a)- pur essendo ancora in corso la procedura di approvazione del rendiconto, nondimeno dai dati di preconsuntivo dell’esercizio 2018 è emerso un miglioramento del risultato di amministrazione, che avrebbe consentito di coprire integralmente la quota di disavanzo derivante dalla rideterminazione del risultato di amministrazione del 2014 ai sensi dell’art. 3, comma 15, del d.lgs. 118/2011; 
b)- il Fondo crediti di dubbia esigibilità (FCDE) ammonterebbe alla fine del 2018 -secondo i dati preconsuntivo- all’importo di euro 8.533.355,42 determinato secondo il metodo ordinario; 
c)- l’anticipazione di tesoreria non restituita a fine 2018 -secondo i dati di preconsuntivo- ammonta ad euro 2.324.629,59, mentre la cassa vincolata è pari ad euro 115.560,95; d)- la situazione di cassa -in conseguenza di talune misure adottate (miglioramento della riscossione coattiva dei tributi, istituzione dell’imposta di soggiorno, razionalizzazione delle spese correnti) e della contabilizzazione di trasferimenti statali e regionali- è in netto miglioramento rispetto all’esercizio precedente; 
e)- la percentuale di riscossione volontaria dei tributi è migliorata rispetto all’esercizio precedente;
IV)- rilevato che, così come richiesto con la deliberazione n. 40/2019/PRSP, il Comune ha depositato nel corso dell’adunanza del 12 marzo 2019 una specifica dichiarazione firmata congiuntamente dal Sindaco, dal Responsabile del Settore finanziario e dal Segretario generale, con la quale gli stessi, espressamente consapevoli della loro personali responsabilità penali, patrimoniali ed erariali per il caso di falso o di ingiustificato ritardo della dichiarazione di dissesto, hanno attestato che: 
i)- non sussistono le condizioni per la dichiarazione di dissesto del Comune ai sensi dell’art. 244 TUEL; 
ii)- il Comune può garantire l’assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili e può validamente fare fronte ai debiti con le modalità ordinarie; iii)- l’Ente può immediatamente provvedere ai pagamenti dei debiti fuori bilancio secondo le modalità e i termini previsti dalla deliberazione consiliare n. 2 del 2018, come modificata dalla deliberazione consiliare n. 38 del 2018;
V)- rilevato che con la deliberazione n. 40/2019/PRSP è stato richiesto all’Amministrazione di fornire dettagliate e documentate informazioni sull’esecuzione della deliberazione del Consiglio comunale n. 2 del 15 febbraio 2018, come successivamente modificata e integrata con la deliberazione consiliare n. 38 del 26 novembre 2018, avente ad oggetto il riconoscimento del debito fuori bilancio derivante  dalla sentenza della Corte di Cassazione n. 8398/2016 in favore di Lo Bianco, Lo Iacono e altri;
VI)- rilevato che, in particolare, al fine di accertare la sostenibilità del debito fuori bilancio, è stato chiesto al Comune di fornire notizie in merito alla concessione del mutuo da parte della Cassa depositi e prestiti;
VII)- rilevato che il Comune -nella memoria depositata il 5 marzo 2019 e con la documentazione prodotta nel corso dell’adunanza del 12 marzo 2019- ha dedotto che: 
a)- la deliberazione consiliare n. 38 del 2018 è stata ulteriormente modificata con la deliberazione consiliare n. 42 del 23 dicembre 2018, in vista della concessione del mutuo da parte della Cassa depositi e prestiti; 
b)- i creditori Lo Bianco ed eredi hanno sottoscritto -mediante procuratore speciale- una transazione con la quale si conviene che l’importo del credito pari a euro 1.675.000 -conformemente alla deliberazione consiliare di riconoscimento- sarà così corrisposto: 
i)- euro 1.325.000 entro il 15 maggio 2019, previo accredito del mutuo di pari importo già deliberato dalla Cassa depositi e prestiti; 
ii)- euro 350.000 a mezzo di 12 rate mensili di euro 29.166,66 dal 15 luglio 2019 sino al 15 giugno 2020; 
c)- i creditori Lo Iacono hanno sottoscritto una transazione con la quale hanno rideterminato il loro credito in euro 1.100.000 e, quindi, in misura inferiore rispetto alla deliberazione consiliare di riconoscimento, ove risulta un importo di euro 1.242.436,34; 
d)- è stata convenuta con i creditori Lo Iacono la seguente rateizzazione: 
1)- euro 1.000.000 entro il 31 agosto 2019 previa concessione ed accredito di un mutuo di pari importo da parte della Cassa depositi e prestiti; 
2)- euro 100.000 a mezzo di 48 rate mensili ognuna di euro 2.083,33 dal 30 aprile 2021; 
e)- l’importo spettante ai creditori Lo Bianco trova copertura per euro 1.325.000 nel mutuo già concesso dalla Cassa depositi e prestiti e per euro 350.000 mediante utilizzo di avanzo vincolato; 
e)- l’importo spettante ai Lo Iacono sarebbe coperto per euro 1.000.000 (da versare entro il 31 agosto 2019) mediante mutuo da richiedere alla Cassa depositi e prestiti e per euro 100.000 mediante avanzo vincolato (con rate da aprile 2021)
f)- la Cassa depositi prestiti -in relazione all’importo spettante ai Lo Bianco- ha già concesso un mutuo di euro 1.325.000, con ammortamento ventennale (dal giorno 1 gennaio 2019 al 31 dicembre 2038), rata semestrale e tasso fisso del 3,48 per cento;
VIII)- ritenuto che, pertanto, per una definitiva valutazione, al fine di verificare se la situazione del Comune sia contraddistinta da un grave squilibrio finanziario, che possa condurre al dissesto, si rende necessario lo svolgimento di ulteriore attività istruttoria;
IX)- ritenuto che, conseguentemente, il Comune di Isola delle Femmine va onerato di:
1)- produrre copia del rendiconto dell’esercizio 2018, come approvato dal Consiglio comunale, munito di ogni suo allegato e del parere dell’organo di revisione; tale documentazione dovrà essere accompagnata da dettagliata relazione sui seguenti profili: i saldi e gli equilibri dell’esercizio 2018, la composizione del risultato di amministrazione (parte accantonata, parte vincolata, parte destinata agli investimenti e parte disponibile), il saldo di cassa e l’anticipazione di tesoreria (fondo di cassa libero, fondi vincolati, anticipazione di tesoreria utilizzata e non restituita, utilizzo per cassa di entrate vincolate), l’andamento dei residui (totale dei residui attivi, di quelli passivi, determinazione e quantificazione del Fondo crediti di dubbia esigibilità), l’andamento delle riscossioni, il rispetto dei vincoli di finanza pubblica e del pareggio di bilancio, la presenza di procedure esecutive;
2)- dare specifica evidenza contabile della presenza di avanzo vincolato per un importo idoneo al pagamento dei debiti che sono derivati dalla sentenza n. 8398/2016 della Corte di Cassazione nei confronti di Lo Bianco, Lo Iacono e altri e che sono stati oggetto di specifica transazione negli accordi sottoscritti dai medesimi creditori (nel dettaglio, si tratta di euro 350.000 come avanzo vincolato da destinare al debito nei confronti dei creditori Lo Bianco ed euro 100.000 come avanzo vincolato da destinare al debito nei confronti dei creditori Lo Iacono);
3)- dare specifica evidenza in merito alla sostenibilità del mutuo concluso con la Cassa depositi e prestiti per l’importo di euro 1.325.000;
4)- dare specifica evidenza contabile dell’avvenuto pagamento di euro 1.325.000 in favore dei creditori Lo Bianco conformemente all’accordo transattivo;
5)- fornire dettagliate informazioni in merito alla conclusione con la Cassa depositi e prestiti del mutuo di euro 1.000.000, necessario per il pagamento della maggior parte del debito nei confronti dei creditori Lo Iacono, tenuto conto che tale importo -secondo l’accordo transattivo- deve essere versato improrogabilmente entro il 31 agosto 2019. L’Ente dovrà produrre la documentazione necessaria per dimostrare la conclusione del mutuo o la sua imminente definizione in maniera tale da rispettare la citata scadenza del 31 agosto 2019;
6)- fornire dettagliate informazioni sulla situazione economico-finanziaria del Comune nel corso del 2019 con specifico riferimento all’andamento della cassa, delle riscossioni, delle 6
spese (sia correnti sia in conto capitale), al contenzioso, all’evoluzione dei residui, al mantenimento e alla salvaguardia degli equilibri;
7)- dimostrare la presenza della liquidità sufficiente per pagare la rata del mutuo con scadenza 30 giugno 2019;
8)- depositare dichiarazione firmata congiuntamente dal Sindaco, dal Responsabile del Settore finanziario e dal Segretario generale, con la quale gli stessi, espressamente consapevoli della loro personali responsabilità penali, patrimoniali ed erariali per il caso di falso o di ingiustificato ritardo della dichiarazione di dissesto, attestano che alla data del deposito della relazione chiesta con la presente ordinanza: 
a)- non sussistono le condizioni per la dichiarazione di dissesto del Comune ai sensi dell’art. 244 TUEL; 
b)- il Comune può garantire l’assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili e può validamente fare fronte ai debiti con le modalità ordinarie; 
c)- l’Ente può provvedere ai pagamenti dei debiti fuori bilancio secondo le modalità fissate negli accordi transattivi conclusi con i creditori Lo Iacono e Lo Bianco;
P. Q. M.
La Corte dei conti, Sezione di controllo per la Regione siciliana
DISPONE
che, entro sessanta giorni dalla comunicazione della presente ordinanza, il Comune di Isola delle Femmine depositi presso la segreteria di questa Sezione una dettagliata relazione di chiarimento e la necessaria documentazione nei sensi indicati in parte motiva;
RINVIA
per l’esame della relazione e della documentazione che saranno prodotte dal Comune a successiva adunanza, che sarà fissata alla scadenza dell’assegnato termine con apposita ordinanza, che sarà tempestivamente comunicata all’Ente;
O R D I N A
che, a cura del Servizio di supporto della Sezione di controllo, copia della presente pronuncia sia comunicata al Consiglio Comunale -per il tramite del suo Presidente- oltre che al Sindaco e all’Organo di revisione del Comune di Isola delle Femmine.
Così deliberato in Palermo nella camera di consiglio del 12 marzo 2019
Il Magistrato estensore Il Presidente
Francesco Antonino Cancilla Adriana La Porta
Depositata in segreteria il 3 maggio 2019
IL FUNZIONARIO RESPONSABILE
(Boris Rasura)
Deliberazione n.40/2019/PRSP
REPUBBLICA ITALIANA
La Corte dei conti
Sezione di controllo per la Regione siciliana
nell’adunanza del 19 dicembre 2018, composta dai Magistrati:
Luciana Savagnone
Ignazio Tozzo
Francesco Antonino Cancilla
- Presidente
- Consigliere
- Primo Referendario – relatore
******
Visto l’art. 100, secondo comma, e gli artt. 81, 97 primo comma, 28 e 119 ultimo comma della Costituzione;
visto il R.D. 12 luglio 1934, n. 1214 e successive modificazioni;
vista la legge 14 gennaio 1994, n. 20 e successive modificazioni;
visto l'art. 2 del decreto legislativo 6 maggio 1948, n. 655, nel testo sostituito dal decreto legislativo 18 giugno 1999, n. 200;
visto il decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 e successive modificazioni, recante il Testo Unico degli Enti Locali (T.U.E.L.) e, in particolare, l’art. 148 bis;
visto l’art. 7, comma 7, della legge 5 giugno 2003, n. 131;
visto l’art. 1, commi 166 e 167, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006);
visto, altresì, l’art. 1, comma 610, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006), il quale espressamente prevede che le disposizioni della predetta legge “sono applicabili nelle regioni a Statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con le norme dei rispettivi statuti”;
vista la relazione di deferimento del magistrato istruttore in merito alla relazione dell’organo di revisione del Comune di Isola delle Femmine sul rendiconto dell’esercizio 2015 e sulle misure correttive conseguenti alla deliberazione n. 90/2018/PRSP di questa Sezione;
vista la deliberazione n. 202/2018/PRSP di questa Sezione;
vista l’ordinanza del Presidente della Sezione di controllo n. 300/2018/CONTR, con la quale la Sezione medesima è stata convocata per l’adunanza ai fini degli adempimenti di cui al citato articolo 148 bis del TUEL;
viste la memorie presentate dall’ente il 5 novembre 13 febbraio 20192018 (acquisita al prot. CdC n. 9727 in pari data), il 6 novembre 2018 (acquisita al prot. CdC n. 9789 in pari data) e il 17/12/2018 (acquisita al prot. CdC n. 11090);
-uditi il relatore, Primo Referendario Francesco Antonino Cancilla, nonché, per il Comune di Isola delle Femmine, il Sindaco, avv. Stefano Bologna, il Segretario generale, avv. Ernesto Amaducci, e il Responsabile del settore economico finanziario, dott. Antonio Croce;
******
-Rilevato che, alla luce dell’art. 6, comma 2, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 149, occorre verificare l’adeguatezza delle misure correttive assunte dal Comune di Isola delle Femmine a seguito della deliberazione n. 90/2018/PRSP di questa Sezione e che, a tal fine, è necessario accertare se la situazione del Comune presenti un grave squilibrio finanziario, che possa eventualmente configurare i presupposti per la dichiarazione del dissesto;
-rilevato che con la deliberazione n. 202/2018/PRSP la Sezione ha chiesto chiarimenti in merito ai saldi e agli equilibri dell’esercizio 2017, quali risultanti dal rendiconto già approvato o dal preconsuntivo, e informazioni su diversi profili della gestione del 2018;
-rilevato che il Comune nella memoria depositata il 17 dicembre 2018, a causa dell’assenza di preconsuntivo dovuta alla mancata conclusione del 2018, non ha fornito sufficienti chiarimenti in merito a tale esercizio;
-ritenuto che, pertanto, va chiesto al Comune di Isola delle Femmine di riferire sui saldi e sugli equilibri dell’esercizio 2018, quali risultanti dal rendiconto già approvato o dal preconsuntivo, per quanto riguarda: la composizione del risultato di amministrazione (parte accantonata, parte vincolata, parte destinata agli investimenti e parte disponibile), il saldo di cassa e l’anticipazione di tesoreria (fondo di cassa libero, fondi vincolati, anticipazione di tesoreria utilizzata e non restituita, utilizzo per cassa di entrate vincolate), l’andamento dei residui (totale dei residui attivi, di quelli passivi, determinazione e quantificazione del Fondo crediti di dubbia esigibilità), l’andamento delle riscossioni, il rispetto dei vincoli di finanza pubblica e del pareggio di bilancio, la presenza di procedure esecutive. A tal fine, l’Ente dovrà produrre lo schema di rendiconto approvato dalla Giunta, la relazione dell’organo di revisione e i documenti di supporto delle risposte fornite;
-rilevato che con l’ordinanza n. 202/2018/PRSP è stato chiesto all’Ente di fornire chiarimenti sull’esecuzione della deliberazione del Consiglio comunale n. 2 del 15 febbraio 2018, avente ad oggetto il riconoscimento del debito fuori bilancio derivante dalla sentenza della Corte di Cassazione in favore di Lo Bianco A. e altri;
-rilevato che il Comune nella memoria depositata il 17 dicembre 2018 ha dedotto in merito all’imminente concessione del mutuo da parte della Cassa depositi e prestiti, al fine di pagare il debito fuori bilancio oggetto della summenzionata deliberazione consiliare n. 2 del 2018, che è stata modificata con la deliberazione consiliare n. 38 del 26 novembre 2018 “in vista della presentazione della richiesta di mutuo alla Cassa depositi e prestiti” (così testualmente);
-ritenuto che, pertanto, al fine di accertare la sostenibilità del debito fuori bilancio con il mantenimento degli equilibri e la compatibilità con le regole di sana gestione, va richiesto all’Ente di:
a)- produrre copia integrale della deliberazione del Consiglio comunale n. 38 del 26 novembre 2018, munita di tutti i suoi allegati;
b)- riferire in maniera documentata sull’effettiva concessione del mutuo da parte della Cassa depositi e prestiti, così da provare la reale capacità di pagare l’intero debito fuori bilancio per gli importi e secondo le modalità indicate nella deliberazione consiliare n. 2 del 2018, modificata dalla deliberazione n. 38 del 2018;
c)- produrre una dichiarazione con firma autenticata dei creditori “Lo Bianco + 18”, con la quale gli stessi: i)- accettano il pagamento secondo le modalità, gli importi e i termini indicati nella deliberazione consiliare n. 2 del 2018, come modificata dalla deliberazione consiliare n. 38 del 2018; ii) rinunciano all’avvio di procedura esecutiva o alla richiesta di misura conservativa fino alla data in cui la Cassa depositi e prestiti deciderà sulla concessione del mutuo; iii)- accettano gli importi e i termini di pagamento indicati nella deliberazione consiliare n. 2 del 2018, come successivamente modificata, pur nel caso in cui il mutuo non dovesse essere accordato;
d)- produrre una dichiarazione con firma autenticata dei creditori “Lo Iacono P. + 2”, con la quale gli stessi: i) rinunciano all’avvio di procedura esecutiva o alla richiesta di misura conservativa fino alla data in cui la Cassa depositi e prestiti deciderà sulla concessione del mutuo; ii)- si impegnano a transigere il loro credito secondo modalità e termini analoghi a quelli degli altri creditori Lo Bianco + 18 con proporzionale riduzione del loro credito in misura analoga ai summenzionati Lo Bianco + 18, precisando se ciò vale solo nel caso di concessione del mutuo o anche per il caso di diniego dello stesso;
e)- nell’ipotesi di mancata concessione del mutuo, chiarire se il Comune è in grado di provvedere immediatamente all’integrale pagamento del debito fuori bilancio riconosciuto con la citata deliberazione consiliare n. 2 del 2018, come successivamente modificata. L’Ente, in ogni caso, dovrà allegare copia del bilancio di previsione 2018-2020, dell’assestamento di bilancio approvato nel 2018 e del bilancio di previsione 2019-2021 (se già approvato) con specifica evidenza delle risorse destinate al pagamento del debito riconosciuto con la citata deliberazione;
-ritenuto, infine, che va richiesta una specifica dichiarazione firmata congiuntamente dal Sindaco, dal Responsabile del Settore finanziario e dal Segretario generale, con la quale gli stessi, espressamente consapevoli della loro personali responsabilità penali, patrimoniali ed erariali per il caso di falso o di ingiustificato ritardo della dichiarazione di dissesto, attestano che: i)- non sussistono le condizioni per la dichiarazione di dissesto del Comune ai sensi dell’art. 244 TUEL; ii)- il Comune può garantire l’assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili e può validamente fare fronte ai debiti con le modalità ordinarie; iii)- l’Ente può immediatamente provvedere ai pagamenti dei debiti fuori bilancio secondo le modalità e i termini previsti dalla deliberazione consiliare n. 2 del 2018, come modificata dalla deliberazione consiliare n. 38 del 2018.
P. Q. M.
La Corte dei conti, Sezione di controllo per la Regione siciliana
DISPONE
che, entro il 4 marzo 2019, il Comune di Isola delle Femmine depositi presso la segreteria di questa Sezione una dettagliata relazione di chiarimento, la necessaria documentazione, le dichiarazioni dei creditori e l’attestazione del Sindaco, del Responsabile dei servizi finanziaria e del Segretario generale nei sensi indicati in parte motiva;
FISSA
l’adunanza collegiale del 12 marzo 2019, h. 10.30, per l’esame della relazione e della documentazione che saranno prodotte dal Comune;
O R D I N A
che, a cura del Servizio di supporto della Sezione di controllo, copia della presente pronuncia sia comunicata al Consiglio Comunale -per il tramite del suo Presidente- ai fini dell’adozione delle necessarie misure correttive, oltre che al Sindaco e all’Organo di revisione del Comune di Isola delle Femmine.
Così deliberato in Palermo nella camera di consiglio del 19 dicembre 2018
Il Magistrato estensore Il Presidente
Francesco Antonino Cancilla Luciana Savagnone
Depositato in segreteria il 13 febbraio 2019
IL FUNZIONARIO RESPONSABILE
(Boris Rasura)
Deliberazione n.202/2018/PRSP
REPUBBLICA ITALIANA
La Corte dei conti
Sezione di controllo per la Regione siciliana
nell’adunanza del 7 novembre 2018, composta dai Magistrati:
Luciana Savagnone
Adriana La Porta
Francesco Antonino Cancilla
- Presidente
- Consigliere
- Primo Referendario – relatore
******
Visto l’art. 100, secondo comma, e gli artt. 81, 97 primo comma, 28 e 119 ultimo comma della Costituzione;
visto il R.D. 12 luglio 1934, n. 1214 e successive modificazioni;
vista la legge 14 gennaio 1994, n. 20 e successive modificazioni;
visto l'art. 2 del decreto legislativo 6 maggio 1948, n. 655, nel testo sostituito dal decreto legislativo 18 giugno 1999, n. 200;
visto il decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 e successive modificazioni, recante il Testo Unico degli Enti Locali (T.U.E.L.) e, in particolare, l’art. 148 bis;
visto l’art. 7, comma 7, della legge 5 giugno 2003, n. 131;
visto l’art. 1, commi 166 e 167, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006);
-visto, altresì, l’art. 1, comma 610, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006), il quale espressamente prevede che le disposizioni della predetta legge “sono applicabili nelle regioni a Statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con le norme dei rispettivi statuti”;
vista la nota di deferimento del magistrato istruttore in merito alla relazione dell’organo di revisione sul rendiconto dell’esercizio 2016 del Comune di Isola delle Femmine;
vista l’ordinanza del Presidente della Sezione di controllo n. 259/2018/CONTR, con la quale la Sezione medesima è stata convocata per l’adunanza ai fini degli adempimenti di cui al citato articolo 148 bis del TUEL;
vista la memoria presentata dall’ente il 5 novembre 2018 (acquisita al prot. CdC n. 9727 in pari data);
-vista l’ulteriore memoria presentata dall’ente il 6 novembre 2018 (acquisita al prot. CdC n. 9789 in pari data);
-uditi il relatore, Primo Referendario Francesco Antonino Cancilla, nonché, per il Comune di Isola delle Femmine, il Sindaco, avv. Stefano Bologna, il Segretario generale, avv. Ernesto Amaducci, e il Responsabile del settore economico finanziario, dott. Antonio Croce;
-Rilevato che, alla luce dell’art. 6, comma 2, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 149, occorre verificare l’adeguatezza delle misure correttive assunte dal Comune di Isola delle Femmine a seguito della deliberazione n. 90/2018/PRSP di questa Sezione e che, a tal fine, è necessario accertare se la situazione attuale del Comune presenti un grave squilibrio finanziario, che possa eventualmente configurare i presupposti per la dichiarazione del dissesto;
-ritenuta, pertanto, la necessità di acquisire ulteriori elementi istruttori;
-ritenuto che, conseguentemente, va richiesto al Comune di Isola delle Femmine:
1)- di riferire sui saldi e sugli equilibri dell’esercizio 2017, quali risultanti dal rendiconto già approvato o dal preconsuntivo, per quanto riguarda: la composizione del risultato di amministrazione (parte accantonata, parte vincolata, parte destinata agli investimenti e parte disponibile), il saldo di cassa e l’anticipazione di tesoreria (fondo di cassa libero, fondi vincolati, anticipazione di tesoreria utilizzata e non restituita, utilizzo per cassa di entrate vincolate), l’andamento dei residui (totale dei residui attivi, di quelli passivi, determinazione e quantificazione del Fondo crediti di dubbia esigibilità), l’andamento delle riscossioni, il rispetto dei vincoli di finanza pubblica e del pareggio di bilancio, la presenza di procedure esecutive. A tal fine, l’Ente dovrà produrre la deliberazione consiliare di approvazione del rendiconto, la relazione dell’organo di revisione e i documenti di supporto delle risposte fornite;
2)- di riferire -sulla base delle informazioni disponibili- sui seguenti profili relativi all’esercizio 2018: a)- attuale situazione di cassa (fondo di cassa libero, fondi vincolati, anticipazione di tesoreria utilizzata e non restituita, utilizzo per cassa di entrate vincolate); b)- procedure esecutive nei confronti dell’Ente; c)- andamento delle riscossioni e dei residui. L’Ente dovrà produrre adeguata documentazione a supporto;
3)- di riferire in merito all’esecuzione della deliberazione del Consiglio comunale n. 2 del 15 febbraio 2018, avente ad oggetto il riconoscimento del debito fuori bilancio derivante dalla sentenza della Corte di Cassazione in favore di Lo Bianco A. e altri. In particolare, l’Ente dovrà: a)- allegare la nota del 20 novembre 2017 proveniente dai signori “Lo Bianco A. + 18” (citata nella lett. a) del punto 2 della deliberazione consiliare) nonché la nota del 21 novembre 2017 proveniente dai signori “Lo Iacono P. + 2” (citata nella lett. b) del punto 2 della deliberazione consiliare); b)- trasmettere ogni allegato della summenzionata deliberazione consiliare; c)- chiarire se i signori Lo Bianco A. + 18 abbiano sottoscritto la transazione e, in tale caso, inviarne copia integrale; d)- chiarire se i signori Lo Iacono P. + 2 abbiano accettato la rinegoziazione della loro pretesa creditoria; e)- trasmettere la documentazione idonea a provare le trattative con la Cassa depositi e prestiti per la concessione del mutuo, che -come risulta dalla deliberazione consiliare- dovrebbe consentire il pagamento del debito; f)- chiarire se il Comune, qualora non fosse concesso il mutuo, sia in grado di provvedere immediatamente all’integrale pagamento del debito fuori bilancio riconosciuto con la citata deliberazione consiliare n. 2 del 2018. L’Ente, inoltre, dovrà allegare copia del bilancio di previsione 2018-2020, dell’assestamento di bilancio approvato nel 2018 e del bilancio di previsione 2019-2021 (se già approvato) con specifica evidenza delle risorse destinate al pagamento del debito riconosciuto con la citata deliberazione.
P. Q. M.
la Corte dei conti, Sezione di controllo per la Regione siciliana
DISPONE
che, entro il 15 dicembre 2018, il Comune di Isola delle Femmine depositi presso la segreteria di questa Sezione una dettagliata relazione di chiarimento e la necessaria documentazione nei sensi indicati in parte motiva;
FISSA
l’adunanza collegiale del 19 dicembre 2018, h. 10.30, per l’esame della relazione e della documentazione che saranno prodotte dal Comune;
ORDINA
che, a cura del Servizio di supporto della Sezione di controllo, copia della presente deliberazione sia comunicata -ai fini della sua esecuzione- al Sindaco, al Presidente del Consiglio comunale e all’Organo di revisione dei conti del Comune di Isola delle Femmine.
Così deliberato in Palermo nella camera di consiglio del 7 novembre 2018
Il Magistrato estensore Il Presidente
Francesco Antonino Cancilla Luciana Savagnone
Depositata in segreteria il 27 novembre 2018
IL FUNZIONARIO RESPONSABILE
(Boris Rasura)
Deliberazione n.90/2018/PRSP
REPUBBLICA ITALIANA
La Corte dei conti
Sezione di controllo per la Regione siciliana
nell’adunanza del 27 febbraio 2018, composta dai Magistrati:
Maurizio Graffeo
Antonio Nenna
Ignazio Tozzo
Sergio Vaccarino
Francesco Antonino Cancilla
- Presidente
- Consigliere
- Consigliere
- Primo Referendario
- Primo Referendario – relatore
******
Visto l’art. 100, secondo comma, e gli artt. 81, 97 primo comma, 28 e 119 ultimo comma della Costituzione;
visto il R.D. 12 luglio 1934, n. 1214 e successive modificazioni;
vista la legge 14 gennaio 1994, n. 20 e successive modificazioni;
visto l'art. 2 del decreto legislativo 6 maggio 1948, n. 655, nel testo sostituito dal decreto legislativo 18 giugno 1999, n. 200;
visto il decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 e successive modificazioni, recante il Testo Unico degli Enti Locali (T.U.E.L.) e, in particolare, l’art. 148 bis;
visto l’art. 7, comma 7, della legge 5 giugno 2003, n. 131;
visto l’art. 1, commi 166 e 167, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006);
-visto, altresì, l’art. 1, comma 610, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006), il quale espressamente prevede che le disposizioni della predetta legge “sono applicabili nelle regioni a Statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con le norme dei rispettivi statuti”;
-vista la deliberazione di questa Sezione n. 142/2016/INPR del 12 luglio 2016, avente ad oggetto: “Linee guida cui devono attenersi, ai sensi dell’art.1, commi 166 e 167, della legge 23 dicembre 2005, n.266 (legge finanziaria 2006), gli organi di revisione economico-finanziaria degli enti locali aventi sede in Sicilia nella predisposizione della relazione sul rendiconto dell’esercizio 2015”;
-esaminate le relazioni compilate dall’Organo di revisione del Comune di Isola delle Femmine rispettivamente sul rendiconto del 2015 e sul bilancio di previsione 2016 - 2018;
-vista la relazione di deferimento del magistrato istruttore;
-vista l’ordinanza del Presidente della Sezione di controllo n. 41/2018/CONTR, con la quale la Sezione medesima è stata convocata per l’odierna adunanza ai fini degli adempimenti di cui al citato articolo 148 bis del TUEL;
-vista la memoria presentata dall’ente il 26 febbraio 2018 (acquisita al prot. CdC n. 1855 in pari data);
-uditi il relatore, Primo Referendario Francesco Antonino Cancilla, nonché, per il Comune di Isola delle Femmine, il Sindaco, dott. Stefano Bologna, il Responsabile del settore economico finanziario dr. Antonio Croce, e il Segretario generale, dott.ssa Anna Genova.
******
Premesso che:
L’art. 1, commi 166 e 167, della legge n. 266 del 2005 (legge finanziaria per l’anno 2006) ha previsto, ai fini della tutela dell’unità economica della Repubblica e del coordinamento della finanza pubblica, l’obbligo -a carico degli Organi di revisione degli enti locali- di trasmettere alla Corte dei conti una relazione sul bilancio di previsione dell’esercizio di competenza e sul rendiconto dell’esercizio medesimo, formulata sulla base dei criteri e delle linee guida definite dalla Corte.
Al riguardo, occorre evidenziare la peculiare natura di tale forma di controllo, volto a rappresentare agli organi elettivi, nell’interesse del singolo ente e della comunità nazionale, la reale situazione finanziaria emersa all’esito del procedimento di verifica effettuato sulla base delle relazioni inviate dall’Organo di revisione, affinché gli stessi possano attivare le necessarie misure correttive. Esso si colloca nell’ambito materiale del coordinamento della finanza pubblica, in riferimento agli articoli 97, primo comma, 28, 81 e 119 della Costituzione, che la Corte dei conti contribuisce ad assicurare quale organo terzo ed imparziale di garanzia dell’equilibrio economico-finanziario del settore pubblico e della corretta gestione delle risorse collettive, in quanto al servizio dello Stato-ordinamento, tanto più a seguito del novellato quadro scaturito dalla legge costituzionale n.1 del 2012 e dalla legge c.d. rinforzata n. 243 del 2012.
La giurisprudenza costituzionale, anche alla luce dei successivi interventi legislativi in materia (da ultimo, sentenza n. 39 del 2014 che richiama altresì le precedenti n. 60 del 2013, n. 198 del 2012, n. 179 del 2007), ne ha precisato contenuti e fondamento, affermando che il controllo finanziario attribuito alla Corte dei conti e, in particolare, quello che questa è chiamata a svolgere sui bilanci preventivi e sui rendiconti consuntivi degli enti locali, va ascritto alla categoria del sindacato di legalità e di regolarità – da intendere come verifica della conformità delle (complessive) gestioni di detti enti alle regole contabili e finanziarie – e ha lo scopo, in una prospettiva non più statica (com’era il tradizionale controllo di legalità-regolarità), ma dinamica, di finalizzare il confronto tra fattispecie e parametro normativo all’adozione di effettive misure correttive da parte dell’ente, funzionali a garantire l’equilibrio del bilancio e il rispetto delle regole contabili e finanziarie.
******
Ciò premesso, esaminata la relazione sul rendiconto dell’esercizio 2015 e quella sul bilancio di previsione 2016 - 2018, il competente magistrato, sulla base dell’istruttoria espletata e della documentazione pervenuta, ha richiesto la pronuncia collegiale su numerosi profili di criticità, illustrati nella nota di deferimento.
In prossimità dell’adunanza il Comune ha depositato apposita memoria, i cui contenuti sono stati illustrati dai rappresentanti dell’amministrazione.
*******
Per ciascuno dei motivi di deferimento, che sono qui trascritti, vengono sinteticamente riportate le deduzioni del Comune unitamente alle valutazioni conclusive del Collegio.
A)- Per quanto attiene alla relazione sul rendiconto dell’esercizio 2015, dalla documentazione pervenuta e dalla successiva attività istruttoria è emerso quanto segue:
1. Il ritardo dell’approvazione del rendiconto del 2015, che, infatti, è stato approvato il 18 novembre 2016 con deliberazione consiliare n. 44. Va peraltro segnalato il sistematico ritardo dell’ente nell’approvazione dei documenti contabili fondamentali: il bilancio di previsione del 2015 è stato approvato il 30 dicembre 2015 con deliberazione n. 54; il bilancio di previsione 2016 è stato approvato il 29/12/2016 con deliberazione consiliare n. 23; il rendiconto del 2016 è stato approvato il 29/12/2017 con deliberazione consiliare n. 43 e non risulta ancora pubblicato sulla banca dati BDAP.
Il Comune ha dedotto che il ritardo è derivato dalle difficoltà tecniche legate alla riorganizzazione del settore finanziario e al rinnovo dei software gestionali.
Il Collegio sottolinea che l’Ente deve assicurare l’osservanza dei termini per l’approvazione del bilancio e del rendiconto, al fine di garantire una sana gestione finanziaria, che presuppone la tempestività degli adempimenti connessi al cd. “ciclo del bilancio”. I termini sono fissati dalla legge e non sono derogabili per mere situazioni ostative di fatto, che richiedono maggiore impegno amministrativo e idonea capacità organizzativa.
2. Il superamento delle soglie fissate dai seguenti parametri del D.M. 18/02/2013:
-parametro n. 2: volume dei residui attivi di nuova formazione, provenienti dalla gestione di competenza e relativi a titoli I e III, superiore al 42% delle entrate correnti;
-parametro n. 3: ammontare dei residui attivi, provenienti dalla gestione dei residui dei titoli I e III, superiore al 65% delle entrate dei titoli I e III;
-parametro n. 9: esistenza al 31 dicembre di anticipazioni di tesoreria non rimborsate superiori al 5 per cento rispetto alle entrate correnti.
L’Amministrazione ha affermato che: a)- il superamento della soglia fissata dal parametro n. 2 scaturisce dalla distanza temporale tra il momento di emissione degli atti di accertamento tributario e quello della riscossione; b)- i residui, di cui al parametro n. 3, sono costituiti da importi inseriti nei ruoli consegnati al concessionario, che, tuttavia, non è riuscito ad operare efficaci azioni di recupero; c)- è stato frattanto individuato un nuovo concessionario; d)- la bassa capacità di riscossione delle entrate tributarie e il ritardo dei trasferimenti statali e regionali hanno costretto l’Ente ad avvalersi dell’anticipazione di tesoreria, che non è stato possibile rimborsare a fine esercizio.
Con riferimento ai parametri n. 2 e n. 3, la Sezione evidenzia preliminarmente che residui inesigibili o comunque non riscuotibili, se mantenuti nel rendiconto, incidono necessariamente sull’attendibilità del risultato di amministrazione, con ricadute negative sugli equilibri di bilancio. Risulta pertanto opportuno che, a fronte di posizioni creditorie di dubbia realizzabilità, sia congruamente quantificato il Fondo crediti di dubbia esigibilità. Invero, l’attività di riaccertamento dei residui assume rinnovata importanza in considerazione della riforma dell’ordinamento contabile degli enti locali, come esposto nella deliberazione della Corte dei conti, Sezione delle autonomie, n. 4/2015/INPR, poiché attraverso il corretto accertamento dei residui attivi si attua “il principio di veridicità e attendibilità delle entrate pubbliche accertate, più volte richiamato dalla giurisprudenza costituzionale, affinché la copertura finanziaria delle spese pubbliche sia credibile, sufficientemente sicura, non arbitraria o irrazionale. (…) La determinazione delle entrate di dubbia e difficile esazione e la conseguente "svalutazione" deve pertanto avere effetti sulla programmazione degli impieghi delle medesime, in termini di spesa pubblica, al fine di tutelare l'ente dal rischio di utilizzare entrate non effettive, finanziando obbligazioni passive scadute ed esigibili con entrate non disponibili e quindi finanziando il bilancio e la gestione in "sostanziale situazione di disavanzo" (in tal senso, Corte cost., sentenze n. 250 del 2013 e n. 213 del 2008)”.
Va poi aggiunto che l’Ente è tenuto ad espletare in maniera puntuale le attività di accertamento tributario e a procedere in modo solerte alla riscossione coattiva; inoltre, ha l’obbligo di vigilare sull’efficienza e sulla tempestività dell’esattore nel recupero dei crediti, al fine di impedire la prescrizione e di conseguire l’esito positivo delle eventuali procedure esecutive. In ogni caso, per raggiungere gli equilibri di bilancio, già in sede di programmazione, il Comune dovrà elaborare strategie di riduzione delle spese e di incremento della percentuale di esazione delle entrate.
Si palesa infine la presenza di una ricorrente crisi di liquidità, poiché l’anticipazione di tesoreria è divenuta un fondamentale mezzo di finanziamento. Nel vigente sistema essa, invece, dovrebbe soltanto fronteggiare nel breve periodo momentanei problemi di liquidità, sicché non può divenire una costante e prolungata modalità di finanziamento.
3. In merito ai saldi e agli equilibri, con riferimento all’esercizio 2015, si rileva:
a)- un disavanzo di euro 776.000,26, cui si perviene detraendo dal risultato di amministrazione, pari ad euro 2.246.488,83, l’importo della parte accantonata (euro 1.217.218,55) e della parte vincolata (euro 1.805.270,54);
b)- la parte accantonata del risultato di amministrazione, pari ad euro 1.217.218,55 è così composta:
-fondo crediti di dubbia esigibilità: euro 582.824,77
-fondo per il contenzioso: euro 634.393,78 
c)- la parte vincolata del risultato di amministrazione, pari ad euro 1.805.270,54, è così composta:
-mutui: 1.238.072,02
-trasferimenti: euro 15.050,16
-sanzioni codice della strada: euro 133.964,08
-vincoli per leggi e principi contabili euro 418.184,28
d)- la parte destinata agli investimenti è pari a zero;
e)- la quota annua di disavanzo derivante dal riaccertamento straordinario è pari ad euro 140.267,70. Il riaccertamento straordinario, rettificato con deliberazione della Giunta municipale n. 122 del 2016, ha fatto emergere un disavanzo di euro 4.218.830.
L’Amministrazione ha sostenuto che: a)- in sede di approvazione del rendiconto del 2015 l’avanzo di amministrazione è stato destinato agli utilizzi di cui all’art. 187 TUEL; b)- detraendo la quota relativa ai vincoli e agli accantonamenti, si è determinato un disavanzo di euro 776.000,26 da ripianare nei due esercizi successivi; c)- l’importo di euro 582.824,77 sulla quota accantonata è stato destinato al Fondo crediti di dubbia esigibilità; d)- è in corso una puntuale verifica dei residui attivi; i risultati del riaccertamento saranno valutati in sede di approvazione del rendiconto del 2017; e)- l’importo di euro 634.393,78 è stato destinato al fondo per il contenzioso; quest’ultimo è stato oggetto di ulteriore revisione; e)- non è stato costituito un fondo per le perdite delle società partecipate in considerazione della puntuale attività svolta dal Comune sia in merito al pagamento dei costi dei servizi sia in merito alle contestazioni sulla qualità delle prestazioni; f)- il contenzioso con la partecipata ATO PA1 si è risolto favorevolmente per l’Ente, che, tuttavia, ha mantenuto residui passivi per euro 3.793.097,89; g)-in ordine alle anticipazioni di liquidità concesse dalla Regione, quest’ultima, nella quantificazione dei trasferimenti in favore del Comune, ha illegittimamente detratto somme per il rientro dalle anticipazioni erogate direttamente in favore dell’ATO PA 1 (adesso in liquidazione) per sue esigenze di cassa, senza che l’Amministrazione avesse mai espresso il proprio consenso; h)- la quota vincolata comprende, fra gli altri, l’importo di euro 1.238.072 per fare fronte alle anticipazioni straordinarie di liquidità, l’importo di euro 547.657,46 per investimenti (di cui euro 409.030,45 per investimenti programmati ma non impegnati); i)- la quota annuale del disavanzo derivante dal riaccertamento straordinario è stata determinata con deliberazione n. 157 del 2015 ed è pari ad euro 140.267,70; k)- sono stati reimputati residui passivi per euro 1.251.716,15; l)- il disavanzo scaturito dal riaccertamento, pari ad euro 4.218.830,95, non ha subito variazioni, mantenendosi così inalterato il ripiano in 30 annualità di euro 140.267,70 ciascuna.
Le deduzioni confermano nel loro complesso le notevoli criticità riferibili alla parte accantonata e a quella vincolata del risultato di amministrazione.
Va segnalato che con la deliberazione n. 14 del 19 maggio 2017, avente ad oggetto le misure correttive conseguenti alla pronuncia di questa Corte n. 51/2017/PRSP, il Consiglio comunale -con riferimento alla criticità relativa alla mancata iscrizione nel bilancio 2015 del disavanzo del 2014- ha deliberato che nel 2014 non vi è stato un disavanzo di amministrazione di euro 452.228,46 ma semmai un avanzo di euro 341.431,08 e che ciò è dovuto essenzialmente alla deliberazione della Giunta comunale n. 46 del 26 aprile 2017, che ha rideterminato la destinazione dei proventi derivanti dalle sanzioni per violazioni del Codice della strada.
Il Collegio, in realtà, osserva che la Giunta ha erroneamente modificato ex post la destinazione dei proventi del Codice della Strada, mentre ciò non è consentito dal vigente sistema contabile (cfr. Corte dei Conti, Sezione regionale di controllo per il Veneto, deliberazione n. 254/2016/PAR); il medesimo provvedimento di Giunta ha peraltro destinato impropriamente i suddetti proventi a voci di spesa incompatibili con le finalità previste dall’art. 208 del Codice della Strada.
L’errata quantificazione del risultato di amministrazione del 2014 con avanzo di euro 341.431,08, a sua volta, ha inficiato il riaccertamento straordinario dei residui, di cui alla deliberazione n. 43 del 18 novembre 2016, che si è basato sul citato avanzo e non già sull’effettivo disavanzo di euro 452.228,46.
Tutto ciò comporta l’inattendibilità del risultato di amministrazione del 2014 e del riaccertamento straordinario, che, invece, avrebbe dovuto portare a un disavanzo maggiore di quello già emerso pari ad euro 4.218.830,95.
In considerazione della stretta connessione tra il seguente punto e il successivo, le ulteriori valutazioni del Collegio saranno esposte nel prossimo sottoparagrafo.
4. Con riferimento alla “parte accantonata” sul risultato di amministrazione al 31.12.2015 appare poco chiara la quantificazione delle seguenti voci:
a)- il Fondo crediti di dubbia esigibilità (FCDE), quantificato in euro 3.565.412,36 nella deliberazione della Giunta n. 122 del 2016, ha subito un decremento di euro 2.982.587,59, pur in presenza di un volume di residui attivi stabile e di una bassa capacità di riscossione;
b)- l’importo per accantonamenti per il contenzioso è immutato rispetto al 1° gennaio 2015, sebbene sia stato reputato non congruo dall’organo di revisione;
c)- l’accantonamento per perdite nelle società partecipate è pari a zero;
d)- gli accantonamenti per altri fondi sono pari a zero.
Mancano informazioni in merito all’avvenuta verifica -da parte dell’organo di revisione- sulla corretta determinazione dei diversi accantonamenti.
Non risultano inoltre effettuati accantonamenti a fronte del debito residuo per le anticipazioni di liquidità concesse dalla Regione ai sensi delle seguenti disposizioni: art. 21, comma 17, legge regionale n. 19/2005, art. 11 legge regionale n. 6/2009 e art. 19, comma 2 ter, legge regionale n. 9/2010, art. 46 legge regionale n. 11/2010; la quantificazione di tale esposizione debitoria, richiesta in sede istruttoria, non risulta comunicata.
Il Comune si è riportato alle deduzioni illustrate nel precedente sottoparagrafo n. 3.
Il Collegio, innanzitutto, per quanto attiene al Fondo crediti di dubbia esigibilità, evidenzia che la determinazione delle entrate di dubbia e difficile esazione, che va effettuata periodicamente, costituisce un adempimento di particolare importanza. La conseguente “svalutazione” deve avere effetto sulla programmazione e previsione degli impieghi delle medesime entrate in termini di spesa, al fine di tutelare l’Ente dal rischio di utilizzare entrate non effettive, finanziando obbligazioni passive perfezionate, scadute ed esigibili con entrate non disponibili. Tali principi assumono particolare rilievo nella determinazione del fondo crediti di dubbia esigibilità (FCDE) da iscrivere nel bilancio 2017/2019: le entrate oggetto di svalutazione devono essere analiticamente individuate unitamente a tutti i parametri così da fornire una puntuale motivazione alla quantificazione del fondo; tutto ciò poi deve trovare la propria esplicitazione nella nota integrativa, allegata al bilancio di previsione 2017-2019. A tal proposito, è essenziale la dichiarazione di adeguatezza del FCDE iscritto in bilancio che assume, pertanto, uno specifico valore giuridico e sostanziale e deve essere attribuita alla competenza dei singoli responsabili della gestione delle entrate e alla correlata competenza di coordinamento e vigilanza del responsabile del servizio economico-finanziario dell’ente, ferma restando la necessaria verifica dell’organo di revisione (cfr. deliberazione n. 32/SEZAUT/2015/INPR).
In ordine all’accantonamento per contenzioso, la Corte rammenta che l’attuale sistema contabile impone una costante e attenta ricognizione delle liti, al fine di provvedere alla corretta stima dell’apposito fondo, la cui congruità deve essere verificata dall’Organo di revisione. La somma accantonata non darà luogo ad alcun impegno di spesa e confluirà nel risultato di amministrazione per la copertura delle eventuali spese derivanti da sentenze definitive, a tutela degli equilibri di competenza nell’anno in cui si verificherà l’eventuale soccombenza. Il Comune va quindi richiamato ad una costante ed esaustiva ricognizione delle controversie sia attive che passive e alla conseguente puntuale quantificazione dell’accantonamento.
Infine, va segnalato che è alquanto anomala la mancanza di accantonamenti per le anticipazioni erogate dalla Regione siciliana.
Nel complesso il mancato superamento delle criticità sugli accantonamenti induce a dubitare sull’attendibilità del risultato di amministrazione del 2015.
5. Il patto di stabilità per l’esercizio 2015 risulta rispettato per euro 360.000; l’ente, tuttavia, non ha fornito né i prospetti definitivi di monitoraggio del II semestre 2015 né il prospetto di determinazione del saldo obiettivo 2015. Alla determinazione del saldo hanno concorso le minori spese relative ai debiti fuori bilancio non riconosciuti e gli accertamenti derivanti dalla lotta all’evasione sui quali l’ente non ha fornito i chiarimenti richiesti in sede istruttoria.
L’Amministrazione ha allegato i prospetti.
La Sezione prende atto del deposito dei prospetti, evidenziando che l’Ente avrebbe dovuto inviarli tempestivamente. Va nondimeno aggiunto che il semplice rispetto del patto di stabilità non esclude di per sé la presenza di una situazione complessiva di grave squilibrio finanziario.
6. In merito ai flussi e risultati di cassa:
a)- il costante utilizzo dell’anticipazione di tesoreria nel corso dell’esercizio (325 giorni); l’importo dell’anticipazione non rimborsata a fine esercizio è pari ad euro 1.061.597,26 (vds. pag. 6 della relazione dell’organo di revisione sullo schema di rendiconto);
b)- vi è stato l’utilizzo di entrate vincolate in termini di cassa ex art. 195, comma 2, TUEL per l’importo di 156.726,19;
c)- l’ente ha subito pignoramenti presso il tesoriere per euro 4.767,92, coincidente con il vincolo apposto alle disponibilità di cassa al 31/12/2015;
d)- va segnalato, inoltre, il costante ricorso ad anticipazioni straordinarie di liquidità; nel dettaglio, l’ente ha conseguito: un’anticipazione ai sensi del decreto legge n. 35 del 2013 di euro 646.237,48, un’anticipazione di euro 1.022.461,09 ai sensi del decreto legge n. 174 del 2012, un’anticipazione di euro 911.884 ai sensi del decreto legge n. 78 del 2015. L’ente dovrà fornire dettagliati chiarimenti sulle modalità di contabilizzazione, sull’utilizzo di tali anticipazioni e sul rimborso delle rate.
L’Amministrazione ha dedotto che: a)- il costante ricorso dell’anticipazione di tesoreria è stato provocato dalla lentezza della riscossione delle entrate proprie; b)- l’utilizzo delle entrate vincolate è stato disciplinato con deliberazione della Giunta n. 231 del 30 dicembre 2014, con la quale si autorizzava la richiesta di anticipazione e si disponeva l’utilizzo dei fondi vincolati; c)- il pignoramento è stato regolarizzato nel 2016; d)- con riferimento all’anticipazione ottenuta ai sensi dell’art. 3 del decreto legge n. 174 del 2012 per l’importo di euro 1.022.461,09, il Comune ha provveduto al rimborso di tre rate nel corso del 2015; successivamente il Ministero ha rimodulato il piano di ammortamento con rate costanti; e)- in ordine all’anticipazione di euro 646.247,48 ottenuta ai sensi dell’art. 1 del decreto legge n. 35 del 2013, il Comune ha avviato i pagamenti delle rate e il Ministero ha comunicato la rimodulazione del piano di ammortamento trentennale dal 2019; f)- l’anticipazione di euro 911.034 ottenuta ai sensi dell’art. 6 del decreto legge n. 78 del 2015 sarà restituita in trenta rate costanti con decorrenza dal dicembre del 2019.
Il Collegio rileva che è palese la ricorrente crisi di liquidità, poiché l’anticipazione di tesoreria è divenuta un fondamentale mezzo di finanziamento; su ciò si rinvia al precedente sottoparagrafo n. 2.
Per quanto poi attiene all’utilizzo della cassa vincolata, la Corte sottolinea che, così come esposto dalla Sezione delle Autonomie nella deliberazione n. 3/2015/INPR, un tema di particolare rilevanza -emerso nel momento di transizione tra la vecchia e la nuova disciplina- riguarda le entrate vincolate e destinate, con particolare riferimento alla gestione di cassa e ai riflessi sul risultato di amministrazione. Gli enti devono pertanto provvedere a una evidenziazione contabile delle entrate con specifico vincolo, dotandosi di strumenti e procedure idonei alla rilevazione delle relative movimentazioni. La vigente formulazione degli artt. 180, 185, 187 e 195 del TUEL, peraltro, mira in modo chiaro a una più sicura individuazione delle entrate vincolate. La destinazione delle risorse, infatti, costituisce una sorta di “condizione” che è apposta all’utilizzo delle stesse in funzione di garanzia del raggiungimento della finalità pubblica programmata. Il Comune dovrà conformarsi a tali principi, dandone precisa dimostrazione nel prossimo ciclo di controlli.
In merito all’anticipazione di liquidità, poi, l’Ente non ha dimostrato di essersi conformato al principio enunciato dalla deliberazione della Sezione delle Autonomie n. 33/2015/QMIG: “Nei bilanci degli enti locali soggetti alle regole dell’armonizzazione contabile, la sterilizzazione degli effetti che le anticipazioni di liquidità erogate ai sensi del decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35, convertito dalla l. 6 giugno 2013, n. 64, e successive modificazioni, integrazioni e rifinanziamenti, producono sul risultato di amministrazione va effettuata stanziando nel Titolo della spesa riguardante il rimborso dei prestiti un fondo, non impegnabile, di importo pari alle anticipazioni di liquidità incassate nell'esercizio, la cui economia confluisce nel risultato di amministrazione e come quota accantonata ai sensi dell’art. 187 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. Il fondo di sterilizzazione degli effetti delle anticipazioni di liquidità va ridotto, annualmente, in proporzione alla quota capitale rimborsata nell’esercizio”.
7. In merito alla gestione dei residui:
a)- la limitata capacità di riscossione dei residui attivi, in particolare del titolo I (media del 24%) e del titolo III (media 12%):
b)- l’eliminazione di ingenti residui passivi anteriori al 2015 per euro 8.446.033,10, di cui euro 6.528.111,22 originariamente reimputati in sede di riaccertamento straordinario; l’importo da ultimo citato ricomprende euro 6.205.017,48 di parte corrente;
c)- gli importi elevati dei residui di nuova formazione sia con riferimento al titolo I delle entrate (euro 2.031.628,98, pari al 45% delle somme accertate) sia con riferimento al titolo I della spesa (euro 1.246.011,35);
d)- i residui attivi ammontano ad un totale di euro 9.795.651,49; si evidenzia che il riaccertamento straordinario al 1° gennaio 2015 e il riaccertamento ordinario al 31/12/2015 hanno avuto modesto impatto sullo stock dei residui che rimane costante con una significativa incidenza (pari al 13%) di residui anteriori al 2011 (vds. pag. 32 della relazione dell’organo di revisione sullo schema di rendiconto):
Residui attivi 31/12/2014 31/12/2015
TIT I 6.423.125,54 7.098.295,62
TIT III 2.006.185,25 1.768.470,71
A-Totale entrate
proprie 8.429.310,79 8.866.766,33
B-di cui anteriori al
2011 1.185.134,84
B/A 13%
e)- i residui passivi ammontano ad un totale di euro 2.643.367,07
Il Comune ha dedotto che: 
a)- la maggior parte dei residui attivi (circa il 75 per cento) è composta da importi presenti nei ruoli consegnati al concessionario; 
b)- nel 2018 è stato individuato un nuovo concessionario; 
c)- è stato potenziato l’ufficio tributi ed è stata avviata una più efficace azione di lotta all’evasione tributaria; 
d)- l’eliminazione di residui passivi, effettuata in sede di riaccertamento straordinario, è avvenuta sulla base di attente valutazioni;
la maggior parte dei residui eliminati e reimputati riguarda il potenziale debito nei confronti dell’ATO PA 1, che gestisce il servizio di igiene ambientale; 
la reimputazione per euro 3.793.097,89 riguarda il contenzioso con l’ATO PA 1, che si è concluso favorevolmente;  
e)- i residui di nuova formazione si riferiscono a ICI per euro 324.308, IMU per euro per euro 280.000, TARI per euro 349.160,41, lotta all’evasione della TARSU per euro 715.770, ruoli
suppletivi TARI per euro 250.000; f)- i residui passivi di nuova formazione, pari ad euro 1.246.011,35, riguardano obbligazioni giuridicamente perfezionate; le voci più significative sono euro 436.398,32 per servizio di igiene ambientale, euro 117.815,68 per servizi socioassistenziali, euro 185.401,30 per emolumenti per il personale dipendente.
In merito al Fondo crediti di dubbia esigibilità e ai residui, il Collegio ritiene opportuno rinviare alle considerazioni esposte nei precedenti sottoparagrafi n. 2 e n. 4, aggiungendo che la sua corretta e congrua quantificazione è indispensabile per una rappresentazione veritiera della situazione finanziaria dell’Ente.
8. Con riferimento al Fondo pluriennale vincolato (FPV), si osserva:
a)- l’importo del FPV di parte corrente risulta pari ad euro 4.761.852,50 -come è stato chiarito nella nota dell’organo di revisione acquisita al prot. CdC n. 9821 del 16 ottobre 2017- ed è quasi immutato rispetto all’importo iniziale al 1° gennaio 2015. L’ente dovrà chiarire le poste analitiche che concorrono alla sua formazione e la dinamica delle relative reimputazioni del FPV;
b)- il FPV di parte capitale è pari ad euro 148.711;
c)- la mancata verifica -da parte dell’organo di revisione- della correttezza del prospetto
concernente la composizione, per missioni e programmi, del fondo pluriennale vincolato per
ciascuno degli esercizi considerati, richiesto in sede istruttoria e non prodotto;
d)- dal confronto fra i dati comunicati dall’organo di revisione, riscontrati nel risultato di
amministrazione, ed il prospetto del quadro 17 del certificato presente nel sito della “Finanza
locale” del Ministero dell’interno emergono le seguenti differenze:
FPV 01/01/2015 31/12/2015
FPV CORRENTE 4.953.300,73 4.761.852,50
FPV CAPITALE 323.093,74 148.711,01
TOTALE REVISORI 5.276.394,47 4.910.563,51
CERT RENDICONTO 4.910.563,51 4.212.860,78
DIFFERENZA 365.830,96 697.702,73 
Il Comune ha affermato che: 
a)- il FPV determinato al 31 dicembre 2015 ammonta ad euro 4.910.563,51, mentre quello al 31 dicembre 2016 è pari ad euro 4.212.860,78; 
b)- il FPV di parte corrente è composto per la maggior parte da residui afferenti al servizio di igiene ambientale, pari ad un totale di euro 3.793.097,89; 
c)- il FPV di parte capitale ammonta al 31 dicembre 2015 ad euro 193.205,70 e riguarda impegni per manutenzione del patrimonio e di strade; 
d)- i dati corretti sono quelli risultanti nel certificato pubblicato sul sito della Finanza locale e sono stati successivamente verificati dal collegio dei revisori.
La Sezione constata che le deduzioni del Comune non possono ritenersi esaustive, non essendo corroborate da adeguata documentazione. A tal proposito, il Collegio ritiene opportuno svolgere alcune considerazioni sul Fondo pluriennale vincolato, che è un saldo finanziario, costituito da risorse già accertate destinate al finanziamento di obbligazioni passive dell’Ente, già impegnate, ma esigibili in esercizi successivi a quello in cui è accertata l’entrata.
 La verifica della corretta determinazione del FPV richiede: 
a) nell’esercizio di riferimento, la nascita dell’obbligazione giuridica perfezionata e la piena esigibilità dell’entrata vincolata o destinata agli investimenti (oppure di entrate non vincolate nei soli casi in deroga citati); 
b) l’impegno
giuridicamente perfezionato nell’esercizio, con esigibilità (parziale o totale) in quelli successivi
e relativa conseguente imputazione; 
c) la prestazione in corso di svolgimento. 
In caso di prestazione conclusa per importi inferiori all’impegno originario finanziato da FPV, si provvede alla cancellazione dell’impegno e alla dichiarazione di indisponibilità di quota corrispondente di FPV iscritto in entrata, con liberazione di risorse che confluiranno nel risultato di amministrazione. In merito alla determinazione del FPV relativo alle spese di investimento, si ricorda che possono essere finanziate da FPV solo le spese relative a procedure di affidamento effettivamente attivate. Per la corretta imputazione della spesa, è inoltre fondamentale la definizione di un puntuale cronoprogramma sulle opere pubbliche, anche ai fini di eventuali variazioni dell’esigibilità a fronte di attuazione delle opere differenti dalla programmazione. 
La nota integrativa al bilancio, nel caso in cui gli stanziamenti riguardanti il fondo pluriennale vincolato comprendano anche investimenti ancora in corso di definizione, deve indicare le cause che non hanno reso possibile porre in essere la programmazione necessaria alla definizione dei relativi cronoprogrammi. Il Comune dovrà conformarsi a tali principi.
9. In merito all’attività di riscossione delle entrate e all’azione di contrasto all’evasione tributaria:
a)- la modesta percentuale di riscossione delle entrate sia in relazione ai tributi sia in relazione alle sanzioni per violazioni del codice della strada e ai proventi dei beni dell’ente;
b)- la ridotta efficacia della repressione dell’evasione fiscale; in particolare, gli accertamenti, pari ad euro 1.320.078, evidenziano un tasso di riscossione pressoché nullo; l’importo ricomprende i proventi per l’evasione della tassa sui rifiuti solidi urbani per euro 715.770,00. L’ente dovrà chiarire quale sia il totale ad oggi incassato e se gli stessi importi corrispondano a ruoli coattivi ovvero ad avvisi di accertamento. Tali somme risulterebbero destinate, per euro 1.281.541,86, al finanziamento di spese correnti di natura ordinaria.
L’Ente ha sostenuto che: a)- le difficoltà economiche dei contribuenti e l’inefficienza del concessionario hanno portato ad una percentuale di riscossione degli importi iscritti a ruolo pari al 7 per cento; b)- gli importi per sanzioni per violazioni al codice della strada presentano un tasso di riscossione volontaria pari al 55 per cento; c)- sono state incrementate le azioni di recupero dell’evasione tributaria.
Il Collegio sollecita il solerte compimento delle attività di repressione dell’evasione fiscale, sicché il Comune dovrà adoperare tutti gli strumenti previsti dall’ordinamento anche mediante il rafforzamento amministrativo ed informatico del settore finanziario ormai nevralgico. L’omissione di tali attività può eventualmente determinare la responsabilità amministrativa degli organi comunali. Deve essere poi curata la riscossione anche mediante una specifica vigilanza sul concessionario.
10. In merito alla situazione debitoria:
a)- la presenza di debiti fuori bilancio riconosciuti ex art. 194, lett. e), TUEL di importo pari ad euro 12.870,56;
b)- la presenza di debiti fuori bilancio ancora da riconoscere a fine esercizio per euro 527.368,10;
c)- la presenza di pignoramenti presso il tesoriere per l’importo di 4.767,92.
Il Comune ha dedotto che: a)- i debiti fuori bilancio da riconoscere si sono ridotti ad euro 382.753,30; b)- il pignoramento è stato regolarizzato nel 2016.
Il Collegio ritiene doveroso richiamare l’Amministrazione al contenimento dei debiti fuori bilancio, che costituiscono posizioni debitorie maturate al di fuori del sistema contabile, poiché si riferiscono a spese per le quali manca un’originaria previsione ovvero a spese effettuate in violazione delle procedure stabilite dalle norme di contabilità. La corretta programmazione e la sana gestione finanziaria dell’Ente locale, per contro, richiedono che tutte le spese siano anticipatamente previste nel documento di bilancio approvato dal Consiglio comunale e che le decisioni siano prese nel rispetto delle norme giuscontabili che ne disciplinano la procedura (artt. 151 e 191 TUEL.
11. In merito al contenzioso:
a)- vi è una notevole presenza di liti passive, evidenziate nella nota del revisore al questionario sul rendiconto 2015, per un importo pari ad euro 1.497.368,10, che appare comunque sottostimato rispetto all’ammontare delle controversie indicate nel parere dell’organo di revisione sullo schema di rendiconto (vds. pagg. 34-36), ove si elencano: cause con l’ATO Palermo 1 per pretese della società consortile di gestione del servizio di raccolta e smaltimento rifiuti per le annualità 2006-2015, cause per il risarcimento dei danni per occupazione illegittima e ulteriori liti aventi ad oggetto richieste risarcitorie per sinistri stradali;
b)- l’accantonamento al fondo rischi contenzioso nel risultato di amministrazione al 31/12/2015 ammonta ad euro 634.393,78;
c)- nei primi mesi del 2016 l’ente è risultato soccombente in un giudizio ormai definito per danni da illegittima occupazione per un importo complessivo di euro 3.793.097,89, pari al 77% delle entrate correnti accertate nel 2015. Il Comune dovrà chiarire quali mezzi di copertura intende attivare per il riconoscimento del relativo debito fuori bilancio; nella relazione sullo schema di rendiconto del 2015 il Collegio dei revisori ha evidenziato che il debito, qualora non si raggiungesse un accordo transattivo, determinerebbe una situazione finanziaria tale da comportare il dissesto;
d)- l’ente sarebbe obbligato sulla base di sentenze e provvedimenti giudiziari non ancora esecutivi per un totale di pagamenti pari ad euro 1.497.368,10 (vds. allegato nota del revisore per gli enti locali siciliani).
Il Comune ha affermato che: 
a)- l’Ente è risultato vittorioso nel contenzioso con la società d’ambito ATO PA 1, atteso che il Tribunale ha annullato il debito dell’Ente verso la società consortile sino al 2012; in via prudenziale, tuttavia, sono stati mantenuti residui passivi pari ad euro 3.793.097,89 pari alla pretesa dalla società; 
b)- con riferimento alla sentenza definitiva di condanna al pagamento di euro 3.703.774,74, sono stati avviate trattative per ottenere una dilazione e una riduzione; nel frattempo, i creditori non hanno avviato azioni esecutive; 
c)- per far fronte a tale debito di 3,7 milioni di euro, oltre alla quota di 350.000 euro accantonata nel rendiconto del 2016, risulta necessario il ricorso a un mutuo della Cassa depositi e prestiti; il Consiglio comunale, pertanto, nella seduta del 15 febbraio 2018 ha provveduto al riconoscimento del debito fuori bilancio; 
d)- in merito ai crediti vantati dalla società ATO PA 1 per gli anni 2013 e 2014, l’Amministrazione ha proposto opposizione. 
In ordine all’accantonamento per contenzioso, il Collegio rinvia alle considerazioni espresse nel precedente sottoparagrafo n. 4. L’entità dei debiti fuori bilancio e delle liti suscita perplessità sulla possibilità dell’Ente di mantenere gli equilibri economico-finanziari nei prossimi anni.
12. In merito agli organismi partecipati:
a)- l’incapacità del sistema informativo di rilevare i rapporti finanziari, economici e patrimoniali tra l’ente e gli organismi partecipati;
b)- la presenza di discordanze nei rapporti debitori e creditori tra le scritture dell’ente e quelle degli organismi partecipati risultanti dalle note informative asseverate dai rispettivi organi di revisione;
c)- la mancata conciliazione dei rapporti debitori e creditori ai sensi dell’art. 11, comma 6, lett. h), del d.lgs. 118/2011;
d)- non risulta approvato il piano di razionalizzazione ex art. 24 del d.lgs. 175 del 2016 e non risulta trasmessa la relazione sui risultati conseguiti per effetto del piano di razionalizzazione ex art. 1, comma 611, della legge n. 190 del 2014.
L’Amministrazione ha precisato che: a)- non è possibile provvedere alla riconciliazione dei rapporti di debito e credito con la Società ATO PA 1, con la quale pende un contenzioso; b)- soltanto nel 2017 il Comune si è dotato di un software, che consente di rilevare i rapporti con le società partecipate; c)- il piano di razionalizzazione è stato approvato con deliberazione del Consiglio comunale n. 21 del 5 ottobre 2017.
La Corte non può non ribadire l’esigenza di una maggiore vigilanza sulle società partecipate; dovranno pertanto seguirsi i principi di sana e corretta gestione finanziaria enucleati dalla Sezione nella deliberazione n. 61/2016/INPR. Oltretutto, come si evince dall’art. 20 del decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175, Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica, che ripropone i principi di razionalizzazione analoghi a quelli enunciati dal comma 611 dell’art. 1 della legge 23 dicembre 2014, n. 190, l’intera revisione degli assets societari, prescindendo da una logica meramente adempimentale, deve necessariamente inquadrarsi nell’ambito di una visione strategica complessiva, che tenga in primaria considerazione le finalità indicate dal legislatore, ossia: 
a)- eliminazione delle società e delle partecipazioni societarie non indispensabili al perseguimento delle proprie finalità istituzionali; b)- soppressione delle società che risultino composte da soli amministratori o da un numero di amministratori superiore a quello dei dipendenti; 
c)- eliminazione delle partecipazioni detenute in società che svolgono attività analoghe o similari a quelle svolte da altre società; 
d)- aggregazione di società di servizi pubblici locali di rilevanza economica; 
e)- contenimento dei costi di funzionamento, mediante riorganizzazione degli organi amministrativi e di controllo nonché delle strutture aziendali, anche attraverso la riduzione delle relative remunerazioni. Un idoneo sistema di controlli è quindi necessario per l’acquisizione e per l’elaborazione degli elementi informativi per le decisioni dell’ente concernenti la razionalizzazione.
13. Con riferimento al rispetto del limite di cui all’articolo 9, comma 2-bis, del decreto legge n. 78 del 2010, nonostante la riduzione dell’organico di n. 3 unità fra gli esercizi 2014 e 2015, l’importo del fondo per la contrattazione decentrata, pari a 168.954,52, permane invariato.
L’Amministrazione ha affermato che: a)- malgrado la riduzione di tre unità di personale, nel 2015 non vi è stata la detrazione della quota fissa del fondo per la contrattazione decentrata; b)- il reale utilizzo del fondo, tuttavia, è stato inferiore rispetto al 2014; c)- nel 2016 la quota del fondo è stata proporzionalmente diminuita in ragione della riduzione di personale.
Il Collegio osserva che il Comune avrebbe dovuto provvedere comunque alla riduzione del fondo nel corso del 2015. Inoltre, considerata la gravità della situazione finanziaria, si reputa opportuno formulare alcune indicazioni sulla gestione delle spese per il personale. Al riguardo, gli enti devono prestare particolare attenzione al dimensionamento delle risorse umane, allo scopo di assicurare l’efficienza dell’apparato amministrativo e l’equilibrio finanziario, considerato che la spesa in questione, poiché è fissa, obbligatoria e costante, comporta l’irrigidimento del bilancio. Con riferimento ai lavoratori precari, l’amministrazione dovrà verificare non solo la possibilità legale delle proroghe e delle stesse stabilizzazioni, nel pieno rispetto delle norme di coordinamento della finanza pubblica, ma dovrà anche valutare la sostenibilità finanziaria e la corrispondenza delle proroghe stesse alle esigenze di efficienza e di efficacia.
B)- Per quanto attiene alla relazione sul bilancio di previsione 2016/2018, dalla documentazione pervenuta e dalla successiva attività istruttoria è emerso quanto segue:
1. Il ritardo dell’approvazione del bilancio di previsione, avvenuta con deliberazione consiliare n. 23 del 29 dicembre 2016.
Il Comune ha dedotto che il ritardo è derivato da difficoltà organizzative dell’ufficio finanziario e dal rinnovo del software gestionale.
La Corte rinvia alle considerazioni espresse nel sottoparagrafo n. 1 della lettera A) in merito alla tempestività dell’approvazione dei principali atti del ciclo del bilancio.
2. Il disavanzo dell’esercizio 2015 troverebbe copertura per euro 387.000 nel 2016 e per euro 387.000 nel 2017 (vds. “ulteriori informazioni” del punto 1.12 del questionario); su tale aspetto occorrono chiarimenti.
Il Comune ha sostenuto che: a)- il disavanzo al 31 dicembre 2015 trova copertura non già nel 2016 ma nel 2017 e nel 2018 unitamente all’importo di euro 140.627,70, che è la quota annuale del ripiano del disavanzo da riaccertamento straordinario; b)- nel bilancio del 2016 è stata prevista solo la copertura del disavanzo da riaccertamento ma non di quella del disavanzo del 2015
La Sezione osserva che è irregolare il fatto che il ripiano del disavanzo dell’esercizio 2015 sia stato previsto per il 2017 e per il 2018, tralasciando la doverosa copertura nell’esercizio 2016.
3. L’anomala quantificazione del FPV; infatti, il fondo pluriennale in entrata per l’anno 2016 per spese correnti (euro 4.670.752,72) non coincide con il relativo importo iscritto nel rendiconto 2015 (euro 4.761.852,50) e con il dato della colonna a) del prospetto della composizione per missioni e programmi, allegato J) al bilancio di previsione (euro 146.267,78).
L’Amministrazione ha sostenuto che gli importi del FPV non coincidono, poiché il FPV di parte corrente del 2015 è composto dalla somma di euro 4.670.752,72 derivante da reimputazioni da effettuare nel 2016 e dalla somma di euro 91.099 da reimputazioni da effettuare nel 2017.
Il Collegio esprime perplessità sulla quantificazione del FPV e rinvia alle considerazioni esposte nel sottoparagrafo n. 8 della parte A) della presente deliberazione.
4. L’assenza di stanziamenti per accantonamenti per passività potenziali, indennità di fine mandato e perdite delle società partecipate.
L’Amministrazione ha affermato che non si è ritenuto prevedere alcuno stanziamento, tenuto conto dell’esito favorevole del contenzioso con l’ATO PA 1.
La Sezione osserva che l’esito favorevole del giudizio con l’ATO PA 1 riguarda soltanto le pretese sino al 2012; pertanto, il Comune avrebbe dovuto tener conto di tutte le altre liti pendenti anche con altri soggetti, inclusa quella per la quale frattanto è stata pronunciata sentenza definitiva di condanna al pagamento di quasi 3,8 milioni di euro.
5. In merito allo stanziamento per debiti fuori bilancio, l’Ente dovrà chiarire l’importo complessivamente stanziato ed impegnato nell’esercizio 2016 anche con specifico riferimento al giudizio ove è rimasto definitivamente soccombente per euro 3.793.091,89.
Il Comune ha dedotto che non è stato ritenuto opportuno prevedere alcuno stanziamento.
Ad avviso della Corte, l’assenza di stanziamenti per i debiti fuori bilancio non rispetta i principi contabili del decreto legislativo n. 118 del 2011 e non è prudente; si rinvia per ogni altra considerazione ai sottoparagrafi n. 4, 10 e 11 della parte A) della presente deliberazione.
6. La mancata attuazione degli adempimenti propedeutici all’applicazione del principio della contabilità economico-patrimoniale, di cui all’allegato n. 4/3 del d.lgs. 118/2011.
L’Amministrazione ha affermato che: a)- la Giunta con deliberazione n. 47 del 28 aprile 2018 ha provveduto all’aggiornamento dell’inventario; b)- nel 2017 sono stati introdotti la contabilità economica e il piano dei conti integrato.
L’Ente dovrà assicurare la tempestività degli adempimenti connessi alla contabilità armonizzata, essendo funzionali ad un’integrale e veritiera rappresentazione della situazione economico- finanziaria.
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Infine, in sede di deferimento si è constatato che l’organo di revisione ha subordinato il parere favorevole al bilancio di previsione 2016 esclusivamente all’ipotesi che l’ente ricorra alla procedura di riequilibrio di cui all’art. 243 bis e seguenti del T.U.E.L.. Con la deliberazione consiliare n. 53 del 29 dicembre 2016, relativa all’approvazione del bilancio di previsione 2016/2018, è stato dato mandato al responsabile del servizio finanziario per la predisposizione dei provvedimenti conseguenti; il medesimo responsabile, con nota prot. 16923 del 09 dicembre 2016, ha segnalato profili di criticità generali che investono il documento di programmazione. E’ stato quindi richiesto all’ente di chiarire se e in quale misura sia stato dato seguito alle indicazioni dell’organo di revisione e del responsabile dei servizi finanziari.
L’Amministrazione ha dedotto che con la deliberazione n. 126 del giorno 11 ottobre 2017 la Giunta ha rilevato che le risultanze del rendiconto del 2016 hanno manifestato elementi positivi tali da rendere non più necessario il ricorso alla procedura di riequilibrio. In particolare, la possibilità per l’ente di fare fronte con mezzi ordinari alle proprie obbligazioni è basata sui seguenti fattori: a)- miglioramento del risultato di amministrazione; b)- incremento della base imponibile dei tributi locali; c)- introduzione dell’imposta di soggiorno; d)- potenziamento dell’ufficio tributi; e)- esito favorevole del contenzioso con l’ATO PA 1 per i crediti vantati dalla stessa sino al 2012; f)- possibile ricorso ad un mutuo per il pagamento del debito di 3,7 milioni di euro; g)- collocamento a riposo di diverse unità di personale.
La Corte osserva che la procedura di riequilibrio finanziario pluriennale, introdotta dall’art. 3, comma 1, lettera r), del decreto legge 10 ottobre 2012, n. 174, convertito nella legge n. 213 del 2012, è finalizzata al ripristino degli equilibri finanziari -sia in termini di competenza che di cassa- negli enti locali che versino in condizioni di squilibrio strutturale così grave da poterne causare il dissesto.
Tale istituto si colloca sistematicamente (art. 243 bis del TUEL) tra la disciplina della deficitarietà strutturale (art. 242 e 243 TUEL) e quella del dissesto finanziario (art. 244 e ss. TUEL), quasi prefigurando una graduazione dei relativi livelli di criticità gestionale.
La predetta procedura è attivabile qualora sussistano “squilibri strutturali del bilancio in grado di provocare il dissesto finanziario”, non fronteggiabili attraverso gli ordinari strumenti previsti dagli articoli 193 e 194 del TUEL; in tale eventualità l’ente locale può avvalersi di un piano di riequilibrio pluriennale avente una durata determinata -ai sensi dell’art. 243 bis, comma 5 bis, TUEL- sulla base del rapporto tra le passività da ripianare nel medesimo e l'ammontare degli impegni di cui al titolo I della spesa del rendiconto dell'anno precedente a quello di deliberazione del ricorso alla procedura di riequilibrio o dell'ultimo rendiconto approvato.
Il piano deve essere congruente ai fini del riequilibrio; ciò presuppone l’attendibilità della quantificazione dei fattori di squilibrio rilevati, l’idoneità e la sostenibilità finanziaria delle misure correttive proposte e l’osservanza dell’ordinamento contabile.
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Alla luce di tutto quanto sin qui esposto ed accertato, la Corte ritiene necessario confermare le criticità indicate ai punti della presente deliberazione dal n. 1 al n. 13 relativamente al rendiconto del 2015 e ai punti dal n. 1 al n. 6 relativamente al bilancio di previsione 2016 -2018.
Si sottolinea che la loro mancata correzione può causare nel tempo una gestione non economica delle risorse ovvero l’aggravamento di situazioni di squilibrio.
Oltre a tali profili attinenti all’esercizio 2015, in sede di deferimento si è osservato che la maggior parte dei rilievi sopra descritti è già stata oggetto di pronuncia di accertamento della Sezione nei precedenti controlli finanziari con la deliberazione n. 51/2017/PRSP sul rendiconto del 2014.
Al riguardo, il Collegio evidenzia che l’art. 148 bis del d.lgs. 18 agosto 2000 n. 267 (TUEL), introdotto dall’art. 3, comma 1, lettera e), del decreto legge 10 ottobre 2012 n. 174, convertito nella legge n. 213 del 2012 (recante il rafforzamento del quadro dei controlli della Corte sulla gestione finanziaria degli enti territoriali) prevede che in caso di accertamento -da parte della competente Sezione regionale di controllo- di squilibri economico-finanziari, della mancata copertura di spese, della violazione di norme finalizzate a garantire la regolarità della gestione finanziaria o del mancato rispetto degli obiettivi posti con il patto di stabilità interno, è fatto obbligo agli enti destinatari di adottare, entro sessanta giorni dalla comunicazione del deposito della pronuncia di accertamento, i provvedimenti idonei a rimuovere le irregolarità ed a ripristinare gli equilibri di bilancio, da trasmettere alla Sezione per le verifiche di competenza.
Nei casi più gravi, l’inosservanza del citato obbligo di conformazione, per la mancata trasmissione dei provvedimenti correttivi o per l’inadeguatezza degli stessi, ha l’effetto di precludere all’ente inadempiente l’attuazione dei programmi di spesa per i quali è stata accertata la mancata copertura o l’insussistenza della relativa sostenibilità finanziaria.
Si tratta di “effetti − attribuiti…alle pronunce di accertamento della Corte dei conti − chiaramente cogenti e, nel caso di inosservanza degli obblighi a questi imposti, inibitori, pro parte, dell’efficacia dei bilanci da essi approvati” (Corte Costituzionale, sentenza n. 39/2014), la cui attribuzione ad un organo magistratuale terzo e indipendente “si giustifica in ragione dei caratteri di neutralità e indipendenza del controllo di legittimità della Corte dei conti” onde “prevenire o contrastare gestioni contabili non corrette, suscettibili di alterare l’equilibrio del bilancio (art. 81 Cost.) e di riverberare tali disfunzioni sul conto consolidato delle pubbliche amministrazioni, vanificando conseguentemente la funzione di coordinamento dello Stato finalizzata al rispetto degli obblighi comunitari” (Corte Costituzionale, sentenza n. 40/2013).
E’ chiaro, pertanto, che l’adozione da parte della Corte di dette specifiche pronunce ha in definitiva lo scopo di dare impulso all’attuazione di opportune misure correttive da parte dell’Ente, che “chiudano” il processo circolare del controllo sui principali documenti contabili indicati dalla legge. Resta fermo, ovviamente, che la congruità ed idoneità delle stesse vanno valutate dalla Sezione allorquando verrà in possesso degli atti relativi.
Va sottolineato che tali misure correttive devono necessariamente coinvolgere, soprattutto qualora riguardino più aspetti della gestione amministrativo-contabile, l'ampia platea dei soggetti interessati (Sindaco, Giunta comunale, responsabile del servizio finanziario, responsabili dei settori, Organo di revisione economico finanziario) mediante atti vincolanti, da adottarsi secondo le rispettive competenze. Non potranno, peraltro, essere considerate idonee le mere dichiarazioni di intenti non supportate da atti che abbiano effetti nell'ordinamento giuridico.
Stante la natura di tale tipologia di controllo, ascrivibile alla categoria del riesame di legalità e regolarità, il Consiglio comunale deve essere informato dei contenuti della pronuncia specifica adottata dalla Corte; al Consiglio è riservata -quale organo di indirizzo e di controllo politico-amministrativo dell’ente locale- la competenza esclusiva a deliberare le citate misure correttive, previa auspicabile proposta della Giunta comunale.
L’accertamento dell’idoneità dei provvedimenti correttivi sarà compiuto nel prossimo ciclo di controllo, atteso che le eventuali misure correttive possono formare oggetto di valutazione unitamente ai documenti contabili del successivo periodo. Tale metodologia procedurale, che lega gli esiti del precedente controllo e delle relative misure correttive al seguente ciclo di bilancio, garantisce un più accurato apprezzamento dell’evoluzione dei fattori di squilibrio rilevati e della loro attualità e gravità e assicura, al contempo, l’aderenza ai principi di concomitanza e concentrazione delle attività di controllo e di effettività dei relativi esiti.
Ciò premesso, una parte delle criticità è stata già stata oggetto di pronuncia di accertamento della Sezione nei precedenti controlli finanziari con la deliberazione n. 51/2017/PRSP sul rendiconto del 2014. La deliberazione consiliare n. 14 del 19 maggio 2017, avente ad oggetto le misure correttive conseguenti alla citata pronuncia n. 51/2017/PRSP di questa Sezione, non è corredata dal parere dell’organo di revisione e costituisce una mera presa d’atto. Per ulteriori valutazioni il Collegio rinvia a quanto esposto nel sottoparagrafo n. 3 della presente deliberazione. Il Comune va sollecitato a una maggiore solerzia nell’adozione degli atti necessari per ottemperare alle decisioni di questa Corte.
In conclusione, si rileva, allo stato degli atti, la presenza di anomalie che pregiudicano gli equilibri economico-finanziari del Comune; pertanto, l’Amministrazione dovrà attenersi a quanto prospettato nella presente deliberazione, adottando le conseguenti misure correttive entro sessanta giorni e trasmettendole a questa Sezione per la verifica della loro idoneità.
P. Q. M.
-accerta -nei confronti del Comune di Isola delle Femmine- la sussistenza dei profili di criticità dal n. 1 al n. 13 della parte A) della presente deliberazione relativamente al rendiconto del 2015 e dal n. 1 al n. 6 della parte B) relativamente al bilancio di previsione 2016 - 2018 oltre che la mancata adozione di effettive misure correttive conseguenti alla deliberazione n. 51/2017/PRSP di questa Sezione;
DISPONE
-che il Comune di Isola delle Femmine adotti, entro sessanta giorni dalla comunicazione del deposito della presente deliberazione, i provvedimenti idonei a rimuovere le irregolarità e a ripristinare gli equilibri di bilancio e li trasmetta tempestivamente a questa Sezione per la verifica della loro idoneità;
O R D I N A
che, a cura del Servizio di supporto della Sezione di controllo, copia della presente pronuncia sia comunicata al Consiglio Comunale -per il tramite del suo Presidente- ai fini dell’adozione delle necessarie misure correttive, oltre che al Sindaco e all’Organo di revisione del Comune di Isola delle Femmine.
Così deciso in Palermo nella Camera di consiglio del 27 febbraio 2018.
L’ESTENSORE IL PRESIDENTE
(Francesco Antonino Cancilla)
(Maurizio Graffeo)
Depositata in segreteria il 17 aprile 2018
IL FUNZIONARIO RESPONSABILE
(Boris Rasura)
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